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Full text of "Notizie del bello bell'antico e del curioso della città di Napoli, raccolte dal can.o Carlo Celano ... Con aggiunzioni ... per cura del cav. Giovanni Battista Chiarini"

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CARLO CIMO 



NOTIZIE 

DEL DELLO DELL' MUCO E DEL CURIOSO 

DELLA CITTÀ DI NAPOLI 

RACCOLTE 

DAL CAN CARLO CELANO 

DIVISE DALL' AUTORE IN DIECI GIORNATE PER GUIDA 
E COMODO DE' VIAGGIATORI 

con aggiunzioni 

ije'più notabili miglioramenti posteriori fino al presenta 

estratti dalla storia de'moncmenti 

e dalle memorie di eruditi scrittori napolitani 

per cura 

del Cav. Giovanni Battista Chiarini 



Volume \. 



NAPOLI 

STAMPERIA DI AGOSTINO DE PASCALE 

Strada S. Paolo n.° 47 
1860 









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GIORNATA SETTIMA 






SOMMARIO 

Ove seguitano i Borghi; la quale si principia dalla Porta Reale- 
Si tira verso la chiesa della Sanità per la salita de' Scalzi di 
5. Teresa — Ed osservala la chiesa di 5. Gennaro col nostro 
gran Cimitero — si cala per la detta chiesa della Sanità al 
Borgo delle Vergini — Da questo si salirà a quello della Mon- 
tagnola — Poscia calando pel monastero di S. Maria degli An- 
geli tm E tirando per la strada maestra per davanti la Porta di 
S. Gennaro , si possono ricondurre in casa. 



Ikcoci a godere delle curiosità de' borghi ; ed in questo ne 
avremo qualche una da pasteggiare i curiosi forestieri. Princi- 
pieremo dalla Porta Reale , ed in uscire da questa vedesi una 
gran piazza, come dicemmo , dove nel giorno del mercordi si 
fa un mercato di biade ed altre vettovaglie, ed anche vi si scoz- 



- 6 — 
aonano in ogni mattina cavalli, e si dà lezione ar nobili di cor 
valcare: era veramente ammirabile questo luogo quando ì no* 
stri cavalieri godevano» di camminare scavallo per la città,. 
Sarà bene dare qualche notizia prima di questo gran borgo. 

E da sapersi che prima dell'anno 153t in questa parte al*- 
tro non vi erano che- giardini e boschetti con qualche delir 
zioso casino dei nobili, e questo luogo specialmente chiamava- 
si Olimpiano , e tirava , come dicemmo , fino sotto la chiesa 
dei Certosini ; veniva bensì questo compreso, col borgo delle 
Vergini che prima si-, diceva; di S. Gennaro extra moenia o ad: 
Corpm per la chiesa a questo Santo Protettore dedicata , un 
miglio distante dalla città , dove il. corpo, di questo Santo si 
conservava, 

Essendo state fatte le nuove mura in tempo del Grande Im- 
peratore Carlo Quinto si principiò a popolare a segno che può 
chiamarsi borgo dei borghi, perchè compiette il borgo di Por- 
ta Medina, quelli della Cesarea,, di Gesù Maria, dei Cappucci- 
ni nuovi,, delia Salute,. di Mater Dei, di Santa Maria della Stel- 
la, di S. Maria della Sanità , di Capodimonte e della Monta- 
gnola. 

Potrebbe servire questo borgo per una gran città ; basterà 
dire che vi sono diciassette famosissimi ed ampii monasteri di 
Frati,sette monasteri di Monache di clausura e sette famosi Con- 
servatorii: e per dar notizia delle parti di questo borgo, in u- 
scire dalja Porta Reale vedesi a destra la, muraglia della città 
con una parte del muro antico fatto, da Carlo Secondo , come 
dicemmo nella seconda Giornata, a sinistra vedesi similmente 
la nuova muraglia che tira verso, il borgo, di Porta Medina. Yi 
si vede dalla stessa mano una strada che tira su, che chiamata 
viene l' Imbrecciata di Gesù Maria, perchè a questa chiesa ar- 
riva, come nell'antecedente G.iornataiSi vede. Seguitando avan- 
ti dalla stessa parte sinistra vedesi una bella chiesa e conven- 
to dei Padri Domenicani , e per far conoscere la pietà dei no- 
stri Napolitani è di bisogno dare qualche notizia della fonda- 
zione. 



— 7 ~ 

Essendo stata sacchegiata dai Turchi la terra di Misurata * 
fu fatta schiava una donna; poco dopo similmente fu fatto catti- 
vo un tal Fra Tommaso Vienna, Domenicano, e capitò nel luo- 
go dove la già detta donna ne stava: fu Fra Tommaso riscat- 
tato, e mentre si accingeva al ritorno nella patria , la donna li 
diede in confidenza ottocento scudi con obbligo di doverli spen- 
dere a beneficio del convento di S. Caterina Martire dell' Or- 
dine dei Predicalori, fondato nella sua patria di Misuraca. Il 
buon Frate tornato salvo nel Regno , in esecuzione di quanto 
li venne dalla donna imposto , presentò al Provinciale della 
provincia di Calabria gli ottocento scudi; il Provinciale col suo 
capitolo stabilì d' impiegarli non al servizio del Convento di 
Misuraca, ma alla compra di una casa in Napoli per Ospizio 
dei Frati Calabresi solamente, ed ottenutone l'assenso dal Som- 
mo Pontefice Paolo Quinto, vennero in Napoli alcuni Frati Ca- 
labresi nell' anno 1602, comprarono alcune case presso d' una 
chiesetta dedicata alla Vergine sotto il titolo di S. Maria della 
Salute, che ottennero dal Cardinale Acquaviva, allora Arcive- 
scovo, e collocarono in detta chiesa una copia della miracolosa 
immagine di S. Domenico, che sta nella terra di Soriano : co- 
minciò la divozione dei Napolitani a venerarla , a segno che 
non più S. Maria della Salute si disse, ma S. Domenico da So- 
riano. Furono tante le limosine che vi concorsero che in bre- 
ve si principiò unaìnuovo chiesa , e si è ridotta nella forma 
che ora si vede. L* altare maggiore dove sta collocata la detta 
immagine di S. Domenico , e sopra queir antica di S. Maria 
della Salute, è tutto di finissimi marmi fatto colla direzione del 
Cavalier Cosimo, simile a quello che sta nella chiesa di Soria- 
no. La cupola è dipinta dal pennello del cavalier Mattia Preti 
detto il Calabrese. Il quadro che sta nella cappella laterale 
dalla parte dell' Epistola della famiglia Coscia , che ebbe gran 
lettori di legge , dove sta espresso il glorioso S. Nicola, è ope- 
ra similmente del Preti. Quello che in detta cappella si vede 
dipinto a fresco è opera del Cavalier Giacinto de Populi.La ta- 
vola che sta nell' altra cappella consimile, dove sta espressa la 



Vergine con altri Santi fu dipinta dal nostro Fabrizio Santa- 
fede. Tiene 1' altare maggiore un tabernacolo , o vogliam dire 
custodia , tutto di pietre preziose ligate con rame dorato , ed 
adornalo di molte belle statuette d' argento che costa migliaia 
di scudi. È questa chiesa ricca di argento e di preziosa suppel- 
lettile, in modo che può gareggiare con gli altri ricchi conven- 
ti dei Domenicani. Non vi sono altri Frati che calabresi, e con 
la loro divota diligenza vi han tirato un gran concorso di da- 
me, e di già han fatto un bellissimo chiostro, ancorché non in 
tutto terminato dalla parte della piazza maggiore. 

Nel giro di questa giornata abbiamo non poche cose a vede- 
re e moltissime a narrare. Ed in vero , il quartiere Avvocata 
non è scarso di edilìzi pubblici e privati meritevoli di conside- 
razione. Dilungandosi per le alture questo quartiere investe 
la maggior parte delle colline ad occidente di Napoli , chiama- 
te da molti autori col nome di colli Leucogei , in tutto il lor 
verso che guarda Napoli , e sono denominati colli Aminei per 
queir altro aspetto che hanno verso Fuori-grotta ed i Bagno- 
li. Ma l'autore della Guida storica descrittiva riflette , che in 
questi nomi ci ha da essere alcun errore , specialmente per il 
primo, il quale per lo declivo che ha verso Fuori grotta, essen- 
do più ripido , e mostrando in più luoghi il masso biancheg- 
giante scoperto , pare che meriti a preferenza il nome di colle 
di bianca pietra , come suona quella congiunzione di greci 
vocaboli ; per cui i colli leucogei dovrebbero esser quelli che 
dalla cosla dei Camaldoli traggono verso Pozzuoli. Ad ogni mo- 
do questi gruppi di colline sono stati distinti ai tempi dei Ro- 
mani, come furon sempre in quelli posteriori , e come lo sono 
da noi. Abbiamo veduto il colle Echia ( Pizzofalcone ) scevera- 
to dall' Ermio ( Santelmo ) ; ora vedremo il colle Olimpiano da 
Materdei alzar la cresta alla Salute, e legarsi al monte oggi det« 
to Antignano, del quale si è fatta parola. 

Offrono questi luoghi eminenti all' osservatore prospettive as- 
sai vaghe. Queir alternar di giardini e vignette tra nobili , e 
modeste casine , e quelle chiese e que"conventi cornea dire 
sparpagliali qua e là, si compongono a gruppi, a scorci, a lon- 



— 9 — 

lananze di maravigliosi effetti di luce. Le quali vedute non la- 
sciano di essere felicissimi subbietti'dei nostri eccellenti pitto- 
ri paesisti per le bellezze vere e reali di che sono a dovizia ri- 
sparse. Ed in vero qui la vegetazione lieta e ridente per tutto 
l'anno ; qui le prime e le ultime poma ; qui le erbe e le ver- 
dure più fresche e primaticce ; qui i primi splendori del sole, 
quando la state si leva dal Somma ; i primi raggi della colma 
luna che sorge dalla cima del Vesuvio , ed un cielo purissimo 
di zaffiro , seminato di lucidissime stelle. Ciò basti per uno 
sguardo complessivo dell'intero quartiere, il più montuoso di 
Napoli , potendosi dire che di piano non ha altro spazio che 
quello che intercede dal palazzo che fu già di Mastellone sino 
alla Croce di Caravaggio. Pure, quantunque di poca fabbrica in 
città, è il quarto per popolazione , attesa la moltitudine sparsa 
per le campagne che comprende. 

Chiesa di S. Domenico Soriano 

Primo edilìzio da visitare è la parrocchiale chiesa di S. Do- 
menico Soriano, la cui fondazione che ricorda una pietosa isto- 
ria viene diffusamente riportata nel testo ; perciò ci asteniamo 
dal farne epilogo. Se non che per lo nesso della narrazione no- 
teremo che comperate nel 1607 da Valentino Zizza, Ferrante dì 
Lauro e Giuseppe d'Amato, gentiluomini della città di Amantea, 
alcune case con danaro appartenente ai Frati Domenicani natu- 
rali e nazionali delle due provincie di Calabria, affine di fabbri- 
care il loro Ospizio in Napoli , fu con ogni sollecitudine innal- 
zato un oratorio nel luogo dove di presente apresi la porta mag- 
giore delia chiesa ; ed ai 9 giugno di detto anno si dette co- 
minciamento alla celebrazione dei Sacrifizi e degli Uffizi Divini. 
Quindi fu posta solerte mano a compiere le fabbriche, ma la gran- 
de chiesa venne benedetta nell'anno 1698. 

11 disegno della nave maggiore fu fatto da Giovanni Morzelli 
scultore, il quale in compagnia di Matteo Pelliccia lavorò l'ai- 
tar maggiore di eletti marmi commessi , con la direzione e vi- 
gilanza del Cavalier Fansaga ì di cui, a dir il vero è tutta l'ar- 
chitettura del tempio. 

Celano — Voi. V 2 



- 10 - 

Il quale, costrutto a tre navi, quantunque bene officiato, mo- 
stra da per ogni dove le ingiurie del tempo, da cui non fu mai 
guarentito ; e perciò vi abbiam trovato ben poche cose a descri- 
vere. 

Le tele e le tavole dipinte, ed ancora gli affreschi che avan- 
zano, avrebbero bisogno di un' accurata restaurazione da mano 
perita. Ancora i pilastri, le mura e le volte sarebbero da curare, 
ma non col frizzante bianco di calce ( siccome pur si è fatto im- 
piastricciandole con vandalico dispregio o non curanza dell'intrin- 
seco loro valore ), ma almeno con alcun disegno e colore con- 
veniente all' architettura dell' edifizio. Dovrebbe anche serbarsi 
la integrità dei monumenti letterati che a noi fanno fede delle 
famiglie e dei diritti loro nelle cappelle, e che hanno quell' im- 
portanza che tutti sanno nella storia e nella archeologia patria. 
La cupola fu dipinta a fresco nel 1664 da Mattia Preti detto 
il Cav. Calabrese, nativo della città di Taverna in Calabria, il qua- 
le volle lasciare questo ricordo ai Frati Domenicani della sua 
Provincia. 

il quadro della prima cappella della nave minore al lato del- 
l' Epistola, con la Vergine in alto , e sotto alcuni Santi con la 
immagine di S. Domenico di Soriano, fu dipinto dal Cav. Faretti. 
In questa cappella all' antico altare è stato sostituito il Fonte 
Battesimale della Parrocchia. 

Nella terza cappella, di padronate della famiglia Landolfo, dal- 
la banda del Vangelo, tra 1' angolo della parete ed un Confes- 
sionile, è situata una lastra di marmo, circondata da fascia dei- 
la stessa pietra a diversi colori , nella quale è incisa questa 
iscrizione : 

I) . O . M . 

SC1PIONI . LANDULFO 

E. CONSENTANO . LUCANI 4E . CASTRO 

VIRO . PIISSIMO 

OB . SACELLUM . HOC . DIVO . DOMINICO . DICATUM 

QUOD . AERE . SUO . CONSTRUENDUM . EXORNANDUMQUE 

TESTAMENTO . MANDAVERAT 

LAPIDE»! . HCNC . L1CET . ELINQUÈM 

TESTEM . REI . TESTEM . PIETATIS 

HUIUS . COENOBII . PATRES . BENEMERENTES . PP. 



— M — 

_ „__ 

0B1IT . MADRITMIÌ . DIE . XXXI . MARTI! 
ANNO . DOMINI . MDCLXXXIX. 

Nella cappella laterale all' aitar maggiore dalla parte dell'Epi- 
stola , di padronato della famiglia Coscia da Badolato, è una te- 
la che rappresenta S. Domenico , dipinta a richiesta dì D. Isa- 
bella Gallo dal prefato Mattia Preti. Tutti gli affreschi che visi 
vedono, alcuni dei quali maltrattati dal tempo, sono opere del 
Cav. Giacinto Pepo li. 

Nel muro laterale di questa cappella dalla parte dell'Epistola è 
il monumento sepolcrale eretto dalla stessa Isabella Gallo e suoi 
tìgli al defunto consorte di lei Giandomenico Coscia, chiaro giu- 
reconsulto e Conte Palatino. È formato d' una tavola di marmo 
bianco cinta da larga fascia della stessa pietra a diversi colori, 
sormontata da un tondo con dentro il busto del defunto a mezzo 
rilievo ; in cima al quale è lo stemma della casa scolpito della 
stessa maniera. Nella tavola leggesi : 

D . O . M . 

IOÀNNI . DOMINICO . COSCIAE . BADOLATENSI 

QUI. OD . NAVATAM . EGREGIE . OPERAM. XXXX.ANNOS . NEAPOLI 

IN . PONTIFICIO . CESAREOQE (sic) . IDRE 

SDMMA . CUM . LAUDE . INTERPRETANDO 

SEMEL . ET . ITERUM . GOMIT1S . PALATINI . DIGNITATEM 

ADEPTUS . EST 

VIRO . ET . VITAE . INNOCENTIA . ET . LEGUM . ERUDITIONE 

CELEBERRIMO 

ISABELLA . GALLO . UXOR . MOESTISSIMA . ANTONIA . ET . DIANORÀ 

COSCIAE . FILIAE 

E1CSQ. GENERI . V . I . DD. IACOBDS . BARRA . ET . CAROLUS 

GYPTI . MONTAZZOLI . ET . CAPINETI (sic) DOM1NUS 

PRO . SE . SUISQEE . HAEREDIBUS . SACELLUM . ET . TUMULUM 

NON . SINE . LACRTMIS . POSDERE 

OBIIT . ANNO AETATIS . LXVII . SALDTIS . MDCXXXXIX. 

AUGUSTI . XI. 

Neil' altra cappella consimile verso il Vangelo vedesi espressa 
la Vergine con altri Santi , dipinta dal nostro Fabrizio Santa- 
fede. 

Fra le leggende più soggette ai danni del calpestio, non è in- 
opportuno trascrivere quella intagliata in un marmo gentili- 



- \2 — 
2i'o sepolcrale presso la porta della sacristia , del quale gli ul- 
timi versi sono gPa consumati , e serva a dimostrare come i no- 
stri maggiori eran destri a cavar morali ammaestramenti e re- 
ligiosi anche dalle armi delle nobili case. Lo scudo che è inci- 
so su questa tavola mortuaria rappresenta un palagio turrito so- 
pra un arco di ponte : 

D . O . M . 

ECCE . ARCAM . ECCE . ARCEM . ET . ARCUM 

IN . ARCA . MONCMENTUM . IN . ARCE . MONIMENTUM 

IN . ARCUM . CORONAM . VITAE 

QUIBCS 

SE . MONET . AD . MORTEM . SE . MUNIT . AD . PUGNAM 

SE . DIRIGIT . AD . GLORIAM 

PIA . FORTIS . ILLUSTR1S . DOMINA 

UT 

MERITO . IPSAM . DIX 

VIOLANTEM .A 

ET . YIXI 

DIE ... . 



Il quadro sull' altare del cappellone a sinistra della crociera 
appartiene al pennello di Luca Giordano , che ivi lo allogò nel 
1690. 

Neil' ultima cappella, scendendo verso la porta , dalla banda 
del Vangelo, è il sepolcro marmoreo a diversi colori del mar- 
chese Alessandro Rinuccini patrizio fiorentino. Sopra un basa- 
mento è posta l'urna mistilinea sostenuta da due piedi leonini 
nel davanti della quale è in marmo bianco scolpito lo stemma 
gentilizio della casa. Sul coperchio dell'urna sopra un cusci- 
no violaceo è un Genio all' impiedi , che colla destra sostiene 
un medaglione inghirlandato con dentrovi il mezzo busto del 
defunto; lavoro di buono scalpello del passato secolo. Nella fac- 
cia del basamento è incisa questa iscrizione : 

ALEXANDRO . FULCONIS . RINUCCINI . F. 
DOMO.FLORENTIAE . VIRO . PATR1CIO . BASELICAE . TOPARCHAE 

QUI 
PUBBLICAE . PRIVATAEQUE . FEXICITATIS . SEMPflR . STUDIOSUS 



— 13 — 
Tirando avanti , e passato il palazzo ehe fu fondato dal 
Consigliere Antonio d* Angelis , ed ora è del Priore delia 
Bngnara della casa Ruffo, con altre comode abitazioni vede- 
si una chiesa sotto il titolo della Natività della Madre di 
Dio dei Padri detti delle Scuole Pie. Questi buoni Padri , 
essendo venuti in Napoli , aprirono una chiesa nel quartie- 
re della Duchesca dedicata al Natale del Signore, e vi apri- 
rono anche una casa per insegnare ai poveri ragazzi biso- 
gnosi, non meno le lettere che le virtù cristiane: molti abi- 
tanti di questo quartiere , capo dei quali fu felice Pignella 
Razionale della Regia Camera, vollero questi Padri in que- 
sto luogo, ed adunate molte limosine fondarono la presente 
chiesa ed abitazione, dove nell'anno 16y27 con molta carità 
e diligenza aprirono le scuole come al presente vi si oau- 
tengono con frutto non ordinario. 



VIXIT . AN. LXXI1 , S1ENS . Ili . D. I. 
OBIIT . VI . KAL . MAIÀS . A. S. MDCCLVIII. 
FULCO . CAROLI . FHATRIS . FILI US 
H. L. B. AI. ?. 

11 convento altra volta non fu abitato che da Frati Domenica- 
ni Calabresi, che qui furono ben visti da Carlo III Borbone; ed i 
religiosi Padri, in segno del loro grato animo, allogarono in sa- 
cristia il ritratto di queir allora giovane He e della sua giova- 
nissima moglie Amalia di Yalòurgo: dipinti che anche oggi vi si 
osservano. Di presente i dormitori dei Frati servono s stanza di 
soldati, essendosi il luogo ridotto a ccserma militare un dal lem* 
pò delia soppressione del monastero. 

Palazzo Baguurc 

A breve distanza dalla descritta chiesa incontrasi il palazzo 
del Principe di S. Antimo, già innanzi appartenuto al Consiglie- 
re Antonio de Angelis , e di poi alia nobile famiglia Ruffo dei 
Duchi di Bagnara ; la quale dette anche il nome al prossimo vi* 



- 14 - 

co. Questa famiglia è la medesima da cui deriva il presente Prin- 
cipe, ed il titolo di duca di Bagnara è proprio della sua casa. 

11 palazzo fu riedificato verso il 1660 dal gran Priore di Ca- 
pua Fra Fabrizio Ruffo, sepellito nella chiesa di S. Giuseppe dei 
Nudi. Fu questo nobil uomo Capitan Generale dell' Armata Ge- 
rosolimitana, ed in uno degli scontri d' armi contro i Musulma- 
ni riuscì a catturar loro un vascello , sul quale era imbarcata 
la gran Sultana ed il figliuolo di lei , che andavano alla Mecca 
a sciogliere il voto di peregrinazione. L' infelice Sultana favori- 
ta morì di dolore dopo pochi giorni di prigionia , ed il figlio , 
non mai reclamato da Costantinopoli , venuto all'età della ra- 
gione, prese V abito di S. Domenico. Le dovizie di che grande- 
mente si trovò fornito il vascello, furono quasi tutte concedute 
al Capitan Generale; il quale ne usò in buona parte alla costru- 
zione di questo grandioso palagio. E ne volle architetto Carlo 
Fontana, alunno del Bernini e maestro del Vanvitelli, il cui di- 
segno fu d' innalzare sopra un basamento di pietre leggiermen- 
te bugnato due quartieri soprapposti in un ordine ionico con 
attico superiore. 1 pilastri e le cornici erano di piperno, e la fac- 
cia esterna della fabbrica lavorata a mattoni, In questo palazzo 
lungo tempo abitò uno dei principali ingegni del secol nostro, 
il quale all'eminente valore dell' intelletto congiunse somma vir- 
tù di cuore e fu stimato e riverito da tutta Europa: certamente 
non si appose al falso i' ultima Duchessa di Bagnara , quando 
volendo eleggere a suo consorte un uomo che ne fosse veramen- 
te meritevole, trovò solo che degno della sua mano e della sua 
stima era Domenico Colugno. 

Ora questo palazzo ha cangiato colore, e nell'interno ha rice- 
vuto molto incremento. Verso il 1842 volle il presente Principe 
restaurarlo e chiamò all'opera il nostro architetto Vincenzo Sa- 
lomone. Fortuna cha costui amò l\arte sua con disinteresse , e 
sentiva assai ragionevolmente di essa, perciocché rispettò tutto 
l'esteriore dell' edifizio, come appartenente alla storia dell' ar- 
chitettura del nostro paese , e si attenne soltanto a variarne il 
colore, e disegnare le ringhière dei balconi sul gusto del seco- 
lo decimosettimo. Ma in ciò dobbiam dire essersi inganna- 
to j perocché la forma che a tal uopo usavano in quel tem- 
po era appunto pei ferri da baleone quella che già vi si vede- 



— la- 
va , e che dicevamo a collo di oca con ferri a fettucce , a cui 
non può farsi sostituzione che non sia del medesimo stile e la- 
voro. Ma nelle ampliazioni delle interne parti aggiunse tra l'al- 
tro una bellissima sala coperta da cristalli con forme e modi 
alla pompeiana, ed un' altra sala a stucco con cielo stellato di 
oro. Né bastarono queste decorazioni architettoniche per con- 
tentare il desiderio che il Principe aveva di ornare il suo nobil 
palagio. Chiamò a compiere 1' onorevole opera il concorso del- 
le arti sorelle, ed empì splendidamente le sue sale di una bel- 
la raccolta di lavori dei più valorosi artisti italiani dell' età no- 
stra , la quale ogni dì va crescendo di numero. Così negli ap- 
partamenti di questa magnifica casa la sua gentilezza vi farà os- 
sorvare un ritratto della Principessa sua consorte , dipinto con 
molla verità dall' Hayez milanese; i quadri storici del Podesti 
veneziano, del Carla siciliano* del eh. professor Mancinelli 
napolitano , del Morani e del Rocco napolitani anche essi. Tra 
i moltissimi dipinti di paesaggi sono degni di special nota quel- 
li bellissimi del Woogt, dello Chuvin, deìVHuber, del Bassi, del 
Pitloo, del Wenvloot ed alcuni dei più leggiadri del nostro Smar- 
giassi. Pure, a compiere così nobile e veramente principesca rac- 
colta noi desidereremmo vedervi allogato alcun lavoro del Fer- 
gola, del Duclèrc, del Palizzi , e degli altri nostri valorosissimi 
paesisti , e qualche tela del Guerra e del di Napoli, e di altro 
buon pittore storico napolitano. 

In una terrazza coperta richiamano V attenzione dell' osserva- 
tore quattro .pregevolissime statue scolpite dal Tenerani , dal 
Bienaimè, dal Ftnelli e dal Bartolini ; e noi speriamo in breve 
vederne pure dei Cali, del Citarella, deìVArnaud e dell' Angeli- 
ni , perchè 1' illustre amatore delle belle arti compia il magni- 
fico saggio della storia moderna di esse, al che se egli usa una 
parte della sua splendida fortuna , gli meriterà sempre più le 
lodi e l'ammirazione dei cittadini e dei forestieri, ed allogherà 
ancor più saldamente il suo nome accanto a quello dei Sangro 
di Sansevero e deCarafa, le cui case furono insigni musei di scien- 
ze e di arti, ancora ricordale con venerazione nella memoria di 
coloro che oti'ron culto ed omaggio alle vere virtù e non alle 
strane e vanitose pompe di chi trae boria sol dulia patrizia cuna. 



- 16 — 

Chiesa di S. Ilaria di Caravaggio 
e Collegio de' PP. delle Scuole Pie 

Seguono immediatamente al descritto palazzo la chiesa e la 
casa che appartenti agli Scolopii. Questi operosi Sacerdoti en- 
trarono in Napoli sul cominciar del secolo decimosettimo , e 
si allogarono alla Duchesca, ove aprirono una casa per ammae- 
strare i figliuoli dei poveri nelle lettere e nelle cristiane virtù. 
A quel tempo la contrada che descriviamo era un grosso bor- 
go crescente ogni dì in popolazione , ma sprovveduto di scuo- 
le ; onde la carità di Felice Pignella , soccorsa dall' elemosina 
di molti abitanti del quartiere, offerse ai Padri la presente chie- 
sa che era di forma più piccola , ed intitolata S. Maria della 
Natività. 

Neil' nnno 1627 vi si raccolsero quei maestri ecclesiastici , e 
dall' avervi esposta una tavola di S. Maria dipinta da Michelan- 
gelo da Caravaggio, la chiesa fu soprannominata S. Maria di Ca- 
ravaggio. 

Tra gli Scolopii che in quel tempo vennero ad abitare la nuo- 
va casa , ci fu quel dotto e pietosissimo uomo di Giuseppe da 
Calasanzio, le cui eminenti virtù gli meritarono luogo nel nu- 
mero de' Santi. Egli volle rifare il titolo alla chiesa richiaman- 
dola S. Maria della Natività. Circa novantanni appresso que'Re- 
ligiosi ampliarono la casa e la chiesa come ora si vede, col dise- 
gno e la direzione di Gio. Battista Nauclerio, regio ingegniere, 
e non fu nuovamente benedetta che nel 1756. Di ciò serba me- 
moria una lapida che si legge in sacristia nella parete presso 
1' uscio che mette nella cona dell' altare maggiore : 

D . o . m . 

TEMPLUM . HOC 

A . CLER1CIS . REGULAUIBUS . SCHOLARUM . PIA Ufi li 

MAGN1FICENTICS . EXTRUCTUM 

ET . AB . IOSEPHO . CALASANCTIO . SCO . FONDATORE 

MARIAE . VIRGINIS . NATI VITATE 

OLISI . NDNCUPATUM 

lAKUARirS . PERRELM . EPISCOPUS r PINNENSIS . ET . ADltlENSIS 



— i7 - 



ANNUENTE . ANTONIO . S. R. E. CARDINALI . SE RS ALIO 

ARCHIEPISCOPO . NEAPOLITANO 

SOLEMNI . RITU . CONSECRAVIT 

DIE.XXX. AUGUSTI. ANNO. A. CHRISTI.NATIVITATE.MDCCLVI. 

ATQUE . CONSECRATIONIS . MEMORI AM ' 

QUOTANNIS . CELEBRANDAM . STATUII . DIE . XXIV . OCTOBRIS. 

La chiesa è di forma ellittica con quattro cappelle laterali, e 
la cona dell'aitar maggiore spaziosa e di belle proporzioni, 
ornata discretamente di marmi varii nelle cappelle , nel massi- 
mo altare e nella balaustrata. 

La prima cappella a destra entrando in chiesa è intitolata a 
S. Giuseppe, sul cui altare vedesi un dipinto che rappresenta 
il transito del Santo con bruito effetto di chiaroscuro e falsi 
colori. 

L' altare che segue, dedicato al Calasanzio , mostra una bella 
tela di incerto autore dove è ritrattoli Santo in paramenti sacer- 
dotali nell' atto di dar cominciamenlo al sacrifizio della Messa. 

Sull' aitar maggiore vedesi il dipinto della Natività di Maria 
Vergine, lodata opera del decimottavo secolo , e che pare sia 
uscita dalla mano medesima che dipinse il Santo da Calasanzio. 

La prima cappella a sinistra fa vedere una bella tela, dove è 
colorita una Pietà, che ricorda il gruppo in marmo del medesi- 
mo subbietto scolpito dal Buonarroti. 

Neil' altra cappella che viene appresso si venera la Madonna 
del Caravaggio, ed un quadretto di figure terzine , dove è effi- 
giata una Vergine che apparisce ad una donna di contado così 
vestita come vanno le Frascatane*, il campo del dipinto rappre- 
senta un bel paesaggio. 

r do 

A lato del Vangelo si vede nel muro una lapide di marmo , 
eh' è una delle pochissime memorie che abbiamo del Cardinale 
de Althann che fu luogotenente in questo Regno. 

ARAM . HANC . A , CLERIC . REG . SCHOLARCM . PIARUM 

DEIPARAE . V1RG1N1S . EXC1TATAM 

DIV1NIS . PROPE . BENEF1CIIS . REDUNTANTEM 

GRADICS . PARENTI . OPTIMAE 

ET . SERVATRICI . INCOLUM1TATIS . SUAE 

Celano — Voi. V 3 



— 18 — 



QUA . PIETATIS . QUA . SUO . REL1GIONI3 .. EXEMPLO 

SOLENNI . R1TU . A . SE . CONSECRATAM 

A . MDCCXXVIH • DIE . XXIV . MAH 

CARAM . CELEBRATAMQUE . REDDIDIT 

URBI . POPUIOQUE . NEAPOL1TANO 

MICHAEL . FRIDER1CUS . CARDINALIS . DE . ALTIIANN 

EPISCOP . WACIEN. 

ET . AETERNUM . BENEVOLENTIAE . SUAE . ERGA 

VIRGINEM . RELIQUIT 

AB . I1SDEM . PII5 . MONUMENTUM 

MARMOREO . APPARATU . FIRMATUM 

ANNO . MDCCLHI . MENSE . IANUARII. 

I quattro medaglioni che veggonsi in cima agli archi delle 
cappelle rappresentano gli Evangelisti e sono fattura del 1847. 
Il S. Giuseppe è lavoro di Giuseppe Bonolis, alla cui somma pe- 
rizia iiell' arte era assegnato gran vanto quando nel mese di a- 
prile del 1851 morte volle rapirlo in non maturi anni alla fa - 
miglra ed ai suoi amici, che in lui miravano l'uomo dimorali 
e civili virtù adorno ed un valoroso dipintore del nostro seco- 
lo. Gli altri Evangelisti son lavoro della sua scuola che già ve- 
devasi in fiore. 

Collegio di S. Maria di Caravaggio 

1 Padri delle Scuole Pie che eressero una tale chiesa fondarono 
ancora una casa per 1' ammaestramento della gioventù. Re Fer- 
dinando I nel 1821 concedevale ai Chierici regolari di S. Paolo, 
altrimenti addimandati Barnabiti, perchè vi reggessero un con- 
vitto di gentili ed onesti fanciulli, ed aprissero pubbliche scuo- 
le gratuite a prò' di coloro che vi traessero per mancamento 
d' altro, o per talento di essere da quei Padri educali a virtù. 
E il convitto e le scuole furono inaugurate 1' anno medesimo ', 
e oggi son prosperevoli e frequentate sì , che da ciò solo puoi 
argomentare in quanta slima si abbiano da noi. 

Si accolgono nel primo giovanetti da sei ad undici anni , di 
nobile o almeno civile condizione, e che non sieno stati in al- 
tro collegio , se abbiano più che dieci anni. Sono ammaestrati 
nel leggere e nella calligrafia -, nelle lingue italiana , greca, la- 



- 19 — 
Passato questo luogo vedesi un vico che va a terminare 
alla chiesa di S. Maria dell' Avvocata: questa fu fondata da 
un IVate Alessandro Mollo dell'Ordine Carmelitano, e v'ac- 
comodò un piccolo conventino; circa gli anni 1580 dalla pie- 
tà del Cardinal Gesualdo si comprò da questi Frati e fu co- 
stituito chiesa parrocchiale di questa ottina , che è delle 
grandi che siano iu questo borgo. 

jj_ 

lina, inglese e francese ; nelle belle lettere, nella filosofìa , nel- 
le matematiche , nella istoria e nella geografia ; ed altresì ap- 
parano declamazioue , musica , disegno , ballo , scherma , ar- 
chitettura e giurisprudenza. 

In ogni mese di settembre danno pubblici saggi degli studii 
durati nel!' intero corso dell' anno scolastico, e riuniti in acca- 
demia vi leggono componimenti, e ne ricevon premio tutti co- 
loro i quali siensi contraddistinti non meno per avanzamento ne- 
gli studii, che per pietà e diligenza. Gli alunni son partiti in più 
camerate, assistite il dì e la notte ognuua da un prefetto, che 
è sempre un sacerdote, e da un cameriere. 

Nelle scuole i giovanetti scarsi di fortuna apprendono gram- 
matica, umanità, poesia, eloquenza, estetica, logica, metafisica, 
dritto di natura, algebra e geometria, fisica e chimica , calcolo 
differenziale ed integrale: ed intanto, volti appena che sono ad 
apparar le lingue, si educano, oltre allo studio dell'aritmetica 
delle varie storie, della geografia e di altre discipline, anche al- 
lo studio analitico ed all' intelligenza dei classici greci , latini e 
italiani, e fanno prose e versi in coteste tre lingue. Al cadere 
di ciascun anno sostengono pubblici esami di lettere e di scien- 
ze, e i più adulti vi scrivono anche improvvisamente su temi che 
posson ricevere dagli intervenuti. Da parecchi anni trovasi colà 
istituita una formale Accademia dal benemerito P. Camurani , 
Barnabita carrarese , ove ijpiù provetti giovani alunni leggono 
quasi ogni mese svariati lavori di metro e di lingua diversi, trat- 
tando argomenti assegnati dal rettore delle scuole , e ne sono 
rimeritati con medaglie d' oro e con altre onoranze. 

■ 



- 20 — 

Passato questo vico ve ne è un altro per Jo quale si sa- 
le al convento dei Padri Cappuccini e detto viene il Cavone 
perchè da questo calava il torrente delle acque piovane che 
scendeva dal monte di sopra ; ora queste acque stanno de- 
viate, e ridottosi questo luogo in strada , si vede dall' una 
parte e V allra tutto popolato di comodissime abitazioni. 

Dirimpetto a questo a destra vedesi la nostra famosa Con- 
servazione del frumento del pubblico, capace di più di due- 
cento mila rubei di grano, e questa si amministra e gover- 
na dai signori Eletti della città, e di questi grani si ammas- 
sa il pane che si vende nelle pubbliche piazze. 

Questa Conservazione fu eretta in tempo dell' Imperatore 
Carlo V , affinchè in ogui bisogno non manchi mai nella 
città il pane, essendo che prima il pane si portava nella cit- 
tà a vendere dai casali , e particolarmente da quello di S. 
Antimo, nel quale con ogni diligenza si ammassava: fatta poi 
questa Conservazione, si proibì che nella città non si ven- 
dese altro pane , se non quello che in Napoli si faceva del 
grano di questa Conservazione, essendo che in ogni anno si 
rinnova lavorando il vecchio. Questa si bella macchina fu 
fatta col disegno e disposizione di Giulio Cesare Fontana sot- 
to della muraglia , affin che fusse stata difesa dal cannone 



Chiesa di S. Maria dell' Avvocata 

Allo svoltar nel prossimo vico, miransi in fondo di prospetto 
una chiesa, che già fu parrocchia, e dette il titolo al quartiere, 
e che ora è destnata a Congregazione di Spirito della gioventù 
studiosa per le scuole pubbliche e private della città. È intito- 
lata a S. Maria dell'Avvocata , e fu fondata per le limosine di 
Frate Alessandro Mollo Carmelitano, il quale, come pur si rica- 
va dal testo , vi aprì un piccolo convento. Circa gli anni 1580 
fu comperato il sacro luogo dal Cardinal Gesualdo , il quale vi 
allogò la parrocchia che ultimamente fu trasferita in S. Dome- 
nico Soriano. 



— 21 — 

delle torri. Vi sono bellissime fosse ed in quantità per in- 
fossarvi i grani nei tempi necessarii: riuscendo poi la detta 
Conservazione angusta per essere la città cresciuta , fu am- 
pliata in tutta quella parte che tira fino alla porta Alva. 

Dirimpetto a questa Conservazione a sinistra vedesi come 
un fosso , e dentro un palazzo tutto di travertini pipernini 
colle finestre adornate di bianchi marmi, che ora si possie- 
de dal Principe di Leporano della nobile famiglia Muscetto- 
la della piazza di Montagna. 

Questo luogo vien detto la Conigliera, perchè vi era una 
caccia riservata di conigli. In questo luogo veniva allo spes- 
so a diportarsi il Re Alfonso Secondo, e per trattenersi sot- 
to di questa collina, su della quale oggi sta situato il mo- 
nastero di S. Polito, vi fabbricò il presente casino; e dice- 
vasi che questo Re ne aveva fabbricati tre per diporto e tut- 
ti tre difettosi, cioè quello di Poggioreale, ricco di acque e 
povero di buon aria, quello di Chiaia di aria perfetta, ma, 
senza acque , e questo per esser situato in una valle senza 
acqua e senza aria ; in quei tempi questi luoghi avevano 
del selvaggio ; in questa casa però non vi è rimasto altro 
se non questa facciata. 

Palazzo Lupcrano 

Usciti dalla chiesa dell' Avvocata, la stessa strada a borea vi 
conduce al Gavone ; ma pria di ritornare al largo del Mercatel- 
lo, introducetevi nel vico Luperano. Innanzi tratto convien no- 
tare , che tutto quello spazio posto a pie del colle della Costi- 
gliela, fu un sito basso e boscoso, conterminato per un tortuo- 
so lato dal colle medesimo, mentre gli altri lati si distendeva * 
no, lungo la strada delle Fosse del Grano, fin presso alle mura 
della città che osservavansi nei tempi angioini ; e nella rima- 
nente parte per mediocre tratto, la strada del Cavone fu detta 
la Coniglieria per la moltitudine di cunigli che vi si annidava^ 
no. In fondo dunque di detto vico , entrando la prima corte , 
guardate quel palazzo , o meglio i restii di un nobilissimo pa- 



— 22 — 



lazzo con le contraffazioni e le sconcezze* di che Io deturparo- 
no alcun secolo dopo la sua fondazione. Questo edifizio fu già 
regio , e fu anche esso chiamato la Conigliera sino dal tempo 
di Alfonso II che ne pose la prima pietra. 

Volle qui edificarlo come casina di riposo dopo le cacce, di 
che quel Principe fu amantissimo, e quivi era solito venire a 
diporto con isplendida compagnia. Ma senza badare alla concor- 
renza di tutte quelle intrinseche particolarità necessarie nella 
costruzione di somiglianti siti deliziosi, il Re edificò un palagio 
sopra un terreno in una valle senz'aria e senza acqua; laonde i 
cortigiani ebbero a dire che questa era la terza fabbrica difetto- 
sa di Alfonso, perchè prima ne avea fatta una magnifica a Pog- 
gioreale, dove, quando sarà tempo . ne indicherem le reliquie , 
ricca d' acqua, ma d'aria malsana ; dopo ne aveva alzata un'al- 
tra nel borgo di S. Leonardo a Ghiaia (1) lieta d' aria , ma pri- 
va di acqua, e quindi ne aveva costruita una terza alla Coniglie- 
ra senz' aria e senz' acqua. 

Una gran parte del cortile serba tuttora V architettura della 
antica costruzione in alcuni archi di travertino con finestre nel- 
1' ordine superiore di bianco marmo con ben disegnata sagoma 
e rigorose proporzioni ; ciò formava l'antico prospetto come lo 
ebbe immaginato Giuliano da Baiano che condusse l'opera. Tra 
gli spazi mistilinei che lasciano gli archi si ravvisano ancora , 
scolpile in marmo, le insegne aragonesi \ e nello spazio media- 
no in una nicchia si vede tuttodì un busto antico in marmo. È 
pur notevole la forma della scala e la sua leggiadra decorazio- 
ne esterna. Il palazzo fu, come reputasi, rinnovato dai Principi 
di Luperano, della nobile casa Musceltola, che ne acquistarono 
il possesso (2). 



(1) Oggi Caserma disoleali di fronte alla piazza del Vasto. 

(2) Vedi Carletti, topogr. di Nap. pag. 251 — Catalano, palaz. 
di Nap. pag. 16 — Vedi, V architettura di Bastiano Serlio Bolo- 
gnese , Palazzi di Poggiureate — Vasari mila vita di Galliano 
da Mijano. 



— 23 — 



Fosse del Grano 

Trovandoci ne! Cavone, sarebbe ben indicato il visitar la con- 
trada a cui esso sottostà : la quale si eleva a gaisa di colle stac- 
cato dalle altre alture , e circoscrive i suoi limiti da oriente a 
borea nella Salila delle fosse del grano , e in giro per la stra- 
da dell' Infrascata , sino a toccar la piazza di San? Efrem nuo- 
vo ; ma il nostro autore ci riconduce all' angolo della sua 
base dov'è la Croce di Caravaggio per additarci gli avanzi di 
quel provvido stabilimento annonario, comunemente detto Fos- 
se del Grano. 

Pria che questo pubblico edifìzio fosse stato costrutto, il pa- 
ne nella nostra città eravi giornalmente recato dai molti Casali 
di essa e in copia maggiore da S. Antimo. Nella sua prima fon- 
dazione, ai tempi di Re Filippo III, occupò quello spazio in for- 
ma di fossato che intercedeva tra le mura angioine e le ultime 
del fianco del bastione ; e fu opera architettata da Giulio Cesa- 
re Fontana , con bellissime fosse oliremodo acconce alla con- 
servazione del grano occorrente al pubblico panificio di così po- 
polosa metropoli, conforme leggevasi nella iscrizione che vi fu 
allogata : 

PHILIPPO . IH . REGE 

HORRECM 

AD . PUBBLICASI . UBERIOREM . ANNONARI 

SERVANDAM 

D. ALPHONSI . PIMENTELLI 

BENEVENTANORUM . COMIT1S . PROREGIS 

AUSPICHS 

NEAPOL1TANA . CIVITAS 

AEDIF1CANDAM . CCRAVIT 

AN. HDCVII1. 

Accresciutasi col tratto di tempo la popolazione , si rese an- 
gusto il primitivo editino ; per il che più non corrispondendo al- 
lo scopo, fu nella medesima forma ampliato fino a Porta Alba 
facendolo appoggiare alle stesse mura della città , come anche 
oggidì agevolmente si osserva. Abolita 1' Amministrazione Fru- 
mentaria, furono quei vasti fabbricati in parte diroccati per or- 
tato fui blico, ed in parte de&iinati dal municipio ad usi diversi, 
dai quali ricava sodisfacenti pigioni. 



- 24 - 
Tirando più su per un nobile stradone passata la Conser- 
vazione vedesi 1' Università di Napoli che da noi chiamati 
vengono i Studii nuovi, a differenza dei vecchi, essendo che 
le pubbliche scuole nei tempi antichi stavano nel luogo do- 
ve è la chiesa di S. Andrea nella regione di Nido , come 
nella terza giornata si disse : e da alcuni nostri scrittori si 
dice che prenda questo nome dalle abitazioni degli scolari ; 
che presso di queste scuole abitavano: furono poscia per or- 
dine Regio in tempo degli Angioini trasportate nel cortile di 
S. Domenico. II Cardinale ed Arcivescovo Oliviero Carrafa 
disegnò di fare una nuova Università sotto titolo della Sa- 
pienza, come quella di Roma, la principiò come fu detto nel- 
le notizie della Sapienza, ma per la morte del detto Cardi- 
nale restò imperfetta. 

Essendo poi state fatte le nuove muraglie , D. Pietro di 
Giron Duca di Ossuna, il vecchio, che fu Viceré nell' anno 
1587 vedendo una città cosi bella e magnifica, sconvenevo- 
le giudicò che fosse priva di una pubblica Università elesse 
però questo luogo dove erano state trasportate le stalle dei 
cavalli della Regia razza che prima stavano nella terra di 
Palma e poi nel Borgo di Loreto, ma essendosi conosciuto 
questo luogo non comodo per dette stalle, furono di nuovo 
nel detto borgo trasportate, ora stando questa abitazione ab- 
bandonata, vi principiò nell' anno 1581 la suddetta Univer- 
sità. 

D. Fernando Ruiz de Castro Conte di Lemos Viceré nel- 
V anno 1599 essendo gran letterato ed amico dei virtuosi 
prosegui la fabbrica nella forma che oggi si vede, e la tirò 
avanti col disegno e direzione del Cavalier Giulio Cesare Fon- 
tana, ed è cosi bella e stravagante che se fusse in tutto ter- 
minata sarebbe uno dei più famosi edificii di Europa. 

D. Pietro Fernando di Castro similmente Conte di Lemos 
figliuolo del primo, che entrò Viceré nell'anno 1610 ai 14 
di giugno dell'anno 1615 con sollennissima pompa l'apri , 
e vi si portò con una cavalcata tutta di letterati, fra i qua- 



- 25 •+• 

li vi erano i tre collegi dei legisti, dei filosofi e dei teolo- 
gi, con tutti i lettori di queste facoltà, ognuno dei quali por- 
tava un cappirotto colorato ; quello dei legisti era di colo- 
re rosso e verde, quello dei filosofi giallo ed azurro e quel- 
lo dei teologi bianco e nero; tutti i cavalli venivano coper- 
ti da maestose gualdrappe. Mi raccontarono alcuni vecchi , 
che funzione più bella non si poteva vedere. 

In questa Università vi manca il cortile dalla parte destra 
quando si entra, che servir doveva per officina degli esperi- 
menti nell' anotomia e nella matematica; vi mancano gli or- 
ti dei semplici, che dovevano farsi nei giardini che ora so- 
no dei Frati Scalzi Carmelitani; vi manca la libreria che do- 
veva collocarsi nel gran salone che vi si vede, e di già era- 
no principiati a venire molti libri da diverse parti del mon- 
do, ma pecche il Conte di Lemos si partì andarono a male. 

Le statue che stanno nella facciata del mezzo giorno so- 
no antiche, e sono ritratti della famiglia di Agrippa, e que- 
ste il palazzo adornavano del già detto Imperatore e furono 
ritrovate a caso nell' anno 1605 nel territorio della mensa 
Arcivescovile, che sta nella già distrutta Cuma con una iscri- 
zione che diceva. 

Lares Augustos M. Agrippa refecit. 

E questo fu nel tempo che governava il regno da Viceré 
Gio. Alfonso Pimentel Conte di Benavente, e per queste sta- 
tue vi fu qualche controversia fra V Arcivescovo ed il Vi- 
ceré, ma poi fu terminata cot farle servire al pubblico or- 
namento di questa Università. 

Le statue poi che stanno nel teatro dove si fanno gli at- 
ti pubblici, le accademie, ed il concorso dei lettori sono ope- 
re del Naccarini e di altri. 

Le iscrizioni che stanno su le porte furono fatte dall' eru- 
ditissimo Padre Orso della Compagnia di Gesù, il quale eb- 
be alcune opposizioni dal nostro accuratissimo letterato Pie- 
Cetano — Voi V. 4 



— 26 — 
tro Lasena, contro quello che in questa si dice, che Ulisse 
fusse stato in Napoli per imparar lettere greche, per il che 
il detto Lasena compose quel bellissimo libro del Ginnasio 
Napolitano. 

In questa Università vi si leggono tutte sorte di scienze; 
e sono lingua greca, rettorica, ed erudizioni, medicina, leg- 
ge canonica e civile , filosofia e teologia , ed in tempo che 
era io ragazzo e vi studiava , vi erano da 6000 tra Napoli- 
tani e regnicoli: 

Museo Reale Borbonico 

Napoli, divenuta metropoli delle terre che abitavano gli Eno- 
tri, Siculi, Opici, Ausoni, Campani, Auruuci , Piceni , Vestini, 
Marruccini, Marsi, Peligni, Sanniti, Irpini, Lucani, Bruzi , Calabri 
ed altri popoli pur della Magna Grecia, al cominciare del seco- 
lo decimosettimo fu eziandio la conservatrice di tutti i loro mo- 
numenti, retaggio glorioso dell' antichità, istoria parlante delle 
arti belle, tesoro di erudizione, ornamento della civiltà europea. 
E già fin dal risorgimento della letteratura qnivi non solo, ma 
e nelle provincie molti privati intendevano a farne raccolta ,a 
custodirli gelosamente, a illustrarli con dotte scritture, quando 
mancata Elisabetta, l'ultima dei Farnesi e moglie di Filippo V, 
ì codici , i libri e tutte le antichità di quella potente famiglia 
pervennero in retaggio al figliuol di Lei, Carlo ili Borbone, che 
ne formò un Museo nella Regia di Capodimonte. Se non che , 
guari non andava ed un altro museo più prezioso d' assai anzi 
unico al mondo, sorgeva nella Real Villa di Portici, allorché si 
scoprirono Erodano e Pompei. 

Era allora già scorso gran tempo dacché il vecchio Duca d'Os- 
suna, volendo trasferire la cavallerizza dalle insalubri rive del 
bebeto ad un aere migliore , si avvisò d' innalzare a tal uopo 
1' edificio che oggi accoglie il Museo. Ma poco dopo, per difet- 
to di acqua, quel luogo rimase abbandonato, finché il Conte di 
Lemos non ebbe pensato di trasferirvi I' Università , allogando 
]' opera al Fontana, la quale, comunque si fossero spesi ducati 
dugentomila, pure non fu compiuta, e, così come era, il 14 di 
giugno 1616 fu aperta alle nuove scuole. 




-<3 



si 



- 27 — 

La grandiosa fabbrica fu detta dei Regii Studi , comunicò il 
suo nome anche alla strada che ad essa conduce : la memo 
ria dell' avvenimento fu annunziata da questa iscrizione del P. 
Orsi : 

PIIIMPPO . Ili . REGE 
D. PETRO . FERNANDEZ . DE . CASTRO 

LEMENS . COM. PROREGE 

DESCR1PTA . OLIM . ALEND1S . EQUIS 

AREA . GRANDIORE , MUSARDM . FATO 

ERUDIENDIS . DESTINATUR . INGENIIS 

VERA . IAM . FARTJLA 

EQUINA . EFFOSDM . UNGULA 

SAPIENTI A . FONTEM. 

Dopo il tremuoto del 1688 questo palazzo diventò sede dei 
tribunali; indi nella rivoluzione di Macchia del 1701 fu quartie- 
di soldati, e finalmente venne destinato di bel nuovo al pubbli- 
co insegnamento nel 1767 , in che lo si volle ingrandito dalia 
parte orientale per opera del nostro architetto San fé lice. Dappoi 
novelle ampliazioni ricevette dal F«<?aedallo Schianlarelli, e fu 
interamente compiuto dai nostri valorosi architetti Francesco Ma- 
resca ed Antonio Bvnucci. 

Sorge la fabbrica come un' isola col principale aspetto a mez- 
zodì. La sua lunghezza corre palmi 380, la larghezza 284 e nel- 
I altezza massima elevasi dalla soglia della porta maggiore alla 
cimasa del cornicione per palmi 144. Pella e grandiosa è la fac- 
ciata, ampio 1' ingresso maggiore, e dopo che avrai questo var- 
cato , ti troverai in uno spazioso vestibolo a tre navi che ha, 
cinqne archi in lunghezza. Lo adornano due statue di Re bar- 
bari, quattro busti incogniti ed altrettante statue di Alessandro. 
Severo, di Flora, del Genio di Roma, e di Melpomene , perchè 
il globo che ha in mano non è antico ; anche i modelli in ges- 
so delle statue equestri di Carlo III e Ferdinando 1 che in bron- 
zo sonosi vedute a S. Francesco di Paola. 

Apronsi in questo vestibolo quattro porle e due cancelli. [Le 
prime conducono alle sale dei monumenti egiziani, dello pitture 
murali antiche, dei musaici, delle statue ed iscrizioni, ed a quella 
Beffe forme d'onde troggnisi i gessi de! più ins'gn 1 moniiinen,- 



— 28 



ti : gli altri menano a due giardinetti , dove si adunano fram- 
menti di scultura. 

In fondo è la scala , sostenuta da quattro colonne ioniche. 
Montando per essa troverai due statue di fiumi che sono il Ti- 
gri e l'Eufrate, ed un leone antico di marmo lunense, indi la 
porta per la quale si va alla raccolta dei vetri antichi ed alle opere 
del cinquecento; più innanzi due antiche statue credute danzatrici 
dal Visconti , e la statua di Ferdinando 1 , opera del Canova , 
coli' abito e cimiero di Minerva. Notarono al Canova non esser 
questa una delle più lodate sue opere. ,, 

Finalmente le altre porte che conducono alle sale dove si con- 
servano i piccoli bronzi, i vasi di creta pitturata, gli oggetti pre- 
ziosi, quelli che non possono vedersi senza speciale permissio- 
ne in iscritto, il medagliere, e la biblioteca, la quadreria napo- 
lilana, la forestiera, e quella di S. A. R. il Principe di Salerno. 
L' ingresso all' edifizio un tempo era al lato di settentrione ; 
ma perchè confinava col giardino dei Padri Teresiani , si credè 
utile di mettere questo in comunicazione col primo per mezzo 
di archi e ridurlo ad orto botanico. Il che non essendo poi avve- 
nuto, quegli archi nel 1810 si demolirono per aprire tra il giardi- 
no, che fu chiuso da un muro, ed il museo larghissima strada 
che conduce alla scuola del nudo , ed alle altre scuole del di- 
segno, talune a pian terreno, altre nell' ultimo ordine, alle qua- 
li potrai ascendere anche per la scala costrutta dopo la porta 
minore a mezzodì. 

Tale è la sede del nostro museo , unico al mondo non pure 
pel numero # 'che per la natura delle anticaglie che contiene. Che se 
ricchissimo lo trovi per gli Erculanesi e Pompeiani monumenti , 
per quelli del Duca Carafa.di Noia, del Cardinal Borgia e del Vi- 
venzio che vi furono uniti , e per tutti gli altri che si nega di 
trasportarsi allo straniero e si comperano dai privati , dovrai 
ben confessare, che la dovizia dei vetri, dei bronzi , dei dipinti 
murali e dei papiri son tali cose che non potresti in alcun al- 
£rp luogo ipcpntrare. 

In venti divisioni è partito questo grande edifizio, cioè : 
1. Pitture di Pompei , o pareti dipinte greche e romane — 
2, Mosaici — 3. Monumenti . Egiziani — 4. Iscrizioni — Toro ed 



— 89 — 

Ercole Farnese — 8. Statue di bronzo — 6. Statue di marmo — 
7. Galleria di Giove — 8 Bassi rilievi — 9. Monumenti dei tempi 
di mezzo — 10. Vetri antichi — il. Terre cotte— 12. Oggetti 
preziosi — 13. Cammei — 14. Ori — 15. Argenti — 16. Comme- 
stibili, colori ed altri oggetti — 17. Vasi fittili Italo Greci — 18. 
Gabinetto Numismatico — 19. Biblioteca — 20. Pinacoteca Borbo- 
ni cu 

PITTURE DI POMPEI 

PARETI DIPINTE GBECHE E ROMANE 

Ad evitare le ripetizioni nell' indicare la provvenienza dei di- 
pinti e d' altro che sia, presso ciascun oggetto segneremo il nu- 
mero che non ha guari gli hanno dato , ed in parentesi porrò 
le prime lettere del nome del luogo d' onde fu qui portato, la 
cui spiegazione è questa : 

M. B. — Museo Borgia 
M. F. — Museo Farnese 



p 




Noe. — Nocera 




Noi. — Nola. 


P« — Pompei 




Pes. — Pesto 
Poz. — Pozzuoli 




A. — Aversa 





M. P. — Museo Picchiatti 

B. — Bari 

C. — Capua 
G. — Gaeta 
E. — Ercolano S. A. — S. Agata dei Goti 
N. — Napoli St. — Stabia 

N° 14 Un cignale che guida un pappagallo in un carro (E). 
Vi Un pensiero greco volge in giuoco alcuni fatti di E- 

nea (P). .. 

. ■ ■ 

91 Achille in abito di ancella di Deidamia (P). 
32 11 sacrifizio di Ifigenia (P). 

34 Una bella ragazza che siede alla pettiniera (E). 

35 e 36 Due concerti, uno tra la famiglia (P) 1' altro in tea- 
tro (E). 

38 La venditrice di amorini— 40 Le Ire danzatrici di Pompei. 

Ha rapito dalle Ninfe (P). 
Celano'— Voi. V. 5 



- 30 — 

N° 59 11 cavallo Troiano in piccioli traili (P). 

59 Testa d' Achille d' ammirabil lavoro (E). 

60 a 63 Quattro affreschi unicolori trovali ad Ercolano % l 
1746. Il primo indica Teseo che libera ippodamia : il se- 
condo Aglaia ed llaira che giuocano, col nome dell'arte- 
fice Alessandro d' Atene : il terzo è Sileno seduto sulla 
pietra dell'Acropoli: l'ultimo vuoisi tenere come attori 
di scene di tragedia. 

66 Telefo nudrito dalla serpe (E). 

72 L'ultimo addio di Achille a Briseide (Pj. 

73 75 Teti condotta da Iside alla presenza di Giove (P) 

85 L'ammaestramento di Bacco (P). 

86 La favola delle nozze di Zeffiro e Clori (P). 

96 Medea che medita la strage dei proprii figli (P). 

106 Sofonisba che prende il veleno da Massinissa (P). 

107 Teseo che vince il Minotauro (E). 

107 Castigo inflitto da un pedagogo ad uno scolare (P). 
122 Peronea che alimenta suo padre (limone condannato a 

morir di fame in un carcere (P). 
124 Urna difesa da vetri , di una donna che al tempo della 

rovina di Pompei si rifuggì nel sotterraneo delle case di 

Arrio Diomede. 

Queste sono le più importanti pitture murali che dovevamo 
indicarvi. Esse furono tolte dal luogo dove si trovavano con 
molta diligenza. Sarebbero più di duemila, ma sonosi trascelte 
quelle che più importavano alla storia dell* arte ed alla mitica, 
quantunque nessuna buona opera ne fosse però venuta in luce. 

Le pitture antiche di Ercolano, Pompei e Stabia non possono 
oltrepassare il cominciamento dell' era nostra. Il genere dei lo- 
ro ornamenti somiglia a quello di cui parla Vitruvio. General- 
mente queste pitture hanno dovuto essere fatte con pochi anni di 
distanza fra loro , e forse in uno spazio di 50 a 60 anni ; im- 
perciocché sono 1' opera di un picciol numero di pittori dei qua- 
li si riconosce a primo occhio la mano e lo stile ; dipinte sul- 
l' intonaco hanno necessariamente sofferta la sorte delle case, che 
probabilmente non avranno potuto reggere due o trecento anni 



— 31 — 

senza restaurarsi, non essendo costruite con quella solidità dei 
palazzi e delle chiese d' Italia. 

MOSAICI 

Spogliata Atene delle sue statue e deturpati i monumeuti ed 
i tempii di Delfo, di Epidauro e di Elide , Siila , sulla fede dì 
Plinio , introdusse a Roma i solai in musaico di marmi variati 
e di pastiglia , chiamati litoslrota (lilhostrota ) ; ed ai tempi di 
Claudio si ornavano le mura degli appartamenti con mosaici in 
marmo, che pur si dipingevano per imitare i più belli. 

La passione per le opere in musaico, musivum opus, che dal- 
l' Asia passò in Grecia, fu tanta, che tutte le abitazioni alquan- 
to cospicue ne ebbero le soglie , le stanze , ed anche gli atrii 
decorati ; perocché gli artisti greci, esuli dal suolo natio , inse- 
gnarono ai romani la maniera di tagliare e di ordinare le pio- 
ti uzze per formare non quadri storici , ma semplici rabeschi ; 
così l'arte degenerò anziché mantenersi nel suo pregio primie- 
ro. Di lavoro mollo ordinario sono perciò la maggior parte di 
quei mosaici che si trovano oggidì nelle ruine delle antiche cit- 
tà che fecero parte dell' impero romano. Ma pure preziosissimi 
avanzi ci rimangono di quest' arte, quando era fiorente nella Gre- 
cia ; ed il Museo Borbonico più di ogni altro possiede in questo 
genere portentose opere che fan chiara testimonianza della va- 
lentia degli Elleni nelle arti belle. Discorreremo a suo luogo del 
gran mosaico pompeiano. Ora indicheremo le cose più pregevo- 
li che fan parte di questa raccolta di Mosaici, Iscrizioni mura- 
li, dipinte e graffite, e decorazioni architettoniche. 

N° 1 3 36 37 Colonne in mosaico. Furono scoperte in Pom- 
pei nella strada delle Tombe nel 1839. 
2 Pesci e crostacei (P). 5 Grande nicchia interamente de- 
corata di grotteschi a varii colori (P) 
6 Festone bacchico che adornava la soglia della famigera- 
ta casa detta del Fauno (P) 
8 Atleta armato del cesto (E) 9 Cinque frammenti (E). 

10 Anitre che pasconsi di fiori di loto (P). 

11 Gatto in atto di divorare quaglie. Maschera tragica (E) 



— 32 



N' 12 Sirena. Preziosissimo monumento dell' arte (M. F.) 
14 Teseo che ha stramazzato il Minotauro (P) 
17 Socrate avvolto nel suo mantello (P) 

19 31 e 34 Rosoni sopra fondo colorito , dei mezzi tempi 
(M. F.) 

20 Nicchia con ornamenti architettonici (P) 

23 e 25 Tritone e Critone con canna e disco di fruita (E) (P) 

26 Scene comiche di esimio lavoro fatto da Dioscoride di 
Samo. 

28 Mosaico rinvenuto nel 1764 nella villa detta di Cicerone 
in Pompei , con l' iscrizione lapidaria Marcus , Crassus , 
Frugus. 

27 Charagium o portico dietro la scena , dove concertavasi 
la rappresentazione teatrale ( P. Casa del Poeta dramma- 
tico ) 

29 Licurgo Re di Tracia che uccide Ambrosia, e Bacco che 
lo fa sbranare dalla pantera (P) 

30 Maschera tragica di moltzi espressione (P) 

83 Scheletro all' impiedi che regge in ciascuna mano un' i- 
dria. Nei banchetti degli antichi si soleva qualche volta 
portare sulle mense uno scheletro per incitare i convita- 
ti alla gozzoviglia coli' idea della nostra breve esistenza, 
come lo accenna il seguente distico di Petronio Arbitro: 

- . • Sic èrimus cuncti postqwm ncs ceperit Orcus 
Èrgo vivamus laeti dum licet esse bene. 

34 Frisso ed Elle : soggetto spesso riprodotto dagli antichi 
pittori. 

35 Aerato o il. Genio di Bacco seduto sulla pantera (P). 
Oltre questi mosaici se ne veggono dieci altri di pertinenze 

del fu Principe di Salerno. Le mura delle sale in continuazione 
dei mosaici sono decorate di pareti distaccate da Pompei e da 
Ercolano, che esprimono per lo più soggetti architettonici e pae- 
si. Sommamente importanti sono quelle del tempio d' Iside, che 
rappresentano in succinto il culto isiaco trasferito dall' Egitto 
in Pompei. 






— 33 - 

Segue a dritta ed a sinistra una raccolta di 34 iscrizioni dipin- 
te sopra intonaco, molte delle quali sono di grande importan- 
za. Richiameremo l'attenzione sulle seguenti, rinvenute nel 1736 
una presso l'Anfiteatro di Pompei, 1' altra nella strada della For- 
tuna : 

- . 

IN PRAED1S ICL1AE SP. P. FEL1CIS. LOCANTUR 

■ il •• ■ ■ 

BALNEUM VENERIUM ET NONGENTCM TABERNAE 
PERGULAE CENACULA EX IDIBUS ACG. PRIMIS IN 
IDUS AUG. SEXTAS ANNOS CONTINUOS QUINQUE 
S. Q. D. L. E. N. C. 

Nei poderi di Giulia Felice, figlia di Spurio, si affinano dal 1 
al 6 degli idi di agosto un appartamento di bagni, un venereo , 
e 900 botteghe con logge e stanze superiori, per cinque anni con- 
secutivi. 

Questo affisso termina anche con la formola ordinaria : 

■ 

S. Q. D. L. E. N. C. 

cioè : Si quis domi lenocinium exerceat non conducilo — Rescis- 
so sairì il contratto di locazione se in tali case si apra un lupa- 

* 

■ 
L'altro programma di locazione non meno importante è il se- 
guente rinvenuto sopra un pilastro nella strada della Fontana 
a Pompei : 

INSULA ARRIANA 

POLLIANA GN. AL1F1 NIGIDl MAI 

LOCANTUR EX 1D. IULIS PRIMIS TABERNAE 

. . . 



CUM PERGULIS SUIS ET COENACULA 



EQUESTRIA ET DOMUS CONDUCTOR 

CONYEN1TO PMMUM GN. ALIF1 
■ 

NIGIDl MAI SER. 

■ 

Nell'isjfo (case agglomerate e limitate da quattro vichi) Ar- 



-Si- 
riana Polliana , di pertinensa di Ali fio Nigidio Maio , si loca- 
no dal primo degli idi di Luglio botteghe con logge e cenacoli eque- 
stri (appartamenti superiori , i quali quando erano decenti ed 
acconci a ricettare persone di mediocre condizione, chiamavansi 
equestri ) il locatario dovrà trattare col servo di Ali fio Nigidio 
Maio ( il servo che aveva la sopraintendenza delle locazioni e ne 
riceveva il fitto chiamavasi Servus insularius ). 

Le iscrizioni graffite, che , come presso di noi non sono che 
affetti ed espansioni popolari ispirate dall' amore , dalla sciope- 
ratezza, o dal libertinaggio, sono slate raccolte e pubblicate in 
varii opuscoli scientifici. 

MONUMENTI EGIZIANI 

Questa raccolta che ora si è elevata oltre a mille novecen- 
to monumenti , provviene in parte dal Museo Borgiano ( cono- 
sciuto anche sotto il nome di Museo Veliterno ) rinomato prin- 
cipalmente per una larga e singolare copia di] preziosi ogget- 
ti, la quale riunita agli altri monumenti egiziani pervenuti dal- 
la Casa Farnese, dagli soavi di Pompei e di Pozzuoli, dall' acqui* 
sto del Museo Picchiatti o Picchiami e da diversi donativi, è di- 
venuta oggi cospicua nel suo genere , come ognuno potrà giu- 
dicare. 

Qual sarà la meraviglia, degli osservatori nel contemplare riu- 
niti e con ordine simmetrico schierati questi monumenti , altri 
in pietre dure ed in terre cotte, altri in pasta, in avorio ed in 
legno I È rincresoevole in vero che si sia perduta in gran par- 
te la storia delle arti dell' Egitto-, tutti gli avanzi che se ne pos- 
sono raccogliere non formano ancora che un corpo mutilato, ma 
che pur desta 1' ammirazione e pruova meglio che tutti i ra- 
gionamenti l' antichità del nostro globo e lo stato di civiltà 
*w& era già pervenuta questa singolare nazione. Il Fisico vi 
ammirerà la parte chimica e farmaceutica , per effetto della 
quale jM cadavere si è serbato illeso, ed ha resistito alla vora- 
cità del tempo : V Archeologo vi ravviserà gli arcani sensi dei 
geroglifici, le pratiche religiose nella loro culla, l'uso ed il co- 
stume di dare sepoltura a quei defunti : V Artista finalmente vi 



- 3S - 

considererà 1' epoca nascente delle arti in un tempo in cui la 
Grecia ed il rimanente dell 1 Europa erano ancora coperte di fo- 
reste , all' ombra delle quali alcuni selvaggi si pascevano di 
ghiande. 

Le lunghe fatiche durate dal P. Kircher in fatto d' intelligen- 
za dei monumenti egiziani e dei geroglifici in essi incisi ; i va- 
sti lumi sparsi dal Zoega nella sua grande opera dell'origine e 
dell' uso degli obelischi ; le ricerche dei signori Bouchard e Gra- 
vier ; la tanto famigerata iscrizione trilingue ritrovata in Roset- 
ta; le elaborate'descrizioni di Hamilton, Puk, Winckelmann, Mos- 
heim , Tablonschi , ecc ; le ultime scoperte fatte dal nostro Bel' 
zoni, dalle compagnie francesi ed inglesi, e da tanti altri colli 
viaggiatori, e le più recenti ancora fatte dal celebre Champollion 
potranno un giorno riunite insieme, somministrare a qualche ot- 
timo ingegno che sorga argomenti e partiti valevoli per distri- 
gare i sensi arcani contenuti nei geroglifici, e venire in chiaro 
dei soggetti delle moltiplici rappresentazioni che nei monumen- 
ti di quel e elevatissimo popolo veggiamo sculti. 

Così il risorgimento delle arti non è affatto un avvenimento 
momentaneo ; è una serie d' infinite circostanze che possono oc- 
cupare un gran numero di secoli : bambine le veggiamo presso 
gli Egiziani, adulte presso gli Oschi e gli Etruschi, e virili pres- 
so i Greci edi Romani. Le seguiremo man mano fino alla loro 
decadenza. 

■ 

In mezzo della sala 

N* 1 Monumento sepolcrale. Vi sono scolpite a bassorilievo ven- 
tidue figure giovanili fasciate ed ornate di geroglifici. Tut- 
te hanno la cuffia in testa. 
2 Frammento di Sarcofago in granito nero. È coperto di 
più ordini di geroglifici ben lavorati. Neil' ordine di mez- 
zo ravvisatisi grandi figure incise con molta precisione. 
(M. B.). 

3 Buse rettangola di bronzo (P. tempio d 1 Iside). 

4 Pàstoforo in basalle nero. È nudo, ad eccezione del grem- 
biale pieghettato , ed accovacciato. Con le mani sostiene 



— Ì6 - 

avanti di se un edicola (saccllum). Si crede ravvisare in 
questo idolo la figura di Osiride creduto morto e sepolto. 
Questo monumento è uno dei più pregiati nel suo gene- 
re (M. F.) 
N<> 5 Serapide in marmo greco. Importante è questa statua per 
essere stata trovata in una delle celle del tempio di que- 
sto nume a Pozzuoli, e per la sua buona conservazione. 

6 Parte superiore di un obelisco in granito rossigno. Ha gran- 
di geroglifici logorati dai secoli. Fu rinvenuto in Palestina 
verso la Siria nel 1791 (M. B.) 

7 e 8 A destra del Portico. Figurine mummiache in legno 
sicomoro. È opinione che rappresentino le immagini di al- 
cuni defunti (M. B.) 

10 Bassorilievo in marmo bianco. Due serpenti vi si drizza- 
no con minacciosa cresta (M. B.) 

11 Testa frammentata in marmo bianco. Presenta il ritratto 
di uno dei Tolomei (M. B.) 

12 a 81 Scarabei in pietre dure ed in paste vitree. Molt 
sono lavorati in rilievo su la parte convessa, ed incisi di 
nuovo come anaglifi sulla parte piana. Servivano da amu- 
leti e non da suggelli ; può nulla di meno esservi stata 
qualche eccezione a questa regola. Gli Egizi avevano pre- 
so per simbolo del sole il grande scarabeo dorato, per 
cui guardavano con venerazione le persone su cui veniva 
a riposarsi lo scarabeo d'oro, perchè era per essi un pro- 
nostico felicissimo (M. P.) 

82 Frammento di bassorilievo in argilla punteggiato d'oro. 
Si repula una figura di Osiride ; è monumento prezioso 
per la storia dell'arte (M. B.) 

83 Tavola isiaca in marmo calcareo. Vi si contano quattor- 
dici figure^ monumento pregevole ritrovato nel ttmpiodi 
Iside a Pompei. 

84 Tavola Arpocr a tea in marmo calcareo, in questo monu- 
mento la figura di Arpocrate è lavorata di rilievo (M. B) 

85 Sarapide in talco nero. Questa piccola statua è di lavo- 
ro greco-egizio (M, B.) 



- 37 - 

N° 86 Rana di nero antico. Monumento pregevole appartenen- 
te ai bei tempi dell' arte greca in Egitto (M. B.) 

87 Arpocrate in marmo calcareo. E figurato come un fan« 
ciullo panciuto con gambe sottili, e sedente a terra. La 
testa è stata supplita in gesso. 11 lavoro greco egizio è 
mediocre pel merito (M. B.) 

88 Rospo in marmo bianco. Serviva per uso di getto d'acqua 
(M B.) 

Armadio con diversi oggetti, la maggior parte di bronzo: 
, ■ ' ■ • 

90 Manico di sistro (M. B.) 

91 Statuetta di sacerdote (M. B.) 

92 e 93 Due Isidi col figlio in grembo (M. B.) 

94 a 98 Cinque esemplari del bove Apide. Hanno tutti il sa- 
cro disco fra le corna (M. B.) 

t9 Sacerdote accovacciato in ginocchioni. Sembra aver tenu- 
ta avanti di sé un'edicola. É imberbe, ornato della cuffia 
da sfinge, e dell'aspide sulla fronte (M. B.) 

100 Osiride mummiaco. Era il gran nume degli Egiziani(M.B) 

103 Altro Osiride mummiaco. Osiride inventò 1' aratro e aprì 

il primo solco, come dice Tibullo: 
ada ; 

Primus aratra manu solerti fecit Osiris 

Et teneram ferro sollicitavit humum. 

■ 

Questo bronzo conserva avanzi d indoratura, e la sua im- 
portanza ha meritato di essere pubblicato da molti archeo- 
logi (M. B.) 

105 Idolo fasciato, assiso ( forse Anubi ) (M. B.) 

107 Iside con Eluro o il dìo Gitto (Ut. B.) 

110 Piteco di argilla smallato di cobalto. È una - figura gof- 
fa (N) 

IH a 116 Rane. La fattura è di buono stile (Nj. 

117 Arpocrate di pietre tenere verde (M. B ) 

121 Pesce Oxirmco, o (uccio. Questo pesce del Nilo era spe- 
cialmente adorato noH:i prefettura d' Oxirmcd, ove ^-ii fu 
Ctiano — Voi. V ' S 



— 38 — 

eretto un tempio. U nostro bronzo ce lo rappresenta con 
la testa adorna del disco della luna, posto fra due corna-, 
da cui sorge un serpentello ( M. B. ) 
N° 122 Idolo leonlocefalo. (M. B. ) 

123 Base quadrilunga. È granita di geroglifici sopra le quat- 
tro facciate (M. B.) 

124 Gatto sedente. Serviva di amuleto (M. B.) 

126 Sistro È il più importante della raccolta, e di figura bi- 
slunga. Quattro bacchette di bronzo uncinate all' estremi- 
tà potevano muoversi per agitarlo , e rendevano un suo- 
no acuto, che nelle cerimonie unito a quello del flauto , 
del tamburino e del muggito del toro Apide, dovea pro- 
durre quella strepitosa discordanza descritta da Claudiano 
con versi imitativi : 

Nilotica sistris 

Ripe sonai, phuriosque modos Acyptia ducit 

Tibia, submissis admugit cornibus Apis. 
... 
11 nostro sistro è di ricercato lavoro e di perfetta coserva- 

zione (M. B.) 

r ' 

131 e 132 Due altri sistri. Simili al precedente (M. B.) 
135 Busto bucefalo. Sembra sorgere da un fiore (M. B.) 
137 Altro esemplare del dio Eluro. Quasi tutti gli animali che 

purgavano le campagne dopo l'inondazione del Nilo erano 

dagli Egizi riguardati come sacri. 

139 Nano votiva. È stracarica di enimmi. Il Pignorio, il To- 
masini, il Gori . il Cailo, il Buonanni e molli altri hanno 
proposte varie mterpetraziom assai lambiccale intorno a 
questo monumento. 

140 Due bisce compagne. Per mezzo della biscia ( coluber ) 
che non era velenosa, gli Egiziani rappresentavano le 
Kneph, ossia la bontà divina , come rappresentavano con 
una vipera la forza e la possanza di essa. I sacerdoti del- 
l'Etiopia del pari che quelli dell'Egitto, portavano la fi- 
gura della biscia attorcigliata ai loro berretti di cerimo- 
nia, e che pure serviva di ornamento al diadema de' Fa- 
raoni, come lo narra Diodoro (M. B ) 



— 89 — 

N' 146 Pileco. Accovacciato a guisa di un Cercopiteco-, è avvol- 
to in pelle ferina attorno i lombi. 

151 Unguentario. È poggiato su di un plinto rettangolo. 

152 Biscia. Era riverita anche nella Tebaide. Ha il collo tur- 
gido, eretto il capo, e la coda annodata (M. B.) 

158 e t59 Uno sparviero ed un' aquila (M. B.) 
103 /6i, tenendo un serpente nel rostro. Era questo volatile 
uno dei purificatori dell' Egitto messi sotto la particolare 
protezione delle leggi, io un paese che senza quelli non 
sarebbe stato affatto abitabile. Oggi i Turchi non permet- 
tono a chicchessia uccidere gli Ibi, che anche i Greci ed 
i Romani risparmiarono. Il nostro esemplare è di buon 
lavoro (M. B.) 
166 Coccodrillo. È in pietra tenera verdiccia , frammentato 
nella bocca e nella coda. Cicerone è il solo che abbia cre- 
duto che l'utilità che gli Egizii ricavavano dai coccodril- 
li gli avesse indotti a riverirli. Tre città principali dello 
Egitto hanno nudrito i coccodrilli, Copto, Arsinoe e Cro- 
codilopoli seconda, le quali erano situate lontanissime dal 
Nilo sopra canali pei quali questo fiume scorre ; anzi 
tanto a Copto quanto ad Arsinoe venivano riguardati come 
il simbolo dell' acqua potabile ed accomodata a fecondar 
le campagne (M. B.) 
• 

Meli' esterno, sopra l'Armadio: 

167 e 168 Due figurine di legnò sicomoro. Sono fasciate a gui- 
sa di mummie con cuffia in testa e mani incrocicchiate 

sul petto (M. B.) 

.;' 

Dopo 1' Armadio : 

199 Tavoletta quadrilunga di piombo. È scritta sulle due fac- 
ce con caratteri ieratici corsivi ; fu trovata in Tebe (M.B.) 

200 Lastra di granito rossigno, fregiata di geroglifici grandi. 
Fu segata da un masso trovato a Roma, il quale mostra- 
va di far parte dell'obelisco che oggi trovasi alla Trinità 
dei Monti (M. B.) 



— 40 — 

N* 201 Oro, in legno sicomoro colorilo , in basso rilievo. Era il 
dio della luce. Questo raro monumento è stato pubblica- 
to dal Visconti nel Museo Pio dementino (M. B.) 

202 a 266 Amuleti. Sono in pietra dura in numero di 65 , 
figuranti forse dei Canopi (M. P.) 

267 Testa in pietra bigia. È calamistrata, e sembra d' esser 
di un' Iside. Fu acquistata in Roma dalla casa Borgia. 
• 268 Testa di marmo bianco. Deve essere slata usata per ca- 
riatide. È di buona maniera egizia (M. B.) 

209 Busto di uomo in granito bigio. Offre il ritratto di un uo- 
mo di fattezze volgari, ma il lavoro è condotto con molta 
diligenza (M. B.) 

270 Busto d'Iside in basalte verde fino, II lavoro è elegante, 
e di stile greco-egizio (M. B.) 

271 Testa di marmo pario. Forse è il ritratto di Tolomeo V, 
Re di Egitto. Buona scoltura greca (M. B.) 

272 Vaso di argilla di figura conica. Contiene il corpo d'un 
uccello imbalsamato e fasciato; non è stato ancora aper- 
to. Trovato a Sahara sopra Menti (M. B.) 

275 Ta lame foro inginocchiato, di pietra nera. Intorno alla ba- 
se e sul piano del pilastro di appoggio veggonsi gerogli- 
fici incisi con molta precisione ed eleganza (M. B.) ji 

274 Iside in marmo. Questa graziosa statua di una perfetta 
conservazione e di stile greco rappresenta la dea dell' E- 
gitto con tutti i suoi attributi. Fu rinvenuta nel tempio 
d' Iside a Pompei, ove in apposito luogo fu eretto da Lu- 
cio Cecilio Febo, giusta l' iscrizione segnata sul piedestal- 
lo : L. Caecilius Phoebus posiiit L.D.D.D. 

275 Frammento di statua virile in granito. La maniera è egi- 
zia antica, il lavoro è diligente (M. B.) 

276 a 342 Sessantasette amuleti , che presentano quasi testa 
.di e- collo di cavallo schiacciato , su cui vedesi espresso un 

occhio che i greci dicevano IIANAEPKHZ, l'occhio che ve- 
.ibtìfi' de tutto , l'occhio della Divinità, simbolo della giustizia 
e della previdenza ( M. P. ) 
HZ Frammento di basalte. È coperto di geroglifici, incisi con 
la maggiore accuratezza e precisione (M. P) 



- 41 - 

N° 344 Osiride ammesso al grado dei grandi numi. Lastra in pie- 
tra calcarea bianca con odore di bitume. Questa pregevo- 
lissima tavola, unica per la sua materia in Napoli , è di- 
visa simmetricamente in tre compartimenti , ognuno dei 
quali comincia con figure o caratteri geroglifici. Lo stile 
è antichissimo; e mostra più pratica che diligenza: le figu- 
re sono magre e svelte ; i contorni sempre rettilinei(MB.) 

345 Frammento di tavola arpocralica in talco verdiccio. E' tut- 
to coverto di geroglifici } e nel mezzo della faccia prin- 
cipale vedesi in rilievo Arpocrate frammentato. Il lavoro 
delle figure è condotto con rara diligenza e perfetta ese- 
cuzione. Questo monumento è stato illustrato dal Kirker 
(M. B.) 

346 Testa in plasma di smeraldo, chiamata dai litologi felds- 
•lo. PM° verde in massa (M. B.) 

348 Testa e collo di Sfinge in.basalte. Il modo del lavoro è 
di vero stile egizio molto accurato (M. B) 

350 Testa di Sfinge in marmo bianco, E' di lavoro romano , 
, S ;i forse del secolo di Adriano. E' imitazione delle Sfingi di 

Egitto (P.) 

Armadio contenente monumenti in bronzo 

351 Statuetta di sacerdote. Manca di attributi (M. B.) 

352 Arpocrate E espresse coli' indice presso la bocca , per 
indicare che gli uomini che avevano imperfetta cognizione 
della divinità, non doveano parlarne senza rispetto. (M. B.) 

353 a 355 Tre piccioli esemplari d' Iside, assisa col figlio fa 
seno. (M. B.) 

356 e 357 Due sistri. Rinvenuti nella Curia Isiqca in Pompei, 
359 Secchia. Importante e raro monumento ! È ornato nella 
parte emisferica da un fior di loto , e la parte conica ha 
-oh in P rimo Ju °go uaa fascia larga con 25 stelle, poi una 
fascia con dieci figure a bassorilievo, ove primeggia Oro, 
come creatore di fiori, assistito da un sacerdote , ed ac- 
compagnato da otto altre divinità. Le figure del bassori- 
lievo sono voltate a destra, e vedute di profilo, anti«? 
chissisia maniera osservata ne' primi bassirilievi. (M. B.) 



42 — 



N* 370 Arpocrate. Questa figura è importantissima anche pei 
tre amuleti che gli pendono sul petto (M. B.) 

373 Arpocrate sedente in trono (Mi B.) 

374 Trono di divinità. Manca a questo prezioso monumento 
l'idolo ohe dovea sedervi. E' tutto gettato di un solo 
pezzo ad uso di laminale vi è uno sfoggio di ornati che 
richiedono lungo e minuto ragguaglio (M. B.) 

875 Iside. Piccola statua in piedi di stile greco (M. B) 

876 Serupide. La figurina di questa nume d'Alessandria fu ac- 
quistata in Roma, mentre tutte le altre sono direttamente 
venute dall' Egitto (M. B.) 

377 Osiride, Iside ed un geracocefalo. Gruppo di maniera an- 
tica, con i simboli proprii a ciascuna divinità (MB) 

378 Geracocefalo. Amuleto con la consueta cuffia (M. B.) 

380 Osiride. Il lavoro di questa statuetta è condotto con mol- 
ta diligenza (M. B.) 

381 Iside assisa col figlio in seno. Fino lavoro, ma è di sti- 
le secco, secondo l'antica maniera. 

382 Iside Neith. Era confusa dai Greci eon la loro Athene o 
Minerva. Raro monumento tra gli Egiziani (M. B.) 

386 Paleco barbato. Si per la conservazione, che per l' accu- 
ratezza e perfezione del lavoro questo bronzo prende il 
primo posto tra i monumenti di questa raccolta apparte- 
nenti alla scuola greco-egizia (E). 

388 Idolo mummiaco (M. B.) 

390 a 395 Osiride. Sei esemplari simili ai precedenti con gli 
attributi del lituo e del flagro (M. B.) 



396 Ambi (M. B. 









397 a 399 l'Hde. Tre esemplari, di cui il primo sembra es- 
sere stato indorato (M. B.) 

400 Sacerdote egiziano (M. B.) 

401 Serpe sacro. E' avviticchiato in due giri sul calice del fio- 
re loto (M. B.) 

403 Anubi. Amuleto; rappresentato con una specie di clava 
nella destra (M. B.) 

405 Coccodrillo. Fu acquistato in Roma; è del resto un' imita- 
zione dal! Egizio. (U. B.) 



— 43 — 

Nell'esterno sopra l'Armadio: 

N a 407 e 408 Due figure mummiache. Sono di legno sicomoro 
(M. B.) 
409 e 410 Due collane. 1 grani di queste collane riposti in 
una castellina, sono di pietre dure (M. P.) 

Dopo I Armadio: 

412 Oro vincitore di Tifone. E' simile alla tavola descritta al n. 
344. Primeggia in questa importante composizione Oro se- 
dente in trono, avendo al collo un amuleto. Avanti a que- 
sto nume evvi la mensa sacra ; ed incontro tre figure ed 
un sacerdote con testa rasa ; i quali con J acqua conte- 
si nuta in un vaso aspergono il nume e lo adorano. Questo 
j.jg., soggetto ci ricordano la tradizione singolare \ìe\VÈliotrape- 
ro o della mensa del Sole , alla quale gli dei venivano a 
sedere. 
414 Frammento di papiro. E' coverto di caratteri greci cor- 
sivi, e sembra appartenere al papiro che noteremo al num.- 
690 (M. B.) 
416 Figura accovacciata, in porcellana verdiccia. Fu rinvenu- 
ta nel tempio d' Iside a Pompei. 
419 a 489 Settantuno amuleti. Vengono denominati occhio del- 
la divinità, e sono parte in pietre dure e parte in pietre 
tenere (M. P.) 
490 e 491 Due Canopi. Questi due vasi di alabastrite erano 
usati a contenere profumi, di cui tramandano ancora qual- 
che odore. Neil' egizio linguaggio Canopo significa Terra 
di Oro (M. B.) 

492 Cassettinc in legno sicomoro. Si crede che contenga la 
genealogia di una famiglia: in ogni compartimento di esso 
v' ha dodici figurine mummiache delle stesso legno , es- 
primenti forse gl'individui della famiglia specificati dai 
geroglifici che vi si veggono dipinti (M. P.) 

493 Iside ed Osiride giudici dell' inferno. Questo bassorilievo 
in pietra calcarea è compiutilo in tre ordini compresi in 






— u — 

una fascia di geroglifici. Nel primo appare Osiride seden- 
te in trono, come giudice supremo delle anime nell'altra 
vita, ed Iside che gli stende le mani e Io abbraccia. Nel 
secondo ordine, su due tronchi più semplici, seggono Oro 
e Iside 1' affettuosa sua madre. Nel terzo è un genio in 
atto di aspergere d'acqua un'ara coverta di frutti. Que- 
sto monumento della più grande importanza trovasi pub- 
blicato nell'opera del Museo Borbonico ( Voi. 1 tav. LII) 
ed è dipinte a varii colori. 
N° 494 a 560 Sessantasette amuleti , tra figurine mummiache , 
leontocefali ed anubidi , lavorati in diverse pietre tenere 
e dure, provvedenti dall'Egitto (M. P.) 

561 Tavola arpocratea in alabastro. E' simile alle altre de- 
scritte («. B) 

562 Frammenti del papiro descritto al num. 414 (M. B.) 

563 Oro vincitore di Tifone. Tàvola simile a quella indicata 
al num. 344. Se non che qui il soggetto vien espresso di- 
versamente. 

564 Tavola arpocratea in talco verdiccio. E' compagna alle 
precedenti. Lo stile è antico egizio ed i geroglifici sono 
fatti con nitida precisione (M. B.) 

565 a 569 Cinque vasi conopici in alabastrite. Sono ornati di 

parecchie colonne di geroglifici. (M. P.) 

■ 

Tri i j- j- o • u 

HI Armadio con diverse figure mummiache: 

570 a 582 Tredici figure mummiache in porcellana (id.) 
583 a 587 Cinque figure mummiache di legno sicomoro (id ) 
588 a 590 Tre sciacal di legno sicomoro (id.) 
591 a 600 Dieci -un guentarii di alabastrite 

603 Tazza di alabastrite (id.) 

604 Tazza cilindrica di argilla nericcia (id.) 

605 e 606 Due vasetti per profumi in basalte (id.) 

607 Vaso di alabastrite. Serviva per profumi (id) 

608 Ampollina a forma di girella in basalte (id.) 

609 e 610 Vasi cinerarii di terra fetida con una colonna oriz- 
zontale di geroglifici diligentemente incisi (id.) 



— 45 — 

N* 612 Ibi di bronzo (M. P.) 

613 Ampollina di bronzo (id.) 

Sopra 1' armadio: 

614 Rondine di legno sicomoro. Era consacrata ad Iside (id.) 

615 a 624 Arredi sacerdotali serbati in una cassettina (id.) 
689 Sparviero in pietra calcarea (M. 6.) 

. Dopo T armadio: 
• 

626 Tavolr) Arpocratea in talco verdiccio. Vi sono incisi al- 
cuni geroglifici (id.) . 

627 Festa della velificazione d'Iside. Tavola rettangola consi- 
mile di materia e di lavoro a quelle num. 344, 412 e 563 
(id.) 

628 Frammento del papiro appartenente al volume conserva- 
to sin dal 574 nel Vaticano. 

630 Figura sedente, in basalte. Lo stile è di un'antichità mol- 
to remota (M. B.) 

^31 Ritratto virile in pietra gialla. Questa metà superiore di 
piccola statua è di nitida maniera egizia (M. P.) 

652 Torso virile in basalte. E' tutto coverto di geroglifici di 
finissimo lavoro da considerarsi come rare incisioni (M.B) 

633 Ritratto virile in granilo rossigno. 11 lavoro mostra lo 
stile greco imitativo dell'egizio (id.) 

634 Figura isiaca in basalte nero. Quantnnque corrosa dal 
tempo , questa statuetta fa vedere un buono stile greco- 
egizio (N) 

635 a 661 Ventisette oggetti provvenienti dall' Egitto e con- 
tenuti in una cassettina (M. P.) 

663 Statuetta in basalte nero. E' di uno stile mezzano. 
665 a 686 Ventidue nilometri in pietre dure (id.) 
690 Papiro, lungo palmi 3 e 1/2 per once 10. E' il celebre 
papiro spiegato, dal Signor Schow nella sua dotta disser- 
tazione, Roma 1788 in 4/ Prezioso e raro monumento scrit- 
to in difficili caratteri greci corsivi, rinvenuto in un sotler- 
Celano — Voi. V. 7 



— -46 — 

ranco della città di Gizza , forse J' antica Menti , con più 
di altri quaranta volumi riposti in una cassa di sicomoro. 
E' il vero papiro di Egitto. Vi si trovano erudite nozioni 
su la lingua egiziana (M. B.) 
N° 691 Tela con dipinti (M. B.) 

694 Gruppo di una donna isiaca e di un pastoforo, in basalte. 
E' il più antico monumento dell'intera raccolta (id.) 

695 Canopo con testa di sparviero , in alabastro calcareo. E' 
fregiato di geroglifici (M. P.) 

697 Figurina tnummiaca in legno di sicomoro. E' la più bella 
tra le memorie sinora vedute (M. B.) 

698 Sfinge in granito nero di buon lavoro greco-egizio (M.B) 

IV Armadio contenente 106 oggetti per Io più in porcellana 

■ 

Intorno all' Armadio 

. 

699 a 706 Otto paste colorate (M. B.) 
707 a 716 Dieci altre paste colorate. 

717 a 740 Ventiquattro figurine mummiache. Hanno la cuffia 
in testa *, molte sono adorne di geroglifici , e vuoisi che 
dagli antichi egiziani si collocassero nei sepolcri presso i 
corpi dei loro defunti per allontanarne i genii malefici. 
La maggior parte di queste figurine è di terra cotta co- 
verta di una vernice simile a quella delle nostre porcel- 
lane (id). 

744 Cebo in pasta cenerina. 11 Cebo e il Cenocefalo erano 
due speci» di simie a cui si rendeva culto a Babilo pres- 
so Mentì, ad Ermopoli ed in un'altra città della Tebaide 
(M.B.) 

749 Nano deforme. E' di pasta cenerina , ed ha la testa co- 
perta di cuffia (id.) 

760 Figurina di un vecchio. E' di una specie di porcellana 
colle mani spiegate in atto di reggere un masso circola- 
re (id.) 
791 Amuleto in talco nero (id.) 



- 47 - 

Fuori l' Armadio: 

N* 805 e 806 Due memorie in legno sicomoro (M. P.) 

807 a 828 Ventidue picciolissimi amuleti in frammenti (id.) 
830 Maschera di un Pateco (M. B.) 

Dopo l'Armadio: 

. 

838 Lembo di tela dipinta. Apparteneva forse alla fasciatura 
di qualche mummia (M. B ) 

839 Frammento di basalte verde. Presenta una tavola con ge- 
roglifici incisi con molta intelligenza e precisione (id.) 

840 Gerogrammatisla fasciato, in pietra turchiniccia. Questa 
figura dall'ombelico in giù tutta scritta di geroglifici ha 
la cuffia in testa , e stringe in una mano il compasso e 
nell' altra uri giunco da scrivere (id.) 

841 Vaso Canopico in pietra gialla calcarea con geroglifici 
(M. P.) 

843 Tavola frammentata di hasalte verde con geroglifici di 
bella maniera (31. B.) 

844 Frammento di fascia di mummia. Presenta otto figure 
con una colonna di lettere ieratiche (M. B.) 

V Armadio. 

Intorno del medesimo : 

. 

845 a 865 Ventuna figura mummiacm in pista verdognola. Al- 
cune sono di una finissima argilla (M. P.) 

866 e 867 Due specchi di bronzo. Sono quasi ovali (id.) 
892 Termuli o serpe isiaca in legno sicomoro (id.) 

Dopo l'Armadio: 

948 Colonna di breccia di Egitto. E' alta palmi 10 col diame- 
tro di palmo 1/6; è breccia silicea della maggiore rarità, 
e presenta un miscuglio di selci , di porfido e di granito 
di tutti i colori. La base è di alabastro di Gesoalda (P). 



— 48 — 

N e 949 Ibi. trovato a Pompei presso il Tempio di Iside. 
950 Mummia di donna. La cassa è lunga palmi 7 e mezzo, e 
larga palmo uno e tre quarti. Fu disotterrata, dicesi, in 
Dankala nella Nubia. 
954 Mummia di un sacerdote. E ! riposta in una cassa simile 
alla precedente. 

952 Altra mummia di uomo. E' ben conservata , e dicesi es- 
sere stata rinvenuta a Tebe. 

953 Altra mummia di donna rinvenuta a Tebe in uno stesso 
ipogeo. 

954 Frammenti di una mummia. 

955 Frammento papiraceo con geroglifici disposti in 24 co- 
lonnette. Fu trovato, dicesi, in Dankale nella Nubia , sotto 
il collo della mummia indicata al num. 950. 

956 Parte anteriore della cassa della mummia descritta al 
num. 950 riccamente decorata di geroglifici e di figure. 

957 Tavola di pietra calcarea. Vi si veggono figure , varii 
commestibili, manipoli di spighe e la testa di Apide. 

958 Mummia di un supposto aborto (M. P.) 

960 Mummia di un fanciullo con tele dipinte di geroglifici di 
più colori (id.) 

961 e 962 Due tavole sepolcrali di pietra calcarea; con figu- 
ra di Osiride e molti geroglifici sparsi (id.) 

963 Altra mummia di un aborto 

964 Altra parte anteriore di cassa da mummia. 

965 Figurina in legno sicomoro (id.) 

966 Coccodrillo imbalsamato. E' fasciato a guisa di mummia. 

967 e 968 Due mummie rinchiuse ciascuna in una cassa di 
legno sicomoro. 

970 Altro coverchio di cassa mummiaca. E 'ornata e dipinta 
sullo stesso stile delle altre (id.) 

971 Coverrtura di testa e collo di mummia. E' ornata e di- 
pinta al naturale (id.) 

972 a 974 Tre tavole sepolcrali in pietra calcarea ; con "mol- 
te iscrizioni geroglifiche (id.) 

975 Due cassettine contenenti balsamo egiziano (id.) 
978 Colonna di breccia d' Egitto. Simile e compagna a quel- 
la descritta al num.. 948 (P). 



— 49 — 

N* 979 Ibi del tutto simile a quello segnato al num. 949 (id.) 
980 Pittura sopra tela. I geroglifici dipinti in nero fregiano 
sette quadretti , ciascuno dei quali contiene una figura. 
Parecchi di questi sono lavorati con diligenza (31. B.) 

VI Armadio contenente gran quantità di figure mummiache 
in argilla smallata. 

Fuori dell' Armadio: 

1073 Figurina mummiaca in argilla punteggiata d'oro. Questo 
idoletto, di singolare bellezza, fra le anticaglie egiziane, è 
infasciato a guisa di mummia. Dalla cintura ai piedi ha 
molti geroglifici simmetricamente disposti (M. B.) 

1075 Vaso canopico in alabastrite, simile quasi ai precedenti 
(M. P.) 

1077 Statuetta oV Arpocrate. Questo bronzo di buon lavoro è 
di stile puramente egiziano (M. B.) 
. <. 

VE Armadio contenente paste vitree e differenti pietre: 

ti 

1079 Pateco in pasta azzurra E' di forme molto esagerate (M.B.) 
1981 Maschera di Giove Serapide. In pietra dolce di ottima 
maniera greco-egizia (id.) 

1082 Genio in mosaico a rilievo. E' ornato di graziosi lavori, 
porta la cuffia fiorita e sparsa di occhi (31. B.) 

1083 Tavoletta d'alabastro. Questo monumento importante espri- 
me Arpocrate, tenendo in ciascuna mano due serpenti e 
uno scorpione. Gli animali ed i geroglifici che vi sono ri- 
chiederebbero lunga descrizione (id.) 

1098 Figura mummiaca in lapislazzuli. Questo monumento ci 
offre il primo sforzo dell' arte per sottrarsi dalla postura 
consacrata dai sacerdoti pei simulacri che avevano atte- 
nenza al culto religioso (id.) 

1101 Pateco in porcellana fina di color chiaro. La diligenza 
del lavoro distingue questo monumento da tutti gli altri 
finora descritti fra le porcellane (id.) 



50 - 



N° 1121 1123 e 1192 Belle Sfingi in terra cotta, in luméchella di 
Egitto ed in granito nero (id.) 

Vili Armadio. 

1414 1417 Quattro unguentarti d'alabastro orientale (id.) 
1418 a 1420 Tre tozzoline d'alabastro orientale (M. P.) 

1441 Figura mummiaca in argilla verniciata verde. Lavoro ese- 
guilo con somma diligenza, particolarmente nei gerogli- 
fici (id.) 

1442 Altra simile (id.) | 

Dopo l'Armadio. 
• 

1S06 Maschera in pietra calcarea bianca (id.) 

1508 Festa del rinascimento del Nilo. Questa importantissima 
tavoia in pietra calcarea bianca con odore di bitume of- 
fre tre rappresentazioni. Nella prima sorge il Nilo perso- 
nificato, con testa di bue; la seconda esprime Osiride ed 
Iside sedenti sul trono ; e la terza un sacerdote e due 
donne che vanno ad offrire sull'altare di Osiride frutta, 
incensi e l'acqua nilotica. Questa tavola insieme con quel- 
le segnate ai numeri 344 , 412 , 563 e 627 furono rinve- 
nute in un medesimo luogo in Egitto, e sono della stes- 
sa pietra \ le ligure rilevate nell'incavo e le iscrizioni ge- 
roglifiche sono di consimile stile (M. B.) 

1512 Uomo sedente, in granito negrognolo. Il lavoro di questa 
figura è della più grande rarità, e sembra appartenere al- 
l' antichità più remota (id.) 

1580 Tavola sepolcrale ritrovata in Abido. 

1581 a 158$ Ire vasi canopici d'alabastro orientale.il più pic- 
colo è ornato di geroglifici (M.P.) 

1624 Lastra in marmo pentelico. Il lavoro di questo bassori- 
lievo esprimente Iside co' suoi soliti attributi, è di manie- 
ra greca imitante la egizia (id.) 

1626 Capitello egizio in basalte (M. B) 

1628 Testa in basalte verde. Fu rinvenuta a Roma (M. B.) 



— Si — 

IX Armadio. 

K° 1647 e 1648 Due Sislri. II primo della collezione Borgiana t 
rappresenta alla sommità un gatto seduto ; il secondo prov- 
veniente da scavi in Napoli, ha ugualmente un gatto mi- 
trato che fa poppare due figliuoli™. 

1676 Turo Apide in bromo. 11 plinto sul quale è collocato il 
toro ha belli geroglifici graffiti, in parte intarsiati di smal- 
to. Questo importante monumento è gettato in un solo 
pezzo, intantochè il plinto è cavo e senza piano di sotto 
(M. B.) 

1681 Gatto in bronzo. Non ci faccia meraviglia vedere questo 
animale tante volle ripetuto sui monumenti egizii , oltre 
i molti esemplari che si conservano in tutti i musei di 
Europa in diverse pietre e metalli ; imperocché si deve 
recare a conto la venerazione che gli antichi egiziani ave- 
vano per questo quadrupede, [U. B.) 

1685 Sparviero (M. P.) 

1717 e 1718 Due anelli di diaspro rinvenuti su le mummie 
(M. P.) 

1719 a 1721 Tre collane in pasta vitrea turchiniccia, parimen- 
ti ritrovate su mummie (id.) 

1723 Tavola in marmo bianco , ornata di uccelli , di serpi e 
di altri simboli ; fu scavata in Roma presso S. Paolo fuor 
delle mura. Il lavoro è somigliante al vero egizio, ma non 
è identico ; e la materia onde è formato non par cosa di 
Egitto -, lo stile è buono ed elegante (M. B.) 
1725 Leone giacente, di pietra calcarea bianca (id.) 
1728 Testa g ovunxle in basalle. Il lavoro è accuratissimo e 

dell' antico stile egizio (id.) 
1732 Statua di sacerdote in pietra numismale , detta comu- 
nemente lapis frumentarius. Questo monumento rarissimo 
soprattutto per la pietra in cui è scolpito, ha un vero ca- 
rattere egizio, ma lo stile della scoltura sente della scuo- 
la gret-a (id.) 

1734 a 1741 Raccolta di diversi oggetti in pasta smaltata (M.P.) 

1744 Frammento di una cassa di mummia. È ornata di gero- 



— 52 — 

glifìci e'di una figura con testa di Cebo *, va fasciata come 
le mummie con la testa coperta di cuffia (M. B.) 

X Armadio. 

■ 

1759 Figura isiaca in pietra verdiccia. II pilastro di appoggio 
è ornato di rarissimi geroglifici , ed il lavoro è condotto 
con molta precisione (M. B.) 

1761 Raro frammento di un cilindro in coda. Vi sono incise 
sei linee perpendicolari di caratleri persepolitani (id.) 

1765 Testina di donna in pietra obsidiana. Le fattezze sono 
egizie. La pietra obsidiana era un vetro nero con cui gli 
Egizi sapevano fondere delle statue. Potrebbe anche esse- 
re un prodotto vulcanico, di che trovansi buoni saggi sul 
nostro Vesuvio (id.) 

4767 Conca di talco. Lavoro eseguilo con molta diligenza. 

1768 Figurina di nano, in marmo calcareo col quale sono co- 
strutte le piramidi di Egitto (id.) 

1769 Cebo in pietra verdiccia. Questo babbuino era consacra- 
to alla Luna (id.) 

1770 Testa di tigre in alabastro orientale ; è di buona scollu- 
ra (id.) 

1775 Testa di donna in marmo bianco. E' bellissima (id.) 

1777 Testa di Sfinge in pietra calcarea. Benché corrosa dal 
tempo, si scorge esser lavorata con la massima eleganza 
(M. B) 

1782 Piccolo obelisco in talco. In mezzo a geroglifici s' incon- 
trano figure di antichissimo stile , e deve ritenersi come 
monumento preziosissimo per 1' antichità e pel soggetto 
che esprime (id.) 

1787 Coccodrillo in pietra verdognola (id.) 

1789 e 1794 Due esemplari di Cercopiteco in pietra calcarea. 
Sul proposito Giovenale ci lasciò scritto : 

Effigies sacri nitet aurea Cercopitheci 

Dimidio magicae resonant ubi Memnone chordae 

Atque velus Thebe cenlum jacet obtu'.a porlis. 



— 5S — 

N* 1799 Bassorilievo in pietra calcarea. Esprime un Pateco bar- 
buto con gran pennacchio in testa. Il lavoro è di stile an- 
dante (II. B.) 

1800 Lastre di granilo rossigno fino. Fu segato da un sasso 
trovato in Roma e che faceva parte dell' obelisco che og- 
gi è alla Trinità dei Monti (id.) 

1801 Frammento di tavola in pietra calcarea bituminosa. E' 
ornato a dovizia di figure a rilievo e di geroglifici per- 
pendicolarmente disposti. Vi si scorgono fra gli altri il 
sacro sparviere, Iside e Termati, il Genio di Pitha in sem- 
bianza di Agatodemone , seguito dal lupo adorato a Li- 
copoli, un modio con lituo, emblema del sacerdozio, ec. 
(M. B.) 

1802 Testa di Sfinge. Lo stile delle fattezze tende al moresco 
ma il lavoro è buono (id.) 

1810 Lastra di granito rossigno fino. Vi sono scolpiti nitidi 
geroglifici in grandiosa maniera egizia. E' un avanzo del- 
l' obelisco Lateranense segato da un frammento ritrovato 
a Roma nella piazza di S. Giovanni in Luterano (id.) 

1811 Frammento di obelisco in granito rossigno fino. E' simi- 
le a quello riportato al num. 6 , di forma irregolare , e 
molto corroso. Conserva tuttavia avanzi di figure e di ge- 
roglifici di bellissimo stile egizio. Appartiene alla parte in- 
feriore dell' obelisco che si vede a Roma sul Monte Cito- 
rio (id.) 

• 

ISCRIZIONI , TORO ED ERCOLE FARNESE. 

Queste sale che andrem visitando non trovansi descritte in 
alcuna Guida di Napoli; forse perchè i più de' visitatori anco- 
ra non sospettano che vi fosse una nobile disciplina chiamata 
epigrafia ; e forse perchè ancora i descrittori non han trovato 
modo di cacciarvi dentro le mani. 

Il museo epigrafico del R. Palazzo degli Studi se per copia 
di marmi universali non è da porre a conti con altri Musei di 
Europa , è singolarissimo per l' abbondanza de' marmi provve- 
denti dalle cento città italo greche che sono sepolte nel terri- 
Cclano—Vol F. 8 



- 54 - 

torio Napolitano. La quale ricchezza sarebbe anche sterminata- 
mente maggiore , se fossimo stati più avveduti di non far pas- 
sare in mani straniere e basi e cippi e tavole di grandissima 
importanza storica, e di non far ridurre in calcina nelle province 
un infinito numero di marmi letterati con gran dolore de'ifaz- 
zocchi , degli Ignarra e de' Martorelli ; senza dire de' marmi 
che abbiamo fatti servire a nuove costruzioni , o lasciati per- 
dere alle ingiurie del tempo e della marra del villano. Con tut- 
to ciò pure il novero è grande ; ed al pregio tutto proprio dei 
marmi nostrali aggiunge ancora alcun vanto la raccolta de'mar- 
mi forestieri , qua venuti da' musei dei Farnese e dei Borgia , 
tra cui ci è alcuna epigrafe singolarissima. 

I quali marmi tutti , oltre gli ultimi notati, son dovizia mes- 
sa insieme da doni di dotti uomini napolitani , quali furono il 
Daniele, il Carelli, ed oggi è il Fusco che ultimamente ne lar- 
gì cinquantotto , e da quelli raccolti dalle escavazioni di Pom- 
pei , Ercolano, Stabia, Pozzuoli , Capua e altre moltissime an- 
tiche Città. Ciò pei marmi letterati. 

Ma noi abbiamo un altro tesoro d' iscrizioni sin qui o non 
avvertito , o negletto. Sono le leggende dipinte , e le graffite , 
che in grande numero vengon fuori da Ercolano e Pompei. 

Le prime in verità furono avute in molto conto dalla R. Ac- 
cademia Ercolanese , la quale di molte ne fece interpetrazione 
e stampa , come in ispecialità dimostra la grave dissertazione 
isagogica del Rosini : esse quantunque non fossero attinenti a 
grandi ragioni storiche e geografiche de' nostri maggiori , son 
pure importantissime per usi, costumi ed ordinamenti civici, per 
le interne norme di amministrazione municipale e per fatti do- 
mestici; onde grandemente si aiuta la cognizione delle leggi la- 
tine e V intelligenza de' classici scrittori. 

Le altre , vogliam dire le leggende graffite , incise là là sur 
una muraglia con un coltellino, con un chiodo con un dente 
di fibbia da una mano pronta e vivace dopo l'ebrezza d'un pran- 
70 o d' una cena , dopo la gaietti d'un ludo scenico o d'uno 
spettacolo gladiatorio, ti rivelano H attualità delle passioni d'un 
giovane letterato , d' uno scioperato uomo , d'un rude soldato ; 
e con ciò le attitudini del pensiero , le opinioni morali e civili, 



- ss - 

le consuetudini familiari, in somma la vera vita inlima degli an- 
tichi, con i quali ti pare conversare, trasportandoti al di là di 
venti secoli addietro. E di tanta e sì rara dovizia presentemente 
gli obblighi sono maggiori per le utili e dotte fatiche del Fiorelli 
e del Garrucci. 

Non offrcno al certo ancora queste sale un ordinamento siste- 
matico, come oggidì domanda la scienza dell' epigrafia, vogliam 
dire una ripartizione cronologica, politica, geografica, municipale; 
e di poi una suddivisione in tavole onorarie , sepolcrali , ero- 
tiche , e simili. Noi troveremo i marmi allogati sotto certe co- 
lonne di vecchi sistemi: e sarebbe il minor male-, ma in cia- 
scuna colonna non sono per anco distinte le ragioni delle epi- 
grafi , trovandosene alia rinfusa tra le onorarie le sacre, tra le 
cristiane le pagane, e in una confuse insieme le osche, le etru- 
sche , le puniche , le ebraiche e le cufiche , e tutte turbate 
le ragioni di epoche e di luoghi. Ma non potendosi cambiar 
l'ordine delle cose per farle vedere , le indicheremo così, e in 
un piccol saggio , come elle sono. 

Di più , vedrete qua e là giacere molti frammenti d' iscri- 
zioni , e più in là trovarsi altri membri di esse , i quali si do- 
vrebbero e dovransi raccogliere e ricomporre insieme. Molte 
leggende false son framischiate alle genuine , per la più gran 
parte apportale da Roma con Ja raccolta farnesiana; e avrebbe- 
ro da sceverarsi , e riunirsi in una raccolta aggiunta al museo 
lapidario, la quale tornerebbe di grandissima utilità, offrendo la 
migliore congiuntura d' acquistar pratica di siffatti monumenti. 
Le leggende di bronzo , che sono la parte importantissima del 
nostro Museo , le dipinte e le graffite sono allogate in diversi 
appartamenti non per altra ragione se non forse per la mate- 
ria loro, vai dire che i bronzi letterati vanno a stare con gli 
oggetti di bronzo, e le epigrafi dipinte o graffite con le pareti di 
pittura architettonica. Ma, facendola qui da puro indicatore, non 
dobbiam tralasciare di notarvi le cose come sono: e non possiam 
certamente metterci alla fatica di riordinarle , ioterpetrarle e 
descriverle *, che ci vorrebbe altro che il poco presente tempo, 
e le povere facoltà della nostra mente , non essendoci riusciti, 
sin qui né i nostri più vecchi archeologi , né le nostre celebri 
accademie. 



— 5fi - 

Adunque tutto il nostro tesoro epigrafico è sparso sì per la 
corte scoverta che precede il corridojo dinanzi alla vasta gal- 
leria che qui dicono del Toro Farnese ; e si pel corridojo e 
la galleria medesima. Noi ne verrem notando alcune alla rin- 
fusa , così come ci verranno sott' occhio, trascrivendone al- 
quante per imprimervene una memoria nell'3nimo , e muover- 
vi il desiderio d' andar cercando di più nei libri della -scienza 
che a quando a quando in pie di pagina non mancheremo di 
additare. Le leggende latine e greche saran riportate ne' nostri 
più usati caratteri , e per qualche epigrafe sannitica , per pura 
prova , in mancanza di tipi oschi ci servirem delle lettere co- 
muni proposte dal Lepsius. 

Presso il cancello della corte scoverta trovasi questo marmo: 

D * M 

GN' CORNELIO 

VERME ' DELI 

CATO ' AUGUSTALl 

DUPLICIARIO 

VIX* ANN* XXXXV. M. II. 

ANTONIA 

LENTUBIANE" UXOR 

CONJOGI ' RARISSIMO 

BENEMERENTI 

FEClT 

Questa iscrizione di provvenienza puteolana fu donata al II. 
Museo dal Minervini e dal Gervasio. È una pietra sepolcrale che 
un'Antonia pone al suo rarissimo marito Gneo Cornelio Verna, 
che fu auguslale e dupliciario,* titolo che in altri marmi legge- 
si duplicarlo. 

Nella stessa corte scoverta : 

ADM1NISTRANTE . ROMANO . 1UN. SACERDOTE 

FERIALE . DOMNOROM 

HI NON. IAN. VOTA 

111 -IDUS . FEJ3R, GBKUUA 



- 57 - 

KAL. MAIS . LUSTRATIO . AD . FLUMEN 

CASILINO 

li! IDCS . MAI . ROSARIA . AMPL'E . AFRE 

Vili KAL. LUSTRATIO . AD . FLUMEN 

AD . ITER . DIANAE 

VI KAL. ADG. PROFECTIO . AD . ITER . AVERNI 

1DUS . OCT. VENDEM1A . ACERUSAE 

1DSSIONE . DOMNORUM,. FELIX . VOTUM 

SOLLlCITE . SOLVIT . X. KAL . DECEMBB 

VÀLENTINIANO . IH . BT . EUTROPIO 

• 

Questa tavola fu trovata nelle costruzioni dell'anfiteatro Cam- 
pano , e venne illustrata dall'Avellino. Essa spetta al consolato 
dell'anno di Cristo 387. Indica molti giorni feriali in uso nella Cam- 
pania , e sono notevoli le feste rosarie che cadevano il 3 degli 
idi di maggio ( 13 Maggio ) , e paion propriamente quelle che 
anche oggidì celebra il popolo di coleste regioni il primo lunedì 
dopo la Pasqua, in che quei contadini inghirlandati di rose gi- 
rano per le piazze dei loro paesi. Questo marmo è conosciuto 
col nome di calendario capuano ; e per 1' importanza sua non 
vorrebbe esser lasciato alle intemperie delle stagioni. 

È pure in questa corte temporaneamente depositata la raccolta 
dell' egregio fu Salvatore Fusco , donala al R° luogo dal suo fi- 
gliuolo Giuseppe. Sono marmi di Pozzuoli e di quelle vicinanze 
da quest'ultimo dottamente dilucidati in un volume non ha gua- 
ri pubblicato. Ne noteremo alquanti , per farne prendere alcu- 
na ricordanza. 

A . com, . 

AMAN . 

US - OV - F. 

VENERI 

D . D. D. 

È una tavola con la quale un Aolo Cumano ( nome che in 
Grutero non si ha ) scioglie un voto a Venere , il cui culto fu 
sì diffuso in Pozzuoli , che il Capaccio ci assicura aver veduto 



— 58 — 



un tempio dedicato a questa deità presso la spiaggia di Baja , 
citando ancora questo verso di Marziale : 

LITUS . BBATAE . VENERIS . AUREDM 

• • • • ' • • 

ET . LEONTO 
XASMADE 
AEDD1SYR 
POSUER 

Il Fusco legge così : Et Leon Toxasma Deus Domi- 

nae Dindymenae Syriae Posuere; e ne cava un nome finora non 
conosciuto ne' monumenti antichi , qual è Toxasma , che for- 
se con altra persona alzano per voto una memoria alla madre 
degli dei Cibele , detta Dindimene , per lo monte di tal nome , 
dove veniva adorata. 

. . nio . colo . . . 

. . . ANNI . LX . . . 

. . NIA . SUA . C . . 

N.C. 

Il medesimo autore legge : Genio Coloniae Puteolis . . . • 
Anni LX . . . Pecunia Sua. Con. L. Fulv. D. Calpurn. Consu- 
libus. Ed è di parere che al Genio della Colonia che fu dedot- 
ta in Pozzuoli 1' anno 559 , pare doversi riferire questo prezioso 
frammento d'iscrizione intagliata l'anno 619 , secondo lascia 
intendere il luogo dove venne trovato , e la segnatavi epoca. 

APOLLINI . COMANO 
Q. TINEIUS . RUFUS 

In un'ara scoverta a Cuma nell'aprile dell'anno 1817 legge- 
si questa iscrizione; e mostra a chi la osserva nel R. Museo di 
essere stata mutilata da furore guerriero. Di questo cognome 
dato ad Apollo è ben noto averne favellato Virgilio e Floro. 



— 59 — 

AESAR 

. AUGU . 



Questo marmo si vorrebbe intitolato a Caio Cesare adottato 
da Augusto all' impero. Tal congettura è rifermata piU dall' al- 
tro marmo che leggerete appresso. Pertanto il Fusco legge que* 
sto così col confronto di altre epigrafi gruteriane : L. Caesari 
Augusti F. Auguri Cos. Designato Prima, luvent. 



. . . ri . august 
. . . desk; 

. » . VVENT 



E' supplito in quesla forma : C. Caesari Augusto Pcnlifici Cos 
Designato Princ. Iuventutis. Notasi da questo marmo il conto 
in che fu tenuta questa famiglia Àugustea in Pozzuoli. 



D . M . 

AURELIO GA 

JANO EMEB, VIX. 

ANN. LX. M. Vr. 

FLAVIA APOLLO 

N1A COIUGI (sic) 

B . M . F a 



E' notevole questa leggenda, essendo una di quelle pochissi- 
me che indicano un emerito tra le milizie latine. L' erronea or- 
tografia di cojvgi per conjugi è ovvia nelle antiche leggende^ 



1ULIAE 

ET ARESIE QDE Vii. 

XXXV1U P. M. L. SAM. 

AG1LIS COIUGI DDL. 

S1ME CUI ET MORT. 

IN INFINITO IN. . , 

PARABILI SA. 

S. . . . 






> 



GO 



11 Fusco legge questa tavola così : luliae . . . Filiae Et, Are- 
Siae, Quae Vixit An. XXXVIII Plus Minna Lucius Sam . . . 
Agili* Conjugi Dulcissimae Cui Et Morirne In Infinito Incompa- 
rabili Sat, Moeren, Posuit. 

E vuoisi notare la furmola in infinito incomparabili nella quale 
la parola infinito non dee significare avverbio di tempo , ma di 
qualità, come se si dicesse senza limite incomparabile , vai di- 
re che Giulia aveva oltrepassato tanto i limiti delle comuni vir- 
tù, che , vivente , nessuna donna della sua età potesse starle a 
paro. 

D. M. SACRIS 

TUIA . DATIBA . CAELIO 

VICTORI . CAIO . CONIO 

DULCISSIMO . T1TULUM 

POSiBIT . IN . QUO . VIXIT 

ANNOS ■ XXXV . M. V. D. 

N. X HoRiS N. II. C 

VIXIT . USQUE . QUO . POTUIT. 

In questa leggenda è la moglie che pone una memoria al ma- 
rito. Il Fusco attribuisce gli errori che contiene alla mala pro- 
nuncia del lapicida che lavorò il marmo, rome sncris invece di 
S.crum, il Caeliu Victor i Cujo Invece di Cnjo Cu e Ho Vie lori ed 
il posibii invece ih posuit ecc. 

Entriamo adesso nel corridoio che precede la galleria del To- 
ro e dell'Ercole farnese. A manca tutto ciò che vedete per ter- 
ra e su le pareli sono epigrafi rinvenulead Eicolano nella mag- 
gior parte. A destra di fronte sui muri e pe] pavimento son 
marmi cavati a Pompei quasi tutti : e alle vostre spalle vedre- 
te riposte insieme leggende puniche , greche , cufiche e osche 
senz' altro. Darei» qualche saggio delle osche o sannitithe per 
notizia dall'antica lingua delle città autonome delle nostre con- 
liade , prima che le armi latine le avessero sottoposte allo al- 
to dominio di Roma. Queste iscrizioni sono da riferirsi all'e- 
poca subitamente dopo la guerra sociale, quando la lingua le- 
gale , o affisiate , come dir volete , era già la romana. Nel 



- 61- 

quale tempo, tenete per fermo, il linguaggio comune dei popo- 
li campani e sannitici era ancora 1' Osco , e che perciò gli an- 
nunzi privati , le cronichette domestiche e via innanzi i fatti 
minuti e popolari , s' intagliavano o dipingevano coi caratteri e 
il dialetto nazionale. I quali per la forza del tempo e la violen- 
za dello straniero caddero sempre più in disuso ; sicché ne' bei 
giorni della letteratura augustea la lingua natia fu veduta ab- 
bandonata alla gente più volgare. 

11 de Iorio che pubblica una di queste epigrafi osche , la ri- 
ferì molto esattamente , di tal che T Avellino che ne pubblicò 
una illustrazione, non durò grande fatica a leggerla così : 

V. Adiranus V ( filius ) pecuniam , quam reipublicae pompeja- 
nae testamento dedit, ea pecunia 

V. Vinicius Marii (filius) Quaestor 
pompejanus tribum (?) hic conventus decreto 
aedi ficandum locavit, idemque frobavit. 

Vuol dire che Vinicio Adirano , o altri di diverso prenome , 
avendo legato alla repubblica di Pompei per testamento un de- 
naro, un altro Vinicio figliuol di Mario Questore pompeiano de- 
cretò che un edilizio pubblico con quei danaro si edificasse. 

Un marmo sannitico provveniente dal contado di Molise , tra 
Forlì e Rionero illustrato dall' Avellino leggesi in questa forma 
Pacullus Decius Paculli (filius) Sua pecunia fecìt. 

Un'altra epigrafe osca, rinvenuta e letta fin dal 1812, dalla par- 
te interna della porta di Pompei detta di Nola, fu pubblicata dal 
Conte Clarac , il quale ridottala nelle lettere latine ne propose 
questa ioterpetrazione : C. Popidius C. Filius Meddix tuticus re- 
stituii et Isidi consacravit. Ma il Guarini dimostrò che la for- 
inola isidu prùphatter osca valeva altrettanto che la formola la- 
tina eidemque probavit. 

Nelle gallerie che ci si aprono innanzi è raccolta la maggior 
copia dei marmi del Real Museo epigrafico napolitano, e vi si 
fanno pure le pubbliche mostre delle opere di belle arti dei no- 
stri artisti viventi, le quali occupano ancora il corridoio anzi de- 
scritto , e che oggi ricorrono ogni quattro anni nel mese di ot- 
tobre, durante il qual tempo è impedita la lettura dei marmi. S >n 
qui ancora allogati un colosso di Tiberio Imperatore vestito ali'e- 
Celano — Yo\. V 9 



_ G2 — 

roica, ed un altro colosso che reputasi Atreo in atto di schiacciare 
contro il muro uno dei figli del fratel suo Tieste. Tanto basti, 
riserbando in line di questa raccolta d' indicarvi 1' Ercole ed il 
Toro, famigerate scolture di Grecia : e ritorniamo alle iscrizio- 
ni, che non possiam trascrivere non comportandolo i limiti di 
questo volume. 

MISCELLA 

Columna I. 

La lapida situata in questo luogo fu ritrovala nel 1794 tra le 
rovine dell' antica cattedrale di Acerra, e fu pubblicata prima dal 
Lupoli, poi dall' Orelli, e da ultimo dal Gervasio , meglio Cor- 
retto sull'originale. La forma allungata egretta dei caratteri la 
fa stimare dei tempi posteriori a Caracalla. Fu intagliata so- 
pra un marmo letterato più antico. Vi si vuol notare l' indica- 
zione della tribù Falerina, cui appartenevano, come i capuani , 
gli abitanti dei prossimi municipio Concittadino molto notabile 
di uno di questi fu Gneo Stennio Egnazio, insignito ancora del 
sacerdozio pubblico o perpetuo della dea Iside e di Serapide : il 
che dimostra puranco quanto diffuso nella nostra Campania fos- 
se il culto di queste divinità egiziane. 

Columna 11. 

Alla faccia sinistra di questa base Ieggesi così la data della 

dedicazione : 

i 

DEDICAT. 111. E. AUG. 

PD DENTE ET 0RF1TO 

COS. 

È questa una base trovata in Miseno nel 4773 , e pubblicati 
dal Gervasio, per la quale 1 si ha notizia che nelle feste del die 
patrio di Miseno (il Genio della città) il 12 febbraio dell' an 
no 917 di Roma, o 165 di Gesù Cristo, Lucio Licinio Primitive 



- G3 - 

distribuì a' decarioni , agli augustali, agli ingenui ed ai veterani 
corporati, ed agli altri cittadini di Miseno la medesima largizio- 
ne loro usata nella dedicazione della statua erettagli dagli au- 
gustali corporati. La festa chiamavanla pervigilia, vai dire fesla 
di notte in che vegliavasì in giuochi, danze, canti e luminarie, 
non altrimenti che per altri riti con sante intenzioni vedete fa- 
re nelle vigilie di Piedigrotta, Natale ed altre molte. 

Columna VI 
! 

. 

Con questa lapide i cittadini di Miseno rendono onore a Tito 
Flavio Avito, come colui che nelP officio di forense essendo egre- 
gio difensore delle loro ragioni, fu eletto dall'universale a patro- 
no della città. Che per tale officio si conseguisse queir onorevo- 
lissimo titolo, è chiaro per questo luogo di Fronto ( ep. ad ami- 
cos 10. ITI viris et Decurionibus Cirthienlibus). Suadeo vobis pa- 
trono* creare , et decreta in eam rem miltere ad eos qui nunc 
fori principem locum occupante Aufiiium Victorinum quem in nu- 
mero municipum habetis. Servilium quoque Sdanum optimum et 
facundissimum virum iure municipiis palronum habebitis cum sit 
vicina et amica civitate Hippone Regio ecc. 

Questa leggenda fa parte di un volume del R. P. Garrucci su 
i monumenti di Miseno. 

Columna VII 

- 
In questa è collocata una tavola d' ignota provvenienza pub- 
blicata dal Borghesi cou una bellissima dimostrazione su la fa- 
miglia ed i pubblici uffici esercitati dal Consolo C. Burbulejo. 
In che è da notare da una parte il merito civile dell' illustre uo- 
mo a cui probabilmente fu eretta una statua, e dall' altra la in- 
dicazione delle dignità sostenute , fatta non cronologicamente , 
ma dall' ultima in vecchiezza sino alla prima che ebbe vacato 
nella sua gioventù. 



., 



— 64 — 
Columna Vili 



Sopra la cornice : 

SCHOL» ARMATUR 






E sotto 



{ì 

FL. MARIANO V. P. PRAEF. 

CLASSIS EX CURATORI RE»P. MISENATIUM 

CD1US NOBIS ARGDMENTIS PONTE L1GNEDM 

QUI PER MULTO TEMPORE VETUSTATE CONLAPSUS 

ATQUE DESTITUTUS FUERAT PER QUO NULLUS 

HOMINUM 1TEK FACERE POTUERA (SIC) 



PROYID1T FECIT DEDICAVIT QUE OB MER1TIS 



E1U6 HONESTISS1MUS ORDO DIGNO PATRONO 



Nel lato destro si legge ancora : 

DEDICATA 1DIB. ÀPR1L1B. 
- QUINTILLO ET PBISCO COS. 

Questa base trovata nella fine dello scorso secolo a Miliscola, 
terricciuola tra il Monte di Procida e Miseno, fu prima pubbli- 
cata dall' abate Marc. Eus. Scotti, e di poi anche illustrata dal 
Gervasio. È stato il marmo anteriormente usato per più antica 
leggenda, quando l'anno 912 di Roma 159 dopo G. C. fu intaglia- 
to in onore di Flavio Mariano prefetto della flotta stanziata in 
Miseno, per aver rifatto un ponte di legno già caduto per ve- 
tustà ed abbandonato dai viandanti. 

t 

Columna XII 
Nella cornice : 

mavorti iun. 



— 61 — 

E più sotto : 

Q. FLAVIO MALSIO CORNELIO EGNATIO 

SEVEROLLIANO C. P. Q. K. 

DECATRENSES CLIENTES ElUS PATRONO 

PRAESTANTISSIMO POSUERDNT 

È questa anche un' antica base due volte scolpita. Fu pubbli- 
cata da molti , e solo il Gervasio avvertì essere il marmo dedi- 
cato al figlio di Mavorzio, e non a Mavorzio padre. Sopra di essa 
era una statua giovanile, ora perduta. La leggenda era in ono- 
re di una persona della famiglia Mavorzia Colliana , che con la 
corruzione del nome in Mamozio è tanto nota in Pozzuoli. 

Columna idem 

■ 

TITO . CLODIO . M. F. FAL. EPRIO . MARCELLO 

COS. 11. AUGURI . CURiONl . MAXIMO 

SODALI. AUGUSTALI . PR. PER . PROCOS . ASIAE . III. 

PROVINCIA . CYPROS. 

Questo marmo, trovato nell' atrio della chiesa di S. Prisco pres- 
so l'antica Capua fu pubblicalo dall'Avellino posciachè dalla rac- 
colta Daniele fu portato nel Real Museo. Sottostava, come quel- 
1' autore reputa, ad una statua eretta all' illustre Campano nel- 
la sua patria , di cui si vanno indagando le origini della fami* 
glia e gli uffici sostenuti nella sua vita. 



HONORARIAE 

Columna Vili 

Del luogo ove fu trovata questa lapide, posta ad onore di Lu- 
cio Munazio Concessiano, sono in contesa gli antichi autori, qua- 
li il Capaccio, il Lasena, il Martore! li ed altri: e da vari dibat- 
titi il Rosini conchiude dover essere stata rinvenuta in un sito 
presso cui tal marmo vedevasi nel secolo decimosesto dentro 



- 60 — 

i 

la villa del nostro celebre Bernardino Martirana, dove l'addita 
il Grutero. 



Columna idem 



Nella cornice: 






MAVORTU 

■ 

E di poi : 

■ ■ ■ 

Q FLAVIO MAESIO EGNATIO LOLLIANO 
CLARÌSSIMO VIRO, QUAESTOR1 KANDIDATO, PRAETORI URBANO 
AUGURI PUBL1CO POPULI ROMANr QU1R1TIUM, CONSULARl 
ALBE1 TIBERIS ET CAOACARUM, CONSULARl OPERUM PUBLÌCOM, 
CONSULARl AQUARUM, CONSULARl CAMPANIAE, COMITI 
FLAV1ALI, COMITI ORIENTIS, COMITIS (sic) PRIMI ORD1NIS, 
ET PROCONSUL1 PROVINCIAE AFRlGAE, COLLEGEUS DECATRESS1UM 
PATRONO DIGN1SSIMO POSUERUNT. 

Questa base è stata pubblicata da quasi tutti gli epigrafisti ; 
ed ultimamente con più cura ed esattezza dal Gervasio ; il qua- 
le volle venirvi interpetrando che cosa significasse il collegeus 
decatressium, che egli spiega per unione o corporazione di pub- 
blicani deputati ad esigere le imposte del mare , nel porto di 
Pozzuoli. Ma il Minervini in opposizione al Gervasio, sostiene 
che i decatressi o decatrensi erano una corporazione di cittadi- 
ni di Decatera , città ricordata dagli antichi scrittori bizantini , 
e corrispondenti alle attuali Bocche di Cattaro, i quali traffica- 
vano nell' emporio che fu Pozzuoli. 

Questa è la leggenda che vedesi nella base che sostiene la sta- 
tua togata di Mavorzio, padre, in Pozzuoli, dal volgo detto Ma- 
tnozio. Tutto il monumento fu trovato nel febbraio del 1704 , 
scavandosi fuori del giardino già appartenuto al Viceré D. Pietro 
di Toledo nel Largo della malva» 

■ • 



_ G7 — 



Columna XIV 







M. ANTONIO 



COS. 



A. POSTOMIO 

EB1SCE . MAG . MCRUM . AB ■ GRAD 

AD . CALCIDiC . ET . CALCIDICUM 

ET . PORTIC . ANTE . CDL . LONG . P . 

ET . S1GNU . MARM • CAST . ET . POL. 

ET . LOC . PRIV . DE . STIPE . D1AN 

EMENDUM . ET : FACIENDOM 

CÒERAVEH. 



Questo marmo anticamente vedevasi presso S. Angelo in for* 
mis su d' una cresta dei monti Tifati presso S. Maria di Capua , 
dove sorgeva il tempio di Diana Tifatina: di poi dal museo del 
nostro Francesco Daniele fu traspoitato nel Real Museo. Ultima- 
mente fu di bel nuovo pubblicato dal Borghesi. 

i 

SEPOLCRALI 



• 




SEPOLCRALI 




1 


METHEIA . B1C 






CTORINE . QOE 
VIXIT -. ANN. XXXXl 

f . M. DIR. CLAUD 
1ANUS . C. B. il. F. 






I 



Meteja Vittorio! visse quarantadue anni , e fu moglie di M. 
Dirio Claudiano. Il marito le fece il sepolcro ; quindi sposò in 
seconde nozze Caninia Liberale, da cui ebbe una figliuola chia- 
mata Diria, come si vede da quest'altra leggenda che il marito 
della figliuola le pose sul tumolo nella morte di lei all' età di 
treni' anni : 



- 68 - 



LIBEBAL 

CONIUGI . BENE 

MERENT1 

M. D1BIDS . CLACDIANUS 

ET . CANIN1A . LIBEBALIS 

PILIAE . PIENTISS1MAE 

YIXIT . ANN1S . XX*. 



CHRISTIANAE 



■ 






Columna VII 

r 

INGENIOSAE 

QUE . V1VIT . ANN:S 

IHI . M- V. D1ES XXI. FIDEM 

PERCEriT . MESORUM . VII 

AUR. FORTUNIUS PATER FILIAE 



In questa leggenda si vuol notare che la frase fidem percepii 
significa: è investita del carattere cristiar.o, ossia che ha ricevuto 
il battesimo. 11 quale sagramento dagli antichi Cristiani talora 
si riceveva nell' età adulta. Ma la nostra ingeniosa conferma la 
verità di questo storico fatto, perocché il padre di lei A. Fortu- 
nio assevera che ella fidem percepii a sette mesi, e morì negli an- 
ni sette, mesi cinque, e giorni ventuno. 



SACRAE 
Columna II 



... . 



VlCTORIAE 
1MP. CAESARIS . VESPASIANI 
AUGUSTI 
SACRUM 
£' tBIB. SUC. CORP. IULIANI 

C. IUUUS . HERMES ■ MENSOR 



: .. 



- 69- 

B1S. HON. INCOBAT. FDKCTUS ET NOMINE 

C. 1DLU BEGILLI1 DE SUO FEClT 

CUI POPDLDS EIUSCOBPOB1SIMMUNITATEM 

SEX CENTDB1ABUM DEBREVIT. 

- 

L'epoca di questo marmo ricade nel primo secolo dell'Era cri- 
stiana; e la vittoria di Vespasiano, a cui è dedicata da Caio Giu- 
io Ermete in nome proprio ed in nome di Giulio Regillo , po- 
trebbe esser quella famosa della Giudea, celebrata nell' anno di 
Roma 824, per la cui straordinaria solennità Orosio ebbe a di- 
re : « Spectaculuna pulchrum et ignotum antea cunctis morta- 
c libus, inter trecentos viginti triumphos , qui a conditione Ur- 
« bis usque in id tempus acti erant ». 

Questa leggenda è riportata in più corretta lezione dall' Orelli: 

Columna ni 

EX . 1DSSO . 1. 0. M. HELIO 
P0LITAN1 . AUB . TELESP 
RO . SACEBD0T1 . F1LI0 . CURATO 
TEMPULI . E . RE . MELlTENSlUM 
ADAMPLIANTE . DONIS . IO 
QUEM • ET . VELUM 
FL. LUC0PH0B1DES . LOCO . SUO . . 
. . . * ANTE . AGILIO . SECUNDO . PR. 
- 

Si vuol notare questa lapide per la menzione che vi si fa dei 
Melitesi che frequentavano le nostre contrade puteolane, d' on- 
de proviene il marmo, aggiungendo anche un' altra generazione 
di gente ai Tiri ed ai Fenici j ed agli Eliopolitani , Beritesi ec. 
il che dimostra l'antica floridezza del nostro commercio e la ci- 
vile ospitalità dei nostri avi. Questa tavola fu pubblicata con er- 
rori dal Grutero, dallo Smethio e dal Muratori ; ma ultimamen- 
te è stata letta ed illustrata con molta esattezza dal Minervini. 

- 
Celano — Voi V. 10 



— 70 - 

HQNQRARIAE 
Columna X. 

La lapida che quivi si vede , dottamente dichiarata dal Maz- 
zocchi, ci fa sapere tra l'altro come un picciol villaggio qual fu il 
pago Ercolanese (paese nominato Ercole presso Caserta ) si reg- 
gesse coi suoi magistrati municipali, e facesse leggi pagane an- 
che per concessioni di onoranza pubblica ] come è quella di che 
si tratta, con la quale furono concednte sedie gratuite nel teairo 
ercolaneo a coloro i quali aiutarono generosamente all' opera del- 
la ricostruzione di esso. 

■ 

ì 

Columna idem 

Le tre lunghe iscrizioni che vi si veggono incise appartengo- 
no a Pozzuoli, e sono leggi e decreti perla rifazione delle mu- 
ra nell' area davanti il Serapeo. Manca la legge prima , con la 
quale il Senato delibera e comanda 1' opera che è fatta a spese 
pubbliche e con la largizione di settemila e cinquecento sesterzi 
donati da cinque privati cittadini puteolani. 

Le altre leggi assegnano la giornata del cominciamento del- 
l' opera, le quote dei pagamenti all' intraprenditore ( redemptor 
operis ) ed annunciano le volontarie cootribuzioni per soccorre- 
re alla spesa. Ancora determinano che gl'intraprenditori deb- 
bono essere possidenti ( domnifundi ) e dare in fondi la loro 
malleveria ; prescrivono le più minute particolarità delle pa- 
reti da farsi , rifarsi e marginarsi, della scelta delle pietre da 
taglio, e del cemento con calce estinta, sino ali' intonacatura e 
biancheggiamento ; impone le opere di legno e di ferro nelle 
diverse forme e qualità di materia ; e chiama a vegliare il la- 
voro ed a contestarne con giuramento l'esattezza e la perfezione 
oltre i duumviri e la curia intera , ancora venti altri cittadini 
duumviralizi. Reputasi sancita nell'anno 650 di Roma. E voglia- 
te notare sulla pietra le parole primeis (primis), ubei [ubi], ad- 
sient (adsinl), ieis (i»), honorus (honoris), arda {arida) ed altre 
simili di ortografia arcaica, o mal vezzo di pronunzia imteolana. 



— 7! — 

Columna VI 

PRO FELICITATE DOMINORUM 

AUGUSTORUMQUE NOSTRORUM 

RIPAM A PARTE DEXTRA 

MACELLI IACTIS MOLIBL'S 

PROPTER INCURSIONE 

INCRUENTO» PROCELLARUM 

VAL. HER. MaXIMUS YC CONS. 

CAMP. 1NCOAV1T ATQUE PERFECIT 

Questa tavola appartiene al Basso Impero. A quel tempo tut- 
te le opere si facevano per la felicità dei Principi che regnava- 
no ; e questa augurando Valerio Ermete Massimo, Consolare del- 
la Campania, fece i moli e la ripa del pubblico macello di Poz- 
zuoli per contenere gl'impeti del furioso mare. 

SACRAE 

VENERI • PROBAB . SANCTISS . SACR . 

TI . CLAUDIUS . MARRCION 

SALVE . MILLE. ANIMARUM . INLUSTRt . CENARE . OPUS . SALVE 

PULCRI . ONEBIS . PORTATRIX . 1NIXUPERAB1LI (sic) DONUM 

RERUM . HUMANARUM .'D1VINARUMQUB . MAG1STRA 

CREATRIX . SERVATRIX . AMATR1X . SACRIF1CATRIX 

SALVE . MILLE . ANIMARUM . 1NLUSTRI . CENARE . OPUS . SALVE. 

È una leggenda di Baia, indicata per errore tra le pompeiane 
dal Guarino nelle epigrafi morali, scherzevoli e satiriche. Essa 
è certamente parto di allegrissimo e pronto umore, dettata nel 
calor del vino in una lieta cena fra ebri amici. E notate che 
quella non è la Venere fìsica pompeiana a cui fece culto la spen- 
sierata gioventù di Pompei 5 ma è bensì la Venere proba o Ve- 
nere celeste. 

GRECAE 
Columna li 

TAIOC IOTAlOCHfcAlCTIfìNOC 

TIOCHMICTIQNIEPATETCAC 

TOT AOAITETMATOCTfìNfcPT 

TfìN ANE0HKANAIA$PTTiON 

LKfì RAICAPo $APMOTI0 CEBACTH 



— 72 — 

Fu questa lapida pubblicata dal de Jorio, ripetuta dal Geli , 
e indi ancora dal Gervasio. Quando fu cavata in Pompei doveva 
sottostare ad una statuetta di Giove , che o fu involata , o di- 
spersa tra le macerie. I comentatori van disputando sul nome 
augusto dato ad un giorno del mese egiziano pharmuti , ottavo 
de' mesi presso queir antica nazione , il quale cominciava a* 27 
marzo del Calendario Romano. Nel qual giorno , 1' anno 27 di 
Cesare , ossia al 751 di Roma , secondo il computo dell' Era 
antica , Giulio Efestione , che par sia stato liberto di Augusto , 
essendo sacerdote della comunità de' Frigi, dedicò una statuet- 
ta a Giove frigio. 

Ciò basti per dare un idea delle sale epigrafiche del nostro R. 
Museo, le quali, d'ordinario non son visitate che da pochissimi 
uomini che a quella maniera di studii danno opera. In realtà 
se la disciplina delle epigrafi fosse in qualche maniera insegna- 
ta nelle sue ragioni di cronologia e topografia politica , morale 
e privata , d ! assai se ne rivarrebbe la nostra storta antica per 
supplementi e correzioni , ed avremmo per tal modo molti lu- 
mi per diradarle assai dense tenebre sulle origini napolitane nel 
più esteso significato. Ma di siffatti voti ne son piene le stam- 
pe , e la letteratura epigrafica talora si arresta alle vanitose 
gare accademiche , a scoprire un nome nuovo , o un nuovo 
consolato , quando non sia ad interpetrare alcuno osceno mot- 
to d' un briaco soldato latino nella voluttuosa Pompei. 

La maggior parte de'visitatori quivi trae ad ammirare le due 
stupende opere della greca statuaria che vi sono dinanzi gli 
occhi. 

ERCOLE FARNESE 

Intanto che gli alunni della scuola di Prassilele e di Scopa 
studiavansi di mantenere integro il concetto di Fidia nelP arte 
della statuaria , e però di significare nelle imagini degli iddii e 
degli eroi 1' espressione d' una vita intima , la vita dell' anima, 
da un opposto lato i discepoli della scuola di Policleto, tra cui 
principalmente Efranoro e Lisippo , si adoperavano di serbare 
in onore la scuola fisica del maestro: onde con preferenza Io 



scalpello loro era intento a ritrarre la bellezza del corpo , ed a 
rappresentare nelle più minute sue espressioni la forza eroica 
ed atletica. 

Di questa scuola uscì Glicone ateniese , che fa 1' autore del 
colosso che ammirate, come si legge dappiè: TATKON A0HNAIOG 
EIIOJEI, Glicone ateniese faceva. 11 quala artefice non lavorò in- 
vero opera originale , come dimostra il Mùller , ma fece imita- 
zione d'una statua assai più celebrata che, effigiando quel semi- 
deo , usci dallo scalpello di Lisippo. 

Questo maraviglioso lavoro della greca scoltura fu trovato 
nelle terme di Caracalla , sotto il cui impero sembra che fosse 
stato trasportato a Roma , secondo opina il Gerhard. La ma- 
no che stringe i pomi degli Orti Esperidi , e le dita de' piedi 
son di nuova fattura; e le gambe, ritrovate dopo alcun tempo, 
presero nel 1787 il posto di quelle che vi avea sostituito Gu~ 
glielmo della Porta su i disegni di Michelangelo. Al grande ar- 
dire dell'opera voi scorgete la verità e la precisione de'parlicola- 
rì svolti ed ampliati secondo la mole di essa ; e certamente il 
grandissimo pregio della statua non è minore della lode della ra- 
gione anatomica del subbietto. 11 quale nelle sembianze di tut- 
te le sue parti ti rivela l'esser suo , senza far conto di attribu- 
ti ed iflsegne o d' altri mezzani partiti onde gli artefici di di- 
screto ingegno han bisogno per dar significazione a' loro lavori 
di statuaria. Ed invero , al sentimento che questo colosso spira 
in tutte le sue parti, alla robustezza de'muscoli nella lor grave 
quiete, alla, vorremmo dir, poderosa calma in che posano tut- 
te le fibre del corpo, ed a queir aria nobile e severamente bel- 
la dell' ideale virile , egli non ti mostra solo un gigante , ma 
un gigante figlio di Giove, ed il più forte fra gii eroi dell'anti- 
chità. 

TORO FARNESE 

Come narra Plinio , questo celebrato gruppo fu da Rodi tra- 
sportato a Roma negli anni dell'Imperatore Augusto; e vi si 
leggeva il nome degli autori , forse nel tronco dell'albero , di 
cui una buoua porzione è nuovo, Occupò il luogo dove indi si 



— 74 - 

aprirono le Terme di Caracalla, al cui tempo venne primamen- 
te restaurato. Poscia nelle rovine di quel vastissimo edilìzio fu 
ritrovato , ed ebbe gli ultimi restauri nella figura della donna 
che porta il tirso , della quale la parte superiore fin sotto i gi- 
nocchi è moderna; ne'due giovani presso il toro , che di antico 
non hanno se non il torso ed una gamba : e nel toro le gambe 
e la coda son pur fattura odierna. Ne fu restauratore Gio. Bat- 
tista Biondi milanese. Di Roma venne a Napoli coli' eredità dei 
Farnese e fu collocato nella Villa Reale ; d' onde prese luogo 
in queste sale. 

La favola o storia eroica che questo gruppo rappresenta , è 
interpretata dagli eruditi in tre modi. Chi pretende che dino- 
ti Dirce , seconda donna di Lieo re di Tebe , sorpresa in un 
baccanale sul monte Citerone da Antiope prima moglie del 
medesimo Re , e vittima di lei -, e quindi da' figli del primo 
letto , Zelo ed Anfione ligata alle corna di un toro furioso , 
per vendicare così le materne offese. Chi suppone che nel 
gruppo si esprima una generosità di Antiope , che soddisfat- 
ta della sola possibilità attuale di compiere le sue vendette fa- 
cesse liberar la rivale dalla prossima morte. Chi infine pretende 
che l'azione si aggiri in. ciò che Antiope, forse condannata a quel 
supplizio dalla gelosia di Dirce , ne fosse salvata dai due suoi 
figliuoli. La discrepanza di queste opinioni è provenuta per av- 
ventura da che la statua della donna col tirso non è lavoro an- 
tico ; onde non si è potuto far ragione di essa dagli atti , dal 
portamento, dalla espressione del volto. Ad alcuni intendenti 
sembra vedervi l'ultimo momento del supplizio di Dirce, peroc- 
ché di cotesta generosità di reprimere i sentimenti di vendetta 
sono assai rari gli esempi nell'umanità, e specialmente presso 
gli antichi : la pena di Dirce e giusta, secondo la colpa, ed esem- 
plare alla corruzion dei costumi -, e se i due giovani par che 
si adoperino a trattenere il toro , sembra pure che ciò facciano 
per assicurare o compiere la legatura della loro persecutrice alle 
corna di quello. 

Il gruppo fu lavorato da Apollonio e Taurisco nella scuola di 
Rodi fondata da Carete , autore del famoso Colosso dedicato al 
Sole in quella città: i Rodiani più immaginosi e fervidi degli Ate- 



- 75 — 

niesi, si segnalarono in tutti i lavori di arte maggiormente per 
quel che si chiama effetto, che per passione -, si studiarono più 
di colpire i sensi, che di parlare all' animo. Vennero a grande 
stato di prosperità e potere dal tempo dell' assedio onde gli strin- 
se Demetrio, sino alla devastazione della loro città operata da 
Cassio. In questo intervallo sembra che fossero usciti da essa 
quei preziosi monumenti che formano ancora la nostra mara- 
viglia. 

STATUE DI BRONZO 

Due cose sono da considerare nella fusione dei metalli presso 
gli antichi; l.La lega dei metalli, o la composizione del bronzo, 
arte che specialmente dapprima fioriva ad Egina ed a Delo, e di 
poi per gran numero d'anni a Corinto, di cui si ricordano i va- 
si, la statua argolica in Trebelliano ( Trig. Tyr. 30 ) che forse 
fu l' imago corinthea Trajani Caesaris nell' iscrizione gruteriana. 
Studiando i monumenti che ne rimangono, e le opere degli an- 
tichi scrittori, appai* manifesto, che i Greci conoscevano i metodi 
di dare al bronzo diversi colori , perchè vediamo che anche i 
bronzi corintii talvolta nel color loro biancheggiano, tal'altra son 
modo foschi, e non di raro appariscono di un colore che sta tra 
mezzo. Se ne pretende da certuni attribuire la lega al caso, alla 
fusione edalla miscela di più metalli nell'incendio di quella città: 
ma certamente non può sempre negarsi che gli antichi avessero 
conosciuto il segreto d'insinuare varie tinte alle differenti parti di 
una medesima statua. Ed in vero appo loro furono in pregio alcune 
maniere di metalli l'una dall'altra differenti secondo la lega del 
bronzo. E quinci avvenne , che alcune figure si chiamarono co- 
rinlhie altre deliache ed altre eginetiche ; non che il metallo di 
quella odi questa sorta per natura si facesse, ma bensì per arte 
mescolando il rame chi con oro, chi con argento e chi con ista- 
gno, e chi più e chi meno; le quali misture gli davano poi pro- 
prio colore, e più o men pregio, e perfino il particolar . nome. 
Ma fu in maggiore stima il metallo di Corinto, o fosse in vasel- 
lame , o fosse in figure ; le quali vennero in tal conto per ra- 
ra ed eccessiva bellezza, che molti granii uomini , quando an- 



76 - 



davano attorno le portavano per tutto seco. Narrasi che Ales- 
sandro Magno allorché era in campo reggeva il suo padiglione 
con istatue di metallo di Corinto, che furoo poi portate a Ro- 
ma. Aurica Ichurn era una lega di rame e di oro stimata assai 
per lo splendore e la durezza: hepatizon era un bronzo oscuro 
del colore del fegato, da cui è derivato il suo nome ; e la sta- 
tua colossale di Antonia nel nostro Museo è di questo bronzo. 
La statua dell'artista Silanio, mentovata da Plutarco, rappresen- 
tante Giocasta, era d' un pallore mortale, ottenuto per mezzo di 
una lega argentifera. E Atumante rubicondo d' ira fu gettato in 
bronzo dall' artefice Aristonide con una mischianza di ferro. 
Ed in fine Apolejo presso Floro descrive la tunicam picluris 
variegalam di una 3tatua in bronzo. Nello scopo di fare agevo- 
le la fluidità del metallo per mezzo del fuoco, e 1' indurimento 
di esso nel raffreddarsi, noi troviamo quasi costantemente usa- 
to lo stagno nella fusione del bronzo antico , e con frequenza 
ancora lo zinco e il piombo. Per impedire al bronzo di alterar- 
si e per dargli maggior lucentezza, si ungeva con la morchia o 
feccia d ! olive (amurca), oppure col bitume.— 2. Vuoisi conside- 
rare ancora il metodo della fusione in forme. Quanto a ciò la 
statua era, presso a poco come si f% di presente, modellata in 
cera sopra un' anima lavorata al fuoco , e indi si stendeva su 
d' una forma di argilla, nella quale si scavava la bocca del con- 
dotto d'onde doveva colare il metallo. Gli antichi acquistarono 
una perfezione maravigliosa sì quanto alla spessezza del metal- 
lo, sì per la purezza della fusione, e si in tutti i procedimenti 
dell'opera. Forse eglino non seppero o non vollero in buoni mo- 
di intendere a' parliti di legare insieme i diversi membri di una 
statua la mercè di agenti chimici o meccanici : ma l' incastra- 
mento degli occhi nella cavità dell' orbila fu assai bene da loro 
praticato in tutti i tempi; come eziandio il metodo di ornar di 
attributi le opere scultorie con metalli preziosi^, per il che eranvi 
artefici a parte. 

L' origine di far le statue si conosce appresso i Greci , come 
si può dire per tutte le nazioni, primieramente esser nata dal- 
la religione ; perocché le prime imagini che si facessero , 
furono fatte a sim'glianza degli dei , e quali gli uomini li ado- 



— 77 — 

ravano , e secondo che pensavano che essi fossero. Di ciò 
chiaro argomento avete in Esiodo ed in Omero, dove le scoltu- 
re di bronzo sono dapprima rappresentanze personificate d' idee 
atte i garantirci dai più prossimi e permanenti timori. È indu- 
bitato che la Gorgone o la testa serpentina di Medusa fu tra i 
primi monumenti scolpiti che si vedessero in Grecia, come quel- 
la che valeva ad impietrare ogni nemico contro la Cui persona 
se ne facesse scudo. Dagli dei si scese agli uomini dai quali gli 
Stati ripetevano grandi benefici', e vuoisi che il primo onore di qué- 
sta sorte, come narrano gli antichi autori, fosse dato ad Armodio 
ed Aristogitone, i quali avevano preteso , coli' uccidere 1' usur- 
patore Pisistrato, di liberare là patria dalla servitù. Benlosto di 
statue in marmo ed in bronzo furono onorati i vincitori dei giuo- 
chi e gli atleti trionfatori -, ed infine non mancarono di uomini 
ignoti nelle faccende pubbliche, ma che per virtù ed affetti do- 
mestici fendutisi cari e desiderati, lasciavano le sembianze loro 
alla famiglia in opere di metallo. 

Molti furono gli scultori in Grecia che acquistarono gran no- 
me pei loro lavori di bronzo. Plinio rammenta Reco e Teodo- 
ro che fiorirono gran tempo innanzi la XXX olimpiade. Erodo- 
to, Pausania , Diodoro, Vitruvio ed altri molti antichi autori van 
mentovando qua e là nelle loro opere Telecro, Glauco di Chio, 
Cipselo, Periandro, per non dirne di più, autori di celebrate scul- 
ture. Alquanto più tardi della GXX olimpiade, accanto alla scuo- 
la dei marmi di Prassitele, si alzò a bel vanto quella di Sicio- 
ne , dove le opere di metallo fuso acquistarono tutta la perfe- 
zione e nobiltà di stile fche esigevansi dalla civile condizione 
del tempo. La lode maggiore fu data dagli antichi ad Euli- 
crute allievo di Lisippo ; e non meno lodati sono Zeuxio.de , 
alunno di Silanio, Detonda di Sicione, Poliuta d'Atene, Tisicra- 
te allievo di Euticrate, Piromaco, Isigono, Strutonico ed Antio- 
co, artefici fonditori Viventi verso 1' olimpiade CXXXV. Mentre 
fioriva la scuola di Sicione sorse a grande fama quella di Rodi. 
De' suoi numerosi alunni mentoveremo Ermecle^ il quale lavo- 
rò una memorabile statua di bronzo rappresentante Combabo ; 
e fece un gran numero di altre statue di eroi e di Re che de- 
corarono il tempio di Jerapoli. Né possiam tacere di Carele di 
Celano — Voi. V. 11 



— 78 — 

Linda fondatore della scuola Rodiana, allievo di Lisippo, il qua- 
le fuse il più grande dei cento colossi che ad onor del Sole or- 
navano la città di Rodi. Questo colosso, rammemorato dagli sto 
rici come una maraviglia del mondo, aveva di altezza settanta 
cubiti; fuso in qualche parte col metallo di Eliopoli , fu fatto 
nello spazio di tempo compreso tra il primo anno dell' olim- 
piade CXX, ed il primo della CXXV: fu allogato non sull'entra- 
ta del porto della città, ma presso di esso, dove stette all'am- 
mirazione di tutte le genti sino al primo anno della CXXXIX 
olimpiade, quando scrollato per terramoto cadde. Questa isola 
famosa fu come a dire una fucina amplissima di opere di belle 
arti , e prospera e gloriosa si mantenne dopo l'assedio onde la 
strinse Demetrio nel primo anno dell'olimpiade CX1X sino ai tempi 
di Cassio che la devastò nel secondo anno della CLXXXIV olimpia- 
de. Dopo questo tempo la pratica dell'arte scultoria in bronzo, e 
la toreutica in generale, si andò perdendo per la Grecia ; e quin- 
di nelle devastazioni di Siila e di Pompeo strapiantata nell'Asia 
minore, venne a risorgere in Roma nell'aureo secolo di Augusto. 

La raccolta delle statue di bronzo fuse in Grecia che sono nel 
Real Museo, può dirsi la più ricca di quante se ne possan vedere. 
Noi ne abbiamo meglio che cento, e quasi tutte provengono da- 
gli scavi di Ercolano e Pompei , dove se non penetrò il ferro 
degli Eruli e dei Vandali , a quando a quando si vide I' oro 
franco e alemanno aver più valore delle opere in argento ed in 
bronzo. 

Di questi monumenti i dieci che rappresentano Imperatori e 
Imperatrici, son di grandezza maggiore del vero e di mediocre 
lavoro. Più belle sono sei figure femminili, più o meno grandi 
le quali alternate con busti di marmo ornavano la peschiera di 
un giardino in Ercolano. Il Winckelmann pretende esser figu- 
re di ninfe ; ma sembra che le ninfe non avessero portato mai 
diadema. 

Tra le statue è un bellissimo Sileno giacente sopra un otre , 
coperto d' una pelle di leone , il quale fa scoppiare dalle dita 
quel suono che noi diciamo delle castagnette] e son da notare 
anche un Mercurio ed un Satiro addormentato. 

Pei busti di bronzo , e particolarmente per quelli che supe- 



— 79 — 

ì uno il vivo , la nostra raccolta non ha pari. Tra le teste più 
grandi, sei si fanno ammirare a preferenza e tre di esse prin- 
cipalmente pel lavoro degli arricciati capelli che vi sono salda- 
ti. La terza testa con barba lunga non ha saldati che i ricci 
sulle tempia, ed è lavoro che 1' arte moderna non saprebbe forse 
uguagliare ; vuoisi che rappresenti Platone , ma par piuttosto 
una testa ideale. Il quarto busto è un Seneca, ed è la più bel- 
la testa di quante se ne abbiano in bronzo, lavorata con singo- 
r« perfezione. Due teste sono di forma affatto antica, e dei più 
lodati tempi dell' arte , ed hanno ai lati due manichi sporgen- 
ti ; appartengono forse ad Augusto ed a Livia , la leggenda in- 
tagliatavi ne fa noto l'autore: Apollonio Ateniese figliuolo di Ar- 
chia il fece, LV altra testa si pretende che rappresenti Scipio- 
ne 1' Africano , bronzo notevole per compitezza ed espressio- 
ne di volto. 

In una nicchia sono da ammirare molti minuti lavori statua- 
ri di rarissimo pregio : ed ivi è collocata una famosa testa di 
cavallo di antichissima fattura, la quale appartenne ad un caval- 
lo di bronzo reputate nei tempi greci come l'emblema della re- 
pubblica napolitana, se non si voglia dire, come altri pretendo- 
no, un monumento innalzato al Dio Nettuno. 

Ora è d' uopo indicar più minutamente queste rarissime ope- 
re di antichi artefici che di tanta lode sono al nostro Museo, in- 
tralasciando di dir di alcune di comun conto. 
N° 6 Tolomeo Filometore. (E). 
10 Livia moglie di Augusto (id.) 
14 Democrito : busto assai finamente lavorato (id.) 

17 Berenice (id.) 

18 e 20 Due lottatori : statue di eccellente lavoro , e della 
più bella età dell' arte greca (id.) 

19 La Pietà: statua colossale. 

24 Eraclito: busto che non pare della stessa mano del De- 
mocrito. 

28 Erme, che alcuni reputano rappresentare Ottaviano, gio- 
vane ancora. È dello stesso autore indicato disopra (E). 

50 Sacerdote, forse di Nettuno (N). 

32 Sjffo, busto di scelte forme (E). 



— 80 — 

W 33 Caracolla (F). 

37 Commodo (F). 

39 Antinoo sotto le sembianze di Bacco. Busto lavorato con 
molta diligenza, dove si veggono i lineamenti del • corti- 
giano di Adriano (F). 

41 Antonia : statua colossale (E). 

43 Scipione VAffricano. È uno de' più bei ritratti che il Mu- 
seo possiede del gran capitano, notevole per le due cica- 
trici che si ravvisano nella parte sinistra della testa (E). 

52 Fauno dormiente. È di una insuperabile verità , e può 
considerarsi come uno de'più rari lavori dell'arte antica (E) 

33 Archita. È di rarissimo pregio. 

54 Venere Anadyomene : opera eccellente rinvenuta nell' an- 
tica Nuceria. 

55 Claudio Druso : statua intera di artefice romano (E). 

57 Fortuna. Questa leggiadra statuetta porta per ornamento 
un braccialetto d' oro in cui è incastrato un granato (P). 
59 Fauno danzante (P). 

61 Ottaviano Augusto. È un colosso di severo e diligente la- 
voro (E). 

62 Caligola : statuetta di accurato lavoro intarsiata in argen- 
to (P). 

65 Seneca : ritratto parlante ; esser doveva assai somigliante 
al vero (E). 

70 Ercole che affoga i serpi. È opera del secolo decimoquin- 
to di molto pregio (F) (1). 

73 Mammio Massimo : statua colossale (E). 

75 e 76 Due gazzelle , di grandezza naturale , bene imitate 
dal vero (E). 

77 Sileno ubbriaco. É sdraiato su d' un macigno ricoperto di 
pelle leonina, e suona le nacchere. Questo capo-lavoro è 
sì ben conservato , che sembra or ora uscito dalle mani 
dell'artista (E). 



(1) Non sappiamo perchè tra i monumenti dell'arte greca e la- 
tina si vegga qui quest'opera* 






— 81 — 

78 Cavallo , di grandezza naturale. È il solo de' quattro da 
cui era tirata la quadriga di Nerone , che fu trovata in 

- frammenti sotto le rovine del tempio d'Ercole (E). 

Si Apollo Pilio , di naturale grandezza (P). 

2, 5, 8, 16, 22, 34 Attrici : statue che decorevano il teatro 

di Ercolano : su la fronte hanno incastrato occhi di vetro, 

per produrre maggiore illusione. 

79 Mercurio in riposo : è uno de'bronzi più perfetti dell'arte 
greca (E). 

Nella nicchia alla metà della sala : 

83 Grande chiave d' un condotto d' acqua : si noti la spes- 
sezza ed eccellente qualità del bronzo che non ha lasciato 
evaporar l'acqua dopo circa duemila anni. Fu trovata nel- 
l' isola di Ponza. 

84 Testa di cavallo colossale. Bellissimo avanzo dell'antica 
scoltura di Napoli greca. Essa apparteneva ad un cavallo 
che decorava la piazza maggiore del tempio di Nettuno ; 
e pretendono alcuni che fosse il simbolo della repubblica 
napolitana. Di questo emblematico cavali o si è a sufficien- 
za parlato nelle descrizioni della piazza del Duomo, e del 
palazzo di Diomede Carafa (1) nel cui cortile è stata invece 
situata una copia in terra cotta di questo monumento. 

65 Alessandro a cavallo. È lavoro accuratissimo intarsiato in 

argento (E). 
100 Fortuna. Statuetta di finissime forme (E). 
107 Amazzone a cavallo. Opera di eccellente stile (E). 

STATUE DI MARMO 

La copia di questa nobile ed importante raccolta non vie- 
ne adombrata che dall' importanza proporzionatamente maggio- 
re delle altre dovizie del nostro Museo. È lodata per istatue di 






(1) Voi. 2" pag. 310 a 313 — Voi. 3* pag, 685. 



- 82 



eccellente stile , per imagini di numi e di eroi di ogni genere, 
ma soprattutto per opere inconografiche ed in rilievo. 

Pochissime sono le grandi raccolte, che , come la nostra» 
possan vantare una sene si abbondante e non interrotta di la« 
vori originali greci di tutti i tempi dell' aite antica. La Minerva 
e la Diana di Ercolano , il gruppo di Oreste e di Elettra sono 
rarissimi esemplari di fattura arcaica ; la testa di Giunone nel- 
la galleria di Tiberio , e gli Atleti farnesiani sono distinti mo- 
numenti della scuola severa; il nobilissimo frammento della Psi- 
che, e il rilievo di Bacco con le Grazie son tipi di stile morbido 
tenero; la Minerva stante, l'Ercole e il Toro Farnese, la Nereide 
di Fosilipo , la Venere di Capua, l'Aristide di Ercolano, il rilievo 
di Orfeo e di Euridice sono capolavori della toreutica greca nel 
suo splendor maggiore. 

A quelli monumenti si lega l'arte fiorente in Italia , tal che 
la Flora , e la famiglia de' Balbi ; 1' Adone e 1' Antioco ; i bu- 
sti di Caracalla , di Pupieno , di Gallieno e di Celio Caldo fau- 
no la storia della statuaria italica dal rinascimento di essa 
a' tempi di Adriano , sino che non si rende bastarda nella ca- 
lamitosa era de' Cesari posteriori. Delle quali vicende dell' ar- 
te in Grecia ed in Roma siam nel T obbligo di dare alcuna più 
minuta notizia , perchè meglio si possa valutare il pregio del- 
le nostre antichità figurate in tutte le singolari opere che qui 
sono degli antichi artefici ; che se della scienza altri non sia 
molto domestico , spero con le nostre parole dargliene alcun 
sapore , che non gli sarà agevole di trovare in altre descrizio- 
ni del nostro R. Museo. 

Madre delle belle arti del disegno logicamente potete riputa- 
re la religione : e nel fatto le prime imagini, presso i gentili 
sono consacrate agli iddìi. La quale tendenza degli animi a rap- 
presentarsi sensibilmente una idea , vedesi manifesta sin dal 
tempo che le arti non peranche eran venute a luce. 

1 primi Dei furon segni informi e grossolani, e alla pietà dei 
tempi vetusti bastò solo una maniera di consagrazione per farli 
adorare. I trenta pilastri a Fere nella Tessaglia furono altret- 
tanti dii della coutrada. A Cizico rappresentava le Grazie un 
pilastro triangolare ; l'allade attica , e la Cerere erano un nu- 



83 — 



do e rude palo: e Bacco in TV.be una colonna circondata di un 
tralcio. Presso codesti ed altrettanti segni si cominciò quindi a 
porre alcun attributo molto significativo , su i pilastri imitando 
la testa or d' uomo ed or di femmina. Di qui l'origine delle er- 
me ad una fronte, bifronti , e ancor con tre o quattro facce , 
secondo il numero e l'aspetto delle strade dove aveano ad es- 
sere collocate. 

I primi lavori di statuaria vuoisi accettar 1' opinione essere 
stati condotti in legno, come materia più cedevole a'ferri. 11 fa- 
noio Palladio di Troja fu di legno, secondo Apollodoro e rap- 
presentava Minerva in una mano impugnando Ja lancia , e nel- 
l'altro reggendo la rocca ed il fuso. La Minerva di Linda fu una 
trave non lavorata. 11 Bacco lesbio fu lavoro in legno di olivo. 
La Lalona di Delo , ed il simulacro di Giunone furono intaglia- 
ti in due tronchi di pero selvatico. 

A questi lavori dapprima rozzi e deformi dettesi ben per tem- 
po perfezione ; e fu usata la pece , il gesso , la pasta di farina, 
la cera , e adoperati ferri da lisciare , e gli abbigliamenti , be- 
nanche nelle neuropaste e oscille , non escluse le acconciature 
per la lesta. 

II secondo periodo della scoltura in marmo comincia a bene 
discernersi dalla cinquantesima all' ottantesima olimpiade ( 580 
— 450 prima di G. C. ) Nei lavori di Dipneo e Scìllide di Cre- 
ta 1' arte esce dalla sua infanzia ; e più finamente è educala 
per lo scalpello di Tetteo ed Angelione , allievi di quelli. Bupa- 
lo ed Alemde furono scultori di Chio molto lodati. All'arte d'in- 
tagliar sul marmo sposarono quella di colorire tavole e vasi 
Gorgoso e Dumofilo , entrambi d'Italia. In Tebe fiorirono Ari' 
siomede e Socrate ; inlantoche un grandissimo numero di ope- 
ratori in creta, in legno ed in bronzo presero a fare illustri 
le contrade dell'Eliade e della Magna Grecia. 

Da Pericle ad Alessandro i| Grande (460 , 336 p. di G. C. ) 
incontrasi le celebratissime scuole di Fidia e di Policlelo , di 
Prassitele e di Lisippo con gli inuumerabili alunni loro , i qua- 
li in ogni maniera di adorare ferri da scolpire, tagliare ed in- 
cidere furon maestri mai più non agguagliati. È questa l'era 
felice in cui le arti tutte del disegno giunsero alla maggiore al- 



— 84 — 

te/za , e destarono maraviglia in tutti i secoli avvenire. Non vi 
fu contrada di Grecia e d'Italia che non vantasse un gran nu- 
mero di artefici ed una copia incredibile di lavori di arte ec- 
cellenti. 

Fu una gara de' municipii a fare richieste , ed una gara degli 
artisti a rispondere con uno zelo ed amore che forse mai più non 
jscaldarono il petto degli uomini ; sicché di opere lavorate da 
ingegni nobilissimi furono popolati i templi, i portici, i fori, 
le vie , gli atrii e le magioni. Delle quali opere e dei loro au- 
tori se volessimo far solo menzione ., non poche pagine , ma 
empir dovremmo più d' un volume. 

Dopo questo tempo, e sino agli anni 146 innanzi la nostra 
era , l'arte antica discostandosi dalla sua natia castità, comin- 
cia a cadere in quelle forme, leggiadre e gentili anch'esse, 
ma che mirano più , come dicono, all'effetto, anzi che alla 
schietta rappresentazione dei pensiero. La conquista del regno 
di Persia fatta da un Principe greco, e la partizione quindi del- 
le conquiste d' Alessandro furono inaspettate congiunture per 
moltiplicare un'infinita varietà di opere importanti. Nuove città 
su le forme delle greche , nuovi templi, reggie e palagi splen- 
didissimi si videro con maraviglia innalzati nelle più barbare 
contrade : e le corti de' Tolomei , de' Seleucidi , e de' Pergami- 
di , in esse serbando le opere stupende della più antica civiltà 
dell' Asia , furori ricolme de' lavori non meno stupendi del- 
la nuova civiltà de' Greci. Ma se le maraviglie dell'oriente ec- 
citarono negli artefici di quest'epoca lo spirito della magnificen- 
2a e delle proporzioni colossali, se dapprima l'arte ellenica ncn 
soffrì mistura d' arte estranea , certamente non guari dopo l'ac- 
comunarsi dei popoli per ragioni governative e per i' adozione 
dei nuovi reciproci culti , fu cagione che si vincesse ogni rile- 
gno e videsi sparire insieme alla nazionalità politica anche l'o- 
riginalità nelle opere artistiche de' conquistatori e de' conquista- 
ti. Manomessa l'autonomia degli Stati , si rilasciarono i legami 
che strettamente congiunsero 1' arte alla vita pubblica , e la 
glorificazione o la compiacenza di qualche possente uomo, im- 
posta all'arte come scopo principale , ne intorbidarono la pura 
e naturale sorgente. Le arti forviarono quando ebbero solo a 



- 85 - 

soddisfar la sete di lusinghe e di adulazioni delle città prepon- 
deranti, ed a contentare i capricci dei tanti despoti dell' anti- 
chità affaticandosi a creare in gran fretta splendidi e futili fan- 
tocci ad ornamento delle feste di quelle corti. 

Oltre gli artefici fonditori mentovati innanzi , dei quali alcu- 
ni furon pure maestri in marmo , son da ricordare in questa 
opera Dasippo e Beda di Sicione, Micone di Siracusa , Anteo , 
Callistrate , Pitia ed i figliuoli di Policleto , Timocle e Timar- 
chide. Ancora Apollonio e Taurisco autori del gruppo da noi 
denominato Toro farnese , Agesandro, Polidoro ed Atenodoro di 
Rodi , scultori dell' altro famosissimo gruppo del Laocoonte 5 
Agasio d' Efeso del cui scalpello è il gladiatore della Villa Bor- 
ghese ; ed un altro Agasio , padre d' Eraclito , il cui nome 
leggesi appiè d'una statua del Museo del Louvre. Infine, Gli- 
cone artefice dell'Ercole Farnese, Salpione che fece il gran va- 
so istoriato di Gaeta , Dionigi e Filoteo di Rodi , Cleomone di 
Atene; e cento altri che potrete andar cercando soprattutto nella 
dotta opera dell' Hirt. 

Meno le pratiche del culto , che l' ambizione politica die' 
favore in Roma alle arti plastiche. Il senato ed il popolo, e la 
riconoscenza delle nazioni straniere, innalzarono nel Foro ed 
altrove le prime statue a coloro che bene avevano meritato del- 
la patria. Ne' tempi più gloriosi della repubblica meglio si at- 
tese a grandi ed utili opere di architettura , che a lavori di sta- 
tuaria. Narra Plinio che col danaro confiscato a Spurio Cassio 
fu gettata la prima statua in bronzo alla dea Cerere. Allora si 
cominciò a popolare d'immagini i templi quando dalia guerra 
di libertà dei Comuni italici in poi , i Romani si sparsero sulla 
Magna Grecia , dedicando agli iddii , a titolo d' offerta , statue 
e colossi fatti col bottino della guerra. Come opere d'un' au- 
tenticità meno dubbiosa dei primi tempi di Roma possiam (ita- 
re il Navio ed il Minucio dell'anno 316 , le statue di Pitagora 
ed Alcibiade innalzate verso 1' anno 440, e l'Ermodoro d' Efeso 
che prese parte alla formazione delle leggi decemvirali. I censori 
Corn. Scipione e M. Popilio fecero nell' anno 593 rovesciare nel 
Foro tutte le statue dei magistrati che non erano slate erette 
per decreto del popolo e del senato , e solo fu rispettata la 
Celano— Voi V. 12 



statua di Cornelia , madre dei Granchi , sotto il portico di Me- 
tello. Ma già Appio Claudio, il famoso decemviro, avea nell'an- 
no 456 consecrato nel tempio di Bellona le imagini dei suoi an- 
tenati scolpite sopra di scudi. Si possono ancor citare come de- 
gni di nota 1' Ercole consecrato nel Campidoglio l'anno 448 , 
ed il colosso di Giove dedicato da Sp. Carvilio posteriormente 
alt' anno 459 i, fuso col metallo delle magnifiche armi della le- 
gione sacra dei Sanniti. 

Dopo la presa di Corinto tino al regno d' Augusto le arti fe- 
cero grandi avanzamenti* Gli sforzi de' patrizi e degli altri am- 
biziosi , per guadagnarsi i suffragi del popolo , l' abbagliarono 
con la magnificenza de'trionfi, con la copia degli oggetti d'arte 
in pubblica mostra , e coli' inudito sfarzo de' giuochi. Attirati 
dal favore , e dal grido della potenza latina , Roma fu ben to- 
sto il luogo di ritrovo di tutti gli artisti e degli appassionati 
amatori dell' arte. 

Una seconda epoca della statuaria latina è segnata dal tem- 
po dei Giuli sino ai Flavf, cioè dal 723 all'848 (96 dopo G. C.): 
nella quale stazione 1' arte discesa dall' altezza che occupava , 
parve obbedire con discapito della sua idealità all'altrui lusso 
e fantasia. Plinio esclama, che la mollezza del tempo aveva da- 
to 1' ultimo colpo all'arte, e come non più eravi grandi anime 
da rappresentare, così si dispregiavano egualmente i corpi; e Se- 
neca grida anch'esso che gli artisti eran divenuti luxuriae mi- 
nistri. 

Da Nerva a' trenta suoi successori ( 96 a 260 di C. ) corre una 
terza era dell' arte romana. In tal periodo di scadimento essa 
accenna il risorgere a' bei tempi di Tiajano e d'Adriano, il quale 
ultimo specialmente essendone fino amatore, ne impose rispetto 
alle genti che al suo scettro obbedivano. Artisti di questa stagio- 
ne, noti per le storie, sono Pi pia ed Aristeo d'Afrodisia, uno Ze- 
none mentovato in molte iscrizioni, e il nome di Atliliano si legge 
sotto la statua di una Musa nel Museo di Firenze. Ma dal regno de- 
gli Antonini in poi si vede negli artisti mancare la vita, estinguers 1 
la passione del bello , venir meno I' invenzione e il magistero 
t >rnar grossolano e gon'o. lì accettazione delle opinioni fore- 
stiere confuse la civiltà greco-romana ; e soprattutto la mi- 



— 87 



schianza di superstizioni di tutta nuova natura nocque all'arte 
nelle più intime ragioni di essa. La rovina maggiore provenne 
dalle novelle idee suscitate quando si vide occupare il trono 
imperiale di Roma un sacerdote di Egitto. Bassiano Caracalla, 
Giulia Domna e Giulia Mesa, la prima madre, l'altra zia di esso Ca- 
rac.illa, Geta, Eliogabalo ed altri mostri dell'umanità sperperarono 
nobili e sovrani fini delle arti inducendo negli animi l'adulazio- 
ne al maggiore eccesso , e 1' ipocrisia de' nuovi culti d'Iside e 
di Mitra. 

Hanno gli storici determinata un' ultima era delle arti latine 
nel tempo che passò da' trenta tiranni sino all'epoca bizantina. 
Declinando il mondo antico, involgeva l'arte pagana nella sua ca- 
duta. Il vecchio patriottismo romano ( che tutto si fondava su 
credenze e virtìi false ) , pei cangiamenti politici e la debo- 
lezza della forza interna dello Stato , perdette quel poco di ap- 
poggio che l'impero pur gli avea lasciato. Svanì fra' medesimi 
gentili la viva credenza agli iddìi de' padri loro*, e gli sforzi 
tentati per sostenerla, non riuscirono che a far sorgere idee ge- 
nerali in luogo delle idee individuali. Medesimamente si sconobbe 
dagli artisti padani la maniera di dare naturai sembianza o ve- 
ra forma alle cose , onde l'arte dapprima prende esistenza : e 
ciò fece per essi impossibile il concepimento caldo ed animato 
della natura fisica, e dell' unione intima delle forze corporali eoa 
1' anima. Cosiffatti artefici furono come tocchi da paralisi nei 
movimenti di una forza vitale indipendente e libera. Prima an- 
cora che i barbari rovesciassero l'impero d 1 Occidente , l'arte 
pagana era già spenta. 

Nella rappresentazione degli iddìi, che la pietà dei tempi pri- 
mitivi aveva coperti di abiti larghissimi e molto eleganti, e da 
ultimo anche effigiando le sembianze degli eroi, che l'arte nei 
suoi esordi avea ritratti armati da capo a pie , le vestimenta 
della parte superiore del corpo che ne celano affatto le forme, 
furon poscia gettate via ; il che fu fatto tanto più volentieri , 
che i Greci forniti di costituzione sana e robusta, aveano usan- 
za d' andare attorno con un solo e semplice vestito addosso. Il 
perchè di i ed eroi vestiti con una maniera di camice senza ma- 
niche , già usalo indistintamente , sono della più grande rarità 



— 88 - 

nelle figure dell' arte greca al più fiorito suo tempo. D' altron- 
de gli abiti del busto, così nell'arte, come negli esercizi! della 
vita comune, son messi da parte quantunque volte 1' attività e 
la fatica sieu più premurose. 

Così gli abiti medesimi, in questo verso considerati, acquista* 
no una particolare importanza nelle figure ideali , e divengono 
uno degli attributi più significativi. Ed invero l'arte antica si 
serve del vestimento per una forma simbolica ed abbreviata , 
onde il solo cimiero vai tutta un : armatura , ed un pezzo della 
clamide rappresenta I' abbigliamento intero delle persone distin- 
te ( efebi ). 

Nell'arte greco-latina le statue ed i busti imperiali, i cui ori- 
ginali ritratti per lo meno salgono al tempo del regno dei per- 
sonaggi che rappresentano , possonsi partire in due classi , nel 
che le forme dell'abbigliamento sono il men dubbioso termine di 
distinzione. Primamente si hanno a sceverare le immagini im- 
periali che fan vedere la persona senza divinazione alcuna , e 
mostrano per conseguenza il vestimento di uso ordinario. Era- 
no dette statuae civili habitu o togatae , i marmi che figurava- 
no il personaggio in tempo di pace , sovente rincappellato sul 
capo per allusione alla dignità sacerdotale. Nominavansi statuae 
pedestris habitu militari o thoracatae^ i ritratti imperiali coll'a- 
bito di guerra , e quasi sempre sono atteggiati nella guisa che 
si compongono i supremi duci delle armi quando aringano ai 
loro soldati ( allocutio ). A tale ordine spettano ancora le sta- 
tue equestri o allogate sui carri di trionfo statuae equestres in 
quadrigis: opere assegnate da prima per mandare alla posterità 
la ricordanza di una grande conquista o di un insigne trionfo ; 
ma che ben tosto si fecero servire al solo proposito di lusinghe 
e di adulazione. 

La seconda classe di tali scolture rappresenta l individualità 
in un carattere di forme più alle , vogliam dire come un eroe 
o un dio : ed ancora spesso ritrae la persona in tali sembianti 
che vi si vedono i lineamenti dell' individuo , fusi con quelli di 
altra persona già fatta divina e deificata dal popolo. Queste ul- 
time domandavansi statuae caesareae e le prime statuae achilleae. 
E notate che la rappresentazione del dio imperiale , decretata 



89 — 



dal governo, non avea mestieri di abito ideale , ma solamente 
doveva figurare la persona dell' Imperatore assisa in trono, am- 
mantala nella toga, ed avente Io scettro in mano ed un' aureo- 
la intorno al capo. 

La grande e nobile semplicità del vestito indica i Greci per , 
come oggidì direbbesi, un popolo artistico. II chitone usato da- 
gli uomini fu una camicia di lana originariamente senza mani- 
che : d' alquanto più lungo ed abbondante di pieghe era il chi- 
tone ionico di schietta tela , che si portò in Atene prima della 
guerra del Peloponneso : infine esso dava luogo ai vestimenti 
lidiesi, che in tutto somigliavano alla stola pitica, di che facea- 
si uso nelle feste bacchiche. Il chitone dei sacerdoti era senza 
cintura ; quello degli schiavi non era legato alle braccia per la 
maggior libertà dei movimenti , e quello dei guerrieri era si cor- 
to che appena giungeva alla metà della coscia. L' imazione fu 
una grande forma di drappo quadralo, che ambiandosi sul brac- 
cio sinistro , correva intorno alle reni , e dal braccio destro ri- 
correva avanti sino al punio dove era ligato. All' eleganza deJle 
pieghe, al garbo della forma ed alla maniera di portarlo si di- 
stingueva la franca educazione dell' uomo libero e la varia con- 
dizione di chi ne faceva uso. La clamide, nominata ancora man- 
to tessalo, fu un abto nazionale delle contrade settentrionali e 
dell' Uliria , ed in Grecia fu adottata specialmente pei cavalie- 
ri e gli efebi. Era una maniera di tabarro a collare, ligato so- 
pra la spalla dritta mercè una fibbia o un bottone , e cadeva 
presso la coscia in due punte allungale con guernizioni di por- 
pora e d'oro per le persone doviziose. Infine , ogni foggia di 
abito doveva vestire il corpo dall' alto del petto sino alle ginoc- 
chia. Molte forme di cappello usarono parimenti i Greci ? e ve- 
dute da noi su i monumenti antichi indicano la specialità del- 
l'occupazione della vita campestre, della militare, e via oltre-, ed 
ancora la condizione delle persone. Il nuven che in Beozia aveva 
la forma di una pina, si approssimava ia Tessaglia a quella di 
un parasole ; Cadmo è così figuralo sopra i vasi ; il cappello di 
Arcadia allargava grandemente la sua falda piatta : il petaso dei 
cavalieri e dei efebi in clamide rassomigliava al fiore rovescio 
di pianta ombrellifera ; [a ccuw'a era di assai bassa testiera e di 



— 90 — 

tese larghissime, usata nell' abbigliamenlo in Macedonia, Eolia , 
Illiria, e forse anche in Tessaglia. Dei berretti si vuole scevera- 
re la calotta dei marinai, a forma semiovale, come quella che. 
han sul capo Castore e Polluce, Ulisse ed Enea, dalla forma fri- 
gia, che è quel berretto che tutti sanno sul capo di Paride, e 
delle statue rappresentative del governo democratico. 

Ancora le femmine greche usarono il chitone, e fu dì due mo- 
di , dorico e jonico. Il primo d' antica usanza era un panno di 
lana affibiato sopra le spalle, e coi lembi inferiori rialzati a' can- 
ti sin presso le ginocchia : l' altro, adottato dalle donne atenie- 
si e da quelle di J >nia, fu inventato in Caria, ed era lunghissi- 
mo, in tela, con le maniche, tutto cucito ed abbondante di pie- 
ghe. La cintura o zona era arnese necessario a tal vestito, e se 
ne stringevano le reni sul chitone succinto , come d' ordinario 
vedesi nelle statue delle Muse. Questo non si deve confondere 
col cinto del petto, il quale or di sotto, or di sopra dell' abito 
contenea le mammelle, strophion, e presso i Romani fasciae ma- 
millares , né col cinto più largo delle figure guerriere zoster, 
alligato su la più alta parte del petto. Pur talvolta si usava un 
doppio chitone , come può vedersi nelle cinque fanciulle dei 
bronzi di Ercolano, nel che il primo descrivendo con bella ele- 
ganza un arco parallelo, ritenuto presso il seno mercè la cintu- 
ri e rialzato a modo di cercine, scendeva fino alle anche. Ezian- 
dio le Greche portavano Umazione al pari degli uomini, se non 
che esse ben sevente ne imbaccuccavano tutto il busto , solle- 
vandolo sino al capo , come per farne una maniera di velo al 
sembiante. Il peplo, varietà di chitone dorico , di pratica assai 
diffusa nei primi tempi della civiltà greca , cessò di essere abi- 
tualmente portato nei lieti dì della repubblica di Atene ; e 
quindi non fu più veduto che su la scena tragica ; e nelle sta' 
tue di Pallade di antico stile sen possono osservare le forme. Ol- 
tre i garbati vezzi dall' imazione, avean saputo trovar le Greche 
molte adornezze per la testa : la parola slephane denotava una 
corona girante intorno al capo , come mostrano le statue argi- 
ve : lo Sphendone somiglia alla striglie dei latini informa di fo- 
glia metallica : 1' umpix sembra un cerchio di metallo che ri- 
tiene i capelli soprattutto, dietro la testa ; il diadema era una 



— 91 — 

benda o fascia che attorniava il capo , frequentissima a vedere 
nelle figure dei Re macedoni: la taenia era un nastro largo le- 
gato a due nastri più piccoii pendenti alle tempia, segno eroico 
e di onoranze olimpiche , che di frequente si vede nelle statue 
della Vittoria: il polos somiglia a un disco che circonda la te- 
sta, ed i più dotti archeologi vogliono vedere in esso lì origine 
del nimbo o aureola che specialmente osservasi nei vasi figura- 
ti. II credemnon era la vitta propria a Dionisio o a Bacco. Do- 
po queste acconcezze del capo voglionsi notare le collane e gli 
orecchini; i braccialetti alla parte superiore del braccio, spinler; 
al polso , epicarpium ; quelli intrecciati di metallo , sterpti. Lo 
spathalìon e la spellici erano altre specie di armille. Le perisce- 
lides erano gli anelli attorno alle gambe a foggia di armille. 

Ciò pei Greci. Quanto a'Romani , la foggia nazionale dell'abi- 
gliamento loro ha molto riscontro con quella dei primi. La tu- 
nica poco differisce dal chitone , e la toga , ferma etrusca del- 
l' «mozione, se fu più grande e più ricca , ebbe sempre meno di 
eleganza , ed usata dapprima nella vita publica , cedette più 
tardi il luogo ad altre maniere di vestimenta greche più como- 
de (laena, paenula). La toga distinguesi dall' imazione per ta- 
glio mezzo circolare , e lungo sì che in numerose pieghe scen- 
deva sino a terra {tabulata ), Il ripigliar che ne faceano sotto il 
braccio destro , insieme al panno che stringeva il petto , era 
detto de'latini seno della toga; e V umbo, altra specie di gonfiez- 
za o di largo cercine presso i lombi e le spalle procuravasi da 
un'arte particolare ( forcipibus ). Alla guerra tutto l'abito era 
ristretto da una cintura a guisa di rete , finché non venne in 
pratica il sago, sagum , specie di vestito da somigliare alla cla- 
mide , ed il manto paludamentum 

Le donne Romane dapprima usarono anch' esse la toga , ma 
poi restò per abito di quelle del popolo , quando le patrizie 
presero ad adornarsi d'un abbigliamento jonico, cui appar- 
tenne la stola. Questo consisteva in una tunica a larghi lem- 
bi .(insti ta) ed in una tunichetla superiore (amiculum): di questa 
maniera di manto, ma in più ristrette f.rme (ricinium, cy- 
dada ), eran sempre vestite le donne più vecchie. II flammeum 
era il velo delle novelle spose ; il sufpbulum , il velo leggiero e 



- 92 — 

bianco delle Vestali-, ed il cucullus, un manlellelto che le don- 
ne romane cucivano alle loro vesti. Narra Marziale che Messa- 
lina, per non essere riconosciuta , s' imbaccuccava nel cuculio. 
Gli uomini prima dell' età imperiale portavano d' ordinario i 
capelli coiti e pettinati con molta cura *, e le donne una rete 
ricamata , vesica , per contenere le trecce : ancora gli uomini , 
a' tempi dell' impero , presero ad usare i capelli posticci e le 
parrucche ( capi llamentus galerus , galericulum ), gareggiando 
con essi le donne ; le quali acconciature tanto in voga torna- 
rono , che se ne veggono le più strane fogge , specialmente 
su le teste delle figure muliebri imperiali. 

PRIMO PORTICO DENOMINATO DE' MISCELLANEI 

In mezzo del portico 

N* 21 22 23 Tre fonti lustrali. Si trovano di frequente a Pom- 
pei nei templi ed anche nelle case private. Due sono di 
Ercolano; l'altro circolare è di buon lavoro greco, meno 
il piedistallo che è di epoca posteriore (P). 

A destra del Portico 

{' 24 Tolomeo Solerò (E) 

25 Marie seduto. Di moderno rislauro sono la testa e l'anti- 
braccio sinistro con lo scudo (F) 

26 Busto & incognito. Il lavoro è mediocre (F) 

27 Guerriero ferito. La testa , le bracci a e la gamba sini- 
stra sono restauri moderni (F) 

29 Guerriero remano combattente a cavallo (F) 

30 e 32 Busti ed erma d' ottimo lavoro greco (E) 

34 Cacciatore. Statua forse troppo vantata ; moderna ne è 
la testa, e le braccia sono aggiunte (F) 

33 Torso imperiale. É stato trasformato in un Pirro dallo 
scultore Canardi. Lodevole è la lorica col bassorilievo del- 
la danza dei Coribanli (E) 

34 Busto di M. Giunio Bruto. La testa è riportata sopra un 
busto di epoca posteriore, ma è bellissima (F) 



95 — 



N' 18 Sacrifizio a Cerere. Gruppo di buone maniere per la com- 
posizione delle Ggure e per la esecuzione del lavoro. La 
mano dell'uomo che strappa le setole al porco, le brac- 
cia del giovane intento a soffiare, e le zampe della bestia 
sono lievi ristauri. Questa scultura romana trovavasi col- 
locata nella galleria della Farnesina. 
96 Busto di giovane donna romana. Pare un ritratto di fa- 
miglia imperiale. È di buona scoltura (F) 
87 Amazzone ferita a cavallo. 11 lavoro è mediocre -, le brac- 
cia e le gambe sono aggiunzioni moderne (F) 

38 Bitslo di un giovane romano. Testa di mediocre scoltura 
sopra erma moderna (F) 

39 Guerriero ferito. Di una verità sorprendente. La testa , 
le braccia e le gambe sono moderni ristauri (id) 

40 Testa di Console sopra un busto moderno (E) 

41 Atleta. Eccellente statua e ben conservata. II braccio de- 
stro è moderno» ed il sinistro per metà aggiunto (id) 

42 Busto d Imperatrice, la cui sola testa è antica. La ridi- 
cola acconciatura dei capelli ricorda 1' epoca dei Flavii. 
Non è altro che una parrucca ( galeras ) senza grazila che 
lascia liberi su la fronte due ordini di capelli posticci ri- 
alzati a semicerchio , quasi che presentassero un duplice 
diadema. 

43 Atleta. È di stile arcaico , sicché il Winckelmann attri- 
buisce questa statua, e la compagna che or vedremo, ai 
tempi felici dell' arte pura. E' stata a più riprese medio- 
cremente restaurata (F) 

44 Testa supposta di Cleopatra. Scolmiti di buono stile ro- 
mano (E) 

43 Vincitore ferito. Le mosse dei muscoli sono di una ve- 
rità maravìgliosa. La perfetta esecuzione di quest' opera 
ha dato motivo a supporre, che l'originale foase in bron- 
io. La gamba ed il braccio diritto , la mano ed il piede 
sinistro sono moderni ristauri. La testa posteriormente 
congiunta è di bellezza ideale e ritrae dalle bellezza apol- 
linee (E) 

Celano — Voi V 13 



«# 94 — 

A sinistra del Portico 

N° 46 Atleta. La mancanza della testa, delle braccia e delle gam- 
be supplite, impediscono di dare idee precise del suo at- 
teggiamento. U Winckelmann le annovera tra le più bel- 
le statue di Roma (F) 

47 Busto di giovinetto. Mostra le fattezze di Caligola. È di 
buona maniera e ben conservato (P) 

48 Atleta. Il lavoro è pur di buona maniera. Le braccia e le 
gambe sono di restauro poco lodevole ; la testa aggiunta 
è bellissima, ma alquanto piccola (F) 

49 Mezzo busto di giovanetto. Sembra di famiglia patrizia (E) 

50 Re Dace prigioniero. Si vede dalla foggia dell' abito che 
tal marmo rappresenti in realtà un Principe barbaro , il 
quale forse aveva ornato il trionfo di qualche Imperato- 
re romano del secondo secolo. 

51 Combattente moribondo, È di buon lavoro ; la testa è ag- 
giunta ; il piede diritto e 1' antibraccio sinistro sono sta- 
ti suppliti (F) 

52 Busto di Faustina juniore (F) 

53 Testa di donna, di buona maniera arcaica (P) 

54 61 68 75 Figlie di Balbo. In generale queste figure si di- 
stinguono per la loro somiglianza , la grazia e la variata 
eleganza del panneggio. Furon tutte rinvenute su la sce-« 
ria del teatro di Ercolano. 

55 Testa di donna. Pare ritratto di una romana; è di medio- 
cre stile (E) 

56 Lucio Vero giovane. E' di buona scoltura (F) 

-57 Statua consolare del proconsole Balbo. Fu trovata senza 
la testa in uno degli angoli dell' orchestra dei teatro di 
Ercolano. Vi fu poi impiantata questa testa antica che non 
è propria, perchè assai dissimile da quella della sua sta- 
tua equestre. Nel piedestallo si legge la seguente iscri- 
zione : 

M. NONIO . M. F. BALBO 

PB. PRO. COS. 

D. D. 

■ • 

/ ' '.-■•■ ,'- ' 

, ' , i. 



— 9S — 

A Marco Nonio Balbo figlio di Marco , Pretore e Procon- 
sole, con decreto dei Decurioni» 
N* 58 Amazzone uccisa. La scoltura è buona, il solo piede si- 
nistro è moderno (F) 
59 Plotina. L' acconciatura della testa indica l'usanza a'tem- 
pi di Traiano (id) 

62 Testa di Venere. Buona scoltura^ greca (E) 

63 Marcello. 11 busto loricato è moderno, e la testa è ritoc- 
cata (F) 

64 Viària madre di Balbo. Fu cavata con le altre figure del- 
la famiglia Balbo dal teatro di Ercolano. Nel piedestallo 
in marmo grechetto si legge : 



CIRAE . A. F. ÀRCHÀD 

MATB1 . BALBI 

D. D. 

A Viària Arcade, figlia di Aulo, Madre di Balbo, con De- 
creto dei Decurioni. II lavoro è mediocre ; la testa per al- 
tro è bella ed espressiva. 

65 Guerriero morto (F) . 

Gb^Busto di Poslumio Albino (id) 

67 Ritratto di donna romana. Buona scoltura e ben conserva- 
ta (E) 

69 Fanciullo romano. Lavoro di scelte forme (P) 

70 Donna incognita ; si suppone d' Imperatrice romana (F) 

71 Marco Nonio Bxlbo padre. Figura togata , eseguita con 
maggror diligenza ed arte di quella del figlio. I Romani 
erano fanatici nell' aggiustamento della loro toga, in mo- 
do che formasse belle pieghe , per il che le statue toga- 
te offrono quasi sempre le medesime disposizioni e le stes- 
se masse di pieghe. Questa di Balbo è una delle più bel- 
le. Nel basamento si legge la seguente iscrizione : 

ìi. NONIO . M. F. BALBO 
PATRI 
D. D. 



96 - 



K» 73 Barbaro morto. Scoltura medioere che ha di moderno 
piede ed il braccio dritto (F) 
7& Celio Caldo. Questa testa di mararigliosa espressione è 
lavorata con tanta maestria , che pochi altri ritratti pos- 
siam citare di tanta perfezione. La conservazione di que- 
sto marmo aggiunge un nuovo pregio a sì eccellente scoi* 
tura (F) 

l 74 Basto di Minerva. Assai leggiadro , e merita particola- 
re attenzione (id) 

76 Mezzo busto di Pallade (id) 

77 l'està di Venere. Scoltura di buona maniera gr$Cla (id) 

78 Re Dace prigioniero (id) 

79 Fauno. Scoltara romana (id) 

80 Marco Arrio Secundo. Buona scoltura romana (id) 

Portico Secondo detto delle Divinità 






#1 Marco Nonio Bulbo, Celebre statua equestre scavata col- 
1' allfra (82) nella Basilica di Ercolano. La figura lien nel- 
la sinistra la briglia del cavallo e leva in alto la destra 
coi movimento del saluto solito ad usarsi dagli Imperatori. 
Nel piedistallo si trovò la seguente iscrizione : 

M. NONIO . M . P. BALBO 
PR r . PRO . COS. 
HERCULANENSES 

■A Marco Nonio Balbo, figlio di Marco, Pretore, Proconso- 
le gli Ercolanesi. 
S2 Marco Nonio Balbo. Statua equestre del tutto simile al- 
la precedente. Fu disotterrata senza la testa e senza una 
mano, 1' nna e l'altra supplita dallo scultore Ganardi. Vuoi- 
si notare che queste due statue hanno sofferto dalla la- 
va più che le altre di Ercolano : ciò è dimostrato dalla 
calcinazione superficiale del marmo in alcune parti, e dal 
loro giallo colore. 

83 Tavola circolate. I tre piedi ( mensa Iripus) sono confi- 
gurati a testa e zampa di leone (P. casa di Sallustio) 

84 Tazza. É sostenuta da un piede elegantemente scana- 
lato (P) 



- 97 



N° 8S Statua di 'donna panneggiata. Mediocre è il lavoro di 
questa figura, la cui testa con le mani sono moderne(F) 
88 Fauno appoggiato ad un tronco. Copia di buon origina- 
le greco. Fu rinvenuto presso il tempio d' Iside in Pom- 
pei. Scoltura conservatissima. 

87 Satiro. La testa e le braccia sono moderne, ma il tergo 
e le gambe sono antiche e di pregevole lavoro (F) 

88 Fauno ridènte. È una graziosa figurina (P) 

89 Apollo. Bellissima figura. La testa è antica r sebbene ri- 
portata : moderne sono le gambe, il braccio sinistro con 
la lira, e porzione del braccio dritto (F) 

90 Cibele. Il lavoro è mediocre , ma pregevole per la buo- 
na conservazione , e per la dedica seguente che si legge 
sfai plinto del predellino (F) : 

virids 

MARCARIANDS V. C. DEAM CYBEBEM (sic) P. S. 

SI Statuetta muliebre. La sua positura è presso a poco si- 
mile a quella dei num. 10 ed 11 di questa raccolta. 

92 Torso ristaurato in Mercurio. Lo scultore Albaccini vi 
ha aggiunta la testa col petaso, ed il braccio diritto (F) 

93 Statuetta di giovinetto (P) 

94 Satiro. Il solo torso è antico, il rimanente è di pessimo 
ristauro. 

95 Giovinetto con oca. Pessimo è il ristauro delle gambe e 
dei piedi. 

96 Livia. La moglie di Augusto rappresentata come sacer- 
dotessa. Questa figura , di ottimo scalpello , fu rinvenu- 
ta nello interno del Pantheon , presso il Foro di Pompei. 

97 Ewnachia. La statua di questa sacerdotessa , vestila co- 
me la precedente , fu scoverta in Pompei il 1818 j utl 
piedistallo è incisa questa iscrizione : 

È 

EDMACBIA L. F. 

SACEBD. PUBL. 

FULLOKES 



- 9S 



Ad Eumachia, figlia di Lucio, pubblica sacordotessa i Fui- 
Ioni ( o tintori che formavano un corpo distinto in Pom- 
pei, ove avevano il loro collegio ed i sacerdoti). 
N* 98 Bacco. Le mani che mancavano sono state supplite da 
moderno ristauratore. Questa gra«iosa figulina ritrovata 
nel tempio d'Iside a Pompei, ha nel plinto questa iscrizione: 
N. PoriDios . AMPLiATUs . PATEit . p. s. ( pecunia sua ) 
99 Ganimede coli' aquila. Eccellente scoltura che ha il pre- 
gio di essere ben conservata (E) 

101 Cerere. La denominazione di questa figura è fondala su 
le spighe ed i papaveriche lo scultore Cali, dietro gl'in- 
dizii dell' antico le ha posto nella dritta. La testa e la ma- 
no con la fiaccola sono moderne (F) 

102 Statuetta d'incognito. E di mediocre scoltura antica (id) 

103 Oreste ed Elettra. Eccellente gruppo dell' arte antica. Il 
braccio destro di Oreste è supplito da rislauro (E) 

104 Frigio prigioniero (P) 

105 Apollo sedente. E' di mediocre lavoro ; la testa e le brac- 
cia sono moderne (E) 

106 Ercole. Scoi tura non dispregevo!e,ma ha molto sofferto dal- 
la lava vesuviana. La sola msno sinistra è stata supplita(E) 

107 Diana cacciatrice. Ad eccezione della testa della dea, la 
maggior parte di quest' opera mediocre è antica. Un simi- 
le gruppo trovasi nel museo di Dresda. 

108 Termine di donna. Un' erma simile trovasi nel museo Ca- 
pitolino (E) 

109 Busto colossale di fiume. Forse serviva ad uso di fon- 
tana ; era anticamente collocato nel portico del palazzo 
Farnese. 

110 Giunone. E' di buona manièra, ed ha la testa diadema- 
ta (F) 

111 Busto colossale di Fiumt. E' simile al 109. 

112 Termine di Bieco indiano. E' di stile arcaico e del più 
severo carattere di quell'aulica scuola. La testa maesto- 
sa è ben conservata ; 1' erma è tutta moderna (F) 

114 Termine di Ercole. E' lavoro molto ordinario (P) 

116 Minerva. Statua di buona mairera greca, ma molto sfi- 



— 99 - 

gurata da mala restaurazione alia tesla , alle braccia ed 
alle pieghe (F) 
N* 117 Urna cineraria col coperchio. Porta la seguente Iscrizione: 

D. M. 
L. VOCDLLIO . GEMELLINO 

VET. COH. Vili . PR. 

L. VlBIDS . SECDNDCS . ET 

L. VOCULLIOS . ÌCSTINUS . L1BERTDS 

BENEMERENTI!- FECERUNT. 

Agli dei inferi. Al Benemerito Ludo Vocullio Gemellino 
veterano , primo centurione dell' ottava coorte pretoria-* 
no. Lucio Vibio Secundo « Lucio Vocullio Giustino liber- 
to innalzarono il monumento. 

118 Urna cinernria col coverchio. E' tutta baccellata e trafo- 
rata nei manichi. Nel prospetto si legge (F) . 

; QUIETI . ET . SECURITATl 
COMPSES 

• 

Alla pace e sicurezza di Compsa. 

119 Sarcofago» E' scoltura greca (F) 

lai Termine. Scoltura molto ordinaria (id) 

122 Busto di Minerva. E' buona fattura romana (E) 

123 Termine di Nettuno. È compagno di quello descritto al 
num. 112 (E) 

124 Fiume. Busto compagno al num. 126. 

125 Cerere. Statua più grande del naturale. E' di uno stile 
manierato (F) 

126 Fiume. E' compagno all' antecedente. 

127 Termine di donna. E' ripetizione dell* antecedente descritto 
al num. 108 (E) 

129 Sacerdotessa di Libera. Graziosa ed ingenua è la massa 
di tutto il corpo. La testa è riportata, ma antica ed ap- 
partenente alla figura ; le mani ed i pedi son di restati* 
ro moderno (E) 



» 



— 100 — 

N° 130 Ganimede abbracciando l'aquila. E' quasi la medesima 
rappresentazione del num. 99, ma di gran lunga inferio- 
re tanto per la esecuzione , quanto per lo atteggiamento. 
La testa, il braccio sinistro ed il piede sono opera moderna; 
come pure il rostro dell'aquila , ed il cane che è a de- 
stra della figura, sono stati suppliti secondo gì' indizi che 
ci erano dell' antico (F) 

131 Ercole ed Onfale. Moderne sono col plinto le gambe del- 
le due figure, ed ancora il braccio destro di Onfale , la 
clava e porzione del braccio sinistro di Ercole. Questo 
gruppo di non ispregevole scoltura era prima collocato 
nella galleria della Farnesina. 

132 Bieco. Questa buona scoltura, imitante la maniera gre- 
ca, fu disotterrata nelle vicinanze di Salerno. 

133 Pretesa Vestale. Questo busto ad erma fu trovato pres- 
so il teatro di Ercolano. La testa velata è di ottimo stile; 
ma |il seno scoverto non conviene punto alla denomina- 
zione di Vestale che le si è attribuito. 

134 Esculapio. Statua più grande del vero , di buonissima 
scoltura e ben conservata, rinvenuta dicesi nell'isola Ti- 
berina di Roma. Proviene direttamente dagli Orti Farne- 
siani. 

135 Bacco indiano. Busto ed erma di ottima scoltura (E) 

136 Bacco ed Amore. La fattura di questo bellissimo gruppo 
sembra appartenere ai tempi di Adriano (F) 

137 Anlinoo sotto le sembianze di Mercurio. E' somigliantis- 
sima alla famigerata statua Capitolina di Antinoo, ed una 
delle prime del nostro Museo per l'eccellenza del lavo- 
ro (F) 

138 Venere vincitrice ed Amore. Questa bellissima figura di 
Venere che devesi considerare come un originale greco , 
o almeno per una preziosa imitazione, somiglia molto al- 
la Venere di Melo. Soltanto le due braccia sono restauri 
moderni. 
139 Città personificata. Riesce difficile d' indicare più pred- 
io samente questa grandiosa e ben lavorata testa turrita. 
Siccome fu rinvenuta con altri busti in un edifizio pres- 



- 101 — 

so il teatro di Ercolano, si potrebbe arrischiare che espri- 
messe appunto la città medesima.: 
N' 140 Giunone. Bellissima statua, ed una delle migliori che si 
conoscano di questa dea. Moderni ristauri sono la mano 
sinistra col lembo del panno che stringe, il braccio destro 
ed alcune dita dei piedi (F) 

141 Testa di Minerva. Questa bella testa di donna con elmo 
non si attaglia molto a Minerva per r espressione tenera 
delle fattezze del volto e per la direzione dello sguardo 
in alto (E) * 

142 Pallade. Questa preziosa e rarissima statua-, di grandez- 
za maggiore del vero, ammirabile ancora per la sua buo- 
na conservazione , fu rinvenuta in Ercolano con la ca- 
pellatura ed il peplo dorati. Questo monumento si an- 
nunzia per una delle più belle ed importanti opere del- 
l' arte arcaica, volgarmente detta etrusca. 

143 Ercole giovine (E) 

144 Satiro con fanciulli. Non v' ha di antico che la figura 
del satiro (F) 

145 Ercole. Mediocre scoltura romana (id) 

146 Termine di donna. Di ottimo lavoro. La testa che appar- 
teneva ad altro monumento, è anche di buono stile gre- 
co (id) 

147 Giove. Scoltura romana ben conservata (id) 

148 Mezzo busto di Bacco. E' anche questa una buona scol- 
tura (id) 

149 Nettuno. Statua di modiocre scoltura. La testa e le brac- 
cia sono moderne (id) 

150 Fanciullo. Mezzo busto ad erma (P) 

151 F annetto (E) 

152 Fanciullo ridente (P) 

153 Sarcofago. Due Baccanti sorgono su due centauri che so- 
stengono con le destre l' iscrizione seguente che poggia 
sopra un tronco di palma posto in mezzo a due figurine 
v.e!*$ (?) : 



Celmv — Voi. Y. 14 



- 102 - 

_____ 

D. M. S. 

L. DASUMl 
GERMANI . VIX. ANN. LY 
FILI . HEREDES 
PATRI . DULCISSlMO 



Consacralo agli Dei inferi. I figli ed eredi di Dasumio 
Germano che visse anni 55 , innalzarono il monumento 
al loro amatissimo genitore. 
N' 154 Mezzo busto di Nettuno* Buona scoltura (FJ 

155 Diana Lucìfera. Figura mediocre. Le braccia con la fiac- 
cola sono aggiunzioni del restauratore (id) 

156 e 157 Due pilastri scanalati (?) 

158 Termine di Ercole. La mano sinistra che tiene i tre po- 
mi esperidi è moderna (F) 

159 Pilastro, simile ai precedenti. 

160 Antinoo. Questa statua colossale , sotto le sembianze di 
Bacco, ha ricevuto non pochi ristauri (id) 

161 e 162 Urne cinerarie. La prima porta l'iscrizione: 









RDRR1A C. I. SECONDA 

168 Sarcofago. Con undici figure a bassorilievo. Scoltura del- 
la decadenza delle arti (Poz) 

164 Pilastro simile ai precedenti. 

165 Priapo. Scoltura romana ottimamente conservata (E) 

166 e 167 Altri due pilastri simili ai precedenti (P) 

168 Minerva. Questa eccellente statua , una delle migliori 
dell' arte antica , è di grandezza più del vero. Le due 
braccia sono moderne (F) 

170 Bacco. Bella scoltura de' tempi di Adriano (id) 

171 Testa a" incognito, di mediocre scoltura (P) 

172 Leone con testa d'ariete. Serviva per getto d'acqua (id) 

173 Testa di fanciullo (id) 

174 Sarcofago. È copia d' nn buon originale greco (F) 

175 Alessandro. Testa ad erma (E) 






— 103 — 

N* 176 Supposta Euterpe. Fu restaurata per una Euterpe dallo 
scultore Albaccini inserendovi una testa di Musa , antica 
sì, ma tutta ritoccata, ed un braccio destro con due ti- 
bie (F) 

TERZO PORTICO DETTO DEGLI IMPERATORI 

*- ■■■■ 

177 Fonte lustrale. E' quadrilungo , di forma semplice ed 
elegante. Fu ritrovato nel tempio d' Iside ; sotto del la- 
bro si legge il nome del magistrato duumviro : Longinus 
II Vir. 

178 Agrippina maggiore. Così chiamata per distinguerla da 
sua figlia che fu madre di Nerone. Bella econservatissi- 
ma statua , la quale non ha di moderno che le mani e 
lo sgabello su cui posa i piedi. 

179 Fonie lustrale. E' compagno al num. 177, ma senza iscri- 
zione (P) 

180 Tiberio E' di buona scoltura romana (E) 

181 Caio Cesare. Questa bella testa è stata imposta ad un 
busto clamidato all' omero sinistro dello stesso marmo(E) 

182 Druso. Statua pregevole (P) 

183 Britannico. Buona statua ; la testa è riportata e molto 
ritoccata , e la somiglianza non è certa. Le mani sono mo- 
derne (F) 

184 Supposto padre di Traiano. Statua vestita all' eroica con 
testa mediocre. L' antibraccio diritto e la mano sinistra 
sono moderne (id) 

185 Settimio Severo. E' una testa di mediocre lavoro sopra 
un busto moderno (id) 

186 Antonia minore. Bella statua panneggiata, la testa è an- 
tica, ma spettante ad altra statua (id) 

187 Supposto Annibale. Fu rinvenuto nelle ruine dell' antica 
Capua ; le fattezze del volto sono piuttosto italiane che 
africane. Si ritiene da molti che sia ritratto di un capita- 
no romano dei primi tempi della repubblica. 

188 Mezzo busto colossale di Tito. Questo bello e grandioso 



— 104 — 

busto non ha di moderno che il cranio e la punta del 
naso (F) 
N* 189 Papieno. Eccellente busto per la sua epoca 5 del resto 
le narici non sono bucate. 

199 Massimino. Statua vestita all' eroica. La testa rosa e lo- 
gora appartiene alla statua , e fu inserita posteriormen- 
té(F) 

£91 Elwgabalo. Busto ben conservato e di buona scoltura. E 
«solo restaurato nel collo (id) 

492 Giulio CesarQ. Bella testa colossale. La punta del naso 
ed il b«sto sono moderni (id) 

193 Adriano» Eccellente busto ben conservato (id) 

tQé Vitellio. La corazza non appartiene alla testa di questa 
statua. Le due mani sono moderne (E) 

Ì9£ Giulia Pia. Testa malamente ritoccata sopra un busto 
cfee non le appartiene (F) 

1.96 Antonino Pio. Busto ben conservato (id) 

•19* Lucilla. La testa col diadema è moderna, e sembra rap- 
presentare una Giunone (id) 

##9 Marco Aurelio Carino, o piuttoste un altro Antonino Pio. 
Questo bel marmo che non ha di moderno che la punta 
flel naso, fu ritrovato nell' Anfiteatro di Capua. 

200 Domiziano. Di mediocre scoltura, con le estremità mo- 
derne, restaurata nella testa dal naso in giù, ed oltre a 
«io ritoccata (id) 

201 Marco Aurelio giovane. La testa egregiamente scolpita è 
riportata e ben conservata (id) 

202 Tiberio. La testa di questa statua è moderna ;'d* buona 
scoltura, e molto ben conservata (id) 

203 Marco Aurelio» Bella testa riportata su di un mezzo bu- 
sto moderno (id) 

204 Caracalla. Ottima scoltura romana, 

205 Testa di Nerone. Altri la credono di Caligola (id) 

206 Tiberio. La testa è moderna del pari che il braccio di- 
ritto , ed il sinistro con la parte inferiore del cornuco- 
pia (id) 

207 Testa d' incognito. Scoltura romana (E) 



— 105 — 

N° 208 Xarep Aureli*). Tijta di questo Imperatore adattata ad 
un busto loricato e clamidato , moderno in tutto il lato 
sinistro. 

209 Claudio sedente. Questa statua colossale, di buona scoltu- 
ra ro«nana, fu una delle prime scavate in Ercolano. Sup- 
plite in gesso sono la testa, le braccia e la gamba sini- 
stra. 11 tronco è tutto antico. 

2r0 Commuti*. La testa di questo Imperatore è ben conser- 
vala e di buona scoltura ; ma inserita su di altro antico 
busto loricato e clamidato (E) 

211 Bhs+o d'Imperatrice. La testa di scoltura romana è so- 
lamente restaurata nel naso e nel collo (F) 

£12 .Traiano. La testa e le estremità sono moderne. Il torso 
di questa statua fu rinvenuto dal Marchese Venuti nel 1787 
sulla spiaggia del Garigliano , là dove era 1' antica Min- 
turno. Lo fece restaurare in Roma per un Traiano, e quin- 
di nel 1802 ne fece dono al Real Museo. L' antico è di 
eccellente scoltura romana. 

213 Giulia figlia di Tito. Busto di buona scoltura, restaura- 
to leggermente nel colio e nel naso (F) 

214 Lucio Vero. Busto loricato di bella fattura e di buona 
scuola. Il naso e la barba souo restaurati (id) 

2 15 Lucio Vero. Bella statua più grande del vero in abito 
eroico. Il braccio diritto ed il piede sinistro sono di mo- 
derno ristauro (id) 

216 Busto di Probo. La testa antica e ben conservata fu po- 
steriormente inserita sopra questo busto clamidato ; I' uno 
e l'altro di eccellente scoltura romana (id) 

217 Nerone. Testa di ottimo stile riportata sopra un busto 
di altro marmo. La sola punta del naso è moderna (id) 

218 Caio Caligola. Le parli antiche di questa statua loricata 
sono di eccellente lavoro. Questa rarissima statua è dovu- 
ta alle cure del prefato marchese Venuti che l'acquistò 
in Minturno nel 1787. Lo scultore Brunelli ne supplì le 
gambe, la mano manca, il braccio dritto, il collo, molte 
parti della testa , il manto , il ciglio , le orecchie , ecc. 
Nel 1795 il Real Governo ne fece l'acquisto pel R, Museo. 



— 106 — 

N* 219 Tiberio. Busto ben conservato e di buona «coltura (F) 

220 Galba. Buona testa coronata di quercia sopra un busto 
, moderno. Il naso è moderno (id) 

221 Gran fonte lustrale in porfido. Tazza colossale retta da 
un piede, ha due manichi formati da due grandi serpen- 
ti, sotto i quali veggonsi ricchi fogliami inghirlandati, e 
quattro papaveri pendenti alla parte interna cui si unisce 
all' orlo della tazza un gran guscio di conchiglia che riem- 
pie il vóto tra un serpente e P altro. L' orlo di questa 
tazza restaurata in molte parti è scolpito di ovoli, ed il 
suo gran piede di forma esagona è tutto scorniciato (id) 

222 Ottone. Testa diligentemente scolpita sopra un busto mo- 
derno. E' restaurata nel collo, nel mento e nel naso (id) 

223 Agrippina madre di Nerone. È meritevole di esser nota- 
ta la sua grande somiglianza con le fattezze del tìglio (id) 

224 Giulio Cesare. La testa diligentemente copiata dallo scul- 
tore Albaccini fu posta sopra una statua imperiale lori- 
cata, di cui il braccio destro è moderno (id) 

225 Gallieno. Ritratto condotto con molta intelligenza e per- 
fezione di arte (Cap.) 

226 Marco Aurelio giovane. Testa di ottima scoltura romana 
sopra un busto moderno (F) 

227 Marco Aurelio. Statua loricata di pregevole lavoro ro- 
mano. Porzione del collo, il braccio destro, la mano si- 
nistra col parazonio e parte delle cosce colle intere gam- 
be sono restaurazioni moderne dell' Albaccini (id) 

228 Adriano. Busto con lorica e clamide. La testa è ben con- 
servata fuorché nel rwso : è uno degli eccellenti ritratti 
che il Museo possiede di questo Imperatore (id) 

229 Piccolo busto imperiale (id) 

230 Lucio Vero. Statua elegante di questo Imperatore opera- 
ta da ottimo scalpello romano. Parte del collo , le gam- 
be, il braccio manco e metà del sinistro sono moderni 
ristami (id) 

231 Agrippina moglie di Germanico. Bellissimo busto vestito 
di tunica e pallio aflìbiato su la spalla destra (P) 

232 Plautilla moglie di Caracalla, 11 busto di questa Impe- 



— 107 — 

ratrice, che fu la più leggiadra danna del suo seoolo, è 
ben conservalo ad eccezione del naso (F) 
N' 233 Augusto sedente su magnifico nono , tenendo la destra 
appoggiata sul ginocchio e la sinistra elevata in atto di reg- 
gere l'asta. La testa è stata supplita in gesso dal Taglio- 
lini che la fece ritraendola da un cammeo che conser- 
vasi in Vienna ; le braccia sono anche di gesso (E) 

234 Caracalla. Questo eccellente busto di opera romana ha 
il pregio d' essere ben conservato , ad eccezione della 
punta del naso (F) 

235 Statua di giovinetto» È vestita di pretesta. II braccio si- 
nistro è stato apposto a questa statuetta di buona scol- 
tura romana. 

236 Nerva. Testa di bella maniera romana sopra un busto 
malamente ritoccato (id) , jfi x 

237 Britannico. La testa è riportata e molto ritoccata. Mo- 
derni sono i due antibracci col collo e la man dritta (E) 

238 Busto di fauciullo. Mediocre lavoro romano (PJ 

GALLERIA DELLA FLORA 

Questa nobilissima sala, di belle forme romane, e deco- 
rate con marmoree colonne e pilastri, fu fatta da capo 
sopra i disegni dell' architetto Cav. Bianchi. 

239 Flora. La celebre figura colossale che vedete fu trova- 
ta coli' Ercole nelle Terme di Caracalla. Alcuni han cre- 
duto che fosse la sposa di lui ; altri Ebe dea della gio- 
ventù ; altri una Musa, una Speranza, un' Ora, ed anche 
una danzatrice, e finalmente il Gerhard ha creduto scor- 
gervi una Venere panneggiata : ma l' idea di una Flora 
non dee assolutamente rigettarsi. La testa di questa ec- 
cellente opera, le braccia e i piedi, con parte delle gam- 
be furono dapprima restaurati da Giacomo della Porta e 
dappoi dall' Albaccini e dal Tagliolini (F) 

240 Ornamento deU edificio di Eumachia . E' formato di gra- 
ziosissimi rabeschi, lavoro architettonico dei più perfetti 
che abbiamo in tal genere (id) 






— 1QS — 

N J 241 Torso di Bacco. Opera eecel lente (F) 

242 Bacco ebro. Questo impareggiabile monumento, secondo 
il Winchelmann , è uno dei più insigni rilievi dell' arte 
greca (id) 

243 Statua di fanciullo (id) 

244 Altro fanciullo con oca (P) 

245 Altro fanciullo, probabilmente un genio bacchico (id) 

246 Sarcofago. E' notevole pel modo immaginoso della com- 
posizione. Il bassorilievo principale è di buon lavoro e 
fa vedere una ripetizione di quei baccanti che incon- 
transi in tutti i Musei (F) 

247 Psiche. E' molto verosimile che questa statua apparte- 
nesse ad un gruppo. Con ragione si è supposta una Psi- 
che in questa contegnosa e verginal bellezza ( che forse 
non mentisce lo scarpello di Prassitele) vie maggiormen- 
te che si osservano alle spalle le incassature delle ali. 

248 e 249 Due colonne di verde antico (S. Agata dei Goti) 
250 a 252 Due pilastri scanalati e Cane assiso (P) 

253 Sarcofago. Esprime due ritratti a mezzo busto, con or- 
nato di ippocampi guidati da amorini (Poz.) 
I 254 a 256 Due buit> di Faunctlie fra essi una maschera mu- 
liebre colossale (P) 

257 a 259 Due pilastri scanalali e fra essi un cane che al- 
za la zampa (id) 

260 Sarcofago. Basso rilievo di mediocrissima esecuzione , 
ma che mostra essere copia di un migliore originale im- 
portantissimo pel soggetto. Prometeo forma l'uomo e 
tutte le divinità assistono a quest' opera stupenda (Poz.) 

261 Busto di Minerva. Buona scoltnra romana (E) 

262 Statuetta di Amore dormiente. Anche questa è opera di 
lodevole scalpello romano (F) 

263 Busto di Bacco indiano. La testa antica è di buono sti- 
le greco, il naso è moderno, ed il busto non appartiene 
alla testa (E) 

264 Torso di fanciullo. E' un bell'avanzo di greco scalpel- 
lo (F) 

255 Sarcofago. In questo bassorilievo si ravvisano Bacco ed 



— 109 — 

Ercole ebro, con Onfale che sostiene Peror. Bella com- 
posizione, molto vivace, ma di trascurato disegno (F) 
W 266 a 268 Tre figurine di fanciulli (P) 

269 E lena persuasa. Celebre bassorilievo di puro siile greco ; 
che altra volta faceva parte della raccolta del Duca di 
Noja. « 
870 Torso virile. Figura nuda, sedente, di mediocre scoltu- 
ra (F) 

MARMI COLORATI 
-•aV m au » 

Nel mezzo della sala 

271 Apollo sedente. Preziosissima statua semi colossale di un 
solo pezzo di porfido, ad eccezione delle estremila, con la 
lira, che sono di marmo bianco. E' lavoro eccellente e 
di un materiale difficile a scolpire qual' e il masso di por- 
fido (F) 

272 Fonte lustrale di rosso antico. La figura muliebre alata 
che lo sostiene,' può indicare una città marittima o una 
dea dèi mare. Le braccia sono infrante (P) 

273 Colonna di fior di persico (id) 

274 Colonna di verde antico (S. Agata de' Goti) 

275 Faustina maggiore. La testa è di eccellente scoltura e 
ben conservata , ma riportata sopra un busto di alaba- 
stro orientale (F) 

276 Iside in marmo bigio morato. La testa e gli antibracci 
sono moderni (id) 

277 Vespasiano. Testa mediocre sopra un, busto moderno di 
alabastro orientale fiorito (id) 

278 Colonna di broccatellone scanalata (P) 

279, 280 e 284 Due barbari in marmo paonaztetlo. Le estre- 
mità sono di pietra di paragone, basamtes, dalla voce gre- 
ca basanin provare , non è marmo ma basai te. Moderna 
è nella prima figura una porzione del berretto, della gam- 
ba sinistra e della base ; nella seconda , 1' estremità del 
berretto, le due braccia, e parimente una porzione della 
base (F) 
Celano — Voi. V. lo 



> 



— 110 — 

281 e 283 Colonna di alabastro orientale (E) 

282 Apollo in basai te verde. Il poggio con la lira è in gran 
parte moderno. Statua bellissima di pietra rara' e difficile 
a lavorare (F) 

285 Colonna di broccatellone (P) 

286 ili. Aurelio giovine. Busto di accuratissimo lavoro ; mo- 
derna è solo la punta del naso (F) 

284 Cerere in marmo bigio morato. Fu restaurata in Iside (id) 

288 Annio Vero. Bella ma alquanto ritoccata testa di questo 
Imperatore, riportata sopra un magnifico busto di alaba- 
stro orientale fiorito (id) 

289 e 290 Due colonne di verde antico (S. Ag. de'G.) 

291 Manlia Scantilla. Testa ben conservata sopra un busto 
di alabastro cotognino (F) 

292 Diana Efesina in alabastro orientale , e le estremità di 
bronzo con la base di porfido. Questa buona scoltura del- 
l' altezza di palmi sette, è uno dei più distinti e meglio 
conservati simulacri che si abbia della diva di Efeso. Vb- 
glionsi notare i molti ordini di mammelle , ond' ella fu 
addimandata Multimamma, per indicarla nudi ice degli es- 
seri , ossia Natura. 1 pochi restauri sono stati fatti con 
molta abilità (id) 

293 Testa forse di Filippo giovane , sopra un busto loricato 
di porfido (id) 

294 Colonna di broccatellone (Caserta) 

295 Tazza di marmo bigio col suo piede (P) 

296 e 297 Teste di rosso antico sopra colonne di giallo an- 
tico (id) 

298 Statuetta di Meleagro in rosso antico. E' alquanto detur- 
pata dalle aggiunzioni moderne delle gambe e del brac- 
cio destro (id) 

299 e 300 Colonne di giallo antico (P) 

301 Tazza di paonazzetto (id) 

302 Barbaro di paonazzetto e le estremità in marmo bianco (id) 

303 Colonna di broccatellone (Caserta) 

304 Lucio Giuuio Bruto. La testa, di buon lavoro, è riportata 



- ili — 

sopra un busto di alabastro fiorito. Il naso è moder- 
no (F) 
K* 5Q5 Iside in bigio morato. Lavoro ordinario con le estremi- 
tà moderne (N) 

306 Giulia Pia. Bella testa ben conservata , e riportata so- 
pra un busto di alabastro cotognino (id) 

307 Colonna di verde antico. (S. Ag. de' G.) 

GALLERIA DELLE MUSE 

308 Cratere di Salpione. Il soggetto di questo capo lavoro del 
bello ideale greco è Mercurio che affida il fanciullo Bac- 
co alle cure della Ninfa Nisa. Vi si vede inciso il nome 
dell' ateniese Salpione. Le degradazioni da questa super- 
ba opera sofferte in molte parti, in tutte le teste e par- 
ti nude delle figure, non han menomamente potuto oscu- 
rare lo splendore della sua primiera magnificenza. Questo 
celebre monumento provvenulo dalle mine dell' antica Fi- 
rucio , fu prima trovato abbandonato su la spiaggia di 
Gaeta ; venne poi usato per pila battesimale nel Duomo 
di detta città , e da ultimo trasferito al Museo. 

309 Pateale. Pregevole scoi tura romana rappresentante sette 
divinità, cioè Giove, Marte, Apollo, Esculapio, Bacco, Er- 
cole, e Mercurio (F) 

310 Colonna di verde antico (S. Ag. de' G.) 

311 Clio. Mediocre statua. La testa e la mano sinistra sono 
restaurazioni moderne. Rinvenuta net 1760 forse nel Tea- 
tro d Ercolano. 

312 Moschione sedente. Non è il bucolico Moschus , come si 
pretende da molti , ma bensì il drammatico Moschione 
conosciuto per molti frammenti. Questa statua porta sul 
plinto l'iscrizione: MOsXlfìN. 11 più importante da sa- 
persi è che la testa è riportata, e che come avanzo di an- 
tico ritratto autenticato con antica iscrizione, merita di 
esser molto apprezzato (FJ 

313 Tersicore. Bella statua in palla citaredica. Il braccio si- 
nistro con la lira sono aggiunzioni moderne ; t del drit- 



- 112 - 

to col plettro moderni sono solamente il pollice e l' in- 
dice (E) 
N° 314 Sapposta Mnemosine. Bella statua panneggiata trovata 
con le altre nelle rovine di Ercolano. Il naso solo è mo- 
derno. Quando fu disotterrato questo bellissimo marmo, 
la testa si rinvenne vicino alla base. 

315 Apo'-lo sedente. Vi sono alcuni ristauri nel collo, nel brac- 
cio sinistro, e nella gamba dritta -, il naso è moderno(F) 

316 Minerva. Statua di mediocre scoltura (id) 

317 Melpomene. Moderno è il capo, e forse anche il braccio 
dritto, che dovrebbe tenere un para2onio o una clava in 
vece del pugnale (E) 

318 Filosofo. Questa scoltura somiglia molto al Moschione 
testé descritto; la testa, sebbene antica, non è sua, e la 
dritta e sinistra mano ch& stringono un rollo, hanno al- 
quanto sofferto (F) 

319 Erato. Statua mediocre molto restaurata. Le due brac- 
cia e la lira sono restaurate del pari. Questa statua e 
1' altra segnata al nnm. 322 furono trovate prive di testa 
in Resina in un luogo che dicevano i colli mozzi. 

320 e 321 Due colonne di verde antico (S. Ag. de' G.) 

322 Urania. Statua di lavoro simile alla precedente. Moder- 
na h la testa con la mano dritta , ed il globo e porzio- 
ne del braccio sinistro con la verga (Resina) 

323 Bieco, li braccio sinistro con la metà superiore del tor- 
so e la mano dritta sono abili ristauri dell' A Ibaccini (F) 

224 li issorilievo con Grazie eNmfe. Questo monumento, che 
porta intagliate sette figure stanti, poco differenti tra lo- 
ro, è sommamente importante per le iscrizioni greche sot- 
to ciascuna figura rappresentata di fronte tenendosi per 
la mano. La spiega delle tre prime ci è palesata con i no- 
mi delle tre Grazie; tre altri nomi convengono ad altre- 
tante Ninfe , ed in quanto all' ultima figura si può cre- 
dere che sia la personificazione di un' isola lontana indi- 
cata col nome di Teleunesos , luogo oggigiorno incognito 
e di poca fama (E) - 



— 113 - 

N* 3215 Calliope. Graziosa statua panneggiata da Muse. La teste 
e la mano sinistra sono moderne (E) 

326 Supposta Euterpe. Leggiadra statua che ha i due anti- 
bracci moderni (id) 

327 Clio. Piccola statua di mediocre lavoro. La lesta antica, 
ma riattaccata, è bellissima ; gli antibracci con gli attri- 
buti sono moderni (id) 

328 Calliope sedente. La testa, le braccia e gli attributi sono 
moderni (F) 

329 Supposta Euterpe. Leggiadra figura somigliante per lo 
stile a quella del num. 226 (E) 

330 Talia. La testa, gli antibracci e gli attributi sono anche 
moderni (id) 

331 Apollo. Il solo torso con avanzo delle braccia e delle 
anche è antico e di eccellente scalpello (P) 

332 Bacco con le Grazie. Stupendo bassorilievo di tanta per- 
fezione, che pochi dei conosciuti possono stargli a fronte 

r - per eccellenza di arte (F) 

333 Polimnia. Il torso è di ottimo lavoro*, la testa, la mano 
sinistra e tutta la parte inferiore del ginocchio alla base 
sono ristauri dell' Albaccini (id) 

334 Colonna di verde antico (S. Ag. de' G ) 

GALLERIA DI ADONE 

335 Supposto Adone. Bellissima statua. Di questo marmo la 
maggior parte del tronco, col turcasso e l'arco, la gam- 
ba sinistra, la destra fino alle anche, la man dritta ed il 
braccio sinistro appoggiato al tronco son ristauri dello scul- 
tore Andrea Cali (Anf. di Capua) 

336 Venere Anadiomène. Statua di ottimo lavoro. La testa, 
il braccio sinistro e la metà superiore del braccio dritto 
sono restauri moderni (Poz.) 

337 Puleale con bassorilievo. Monumento ben conservato e 
di eccellente lavoro. Se ne deve avere grande estimazio- 
ne considerando la comparsa tutta greca dei Satiri; sic- 
ché avuto rispetto al monumento di Lisi era le , questo è 



— 114 — 

forse P unico che si abbia di significante grandezza e di 
facile interpetrazione , oltre che particolarissimo si è per 
l'aggiunzione del velloso Sileno. Siffatto rilievo che dap- 
prima trovavasi npl giardino Francavilla, è stato dilucidato 
dal Caylus, dal Weliker, e finalmente nel Museo Borbo- 
nico (Nap.) 
N* 338 Gruppo di Amore con un delfino. La testa e le braccia 
di Amore con la coda del delfino sono restauri dello scul- 
tore Solari (F) 

339 Puleale. E' scorniciato sopra e sotto con ghirlanda di 
alloro (id) 

340 Colonna di verde antico (S. Ag. de'G.) 

841 Bacco. Il torso è mediocre ; le braccia e le gambe sor* 
moderne (F) 

342 Ermafrodito in forma di Satiro. Esempio notevole e fi- 
nora unico nell' arte greca , che giunta al suo apice fan- 
tasticava il misto delle due nature aditi di appropriarle 
al festevole corteggio di Bacco \ il quale non di rado ve- 
diamo rappresentato in misterioso e dubbio sesso. L'intera 
opera è condotta con tanto sentimento e valore di scal- 
pello da non poterla non riputare un vero originale greco 
in tutto lo splendore dell'arte nel periodo della morbidezza. 
La mano destra è stata modernamente supplita in istuc- 
co. Sono ristauri posteriori il sottobraccio sinistro, il cal- 
cagno sinistro ed una parte del tronco di appoggio. Ri- 
portata è la testa , ma appartiene alla figura. Questo ca- 
po lavoro rinvenuto nel Foro di Pompei nell'anno 1817, 
è stato illustrato la prima volta dall' Osann. 

343 Amore. Leggiadrissima figura, creduta copia di un amo- 
rino celebre, forse quello di Lisippo in bronzo, che atti- 
rava la gente a Tepsia. 11 naso è moderno (F) 

344 Venere marina. Eccellente statua panneggiata con bel 
partito delle pieghe ; la quale è stata ritoccata dall' Al- 
buccini, che ha anche supplito le due mammelle. 

345 Dioscuro. Il ristauratore 1' ha trasformato in Paride con 
un pomo nella sinistra mano ed un cane ai piedi. Oltre 
al muso dell'animale, moderni sono il collo, il naso , il 



— 115 — 

braccio destro, la mano sinistra e la maggior parte del- 
le lance (C-api 
N* 316 Putto con oca. La testa, le braccia e le gambe del pat- 
to , con la testa ed il dorso dell' oca sono ristauri dello 
scultore Canavdi ; le parti antiche sono di ottimo lavo- 
ro (E) 
847 Satiro. Statua di buono stile romano. Un tigre, molto 
ristaurato, gli siede allato. Altre riparazioni malfatte de- 
turpano il pregio dell* opera antica. Fu ritrovata nel 1747 
alle falde del monte Taburoo in Principato Ultra, nel luo- 
go detto S. Maria. 
348 e 349 Colonne di verde antico (S. Ag. de' G.) 

350 Statuetta di Nerone. La testa, che è copia di un ritratto 
di questo Imperatore, le braccia e la base sono di moder- 
no restauro (Telese) 

350 (bis) Diana cacciatrice. Statuetta di molto merito, copia 
di qualche eccellente originale in bronzo. Si conoscono 
molte Diane simili a questa per la composizione, ma po- 
chissime pel merito (P) 

351 Giunone. La testa e le braccia di questa bella scoltura 
greca sono ristauri monerni (F) 

S52 Bacco. Un mediocre torso. Pare che la testa coronata di 
grappoli sia antica ed appartenga alla figura. Le braccia 
e le gambe sono moderne (F) 

353 Najade sedente. Graziosa figura panneggiata dal mezzo 
in giù, siede sopra un masso. La testa e la dritta mano 
sono state supplite dal ristauratore (P) 

354 Statuetta d y un giovine. Questa pregevole scoltura è restau- 
rata nei piedi, nelle braccia e nel collo (E) 

355 Venere e Amore. La figura di Venere è ben mediocre , 
la cui testa e il sottobraccio sinistro sono di stucco , le 
braccia dell' Amorino sono di ristauro (F) 

356 Bacco. Questa bella statua di scoltura greca ha le gam- 
be antiche , sebbene riportate. L' asta di un tirso , e la 
patera nella sinistra sono moderni (id) 

357 Diana. Bella statua descritta minutamente dal Wmkel- 
tnann nel 1 volume della Storia delle arti del disegno. 



— in- 
stava in un picco] tempio di una villa appartenente al- 
la sepolta città di Pompei. Fu rinvenuta fra le due Tor- 
ri, cioè del Greco e dell'Annunziata, in uno scavamento) 
fortuito; lo stile è greco antico, la perfetta conservazione 
di questa figura ne aumenta di molto il pregio. 

GALLERIA DI GIOVE 

In mezzo alla sala 

Gran mosaico rinvenuto nella casa detta del Fauno a Pom- 
pei il d\ 21 Ottobre 1831. 

Questo stupendo quadro e la magnifica magione d'onde 
venne fuori hanno attirato !' attenzione e le lodi dell'universa- 
le , ma singolarmente degli artisti e degli eruditi : giacché l'u- 
no e 1' altra èssendo di sommo pregio , documentano 1' altez- 
za e la rara perfezione a che presso i nostri maggiori furon 
condotte le belle arti , e come da essi careggiavasi oltremodo 
il lusso. 

La casa detta del Fauno ed anche del Gran Mosaico, edifica- 
ta ad isola a lato dei Tempio della Fortuna , è invero reputa- 
ta una delle più belle ed ampie finora scoperte in Pompei. La 
porta stessa ha vanto su quelle delle altre case di questa città, 
sia per la grandezza, sia per gli ornati: un mosaico quadrilungo, 
Bebbene ordinario , ne fregiava la soglia , e nei lati della porta 
sorgevano colonnette, sfingi, leoni, ed altri vaghi stucchi in rilievo 
di mirabile disegno. 

Lungo sarebbe il descrivere questo vasto edilìzio , scompar- 
tito in meglio di cinquanta stanze terragne , oltre quelle che 
trovavansi negli ordini superiori ; ha un atrio di 340 palmi di 
lunghezza nel quale incontri larari , triclini , peristili , implu- 
\i , peschiere, giardini, logge, tablini , sostenuti ed abbelliti da 
colonne di stucchi dipinti coi piedistalli e capitelli di vari or- 
dini corintio , jonico e dorico. 

Limitandoci perciò al mosaico , diremo , che nel sito centra- 
le della casa , in un tablino di cui decorava il suolo , si è 



- 117 - 

rinvenuto questo monumento delle arti pregevolissimo per la 
grandezza della composizione , e per V ingegnosissimo artifizio, 
e per la considerabile dimensione. La larghezza è di palmi 19 
ed once 4 lJ2 , e l'altezza palmi 10 ed once 3, senza tener 
conto della orlatura , la quale non è altro che una fascia a 
guisa di cornice , il lavoro n' è di preziosi marmi naturalmente 
colorati, e sono quei pezzetti così minuti, che in un'oncia qua- 
drata ne puoi contare sino a novanta, cosicché circa settemila 
ne racchiude un palmo quadrato ; ed essendo l' intero quadro 
di palmi quadrati 198 circa, i pezzettini di marmo che lo com- 
ponevano prima che venisse danneggiato , ascendevano ad un 
milione trecento ottantamila circa. Avanti 1' eruzione del Vesu- 
vio era stato d'alquanto guasto, e restaurato, ma non da ma- 
no maestra. 

Il fondo del quadro è tutto bianco e senza prospettiva : pu- 
re alcuni han creduto ravvisarvi delle tinte fosche. Nel mezzo 
poi sul secondo piano , grandeggia un tronco d' albero annoso 
e sfrondato. 

Rappresenta il quadro una battaglia nel momento decisivo 
della vittoria. Ventisei combattenti sono in due schiere figura- 
ti , diverse per abito , armi e fisonomia; uno è sopra una qua- 
driga, e vedonsi quindici cavalli in arnesi differenti tutti alti un 
quarto meno del naturale. Ma per essere stato rovinato il mo- 
saico nella parte destra inferiore, nel tempo forse del tremuoto 
che di due lustri precede 1' eruzione e che fu , corno questa , 
ferale alla Campania , non iscorgonsi più in quel sito che le 
sole vestigie di armi , guerrieri , e cavalli , parte ritti, parte a 
terra feriti, parte morti o moribondi, e nella porzione intera e 
ben conservata osservasi altrettanto ad un di presso. 

Il protagonista trovasi allogato nella parte danneggiata: egli 
è un duce di aspetto giovanile, di bellissime forme e vesti, the 
ardimentoso combatte sopra brioso destriero ; si avventa con- 
tro le squadre nemiche , rovesciando quanti se gli oppongono 
innanzi , e gii sta in atto di appuntare vigorosamente la lunga 
asta immergendola nel corpo d' un cavaliere nemico , che si 
distingue per la foggia singolare delle; vesti , delle armi e 
dell' aspetto. 

Ctlano— Voi. V. *6 



— 118 - 

Fra i due cavalieri combattenti non si scorgono che le sole 
teste di due figure , una tutta grondante di sangue per ferita 
ricevuta; l'altra giovane ed assai bella, ricoverta d'un cimiero co- 
ronato d' alloro. Il rimanente di queste figure , come le estre- 
mità delle figure del duce vincitore e del suo cavallo , tutto è 
disparito pel danno che il mosaico si ebbe anticamente; percioc- 
ché le materie piombatevi sopra dal tremuoto che scrollò Pom- 
pei , ne dovettero distruggere quel pezzo. 

Nel lato dritto del quadro > dove tutto presenta l' immagine 
di disperato combattimento , vedesi torreggiante sopra magni- 
fica quadriga il duce barbaro , che per 1' altezza non solamen- 
te al suo auriga sovrasta , ma bensì a tutti gli altri battaglieri 
del campo : ed il quale , al segno che dà della ritirata , mena 
nelle file dei suoi lo scompiglio e conseguentemente la perdita 
della battaglia. L' auriga nel trarre a sinistra , sferzando i ca- 
valli già imbizzarriti, rovescia guerrieri) calpesta moribondi e 
morti , dandosi a precipitosa fuga , mentre il duce , rivolto In 
dietro , stende la destra verso i nemici in segno di dolore per 
la morte di un suo valoroso capitano caduto trafitto sotto i suoi 
propri occhi. 

Il felice concepimento de' gruppi , la somma accuratezza del 
disegno , degli arditissimi e sorprendenti scorci , V alacrità dei 
combattenti , le smanie dei moribondi , 1' impeto de' cavalli , 
la ricca foggia degli abiti, la multiplicità delle armi , insomma 
la varietà che regna in tutta questa grandiosa composizione , e 
l'effetto che prodnce nell'animo tal maraviglioso quadro dell'an- 
tichità , rendono il nostro Mosaico un monumento classico di 
arte. 

Tre sono i personaggi che vi primeggiano : il cavaliere vitto- 
rioso, il cavaliere ferito mortalmente da costui, ed il duce del- 
la quadriga , a cui , per 1' improviso ritorcimento dei cavalli , 
devesi attribuire la perdita della battaglia. Ma quale battaglia 
o scontro fosse non tocca a noi chiarire , ora soprattutto che 
molti diversi pareri veggonsi pubblicati per le stampe , con 
corredo di sterminata erudizione (1). 

(1) Michele Aidili: La morte di Sai-pedone — Francesco 



— 119 — 

Che il nostro mosaico rappresenti Io scontro di Alessandro 
con Dario par che si desuma da quello che concordemente af- 
fermano Diodoro Siculo, Quinto Curzio ed altri scrittori di quel- 
la memorabile giornata (1). Dal racconto che ne fa il primo sem- 
bra, che l'artista abbia fedelmente riprodotto nel suo quadro ciò 
che ne dice la storia. Anche Quinto Curzio narra che Dario 
scese dal carro e salì sopra una giumenta che all'uopo lo se- 
guiva (2); ed Eliano dice che Dario conduceva parecchie di que- 
ste giumente che di recente avevano partorito per giovarsene 
in tali congiunture (3). 
ff 359 Urna cineraria (F) 

S60 Colonna di Portovenere. Bellissimo marmo nero venato 
in giallo d oro. 

361 Mercurio. Bella testa inserita su di un erma moderno (F) 

362 Sarcofago. Vi è scolpita a basso rilievo la caccia di un 
cinghiale (id) 

363 Testa di Baccante, ornata di grappoli d' uva (P) 

364 Maschera tragica (id) 

365 Testa di Fauno (id) 

366 Bassorilievo d'un Satiro e di un Baccante. Per mala ven- 
tura la vivacità dell' impressione che produce questa ec- 
cellente scoltura greca , è interrotta dal restauro della 
metà del bassorilievo (£) 

367 Euripide. È riportata su di un erma in marmo di Car- 
rara (id) 



Avellino: La battaglia del Granico— Bernardo Quaranta: La bat- 
taglia d' Isso — Antonio Nicolini : La battaglia d' Arbella — Giu- 
seppe Sanchez : Scontro d'Achille e di Ettore al faggio fuori 
le porte Scee della Città di Troja. — Marchad : La giornata di 
Maratona. — Luigi Vescovila : La disfatta dei Galli a Delfo.— 
Filippo di Romanis : Lo scontro di Druso con i Galli a Lio- 
ne. — Pasquale Ponticelli : Cesare in Egitto, 

(1) Lib. XXII cap. 3. 

(2) Lib. IV cap. I. 

(3) Vita di Alessandro § 62. 



— 120 - 

N 8 368 Omero. È una delle più belle teste del cantore d'Achille. 
L' erma è moderno ed il naso i-istaurato (F) 

369 Una caccia di leoni, di cervi e di cignali sopra un sar- 
cofago (id) 

370 Testa faunina coronata di fiori. 

371 Maschera tragica (P) 

372 Testa di uomo barbato (id) 

373 Orfeo, Euridice e Merontio. La spiegazione di questo ce- 
. lebre bassorilievo eie slata tramandata dagli autichi per 

la iscrizione greca su di ciascuna figura. Ci sono due al- 
tre ripetizioni di così eccellente opera , una di Borgia , 
1' altra di Albani, ma con iscrizioni del lutto diverse. Que- 
sto bassorilievo dei migliori tempi dell' arte antica, il cui 
stile alquanto secco ricorda i bei monumenti coragici , 
è stato illustrato al voi. X, tav. LXH dell' ediz. in 4° del 
Real Museo Borbonico (M. di Noja) 

374 Socrate. La metà inferiore dell' erma è moderna , e la 
superiore è antica con la testa di lavoro mediocre , ben 
conservalo, ad eccezione del naso : è importante per una 
iscrizione supplita e dilucidata dal Visconti ; la cui in- 
terpretazione è la seguente : 

Non ego ab hoc primum tempore, sed ita semper me ha~ 
bui , ut nulli meorum auscultarem magis quam rationi , 
quaecumque congedanti mihi potissima videretur. 

(Non adesso solamente, ma sempre mi sono comporta- 
to in modo di non dare ascolto a chicchessia , fuorché 
alla ragione , la quale sempre possentissima è stata nei 
miei pensamenti). 

375 e 376 Due colonne di porfido verde ( ophiles ) 

377 Pilastro con capitello corintio. 

378 Bassorilievo. Scoltura romana (F) 

379 Testa di donna ignota (id) 

380 Preteso Mario. Testa imberbe di buona scoltura, inseri- 
la sopra un busto clamidato (id) 

381 Testa di donna (id) 

382 Pilastro con capitello corintio (id) 

383, 387, 389 Piedistalli con bassi rilievi. Le Province per- 



— IBI — 

sonifìcate sopra questo monumento son figurate da Ama- 
zoni, ma non col petto scoverto. Il loro abito è il frigio. 
È probabile che formassero in Roma ornamenti di con- 
tinuità ad un intero frontispizio. 
N° 388 Giove. Questa mezza figura colossale fu trovata nel se- 
dicesimo secolo nella nicchia di un tempio cumano, che 
da questo mezzo colosso prese il nome di Tempio del Gi- 
gante; sicché fu anche chiamato Gigante di Palazzo e $tra~ 
da del Gigante quella ove fu collocato sino al 1809. H 
Viceré D. Pietrantonio d' Aragona lo fece trasformare in 
un Termine gigantesco per piantarlo nella piazza del pa- 
lazzo Reale, dove sosteneva le armi di Spagna. Con tut- 
ti i deturpamenti che ha sofferto non lascia di essere un 
grandioso simulacro di Giove che 1' arte greca ci ha la- 
sciato. 

390 Busto d' un filosofo incognito (F) 

391 Ajace. Testa con elmo, di buonissima scoltura, e ben con- 
servato (F) 

392 Busto incognito (id) 

393 Pilastro simile ai precedenti (id) 

394 Trofeo simile al num a 378 (id) 

395 Testa di Satiro 

396 Cijo Mario. Bellissimo busto (F) 

397 Busto di Satiro (id) 

398 Pilastro (P) 

399 Colonna di Portovenere (id) 

■ 
GALLERIA DEGLI UOMINI ILLUSTRI 

400 Atlante. Scoltura ben conservata. La figura è stata re- 
staurata qua e là nel lato sinistro ; interamente moderno 
è il volto con la maggior parte del cranio , ed ancora il 
piede destro. 

401 Colonna di verde antico (Puglia) 

402 Antislene. Bellissima testa. 11 naso e l'erma sono mo- 
derni (F) 

403 Omero, Bella statua e beu conservata (E) 



— 122 — 

K 3 404 Pntiso Eschine. Busto di pregevole lavoro. La punta del 
naso e ia mela inferiore dell' orecchio destro sono mo- 
derni del pari che il busio (id) 

405 Periandro, supposto. Bella testa, di espressione pensiero- 
sa, li busto ad erma è moderno e il capo è originale (E) 

406 Supposto Cicerone. Statua di buona maniera romana (P) 

407 Socrate. Busto di buon lavoro e buoua conservazione (F) 

408 Euripide. Il busto e moderno (id) 

409 Licurgo, Bella testa con busto loricato. È stato pubbli- 
cato dal Visconti (id) 

410 Siila. Testa integerrima, di mediocre levoro, riportata so- 
pra una statua togata, e con scrinio (E) 

411 Apollonio di Tiana, Testa di accuratissimo lavoro. 11 na- 
si» è moderno (F) 

412 Solone. Eccellente testa degli ottimi tempi dell' arte gre- 
ca , posta sopra un busto ad erma moderno. 11 naso e 
1' orecchio dritto sono restaurati (id) 

413 Seneca. Testa di mediocre lavoro riportata sopra un bu- 
sto moderno (id) 

414 Oratore. Questa eccellente statua per lungo tempo co- 
nosciuta sotto 1' arbitrario nome consolare di L. Valerio 
Publicula , fu rinvenuto coli' Aristide e 1' Omero nel por- 
tico rimpetto alle scene del teatro d' Ercolano. Credesi 
piuttosto che la figura appartenga ad Alcibiade giovane 
che frequentava le scuole di filosofia. La tinta gialla di 
che è colorito il marmo è l' effetto del calore delle ma- 
terie vulcaniche, che l'ha calcinato nelle parti che veg- 
gonsi rastaurate. 

415 Zenone. Busto ad erma con testa scarna. Scoltura greca 
della più grande integrità (E) 

416 Anacreonte. li busto ad erma è alquanto ritoccato (F) 

417 Livia. Statua di mediocre lavoro (P), 

418 Demostene. Busto ad erma di eccellente scoltura ; tro- 
vato con le anzidette tre statue nei portico del teatro di 
Ercolano (E) 

419 e 420 Colonne di verde antico (S. A. de' G.) 

421 Zenone. Busto bea conservalo con l' iscrizione ZILVJN che 



— 123 — 

non poco pregio aggiunge a questo ritratto. Il naso è mo- 
derno, il busto è integro (F) 

422 Eroina. Statua muliebre di mediocre scalpello. La testa 
è riportata e ritoccata ; il manto è moderno, come pure 
il collo e le braccia (id) 

423 Erodoto. Questo busto ad erma porta jjf iscrizione greca 
HP0A0T02. La testa è di buonissima maniera e ben con- 
servata (id) 

424 Lisia. Busto ad erma, creduto tale per una leggenda , 
che sembra moderna. E' di ottima scoltura greca ,e di 
maravigliosa conservazione (id) 

425 Lisia. Testa di buono scalpello : sul busto si legge il 
suo nome : ATZTA2 (jd) 

426 Euripide. La testa, di ottimo scalpello greco, è riporta- 
ta sopra un busto moderno: il naso è anche moderno(id) 

427 Sofocle. Busto distinto per 1' eccellenza del lavoro. La 
sola punta del naso è moderna (id) 

428 Supposto Cicerone. La testa è moderna, come ancora il 
sottobraccio destro, la mano sinistra, ed il piede destro 
calzato (id) 

429 Cameade. La testa di questo eloquente filosofo è ripor- 
tata su di un busto panneggialo ; il busto e parte di am- 
be le orecchie sono moderne. Di buonissima scoltura, ma 
alquanto rosa (id) 

430 Bacco indiano. Trovato non lungi dal teatro di Ercola- 
no. il lavoro è buono e ben conservato, ma poco rileva- 
to : il busto è moderno (id) 

431 Posidonio. Oltre il pregio della iscrizione greca HOSIAfì- 
NI02 incisa sopra alcune pieghe della tunica , ha pure 
quello della conservazione. Moderni sono il naso e le 
orecchie (id) 

432 Sesto Empirico. Testa di mediocre lavoro. Moderni sono 
il busto ed il naso (id) 

433 Guerriero. Busto ad erma. 11 lavoro è ordinario e &en- 
z' anima, ma conserva tissimo (E) 

434 Supposto Aristide. Prestantissima opera, di un'ottima con- 
servazione. La sola guancia ed il piede sinistro sono re- 



— 124 — 

staurati. Anche questa statua, unitamente ad altri ritratti 
di uomini illustri, ornava il teatro di Ercolano. Il tome 
di Aristide le fu imposto dal Marchese Venuti , che non 
aveva torto di trovare non disdicevole al più giusto tra 
i Greci la dignitosa disinvoltura ed il portamento non 
istudiato della nostra statua. 

435 Socrate. Busto ad erma di lavoro accurato e conserva- 
tissimo (E) 

436 Altra colonna di Verde antico (S. Ag. de' G.) 
. 

GALLERIA DI TIBERIO 

- 

437 Piedistallo eretto ad onore di Tiberio da quattordici cit- 
tà riconoscenti dell'Asia minore; le quali per aver mol- 
to sofferto da un tremuolo, furono da questo Imperatore 
riedificate, come si raccoglie dalla bella iscrizione che vi 
si legge. Ogni città sopra questo importante monumento 
è espressa da una simbolica figura col proprio nome di 
sotto. L'essere stato tal piedistallo rinvenuto in Pozzuoli 
e non in Roma, fa ancor più credere alia predilezione che 

* Tiberio aveva per le vicinanze Puteolane ove spesso adi* 
letto si conduceva da Capri. 

438 Tiberio, Bella testa colossale coronata di quercia, sopra 
un busto loricato del cinquecento. 

430 Cratere bacchico. Questo bel vaso è sommamente da ri- 
guardare pel doppio stile delle figure di cui è adorno. 

440 Erodoto e Tucidite. Erma bicipite con le iscrizioni che 
si ritengono come alquanto sospette. 

44f Gran candelabro. La base triangolare di questo grande 
e bello utensile posa sopra di chimere e di un plinto an- 
ch'esso triangolare.Nei tre lati sono scolpiti fogliami, fio- 
r, e ciascuno dei tre steli superiori finisce in testa d'a- 
riete, dalle cui corna parte un festone che si congiunge 

- alle corna dell' altro. AH' estremità è una tazza intera- 
mente piana, dove, al solito, si collocava la lampada. È 
alto palmi 10 e 3/4 (M. F.) 

442 Candelabro simile. Non differisce dall' altro che per le 



— 125 — 

sfingi clic prendono il luogo delle chimere, e per gli stru- 
menti da sacrificio invece dei rabeschi del plinto di mez- 
zo, e pei pampini al fusto (M. F.) 
N* 443 Erma bicìpite di due filosofi, esprimente un Greco ed un 
Romano. 11 Visconti riconosceva Terenzio nel romano ed 
Apollodoro il comico nel greco (F) 

444 Cratere dionisiaco. Le figure manierate di questo cratere 
a forma di campana sono di stile arcaico. I manichi attor- 
cigliati sono composti di maschere silenesche. Vi si scor- 
gono un Bacco barbuto con tirso e cantaro, Proserpina , 
Venere ed Amore , ed un Mercurio con altre figure an- 
cora. 

445 Libera o Arianna» Testa di ottima scoltura, ma molto re- 
staurata. La parte inferiore del viso è tutta nuova (F) 

446 Console. Questa statua fu trovata fuori Immura di Pom- 
pei. La testa è riportata e le mani sono moderne (id) 

447 Vestale. Ottimo busto ben conservato. Appartiene ai mi- 
gliori tempi dell'arte romana, alla età degli Antonini (id) 

448 Aralo. I lineamenti di questo busto sono pieni di vita ; 
esecuzione e conservazione felici -, il naso è moderno (F) 

449 Testa di filosofo greco. 11 lavoro è buono, il naso soltan- 
to è i-istaurato (id) 

450 Busto incognito. È di fino scalpello, ma più accurato che 
vivace ; la punta del naso è moderna (id) 

451 Bacco barbuto. Il naso solo e qualche cosa nella chioma 
son moderni (id) 

452 Seneca. Busto di eccellente lavoro, il naso ed il labbro 
superiore sono moderni (id) 

453 Juba seniore. Testa accuratamente scolpita e molto ben 
conservata, copiata forse dal bronzo. 11 Visconti crede che 
sia una testa di Annibale (E) 

454 Supposto Cicerone. 11 naso è moderno, e la faccia ritoc- 
cata (id) 

455 Figura creduta dell 1 Abbondanza. Statua di mediocre 
scalpello. Fu rinvenuta nel 1816 a Pompei. 

456 Claudio Marcello. Bella testa su d' un busto moderno. 
11 naso e le orecchie sono parimente moderne (F) 

Celano — Voi. V 17 



- 126 - 

N° 457 Juba luniore. Busto ad erma creduta un tempo di Aga- 
tocle, e dal Visconti nella sua Iconografia greca rivindica- 
to a Juba iuniore (id) 

458 Fauno giovane. Testa ben lavorata sopra un busto mo- 
derno. Il naso e le labbra sono anche moderni (id) 

459 Temistocle. 11 busto loricato è riportato del pari che il 
naso (E) 

460 Giovine Fauno. Buona testa, ma molto restaurata sopra 
un busto moderno (F) 

461 Filosofo. Busto pieno di espressione e di accurato lavo- 
ro : il naso è moderno (id) 

462 Vespasiano. Bella testa sopra un busto moderno. Il na- 
so è supplito (id) 

463 Ercole giovane. Busto. Buona testa, la cui parte inferiore 
è moderna. 

464 e 465 Due colonne di verde antico (Aversa) 

466 Mezzo busto colossale di Alessandro il grande. È consi- 
derato come uno stupendo ritratto dell'eroe, del quale il 
Visconti non ha fatta menzione. Non vi è di moderno che 
la sola punta del naso (F) ; 

467 Supposto Nettuno. Sembra piuttosto che sia un Giove 
(Nola — M. Vivenzio) 

468 Busto colossale d' un Giove. Eccellente scoltura greca , 
rinvenuta nel 1818 in un tempio di Pompei, che ne ha 
presa la denominazione. Quando uscì dallo scavo i capel- 
li e la barba erano dipinti di rosso. 

469 Preteso Licurgo. Testa ben conservata e di buona scol- 
tura. Una parte dell'occhio sinistro è stata supplita (No- 
la — M. Vivenzio) 

470 Mezzo busto colossale di Giunone. Ottima e molto ben 
conservata opera di stile greco severo, che ben può dirsi 

. un capolavoro dell' arte (F) 

474 Testa di uomo. È di buona scoltura, collocala sopra un 
busto moderno, di mediocre scalpello (E) 

475 Attilio Regolo. Busto ad erma. Testa mediocre , ben con- 
servata {F) 



— 127 — 

N" 476 Testa di giovine incognito. E' inserita su di un busto mo- 
derno di non gran pregio (E) 

477 Tiberio. Busto ad erma loricato. La testa è ben lavora- 
ta, ma alquanto calcinata, il naso solo è moderno (E) 

478 Busto di giovane incognito. Lavoro insignificante (id) 

479 Pubblio Cornelio Lentulo. Testa di ottima scoltura (F) 

480 Agrippina seniore. Testa inserita su di un busto moder- 
no (E) 

481 Pudicizia. Statua panneggiataci ordinario lavoro, pro- 
babilmente uno dei ritratti ritrovati nel teatro Ercolane- 
se (id) 

482 Busto di donna. È di lodevole scoltura. Questo leggiadro 
ritratto fu rinvenuto presso una tomba, a Stabia, la qua- 
le, secondo il catalogo del Bayardi, era fregiata di que- 
sta iscrizione : 

ANTEIJOS . L. HERACLEO . SOMMAR. 

MAG. 

LAR1B. ET . FAM1L. D. p. 

(Antero a L. Eracleo amministratore del Fisco. Ai suo 
Lari ed alla sua famiglia per decreto dei Decurioni) 

483 Testa di nomo incognito. Mediocre scoltura su di un bu- 
sto moderno (E) 

484 Terenzio. Busto di bella scoltura. Si ere de essere appar- 
tenuto ad un sepolcro di famiglia (id) 

4S5 Bacco barbuto. Testa attribuita a Platone, sopra un bu- 
sto ad erma moderno. E' conservatissima . 

486 Terenzio. Leggiadra testa , specialmente per l'elegante 
acconciatura dei capelli. 

487 e 488 Teste di personaggi ignoti^ di mediocre scoltura 
sopra busti moderni (E) 

489 Supposto Varrone. Busto ad erma di buona scoltura e 
conservatissimo. 11 solo naso è moderno. 

490 Supposta Sibilla. La testa velata e riportata è sua ; 
sottobracci souo moderni (F) 



— ìas — 

N> 491 Omero. Testa notevole fra tutte le altre. Il naso è mo- 
derno, e la sinistra guancia è restaurata (F) 

492 Colonne di verde antico ( S. Ag. de' G. ) 

SALA DELLE VENERI 

493 Venere. È nell'atteggiamento della Venere dei Medici. 
La testa indizia un ritratto, e secondo le fattezze del vol- 
to pare essere quello di Faustina jiniore. Il naso, il brac- 
cio destro, la mano sinistrarle gambe ed il delfino sono 
moderni restauri. Il lavoro è mediocre (F) 

494 Venere. Torso di ammirevole fattura, ma molto l'istaura- 
to (id) 

495 Venere. Appartiene questa statua ai bei tempi dell' arte 
greca, ed il lavoro di essa è di un distintissimo artista. 
Rappesenta una vaga donzella sul tipo di quella Venere 
a cui i Siracusani, al dire di Ateneo,, innalzarono un tem- 
pio, in ricordanza della disfida di due fanciulle per qua- 
le di loro fosse la più bella. La testa, il collo, la gamba 
dritta, la mano ed il braccio sinistro col lembo della ve- 
ste che la mano rialzava sono stati suppliti dall' Albacci- 
ni. Questa famigerata figura fu rinvenuta a Roma sotto 
Je ruine del palazzo dei Cesari, detto Casa aurea di Ne- 
rone (id) 

496 Venere al bagno. Questa figura accovacciata ha al fian- 
co un Amorino, al quale il ristoratore ha dato una frec- 
cia nella sinistra , ed indica con la destra il seno della 
dea. 11 lavoro non è dei distinti e vi si son fatti molti 
ristauri. Il braccio destro, la mano sinistra ed i piedi di 
Venere, ancora le gambe e la più gran parte delle alidi 
Amore sono opera dell' Albaccini : la testa pure è ripor- 
tata (id) 

497 Venere. Statua panneggiata ; fu rinvenuta a Pompei nel 
1817 presso il Foro, in un edifizio rettangolare , che ha 
preso il nome di Tempio di Venere. 1 restauri fatti alla 
testa e<l al petto sono pessimi ; il braccio manco con la 
mano sono moderni, ed i piedi che si trovarono calcinati, 
sono slati del pari rifatti. 



- 119 - 

N" 498 Venere Anadiomène. Statuì di mediocre lavoro rinvenu- 
ta a Pompei. 

499 Marciana in Venere. U atteggiamento di questa statua 
ben lavorata è quello della Venere Capitolina. Le due 
braccia, la mammella sinistra e la punta del naso sono 
moderne (id) 

500 Venere Anadiomène. Statua tutta rosa e danneggiata di 
mediocre lavoro (id) 

501 Venere Anadiomène. È nella positura della Medicea. La 
testa e le gambe sono riportate , ma antiche ; gli anti- 
bracci ristaurati : il lavoro è duro e mal fatto (id) 

502 Venere al bagno. La testa e la mano dritta di questa ri- 
buttante e tozza figura, sono di ristauro ed il naso è mo- 
derno (id) 

503 a 764 Sotto questi numeri si comprendono piccoli busti 
ad erma di Bacco barbuto, di Arianna o Libera, di sati- 
ri ed altre divinità campestri ; dischi rappresentanti bas- 
sirilievi a due facce ; uno stupendo candelabro di mar- 
mo «ti cinque palmi di altezza, con leggiadrissime figure 
bacchiche ; differenti maschere sceniche ; teste di divini- 
tà faunesche ; tazze, piedi di mobili, trapezofori ecc, og- 
getti importantissimi qui rammassati senza distinzione , 
provvenienti tutti dagli scavamenti di Pompei. 

BASSI RILIEVI 

Nella gran nicchia del portico degli Imperatori 

1 e 98 Triremi. Le navi degli antichi prendevano, come ognun 

sa, il nome di biremi, triremi, quatriremi, ma raramente 
di quinqveremi, secondo che avevano due, tre o quattro 
ordini di remi (Poz) 

2 , 5 , 4 , 99, 100, 101 e 102. Otto orologi solari, chiamati 

hemicyclia e scaphe. Essi presentano la forma di un emi- 
sfero concavo, cioè intagliato nel quadrato. Vitruvio, Cleo- 
made, Macrobio e Marziano Cipella descrivono gli oriuo- 
li solari ed equinoziali, di cui si faceva uso nell' Egitto, 
e per mezzo dei quali Eratosiene misurò e verificò la mi- 
sura della terra. 



— ISO - 

N° 5 Pastore in riposo. La scoltura è di puro stile arcaico ; 
si suppone che appartenesse ad un sepolcro (M. B.) 
6 Ercole ricevendo il nettare da Ebe. Questo monumento è 
alquanto corroso (Isola d'Andra) 

7 Sacrifizio votivo ad Apollo ed alle Ninfe. Si crede leg- 
gere nel modo seguente la iscrizione alquanto tosa che 
vi è intagliata : 

ARGENNAE POPPEAE AUGUSTAK AUGUSTI T1BEKIAE APOLL1NI ET 
NYMPHIS VOTUM L. D. (Ischia) 

8 Frammento di sarcofago. Pare appartenere ai tempi cri- 
stiani per la sua rappresentazione (M. B.) 

9 Rinoceronte (P) 

10 Voto di Cassia Priscilla ad Ercole ed Onfale , come in- 
dica P iscrizione latina (M. lì.) 

11 Anlefisso. Rappresenta la testa di Medusa di buona scol- 
tura romana (P) 

12 Diana cacciatrice. Buona scoltura (id) 

13 Caccia di Cignale e di Cervo. Questo bassorilievo a due 
facce figura uno scudo di Amazzone ornato di palmette(P) 

14 Bassorilievo sepolcrale. Scoltura della decadenza (F) 

15 Voto alle Ninfe. Vi si leggono gli avanzi di una votiva 
epigrafe (Ischia) 

16 Altro volo simile. A sinistra sono figurati i Dioscuri Ca- 
store e Polluce a cavallo , e sotto un fiume; da un lato 
si legge ; aur. monnus cum suis; dall' altro, numerius fa- 
bus d. d. cum suis alumnis (Ischia) 

17 Triclinio funebre (P) 

18 Venere. Scoltura tutta ritoccata (id) 

19 Voto per la continuazione delle vittorie di M. Aurelio» 
Simulacro mancante di testa ; vi è intagliato un sacrifi- 
zio sopra un tripode ardente (AI. B.) 

20 Sacrifizio a Mitra o al Sole. Questo importante monu- 
mento porta la seguente iscrizione: 

OMNIPOTENTl DEÒ MITHRAE 

APPIUS CLAUDlUS TURROMINUS DEXTER V. C. 

PEDJCAT 



- 131 - 

Air cnnif essente Dio Mitra 

Appio Claudio Turronio Destro tomo Commendevole 

Dedica 

Questo rilievo è simile a quello riportato da Summonte (1). 

J\ T ° 21 Amore sopra il delfino. Questo bassorilievo a due facce 

figura uno scudo di Amazzone (P) 

22 Bacco seduto. Rilievo di esimio lavoro, ma che ha molto 
sofferto. (E) 

23 Sfinge ( Ponza ) 

24 Sacrifizio. Questo rilievo dovette forse appartenere a qual- 
che fregio architettonico con cornice a foglie d'acanto (F) 

25 Altro bassorilievo a forma di pelta. È simile a quello 
notato al n. 21. 

26 Giuochi di Circo. Lastra di sarcofago di buon lavoro. Ric- 
ca ed istruttiva è la decorazione della spina. Sul muro 
frapposto alle mete vedesi un obelisco ed alcune torri, su 
due delle quali alzansi tre Vittorie con trofei , e vi si 
scorge ancora una colonna sormontata da una statua di 
donna panneggiata (F) 

27 Figura di donna panneggiata. Era forse effigiata con al- 
tre figure sopra un sepolcro di Pompei. 

28 Volo ad Apollo ed alle Ninfe. ( Ischia ) sotto si legge : 

VOTO SUSCEPTO APOLL1NI ET 
NYMPH1S M. VENIUS. CRATERUS SOL. 

M. Venio Cratero sodisfa al voto 
fatto ad Apollo ed alle Ninfe. 

29 Bassorilievo a due facce. Da una è espresso Ercole con 
la cerva, e dall'altra un Baccante con un tirso e tazza (P) 

30 Cerva allattante un cerviotto. Sotto questo frammento si 
legga : ad. cappella hic. (P) 

31 Tre maschere comiche. La prima è di giovine donna , le 
altre ridicole contraffazioni silenesche (P) 

(1) Stor. di Nap. t. I. pag. 77 « 91. 



- m - 

K° 32 Bassorilievo sepolcrale. Vi è sotto intagliata uua lunga 
epigrafe ( Ercol ) 
83 Voto alle Ninfe. ( Ischia ) Due amorini si contrastano la 
palma. Si legge : 

NlTRODIS (èie) NYNPHIS (sic) 
VOTUM SOLV1T. L. ANI.... 

L. Anio compie il suo voto alle Ninfe Nitrose. 

Siccome le virtù sanitive delle acque nitrose d' Ischia, attira- 
vano, come ancora oggidì , gran numero d' infermi a curarsi in 
queir isola, non deve far maraviglia la quantità di voti e di' azio- 
ni di grazie che gli antichi rendevano alle Ninfe cui facevano 
presedere a queste acque minerali, ed a quelle altre divinità , 
come Apollo, o il Sole, che per sua virtù le rendeva efficaci. 

34 Altro voto ad Apolline ed alle Ninfe nitrose. Questo bas- 
sorilievo votivo è fregiato della seguente iscrizione: apolli- 

NI ET NYMPHIS N1TR0D1BUS. C. MET1LIDS ALClMUS V. S» L. A. 

( Ischia ) 

35 Banchetto a" Icario. Bassorilievo di buonissimo lavoro , 
con belle prospettive architettoniche , e molte figure, tra 
le quali Bacco, Icario in letto, Erigone sua figlia, un Sa- 
tiro con lungo tirso , un Sileno che suona il flauto , ed 
altri Satiri, uno de'quali sostiene una Baccante. È restau- 
rato nella parte superiore (Capri) 

36 Bassorilievo sepolcrale (Isola di Milos) 

37 Attore sedente in atto di declamare. Buona scoltura (F) 

38 Comico seduto*. Immerso nella meditazione , guarda una 
maschera scenica. Eccellente scoltura, ma un poco guasta(P) 

39 Oste (Caupone). Bassorilievo con cornice, e con figure oc- 
cupate in lavori di cucina, il cui vasellame vedesi appe- 
so in alto del quadro (id) 

40 Bassorilievo sepolcrale, con sotto queste parole : 

A1SAMH XPHZTE XA1PE 
Arsame Ottimo, Addio 

41 Cumpagnuolo. Mena bovi legati ad un carro (P) 

42 Baccante. E un frammento di sarcofago (B) 



- 133 - 

N° 43 Perseo ed Andromeda. Scoltura non ispregevole (F) 
44 Bassorilievo a due facce con orna Vittoria e una Baccan- 
te che danza (P) 

50 Bassorilievo a due facce, con testa di Medusa e un Fa- 
uno. Bnona scoltura greca (M. B.) 

51 Altro simile. Vi è espressa in buono stile greco una Pal- 
lade armata (P) 

52 Altro simile. E' compagno al num. 50 (M. B.) 

53 Bassorilievo sepolcrale in tufo. Monumento corroso e 
malconcio (E) 

54 Alto rilievo. Rappresenta un uomo ed una donna che si 
danno la mano. Scoltura quasi del tutto perduta (F) 

59 Bassorilievo votivo. Scoltura corrosa, con iscrizione qua- 
si perduta (Ischia) 

60 Bassorilievo a due facce. Artigiano che lavora e ripetu- 
to in diverse scene (P) 

61 Nereide sopra un Tritone (id) 

62 Scena comica. Le figure degli attori sono mascherate e 
sembrano tratte dall Andria di Terenzio (F) 

64 Biga. Buona scoltura ; si noti che un Moro fa da auri- 

ga(P) 

65 Cariatidi. Lastra fregiata di pilastrini. In ciascun Iato 
dei fogliami con punte sporgenti si legge : 

« Trofeo innalzato alla Grecia, debellati essendo i Corinti » 
Si crede essere stato questo marmo rinvenuto in Pozzuo- 
li , ed era già conosciuto ai tempi del Capaccio. 

66 Bassorilievo sepolcrale. Vi si legge : d. flàviàe m. sa- 

TDRNINAE (F) 

67 Baccante. Ingegnosa e leggiadra composizione esprimen- 
te Sileno totalmente ubbriaco sostenuto da Fauni (P) 

68 Supposto Socrate. Le fattezze di un uomo barbuto somi- 
gliano a quelle del savio ; ha nella dritta una tazza con- 
tenente il veleno che Socrate dovè tracannare. 

70 Edipo fa un sacrifizio espiatorio avanti ti bosco sacro al- 
le Eumenidi. 

71 Sacrifizio a Priapo. Buona scoltura (Capri) 

72 Venere e due Grazie. Ottima scoi tura (E) 
Celano —Voi. V. 18 



- 134 - 

N' 73 Processione bacchica. Replica delle Ire figure danzanti che 
si veggono sul già' descritto vaso di^iìffione nella Galle- 
ria delle Muse (E) 
75 Voto alle Ninfe. Vi si legge : 

■ 

(SIC) F> TURRANIUS DIONUSIUS NUMPHIS DONUM DED1T (Ischia) 

76 Bassorilievo a due facce. Sopra un lato è espresso un 
Satiro con una donna che immolano un porco : nelP al- 
tro vedesi seduto un vecchio Satiro suonando la doppia 
tibia (P) 

di Bassorilievo circolare a due facce. Prezioso disco descrit- 
to dall' Avellino, A quale neMe due figure di perfetto pro- 
filo crede riconoscere nella donna alata la Vittoria Sa- 
laminiu, e nel guerriero Aiace Telamonio (P) 

84 Imeneo. Gruppo di un uomo che impalma una donna (I- 
schia) 

85 Vot-o ad Apollo *d alle Ninfe. Vi si legge : 

capellin v. s. t. ( votum solvit lubenter ) nimphis (id) 

88 Oreste consulta V oracolo di Delfo. Bellissima composi- 
zione (E) 

•89 Frammento W un sarcofago (P) 

93 Partenza. Una donna sedente dà la mano ad un uomo: 
vi si legge in greco : TPANIA «HAIKAA. 

$7 Tempio di Diana. Bel frammento che lascia vedere dop- 
pio ordine di colonne corintie, e le immagini del Sole 
e della Luna (Borg.) 

118 Trapezoforo con bassorilievo a quattro facce. Importan- 
te scoltura rinvenuta fuori Roma , appartenente ad un 
triclinio funebre. 

119 Fonte lustrale. Conca circolare di ottima scoltura, che 
presenta noli' orlo bellissimi ornati di ovoli e di foglie con 
fini lavori a baccelli coronali di un meandro elegantemen- 
te iu treccia to con nastri e bottoncini. Anche il piede è 
ornalo di squisito lavoro (E) 

.' 



— m — 

MONUMENTI DEI TEMPI DV MEZZO 

Questi monumenti nou sono ancora ordinati né sceverati da 
quelli che in gran parte nan vi hanno, alcuna attenenza ; né 
potremmo indicare la loro provenienza oorne quella che non, 
è stala sin qui certificata. Per la qual cosa ci è mestieri corre- 
re la necessità di additarvi gli oggetti nel modo., in cui ora si 
trovano , e cominciar da quelli del secolo decimoquinto , per 
poi toccar© degli altri del quartodecimo y indi, rimontare ai più 
antichi , e da ultimo concluderò con una generale notizia dei 
monumenti indiani , cinesi ed americani che pur quivi veggonsi 
frammischiati. 

Accora- innanzi tratta cojivien confessare , che. scarsa, assai è 
la nostra raccolta del medioevo a fronte di quella di altcL Mu- 
sei ; ma notate che molti degli oggetti serbati meritano per la 
loro rarità , e qualche volta per l'eccellenza del lavoro., l'at- 
tenzione particolare degli uomini dotti e degli artisti.. È d' uopo 
altresì avverare, che non pochi degli oggetti stessi, segnatamente 
tra i bronzi , confusi vengono con quei dei tempi di mezzo, 
mentre sono antichi ; ed altri che son moderni trovansi come 
antichi nella raccolta che visiteremo dei piccoli bronzi. II loro 
studio esige , come quello dei monumenti antichi , cognizioni 
speciali, un giudizia scrutatore e sagace , ed una mente feconda 
vasta nella ricerca e spiegazione di obbjetti d' ogni qualit,à, dal 
cui esame si posson risolvere una, infinità, di dubbi nelle anti- 
chità italiane, 

Direm prima dei marmi , non. indicando- che i monumenti i 
quali meritano soprattutto l'attenzione del visitatore. 

PRIMA SALA 

N" 1 Busto. Figura Paolo IH Farnese. Sooltura non- terminar 
ta, attribuita a Michelangelo Buonarroti (F) 

2 Saffo. Copia ia marmo della greca poetessa che vedesi 
a Roma (id) 

3 Tesla di Dante. Ssoltura di pregio storico (id) 

4 Maschera di Medusa. Bella copia del Festa di Torino ri- 
levata dall'originale di Canova. 



— 136 - 

N° 5 Statuetta di un Amorino addormentato. Buona eopia-(F) 
9 Fuunetto addormentato accanto ad una capra ed un ca- 
ne (M. B.) 

10 Diana Efesina. Picciola statua di mediocre scoltura (id) 

15 Capra in rosso antico, di buon lavoro (id) 

11 e 12 Busti d'Imperatori romani in marmi colorati (id) 

16 Ermafrodita. Piccola copia del celebre ermafrodito bor- 
ghese in Firenze. 

13 e 14 Busti d'Imperatori, come quelli or sopra detti. 
19 Gran busto di Giovanni Gastone de' Medici , settimo ed 

ultimo Gran Duca di Toscana di quella illustre famiglia. 

Buona scoltura , forse del Bernini. 
29 Busto dì Ferdinando de'Medici, compagno al precedente. 

21 Giovine guerriero armato , esprimente Marte. Scoltura 
di qualche pregio. 

22 Mezzo busto di Galba, grande quanto il vero. Buona scol- 
tura. 

23 Gallinaccio sopra un porco, in atto di beccargli le orec- 
chie. Gruppo esprimenle forse l'ingegnosa satira di un 
personaggio che si lasciava dominare da sua moglie (F) 

23 Busto di Annibale (jd) 

25 Busto di Carlo V in corazza. Buona scoltura (id) 
2? Alto rilievo d'alabastro in forma di trittico, rappresen- 
tante la Passione di Nostro Signore. Sette sono i com- 
partimenti denotanti: 1. La cattura — 2. La presenta- 
zione a Pilato — 3. La salita al Calvario — A. La Croce- 
fissione — 5. La calata dalla Croce — 6. La Sepoltura 
— 7. La Resurrezione. 

Secondo una vecchia tradizione napolitana, Re Ladislao nelle 
sue diverse spedizioni guerresche facea con se trasportare que- 
sto nobilissimo monumento dei primi sforzi del rinascimento 
dell' arte ; e volea che sempre si collocasse sopra 1' aitar mag- 
giore nel mentre che si celebrava la Messa. Non senza buone ra- 
gioni si pretende , che alla morte di quel valoroso Principe, 
Giovanna li sua sorella ne facesse decorare la marmorea tom- 
ba che gli avea fatto innalzare in S. Giovanni a Carbonara. Se- 



— 157 - 

«ondo 1 Angmcowl lo siile dello scalpello appartieuo ali auli- 
ca scuola tedesca. 

N* 29 Bassorilievo esprimente Amorini che scherzano con un 
ariete. Buona scoltura (B) 

31 Bellissima tazza di rosso antico con testa di Medusa. 

32 e 33 Due tazze di alabastro. 

34 e 35 Busto in alabastro di Paolo HI Farnese, ed' una co- 
pia di esso. Si credono opere di Guglielmo della Porta , 
discepolo di Michelangelo, il quale lavorò per casa Far- 
nese. Ma è più verosimile, secondo il Vasari, che siano, 
opere dello stesso Michelunge-lo. 

.... Mezzo busto di Mecenate. Copia fatta su d'un' opera 
antica. 

34 (bis) In bronzo — Gran Ciborio pel S& Sacramento. 
Di figura ottagona. Non si può dubitare che non sia il 
medesimo ciborio di cui parla kk Vasari, quando narra, 
che, convertite le/ferme Diocleziane in Chiesa Cristiana 
per uso de' Certosini , Michelangelo lavorò per comando 
del Papa un Ciborio che fu gettato in bronzo dal Cicilia' 
no. È tradizione, che questo Giborio fosse stato trasferi- 
to dalla Certosa di Roma a S. Lorenzo della Paduia. Que- 
sto prodigioso monumento, allorché decorava la Chiesa 
di quest' ultimo monastero, era adorno di lapislazzuli a 
colonnette, ed incrostato di molte pietre preziose che si- 
gnoreggiavano tra le splendide cose onde quel magnifico 
tempio era decoralo*. 

35 (bis) Copia del gruppo del Toro Farnese (F) 

36 Amore in atto di prendere il volo (id) 

38 Caino fratricida. Buona scoltura (id) 

39 Rapimento di una Sabina, copiata dal gruppo di Giovan- 
ni da Bologna a Firenze. 

40 Testa di Dante. Preziosissima scoltura sincrona, la quale 
sembra il ritratto rilevato con masehera sul cadavere del- 
l' eccelso padre dell'italico canto. Si legge sul petto: 
Dantes. 

41 Basto di Ferdinando 1 di Aragona. È decorato dell' Or- 
dtnc dell' Armelliiio da lui istituito. 



- 1*8 - 

$ 9 42 Allegoria del Cristianesimo, Una Donna raggiante assisa 
sopra un tempio con le odiavi detta, Chiesa e rivolta ver- 
so altra donna prostrata che le presenta il Vangelo. A 
lato osservasi I' Oceano personificalo, simbolo della pro- 
pagazione della Fede nelle più lontane regioni. Altra Don- 
na alza l'immagine del Solere poi veggonsi Remo e Ro- 
molo, la Lupa e il Tevere, simboli della eterna Metropo- 
li del mondo cristiano. Intorno a questo medaglione si 
legge in greco : 

Di Mele Nutre la Chiesa* 

43 Maria ed Elisabetta. Bel bassorilievo nel quale veggon- 
si pure S. Giuseppe ed un altro personaggio (M. B.) 

44 Gran, luminaria a 12 lucerne. £' di forma circolare ed 
ornato di 12 busti di sacerdoti egiziani. Nelle distanze che 
lasciano, i candelieri si veggono maschere bacchiche con 
tirsi. Il coverchio presenta il fior di loto in forma di trian- 
golo, simbola del Dio eterno onnipossente presso gli 
orientali. 

415, Altro luminano a 6 lucerne decorato con bella testa di 
Medusa, e la parte superiore con tre maschere sceniche. 

46. Lampada a due lumi, li manico ricurvo finisco a testa 
di cavallo. 

47 Lampada figurante un' aquila dorata con le ali tese : il 
becco è conformato in modo da potervi adattare un gran 
moccolo. Elegantissimo e leggiadro utensile.. 

Sul primo Armadio 

. 

48 Statuetta di Ercole (M. IL) 

49 Gran vaso a due manichi. 

$Q, Statuetta di Mercurio* Copia del celebre, originale- eh© 
Giovati di Bologna fece per Casa Medici.. 

Sul secondo Armadio 

§1 Venere ed Amore. Copia di eccellente originale antico.. 



W 52 Gran Vaso ad un manico emisferico, con due maschera 
bacchiche. 
53 Amorino in atto di reggere una fiaccola-. 

Primo Armadio 

In questo armadio si trovano collocati 158 oggetti di bronzo, 
dei quali indicheremo solo i più importanti pel soggetto ed il 
lavoro. 

59 a 110 Trenta figure ài diversi tempi e di vario merito 
disposte sopra la prima tavoletta. Quelle che richiamano 
maggiore attenzione sono : 85. Perseo : 92 Erminia fra i 
pastori : 86 e 91 due istrioni mascherati : 94 Guerriero 
armato: 103 una donna che tiene un cuore in fiamma ed 
una bilancia : 110 donna seduta vestita all'asiatica : 111 
Èrcole , copia dell' Ercole Farnese. 

Su la terza scansia 

174 Dejanira rapita dal Centauro Nesso. 

200 Islrumento da fiato in osso , figurante un clarino a 14 
chiavi di bronzo. 

203 Morso da cavallo. 

209 Caduceo terminante in testa d'ariete ed in grugno di por- 
co , con l' iscrizione greca gnostica , che volta in italia- 
no , dice : O Nume Tejo, o Apollo, manda in malora tut- 
ti quelli che mi chiamano addosso malanni* Questo prezio- 
so e singolarissimo amuleto , forse unico , rinvenuto in 
Taranto , fu donato al Museo dall' Arcivescovo Capece- 
latro. 

Secondo Armadio 

Questo armadio contiene 119 oggetti in bronzo ; i più im- 
portanti sono : 

216 Leggiadro busto di Paride— 218 mezzobusto oV incogni- 
to— 219 Ritratto d'Alessandro Farnese— 221 Testa di Ercole 



- uo - 

222 Testa di uno dei tìgli di Laocoontc , di buono stile. 253 
Minerva — 323 Misura pe'liquidi, con bollo antico — 325 Crate- 
re con figure , e con iscrizione nel giro di esso in caratteri cu- 
fici — 32G. Misura antica pe' liquidi , forse il congio mentovato 
da Plinio , con questa iscrizione : 

IMP . CAESARE . VESPAS . VI . COS . 

T . CAES . AUG . F . III1 . 

MENSURAE . EXACTAE . IN . CàPITOLIO 

P.IX. 

Sotto il sesto consolato di Vespasiano Imperatore e sot- 
to il quarto di Tito Cesare Augusto , queste misure sono 
slate verificate in Campidoglio Peso nove libbre. 
330 Altra misura pei liquidi, forse il sestario degli antichi. 

SECONDA SALA 

Cassettina Farnese in argento dorato. Questo importante mo- 
numento del cominciar del secolo decimosesto , lavorato da 
Giovan Bernardi di Castel Bolognese , celebre incisore ed ore- 
fice, non che valentissimo architetto, è una delle opere da pa- 
ragonarsi a quelle degli antichi. Questo egregio artefice fu mol- 
to protetto da Alessandro Farnese. Taluni han reputato Ben- 
venuto Celimi autore di questa cassetta ; ma il nome di Joan- 
nes de Bernardi inciso sopra le lastre ovali di cristallo di mon- 
te rivendica giustamente al vero autore uua tale opera. Il la- 
vorio ed il finito delle incisioni e scolture che vi si ammi- 
rano sono della maggiore bellezza e della più vaga perfezione. 
Questa cassettina è architettata in forma di tempio rettango- 
lare , ridondante di figure allegoriche , di deità , di animali, di 
sfingi etc ; decorato di cariatidi , a bassorilievo, di capitelli jo- 
nici , di cornici con ornati i più squisiti. Quali lavori tutti so- 
no condotti con larga e grandiosa maniera e fan documenio 
del profondo studio che l'insuperabile artefice avea fatto del- 
l'antico , prima d' intagliare questa maravigliosa opera che non 



- m - 

leme confronto con qualsiasi dei più lodati del secolo del ri- 
sorgimento. 

N° 333 Cesio in avorio. E' di un sol pezzo e lavorato con estre- 
ma diligenza. II manico è formato da un intreccio di ser- 
penti (F) 
334 Diana cacciatrice assisa sopra un cervo. Gruppo in ar- 
gento dorato. Nella base di questo trastullo è un mecca- 
nismo che lo faceva camminare quando gli si dava la 
corda (id) 

337 Stalattite che ha la forma di un vaso (id) 

338 Oratolo da tavola. Monumento del secolo XVI (id) 

339 a 355 Piatti di porcellana cilestre smaltata in oro e de- 
curata dei gigli della Casa Farnese. 

373 La slruge degf Innocenti dipinta sopra un piatto di por- 
cellana (id) 

576 La Natività. Bassorilrfvo in avorio (id) 

422 a 429 Latoti in legno con figure, fiori, cacce, bagno di 
Diana ecc. 

Armadio di figura piramidale 

Raccoglie armi, utensili per la pesca, istromenti di musica 
stoffe, tele ed ornamenti diversi degli abitanti deli' isola di 0* 
taiti, della Nuova Zelanda e della CaLedonia, oggetti che furono 
portati in Europa dal Capitano Cook. 

Posteriormente il Museo ha reputato di fare acquisto di alcu- 
ni ornamenti di selvaggi in brillanti penne di colibrì , di pap- 
pagalli ed uccelli paradisiaci ; differenti pennacchi coi loro astuc- 
ci in bambù e canna da zucchero; una gorgiera di varii colori; 
ed nn busto tessuto di penne il quale serviva di corazza e di 
ornamento a qualche capo di orda selvaggia. 

Il Museo ha ricevuto in dolio anche alcune armi di recente 
tolte agli Arvaracos del Brasile. Consisiono in archi, frecce, ve- 
naboli, giavellotti, fionde, ed ancora in freccette intinte di vele- 
no, che lanciavano eon cerbottane, delle quali si conserva una 
di lunghezza straordinaria e di un legno particolare. 

■ ■ 

€elmo — FoJ. V. 19 



- 142 - 



Primo Armadio 

- 
Contiene 404 oggetti differenti : i più importanti dei quali so 

no i seguenti : 

K* 440 e 441 Pugnale. Si crede esser quello che portava Ales- 
sandro Farnese. 
442 Coltello da tavola col manico di diaspro (F) 
454 La spada di Alessandro Farnese, tempestata di gemme* 
458 Ritratto in minatura di Principessa. 
449 Specchio ovale con cornice d'argento (F) ' gg 

460 Sacra Famiglia dipinta sopra lastra di amatisla (id) 

472 Pietra circolare gialla con caratteri cufici (id) 

473 Tazza di diaspro sanguigno (id) 

474 Prefericolo in sardonica orientale, tempestato. di pietre 
preziose. 

492 Statuetta massiccia di argento figurante Carlo HI. 

493 Tazza preziosissima di giada (gagaihes) di forma ova- 
le. Gli Orientali suppongono che questa pietra abbia le 
virtù del beioar , polendovi impunemente bere il vele- 
no (F) 

499 Scatoletta di legno impietrilo (id) • 
504 Bellissima tazza di diaspro Rinciuchito (id) 
510 Vassoio piccolo a due manichi di basalto verde (id) 
561 e 562 Cassettone di ebano con bei lavori (id) 
575 a 783 trecenlo pezzi di cristallo di monte. 
831 Vas» di Fc.enza di figura 'triangolare retto da ire zampe 
di leone. L' interno dipinto a smalto esprime Venere con 
Amorini ; V esterno fa vedere un delizioso paesello. 

Secondo Armadio 

Vi sono collocali 121 oggetti. Noteremo i seguenti: 
.834 Stemmi gentilizi di Casa Farnese. 

3'84 Castellina di ebano incrostata d' ambra per uso del giuo- 
co della dama con pedine e scacchiere (F) 

850 Candeliere incrostato d'ambra (id) 

852 Bassorilievo in ambra (id) 



-f US — 

N" 856 Gruppo io ambra ,(£), ■ 

838 Sacra Fan* glia in bassorilievo di ambia diafana (id) 
859 Figurina d'ambra a bassorilievo, esprimente Giuditta (id) 
La seconda, scansìa di questo Armadio è occupata da idoli in- 
diani e cinesi, in bronzo, marmo e legno, provvedenti lutti dal 
Museo di Stefano Borgia. 

864 Pervadi, divinità, indiana, significa la Mea delle Montagne. 
ricovero dei primi uomini dopo il diluvio. 

865 Visnu, divinità indiana.: il suo nome significa il dio Vii* 
torioso. 

666 Sparviere. Nella, teogonia indiana è il simbolo dell'aria. 
867 Leone. 

368 e 872 Due piccioli troni. 

869, 873, 886 e 889 Quattro rappresentazioni di Ganascia, o, 
sia il Giana. 

875, 883, 892 e 893 Apparizioni di Visnu. 

876, 880 e 88.1 Tre immagini di Laos mi ( Astarte , Venere )» 

877 e 878 Anuman, il dio Pane dei Romani. 

878 (bis) Sarasvadi ( Athene, Minerva , Neith ) 

879 Scirama e Sidu, ossia Bacco ed Arianna. 
834. Gresna, V Apollo dei Komaai. 

890 Bada, forse Mercurio. 

891 Suòramania o Carliguea ( Ercole) 
894 a 896 Godama ( Giano ) 

897 e 898 Fohi ì figurina in legno indorato ; divinila, cinese, 
è lo slesso che il Buda indiana. 

905 Idolo in legno. 

906 Huilzilopochlli, celebre idolo dei Messicani in pietra cal- 
carea. - ib '- 

907, 908, 911, 912 Quattro figurine cinesi in alabastro. 
fii 909 e 910- Due idoli del Messico in argilla verdognola. 

913 a 924 Dodici figurine in argilla dipinte a brillanti colo- 
ri ; otto sono della Cina e quattro dell' India. 

925 Vaso di terra nera del Messico. Un mostro ne orna il 
collo, ed: una testa di scimmia il manico. 



— wN # 

Terzo Armadio 

Ti sì trovano 23 oggetti di provvenieaza dei Museo Borgia. 
N° 956 Sopra una foglia di madreperla veggonsi intagliati tre An- 
geli e S. Nicola. 

957 Trittico col Redentore , la Vergine e San Giovanni , 
S. Nicola e S. Gio. Crisostomo, la Vergine medesima ed 
un Santo. 

957 La SS. Vergine col Bambino. Cammeo di pietra cenerina, 
riportato su marmo rosso. 

959 Cammeo in marmo. In quindici compartimenti sono espres- 
si i fatti del Salvatore. Scoltura eseguita con somma mae- 
stria uel secolo XV. 

961 Messale con ispiendidi ornati. 

962 Parte superiore di un pastorale in legno. 

963 La S. Vergine con S. Nicola. Pittura in rame. 

969 Lastrina di argento con iscrizione greca,. Fu rinvenuta^ 
nel 1783 in un tuboletto di bronzo. 

970 a 977 Croci Vescovili in bronzo ed in argento » con or- 
nati, figure di Santi ed il monogramma di Gesù Cristo. 

978 e 979 Due Crocifissi di bronzo dorato, il primo de' qua- 
li antichissimo. 

980 Bassorilievo rappresentante la S. Vergine in mezzo ad una 
schiara di Santi. Opera accuratissima. 

980 (bis) e 981 Calici in argento, dorato (F) 

984 Calice in metallo dorato. \ 

985 Vaso a forma di Rito collocato sopra base di argento dot- 
rato. 

986 Mezza figura del Redentore in edicola di legno. 
988 e 989 Due Crocifissi di metallo. 

990 Quadro su legno , di accuratissima esecuzione , con la 
Vergine, il Salvatore e molti Santi. 

991 Edicola in argento con l' immagine del Redentore. Mo- 
numento rarissimo e ben conservato. 

992 e 997 Due bassi rilievi in avorio su fondo dorato. 

993 e 996 Due belle teste del Salvatore io avorio, opera del 
secolo decimosesto. 



- Uà - 

N° 995 Liborio in metallo doralo. 

999 Incensprio dei primi tempi dei £«p}elv 

1000 Un campanello in bronzo. 

1001 Mazza d' armi. 

1003 Collare di ferro con, triplice, lìla di punte di Cerco, forse. 

strumento di tortura. 
100$ Umetta cineraria, di marmo. Couteneva le reliquia. diS.. 

Efrem il Sirio. 
1Q07 Incensiere di metallo (F) 
1008 e 1009 Due spatole in osso, con le quali si divideva il 

pane azimo nella sacra comunione dei primi Cristiani,. 
W12 Lampada di metallo (F\ 
10 15 Cucchiaio di piombo. 

1014 Y*t*Uo di bjonzo v 

1015 e 1016 Due campanelle io bronzo (F) 

1017 Coperchio in ismalto fuso, con caratteri cufici. 

1018 Astrolabio cufico, strumento astronomico di metallo. 

1019 e 1020 Due incensieri di figura sferica. 

1021 Altro astrolabio cufico in metallo. 

1022 e 1023 Due crateri in metallo. 

1024 Vaso in metallo con lunga iscrizione cufica. 

1026 Altro vaso di diligente ed accuratissimo lavoro. 

1027 Boccale di metallo. Sotto si legge un' iscrizione cufica 
che s' iuterpetra : 

// Paradiso terrestre ai Principi, il Paradiso celeste a lutti. 

1028 Globo celeste arabo, damaschinato in ottone ; monumen- 
to dell' anno 12-25 dell' Era nostra. Ha due importanti 
leggende arabe, che ci danno conoscenza dello stato delle 
scienze e delle arti al cominciare del secolo decimoterzo 
in Oriente, 

1029 Vaso di metallo. Vi si legge tra le altee cose il. nome 
dell' artefice Alhaulacìu. 

1030 Coverchxo in metallo. 

1031 TuZzu di metallo, — Patera ad uso di amuleto. Serviva 
di antidoto contro il veleno del serpente t dello scorpio- 
ne e del cane arrabbiato. 



- 146 - 

— 

W 1033 e 1014 Dui vasi metalticu Vi si legge il nome di fai 
lemd Scheich. 
105$ Cratere di metallo. Bel vaso lavoralo alla qemina, conca- 
rètteci arabi che ci apprendono essere slato lavoralo per 
il Sultano Muhammed d' Atrnamor. 
1037 Vaso di metallo in forma ottagona, 
1038, Coltello di metallo. 
1039 a 1043. Cinque belle tazze. 

1044 Patera in metallo con varie iscrizioni cufiche ed arabe. 

- 

1045 e 1046 Due laminette di metallo con iscrizioni aral>.-(i). 

Quarto Armadio 

> C101 

Tra i sessanta oggetti , quasi tutti dr avorio , noteremo, i se- 
guenti : 

"NI t 

1,047 Gran piatto di forma ovale con finissimi bassorilievi trat- 
ti dalle favole delle Metamorfosi ovidiane (F) 

1050 Crocifisso (id) 

1051 Gran ventaglio (id) 

1052 // rapimento di Europa in bassorilievo (id) 

1053 Gesù e la Samaritana, bassorilievo di qualche merito(id) 
1056 li Redentore e SS. Pietro è Paolo, piccolo bassorilievo. 
1058 Crocifisso di un sol pezito; 

1060 Boccale di corno di cervo con incrostaaioni d'avorio (F) 

1061 Cilindro sul quale sono scolpite a rilievo alcune deità 
del paganesimo. Opera importante del secolo decimo- 
quinto. 

1062 Estremità d' un postorale (F) 

1063 Nettuno coi Delfino (F) 

1064 Cilindro intorno al quale è espresso uno scontro di guer- 
rieri Spagnuoli e Fiamminghi (id) 

1066 Gesù alla colonna, bel gruppo (id) 

1067 Bassorilievo di figura piramidale con intagli, di Santi(id) 
1071 e 1081 Due bassirilievi di mollo merito con fatti di S. 

Oliva. | 

» < I— — ■— i ■■■■■■—— » , Il ) I I . I 1 I — — «— ^» 

(1) Vedi Adler Voi. I del Museo Cufico Borgiano. 



— 147 



N'1072 Adamo ed Eva (F) 

1073 Bassorilievo. 

1074 Altro simile. 

1077 Altro con S. Francesco e Sant' Antonio, di accurato Ia- 

voro. 
1092 Santa Barbara col mostro incatenato. Eccellente opera* 
1097 Statuetta antica di Èsculapio in alabastro con 1' iscri- 

zione : 

C. NINIUS MENOPHILDS V. S. ( VOtUttl SOlvil ) (F) 

1099 tfoce di cocco (id) 

1100 Uovo di struzzo (id) gm 
1110 Fungo impetrilo (id) 

1112 Corno di cervo lavorato per corho da Caccia (id) 

PITTURE INDIANE 

Le 86 pitture Che sono sospese alle pareti furono recate in 
Europa dalla Costa di Malabur e da diverse altre regioni del» 
1' Indostan , dal Frate Carmelitano scalzo P. Paolino , e compe- 
rate dal Cardinale Stefano Borgia. Quél Missionario della Pro- 
paganda di Roma le ha dottamente illustrate nella relazione 
del suo viaggio e nel suo Sy stema Brahmanicum , dove tratta 
della teogonia indiana e delle attenenze che ha con quella degli 
altri popoli dell'antichità (1). 

Considerando queste pitture dell' Indostan , ognuno si accor- 
gerà che gli artisti non hanno la menoma idea de principii del- 
la prospettiva , e che i loro paesaggi non presentano né veduta 
né lontananza. 

Non avendo nozione alcuna delle regole alle quali sono sotto- 
posti gli effetti della luce . ed ignorando la pratica di collocare 
Su i primi piani di un quadro le masse d' ombra , si sforzano 
inutilmente di allontanare gli oggetti , ponendoli nel cielo del 
quadro 1 , il che non gli allontana per nulla, perche il piano del- 

. _■ , • ; ; 1 — * 

(1) Vedi il Barthèlemy ; le Ricerche Asiatiche ; il Bailiy ; lo 
Chardin : il Ghirardini , ed altri 



- i4§ - 

l'cVrizz'òrUe èssendo in tale guisa portalo fuori dèi lìmiti, distrut- 
ta ne rimane 1* illusione della prospettiva. D'altronde non sanno» 
he rompere, né sfumare i colori , quantunque tai colori fossero 
bellissimi e vivacissimi , ma applicati senza intendimento su di- 
segni fatti con offesa della verità e nella totale mancanza del- 
l' idea del bello. É un dono della natura , di cui gli abitanti di 
quei climi nort han mài saputo trar partito. 
fi' 1117 Éciva o il Sole. 

1118 Brama Sciva e Visnu, ossia là trimurti indiana (dise- 
gno col pastello ) 

4119 ViSnù trasformato ih pesce. 

1120 Tripla apparizione di Visnu. 

1121 Combattimento di Scirama contro Ravanna , ossia lotta 
del Sole contro le tenebre. 

Ì122 Scirama e Sida sua sposa ( Bacco ed Arianna) 
1125 Abluzione di una brahiìna nel Gange. 

1124 Apparizione di Visnu sotto la forma di cignale. 

1125 Anilman, ossia il dio del vento. 

1 126 Le tre grandi divinità dell India cioè Brama, Visnu e Sciva. 
Altre pitture che seguono dal num. 1127 ai 1170 son fatte 

grossolanamente sopra tela , e sembrano più antiche; Tra i due 
ultimi quadri vedesi Un frammento di pittura a fresco rappresen- 
tante Un rabesco, distaccato dalla Villa Hadriani. Veggonsi in- 
oltre molti altri disegni di botanica indica, una carta geografi- 
ca del Napel, ed altri quadri di divinità recati dal P. Paolino nel 

suo ritorno a Roma; 

ftlub * ■ 

;<j! éa 

VETRI ANTICtìl 

■ <m 

Fu il vetro nell' ùstì degli antichi ora una dimostrazione , ora 
un' ostentazione di ricchezza; perocché la gente facoltosa n' eb- 
be vasellamenti e preziosi arredi di adornezze : le classi meno 
agiate ne fecero sostituzione alle gemme , vitreae gemmai ex 
vulgi annulis , a suggelli e ad altre vaghezze di rilievo , tareu- 
mala vitri. Secondo che attesta Plinio, era questa materia o sof- 
tiata o gettata in forme, o tornita, o cesellata ; e spesso le due 
ultime operazioni si eseguivano su Io stesso oggetto. L'operaio 



che addicevasi a tal mestiere fu dai Ialini appellato vitri coctof 
o opifex artis vitriae: i diatretari lavoravan pure a coppe di ve- 
tro sul tornio, vasa vitrea diatreta* L'opera maggiore di que- 
st' arte fu la fusione doppia mercè cui slratiuVavansi vetri di 
vario colore , e quindi coli' ufficio del bulino ricacciavasi ogni 
maniera di ornati e figure a rilievo. 

Quantunque gli antichi avessero avuto in pregio i vetri niti- 
di senza colore, pure soprammodo estimarono i vetri colorati, 
specialmente per le tinte di porpora, di turchino e di verde. An- 
cora essi possedevano magnifici vasi, e tazze, ed anforette ele- 
gantissime , alla cui composi/ione concorse non solo il vetro, 
ma ancora l' oro e le pietre preziose. Quei vaselli che veggonsi 
non si poter da se sostenere a cagione del fondo acuminato , 
av^aii base in un piede dai Greci chiamato angoteca e enbasi e 
dai latini enceteria o tncitega : i quali piedi o sostegni la gente 
mezzana gli aveva di legno e di ferro •, 1' altra gente faceaseli 
lavorare in bronzo ed in argento. 1 vasi murrini, murryna va- 
sa, n" origine orientale ed introdotti in Roma dopo i tempi di 
Pompeo, se non possono considerarsi come vere opere di arte 
hanno ria meritar gran nota come oggetti di lusso. 

Oltre a questi usi, fu il vetro adoperato eziandio nelle opere 
di architettura ed altri mestieri. Narra Tucidite che gli Etiopi 
conservavano i cadaveri nelle case, dopo di averne come a di- 
re intonacate le membra con pasta diafana di vetro. Di Archi- 
mede racconta Pappo aver lavorata una sfera vitrea da rappre- 
sentare i movimenti, le distanze e le proporzioni dei corpi ce- 
lesti. Non solo con le imposte eran chiuse le finestre delle no- 
bili magioni, ma ancora la mercè del talco, sorta di materia tras- 
parente, detta lapis specvluris ,o del vetro, sia senza colore can- 
didimi, sia di vario colore o iridalo versicolor. Su le pareti non 
di rado incastonavansi quadrelli di vetro, vitreis quadraturis y di 
che ne empì le sue case il tiranno Firmo; ed in Atene si videro 
pur tetti a vetri colorati di cui si copersero parimenti molti edi- 
lìzi sacri e pubblici in Egitto nell' età de' Cesari. 

11 vetro più grande che si abbia dell'antichità sembra essere 
il cammeo del Vaticano di 16X10 pollici, rappresentante Bacco 
ed Arianna; ed il vaso Barberini che una mano bestiale fracassò 
Celano — Voi V 20 



— 150 — 

nel Museo Britannico, dove era conosciuto col nome di Por ttand: 
il quale proveniva dalla pretesa tomba di Alessandro Severo , 
ed era una pasta di vetro a doppia fusione, I' una di color tur- 
chino e trasparente , e I' altra di tinta bianca opaca, e la parte 
superiore lavorata a cesello. Or avanza la nostra maravigliosa 
anforetta pompeiana , somigliante pel lavoro al vaso di Port- 
land , ma da averlo in maggior pregio per la bellezza di forma, 
e numero di figure. 

La nostra raccolta di vetri antichi contiene circa tremila og- 
getti trovati quasi tutti a Pompei, Ercolano, Stabia e qualcbe- 
duno a Nola e che apparteneva al Museo Vivenzio. Sono : ve- 
tri ; paste vitree colorale ; cristalli di rocca di diverse forme e 
grandezze , cioè caraffe a forma di cipolle ; di pera ; a collo 
lungo o corto, terminale eguali , o a campana*, bocce; vasi 
quadrati ; a forma cilindrica ; a calice con uno o più manichi 
© senza , e questi o circolari o ad angoli acuti ; torniti alla 
pancia con orli ripiegati -, con piedi o senza ; a forma sferica 
lavorati al torno con prominenze circolari ; urne cinerarie *, 
piccole boccette per acque di odore ; lagrimatoi , piatti e 
tazze di diverse forme e colori 5 bicchieri a calice con iscana- 
lature lavorati a mano ; gettati a forme ; quadretti di vetro 
per lastre di finestre } bassorilievi eòi Molti fra essi sono pre- 
ziosi ed importanti per I' arte e per la storia , e che vediam 
situati in mezzo della Salii. Noi vorremmo ben di cuore far- 
ne l'epilogo, ma si andrebbe assai per le lunghe, ciò che 
si oppone all' indole di qio sto ormai troppo esteso lavoro. 

TERRE COTTE 

Un altro mestiero nell'origin sua raen celebre, a cagione del- 
la modesta apparenza delle opere lavorate, fu presso gli antichi 
quella del vasajo *, ma ben per tempo se n' ebbe gran fama a 
Corinto , ad Egina , a Samo e ad Atene, quando le più cos- 
picue arti della plastica vennero in fiore. Plinio attribuisce a 
Cerebo le prime officine di terracotta, figuUnae,e ad I perdio ed 
Eurialo i primi muri fabbricati a mattoni. Così l'arte del vasa- 
jo, dopo aver soccorso alle prime necessita della vita con gli uffici 



— t5t — 

delle sue manifatture, si allargò in nobili e costose opere pi- 
chieste dall'agiatezza e dal lasso. E; boa mancaron nei primi 
tempi delta» Grecia i lavori di statuaria iu terracotta , come in 
quella materia the pia era arrendevole alla pronta, rap preseli - 
tanza delle idee religiose y e ne fu* fatto speciale uso pel cul- 
to domestico e delle tombe. Ancora ne fecero bassir» lievi per or- 
namento delle case y de' portici , e dei vestiboli ; sema dir dei 
tegoli, dei doccioni e de' suggelli. Le opere ateniesi in terra. 
cotta si distinguono per forme grossolane e semplicissime. La^ 
rtenVe Dtbutade fu il primo a fare i rilievi di argilla*, secon» 
do Minio , in bassa ed alto uilievo ( Prolypa , ectypa ); e Cui- 
coslene lavorò nel Ceramico ad opera di creta non cotta ( cru- 
da opera ), che Pausania vide egualmente nel portico dei Re» 
Questi lavori di stile arcaico , quanto alle imagini dei numi , 
han presso a poco le medesime forme , e si conoscono sen- 
za errori ai lineamenti' del sembiante : i quali originati da una 
parte dall' antica imperfezione dell' arte , e dall' altra da una 
imitazione poco felice della fisonomia nazionale perciò che spet- 
ta alla pura ragion del bello r riceveron come a dire un' ap- 
parenza tipica nelle frequenti ripetizioni che le varie scuole fe-- 
cero dei medesimi subietti. 

Vasi — Se Pompei , Ercolano e le tante altre vetuste con- 
trade del nostro regno ci haa lasciato una quantità, di vasi si 
grande e svariata nelle forme da poterne provvedere tutti L Mu- 
sei del mondo , non dee recar meraviglia , essendo che arnesi 
sono ne' civili consorzi d'indispensabile uso all'umana famiglia. 
V ha per le comodità domestiche un gran, numero di vasi che 
posson lavorarsi indifferentemente in pietra ,. in legno, in vetro 
in terra ed in metallo. Nondimeno gli impacci che arrecano 
quelli di pietra e di legno, sono sì fastidiosi e noti , che di 
mollo ne stringono la pratica. Quelli di vetro convengono agli 
usi che esigono leggerezza ,. nitore , trasparenza, ed altro , ma 
non alle opere che richieggono solidità e res'stenza ali.' azione 
del fuoco. 1 vasi di terra, più o meno privi di trasparenza , e 
generalmente più pesanti di quelli di vetro, sono ; anche salu- 
bri , molto più saldi , e sopportano meglio le alternative del 
waldo. e del. freddo, e di leggieri si fanno eziandio più o meno 






- 152 - 

nitidi secondo la materia e i modi onde son fabbricati. Provveduti 
in fine sono i vasi metallici di solidità e di permeabilità al ca- 
lorico , ciò che solo di essi è dote : ma richieggono diligentis- 
sime e costanti cure di nettezza , perchè soggetti ad ossidarsi 
dai liquidi non pure che dalle materie untuose; ed alcuni anche 
a dispetto di qualunque precauzione , sono di pratica pericolo- 
sa. Così ciascuna di dette materie è adatta a' nostri bisogni in 
ragióne delle sue speciali qualità. Quando si desidera traspa- 
renza, si ha ricorso al vetro; quando vuoisi solidità o conducibi- 
lità al calorico, si preferisce il metallo ; e si adopera argilla per 
gli usi che non domandano alcuna delle doti particolari dei me- 
tallo o del vetro. 

Gli antichi non conoscevano , o almeno non adoperavano le 
patine metalliche o salino-metalliche , bensì le paline o vernici 
meramente terree, ed i prodotti vulcanici, come pomici e cer- 
te scorie di lave, le quali resistono a tutti i noti dissolventi, e 
che meritano la preferenza per la loro maggiore fusibilità , so- 
lidità e salubrità. Questi sono i più duri che si conoscano ; gli 
altri per poco che non sieno compiutamente vetrificati ( il che 
succede di rado ), rimangono facilmente scomposti dagli untumi 
e dagli acidi , e sono tanto meno duri quanto più contengono 
sali e piombo. 

Gli antichi , non meno risparmiatori che industriosi , non 
arestaronsi alla sola ragion di lusso nella fabbricazione dei va- 
si , ma seppero con varietà infinite provvedere economicamente 
a tutte le specie di bisogni, e soddisfare a tutti gli ordini della 
società. Dai più bei vasi di argilla^che decoravano le apicie e 
lucullane imbandigioni , discendevano gradatamente sino ai vasi 
più comuni per le cuciue del popolo. 

Questi sono di terre più o meno duttili, alle quali il calorico 
ha impresso maggiore o minore solidità. Sono composti di un 
misto terreo, di cui 1' allumina e la silice formano le parti fon- 
damentali. 

Quei vasi che non erano adoperati per la cucina sono in gran 
parte notevoli per la finezza dell' argilla compattissima , sicché 
il maggior numero loro rende suoni pressocchè simili a quelli 
del vetro e dei metalli , come pure per i bellissimi bassirilievi 
che li decorano, e la leggiadria delle forme. 

V 



I 



- 153 - 

Le forme più ovvie delle terre cotte sono le seguenti : k « Vt V 

Anfora (amphora) di diverse guise e grandezze : era usata a 
contenere vino, e s' affondava nella sabbia per la estremità acu- 
ta. Alcune hanno la forma di urne cinerarie. 

Vaso sferico ad uno o più manichi { olla ): pochissimi hanno 
una leggiera tinta di vernice, pietà olla ,.da che deriva forse la 
nostra parola pentola. Molte di queste pentole haauo le varie 
forme delle comuni pignatte. ' 

Qualche volta erano di smisurata grandezza (1). Vi si conser- 
vavano i legumi secchi ed i cereali. Altri di argilla più compat- 
ta erano recipienti di olio. 

Lingella ( lagena ) della stessa forma delle brocche, e ad uno 
o più manichi. Corrisponde alla diote dei Greci. 

Idria ( hydria ) , vaso per lo più a tre manichi , anche per 
serbare acqua. In Basilicata si chiama pignuto per la sua somi- 
glianza con la pina. 

Patera, in greco pkiale, è un vaso simile alle nostre tazze , 
ed anche ai piatti cupi o da zuppa. 

Mortaio da salsa (morturiolum condimentarium ) in cui cori 
un pestello si ammaccavano ortaggi per la preparazione delle 
salse. 

Urna, vaso che serviva a diversi usi. 

Secchia ( situla ), vaso adatto a portare acqua. 

Prefericolo ( prefericulum ) , vaso acconcio a diversi usi, mas- 
sime nei sacrifizi*, in greco prockuos. 

Nasiterno ( nasiterna ), vaso a tre nasi, ossia a tre labbra. So- 
no ancora comunissimi nell* Andalusia, ove son chiamati alcar- 
ruzu. 

Pizzopapera volgarmente ( uter ) ed anche vaso a otre; servi- 
va a contenere olio e vino. 

Calice o tazza ( calix ), coppa nella quale per lo più si be- 
veva. 

Cratere (crater), gran vaso in cui ordinariamente gli antichi 
temperavano il vino coli' acqua. 



(1) Ne potete vedere esempi nella corte scoverta a sinistra. 



— 154 — 

Sottocoppa (techanis ), di diverse grandezze simile ad un di- 
sco ad orlo rilevato. 

Piatto tondo (paropsis) > vaso simile ai nostri da riporre vi- 
vande» 

Rito (Rithon) t vaso ad uso di bicchiere, a t'orma di corna, 
rappresentante diversi animali. 

Orcio, cappa, wciuolo (urceolu&)* Vaso, conosciuto» 

Gotto ( yuttus ) vasettiuo a collo stretta che Lasciava cadere a 
goccia i' acqua, donde gli è venuto il nome. 

Testo da semente o da fiori , ( leslula ). N.e possediamo una 
immensa quantità di forma conica a grande imboccatura con 
Uu Coro nel t'ondo e tre sui lati. Questi vasi che finora aveva u 
messa a tortura la sagaci là dei dotti, sono stati ora riconosciuti 
per vasi da semente o da tiori che si collocavano nei peristili, come 
a Pompei , e propriamente sopra un paccolo muro dell' interca- 
lunuio , chiamato pluteum. 

Gli Idrocerarni a vasi rinfrescanti sona di una terra la cui per- 
meabilità li rende molto adatti a rinfrescare i liquidi; il perchè 
ciò che li distingue dagli altri , e che costituisce la loro virtù 
refrigerante , è il trasudamento. È un fatto da molto tempo 
nota , che se si espane al sole un vaso qualunque avvolto in 
un corpo umida , questa vaso ed il suo contenuto toccano un 
certo giada di raffreddamento; sicché in molte contrade il con- 
tadino, obbligato di portare a' campi la bevanda di che devesi 
dissetare nelle giornate estive, non ignora che quella che ripo- 
ne in un vaso di argilla porosa, si mantiene più fresca di quel- 
la che mette in un vaso di argilla più densa. Ala il p.ro che si 
caverebbe da questa cognizione è limitatissimo in confronto di 
quello che ne tacevano gli antichi , e che ne fanno ancora gii 
abitanti di altre regioni del globo. Il grado di freschezza che si 
ottiene dagli idrocerarni è senza dubbio inferiore a quello che ci 
danno la neve ed i sali , ma è moderalo e basta quando altri 
si contenta di bere fresco. 

Si fabbricano nella Cina e nell' India di vasi metallici che si 
avvolgono di paglia , di filo di erba , di corde; e vasi di terra- 
cotta abili a far le veci medesime degli idrocerarni , e sono 
conosciuti ed adoperati non solo nell' Asia e nell' Africa , ma 



- 1158 - 

puranche in molte contrade dell' America *, intanto che In Eu- 
ropa non sappiamo che se ne faccia uso altrove che nella par- 
te meridionale della Spagna , dove il nome che si dà a quei 
vasi è derivato dall'arabo al carrazta , e sono perfettamente 
somiglianti agli orciuoli ; e di leggieri si dimostra esservi stati 
introdotti da' Mori. Gii Egiziani danno il nome di Kolle a' loro 
vasi rinfrescanti, che in nulla differiscono per la forma, gli or- 
nati e l'argilla , da quelli esposti nella Sala quinta de' vasi ita- 
lo - greci , al quinto armadio , e che più convenevolmente do- 
vrebbero esser collocati in questa raccolta delle terrecotte , si 
perchè non offrono figura alcuna e sono di argilla calcarea di 
pasta debole e grossolana , e sì perchè debbono considerarsi 
come appartenenti all'economia domestica , comunque rinve- 
nuti nelle tombe di Noia. 

Ciò premesso, accenneremo poche osservazioni sull'arte sta- 
tuaria in terracotta , essendo la nostra raccolta fornitissima di 
rare opere che fanno l'ammirazione degli archeologi e degli ar- 
tisti. 

STATUE — Come abbiamo già detto, le prime statue o idoli, 
quando i popoli eran rozzi e caduti nel politeismo . non fu* 
rono che singoli oggetti esistenti in natura , come pietre qua- 
drate , angolari , coniche , pali di legno e via innanzi ; sopra 
i quali si fece appresso alcuna rappresentazione in forma di te- 
sta umana. 

Più tardi si figurarono goffamente le braccia attaccate al cor- 
po e le gambe riunite. L' Egitto non oltrepassò per così dire 
questi primi passi dell' infanzia dell' arte: i suoi geroglifici , le- 
gando idee a forme consecrate , si opposero a' progressi della 
imitazione ; e se si pervenne a dare qualche movimento alle fi- 
gure , fu per aggiungere alcuni significati alla scrittura sacra, 
anziché per perfezionare le arti del disegno. Difalti se ne rin- 
tracciano i primi elementi nelle forme quadre , secche , ango- 
lari delle figure d' antico stile puramente egizio. 

Filoclete di Egitto, Sauna di Samo e Cralone di Sicione so- 
no considerati come gì' inventori del disegno. Quindi compar- 
ve Dibutade , anch'esso sicionide , che inventò la plastica o 
l'arte di modellare in creta, quantunque alcuni scrittori preten- 



dono che l'origine di essa sia da assegnarsi a molto tempo do- 
pfr.cioè alla XXV Olimpiade ( an. 74 di Roma , 680 av. G.C. % 
é*:cbe i veri inventori di tale arte fossero Euchiro ed Eugrammo 
discepoli di Siadra ; ma gf' autori più degni di fede 1' attribui- 
scono a Dibutudc , dì^cTiiysj'faiostraya come rarità a Roma un 
medaglione in terracotta trovato a Corinto quando questa città fu 
espugnata da Mummio. Quegli inventò gli antefissi , dapprima 
deillprotipi, ornamenti in terracotta che collocavansi avanti le te- 
gole', all' estremità inferiori dei tetti, e di cui possediamo una 
bella raccolta. A lui si ha il debito ancora degli ectipi , ossia 
dei bassi-rilievi cavati da forme. La maggior parte delle forme 
dei piccioli bassirilievi o delle fiigurine in alto rilievo rinvenu- 
te a Pompei appartengono a questo genere di plastica. Sono di 
un argilla finissima, e vi si scorge ancora l'impressione delle di- 
ta che hanno premula la terra sul lavoro formato. Distinti di- 
scepoli di Dibniade furono Ardicele di Corinto e Telefano di 
Sieione. 

Non conosciamo i nomi dei primi artisti etruschi, molto più 
antichi di Euchiro e di Eugrammo , i quali dovevano esser de- 
bitori delle loro conoscenze nelle arti e nella religiosa icono- 
grafia alle colonie , eh' era n venute trasmigrando dall'Asia, a 
popolar quelle contrade , e s' eran sempre più profondate nel- 
1 ? idolatria. Le figure tozze , secche ed angolari di parecchie 
statue e busti della nostra raccolta potrebbero forse appartene- 
re alla prima Olimpiade o all' epoca della fondazione del gran 
tempio di Pesto, o a quella del tempio dorico di Pompei (cir- 
ca 800 anni av. C. G. ) 

Nama proibì nelle sue leggi di rappresentare gì' iddìi sotto 
forme umane i il che fu un grande ostacolo ai progressi della 
scoltura in Roma, dove nei primi ed antichi tempi quell'arte 
non si versava molto in altre opere. Pure fondò il collegio dei 
Figulini, formatori in argilla , e si vedeva , ai tempi di Plinio, 
un Giano bifronte in terracotta , che si diceva essere stato con- 
secrato da Nnma, e che per la situazione delle sue dita indicava 
il numero 355 , quello dei giorni dell'antico anno romano. 

Altri artefici perfezionarono la plastica. Leggiamo in Plinio 
che Tur ia no di Fregolla ( Ponte -Corvo ) , artista etrusco, ab^ 



— 157 — 

belli Roma sotto Tarquinio Prisco ; cominciò il tempio di Giò- 
ve Capitolino , e ne collocò su la sommità la quadriga , facen- 
do la statua del dio in argilla strofinato di minio. Nel tempo 
dello stesso Plinio i cehsòri èhmÒ incaricati di fare dipingere 
di rosso colore la statua del nume. Allora i Romàni imi- 
tarono lo stile etrusco , che non è altro che lo siile greco ar- 
caico 

Tra gli artisti greci che portarono la plastica al più alto splen- 
dore fu Arceèilao ( 67 an. av. G. C. ) pittore e plastico. Si sti- 
mavano più le sue terrecotte ed i suoi abbozzi che le opere fi- 
nite degli altri maestri: lavorò molto per Lucallo. Ancora Posi, 
scultore, imitava ottimamente i frutti in argilla colorita. Abbia- 
mo di Pompei molte frutta di questo genere, e foiriie per pre- 
pararli acconciamente , o in cera o in pasta. Da ultimo , Pasi- 
lelete si stabilì a Roma ( 75 an. av. G. C. ), ove diede 1' ul- 
tima perfezione a' modelli in argilla : lavorava pure in orò 
ed in avorio , e fece il Giove iti avorio pel tempio di Metello. 

Prima di Osservare gli oggetti che £on negli armàdi convieni 
volgere lo sguardo attorno alle pareti ove sono sospèsi sedici 
quadretti a bassorilievo antichissimo di terracotta colorata , 
opere di grandissimo pregio dei tempi dei Volsci, trovata a Yel- 
letri nel 1784, e pubblicate à Roma l'anno 1785 da Monsignor 
Becchetti. 1 più importanti trovatisi descritti al voi. Vili del Mu- 
seo Borbonico, fjuestà raccolta ùnica, di sommo valore per gli 
artisti e gli scienziati , la dobbiamo alle singolari cure del 
Cavalier Giampaolo Borgia. Quei bassirilievi furono un tempo 
dipinti, scórgendovisi ancora avanzi di quei tre colori che, se- 
condo Plinio , adoperavano i più antichi pittori , cioè il rosso 
( hemà'inon ) il cileslro pallido , ed il nero lavato ( guazzo ) ; i 
buchi che vi si veggono indicano aver dovuto questi bassirilie- 
vi stare infissi nel fregio di una cornice con chiodi di bronzo. 
Tali frammenti riuniti rappresentano forse il trionfo di uu con- 
dottiero d' armi dopo una vittoria. I cavalieri che fugano il ne- 
mico sono i Volsci, la cui cavalleria era rinomata anche presso 
i Romani ; il num. 1403 potrebbe essere il Senato che gli de- 
creta il trionfo, e l'ultimo, num. 1390, pare un corteo di que- 
sto trionfo. 

Celano —Voi. V. 21 



- 1158 - 

1. Armadio a dritta 

Si conservano in questo armadio vasi ad un manico di argil- 
la molto fina ad uso di liquidi, *d una quantità di vasi a for- 
ma di olle senza manichi, somiglianti alle nostre pentole. 

Intorno della stanza tra un armadio e l'altro sono allogate 
delle grandi anfore poggiate alla rovescia sopra basi di marmo 
affricano, mancando esse affatto di base, purché gli antichi con- 
servavano il vino in tali vasi a metà sepolti nell' arena. 

H. Armadio 

Ah f ore di diveise forme a larga bocca. 

III. Armadio 

Vaso ad un manico pei liquidi , ed altri senza manichi , 
chiamati alle ; sotto di questo armadio sono alquante urne ci- 
nerarie. 

IV. Armadio 
Molti vasi in forma di cratere* 

V. Armadio 
Quarantasetle scodelle di diverse forme e grandezze". 

VI. Armadio 

Diversi coYerehi di scodelle ( testa ) ; quello segnato col nunì. 
881 è ornato con una testa di Apollo radiata, in bassorilievo. 

VÌI. Armadio 
Vasi ad un manico {urceoli ) , e molti altri a forma di picco- 
le olle, detti iestulai 

Presso alle pareti accosto alla finestra sono alquanti mortai di 
terra cotta trovati in lùcolano dove si trituravano le erbe e si 
preparavano le salse. Sotto ai mortai sono alcune anfore. 

Nel vano della finestra son collocate due urne, dove gli an- 
tichi rinchiudevano i ghiri ( giires) chiamate saginarium glira- 
riunì. Si discerne nel!' interno il luogo dove poneasi il cibo che 
era di ghiande, noci e castagne* 

Contro il muro si osservano sei grandi di quei mortai per pe- 
stare le erbe odorifere , e sul loro labbro leggesi il nome del 
fabbricante : notisi il seguente : Crescen. C. Capelli Liviani, ri- 
petuto alla parte opposta. Ad uno di quei mortai appartiene 
il gran pestello a manubrio di marmo affricano. 



— 1.S0 - 



VtfJ. Atm^dio. 



Parecchi rasi qa noi duetti langell^. ( lagenae ) , più in basso, 
Ventinove patere poliva., «4. Si. tfJL vasetti m d; djv.erce fùrmq e 
grandezze. 

Neil' armadio di me7zA.so.n0, argille., inverniciate, cioè scodel- 
le, coppe,! calmai, ctajerj. salica , due vas.i di, tene di No|a , 
dai quali si vers.av t a. il vinp_ nidje tgzze, chiamati epichysis, del- 
la forma,, di, U& prtfeiijjQjo. 

Sopra, quesjo, armadio. s.i veggono diverse argille, come , Sco,- 
della. d,' urna, verojce.. giaUa, e, c.os^a — Craiete col piede rotto a 
bassi rijievi — Magnifica tazza con ornati e bassi rilievi, e. con 
questa* iscrizione aji' intorno : Bibe, Amice, De Meo. Questa taz- 
za faceva. p?rte del Museo Vivenzio — Coverchio da va pyre — Tjiz- 
sa con, bellissimi nabeschj.pubbiicata nel Museo Borbonico — Al- 
tre, due tazze rabescate — Un cahceito — Ijtgui stura (uhiala) 
accollo lungo e a^d un manico — Balausta ( balaustiuin ) bellis- 
sjmo idrocerame a collo lungo che si spartisce, in, ti doglio- 

Vr SAt<\ 

Sa le pareti di questa, sala sono confusamente appese, migliaia 
di lucerne trovate nelle terme e nelle botteghe di Pompei. 

Sopra il primo armadio, a dritta sono, due teste di Flora ed 
un busto di Pullade di stile greco, ritrovate in Basilicata. 

Nella parte inferiore dell' armadio si vogliono osservare mol- 
te figure di profijo, di stile arcaico, incastrate in legno , e di- 
verse forme con i corrispondenti getti di cera, esprimenti figu- 
rine in argilla finissima, ove si ravvisa l'impressione delle dita 
che hanno compresso la terra su l'oggetto formato, come potrà 
osservarsi minutamente da,i numeri 4242. a 4326. 
Sotto V armadio 

4833 Mutlonfi quadrato con marchio simile ad un feiro di ca- 
vallo. 

4839 Altro senza marchio,. 

4840 e 484t Due mattoni arcuali co! marchio PP. rinvenuti 
nell' ipocausto ( hypj)caustum) delle Terme di Pompei. 



- Ij5f) — 

Fra il primo ed il secppdo Armadio 
busto di donna di grandezza naturale ( Basilicata ) 

Parte superiore dell' Armadio 
Vari fiamunMiti u' ante/issi , statuette ed altri oggetti provve- 
pienti da Basilicata. 

Parte inferiore 
Oggetti votivi, fra' quali alcuni di grandezza naturale. 

Sotto l'Armadio 
Tre grandi tegoli , ad orlo sporto , trovati nelle Terme di 
Pompei. 

Fra il secondo ed il terzo Armadio 
1825 Statua di donna, di stile antico. 

III. Armadio 
Sopra di questo armadio sono allogate quindici teste votive 
antichissime, e cinque preziosi frammenti di statue d'Iside odi 
Cibele (Velletri). Nella parte superiore di questo armadio si veg 
gono molte tazzoline e sottocoppe verniciate in rosso , canaletti 
ed altri idrocerami. 

Parte inferiore del suddetto Arrn^djp, 
4420 Una pevera ( infundibulum ). 

4439 Colavinario a guisa di cipolla. 

4440 Gran vaso cilindrico, forse inalila toio,. 

4464 Salvadanaio, o piccola cassetta di figura rettangola con 
impressioni arcuate, e con fenditura al di sopra per in- 
trodurvi le monete. 
4470 Altro simile vasetto, di forma sferica, rotto, con dentro, 
delle monete di bronzo dell' Imperatore Claudio. 
Sotto P Armadio 
Quattro tegoli di diverse forme. 

Tra il terzo ed il quarto Armadio 
4849 Tegolo couvesso per covrire le commessure dei letti. 
5219 Bel vaso scanalato a due manichi a volute, della forma, 
di un' anfora con piede levatoio. 
IV Armadio 
Sopra di questo armadio ci ha due teste di maniera, etrusca 
Alcune lucerne inverniciate in rosso e verde, ed una da quattro 
lumi. Veggonsi ancora trentadue differenti vasi, tra i quali è da 



- lfil - 

osservare una gran borraccia o fiasca da viaggio in terracotta 
«■•oo anelli a ciascun lato per intromettervi la correggia — r Due 
xtssirilievi esprimono in ambedue le facce una Nemde tra due 
Ippocampi — Una gran patera, il cui manico figura una Caria- 
tide — Altra patera con istupeodi bassorilievi — Al num. 26 ve- 
desi una lucerna a nove becchi di figura rettangolare, ed altre 
che pur meritano di essere osservate — In fine due maschere 
sceniche. 

Parte inferiore dell' Armadio 

4508, 4509 Otto arckipenzoU di terracutta di figura piramida- 
le, per uso di livellare le fabbriche. 

Due vasi di leggiadra forma. 

1501 Bella tazza col manico, che finisce a. testa di. capro. 
Sotto l'Armadio 

Quattro tegoli convessi, e cinque tuboli da condotto. 
Fra il quarto ed il quinto Armadio 

4859 Condotto di fornello. 
5220 Vuso a due manichi. 

4860 Milliurium testaceum. Simili a. quelli di metallo menzio- 
nati dal Columella. Serviva ad allontanare nel corso dei- 
la notte i parpaglioni che infestavano le api. 

Sopra iJ quinto Armadio, 
Quattro teste virili votive di stile antichissimo, 
i 199 Statuetta panneggiata con turibolo nella destra. 

V. armadio 
Nella parte superiore si veggono varie belle tazze, piatti , va,- 
settmi di argilla verniciati in rosso ed alquante lucerne. 
Parte inferip,re : 
4575 Piccolo aliare in forma di tazza , sul cuj orlo sono \$ 

maschere di Sileno. 
4518 Scaldavivande. 
4523 Altare ornato di bassorilievi. 
4525 Colombaio per pippioui. 

1536 Piattino, puropsis, con diversi frutti di rilievo». 
4541 Uovo di Struzzo. 
4345 Granato. 

- 



— 1^2 — 

Sotto l' Armadio 
Quallro colonnette di sostegno alle anfore — Quattro urne ci- 
nerarie, ove ancora si veggono ossa umane di dentro. 
Eia il quinto ed il sesto Armadio 

4826 Attore con maschera di donna. La materia, la conserva- 
zione, l'espressione piena di vita e di arte , e l'abile esecuzio- 
ne in mossa teatrale rendono questa statua oltreniodo degna di 
ammirazione. 

yi. Armadio. , sopra 

4202 4204 Due teste votive, di donne. 

4203 Testa antichissima d' Iside. 

Nella parte superiore 
Si veggono varie lucerne e statuette. 

Nella parte inferiore 
Si osservano alquante teste votive e diverse immagini di divinità*. 
4571 Testa di Ctbele. 

4582 Bassorilievo con un sagrificatore, avente nella mano, de- 
stra un coltello ( secespilej. 
4595 Bassorilievo con testa di donna velata- 
Sotto I* armadio. 
Anfore frammentate e basi di altari. 

4371 a 4874 Quattro condotti di figura quadrata con buchi nel 
mezzo per far passare il calore delle fiamme dell' hyfo- 
causlum in una camera contigua ove. gli antichi si spo- 
gliavano per prendere le stufe. 

Terza tavoletta del VI Armadio 
Ventidue antefissi, protipi — Bxssirilievi che servivano di or- 
nati alla cornice. 

Eia il sesto ed il settimo Armadio 

4827 Statua rappresentante un attore con maschera di don- 
na sul volto. Le mammelle non rilevate rivelano, il ses- 
so. Fu trovata a Pompei insieme con l'altea num. 4826 x 
cui corrisponde per la mimica. 

VII Armadio 
Sopra di esso si osservano coi num. 4205 e 4207 due tes tfi, vo- 
tive di donne di stile etrusco- 
4206 Vaso a due piccoli manichi» 



— 168 — 

Gli oggetti più importanti allogati nell' armadio sonò : 
4f>09 Parte inferiore di una bella statua panneggiata. ■ 
4614 Bella statuetta frammentata. 

4618 Statuetta d' Iside in piedi, di stile etrusco o greco arcaico; 
4624 Statuetta in piede ornata di ghirlanda. 
4629 La Benevolenza romana. 

Bellissime figurine esprimenti Venere Afrodite uscendo dalla 
conchiglia; 

4632 Statuetta rappresentante un genio. 

4633 Statuetta, in piedi, d'un istrione armato che declama sul- 
la scena. 

1647 La morte di Cleopatra. 

4661 Maschere di terracotta rappresentanti i caratteri dei per- 
sonaggi che entravano tutti o parte nelle composizioni 
drammatiche. 
Fra le quali distinguonsi il vecchio schiavo Egimone dalle ci- 
glia increspate e dalla rugosa fronte — 11 volto dì Hermonius , 
cioè del vecchio con testa calva e barba foka — La figura del 
Mania o Zomta, gorgone spaventevole somigliante alla testa di 
Medusa — Servivano queste maschere di modello a coloro che 
ne fabbricavano pel teatro, o per mostre , stante che vi si ve- 
de spesso un foro sopra la fronte per sospenderle, o in fine pef 
ornamento di architettura. 

Fra il settimo e 1' ottavo Armadio 
5221 Leggiadro vaso a due manichi. 
4128 Attore con maschera (E) 

Vili. Armadio 
Sopra di esso veggonsi due tegoli convessi con antefisso. 
4209 Altro tegolo avente per antefisso una figura isiaca. 

Dentro I' Armadio 
4703 e 4704 Due riti ( rhyton ) , il primo dei quali è forma- 
to a testa di cerva, e V altro a testa di porco. 
4711 Cane di razza siriaca, per Uso di grondaia 
4715 Rito con testa di toro. 
4724 // dio Apis in basso rilievo. 

Sotto 1' Armadio 
Tre tegoli. Avanti 1' armadio ce ne ha due altri chiusi a fa- 



- m - 

stré di Vetro ove si conservano alquante lucèrne, aventi ciascu- 
na un marchio di sotto co! nome del fabbricante, il quale si leg- 
ge sopra un pezzettino di gesso situato accostò alla lucerna. Le 
più importanti sono le seguenti : 

3166 11 ratto di Europa; 

3167 Diana alla caccia con i cani; 
3176 // camallo Pegaso. 

Tra l'ottavo e il nono Armadio 
482,9 Statua di una sacerdotessa. 

\X. Armadio 

Sopra di esso son cinque tegoli convessi con un antefisso. 

Dentro 1' Armadio 

4734 Bassorilievo còri un simulacro d' Iside; 

4735 Bassorilievo rappresentante una Nereidé sopra uri Ippo- 
campo. 

4738 Frammento di ottimo stile antico rappresentante un Uo^ 
mo assiso con una donna. 

4743 Bacco fanciullo con Una pantera ed alcuni frammenti di 
donne. 

4746 e 4747 Vittorie alate con maschere colorate. 

4748 Basso-rilievo di una donna che impone silenzio ad Un 
fanciullo. 

Sotto P Armadio. 

Tre Antefissi, e tre mortai pei- la preparazione delle salse aro- 
matiche. 

Tra il nono ed il decimo Armadio 

5225 Statua colossale di Giunone trovata ih Pompei in Un tem- 
pio che ha preso il nome di Tempio di Giove e di Giu- 
none. 

4821 Busto di Apollo radiato. 

4830 frammento di patera rappresentante in rilièvo una Ca- 
fiaiide. 

4833 48S4 e 4836 Tré urne cinerarie di figura retiàngolare con 
combattimento di quattro guerrieri in bassorilievo. Que- 
sta animatissima composizione ci ricorda le tanto decan- 
tate plastiche etrusche - Sopra i coperchi vi sono figu- 
re dormienti. 



- 1J65 - 

5384 Statua flessale di Giove, o piuttosto di Esculapio, rin- 
venuta a Pompei in un tempio con quella d'Igea. 
1835 Voto. 

Altro Armadio chiuso a vetri dirimpetto la finestra 

4801 Frammento d'una grande patera di argilla verniciata in 
rosso. 

4802 Altro frammento di patera con marchio. 

4804 4806 4808 Fari pezzi di mattoni con iscrizioni. 
4818 Vasetto con marchio ed iscrizione, 

X. Armadio 

Sopra 1' Armadio si trovano tre busti d' Iside di stile etrusco 
(Velletri) 

4765 a 4769 Alquanti getti d' acqua con vari ornamenti (E) 

4770 Frammento di basso rilievo in cui si 3corge la parte po- 
steriore di un coccodrillo e le gambe d'un fanciullo. Monu- 
mento di buono stile. 

4776 a 4779 Teste A leune che servivano per grondaie . 

4787 Frammento su cui e intagliata un'urna. 

Avanti a questo armadio ce ne sono due altri chiusi a vetri 
con alquante lucerne, le più notevoli delie quali sono : 

3084 Lucerna con le tre Grazie. 

3085 Altra con Diana ed ì suoi cani. 
309O Amore sopra un delfino. 

3108 Perseo con la testa di Mejdusa. 

3114 li simbolo della luce. 

In mezzo a questa sala son collocate due basi segnate ai num. 
4822 e 4823, sostenendo quest'ultima un'anfora frammentata. 

Vi sono ancora due grandi armadi di figura rettangolare , a 
oui di sopra sono sospese alcune lucerne di leggiadra forma, e 
affatto diverse dalle altre riposte negli armadi , fra le quali una 
grande a testa di bue, ed un' altra a vari lumi di figura circo- 
lare. Nella parte superiore del primo armadio prossimo alla por- 
ta veggotosi tre bellissime lucerne di terracotta verniciata verde, 
ma molto maltrattala dal calore dell'eruzione vulcanica. 
Celane — Voi. V 22 



'OGGETTI PREZIOSI 

Tutti gli opgetli metallici e non metallici che vedete in que- 
lla raccolta , opere di artefici greci , latini e di altre nazioni , 
non esclusi gì' italiani del sècolo XV , si è voluto qui adunare 
sólo pe'nhè 'son di materia preziosa. Onde non vi attendete di no- 
tare veruna distinzione nell' oreficeria e nella cliptica appo gli 
antichi nel periodo di tor 'vita , e di apprendere quando e co- 
me la riviltà loro si fosse manifestata nei gentili e preziosi la- 
vori dèi cesello , del botino, della ruòta e dello smeriglio. \\ 
basti sólo di aver soddisfatta la vostra curiosile a sapere , che 
gli antichi ebbero gemme, ori ed argenti come gli abbiamo noi. 
Questa ricchissima raccolta serba adunque meglio che mille e 
novecento monumenti , che comprendono i cammei e le pietre 
dure intagliale, in gran parte provvedenti da' Principi Farnesi-, 
e ad èssi sono aggiunti alquanti commestibili e colori trovati in 
Pompei *ìd Ercolano; un brano di tela amianlina dissépolto non 
ha guari nel Vasto -, molti ornamenti ed arnesi d' oro rinvenuti 
dentro di tombe greche ; alquanti gioielli del Museo Borgia ve- 
nuti dall'India , e 'tre grandi intagli a bassorilievo di argento 
operati da insigni artefici del medio evo. 

Il solajo di questa sala è decorato con molti e diversi musaici 
pòmpejani , tra cui si distingue quello della soglia della casa 
che in Pompei dicono v $el JpoWa tragico , il quale musaico rap- 
presenta un cane guardiano col mollo Cave Cunem, bada che ci 
e il cane, 'come a guardia dell' uscio. 

In mezzo della stanza vedesi la celebrata Tazza Farnesiana in 
sardonica orientale, unica per grandezza e per lavoro , dove è 
da notare la copia e la convenienza della composizione, il franco 
ardire dello stile, la grazia e la nobiltà dei gruppi e degli atteg- 
giamenti, e la diligenza del magistero-, sicché puoi reputarla come 
la più bella opera di scoltura in pietre fine che l'antichità ci ab- 
bia restata^ e certamente è questo il solo cammeo che rappresen- 
ta una grande composizione in ciascuna faccia, ed in che il sog- 
getto espresso sur una superficie da otto figure di proporzione 
poco comune , richiama grande attenzione per ciò che riguar- 

* { — :.>m,iy ) 

V 



- m. - 

da, l'archeologia e le beile arti: e la scoltura dei! .imo super- 
ficie fa vedere la terribile egida, di, M;ifle.r.v,a i u,ej cui u)< j 4/o è in- 
tagliala la testa di Medusa con raar.avjgl|05,o, lavoro nei capelli 
rabbuffati e serpentini. 

Questo classico monumento, 4eli* età di,, Awgusto,^ non ha al- 
tri danni che il foro che vi si v,ede. sul. uaso della Gorgone ; i! 
quale fu fatto col trapano .pei* cnm mettervi un piede d'oro al- 
lorché fu presentata a Paolo HI da, un s Wato del Contestabile 
di Borbone nell'assedio di Hpma, djjlj 1527, trovata in una tos- 
sala che facevasi nell'area della Villa dell' Impelatole Adriano. 

Nel cavo della tazza sette figure umane ed una sfinge forma- 
no la composizione. Invece di franarci «Ha minuta descrizione 
di esse, riposeremo le varie dilucidazioni della storia che vi è 
rappresentata e che divengono \Aix importanti pei m mi degli 
scrittoci. Il Maffei ed il Suntoli pretesero che l' artefice vi aves- 
se scolpita un'apoteosi dei principi egiziani» Il Visconti vi vol- 
le discernere l'Egitto con i suoi numi benevoli e protettori. Al 
parere di questi archeologi, qual più, qua! meno si avvicinaro- 
no il Winckelmann , il Bianchini , il Guliani , il Burihelemy. il 
Ponticelli stimò di. vedervi Marco Antonio innamorato delle at- 
trattive di Cleopatra. 11 Millmgen giudicò che si trattasse del- 
l' entrata di Adriano in Alessandria, ricevutovi dalle egizie divi- 
nità. Il Junnelli fu di sentenza che la rappresentazione denotas- 
se Alessandro deificato in Giove Racoli, e la città d| Alessandria 
personificata nei punti principali di essa. Infine il Camra.' Qua- 
ranta pensò) di vedervi Tolomeo Filadelfo consacrante la festa 
della mitietura, instituita da Alessandro Magno nella fondazione 
della città che porla il suo nome. 

Osservata la famosa tazza , visiteremo prima le gemme , lu- 
di gli oggetti oro , di poi gli argenti , e da ultimo quello che 
avanza. Dove manca la solita indicazione la piovveuicuza è di 
Pompei. 

CAMMEI 

■ 

Tavola divisa, in due eompartrtàeikti, di cui ciascuno è suddi- 
viso in molti ordini. 



- 168 - 

Compartimento 1 ; il quale fa veder* sessantasoi cammei ia 
*ei ordini. 
Ordine I dove sono allogati nove cammei, che sono» : 

1 V educazione di Bieco, in niccolo di due pollici. 

2 Allea madre di Meleagro , che ruba alle Parche uà tizzone 
alla cui durala è congiunta la vita del figlio. 

3 Naiade e Tritone, in agata di un pollice di diametro. 
•4 Venere al bagno, in sardonica di due pollici, 

5 Nettuno e Pallade, in niccolo di due pollici. 

6 Dedalo ed Icaro, in niccolo di due pollie». Le due donne 

che ammirano il prodigio son forse Pasifea e Diana Dyclina 
personificante la città di Creta. 

1 Venere ed Amore, in niccolo di eircai un pollice. 

8 Amore insidioso, in niccolo di due pollici. 

$ Caccia dì orso , in niccolo di due pollici. Questa gemma non 
si vuol tener genuina, quantunque porti la leggenda KNAI6T. 
Ordine II che conta tredici cammei , dei quali i più impor- 
ti) nti sono : 

2 Venere , Adone ed Amore, in niccolo di circa un pollice. 

3 Vittoria in agata, di un pollice e mezzo. Lavoro assai fino • 
con esatto disegno. 

7 Giove fuiminatore, in niccolo d' un pollice e mezzo. Celebra- 
ta opera dell' tentone. 

S Galli in pugna. Son due Amorini dei quali ano lamenta La 
sconfitta, e 1' altro gioisce la vittoria dei suoi galli. 

9 Ercole ed Onfale, in niccolo d' un pollice e mezzo* 

10 Testa di Onfale, in sardonica d' un pollice e mezzo, 
il Amorino a lavoro. 

12 Satiro e Ninfa , in niccolo di circa un pollice ; cammeo di 
molto pregio per le fattezze espressive del Satiro. 
Ordine III. Sortovi racchiusi quindici cammei, dei quali co- 
me più belli nutansi: 

3 Biotto di Onxe.ro, in sardonica d'un pollice, di sospetta genui- 
nità benché vi si legga OMHPOC. 

A Ninfe ed Amori, in niccolo d' un pollice e mezzo. 

fi Onfale dormiente, in niccolo di circa un pollice ; stupendo in- 



m- 169 -^ 

taglio a profilo che rappresenta ia beltà donna quasi di spal- 
le appoggiata ad Ercole. 

7 Testa di Giove Serapide-, in agaia d' un, pollice e mezzo ; ope- 
ra di stile nobile e grandioso in alto rilievo. 

9 Testa di Medusa, io agata d' un pollice, 

ti Guerrieri in duello, iu sardonica d' un pollice. 
Ordine IV dove sano serbati tredici cammei. Se uè iadioauo 

) più. importanti. 

1 Gladiatore ferito % in agata di circa un pollice. 

2 Satiro, in sardonica di due pollici» intaglio di ottima stile ©- 
di fattura franca e corretta. 

7 Testa a" Augusto, in sardonica di due pollici. Questo egregio 
lavoro è reputato della mano di IXio&covide celebrato da Plinio. 

li Fauno e Bieco, io niccolo orientale di circa un pollice. 
Ordine V con tredici cammei, dei quali i più notevoli sono : 

2 Tetta supposta di Cicerone, ia niccolo di un pollice. 

7 Cenlaurè , in sardonica di due pollici e mezzo,. Finissimo ed 
accurato intaglio. 

SO Scultore, in agata d'un pollice, 

13 Sileno in riposo , io niccolo orientale d' uà pollice. Livouo 
di espertissimo artefice. 

Ordine VJ. Vi si serbano tre cammei, di cui il più importan- 
te è questo : 

1 Supplizio di Dirce, in frammento d'agata di uu pollice.. Sem- 
bra ebe la composizione dovesse esser simile al famoso grup- 
po scolpito in marmo da Apollonio e Tauri&co, a noi noto col 
nome di Toro Farnese Ciò che avanza di questa gemma ci 
Sa vedere la testa del toro eoo la mezza figura di Annone 
che si sforza d' afferrarlo per le corna, la metà superiore del- 
la figura di Dirce con una mano alzata in atto supplichevole, 
e presso i capelli di lei si vede ancora un' altra mano, forse 
di Zeto che vuole trascinarla al supplizio. 
Compartimento II dove sono allogati cento trenta nove cara* 

mei distribuiti ih sette ordini. 
L'Ordine primo serba ventuno oggetti, di cui i più importanti 

sono ; 



— 170 — 

5 Fauno, in niccolo d' un pollice. 

8 Caccia di cinghiale , in sardonica d' un pollice. 

9 Bacco infilano, in sardonica di circa un pollice e mezzo. 

12 Testa muliebre velata, in agata d' un pollice e meno. Ai li- 
neamenti del sembiante ed all' acconciatura ricorda Faustina, 
juniore. 

18 Testa infantile , in onice di circa un pollice. 
Ordine II. Vi son raccolti ventitré intagli , dei quali son più, 

da vedere questi : 

3 Testa muliebre, in zaffiro di poco più di un pollice. 

<? Busto a" Iside, in ismeraldo di circa un pollice. È un bel ri- 
lievo d'autore mollo diligente. 

12 Testa di Nerone, in lapislazzulo di due pollici. 

18 Busto di Serapidc, m ismeraldo di circa un pollice. 

19 Testa infantile, in niccolo di circa mezzo pollice. 

Ordine III. Vi si contano venticinque cammei : i più notevo- 
li sono : 

4 Testa infantile , in ametista, di mezzo pollice circa. 

lt Testa di Ercole, in niccolo di circa due pollici ; intagliata 
con vigoroso e franco stile. 

%£ Leda e Giove, in agata di un pollice e mezzo. Il nume è tra- 
sformato in cigno. 

Ordine IP" con ventuno cammei, dei quali son da notare spe- 
cialmente questi : 

20 Testa virile, in niccolo, d' oltre un pollice. Lo si reputa uà 
ritratto d'Alessandro. 

21 Testa di Ercole , in sardonica di un pollice e mezzo. Vi si 
noti la precisione ed il finito del lavoro e la severa robustez- 
za dell' espressione. 

Ordine V. Havvi ventuno oggetti, e sono, da vedere soprattut- 
to i seguenti : 

1 Amore e Ninfa, in agata di un pollice e più. 
iO Testa virile, in corniola di circa due pollici. 

Ordine VI dove sono raccolti ventitré cammei ; meritevoli d 
maggiore studio son questi : 

13 Notte in quadriga, in sardonica di due pollici e mezzo. 



- 171 - 

\S Amore , 'in niccnlo di mezzo pollice. È una figurina molto 
diligentemente scolpita. Vi si legge I' epigrafe $lAft. 
Ordine VII. Vi sono serbate solo cinque gemme, delle quali 

le più notevoli sono : 

A Prometeo, in niccolo d' un pollice e mezzo. Bellissima figura. 

4 Nereide , in agata di circa un pollice. La vaga donzella posa 
leggiadramente sul dorso d' un delfino. 

PIETRE INCISE 

Tavola che raccoglie trecento cinquantacinque pietre intaglia- 
te, in due compartimenti. 

Cumyuriimenio I. Vi si veggono cento sessantasei pietre in 
nove ordini distinti. 

Ordine I dove si notano diciassette pietre , di cui si voglion 
notare queste : 

3 EracUdi, in sardonica di circa un pollice. 
5 Testa di Ercole giovane, in calcedonia d'un pollice e più. 
7 Apollo e Marsia, in corniola di circa due pollici. 

11 Testa imperiale , in calcedonia di circa due pollici. Sembra 
che abbia le fattezze di Antonino Pio. 

15 Perseo. E inciso in atto di colui che sta ; ed ha lo scudo 
della Gorgone. Vi si legge abbreviato il nome di Dioscoride 
AIOCK. uno dei quattro famosi incisori notati da Plinio. 
Ordine II. Raccoglie Ventunà pietra ; le più notabili sono 

queste : 

7 Testa di Iole, in amatista di circa un pollice e mezzo. 

9 Testa imperiale, in corniola di circa un pollice. É un ritrat- 
to di Marco Aurelio con corona d'alloro. 

10 Diana Cacciairice, in amatista d'un pollice e mezzo circa. 
Eccellente opera col nome di Diana montana di Apollonio. Vi 
si legge il nome dell' artefice AIIOAAONIOT. 

il Testa di Socrate, in corniola di circa un pollice. 

12 Personaggio scenico, in calcedonia d' un pollice e più* 
14 Testa di Giunone, in agata di circa un pollice. 

17 Testa di Antimo, in corniola di un pollice e mezzo. 



— 172 — t 

19 Busto di Esculapio, in diaspro di circa un pollice. 
Ordine III dove si noverano diciotto pietre , di cui eeco le 

più importanti : 

2 Testa imperiale, in berillo (acqua marina) di circa un polli- 
ce. Questa bella pietra fa vedere il ritratto dell' Imperatore 
Galba. 

6 Febo , in corniola di circa un pollice e mezzo. 

— Testa imperiale , in corniola di circa un pollice e mezzo. 

Ritratto dell' Imperatore Adriano eseguito con molta squisitezza 
di stile. 

Ordine IV, Vi sono allogate ventuna gemme ; e le più da no- 
tare sono queste : 

5 Duello, in amatista d'un pollice in quadro. Son due guerrieri 
che combattono a cavallo. 

6 Toro, in corniola di circa un pollice. L'artefice intagliò con 
fini modi questo quadrupede in atto d' esser menato al sacri- 
fizio. 

Ordine V dove , tra le ventiquattro pietre , le più notevoli 

sono : 
S Seneca, in amatista d' un pollice e tre quarti. 
10 Traiano, Platina, Marciana e Matidia, in sardonica di circa 

un pollice e mezzo. 
12 Baccante, in corniola di circa un pollice. 

Ordine VI. Tra le quattordici pietre che vi sono raccolte, me- 
rita soprattutto attenzione quella in cui è intaglialo uu bellis- 
simo Amore in un' agata di circa mezzo pollice. 

Ordine VII. Rinchiude diciassette pietre ; e le più notevoli 
sono : 

8 Testa a" Imperadore, agata di circa mezzo pollice. 

9 Marte, sardonica di quattro pollici. 

17 Demostene , come alcuni opinano , corniola di circa mezzo 

pollice ben incisa. Vi si legge 20AHN02. 

Ordine Vili nel quale si vuole osservare una bireme incisa 
in un' onice di circa mezzo pollice. 

Ordine IX. Tra le diciannove pietre che serba si han da no- 
tare le seguenti : 
5 Vittoria, corniola poco più d'un pollice. 



— 173 — 

12 Seneca, diaspro verde di circa un pollice e mezzo. 

Compartimento II È suddiviso in nove ordini, ed in tutti si 
serbano centoltantanove pietre. 

Ordine I. Vi sono diciannove pietre , tra cui meritano parti- 
colare attenzione queste : 

2 Testa d'un filosofo, diaspro verde di circa un pollice e mezzo. 

3 Testa muliebre, sardonica di poco oltre un pollice. 

5 Testa virile, corniola di circa due pollici di bellissimo inta- 
glio con epigrafe ohe poco si distingue. 
Ordine li. Chiude diciannove pietre, e le più notevoli sono tre, 

cioè : 

1 Sacrifizio celebrato in un tempio ; corniola rotonda del dia- 
metro di mezzo pollice. 

8 Figura muliebre veduta di spalla ; corniola di oltre un polli- 
ce di diametro. È una Cleopatra che giace sopra un tetti- 
sternio, e che appressa 1' aspide al seno. 

15 Esculapio, diaspro di circa due pollici. 
Ordine III dove raccolgonsi diciassette pietre, tra cui si de- 
ve attendere a questa : 

9 Sacrifizio , intagliato in un diaspro sanguigno , di circa tre 
pollici. 

Ordine IV. Tra centonovantuna pietre quivi raccolte , si vuol 
guardare a quella segData col num. 8, che rappresenta un Mar- 
te in piedi inciso in lapislazzulo di poco meno che due pollici. 

Ordine V. Chiude diciassette pietre, e la più bella è una cor- 
niola dove è intagliata la testa d'un filosofo sotto il num. 12. 

Ordine VI, con ventitre pietre, tra cui distinguesi un'agata, 
che porta incisa una testa di Galba, di circa un pollice e mez- 
zo al num. 13. 

Ordine VII. Tra ventisette pietre che comprende, ammirevo- 
le è un granato al num. 15 , più per la bellezza sua , che pel 
lavoro del ritratto femminile che vi è inciso. 

Neil' Vili e IX Ordine, che raccolgono trentanove pietre non 
ci ha da osservare veruna cosa molto importante 



■ 
Celano — Voi. V. , 23 



— 174 — 



ORI 



I. Tàvola ottagono,. Seroa centoventilre oggetti d'oro, sia sot- 
to campana di vetro, sia nei compartimenti piramidali e sia hei 
tre foderetti. Nel primo ripostiglio son raccolti tutti gli oggetti 
che furono trovati presso 'uno scheletro nella casa di Mi Arrio 
Diomede in Pompei , cioè una collana , un braccialetto e due 
orecchini. 1/ anello rappresentante due uomini che si stringono 
le destre fu rinvenuto nell' isola di Ponzfté 

Compartimento I. Vi si osservano diciannove gioielli provve- 
denti quasi tutti da Ercolano e Pompei ; fra quali una grande 
collana a maglia con ornamento di dodici pietre, ed un paio di 
braccialetti. Evvi pure un anello dei mezzi tempi (M. B), su cut 
a lettere gotiche si legge questo versetto del Vangelo di S. Gio- 
vanni : Verbum eroi apud Dmm, et Deus érat Ver bum. 

Compartiménto II. Sonvi sedici gioielli, cioè un paio d'orec- 
chini a foggia di bilance ; altri a spicchio d' aglio; altri con fili 
dlJwf spirali , collana a 'maglie , braccialetti a modo di cilindri 
vóti ecc. 

Compartimento III. Contiene quattordici oggetti di diversa 
forma e la'voro. 

Compartimento IV. Racchiude diciassette oggetti/fra'quali anel- 
li d'oro massiccio, altro di metallo dorato, braccialetti, collane 
*-on otto smeraldi cilindrici a faccette , uniti da altrettante maglie 
d' oro, dal cui mezzo pende il fermaglio. 

Compartimento V. Contiene (fuatioidrct oggetti, e tra essi un 
paio di braccialetti a filo ricurvo che sostiene un altro filo a spi- 
ra, orecchini, collana trovala nel 1792 in una tomba (8. Agat. 
dei ^Goti), ed una catena i cui anelli sono a vicenda d'oro e di 
granali» 

Compartimento Vi. Offre sedici oggetti} fra' quali nove anella 
quasi tutte d'oro massiccio di diversa forma e lavoro, brac- 
cialetti, collane, lamine d' oro, ed altri ornamenti da collo. 

Compartimento VII. Ha nove oggetti, tra gli altri un paio d'o- 
recchini con perle quasi calcinate , due braccialetti a cilindro ; 
una collana e due orecchini. 

Compartimento VIII. Mostranvisi quattordici oggetti, i migliori 



— >7> - 

dei, quali sono Uè paia d'orecchini, un piccina corno d'abbon- 
danza , due anelli disegnati dalle SDÌr^e di fef J£ l Jk' 1 ! 5 e ^ un * 
magnifica collana di tessuto d 1 oro. 

// Tavola ottugona, con cento sessanta, quattro oggetti. Sotto, 
la piccola campana di vetro si veggono a U;uni, galloni, tre bul- 
le patrizie ercolanesi, un ornamento, semisferico legato in oro , 
ed una bellissima cervetta d'oro massiccio, (M. B) 

Cot&parttKkento I. Contiene (^uailordicA gioielli ; fra' quali due 
orecchini a spicchio d'aglio, un braccialetto con un serpente a 
basso rilievo, una collana in forma di catenella a -ili d oro. 

Gorqpartimento II. Vi sono raccolti venti gioielli che quasi tut- 
ti sono spille, braccialetti, orecchini e catenelle con fermagli per 
appendervi un amuleto. 

Compartimento III. Veggonvisi allogati trentacinque, oggetti tra 
cui molle anella (M . B.). Una Santa Vergine col motto & Me 
na (sic) Ora Pro Ale. Una piccola figura femminile (id); un genietto 
bacchico alato ; un piccolo Arpocrate j un altro genio che fu 
anche ornamento di collana ; tre amuleti indiani (id)-: un altro 
piccolo Arpocrate sopra piccola base guardata da un cane. 

Compartimento IV. Conserva ventitre oggetti, cioè orecchini, 
braccialetti, un anello serpentino , una lamina sottilissima , tre 
galloni lunghi tre piedi e mezzo, ed un altro paio di orecchini 
a bilance. 

Compartimento V , con otto oggetti. Un orecchino con pietra, 
nera ; un frammento di catenella ; un serpente a tre spire ; due 
galloni simili ai precedenti. 

Compartimento VI> Contiene undici oggetti; fra gli altri un pa- 
io d' orecchini a bilance, un anello a serpe, una coppia di brac- 
cialetti, ed una catenella a doppia maglia. 

Compartimento VII. Vi ha quattordici oggetti tra quali una 
piccola statua di Giove (M. B.), un paio di smaniglie, sei anel- 
la ed una elegante collana molto fina a maglio serrate. 

Compartimento Vili. Vi si racchiudono tredici oggetti, di cui 
i più importanti sono alcune anella , uno dei quali è ornato di 
corniola intagliata , smaniglia con ornamenti semisferici , e col- 
lana a cale uà. 






- 176 - 

Fodero I. Una coppia di armille , ed un' altra di orocchini a 
bilance i cui piattelli di perle sono, perduti. 

Fodera li. Un bellissimo paio d'armille pesaci ventiquattro 
once , son fatte a molte spire serpentine ; orecchini , sei anel- 
li di cui il primo è ti più grande della raccolta, e su, la cornio- 
la porta intagliata la testa di Alessandro. Tutti gli oggetti di 
questo fodero, furono trovai nel 1330. 

Fodero dell' Armadio , che serba un brano d' amianto. Gli 
oggetti d' oro che da ultimo qui vedete appartennero Wli, a d 
Una doviziosa donna dell'antica Venosa, nella cui tomba furo* 
'no trovali. Fra questi sono più da osservarsi una stupenda 'col- 
lana a catenella ornata di dodici maschere silenesche e cinquan- 
totto ciondoli di ghiande e gigli , del peso di tre. delle nostre 
once. Un paio di grandi fibbie incastonate di granati. Due bel- 
le collane, una delle quali con quarantotto b<>uuu,i ir» foimn,di 
fragole. Due piccole basi cilindriche con dischi orizzontali , in- 
torno cui sono incastrate diciannove maschere sieu.kb.e, e venti- 
nove vasettini elegantemente cesellali. 

ARGENTI 

I. Armadio. Vi sono raccolti dugento trentuno oggetti alloga- 
ti in quattro compartimenti. 

Compartimento I. Tra le cose importanti che vi sono riposto 
viene innanzi il bel vaso d' Ercolano a forma di mortaio, e de- 
corato di una storia di Omero in eccellente bassorilievo. In que- 
sta scansìa son pure da vedere una bella ciotola con un basso- 
rilievo quasi perduto , e sette tazze di cui due decorate di al- 
cune Vittorie. 

Compartimento 11. Son maggiormente da notare ventotto me- 
stole e cucchiai , di cui nove a forma circolare , e gli altri 
ellittici , con manico nel maggior numero aguzzo , per servire 
medesimamente da forchette : gli altri che terminano a pie ca- 
prino possono avere attenenza al culto di Bacco per uso di sa- 
crifizi, armille, piccola chiave, -e tre stili per uso di scrittura. 

Compartimento III. Gli oggetti che contiene sono questi. II. 
magnifico specchio circolare di Ercolano, di sette pollici di dia,- 



- m - 

metro alla cui faccia posteriore è intagliala la morte di Cleopa- 
tra. Cinque aghi crioani piamente mugliati in quella t'orma che 
le nostre douniociuole chiamano spadella : sono aghi di che i 
giovani amanti facevano dono, alle belle. Tre braccialetti -, una 
luna crescente con in mezzo un ornamento a forum di cuore : 
gli antichi portavano questo ornamento* appeso, al braccio, sti- 
mandolo preservativo, dal ma' di ljuna,, o epilessia, e doveva es- 
ser comperato col {jruUo, di elemosine e benedetto dal sacerdo- 
te. Un piccini busto di Diana cacciatrice ; umile aneUa , ed un 
bassorilievo rappresentante un satiro in atto di toccai la lira. 

Compartiwen,lo IV. Serba, questi oggetti" un quadrante solare 
di bronzo con foglia d' argento a forma d' un prosciutto sospe- 
so ad un anelietto (E). Alquante fibbie di cinture , ed un bas- 
sorilievo rotondo che figura la dansa di due genii. 

// Armadio. Vi sono custoditi cento diciatto, oggetti anche 
allogati in quattro Compartimenti. 

ComparUiiwHo I. Exo, le. cose contenutevi. Una bellissima 
patera di circa otto ouce, di diametro , trovata ad Armento paese 
in Basilicata. Un tripode trovato in Roma nel 1810. Un va- 
so a foggia di paniera (lìoma). Una tazza a lavoro di conchi- 
glia (id). Altro tripude (id). Una secchia o cesta mistica con ma- 
nico di bronzo (E), e da ultimo un altro tripode situile a' pre- 
cedenti. ' 

Nel Compartimento II son gli oggetti segi^eG^i,. Un piattello. 
Due tazze. Un bel vaso , forse da misurare liquidi. Quattordici 
vasi trovati nella magione dinmpetlo a quella detta di Meleagro a 
Pompei nel 1815, oggetti di raro valore artistico ed arc^e-oiOigi.- 
co, e notevoli altresì per la varietà, delle foime. Vi si osserva- 
no bellissimi bassinlievi lavorati di mola e di cesello ; nella ba- 
se del primo vaso leggesj appesa inciso Sisuiii et Lupii. 

Compartimento III Argenti cavali dalle touj,be di Armento iu 
Basilicata nel 18Ì2. Nove anella di diversa grandezza, d,' lavoro 
areaieo. Una minuta catenella a pjccol^ maglie. Un piccolo, odorino 
a forma di ghianda. Sei testine di montone. Cinque fìmbriagli (or- 
latura a, forma di francia ). Molti frammenti di vasetti. Vasellame, 
preziosissimo trovato in Pompei nel 1836, cioè tazze, cucchiai e 
vasi di varia grandezza, ornati la maggior patte di finissimi ru- 



beschi. Un calice lavorato a pampini ed edera. Due scifi istoriar 
ti, ed una patera somiglievole ad uno specchio. * 

Compartimento IV. Vi si serba un piatto, o fondo d'un ba- 
cino con tre mirabili intagli del secolo decimoseslo. Il primo è 
Opera di Annibale, Carucci ; il secondo di Francesco VUlamena 
d'essisi, alunno del Caracci ; I' ultimo che figura la stupenda 
calata di Croce è dello stesso Annibale che v' incise il suo nor 
me e la data del 1598; lavoro espressamente fatto pel Cardina- 
le Antonio Maria Salviati. 

COMMESTIBILI , COLORI ED ALTRI OGGETTI 

Armadio jf. Compartimento /. Quasi tutti incarboniti qui si 
veggono fichi e fave di Pompei ed Ercolano, frumento, ed orzo 
mischiato con frumento. 

Compartimento //. Uva passa e semi di canapa , fave sciolte 
ed attaccate ad un legno quasi carbonizzato. Tutti codesti og- 
getti, menq l'uva passa,, furono trovati in Ercolano — Nel mez- 
zo — Un pane (E). Cinque uova e conchiglie. Una boccia d'o- 
lio (}d). Vivanda serbata in doppia casseruola — Pane o pastic- 
cia in forme angolose con la leggenda in rilievo : Eris. Q. Cra- 
ni ». . Ri- $er—Nel davanti : Coriaudri -— Fave bruciate — Ciam- 
bella di forma rotonda — Avellane •» Ciliege secche (E). Fior 
di farina — Un pezzo di pasticcio — Fave ed alcun seme di pe- 
sche — Gomma che dicesi trovata sopra uno scheletro, d' Erco- 
lano, 

Compartimento III. Nel fondo — Fichi — Olive ancor fresche 
serbate in una boccia ermeticamente suggellata — Fromento e 
canapa — Uovo di struzzo — Turaccioli di sughero — Una boc- 
cia con pesce (E) — In mezzo — Fichi — Olio addensato. Car- 
rubbe, pinocchi coli' avanzo d' una pina. Prugna e fichi — Da- 
vanti — Quo tuboli di vetio, dei quali sei racchiudono olive 
serbate in olio, e due contengono caviale o uova di pesce: questi 
vetri sono ben chiusi. Datteri ed ulive. Noci , mandorle e pi- 
nocchi. 

Compartimento IV. Una biella anfora di vetro con orzo mon- 
do — Altra su cui fc scritto HEPCVAANi, ch,e cjovea con>eaer vi- 



— 179 - 

no — Anfore rotte coli legumi , porzione dei quali sono incar- 
bonili. 

Armadio II* Compartimento I. — Nel fondo — Reticelle — 
Solfo — Cinque suolette per sandali levorate di fili d' erba (E) 
Solfo, ed erbe da vesiir fiaschi — Davanti — Acini di granato 
— Un picciolo rilievo di ambra , rappresentante due puttini — 
Sapone, farina — Terebihtina e stirace (specie note di resine ) 
Coriandri; 

Compartimento lì. — Nel fondo — Gusci di lumache — Ce- 
ra vergine — pezzetti d'ambra — Sapone nero e bianco — Cor- 
de carbonizzale (E) — Rotelletta da fuso ( verticillo ) — Legno 
riarso , e pece — In mezzo — Reticelle, ed ancora altre ma- 
glie — Pannolini di color naturale ed altri pezzuoli di tela su 
d ; un piatto di vetro antico — Pezzo di legno con] ornamen- 
ti — Drappo bruciato — Davanti — Cordicina attorcigliata ad 
Un frammento di bronzo — Fiscella di giunchi intessuti — Man- 
giari incarboniti — Borsa di tela con due monete — Calamaio 
di bronzo con inchiostro secco. Scatola chirurgica con balsamo 
e mestolino ; una pietra da temperare empiastri — Un brano di 
borsa con una moneta — Sapone, turaccioli di sughero, spugna, 
pece ecc. 

Compartimento III, Gli scavi pompeiani ci han fatto tenere si 
ì colori impastati per dipingere a guazzo, e si i colori in ispe- 
cie, coi pestatoi di marmo per prepararli. Quelli che vedete erari 
tutti apparecchiati ad uso di un antico pittore, e furon trovati 
in un edilizio quasi compiuto. Vi si veggono pure molte con- 
chiglie e gusci di tartaruga, e buccine di diversa grandezza per 
nettare i pennelli. 

Compartimento IV. Racchiude sei oggetti, e sono: Turaccioli 
di sughero -, legno carbonizzato , pezzetti di pece nera , ed una 
gran massa di bitume , usato dagli antichi nella composizione 
della pasta dei vetri colorati. 

Armadio III. Oltre gli ori che sono nel fodero di questo ar- 
madio , già descritti innanzi , esso serba un brano di tela d' a- 
mianto. Quando lo travarono alcuni campagnuoli di Vasto ( A- 
bruzzo ), se ne servirono per nettar forni , e forse maravigliar 
doveano a vederlo tornare terso ed intero dopo l'azione del fuo- 



iso 



«■Di Sembrai che Quésto pezzo di tela amiantinà sia avanzo d' lin 
funebre lenzuolo onde fu involto il cadavere dell'illustre uomo 
della contrada, seppellito nella tomba da cui fu quello rinvenuto. 

PICCOLI BRONZI 

Dopo 1' importantissima raccolta degli oggetti preziosi quelle 
dei bronzi minuti e dei vasi dipinti greci meritano a giusto ti- 
tolo T ammirazione Universale essendo note in Europa per la 
loro immensa varietà e pregio spesse volte singolarissimo pic- 
chè vengono con prediletto ed indicibile trasporto visitate dagli 
archeologi e dagli artisti. 

Gli utensili di. molto uso comtiue e gli ordigni eseguiti con in- 
telligenza e finezza provano ad evidenza quanto l'arte era gene- 
ralmente ben intesa presso gli antichi, i quali, assai diversi dalla 
pretensione dei moderni, non crederono mai indegno dell'artista 
il lavorar qualunque fosse l'oggetto che servisse ai loro bisogni. 

Sarebbe superfluo decantare 1' importanza di tale raccolta do- 
po la Viva descrizione lasciatane dal Wirtrkelmann nelle sue pre- 
gevolissime Ietterei Pure se potessimo sperare di nOn rincresce- 
re , aggiungeremmo che dagli antichi si apprese quella ra- 
gion di decoro, che annunzia l'oggetto per quel che è , come 
agli usi conformasi ; quella gentd varietà, la quale bandisce la 
noia, e rende più vivo coi suoi contrasti il diletto ; quella cre- 
scente bellezza, che non è mai che tradisca, ma anzi più sem- 
pre mantiene, che non promette ; e che infine dagli antichi si 
apprese ogni convenienza in qualunque maniera di ornato dalle 
volte splendidissime dei templi e dei palagi sino al modestissi- 
mo utensile delle più umili cucine. Che cosa in fatti si cerca di 
cui non fornisca l'antico copiosamente i modelli? tazze , vasi, 
conthe, tripodi, urne, are, candelabri ed ogni suppellettile sa- 
cerdotale o arnese guerriero da esser lieta perfino l'imperatoria 
grandezza se nello splendore della reggia segga su la sedia cu- 
rule o sul lettisternio , e stringa il perizonio , oppure coverta 
di elmo e corazza aringhi 1' esercito. 

Questa raccolta si compone particolarmente degli innumere- 
voli oggetti provvedenti dagli Scavi del Regno , e segnatamen- 



— 181 — 

te da Ercolano é da Pompei r da quelli acquistati dal Museo 
Boriano e da altre private particolari collezioni. I minuti e gran- 
di lavori trovatisi collocati in sei sale. 

La prima sala contiene gli utensili di cucina , le forme di 
pasticceria , le stadere co' loro contrappesi , i fornelli ed i va- 
si per l'acqua, tra' quali si distingue un ingegnosissimo cal- 
dano a foggia di fortezza , che serviva in pari tempo a scalda- 
re stanza ed acqua , e ad arrostire carni con gli spiedi che 
adattavansi negli intervalli dei finti merli delle muraglie. 

La seconda comprende una ricchissima raccolta di lampadi, di 
pesi , di misure , di candelabri , tra' quali si fa notare quello 
a foggia di pilastro proveniente dalla casa di Diomede, e l'al- 
tro recentemente rinvenuto e di particolare bellezza, esprimen- 
te Amore cavalcante un delfino che tranguggia un polipo. 

La terza ha disposti nel mezzo due lettisternii e due sedie 
curuli ,e sulla grande tavola il tripode del Tempio d'Iside, bel- 
lissimi crateri , e vasi per riscaldare bevande , bustini di ec- 
cellente scoltura ; ed intorno alle pareti in diciannove armadi 
mostransi agli occhi dfd visitatore vasi di bellezza grandissima 
per sacrifizi , idoli , figure votive , busti di uomini celebri coi 
loro nomi , are ed islrumenti aruspici, tripodi e bracieri , lari 
e divinità simboliche, crateri , secchie di elegantissime forme , 
candelabri , ed una prodigiosa quantità di vasi tra' quali pom- 
peggia il celebre di Locri con le sue singolari figure di anti- 
chissimo stile. 

La quarta stanza si dislingue per fé pellegrine rare armatu- 
re greche e romane , per le preziose iscrizioni greche , etrus- 
che e latine , e per un magnifico cratere intarsiato in ornati 
di argento , i cui manubri son formali da gladiatori sanniti in 
atto di scannarsi. 

La quinta e sesta stanza sono ricche di grandi ed importan- 
ti vasi , fra' quali primeggiano quegli antichissimi di Ruvo ; in 
suggelli , e stampiglie, di che ri' e raccolta preziosissima non 
meno importante e feconda d' istruzioni che la numismatica : 
arcorà ci ha grande copia di stili; calamai, iscrizioni , chiavi e 
toppe , istrumenti cerusici , tessere teatrali , gladiatorie , ed 
ospitali, pie-oli oggetti di specchi metallici , ed una innume- 
CclauL— Voi. V. li 



- 182 — 

Savoie qua-nlit-à di -nitri rilevantissimi idoietti rinvenuti nelle ciste 
mistiche , ed i monumenti etruschi borgiani , tra' quali occupa 
il 5p'rimo luogo il rilievo in bronco decoralo di Tritoni e di 
Medusa di rarissimo stire arcaico. 

Il numero di questi bronzi oltrepassa la cifra di quattordici- 
mila , la quale fu di continuo accresciuta dagli scavi di Pom- 
pei , di Capua , di Pozzuoli -, da acquisti speciali , e dai prezio- 
si rinvenimenti che somministrano le ricerche di tombe della 
Magna Creeia. 

Fare la descrizione , ancorché degli oggetti più importanti, 
delle *p re fa te sei sale sarebbe lo stesso che oltrepassare di mol- 
to i limiti di quest' opera. Pur non sarà discaro a' nostri lettori 
se ricorderemo che presso gli antichi il bronzo non era sempre di 
costante ed uguale composizione; la mistione differiva a ragio- 
ne dell' uso a che era raccomandato }' oggetto •, talvolta eia di 
rame puro aes cuprum ( dall' isola di Cipro ove fu rinvenuto il 
primo rame ) $ quando era purificato si diceva aes polosum ; vi 
era pure il rame bruciato , aes uslum ; il rame giallo , ossia 
ottone , aurichalcum , ch'era una misscela di stagno di rame 
e iH pietra cadmia posti sopra un fuoco violentissimo; e secon- 
do altri 1' aurichalcum era lega di rame e di oro , stimatissimo 
pel suo lucido e per la durezza. L' aes corinlhium , metallo di 
Corinto sì celebre per un voluto casual miscuglio che si fece di 
differenti metalli in Corinto nell'occasione che i Romani quella 
città mandarono in fiamme , e nella fusione avvenuta il metal- 
lo dominante fu il rame. Pare tuttavia che questa maniera di 
bronzo fosse più antica. Al tempo di Plinio s'imitava con una 
lega di rame , d'oro e d'argento. Il rame di Delo e di Egina 
erano stimatissimi, del pari che quello di Tartasso nella Bili- 
ca ; ancora quelli di Cordova , o di Mario ; di Sallustio , che 
traevasi dalle Alpi -, di Livio che veniva dalle Gallie , erano ri- 
cercatissimi , e dovevano i loro nomi a' possidenti delle minie- 
re che gli scavavano a' tempi di Cesare. Vi era pure un. rame 
nero ed un altro al quale il suo color fosco , simile a quello 
del fegato , aveva fatto dare il nome di eyhaùzon. Per impedi- 
re al bronzo di alterarsi, e per dargli un più ber colore, gli 
antichi l' ungevano con la morchia o feccia d'olio ( umurca ) o 



-^ 1 83 - 

enl bitumo.. L' ekctrum, di cui parla Omero, era. naturale o ar- 
tificiale. Si componeva mescolando un quinto d' argento con 
quatiry quinti di oro. Questa lega epa ripulatissima , perchè si. 
trovava che brillava ai lumi più che U oro e V, argento. Pliai© 
dice che i vash di tal composizione prendeano.Lcolori. dell'Uide, 

La maniera come noi adoperiamo il bronzo, sia. eoli' indor-ajv 
lo, sia coprendolo di un colore che non dovrebbe. ottenere» cb* 
dal tempo , ei impediscono d^ investigare la. mistioni che gli 
darebbero, più splendore e bellezza. GII antichi che fapev^na 
un' immensa quantità di opere in bronzo, ne variavano, all' ioli/ 
Dito la lega. 

Possediamo in questa raccolta molti bellissimi bronzi incro- 
stali in argento, che ci servono di studio per la conoscenza em- 
blematica presso gli antichi, come ci possono servire di model- 
li per l'arte empla&ticu il- gran candelabro della seconda sala , 
il biselliu, il lettisternio, e la grande fonte lustrale nella terza. 

In fine nel!' esaminare tali monumenti non si resterà poco 
meravigliati di osservare con, quale alto grada di. perfezione e 
di sentimento artistico gli antichi abbiano lavorato il bronzo , 
mentre ari' incontro pare che avessero disdegnato di concedere 
la medesima prestanza all'oro eo\ all' argento* Questa pcediler- 
zione di gusto che gli artisti antichi si. avevano riservato, di- 
remo quasi esclusivamente pel bronzo , sembra, essere deriva- 
ta dall' uso costante che facevano di tal metallo, sin da tem- 
po immemorabile , e dalla rarità dei metalli preziosi , pe' quali 
credevano che bastasse il semplice valore intrinseco: ed. il bril- 
lante lucido, e che non meritassero tanto abbellimento per la 
scarso uso a che erano destinati anche nei templi ova pochi 
se ne son rinvenuti di argento e moltissimi, di bronzo ; e ciò. 
anche, come sembra , dipendeva da costumanze religiose , che 
ignoriamo. Quanto poi ad ornamenti e suppellettili, muliebri in 
ofo ed in argento, pare che gli artefici si sarebbera tenuti de- 
gradati se avessero fatto pei mortali opere che credevano solo 
riservate al servizio degl' immortali, 

Entrando nelle sale di questa raccolta si osserverà che, tutti 
i pavimenti sono antichi e provvenienti da Pompei , Capri ed 
Ercolano, Il primo porta l'iscrizione Salve- in mosaico. Ciò con 



— 184- — 

Ave o H.ive era. il consueto saluto di cortesia entrando nella 
abitazioni dei nostri progenitori. 

JNel giro della prima Sala giova intanto notare , che dopo 
l'ottavo armadio sospese alle mura di essa veggousi quattro 
stadere. La prima ha la coppa lavorata graziosamente al tornio 
con quattro catenuzze di dilicatissiino lavoro , ed il peso figu- 
rante un busto imperiale con grandissimo elmo e corazza a squam- 
ine, decorata della Gorgona. L' asta è quadrilatera ; un lato in- 
dica XII libbre in lettere romane -, il lato opposto poi da X fi- 
no a XXXX. Laddove si riunisce l'asta agli uncinetti si legge 
1' epigrafe seguente punteggiata : 

IMP. VESP . AUG . nx. 

T . HIP . AUG . F . VI . C. 

ÈXACTA . IN . CAPITO. 

Sotto l Imperatore Vespasiano Augusto , Consoie per l ottava 
volta , e sotto il suo figlio Tuo Imperatore Augusto , Console 
per U sesta volta verificata in Campidoglio. 

Sull' asta della seconda bilancia sono segnati i numeri roma- 
ni dal 1 sino al XIV; e dall'altro lato XHl a XXXXV. Il peso 
figura il busto di edile avvolto nel suo ammanto-, gli occhi sono 
incrostati d' argento. Porta la seguente iscrizione : 



T . CLAU . AUG . VlTEL. 
HI . COS . EXACTA. ... 

CURA . AEDIL. 

Sotto Claudio Cesare Augusto, e nel terzo Consolato di Vitellio 
verificata .... per cura dell 1 Edile. 
• 

Il peso della terza è figurato da un busto muliebre con la te- 
sta coverta dtslla spoglia di un elefante, i cui occhi , le orec- 
chie e la proboscide son lavorati con la più minuta precisio- 
ne (P). 

L'asta della quarta ò come quella della precedente segnata 
dall'I al X, e dal X sino a XXXIV. Il peso esprime il busto di 
un satiro coverto nella nebride (P). Questa stadera travasi pub- 



— 1.S5 — 

Micata nella DìsserLuzione isagogica ai Papiri Ercolanesi e net 
Museo Borbonico dall' erudito sacerdote Luigi Caterino. 

Notisi pure che intorno alla sala ed innanzi agli armadi! so- 
no collocati molti candelabri di diverse forme e dimensioni, ed 
un solo rinvenuto colla sua lampada in Pompei. 

Nella prima scansìa dell' Vili Armadio di questa sala vedesi 
un Pesa-liquidi, monumento sinora unico, che porta segnato sul 
manubrio i seguenti numeri romani. I : . . : l .*. .\ I ."• IV . 
11. I. X. II. Una catenella intromessa nella fessura del manubrio 
si accostava o si allontanava dalla coppa che conteneva il liqui- 
do, secondo il peso del medesimo. La catenella è perduta r ma 
l'uncinetto sussiste ; un anelletto all'estremità del manubrio in- 
dica esservi stata un' altra catenella che reggeva il peso (P) 

Nel III Armadio della seconda sala. Pondera et mensurae. Qua- 
rantotto pesi in porfido verde ed in basanite. Son collocati l'u- 
no dopo 1' altro , secondo la loro grandezza , numeri romani , 
globetti e puntini (P ed E). 

Ventidue altri di bronzo, molti col manubrio, o V anello-i Ve- 
dete Museo Borbonico). 

Cinque pesi con l'epigrafe in rilievo EME sopra un lato, <d 
.-3ABBEBIS ( con lo spirito aspro alla foggia dei Greci che ven- 
ne dai Romani sostituito con l'H, e con due B scorrezione nou 
rara nelle epigrafi ) compra e tu avrui. Innanzi all' EME si os- 
servano ora tre, ora otto punti o globetti. 

Nella 2. scansìa del IV Armadio , oltre la graziosa stadera il 
cui peso rappresenta un buffone loricato ( forse ritratto di Cla- 
udio ) si veggono ventun peso circolare di serpentino di varie 
grandezze, quasi lutti segnati con numeri romani. Tra quelli che 
hanno la X si osservi quello che porta l' aulico num. 412 , iu- 
torno a cui si son fatte tante diverse interpetrazìoni ; olire i ca- 
ratteri seguenti punteggiati: N. I. A. LL. IVOX. Pili. IXVA ON 
BSD. 

iNoti si deve neanche trascurare di osservare quello segnato 
col num. 439 che porta la leggenda exaucto juni rusdici, e dal- 
l' altro lajo l'indicazione >J< (E). 

Tre pesi col manubrio a torma di ghianda , e sei forati cou 
la solita leggenda ES!E ÌIABBECìS (P;. 



— li 



Da ultimo senza dilungarci ulteriormente, diremo che prodi- 
giosi sono il numero e le forme delle lucerne e dei candelabri 
fatti per sostenerle. Essi sono a guisa di alberi, di virgulti , di 
canne, di colonne, di statue* Talvolta ne pendoo le lampadi per 
via di catenuzze, tal' altra hanno un padellino per pusarvelo so- 
pra o togliernelo a piacimento, talvolta sono ceriolari con l'un- 
cino sopra per ficcarvi i ceri come facciamo ancora noi. Alcuni 
elevansi una sola spanna ; alcuni giungono sino a cinque o sei 
piedi, altri si possono abbassare, piegare e ridurre co imxl aman- 
te in più pezzi. Per invenzione bellissimo è quello che rappre- 
senta un delfino in atto di gettarsi verticalmente per V onda a 
divorare un polipo che, aggruppato su la valva di una conchi- 
glia , la insidia ; sicché un Amore che cavalca il delfino , al 
movimento irregolare di quello, resta spaventalo, ed appena può 
sorreggersi aprendo ^e ali. 

A certi candelabri è raccomandato un ferro adunco per ismoe- 
colatojo, e per trarre fuori il lueignuolo, il quale talvolta è co- 
me l'arpe di Perseo, ed era chiamalo machia dagli Ebrei, ed 
eparistri da' Settanta. È singolare intanto, che fra tutto questo 
lusso di lucerne e candelabri e ceriolari non si trovi giammai 
lo spegnitoio. Ciò deriva , a creder nostro , da che gli antichi 
per superstizione si facevan coscienza di smorzare il lume del- 
la lampada, sia perchè, come dice Plutarco, lo credettero affine 
al fuoco immortale ed inestinguihile, sia per insegnarci che le 
cose di cui ci siam serviti abbiam obbligo di conservare ad uso 
altrui ; sia da ultimo perchè non vollero che si desse morte ad 
una cosa animata, quale credettero il lume della lucerna, come 
quello che abbisogna di alimento, abbia moto da sé e nel fìo> 

re si lamenti come uomo che sia ucciso, 

■ 

VASI FITTILI ITALO GRECI 

I vasi greci di creta pitturata sono preziosissimi non solo per 
la singolarità delle forme , pel lucido della vernice , per l'ar- 
monia della composizione , ma soprattutto per le epigrafi , le 
quali ci hanno rivelnto la significazione di tante figure, che sa- 
rebbero rimaste in perpetuo enigma. Essi trovatisi dovunque si 



- m - 

rinvengono greche tombe, e pare che vi slessero per quella me- 
desima ragione per la quale vi si chiudevano smaniglie, anelli) 
coione ed altri oggetti serviti al defunto mentre viveva , e che 
per una specie di omaggio venivano separati dal comune con- 
sorzio, ed addetti per sempre a corteggiare le ceneri della per- 
sona alla cui memoria si offrivano. Ma non ci par da seguire Topi* 
none di coloro i quali avvisarono che questi vasi fossero fab- 
bricali unicamente per uso funebre ; perchè intorno ad essi ve- 
diamo talvolta rappresentate le cose che meglio allietano la vi- 
ta, rome nozze, giuochi, feste, conviti , e, eh' è più , in parec- 
chi di quelli trovati a Canino si legge un'epigrafe che suona : 
Salve e bevi bene ; in altri : son premio ottenuto in Atene , don- 
de si trae indubitatamente che a tutt' altro uso che al funebre 
erano destinati. 

Questa singolarissima raccolta è distribuita in sei sale. Secon- 
do il consueto , non descriveremo che i più importanti per la 
scella dei soggetti dipintivi e per l'importanza archeologica. Ab- 
biamo ancora preferito di adottare i nomi noti a tutti , e però 
abbiam chiamato calice il cratere , vaso a tre manichi 1' idria ) 
langelta la diota ecc. 






PRIMA SALA 



1. Armadio a destra 
5 Calice di Bari. Ulisse riconduce Criseide a Crise suo pa- 
dre. Il disegno è dei buoni tempi dell'arte. 

7 Calice di Plistia. Rappresenta gli Orti delle Esperidi. Al- 
l' albero è attorcigliato il serpente Ladone , al quale viene 
apprestata l'offa da una delle figlie del Re Espero, per no- 
me Egle. Aretusa coglie dall' albero i pomi. 

8 Nastslerno di Bari. 

9 Preferxcolo di Nola. Ercole assistito da Minerva, combat- 
te il leone di Nemea. Visi legge il nome dell' artista, Epo- 
lo faceva. 

14 Patera di Abella. Vi si veggono Teseo e Piritoo combatten- 
ti con un'Amazzone. L' epigrafe KAAE, bello^ vi è tre volte 
ripetuta. 



— 1S8 ~ 

ii> Faso a /re marne»' ( ulna di Nola). II disegno di questo 
vaso è dei migliori lempi dell' arte, ed assai da lodarsi è il 
partito delle vesti delle Muse E rati) e Calliope, le quali agli 
occhi dei conoscitori somigliano a statue scolpite dai primi 
valenti maestri della Grecia. 

18 Taso a tre manichi di Nola. È commendevole per la finez- 
za è lucentezza dell' argilla e per 1' espressione viva delle 
figure. 
"20 Vaso a Ire manichi di Plislia. Sacrifizio sopra una tomba. 
Vi si legge : bello giovinetto. 

23 Bilsamario. Vaso di Telese esprimente Venere e Cupido. 
Gli ornati sono eseguiti con molto gusto. 

28 Coverchio di patera. Fu rinvenuto in Pesto. Appartiene al- 
la fabbrica di Nola per Io stile delle figure. 

31 Langella di Nola. Di commendevole disegno. 

33 Altra simile. Vi si vede rappresentato Bacco nel suo ca- 
rattere di Dionisio Pogone, o a lunga barba. 

Si- Altra simile. Baccante avente in testa il cecrifalo , e pre- 
sentando un tralcio di vite a Bacco Pogone. 
II. Armadio 

41 Campana di Nola. Satiro che insegue una Baccante. 

42 Campana dì Puglia. Questo gran vaso è notevole pei suoi 
ornati di color bianco , ed i manichi che figurano teste di 

leoni. 

va t n i j- nr,;- 

bO Lanqella a tromba di rustia. 

54 Altra simile. 

. 

91 Vaso a tre manichi di Pvqlia. Le nozze di Bacco e di Li- 
bera. Vi sono espresse le tre Grazie mistiche, il Genio Ime- 
ras , Venete, due lynx , uccelli sacri a questa dea , è gli 
altri simboli delle lustrazioni e consacrazioni riportati da 
Euripide ( Bacch. vers. 13). 

93 Campana di Canosà. Vaso bellissimo per disegno, ordinan- 
za , ligure e purità dello stile. 

95 Vaso a manichi di Basilicata. Apollo in quadriga col ber- 
retto frigio. Che sia questo il nume, ce né guida l'astro 
segnato presso il suo capo. 



- 189 - 

III Armadio 

105 e 106 Patere di Nola. Commendevole per la purità del di- 
segno. 

Ili Campana di Bari. Festa di Bacco. 
— Altra simile. Un giovane Pane coronato di edera. 

122 Calice di Nola. Vaso di leggiadra forma e di buono stile, 
rappresentante una Cerere seduta. 

124 Calice di Nola simile al precedente , ma coi manichi ri- 
levati sull' orlo. 

126 Vaso a forma di calice di Puglia, 

124 Patera di PHstia. Nella parte esterna rappresenta una dan- 
za mistica eseguita da undici figure. Neil' interno un inizia- 
to nudo che si mira in una fonte lustrale. 

130 Altra Patera di Plistia. Cinque guerrieri tengono per la 
briglia i loro cavalli in atto di attendere gli ordini di due 
giovani nudi, forse Castore e Polluce. 

132 Campana di Telese, 

134 Olla di Abella. Partenza di due guerrieri. 

135 Unguentario di Pasto. Va9o elegante chiamato lecythuS, as- 
segnato a contenere profumi ed olii odoriferi. Si collocava 
sempre presso il morto. Rappresenta una regina in trono. 

1S6 Campana di FU stia. 

154 Langella (Lagena, brocca ). Cerimonia religiosa sulla tom- 
ba d' un morto. 

154 Langella di Bari. Donna sedente sopra una colonna sepol- 
crale con capitello ionico e con cassetta in mano. 
1V« Armadio 

169 Campana di Polignano. Sopra un greppo vedesi la Sfinge 
tebana alata. Il vecchio Sileno ( Silenos Pappos) ha il tir- 
so in mano , ed è vestito della pardali e di un panneggio 
iosso. 

181 Balsamario di Capua. 

188 Frammento di vaso a forma di secchia. Rappresenta Busi- 
ride tiranno d' Egitto seduto in trono. 

189 Patera. Èrcole che combatte 1' Idra di Lerno. 
191 Urna con coverchio. Venere al bagno. 

199 Lungella di Nola. Apollo che suona la lira- - 
Celano — Voi V 25 



\ 



— 190 — 

tÈOO Unguentario di Canosa. m ono tiri vasi rarissimi pei h«s- 
sirHievi che esprimono Marsia salirò di Frigia legato ad un 
pino e scorticato vivo per avere sfidato Apollo nella musi- 
ca. Il gran numero di antiche ripetizioni di questo subbiet- 
to sia in gruppi, o in alti e bassirilievi, e che si conserva- 
no in molti Musei, fanno vedere che sono tutte imitate dal 
Marsia legato, dipintura del celebre Zeusi , che Plinio dice 
aver veduto in Roma nel tempio della Concordia. 

206, 210, 212. Tuz-zoline di Carnosa 

207, 209 Unguentario di RuVo, con diversi ornati di color bianco. 
218 Patera di Puglia. È di forma grandissima. Questo raro ed 

importante monumento rappresenta il mito delle tre sorel- 
le Medusa , Sterno ed Euriala conosciute sotto il nome dì 
Gorgoni , le quali regnavano sulle isole Gorgadi , dopo la 
morte del loro genitore Forcide. 
V. Armadio 
244 Campana di Capua. Processione bacchica. 

247 Prefericolo di Canosa. 

248 Campana di Basilicata. Sacrifizio a Bacco Nictelio. 

259 Prefericolo di Bari* Graziosissimo vaso che rappresenta un 

luogo d' iniziazione ai piccoli misteri. 
269 Altro prefericolo di Nola» 
274 Langella. 
277 Altra Langella di Plistia. Vaso anche questo elegantissimo» 

284 Unguentario di Canosa. Ha la forma di una cipolla. 

285 Altro simile , ornato di due pantere. 
293 Patera tutta nera. 

300 Incensiere di Canosa. Bel vaso , con una figura , forse 

Teseo. 
304 Altro incensiere, simile al precedente. 

VI. Armadio 
327 Vuso a girella , di S. Agata. Guerriero frigio. 
366 Langella di Basilicata. 
370 Campana di Armenti). Diomede che si rende padrone di uno 

dei cavalli di Reso. 
384 Campana di Abella. Corsa mistica di un lampadoforo e di 

una timpanistiia. 



— m — 

S85 Pai era. 

401 Ligrimals. 

416 Vaso a tre manichi, di Plistia. Figura alata sopra un del- 
fino. 

420. Urna di dunosa. Artemisia in istato di somma afflizione % 
che riceve le ceneri di Mausolo suo sposo , Re della Caria, 

422 Nasiterno di Pesto. Cavallo in corsa. 

430 Vaso, a colonnelle. Una, Vittoria seduta, 
YIH. Armadio 

43,1. e 454 Candelabri di Plistia. Questi rari utensili funebri 
hanno una torma. leggiadra , e terminano con un piattello 
sul quale si collocava la lampada... 

467 Palerà. 

474 e 476. Vu-settini di Pesto. 

484 Bicchiere di Nola. È reticolato di nero sopra fondo ros- 
siccio.. 

488 Vaso, a tre manichi, di Abulia, Accanito combattimento tra 
Greci ed Amazzoni. 

489. Urna. Ha graziosi ornati circolari. 

494 Bicchiere a due manichi, di Nola, È ornato di fogliarne par- 
te bianco e parte rosso. 

àopra le Colonne 

5Q0 Una campana di Nola, Teseo armato di pugnale che inve- 
ste un Centauro. 

501 Vaso a tromba, di Ruvo. Si contano 57 figure distribuite in, 
varii piani.. U subbietto principale di questo vaso prezioso 
per 1; ordinamento delle figure, per la parità del disegno e 
per l'eleganza delle forme, è Licurgo Re di Tracia, che si 
avventa sopra la baccante Ambrosia. 

502 Altro simile. Rinvenuto io una. medesima tomba. È anche 
di merito, e vi si contano 43 figure. 

503 Campana. Vaso dei più distinti di S. Agata de' Goti (Sati- 
cula ). Rappresenta Bellerofonte che combatte la Chimera. 

504 Vaso a forma di calice di Puglia. È uno dei più belli che 
si conoscano per la sveltezza della forma. 

503 Campana di Nola.. Menelao insegue 1' infida sposa. 

506 Campana di Bari. Achille eoe si licenzia da ì'tlèo.suo padre 



• * 

. Sopra la Tavola di marmo 

507 Campana di Armento, In questo vaso , il più grande di 
questa forma , si rinvenne la celebre corona d' oro lavo- 
rata a spighe di grano , simbolo del sacerdoiio degli Arva- 
li , corporazione sacerdotale istituita da Romolo. Vi si con- 
tano, poste su diversi piani, 2Q figure che circondano l' in- 
tera periferia del vaso. 
In un canto di questa sala si osservano tre modelli di sughe- 
ro. Il grande rappresenta uno dei primi scavi fatti nella vinello, 
di S. Teresa alle spalle del Museo. Il mezzano è. un sepolcro 
scoverto dal Cav. Hamilton in S. Agata dei Goti , anticamente 
Saticola; ed il più piccolo è uno simile disotterrato in Pesto* Vi 
si rinvenne lo scheletro di un prode che vi era stato tumulato 
con intorno diversi vasi fìttili pitturati. Fra quali ve n' erano 
alcuni importanti, come quello di Ercole alle Esperidi, col no- 
me dell' artefice A2ETEA2 ; quello di Achille che riceve gli aral- 
di di Agamennone ; altro con Elettra ed Oreste alla tomba del 
loro padre ; altro con Giasone alla conquista del Vello d' oro , 
assistito da Medea ; ed altri di minore importanza. Frammisti 
a tai vasi ne stavan pure alcuni di bronzo, ed un' armatura in- 
tera dello stesso metallo. Oltre agli indicati oggetti si rinven- 
nero nello stesso sepolcro frammenti di candelabro di ferro, al- 
cuni utensili di cucina, un' anfora ed una capedine , che ricor- 
dano le usanze e le credenze dei Greci di considerar gli uomi- 
ni , anche dopo morte , bisognevoli di lume di una lampada e 
di qualche alimento, residuo di più antiche superstizioni. 

SECONDA SALA 

Primo Armadio a destra 
521 Campana di Basilicata. Nozze di Bacco ed Arianna, 

If. Armadio 
603 Campana. Un iniziato nudo. 

666 Vaso a tre manichi, di Bari. Libazione sopra un sepolcro. 
642 Campana. Bacco in trono tra Fauni e Baccanti. 
644 Urna di Abdia. Bacco sopra un greppo. 



- 193 - 

652 Campana di Pii&tia. Bacco sedente con tirso e patera pres- 
so una mensa. 

677 Vusa a tre manichi, di Plistia. Lampodoforo con socchia o 
torcia accesa. 

685 Vaso a tre manichi, di S. Agata dei Goti. 

688 Campana di Telese. Bacco con tirso e patera. Sembra che 
parli con un attore o istrione con maschera comica; porta 
le brache ( anaxyrtdes ) e di sopra il camice o chitone bian- 
co che ricopre il suo vestimento a grandi pieghe ; foggia di 
abito che ricorda il nostro Pulcinella. Regge in una mano 
un corno, e neh" altra una verga spezzata come quella del- 
l' Arlecchino, 

704 Campana di Bari. 

7Q6 Campana di Plislia. Un barbaro vestito alla frigia ed ar- 
mato di lancia, che tiene 1' estremità della corda alla qua- 
le è legato il satiro Alarsi a. Questo soggetto era stato espres- 
so su! secondo quadro di Filoslrolo il giovane, 

711 Campana di Bari. Nettuno « Pailade. 

715 Nasiterno di Nola. Fauno in leggiadra mossa. 

717 Nasiterm di Nula. Vaso bello per la forma rappresentan- 
te un Tritone. 

720 Campana di Bari. Guerriero in partenza, 

728 Vasa con manichi a girelle, di Pesto, 

734 Vaso a tre manichi, di Abella. Oreste seduto al sepolcro di 
Agamennone, Pilade stante è presso di lui. 

735 Campana di Bari. Ercole in riposo, sedente sopra la pel- 
le leonina con la clava dappresso. Sia pel concetto di que- 
sta pittura, sia pur la disposizione delle figure, esse appa- 
riscono giudiziosissime, e vuoisi giudicar molto pregevole il 
mito che crediamo unico finora, 

736 Vaso a tre manichi, di Telese. Questo vaso è importante per 
la mimica. Esprime un' imbasciata galante che una grazio- 
sa donna elegantemente vestita sembra affidare ad un vec- 
chio fante che ha già posto un piede su la soglia in mo- 
venza di soddisfare la brama della padrona che intende dir- 
gli : li raccomando U segreto, sai ? L'altro si rivolge, e par 



le risponda inarcando U ciglio: E che mi avete preso per un 
balordo t 

HI Armadio 
768 a 771 Pialli di Telese. Vi son dipinti diversi pesci, 

777 Incensiere di Basilicata. Adorazione e preci alla dea Opi, 

778 Campana di S. Agata dei Goti. Testa bacchica. 

792 Vaso a colonnette, di Polignano. Un guerriero armato di due 
lance e con la berretta frigia, in movenza tutta singolare* 

793 Patera di Polignano. Celebrazione delle feste chiamate Li- 
beralia ( Mutar. De cupidit. divitiar. ). 

794 Campana. Ingenua composizione offrente un Fauno che dan- 
za con una Baccante. 

797 Coverchio di Patera. II luogo indicato è uno sphaeristerium 
dove un giovane si esercita a lanciare la palla in un atteg- 
giamento curioso. Si leggeva a Pompei sopra le mura di 
uno Sphaeristerium i' epigrafe scritta col pennello : 

A. VETTIUM F1RMDM 

AED. 0. V. F. &• R. 0.. V. r. 

MLICREPI FAGITE. 

Giuocatori alla Palla, fate voti per l'Edile Aulo Vettio Firmo, 
uomo degno della repubblica % fa-te voti a prò di lui* 

801 Campana. Guerriero seduto a terra* 

802 Campana di Cimosa. Ercole coronato dalla Vittoria. 
804 Campana di Plistia. Cavallo in corsa. 

818 Campana di S. Agata dei Goti, kicurge Re di Tracia, 
820 Campana di Buri, 
822 Vaso ad incensiere. 

826 Campana di Abella. Due figure palliate dietro uncippo.se- 
polcrale, con I. epigrafe : TEpiMON 

827 Urna di Bari. 
836 Piccala Campana. 

839 Yaso a colonnette, di Basilicata* Guerriero ammesso ai gran- 
di misteri. La rappresentazione di questo vaso è importan- 
te, perchè dà un gFan lume alla conoscenza dei misteri de 
paganesimo. 



— 19ÌS — 

IV Armadio 
9&G Patera nera» fi sommamente importante pei caratteri etru- 
schi che leggonsi di sotto ( Mus. Vivenzio)» 
941 Taiza d' argilla nera. (Vivenzio) 

948 Ara a forma di tazza d' argilla nera (Viv.) 

949 Nasiterno d' argilla nera. Vi sono graffiti diversi quadru- 
pedi nel genere detto greco arcaico (id). 

1094 Vaso a Ire manichi di Cartagine. 11 collo di questo vaso è 
striato con avanzi di doratura in un ornato a catenuzza di 
piccole frondi, del lutto simile alle collane rinvenute in Pom- 
pei. Vi si legge l' epigrafe : 

XAPMIN02 0ECX5AMIAA KQIOC 
Charminos figlio di Tefamida dell' isola di Cos. 

■ 
Si noti che le lettere furono graffite per forza nella vernice del 
vaso, probabilmente nel momento della morte. 
1141 Lampada di argilla nera. Presenta in rilievo Bellerofonte 
sul Pegaso. 

Sopra le colonne 

1180 Vaso a tre manichi, di Basilicata. 

1181 Vaso a tre rotelle di Telese con molte belle figure ben di- 
stribuite. 

1182 Vaso a rotelle, di Basilicata. Sacrifizio sopra un sepolcro. 

1183 Vaso con manichi a nodi di Basilicata. La forma n' è svel- 
ta ed elegante* 

1084 Vaso a girelle^ di Plistiae Combattimento di due Centauri 

contro due Lapiti. 
1185 Vaso a girelle, di Polìgnano* Notevoli per la mimica delle 

mani sono Bacco, un giovane Satiro ed una Baccante. 

1187 Vaso a tre manichi di Abella. Questo vaso è della più al- 

»ta importanza perchè ci appalesa con molta chiarezza ceri- 
monie funebri che si usavano sopra le tombe. 

1188 Langella di Bari. 

1189 Vaso con manichi a girelle, di Armento. 

1190 Vaso a tromba, di Ruvo. Vi sono espresse 26 figure, distri- 
buite in cinque compartimenti. 11 soggetto principale è Cri- 
seide renduta al padre Crise. 



- 196 - 



U91 taso ovale a due manichi) di Nola. Per la forma è uno dei 
più eleganti» 

1192 Vaso a tromba , di RuVo» Vi sono rappresentale 36 figure 
in tre grandi quadri» Il subbietto pricipale sembra indicare 
la partenza di Paride per la Grecia» - 

1193 Campana di Puglia* Combattimento tra Piritoo ed un'A- 
mazzone a cavallo , e di Teseo con la Regina Antiope già 
vinta, ed in atto di chiedere la vita al suo nemico» 

41915 Vaso a tre manichi, di Polignano. Kappresenta una cerimo- 
nia funebre» 

TERZA SALA 

I. Armadio 

1203 empatia di Nola. Menade vestila della pardali, e due Bac- 
canti coronati, che cantano l' inno dio nisiaco , gli occhi ri- 
volti verso il cielo» 

II. Armadio 

1253 Vaso con tre manichi a rotelle, di Nola* 

1256 Nasiterno di Bari. Bacco seduto. 

1265 Umetta di Canosa. Un Genio ermafrodito portato da un 
delfino» 

1275 Balsamario di Abella. In modo assai grazioso vi è dipinta 
una giocolieri che salta tra le spade» 
ìli. Armadio 

1317 Campana di S> Agata dei Godè 

1328 Prefericolo di Vuglia, il cui manico forma un serpe ed una 
sirena : sotto vi è la greca epigrafe : Sìtlos figlio di Cacli- 
mas, più probabilmente il nome del padrone che quello del- 
l' artista. 

IV» Armadio 

1368 Urna di Basilicata. Questo vase importantissimo fu vendu- 
to al Museo per Due. 500 dal Cav. Carelli, da cui fu pub- 
blicato* Dalla iscrizione segnata lungo il cippo funerario si 
ha notizia che la tomba rinchiùdeva le ceneri di Laio , e 
che era fregiata dal fogliame .dell' asfodilla, pianta funerea 
già conosciuta ai tempi di Omeio ( Didim. in Odys.). 



- 107 - 

1370 Campana*, di Plislia. Teseo, o, secondo altri, Ercole, assisti* 

tri da Minerva, punisce SI tiranno Procuste. 
Ì3"i Btlsamario diBiri. 

V. Armadio 
142B Campana, di Puglia. Guerriero in partenza, o di ritorno da 
una spedizione militare. 

VI. Armadio 

1457 Campana, di Polignano. Bacco seduto sopia un triclinio. 

Ì470 Campana, di Basilicata. Due donne distribuiscono serti a 

guerrieri reduci da una spedizione. 

Sopra le Colonne 

1501 Vaso a rotelle, di Pìistia. Ercole con la spoglia leonina, la 
clava ed il turcasso, con altre figure. 

1502 Vaso a rotelle, di Basilicata. Rappresentanza di misteri re- 
ligiosi. 

1503 Vaso a calice , di Pesto. Restaurato. Rappresenta Achille 
nella sua tenda. 11 campo inferiore esprime una danza guer- 
riera. 

1504 Vaso a mascheroni , di Basilicata. Artemisia presso il se- 
polcro di Mausolo suo spoao. 

1505 Calice, di Bari. Questo vaso, opera di maestro eccellentis- 
simo, rappresenta fiacco giovane, o secondo altri Ampelo 
che cavalca una pantera. 

1506 Vaso a tre manichi, di Telese. Nettuno seduto ; ha nella 
destra il tridente e nella manca il delfino, con altre figure 
nei campi superiore ed inferiore. 

1507 e 1508 Due grandissime patere a due manichi, diRuvo, con 
una rappresentazione mistica. 

1509 Vaso a calice , della Puglia. Combattimento di Greci e di 
Troiani intorno al corpo di Patroclo. 

1510 Vaso a calice , di Polignano , di bella forma. Rappresenta 
Castore e due giovinetti. 

1511 Vusi con manichi a girelle, della Puglia. Bassaride che dan- 
za con in mano un ramo di palma. 

1513 Vaso a mascheroni, di Telese. Bacco seduto col credemnon 
i lemnisci ed il tirso. 

1514 Campana, di Bari. Ercole in riposo. 

Cdutu, — Voi. V 26 



1515 Taso a roìelU , di Basilicata. Rappresala Oreste clie di- 
fende da una Furia, simbolo d<*i rimorsi che cruciano que- 
sto fìllio matricida. 

351% Vaso a rotelle, di Piglio. Colonna jonica sopra triplice ba- 
se* Su gli scalini veggonsi vasi di diverse forme ed un pic- 
colo cavallo. 

IV. SALA 

■ 

I. Armadio 

1555 Campana, di Bari. Salirò con secchia. 

1569 Urna a due manichi col coverchiu. Ultima pruova nella ini- 
ziazione ai grandi misteri. Il rovnchio presenta leoni e ip- 
pogritì in corsa. 

4586 Vaso a tre manichi, di Abella. Ercole che coglie i pomi ne- 
gli orti delle Esperidi. Il disegno è quello appunto che fu 
proprio alla scuola abellana. 

1592 Langella, di Plistia. Amazzone a cavallo che in fuga si di- 
fende da un grifo che 1' ha raggiunta 

1593 Calicetto, di Telese. Un istrione con istrana maschera, che 
ricorda quella del pipistrello nelle mascherale veneziane. 

II. Armadio 
4604 Nasiterno, di Telese. 

1607 Campana, di Bari. Teseo che abbatte il toro di Maratona. 

1611 Campana , di SL Agata dei G»li. Bacco coronato di elleia, 
siede sopta una clena ( chlaeoa ) ricamata, 

1614 Urna, di Noia Un Eforo che si occupa d istruire un inizia- 
to ne' piccoli misteri. TOM 

1636 Vaso a calice, di Bari, Un guerriero a cavallo, con elmo, 
cliton corto e due giavellotti nella sinistra. Forse espiar do- 
veva le sue colpe pria di essere iniziato ai piccoli misteri- 

III. Armadio 

1664 Vaso a tre manichi , di Armento. Le figure di questo vao 
sono pregevoli pel disegno. Vi si riconoscono fra le altre 
quelle di Ercole, di Antiope e di Teseo. 

1665 Calice , di Nula. Apollo e la Musa Euterpe. 

1668 Campana nolana. Stupendo vaso che tappresenla Teseo 
combattendo i Centauri. 






— 199 -* 

H7t L'i n.i, di Nola. Apollo sedente, coronato di alloro» 
16S9 C ìinpunu, di Basilicata. Bacco ed Arianna. 

IV. Armadio. 
1735 C'impana, di Abella» Bellerofonte seguito dal Pegaso. 
47^8 G.impuna, di Bm. Cavaliere con lancia.. 

V. Armadio 
1807 Campana, di Plistia. Ercole che strozza, il leone dL$emea,. 

VI.. Armadio 
1858 Gampanaydi S- Agata dei Goti. Como con folta, barba e 

coronalo di e 11 era e che suona la lira. 
1868 Unguentario a campanella, di Nola. Questo graziosissimo. 
lecyikus sembra appartenere alla classe dei falsi murrini, il 
prezzo dei veri era eccessivo. 

VII. Armadio 
1956. Vaso ad un manico, di Telese. Ercole giovine che assale Ge- 
rbone, figurato con tre teste. 

Sopra le colonne 
2021 Vaso ad incensiere, di Ruvo. Questo magnifico vaso, note- 
vole per la sua grandezza , rarità di forma , subbiato e fi- 
nezza di argilla, rappresenta Teseo a cavallo, vestito alla fri- 
gia, con manto reale ed armato di lancia, che indegne il coc- 
chio., di Progne e Filomela. 

2024 Campana, di Bari, Sotto II festone di ellera .che -cinge l'or- 
lo di questo bel vase , si legge : Assteas delineò. Vi è ellìr 
giato Cadmo assistito da Minerva. 

2025 Langellay di Armento. Le nozze di Bacco e di Arianna. 

2026 Vuso a mascheroni, di Telese. Licurgo Re di Traci» trucida 
le Baccanti. 

2027 Vaso a rotelle , dì Venosa. Oreste che espia il suo delitto 
innanzi al tempio di Diana. 

2028 Vaso a girelle, di Basilicata. Apoìlo clamidato. Trionfo del 
culto di Ercole su quello di Apollo. 

2030 Campana, di S. Agata de" Goti. Vi si distinguono le figure 
di Minerva con elmo ed. egida e di Venere seduta che si 
appoggia sopra un tirso. 

2031 Campana,, di Telese. Giuramento di Pelope ed Euomao sul- 
l'ai tare per conseguire una. vittoria. 



- 200 - 

2032 Campana, di Teìese. Uri uomo preceduto da un caveiiere , 
quasi tutto coverto di scudo argolico , che trascina pei pie- 
di un cinghiale ucciso. , 

2033 Campana, di S. Ag. de' Goti. Perseo con 1' elmo alato di 
Plutone presenta a Pallade la testa di Medusa. 

2034 Urna con manichi, a girelle. Bellissimo vaso di Ruvo. Qie- 
ste agitato dalle Furie. 

V. SALA 

■ 

I. Armadio 

2045 Frammento di un gran vaso a secchia, di Ruvo. I Titani che 
assalgono V Olimpo. II disegno è perfetto. 

2046 Langella, di Nola. Culto di Ercole associato a quello d'A- 
pollo e di Bacco. 

2054 Vaso a mascheroni, di Ruvo. 11 subbietto di questo vaso ma- 
gnifico è il giudizio portato contro Marsia dalle divinità del- 
l' Olimpo e delle Muse. Il riverso figura Ulisse in atto di 
rapire il Palladio dal tempio di Minerva. 

2055 Langella, di Nola. Sacerdote che fa una libazione. 

2068 Vaso a tre manichi, di Canosa. Questo vaso è commende- 
vole per la purità del disegno, per l'armonia della compo- 
sizione e per I' espressione delle figure. Fu rinvenuto in 
frammenti annegriti dal fuoco. Rappresenta giocolar» che 
fan pruova di destrezza. 

II. Armadio 

2083 Vaso a colonnette, di Telese. Teseo con Piritoo che combat- 
te con un Centauro. 

2087 Vaso a colonnette. Teseo vincitore del Minotauro. 

2101 Langella nolana. Achille armato. 

2104 Langeila, anche di Nola. Giove sedente con Ebe che versa 
il nettare. 

2106 Vaso a due manichi, di Nola. Ercole libera Dejanira. Bel 
vaso per purità del disegno e per grandioso pensiero della 
composizione. 

HI. Armadio 

2453 e 2154 Due patere, di Nola. Lottatori nel Ginnasio. 



- 201 - 

2100 l'as > a t, e manichi, di Nola. Apollo seduto e coronato Que- 
sto vaso è magnifico per la perfezione del disegno e per la 
semplicità ed espressione delle ligure 

2162 Vaso a due manichi, di Bari. Libazione di partenza di un 
giovane guerriero con corazza, 

2163 Lancetta nolana, fiorea che insegue Oritia, 

2166 Langella, anche di Ao/a. Menelao che insegue l'infida Ele- 
na la stessa notte della presa d' Ilio. 

2167 Bahamario, di Cipua. 

2170 Balsamario, di Locri. Graziosissimo vasetto. Esprime una 
leggiadra giovane seduta che suona la lira, presso la quale 
si legge in greco: Quanto tni sembri bella! 

2171 Balsamario, di Nola. La Musa Erato con cuffia. 

IV. Armadio 

Vi è una preziosa raccolta di svariate forme di rhytoni. Essi 
figurano teste ài Satiri, di Baccanti, di toro, di cervo, di mulo, 
di cavallo, di grifo , di ariete, di gallo e simili ; vasi per pro- 
fumi a forma di cigno, di testuggine, di Sileno sdraiato, altra 
dorato e scanalato , urnetle a due manichi con leggiadri bassi- 
rilievi ecc. 

V. Armadio 

2257 Vaso a Campana, di Bari. Si legge sopra questo scyphus a 
coppa da vino , che spesso si vede nelle mani Ercole: NIK,\ 
I PAKAHS (sic) Ercole vince. 

2258 Vaso a girelle, di Ruvo, Magnifico vaso per disegno , bei-: 
lezza delle figure, e per le iscrizioni greche. 

2275 Balsamario grande, di Pesto. Questo vaso, il più importan- 
te di quelli rinvenuti nelle tombe , anche per le iscrizioni 
»che vi sono incise , rappresenta 1' ultima delle fatiche di 
Ercole. 
2286 Campana , di Bari. Teseo che abbatte il turo di Maratona» 
con altre ligure che si riferiscono al)' Iliade. di Omero. 

VI. Armadio 

2312 Secchia , di Ruvo. Diomede ed \Jl\ssz , rhe dopo la uccU 
sione di Reso R; di Tracia, ne conducano i cavalli al cam- 
po dei dieci. 



- 202 — 

2331 Cratere, di Ruvo. Corsa di carri. Vi si noli la colonna che 

serviva di meta. 
2335 Campana, di Plistia. Duello sotlo le epura di Troja fra Ido- 

meneo e l'Amazzone Breniusa, 

Sopra le colonne 

2347 Vaso a colonnette, di #urt. L' apoteòsi di Ertole. 

2349 Vaso a colonnette, anche di Bari. Quadriga sulla quale sa- 
le una donna con in testa il thenslron , ed accauto Bacco, 
indiano con coppa e tralcio di vile in mano.. 

2350 Vaso a rotelle,, di Ruvo. Questo gran vaso è pregevole pel 
disegno e per la composizione, e presenta da un lato, uà 
sacrifizio propiziatorio a Bacco r e dall' altro un combatti- 
mento accanito tra Greci e Centauri. 

2351 Vaso, a colonnette di Nola.. Rappresenta Vulcano ricondotta 
al cielo da Bacco. 

2357 Olla, di Nola, con coverebio. Su questo vaso è figurata la 
festa Neioinia , ebe in Grecia cel ebravasi in onor di Bacca 
nella stagione d'autunno. 

2358 Vaso a girelle, di Ruvo. Quest'altro magnifico vaso è som- 
mamente importante pel merito eminente dello stile arcai- 
co onde sono condotte le ligure, Presentala zuffa dei Greci 
e delle Amazzoni innanzi alle mura di Troja , nella quale 
si distinse Achille die uccise Pentesilea , Regina di quelle 
donne guerriere. 

2359 Vaso a tre manichi , di Nola,, con 19 figure che esprimo- 
no Le disavventure della real casa di Priamo nella notte della 
presa di Troia,. 

2360 Vaso a tromba, di Plistia. BeNerofante in abito di viaggia- 
tore ed il Pegaso da lui tenuto per la briglia,. 

2363 Vaso a colonnette, di Nola. Giove in mossa di sdegno te- 
nendo dietro a Giunone, die gli fugge d' innanzi. Si noti la 
spaventa della dea ed il morbido del panneggiamento a bel- 
le pieghe. 



- 203 — 

VI. SALA 

Vasi con figure nere sopra fondo rossigno 
l vasi degli armadi di quest' ultima sala appartengono alla più 
remota epoca, e sono del genere di quelli a cui si è dato impro- 
priamente il nome di vusi etruschi. Le figure e gli ornati pre- 
sentano i caratteri dell' antico siile egiziano. Tali vasi ebbero 
dapprima tra noi il nome di siculi, perchè i primi dei quali si 
cominciò a parlare ci vennero da Sicilia ; ma ora se ne rinven- 
gono quasi dapertutto. 
2368 Lungella , di Canino. Magnifica quadriga con guerrieri e 

divinità. 
2373 Langella, anche di Canino. Quadriga con Plutone e Proser- 

pina, Venere ed Apollo. 
2382 Lnngella. Automedonte che conduce il carro di Achille. 
2386 Lungella. Enea che porta sulle spalle il padre Anchise , 

con altre figure, forse Creusa, Ascanio ed Acate. 
II. Armadio 

2406 Langella, di Canino. Marte e Venere in quadriga. 

2407 Patera, di Canino. La caccia del cervo. 
2410 Lungella. Trionfo satirico di Bacco Bassareo. 

2412 Langella. Ercole assistito che strozza il leone di Nemea. 

2415 Nasiterno. Ercole che s'impossessa dei cavalli di Diome- 
de Re di Tracia, per comando di Euristeo. 

2416 Langella. Patroclo vincitore di Sarpedonte. 

HI. Armadio 
2421 Langella. Ercole armato di clava , e Minerva in quadriga. 
2427 Vaso a colonnette , di Sicilia. Ercole vincitore del gigante 
Erice. 

IV. Armadio 

2435 e 2437 Due elegantissime patere, di Canino. Portano la gre- 
ca iscrizione : Fleson figlio di Nearco fece. 
2440 Langella. Le nozze di Libero e Libera. 

V. Armadio 
Vasi di Nola di remotissima epoca 

Questa foggia di vasi, che potrebbero chiamarsi isiaci , sono 
della massima semplicità -, la maggior parte hanno la figura di 



- m - 

una goccia il' acqua o di una mammella di donna, il che sem- 
bra riferirsi al titolo di Madre della Natura che davasi ad Isi- 
de. Per lo più le pitture di tai vasi non presentano che vo- 
latili, quadrupedi ed ornamenti fantastici e goffi , che rivelano 
V imitazione servile dello stile egizio* I colori della vernice son 
monotoni e tristi, come quelli delle pitture» 
2467 Vaso ad otre a due colli. Questo vaso appartiene alla clas* 
se degli idrocerami» 

Vh Armadio 
2395 Vaso a pera. È notevole per la forma e per gli ornati. 
2496 Vaso ovale. Rappresenta Osiride infulato. 

2498 Vaso bislungo o piramidale. Tra gli animali vi si distingue 
la iena. 

2499 Vaso ad otre, Jdrocerame della figura di un otre. 

2516 Vaso a colonnette. Vi sono effigiati alcuni guerrieri alla 

foggia egiziana, a piedi ed in quadriga. 
VII. Armadio 
2567 Langella , di. Nola. Vi si leggono figure di sacerdoti egi* 

zinnu 
2571 Vaso a pera. Ibi in mezzo a due sfingi* 
2573 Vaso anche a pera, Iside con larghe ali, proprie delle gran* 

di divinità dell' Egitto. 

Vili. Armadio 
2614 Langella. Teseo Vincitore del Minotauro» 
2616 Langella. Sfinge a testa barbuta. 

2621 Langella. Un j>ueiriero abbattuto e vinto viene coverto dal* 
.8$< lo scudo di Minerva. 

2622 Nasilemo. Sacerdote egizio notevole pel suo abito» 

IX. Armadio 
2641 Vaso a colonnette. Due guerrieri che implorano la prole» 
zione di Minerva. 

Sopra le colonne 

2709 Vaso a mascheroni , di Ruvo. Ajace che si avventa contro 
Cassandra con ferro nudo. 

2710 Altro vaso a mascheroni, di Ruvo. Achille in coechio che tra- 
scina il corpo di Ettore intorno alle mura di Troia. 

2711 Vuso a rotelle, pure di Ruvo. Meleagro alla testa degli ero 1 
gì tei che uccide il cinghiale Culidonio. 



— 205 — 

2712 Vaso a rotelle, di Peslo. La conquista del vello d' oro. 

2714 Vaso a due manichi, di Canosa. Questo magnifico vaso, 
e per la insolila forma e pel soggetto trattato con molta 
maestria ed espressione delle figure, rappresenta Bacco ed 
Arianna seduti sopra un triclinio, adombrati da un ricchis- 
simo pergolato. 

2715 Vaso a mascheroni, di PlisOa. Le figure di questo gran va- 
so sono molto trascurate. 

Nel mezzo della Sala 

2716 Vaso a mascheroni, di Ruvo di palmi cinque e tre once di 
altezza, e sette e cinque once di circonferenza. Rappresen- 
ta Archemore sul lelLo di morie, ed Ercole negli Orti Espe- 
ridi. Vi si osservano settantuna figura ed il labbro, il col- 
lo e la base sono riccamente fregiati da variati meandri ed 
ornati elegantissimi a diversi colori. Le quattro maschere 
di squisito lavoro ed i manichi che si elevano maestosamen* 
te sull' orlo , sono di foggia del tutto nuova. 

2717 Vaso a mascheroni, di Ruvo. Quest'altro vaso colossale di 
perfetta conservazione e con piede mobilo, è notevole par- 
ticolarmente dal perchè il collo è decorato da ambo i Iati 
d'un bassorilievo in terra colta esprimente il' cocchio del 
Sole preceduto dall' Aurora. 

2718 Vaso a mascheroni, di Ruvo. È il più grande finora cono- 
sciuto | essendo alto sei palmi e mezzo , e largo nella sua 
periferìa palmi nove e più. 

SALA DEI PAIMKI 

Una gran copia delle stupende opere «he decorano il Real Mu- 
seo debbesi alla scoverta della magnifica villa scavata in Erco- 
lano nell'anno 1794, non lungi dalla grande piazza del teatro e 
dal tempio d'Ercole. Vastissimo era il suo recinto, e i suoi 
giardini si prolungavano fino ad un belvedere di figura rotonda 
che dominava il mare, e che era fregiato del leggiadro pavimen- 
to a musaico che attualmente si ammira nella sala rotonda del- 
la raccolta dei piccoli bronzi. Accanto alle terme attenenti a 
quella villa e! io mozzo al vindario trovavasi una grande peschie- 
Cdano— Voi. V. ' 27 



— 206 — 

ra le cai estremila descrivevano un emiciclo della lunghezza di 
•70 palmi sopra 40 di larghezza ; l' intercolunnio era alternativa- 
mente decorato di statue e di busti di bronzo di straordinaria 
bellezza e, conservazione , tra le quali primeggiano il Mercurio 
sedente, il Satiro vbbro , il Fawio dormiente, i Lottatori, il 
Platone , il Seneca, il supposto Scipione Vuffncano ec Un pic- 
colo tablino contro il muro, nel quale erano ordinati in iscansìe, 
trovate incarbonite, circa tre mila pez/.i cilindrici parimenti cal- 
cinati e convertiti in carbone, del diametro di due a tre pollici 
sopra dieci o dodici di larghezza, fumava la biblioteca; e vi si 
conservava ancora un tavolino da scrivere, calamai, penne di le- 
gno, stili e tavolette puggillari, <he s'inceravano e sulie quali si 
scriveva collo stilo puntuto da un lato e piano dall'altro per can- 
cellare o emendare i concetti, secondo il precetto di Orazio: Sie- 
pe stilum verlas. Tra i bustini di bronzo che sovrastavano le 
scansìe , si noverano quelli di Epicuro , di Ermaceo , di Demo- 
stene e di Zenone , col loro nome in greco. 

Si sa che gli antichi , a cui fa ignota V arte tipografica , non 
scrivevano che sopra scorze di alberi , ed in ispezialità sopra le 
membrane e pellicole della pianta chiamata papiro. La quale 
provveniva dall'Egitto; ed ancor la Sicdia, dove pur si rinviene, 
ne somministrava in abbondanza. Alcuni autori pretendono che 
ri papiro degli antichi fosse fatto con quel tessuto naturale , o 
pellicola che trovasi rinchiusa tra la scorza ed il legno di de- 
ferenti alberi , quali I 1 acero , il platano , il frassino , e soprat- 
tutto il tiglio. Checche ne sia, e senza entrare io questa discus- 
sione , i manoscritti d' Ercolano erano formati o dell'una o del- 
l'altra di queste materie , ravvolte a mo' di lunghi cilindri , < he 
gli antichi chiamavano volumina. E questa considerevole quantità 
di volumi appunto comprendesi nella Sala dei Papiri del Museo 
Borbonico , e si può affermare che non è la raccolta meno im- 
portante di quante altre se ne son fatte per iscavamento in que- 
sta antica città; ma per mala ventura non è forse curata quanto 
il dovrebbe essere. 

I manoscritti greci o i papiri finora svolti ed interpetrati 
ascendono al numero di 500 , dei quali sì sono pubblicati i se- 
guenti: 

• 



— 207 — 

Filodomo : Della Musica. 

Questo papiro è svolto in tutta la sua lunghezza di 13 palmi 
per dare una idea della forma del volume.. Il P. Piaggi lo di- 
stese sopra tela, e nascose le lagune tingendole di nero. Ma que- 
sto sistema è stato abolito per la ragione che riesce più comò* 
do , sì agli interpelli che ai curiosi , di spartirli in. più, fram- 
menti. 

Epicuro : Della Natura.. 

Papiro in esametri latini attribuiti a Rabirio. Tratta della Guer- 
ra tra Ottaviano e Marc» Antonio, della Battaglia a"<Azsio, e della 
Conquista a" Egitto^ 

Filodemo : Dei Vizi e delle Virtù ad essi opposti.. 

Filodemo : Dei Vizi. 

Polistpa-to- : Del disprezzo irragionevole^ 

Filodemo : Della Rellorica ( Due volumi ).. 

Metrodoro: Delle Sensazioni. 

Filodemo : Della vita e dei costumi ( estratto da Zenone ) Del 
la libertà della elocuzione». 

Filodemo : Della vita degli dei ( secondo le conghietlure d, 
Zenone).. 

Filoderao : Dei Filosofi — Della Pietà — Di quello che é uti- 
le al popolo secondo Omero — Della Rettorica — Della Morte. 

Questi papiri sono tutti scritti sopra una faccia , fuorché un, 
solo r nel quale V autore scrisse sul rovescio, mancando lo spa- 
zio per proseguire il soggetto. 

De' 3000 papiri che si rinvennero nella mentovata villa, 1800. 
furono trasportati per ordine di Carlo IH al Museo Reale d 
Portici, essendosi gli altri franti e dispersi per cagione dell'igno- 
ranza in cui si era che fossero volumi , tanta era la somiglian- 
za che questi anneriti cilindri avevano col carbone!. 

La difficoltà di leggerli , che dapprima pareva insuperabile 
fu pertanto vinta dalla perseveranza del P. Antonio Piaggi, che, 
un vivo amore per le lettere poteva sostenere in sì ardua impre- 
sa. Trovò egli il mezzo di svolgpre e di fissare sopra una mem- 
brana trasparente quelle lievi e fragili strisce che non presen- 
tavano maggiore consistenza della carta divorata ed annegrila 
dalla fiamma. A questo benemerito Sacerdote ( uno dei più vi 



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vaci ingegni del suo secolo pei lavori meccanici ) devesr la 
macchina ingegnosa del pari che semplice , che si seguita ad 
usare per m dilicata operazione. Eyli immaginò una specie di 
telajo simile presso a poco quelli che usano i parrucchieri per 
intrecciare i capelli. 

II cilindro vien sospeso in aria mediante fili di seta, che 
corrispondono a piccole viti con le quali si può far girare il 
volume senza toccarlo se non con piccoli stili o pinzette finis- 
sime. Questi stdetti servono a separare ogni pezzettino della 
scorza incarbonita, badando dapprima di attaccare al dietro, con 
un poco di gomma, sopra ogni lettera una pellicola sottilissima 
sufficiente a fortificare io scritto e poterlo di poi togliere. Si 
volge quindi con le piccole viti ed i fili di seta il manoscritto 
senza toccarlo, ed insensibilmente si viene a capo di separarne il 
tutto, che si depone con molta precauzione e delicatezza sopra 
telaretti coverti di bambagia perchè non si riduca in polvere. 
Per una tale invenzione era mestieri di una pazienza diche po- 
chi uomini sono capaci. 

Indarno si è voluto dagli stranieri tentare un metodo più 
speditivo; ed hanno dovuto nnunziarvi. Di ventiquattro papiri 
che furono mandati in Francia ed in Inghilterra , niuna parola 
si è giunto a diciferare ; ed il professore Sickler avendo spac- 
ciato di aver inventato un nuovo metodo per isvolgere i papi- 
ri ercolanensi , l' Inghilterra lo chiamò a sé ; ma dopo quattro 
mesi d'infruttuosi tentativi, rinunciò all'impresa-, il che ag - 
giunse novella gloria all'inventore napolitano. 

Il celebre Davy, in un suo viaggo a Napoli, pose in opera i 
processi chimici ; ma venne frustrato nelle sue più belle spe- 
ranze , mentre che i giornali stranieri pubblicavano i suoi sue* 
cessi ! 

GABINETTO NUMISMATICO 

Nel rinascimento delle belle arti e delle scienze non poteva 
lo studio delle medaglie essere trascurato. Il genio sublime del 
Petrarca a cui principalmente dobbiamo che in Italia le scien- 
ze si ristorassero , e da questa maestra delle nazioni pacasse- 



- 209 - 

— - 

ro poi alle straniere genti , tu ancora il primo a segnalate per 
le medaglie la squisitezza del suo ingegno e il suo buon gusto. 
Mandò egli a Carlo IV , il quale aveagli domandalo di dare 
1 ultima mano al suo bbro degli uomini illustri, e di noverarlo 
tra loro , alcune medaglie in oro ed in argento a sé carissime, 
«he aveva con molta diligenza raccolte, accompagnando il do- 
no con ques-te memorande parole: Ecce, Caesur ) quibus sue 
cessisti: ecce quos imitavi sludeas et mirati ; ad quorum fon/m- 
lam et imaginem te componas ', quos praeter te unum nulli ho- 
minttm daturus eram , tua me movit aucloritas. Licet enim mo- 
rum mores et nomina , hortim ego res gestas norim T tuum est 
non modo nosse sed sequi ; Ubi itaque debebamlur. 

Questo nuovo genere di studio divenne poco appresso in Ita- 
lia universale. Nella casa di Niccolò Niccoli Fiorentino , Hi mite 
le antiche memorie benemerito riparatore , sappiamo da l'oggi 
nella funebre orazione che ne compose, che quivi conspicieban- 
tur numismata usque a priori illa etate qua ues primum cudii et 
moneta obsignari est capta. 

E dal Niccoli presero un si grande amore per le medaglie 
i Medici Cosimo , Piero suo figliuolo e Lorenzano suo nipote , 
che ancora nei codici manoscritti , fatti da loro a grande spesa 
ricopiare, vollero il magnifico ornamento di antiche medaglie 
diligentemente delineare. 

Il celebre Buonarroti , uomo d' immortale memoria , che ha 
scritto di antichità con una precisione e con una penetrazione 
senza pari , illustrò i medaglioni del Museo del Cardinale d» 
Carpegna , e fu il primo che osservasse che le più antiche 
monete romane ed etrusche eran di getto e non di conio. 

Quanto ancora in Venezia , di tutti gli egregi studi splendida 
sede, fosse allora e di poi coltivata la scienza delle monete, ha 
copiosamente dimostrato il Doge Foscarini nella dottissima ope- 
ra : Della Letteratura Veneziana. 

' Anche in Genova erasi lo stesso amore diffuso. Scrivendo Am- 
brogio Camaldolese al Niccoli , mentova nummos aureos velu- 
stissimos , che con altre antichità avean veduto presso un lai 
Andreolo genovese. 
-'Grandi raccolte di medaglie pai fecero Alfonso Uè di Napoli 



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e di Sicilia , secondo narra Antonio il Panormita , od il Cardi- 
nale di S. Marco , Antonio nipote di Eugenio IV , come abbia 
mo da Enea Silvio. 

In quanto all' ordinamento delle medaglie in varie classi, se- 
guiremo quello che è il più comune e che si è tenuto pel no- 
stro medagliere. Se non che potrebbe il curioso osservatore tro- 
varvi non poche modificazioni e varietà inevitabili, le quali de- 
rivano dall' attuale progredimento della scienza , e che s'incon- 
trano così nel Regio medagliere, come negli altri di qualunque 
luogo. 

La prima classe è delle Città e de' popoli che i Greci chia- 
mavano autonomi ed anche eleulheri ; i Latini lìberi. Consiste- 
va 1' autonomia della città e de' popoli nella libertà di gover- 
narsi , benché vinti e caduti sotto altra potenza, con le proprie 
loro leygi , di continuare 1' antico loro governo , e di avere i 
proprii magistrati nel reggimento delle pubbliche cose. Ma in 
quella classe non entrano se non le medaglie, che scolpito pre- 
sentano il nome di una città e di un popolo , e qualche suo 
simbolo proprio , senza menzione o effigie di Principe. 

Il Golzio fu forse il primo ad intraprendere questa importan- 
te raccolta di medaglie di citta libere. Venne poi seguito dal 
P. Arduino, dal Froelich , dal Kell , dal Pellerin , dal Mezza- 
barba , dal Vaillunt e da molti altri. 

La raccolta delle medaglie del nostro lì. Museo Borbonico è 
una delle più rinomate in Europa, precipuamente per le monete 
autonome della Magna Grecia e della Sicilia , e per quelle an- 
cora del medio-evo. Questa serie si fa per ordine geografico , 
teuendo la general divisione del mondo nelle tre parti dagli an- 
tichi conosciute di Europa , Asia ed Affrica , e poi a ciascuna 
parte per ordine alfabetico delle Città. 

La seconda classe contiene le medaglie dei Re, la quale per 
ciigion di tempo si ripartisce in altre tre. La prima comincia 
dagli antichissimi tempi e va fino alla morte di Alessandro il 
Grande avvenuta 324 anni prima di Cristo. Abbraccia i Re del- 
la Macedonia, della Sicilia, della Caria, di Cipro, di Eraclea, del 
Ponto ecc. La seconda classe parte dalla morte di Alessandro 
il Grande , e continua sino al principio dell Era cristiana. Rac- 



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coglie questa serie più Re che sono : 1. I rimanenti Re della 
Macedonia e della Sicilia : 2.1 Re dell'Asia , dell' Egitto , del 
la Siria , del Ponto e del Bosforo Cimmerio, della Tracia , del 
la Bitinia , dei Parti , dell'Armenia , di Damasco , della Gap 
padocia , della Paflagonia , di Pergamo , della Galazia , della 
Cilici», di Sparta, della Peonia, dell' Illiria , della Gallia e dell 
Alpi Cozie. Vengono poi nella terza, che quasi contiene i primi 
quattro secoli dell'era cristiana, oltre i rimanenti Re della Tra 
eia, del Ponto, del Bosforo Cimmerio e dei Parti, i Re di Com 
magene, di Edessa ed Osroene , della Mauritania e della Giudea 

La terza classe comprende le medaglie degli uomini illustri, 
le quali sono la maggior parte posteriori all' età in che quel! 
vissero. Gli eroi e le eroine formano la prima divisione di que 
sta sene. 

Seguono i fondatori delle città che ne presero il nome, tran 
ne i Re e gì' Imperatori. Gli uomini per erudizione e per sapien- 
za segnalati fanno una terza partizione. 

La quarta in fine riunisce Principi ed egregi uomini dei qua- 
li vollero i posteri onorar la memoria. Tutte quelle medaglie 
sono battute in ogni metallo , rare sono quelle in oro ; ma in 
argento, bronzo e in rame ne abbiamo molte. Nel loro ordina- 
mento si è seguito l'ordine geografico , storico , cronologico e 
alfabetico. 

La quarta classe presenta l'antica moneta romana in bronzo, 
cioè gli Assi , anche diminuiti con le loro parti , i denai ed i 
più minuti loro pezzi, nei quali tranne il nome di Roma, o al- 
cun suo simbolo, non v' è nome di romano personaggio. U or- 
dinamento osservato si è : 1. la qualità delle monete, come de- 
cussi, treussi, assi, semissi, trienti ecc; 2. secondo t il peso, che 
in questa classe è di sommo rilievo per conoscere le varie dimi- 
nuzioni del valor delle monéte. 

Formasi la quinta classe dalle medaglie delle Famiglie roma- 
ne , o come altri vogliono Consolari , vale a dire dal tempo in 
cui i Consoli con animai governo reggevano la Repubblica. 
A questa classe appartengono i denai ia più parte in argento , 
e quei d'oro che son rari , e solo per catacresi chiamansi de- 
narit aurei ; ancora tutte le monete di bronzo nelle quali si 



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leggono i nomi di magistrati romani , e perciò anche quelle di 
qualunque metallo battuto sotto Augusto e Tiberio che hanno 
ifomi o dei Triumvirati monetali , o dei supremi magistrati. 

La sesta classe comprende le imperiali. Se n' è fatta una so- 
la classe ripartila in serie. La prima contiene le medaglie degli 
Augusti, delle Anguste e dei Cesari in oro di qualunque gran- 
dezza. Le medaglie di argento vanno nella seconda serie, e sic- 
come ve n' è gran copia , si è formata una partizione distinta 
dei dettai, quinari e sesterzi', un'altra dei meclaglioncini, sepa- 
randone le foderate. I medaglioni in bronzo con i contorniuti 
formano un'altra serie; come pure altre distinzioni han rice- 
vute le medaglie di prima, di seconda e di terza grandezza. Una 
serie si è fatta delie medaglie imperatorie Alessandrine o battu- 
te in altri luoghi di Egitto. Tutte queste classi vanno distribui- 
te cronologicamente' secondo- i tempi in che vissero gl'Impera- 
tori. In questa stessa classe sono comprese le medaglie delie 
città greche e dei popoli greci, battute ad onore degli Augusti , 
secondo la- loro cronologia. 

Finalmente la settima classe comprende le Colorite ed i Mu- 
nicipii. Tra le medaglie delle Colonie non ve ne ha alcuna d'I- 
talia , non avendo mai ne il Senato né gì' Imperatori accordato 
alle città nostre la facoltà di coniare moneta. 

Ciò è quanto dir si poteva in succinto del nostro. Gabinetto 
Numismatico oggi in progresso vieppiù crescente , perchè &ì fa 
tesoro d' ogni opportunità per aumentarne il merito , del che 
la Rea! Casa fu sempre mai desiderosa e sollecita. 
- ■ 

BIBLIOTECA 

i i few 

Ha il suo ingresso in una delle più vaste e più regolari sale 
che si conoscano , giacché conta- 212 palmi di lunghezza , 78 di 
larghezza ed 81 di altezza. É decorata di molti quadri farnesia- 
ni, lavori del Cav. Drago e del Ricci; la volta è dipinta dn Pie- 
tro Bardellmi , il cui maggior quadro esprime le Virtù che co- 
ronano il Re Ferdinando I e la Regina Maria Carolina : il pavi- 
mento è fregialo di una meridiana di rara perfezione , opera 
dell' astronemo Caselli, della lunghezza di palmi 104. In un la- 



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to delia sala Irovansi i due gran globi formali con le carte di 
CoroneUi. Intorno alle mura di questa immensa sala sono di- 
sposti due ordini di armadii, il primo dell'altezza di palmi 14, 
ed il secondo di 15. Oltre questa, si contano H altre sale, non. 
comprese le stanze assegnate alla comodità degli studenti. 

Questa celebre Biblioteca deve la sua origine n Papa Paolo III 
Farnese, ed il suo accrescimento ai (Cardinali Alessandro e Ra- 
nuccio della stessa famiglia. Dal primo fu terminato il palazzo 
Farnese a Roma, e da lui , come si' crede , e da Ranuccio re 
venne abbellito il ricco Museo , che fu quindi trasportato a Na- 
poli. Nel secolo decimosesto sorpassava tutte le biblioteche di 
Europa, sì per la rarità e l'importanza dei manoscritti, e sì pel 
numero e l'eccellenza delle opere di edizioni le più preziose. 

Essa contiene oltre i dugentomila volumi , e fra questi circa 
quattromila dell'edizioni del secolo XV, e cinquemila manoscritti 
greei, latini, rabbinici, italiani, arabi, cofti, persiani, turchi, chi- 
nesi, spagnuoli, francesi, ed anche alcune composizioni di Tro- 
vatori, Tia' più antichi si noverano due papiri in latino ed un 
altro con sottoscrizioni originali gotiche e latine , conservati in 
cornice: uno del V. secolo contiene l' assegnamento di alcuni 
fondi fatto da Odoacre Re dei Turcilingi e degli Eruli ; l'altro 
del secolo VI risguarda una dazione di beni in soddisfazione di 
un debito. 

Tra le opere autografe si veggono quelle di S. Tommaso, del 
Tasso, di Giambattista Vico, del Cardinale Seripando, del Maz- 
zocchi, del Mar torelli, 

1 più rari ed importanti manoscritti sono i seguenti: Una Bib- 
bia latina in pergamena del decimoterzo secolo, conosciuta sot- 
to il nome di Bibbia Alfonsina, perchè Alfonso I di Aragona la 
postillò di sua mano e ne fece dono al Monastero di Monteoii- 
veto — Un Nuovo Testamento greco — Molti codici in pergame- 
na, di S. Agostino, S. Girolamo, S. Gregorio il grande ec, tutti 
conosciuti sotto il nome di Cudici di Troja, città in Puglia d'on- 
de provengono — La seconda parte delle lettere di 8. Girola- 
mo , codice in pergamena dei settimo secolo, in folio, i-crilio 
a lettere onciali — I libri grammaticali di Plavius Sosipater Par- 
rashts — Il Capitolo IV di Gargilius M'irtialis De Pomis , con 
*e1ani> —VqI, V. 28 



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le annolazioni del Cardinale Maio e di Monsignore Scolli -— Il co- 
dice Farnesiano in pergamena , eli Sesto Pompeo Ftsto, pubbli- 
cato a Roma da Fulvio Orsino nel 1581, riveduto poi da Ludo- 
vico Aradls e da Carlo Odofredo Mùller nel 1833 — - Il Codice 
di Perrotti conlenente 32 favole inedite di Fedro, pubblicato nel 
1809 dal Jannelli — I due codici in pergamena della Storia na- 
turale di Plinio, preziosissimi per la calligrafia del pari che per 
le varianti — Si osserverà inoltre un Uffi io divino conosciuto 
sotto il nome di Flora per la moltitudine di fiori che con am- 
mirabile arte ed al vivo vi sono dipinti — Un Breviario inquar- 
to, detto di Paolo /II, adorno di elegantissime dipinture — Due 
grandi libri da Coro in pergamena ( grande in folio ) con istu- 
pendi dipinti e miniature che ne abbelliscono il margine —Tre 
Codici della Divina Commedia ornati di antiche miniature. Ma 
in questo genere nulla eia da paragonarsi all' Uffìzio della Ma- 
donna, scritto dalla mano di Monterchi, con le istorie disegnate 
in miniatura da Giulio Clovio , e del quale fu fatto dono alia 
Santità di PP. Pio IX, 

Tra' monumenti degni di esser veduti citeremo due papiri di- 
plomatici, T uno chiamato papiro gotico ravennate, che porta la 
data dell'anno 551, pubblicato la prima volta dal Sabbatino nel 
suo Calendario Napolitano, e spiegato appresso dal dotto Ihre 
nelle quattro sottoscrizioni gotiche. Fu ristampato nel 1805 in 
Roma dal Marini, e indi ancora a Monaco nel 1835 dal profes- 
sore Masmann. L'altro papiro non meno importante è ugualmen- 
te unico e riguarda il Re Teodorico. 

Tra gli autografi citeremo : Divi Thomae Aquinatis Commenta 
in D. Dionysium Areop. De Codesti Hierarchia et de Divmis No- 
minibus, pergamena in 4." 
Cli studi filologici di Parrasio. 
Un commentario inedito sopra Dante di Franda Bufi. 
Un apografo della Gerusalemme Liberala postillalo da Torqua* 
to Tasso. 

Molti scritti di Egidio da Viterbo, di Leonardo da Vinci , di 
Fabio Giordano, di Pirro Ligorio, di Gianvincenzo Gravina , d 
Nicola Fergola > e di altri personaggi illustri , sì nazionali che 
stranieri. 

. 






— 2t5 - 

Quanto alle opere stampate, quelle che meritano più partico- 
lare attenzione sono comprese nella ricca e preziosa serie delle 
edizioni del secolo deciraoquinto , che ritrovasi in tredici arma- 
di nel numero, come abbiamo detto più innanzi, di oltre a quat- 
tromila volumi. Questi primi saggi della tipografia tanno l'ammi- 
razione di tutti sì per la scelta , che pel numero, la bella conser- 
vazione degli esemplari, la rarità e il proprio merito delle ope- 
re collazionate sugli originati che surrogano i codici perduti o 
difficili a consultare. Napoli in etti le lettere greche e latine fio- 
rirono unitamente alle scienze ed alle arti belle ae' tempi della 
dinastia Aragonese , noti fu I' ultima città d' Italia che accolse 
quest'arte raaravigliosa. 

Lectura super Codicem, auclore Bartholo da Suxof errato. 

Lectura super Pandectas, auclore Floriano de S* Petro. 

De usibus Feudorum del nostro concittadino Andrea d' Is ernia* 

Oltre le tre opere latine suddette , ve ne ha molte altre ra- 
re ed importanti che si possono osservare. 

Eccetto le feste , la Real Biblioteca Borbonica è aperta tutti 
i giorni al pubblico dalle sette del mattino sino alle due pome- 
ridiane. 

PINACOTECA BORBONICA 

Scuola Bizantina e Napolitani 
Si conviene generalmente doversi il rinascimento della, pittura 
a quelle opere trasferite dai Crociati da Bizanzio in Italia ; ma 
negar non si può che molto prima di Ctmabue si dipingeva in 
Roma ed io Firenze non solo per le chiese, ma anche pei cam- 
pi-santi , e che nel dodicesimo secolo vivessero già pittori ita- 
liani che si erano da per sé formati , sebbene rozzamente , col 
copiare i monumenti antichi e qualche affresco, scampati dalla 
mano devastatrice dei barbari. Imperciocché il genio italiano 
mai intieramente noti fu spento, e quando Costantinopoli fu presa 
dai Veneziani nel 1204 r il gusto per le arti e l'entusiasmo pel 
bello si suscitò con tanta energia alla veduta di ogni sorta di 
monumenti trasportati a Venezia, che poco dopo st videro com- 
parire in quella repubblica Giovanni da Venezia, Martinetto da 
Bissano, Giusto Padaano , M. Paolo ec ; in Roaia Luca Saata^ 

■ 



216 — 



Condolo, Odv/i&io da Gubbio; in Firenze Fra Barlolommeo pit 
love ; in Napoli e Sicilia Antonio da Antonio> Tommaso degli Ste- 
fani , Filippo Tesauro ec. È vero non potersi negare che i pit 
tori di Bizanzio dovettero anche emigrare con le ricchezze di 
Costantinopoli, perchè M'ir gar itone e Baftolommeo erano già co- 
nosciuti in Italia verso 1* anno 1236. Non è dunque da maravi 
gliarsi che l'arte prendesse nuova vita dal seno della metropo- 
li greca e s' innestasse col genio ilaliano. Il Vasari e il Baldi- 
nuoci pretendono che Cimabue, restauratore della pittura nostra, 
l'avesse appresa dai pittori greci invitati dal Senato di Firenze; 
ed il d' Ayincourt rammenta molti pittori bizantini che posero 
stanza in Italia. Ma a dire il vero non fu. se non sotto Pippo Te- 
sauro, M. Simone, Colantonio del Fiore, Guido da Siena, Gaddi ì 
Giotto ed altri che la pittura fra noi prese il nome di scuola 
italiana; perchè costoro attinsero dai monumenti sufficienti lumi 
per ispirare il loro genio e preparare co' loro studi ed i loro 
viaggi I ultima età del perfezionamento sino al secolo di Leone X. 
l>eila scuola bizantina possediamo opere, dell' undecimo sino al 
tredicesimo secolo , oltre quelle di non pochi pittori Napolitani, 
Fiorentini, Sanesi , Romani e Veneziani del tredicesimo e quat- 
tordicesimo secolo j sino a Leonardo da Vinci , Raffaello e Mi- 
chelangelo. 

Di grandissima rilevanza sono le pitture greche segnate di 
iscrizioni; né queste sfuggirono alle dotte investigazioni del d'A- 
gincourtf Confrontate con quelle dipinture del decimoterzo e 
quartodecimo secolo degli artisti italiani , esse attestano , che 
costoro , valenti maestri e restauratori della pittura in Italia , 
hanno attinto la maggior parte dei lor metodi e del lor colo- 
rito nelle opere bizantine , e che di poi hanno disseminati gli 
esemplari «lei perfezionamento sino a Leonardo , a Raffaello ed 
a Michelangelo. 

1 dipinti del Museo son collocati in due appartamenti. Quelli 
di scuola greca, fiorentina, napolitana e straniera sono nelle sa- 
le a sinistra , dove si veggono altresì i modelli di sughero dei 
monumenti più grandiosi di Pompei, di Capua e di altre antiche 
città. Nelle sale dell' ala destra trovansi esposti i dipinti delle 
altre scuole italiane ; e nell'ultima son riuniti tutti i capi la- 
vori , sicché prende il nome di Galleria dei Capi-lavori. 



— 2-! 7 — 

SALA I. 

1 S. Agata {Scuola di Massimo) — 2 Veduta di marina. Alcu- 
ni mercanti turchi assistono allo sbarco delle loro merci (Gia- 
como Locatelli) — 4 La piazza del Mercato di Napoli nel tempo 
«fella peste del 1666 ( Carlo Coppola ) — 5 Supposto ritrailo di 
filasaniello in atto di fumare la pipa (Domenico Gargiulo dello 
Micco Spadaro) — 10 Veduta di marina con naviglio ancorato e 
marinari ( Giovanni Abak) — La Vergine Santa in gloria con S. 
Carlo Borromeo, e S- Giacomo da Compostala, bozzo (Sebastia- 
no Conca ) — 15 Ritratto del Calabrese fatto da lui medesimo 
( Malìa Preti detto il Cuvalier Calabrese ) — 11 Salvatore che 
precipita Satanasso dall' alto della montagna ( dello stesso ) — 
29 S< Michele Arcangelo a mezza figura ( Nicola de Vito ) — Il 
ritratto del Cavelier Francesco Solimena fatto da lui — 45 Com- 
battimento tra Greci ed Amazzoni (del suddetto) — Veduta della 
piazza del Mercatello di Napoli nel tempo della peste dd 1656 
( Micco Spadaro) — 47 Quadio storico della rivoluzione di Ma- 
saniello avvenuta in Napoli nel 1647 nella piazza dei Mercato 
(Micco Spadaro) — 48 Veduta della stessa piazza dei Aleremo ntd- 
1' anno 1648, ove si vede il Corpo Municipale che presenta in uu 
piatto d'argento le chiavi della Città aD. Giovanni d'Austria che 
a cavallo, in atto di fare il suo trionfante ingresso (Micco Spada- 
ro) — 49 Semiramide si appresta alla difesa di Babilonia ( Luca 
Giordano) — La Madonna con G"su Bambino dispensa rosarii a 
S. Domenico, a S. Rosa, a S. Caterina da Siena e ad altri Santi 
dell'Ordine de'Predica Euri (Pompeo Landolfo)— 52 S. Brunone rice- 
ve la Regola del suo Ordine dalle mani di Gesù Bambino f Paolo 
Finooliu) — S2Ì $* Giacomo di Galizia a cavallo esterminando i Sa- 
raceni [Belisario Corinzio ) — 54 La Madonna col Bambino in 
mezzo ad una gloria di Angeli (Domenicanionio Vaccaro) — 55 
Il Battesimo di Nostro Signore (Cuv. Massimo Sianiioni) — 59 
Gesù sulla Croce, e sotto la Madonna con S- Giovanni ed un San- 
to Certosino inginocchiato che abbraccia la Croce (antica scuo- 
la fiorentina) — 60 La M-idonn» di Monserrato (antica scuola 
fiorentina) — 62 11 Sentore accompagnalo dalla sua Divina Ma- 
dre e da S. Giovanni Evau-.-iisi.i. Trittico [scuola bizantina del- 



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l' undecimo secolo) — 63 Un Santo Vescovo seduto in trono. Ta- 
vola {scuola bizantina dell' undecimo secolo) — 64 L' Annunziata. 
Dittico (idem) — 65 La Madonna seduta in ricco trono col suo 
Divino Figliuolo (scuola bizantina) «^ 69 & Francesco d'Assisi 
e S. Antonio di Padova ( antica scuola fiorentina ). Il T che si 
vele sul libro di S. Francesco ed il G su quello di S. Antonio 
indicano forse le due lettere iniziali di Taddeo Gaddi che sareb- 
be I' autore di questo quadro — 73 La Madonna col Bambino 
in trono, adorata da' due Arcangeli Gabriele e Michele. Tri* tiro 
(scuola bizantina dell 1 undecimo secolo) — 75 La Vergine Santa 
sul suo letto di morte assistita dagli Apostoli. Vi si scorge il 
passaggio della scuola bizantina all' italiana. — 77 Gesù depo- 
sto dalla Groce nelle braccia della sua Divina Madre (scuola bi- 
zantina dell' undecimo secolo ) — 80 La Madonna [col Bambino 
adorato da un Santo, e Gesù sulla Croce pianto dalla Maddale- 
na. Dittico ( scuola bizantina del secolo deeimoterzo ) — 88 La 
Morte della Madonna pianta dagli Apostoli ( di Silvestro Buono) 
— 89 Gesù deposto dalla Croce nel seno di sua Madre, assisti- 
ta dalle Marie e da altre Sante. Si legge sopra un cartello at- 
taccato al sepolcro : Filippus (sic) Ma-zolla pinxit — 90 L' As- 
sunzione della S. Vergine (antica scuola fiorentina) — 91 S. Fran- 
cesco d'Assisi (idem) — 92 La Madonna col Bambino (Antonio 
Solario detto lo Zingaro) — 93 La Madonna in trono col Bambi- 
no, il quale prende con ambo le mani alcune ciliege dal cestelli- 
no posto su le ginocchia della sua Divina Madre (Si vuole che sia 
di Pippo Tesauro ) — Il Martirio di S. Stefano. Gran quadro so- 
pra tavola, capo-lavoro di Giovanni Angelo Criscuolo. — 95 La 
Madonna col Bambino coronato da due Angeli (scuola bizantina 
del secolo decimoterzo ) — 96 S. Giorgio che uccide il dragone 
(scuola bizantina) — 97 La Madonna col Bambino e due Santi. 
Dall' altro lato il Calvario ed il Redentore in piedi portante la 
Croce. Trittico ( antica scuola sanese ) — 98 Un Santo Vescovo 
con la sua mitra sormontata dal cappello rosso (antica scuola 
sanese ) — 99 S. Giorgio in atto d' uccidere il dragone ( scuola 
bizantina del decimo secolo) — 100 La Madonna col Bambino 
'idem dell' undecimo secolo) — 101 Dittico che presenta quattro 
Santi ed in aria la S. Vergine (antica scuola fiorentina j — 102 



— 219 — 

S. Biagio {scuola bizantina dell' undecima secolo) — 103 La Ver- 
gine col Bambino (idem) — 104 La S. Vergine in orazione (qua- 
dro provveniente dalla chiesa deli Incoronata ) — La Madonna 
col Bambino (scuola antica fiorentina ) — 106 La Madonna mo- 
stra una rondinella al Bambino (antica scuola sanese) — 107 La 
Madonna col Bambino e S. Luca (scuola bizantina dell 1 undecime- 
secolo) — 108 La Madonna col Bambino a mezza figura ( idem) 
— 109 La Madonna col Bambino e S. Giovan Battista ( antica 
scuola fiorentina ) — HO Nostro Signore esprimendo col calice 
il simbolo dell' Eucaristia (scuola bizantina del duodecimo seco- 
lo) — 111 11 Salvatore a mezza figura. Pittura sopra lastra di 
argento (idem deW undecimo secolo) — 115 Deposizione di Cro- 
ce (Andrea del Castagno ) — 114 La Santa Vergine col Bambi- 
no su magnifico trono ed assistita da quattro Santi (antica scuo- 
la fiorentina) — 115 La Madonna col Bambino e S. Caterina 
(scuola bizaniwa deli nndecimo secolo) — 116 Molte figure civi- 
li con diverse fogge di abiti che contemplano una stella (Simo- 
ne Memmi) — 118 S. Antonio (Filippo Mazzolla) — 119 Santa 
Martire {idem) — 120 11 Bambino adorato dalla Madonna, da S. 
Chiara e da S. Agnese (idem) — 121 S. Ludovico (antica scuo- 
la fiorentina) - 122 La Maddalena a mezza figura, riscontro del 
u. 63 — 123 S. Bernardino; quadro compagno del precedente — 
124 L'Adorazione dei Magi (Belisario Corenzio) — 125 La Madonna 
coronata dal suo Divino Figliuolo al cospetto della SS. Trinità 
e della celeste gerarchia (antica scuola napolitano"). 

SALA II. 

126 Battaglia degli Ebrei contro gli Amaleciti [Aniello Falco- 
ne) — 127 Gesù disputa coi Dottori della Legge ( di Salvator 
Rosa) — 128 Cortile di S. Martino in Napoli ove sono effigiati 
i ritratti di tutti i Monaci che vivevano al tempo della peste <l< I 
1656 (Salvator Rosa) — 129 La parabola di S. Matteo : Vedi la 
pagliuca nell occhio di tuo fratello , e non vedi la trave nel tuo. 
(idem) — 130 11 Paradiso. Schizzo di vasta composizione pel 
tempio di S. Ferdinando in Napoli (Paolo de Malteis) — 131 
Gesù raccomanda ai Farisei di pagare il tributo a Cesare (Hai- 



- $&b - 



da Preti) - 132 La Madonna del Rosario ( Capolavoro del Cav. 
■ Luca Giordano) - 135 La Madonna vestendo abiti sacerdotali ; 
(Capolavoro di Roderigo detto Bernardino il Siciliano) - 134 
Deposizione dalla Croce {Luca Giordano)-^ La fuga in Egit- 
to (Pacecco di Rosa)-UO S. Cecilia {Giambattista Caracciolo det- 
to Battello) - S. Lorenzo in orazione nella sua prigione^. 
d'Arpino) - U7 S. Brunone ( Cav. Massimo Stanzoni) -148 
Sacra Famiglia ( Luca Giordano) - 149 La Madonna in gloria 
(Giovannanlonio Amato il giovane) - 155 S. Cecilia in con em- 
piamone {Bernardo Cavallino) - 156 S. Francesco d Assisi (An- 
drea Vaccaro) - 157 S. Paolo (Pietro Novelli detto il Morrea- 
lese) - 160 S. Niccola di Bari in estasi {Cav. Calabrese) -161 
Taese irrigato da un fiume ( Marzio Masturbo ) - 162 La Ma- 
donna a mezza figura ( Andrea Vaccaro)- 163 Papa' Alessan- 
dro II facendo la dedicazione della chiesa di Muntecas.no. Sch.zzo 
del celebre affresco che Luca Giordano fece sul muro interno 
della chiesa medesima - 166 Sacra Famiglia {Andrea Vaccaro) 
- 167 La Madonna a mezza figura (idem) - 168 Drappillo .1. 
soldati in avamposto (Aniello Falcone) - 169 S- Candida battez- 
zata da S. Pietro ( capolavoro di Pacecco di Rosa ) — 172 La 
strage degl 1 Innocenti (Andrea Vaccaro\) - 173 La morte di S. 
Giuseppe (Bernardino Siciliano) 178 Zuffa di Cavalieri (uno dei 
primi saggi di Salvator Rosa) - 184 S. Ignazio e S. Francesco 
Saverio (Luca Giordano) - 186 La SS. Trinità in aria, e sotto 
la S. Vergine sottomettendosi ai voleri dell' Eterno Padre (Pie- 
tro Novelli). 

SALA III. 

193 La Crocifissione di Nostro Signore. A sinistra si distingue 
Alfonso con Ferdinando d'fAragona nella persona del Centurio- 
ne (Pietro Donzelli) - 195 Deposizione di Croce (Andrea da Sa- 
l erno j _ 196 La Madonna col Bambino (Pietro Donzelli) — 197 
S. Giovanni Battista e S. GiovannilEvangelisla, S. Giorgio e S. 
Michele (idem) - 198 La Madonna col Bambino. In alto Nostro 
Signore Crocefisso jianlo d.illa Vergine e da S. Giovanni (Simo- 
ne Papa) 199 L'Annunziata {Francesco Curia)-200 S. Girolamo 



- 221 - 

a mezza figura ( Giuseppe Ribera detto lo Spagnolette ) — 202 
La S. Vergine col Bambino (Cav. Massimo Stanzioni) — 203 S. 
Girolamo strappando una spina dalia zampa del leone. (Quadro 
importante che si attribuisce a Nicola del Fiore , e da altri a 
Giovanni Van Dyk) — 204 La Madonna delle Grazie (Pacecco di 
Rosa) — 205 Ritratto di Scipione Pulsone eseguito da lui mede- 
simo — 206 II Martirio di S. Sebastiano ( Giuseppe Ribera) — 
207 S. Benedetto assistito da S. Mauro e da S. Placido (Andrea 
da Salerno) — 208 L'Adorazione dei Magi {idem) — 212 S.Ca- 
terina da Siena a mezza figura ( Pompeo Landolfo ) — 216 Gesù 
tra due Scribi ( schizzo del Cav.-- ti' Arpino ) ■— 219 La S. Tri- 
nità con sotto S. Giovan Battista e S. Francesco , (capo lavoro 
di Luigi Roderigo)— 220 S. Agostino (capo lavoro di Marzo Car- 
d>sco) —221 La Crocifissione di N. S- [Ippolito Donzelli ) — 222 
Deposizione di Croce [Ippolito Borghese) — 224 S. Francesco 
di Paola in orazione (Salvator Rosa ) — 225 S. Benedetto ve- 
stendo dell'abito del suo Ordine S. Mauro e S. Placido; ( schiz- 
zo di Andrea da Salerno ) — 226 La Madonna col Bambino, con 
S. Girolamo ed il B. Pietro da Pisa (Fabrizio Santafede) — 227 
S. Benedetto (schizzo di Andrea d'i Salerno) — 229 Gesù con- 
verte la Samaritana. ( Cav. d" Arpin») — 230 1 tre miracoli di 
S. Nicola ( Andrea da Salerno ) — 232 La Madonna del Rosa- 
rio ( Francesco Curia) — 235 La Madonna sotto un baldacchi- 
no verde (Pietro Negroni) — 236 S. Martino a cavallo ( antica 
sniola napolilana) — 237 Deposizione di Croce-, (Ippolito Bor- 
ghese)— 238 Gloria di Angeli ( Cav. d' Arpino ) — 239 S. Giro- 
lamo (Pacecco di Rosa) — 2i0 S. Nicola di Bari in estasi (Cav. 
d Arpino ) — 243 La SS. Triade che dall' alto contempla il Mi- 
stero della Natività di G. C. ( Gio. Filippo Criscuolo ) — 244 S. 
Michele ( Cav. d Arpino ) — 245 e 246 Glorie di Angeli ( idem ) 
— 247 L'Orazione a Getsemani ( idem) — 248 Deposizione di 
Croce (Bernardo Lama) — 249 Tre Santi Vescovi in piedi (Gav. 
d' Arpino ) — 250 L' Annunziata ( Scipione Pulzone ) — 251 La 
Madonna del Rosaiio adorata da' Santi ( Gio. Ftltppn Criscuolo ). 
Da questa sala si passa in un Gabinetto che contiene , tra 
molli disegni originali, i preziosi cartoni di Raffaello rappre- 
sentanti Mnsè sul Monte Sinai ed una Sacra Famiglia. 
Celano — Voi. V 29 



- 222 - 
SAIA IV. 



275 Sacra Famiglia ( Giacomo Carducci da Ponlormo ) secon- 
do I originale di Andrea dei Sarto — 276 .Busto di un Cardinale 
( Andrea Vannucci dello dd Sarto) — 277 Sacra Famiglia ( Do- 
menico Ghirlandaio) — 27 S Ritratto a mezaa figura di Giovan 
Bernardo di Castel Bolognese , celebre incisore di pietre line ; 
(Baldassarre Peruzzi) —279 Sacra Famiglia (Francesco Rossi 
de' Salvia ti ) —281 S. Caterina a mezza tìgura (Girolamo Sicio* 
lame da Sermonela) — 283 Deposizione dalla Croce , ( Domenico 
Roccufumi ) — 285 La Presentazione di Gesù al Tempii) ( Gior- 
gio Vasari) — 286 Nostro Signore Crocifisso sul Calvario ( ma- 
ravigliosa composizione di Berardino Galli ) — 287 La Giustizia 
corona il Innocenza ( Giorgio Vasari ) — 280 La Madonna col 
Bambino (Lorenzo Lotto ) — 290 Altra Madonna col Bambino 
[Masaccio da S. Giovanni )— 291 Altra Madonna col Bambino 
( scuola di Leonardo da Vinci) — 293 La Natività di N. S. (Lo- 
renzo Scarpellini da Credi ) — 295 L Annunziata tra S. Giovan- 
ni e S. Andrea (Domenico Ghirlando]») —296 La Santa Vergi- 
ne in trono (Tommaso di Stefano) - Wl U l'apa Liberio, seguito 
da molti Cardinali emagfetrali, zappa le fondamenta della Chiesa 
di S. Maria ad Nives in Homa ( idem )- 299 Sacra Famiglia 
(Angelo Bronzino) - 304 Ecce Homo ( Gip. Balista Brazzè) — 
306 Una madre che accarezza il suo hgliuolmo in un ricco ap- 
partamento (Benedetto Castiglione) - 307 11 sacrifizio di Abra- 
mo ( scuola di Michelangelo ) - 309 lìitratto muliebre a mezza 
figura (Angelo Bronzino)- .310 La S. Vergine in gloria , e 
sotto i quatto Dottor, della Chiesa ialina ( scuola di Michelan- 
gelo)— 3U Gesù che discende al Limbo; (ricca composizione 
di Agostino Ciampelli) - 315 La strage degli Innocenti alla 
presenza di Erode (Matteo Gu vanni da Siena) , opera rarissi- 
ma che segna l'anno 1418-316 La presentazione di Gesù al 
Tempio (Leonardo daPstoja)-^ Matrimonio della S. Ver- 
gme con S. Giuseppe ( Cosimo Roteili ) - 323 La Circoncisione, 
(Gran quadro, capo lavoro di Marco di Pino da Siena ; e f.a- 
giato del cosmi ritrailo e di quello di sua moglie a mezza fi- 
gura). 






223 



SALA V. 



335 La Resurrezione. Vi si legge il nome dell'artista Giovan- 
ni Sons e 1 : anno 1584—336 Festa campestre ( N, Van- Dyk) — 
339 Testa di un Cardinale ( Filippo di Champagna ) — 340 Testa 
di un Monaco dell'Ordine diS. Pasquale (Pietro Paolo Rubens) — 
341 Ritratto virile a mezza figura (Michele Mirev eli ) — 342 
Ritratto di Cardinale a mezza figura ( Giacinto Rigaud) — ZA'ì 
Ritratto di Elisabetta Regina d'Inghilterra {scuola Fiammin- 
ga )— Ritratto di Cardinale a mezza figu<.< (Cristoforo Amber- 
ger) — 345 Ritratto di un Principe Spagnuolo ( Luca d' Olan- 
da ) — 346 Veduta di un magnifico giardino ( Samuele Vambus- 
3on con 1' anno 1615 ) - 347 Un Angelo porta via la tunica di 
N. S. ( Simon Vovet) — 348 Marina veduta al tramonto del Sole 
(Claudio Gè'èe detto il Lorrain) — 349 e 351 Due leste di vecchi 
( scuola di Rubens ) — 350 Ritratto della principessa d' E^mond 
( Antonio Van Dyk ) — 354 Gesù condotto al Calvario ( Giovanni 
J»rdaens) — 355 S. Pietro rinega il suo Divino Maestro ( Anto- 
nio Van Dyk ) — 356 Nostro Signore benedice i fanciulli (Mar- 
tino Voss ) — 357 S. Giorgio uccide il dragone (scuola di Ru- 
6ens)358 Un Grande di Spagna in piedi (scuola di Rubens) — 
359 Ritratto di un giovane con le parole : uw'ssons twus ainsi 
[ Scuota fiammnga) — Rilratto a mezza figura di Massimiliano L 
( Giovanni Holbein) —74 (del supplemento) Una contadina (scuo- 
la di Velasquez) — 362 Ritratto di Ranuccio Farnese (imitazio- 
ne di Yan-Dyk) — 363 Sacra Famiglia (Sebastiano Bourdon) — 
365 Baccante ( Danzerick ) — 367 Ritratto d' una Principessa 
Farnese (Imitazione di Van-Dik) — 368 Ritratto di donna a 
mezza figura ( scuola fiamminga ) — 372 Bivacco alle sponde di 
un fiume (Filippo Wouwermans ) — 373 Un Angelo mostrando 
H simbolo della Passione di N. S. (Simone Vovet) —ZIA- Eru- 
zione del Vesuvio nell'anno 1794 (Pietro Volere) — 375 Ritrat- 
to d'un magistrato di Anversa (Michele Mircvelt) — 376 Ritrat- 
to virile a mezza figura (Antonio Van Dyk) — 377 Ritratto di 
una Canonichessa (Giovanni Spielberg e l'anno 1659) — 378 
Ritratto della moglie di un Bjrgomastro di Amsterdam (Alber- 
to C'yj) — 379 Rilratto di un magistrato seduto (Cornelius 






- 224 - 

Jnsun Van-Ceulen fecit 1649)— 380 Ritratto di Paolo Van Rm 
Rembrandt fallo da lui in età avanzata — 381 Ritratto di Stiwens 
suo allievo fatto dal medesimo Rembrandi — 382 Ritratto di un 
vecchio a mezza ligura {dello stesso) — Eruzione del Vesuvio 
nell'anno 1767 (Pietro Volére). 

SALA VI. 

390 Un devoto con sua famiglia, con veduta del Calvario. Trit- 
tico {Luca di Leyda)— 391 L'adorazione dei Re Magi. Trit- 
tico ( idem ) — 392 La donna adultera ( Lue Kranch , pittore 
sassone del secolo decimosesto ) — 393 Deposizione di Croce 
{scuola Fiamminga) — 394 Cristo condotto al Calvario {idem) — 
395 Deposizione di Croce ( scuola Olandese) — 83 (supplemento) 
Deposizione di Croce (scuola Tedesca, forse di Roger Vunder 
Weider ) — 596 Mercato di pesci (scuola Olandese ) — 397 Mer- 
cato di cacciagione (idemty— 398 Interno di cucina olandese 
( Antonio David ) — 399 Limatore di seghe [ Grandmann pittore 
tedesco del secolo decimoltavo ) — 400 La donna che indovina 
la sorte {del precedente ) — 401 11 calzolaio nella sua bottega 
{del medesimo) — 404 La parabola dei Ciechi del Vangelo ( Pie- 
tro Brenghel ) — 405 406 409 La Madonna seduta in umile ca- 
panna tiene nelle braccia il suo Divino Figliuolo ; dietro si ve- 
de S. Giuseppe avvolto in mantello rosso, mentre il più vec- 
chio dei Re Magi inginocchiato , presenta i suoi doni. Sopra i 
laterali sono dipinti i due altri Re Magi in' piedi. Si pretende 
che 1' artista in questi tre quadri , che formavano un trittico 
ed erano nella Certosa di S. Martino in Napoli , avesse espres- 
so sotto le sembianze dei tre Re Magi, Carlo d' Angiò , Carlo 
Duca di Calabria e Roberto Re di Sicilia. Impercciochè cotesti 
tre Principi portano corone fregiate dei gigli di Francia , e so- 
pra i due laterali si legge : Robertus Rex Syciìye (sic) e Caro- 
lus Dux Calabrye (sic) ( scuola Tedesca ) Questo trittico porta 
l'impronta del pennello di uno dei più celebri quattrocentisti: 
il Cav. Waagen T attribuisce a Michele Wolgemut , ed il Sig. 
Dierch a Thierry Sluerbout — 4Q8 Venditrice di commestibili 
{scuola Olandese) alla quale appartengono pure i quadri segua- 



225 



ti coi numeri 409 , 4 V 27 , 428 , 429 , 446 , 447 , e 448 di que- 
sta sala —410 Campagna eoo pastori che custodiscono le greg- 
ei (Giovanni Vari der Veld )— 432 Paese con figure (Pietro 
Breughel) — 434 Campagna con pastori (idem) — 436 Fiera pres- 
so la città di Rotterdam (Giovanni Breughel ) — 437 La Madda- 
lena tentata dal demonio (scuola Fiamminga) — 438 Paesaggio 
con pastori (idem) — 449 Tavola rappresentante le diverse sce- 
ne e vicissitudini della vita umana (idem) — 450 S. Cecilia suo- 
nando l'organo (Paolo Brìi) — 451 Un borssjuolo recide destra- 
mente la borsa ad un vecchio ipocrita. Questo soggetto satirico 
viene spiegato da due versi in lingua fiamminga che s' interpe- 
tano : giadché il mondo è così perverso , me ne vado a cercare 
riposo altrove. (Pietro Breughel ) — 452 11 Battesimo di Nostro 
Signore ( PjoIo Brìi) — 453 Paesaggio con figure a cavallo (Gu- 
glielmo S' he l Un ghs) — 454 Edilizio di maestosa architettura 
( scuola Fiumminga ) — 455 Gefte si presenta a suo padre ; a 
mezze figure ( scuola Olandese) — 456 Interno della cattedrale 
di Dresda (Gabriele Ambrosio Donato Barbatus 1736) — 457 Ri- 
tratti di alcuni illustri personaggi di Casa Farnese (scuola Fiam- 
mingn ) — 458 Deposizione di Croce ( Giovanni Humessen ) — 
459 Otto Apostoli a mez/a figura (scuola di Rubens) — 460 
Paesaggio con figure (idem) — 461 Un suonatore di mandola 
( Teners il giovane) — 462 Campo di battaglia (Woutnermans) 

— 94 (supplemento) Paesaggio con mandre di vacche (Adria- 
no Van der Veld) — 464 Riposo della Sacra Famiglia in Egit- 
to ( da Van Baalen ed ornato di fiori da Breughel ( Giuseppe 
Monlpert) — 465 loterno di taverna (David Teniers, i4 vecchio) 

— 466 Paesaggio con S. Antonio e S. Paolo ( Teniers) — 467 
Attacco di soldati (scuola di Wou w ermans ) — 468 Cavallo sel- 
lato in riposo (Filippo Wouwermans ) — 470 Suonatore di vio- 
lino ( Teniers il giovane) — Paese al sorgere del Sole (Giovan- 
ni Bolh) — 473 La Madonna col Bambino (Daniele Segherà) — 
475 Paese al tramonto del Sole ( Giovanni Bolh) — 476 Icaro 
portato al sepolcro — 477 La caduta d' Icaro — 478 Icaro e De- 
dalo— 479 Ratto di Ganimede — 480 Arianna e Teseo — 487 A- 
rianna abbandonata da Teseo ( scuola fiamminga ) — 482 La 
Natività di N. S. ( Adamo Eisheimer) —483 e 484 La cattura di 



- 226 - 

N. S. e la Cena in Emmaus. Effetto di luce ( Cristoforo Stomer) 

— 4S5 La Cena in Emmaus. Effetto di lume ( Adamo Elsheìmer) 

— 466 Sacra Famiglia (Slomer) — 491 Festa popolale ne 1 din- 
torni della città d'Anversa (Errico Pacx (sic) 1636)— 495 Interno 
di edifi/io con ligure. Effetto di chiaro di luna ( Gerard» delle 
Notti) — 494 Paese con cacciatori (Giovanni Vari Huglenburch) 

— 495 Veduta, forse, di Amsterdam, col canale gelato e coverto 
di slitte e di patineurs ( Guglielmo Schellings ). 

GALLERIA DI S. A. R. IL DEFUNTO PRINCIPE DI SALERNO 

Nelle due sale che seguono trovansi collocati i quadri di Sua 
A. R. il Principe di Salerno di f. ni* 1 conoscitori vedranno di 
quale importanza sia questa raccolta pei capilavori de' grandi 
maestri ond' è ricca» 

Le principali opere da ammirarsi sono: Una Sacra Famiglia 
sopra tavola (di Pierin del Vaga) — La Cena ad Emmaus % 
(Gherardo Ilonthorsl) — La Madonna dell'Olivo (Guidi Reni) 

— La Pietà ( del Quercino ) — Nostro Signore deposto nel se- 
polcro ( Daniele da Volterra) — Gesù legato alla colonna (Lio- 
nello Spada ) — La Sacra Famiglia (Sassoferrato ) — Altra ( del 
Baroccio) — La Madonna col Bambino adorata da due France- 
scani ( Pietro Perugino) ■— Due dipinti, le cui figure son quan- 
to il vero ? tre altri con figure minori del naturale , e quattro 
paesaggi (di Salvator Rosa) — Si osservano inoltre due ritratti 
di Mirevelt , uno di Vandyk , e I' altro di Marrone. 

Tra i dipinti moderni richiamano 1' attenzione un gran quadro 
di Gerard, che simboleggia le età della vita umana , e quello 
di Filippo Marsigli rappresentante Omero che narra le sue av- 
venture ai pastori ospitali. 

MODEDELLI IN SUGHEaO 

collocati nell'ultima Sala. 

La quarta parte del modello dell'Anfiteatro di Capoa — Mo- 
dello del Teatro d' Ercolaao — La terza parte dell' Anfiteatro 



- 227 — 

di Pompei — Modello delle tre colonne del Tempio di Giove 
Statore nel Campo Vaccino in Roma — Modello dell'Anfiteatro 
a Roma — Modello del Tempio di Giove Serapide a Pozzuoli 

— Modello del Tempio di Ercole, in Ercolano — Modello del- 
la Casa di Arrio Diomede in Pompei — Modello dell' Anfiteatro 
di Pompei — Modello del Tempio d' Iside a Pompei — Model- 
lo del Tempio di Giunone Lucina a Nocera , oggi Santa Maria 
Maggiore — Pianta della città di Pesto — Modelli dei tre cele- 
bri tempii di Pesto, il maggiore dei quali si crede di Nettuno, 
il secondo di Cerere, ed il terzo forse un Ginnasio — Modello 
delle quattro torri di quella stessa città— Modello di una delle 
sue antiche porte. 

lato Orientale 

SCUOLE ITALIANE E CAPI LAVORI 

Sala d' Ingresso 

1. L'incoronazione di un Doge di Venezia (Paolo Galliari 
detto il Veronese) «— 2 L'Annunziata (Artemisia Gentilesco 1730) 

— 3 Giuditta in mossa di allontanarsi dalla tenda di Oloferne 
[idem) — La Cananea ( Agostino Curaccì ). 

SALA PRIMA A SINISTRA 

7 Gesù portato al sepolcro ; una fiaccola illumina questa sce- 
na di dolore (Luigi Caracci) — .8 S. Giovanni Evangelista a 
mezza figuia ( Giovan Francesco Barbieri detto il Quercino) 

— 10 11 pentimento di S. Pietro, a mezza figura (Guercino)— 11 
Testa di un Santo Francescano ( idem ) — 12 Sacra Famiglia , 
composizione di sette figure ( Pietro Cagnacci ) — 13 S. Girolamo 
che scrive le sue meditazioni ( Guercino) — 14 Erminia nelle 
armi di Clorinda rassicura il contadino spaventato ( Giovanni, 
Lanfranco) — 33 S, Giovanni scrivendo l'Apocalisse (Guido Re- 
ta) — 36 55 I SS. Cosmo e Damiano adorano la Madonna ed il 
Bambino (Giovanni Lanfranco), 



SALA 11. 






37 La Madonna contempla il Bambino adorato ria S. Franre- 
sco ed altro Santo ( Lanfranco) — 38 La caduta di Simone Ma- 
£0 (Ludovico Cnracci) —41 La S. Vergine ed il Bambino che 
fugano il demonio {Lanfranco) — 43 S. Giovanni Battista che 
si reca al deserto {Pietro Francesco Mola) — 44 La Madonna 
in gloria , e sotto S. Girolamo e S. Carlo Borromeo (Lanfran- 
co) — 46 L' Assunzione di S. Maria Egiziaca [idem) — Al Gesù 
nel deserto; opera molto stimata (idem) — 48 Sacra Famiglia 
( Annibale Caracci) — 50 La Madonna, il Bambino e S. Giovan- 
ni ( Giacomo Raìbolini — 53 S. Eustachio che adora la Croce 
che gli comparisce tra le corna di un cervo ( Agostino Caracci) 
— 57 II martirio degli Apostoli Andrea e Giacomo (schizzo di Do- 
menico Muratori ) — 68 La Madonna e due Angeli contemplano 
il Bambino coricato su la Croce ( Lionello Spada ). 

SALA III. 

72 Santa Rosa di Viterbo in gloria ( Francesco Albani ) — 73 
Gesù fanciullo che dorme presso i simboli della sua passione 
{Guido Reni) — 75 Composizione satirica di Annibale Caracci 
contro il suo rivale Michelangelo Amerigli da Caravaggio — 79 
S. Sebastiano portato al sepolcro (Donato Cresti) — 82 Pitagora 
scovre la proprietà della duttilità del suono ( Girolamo Mazzo- 
la) — 83 La Madonna ed il Bambino in un sito campestre (Ven- 
tura Silxmbeni) vi si legge I' anno 1604 — 86 Archimede ( Gi- 
rolamo Mazzola) — 88 Ritratto di Amerigo Vespucci (Francesco 
Mazzola detto il Parmigiamno ) — 89 Lucrezia che si uccide 
(idem) — 91 La Santa Vergine (idem) — 92 La Sacra Fami- 
glia ( Bartolommeo Schidone ) — 98 Timoclea al saccheggio di 
Tebe (Elisabeth Sirani, l'anno 1659) — 99 S. Rocco col suo cane 
nel deserto ( Salvator Rosa)— 101 Ritratto d'nn maestro di cap- 
pella ( scuola del Correggio) — 103 La Resuirezione di Nostro 
Signore ( Sisto Badoiocchi ). 



— 229 — 



SALA IV. 



Santa Chiara con un libro nella destra ed il Santo Ciborio 
nella sinistra ( Parmigianino ) '— ili Ritratto a mezza figura del 
maestro di cappella Gauthier , porta la data del 1583 (Barto- 
lommeo Schidone)*— 112 Gesù che comanda di pagare il dazio a 
Cesare (idem) — 117 Ritratto di un maestro di liuto a mez- 
za figura (idem) — 119 L'Annunziata. ( Parmegianino) — 120 La 
Visitazione a S. Elisabetta ( Ercole Procaccini )— 122 Cristo 
colle mani legate presentato al popolo (Schidone) — 128 Schiz- 
zo di una Deposizione di Croce {Antonio Allegri detto HI Coreg- 
gio ) — 129 Santa Cecilia ( Bartolommeo Schidone) — 130 S. Lo- 
renzo con un Angelo avente l'istroraento del suo martirio (idem) 
— 132 S. Sebastiano ( idem ) — 133 La Madona che presenta il 
Bambino all' adorazione di S. Gio. Battista e due altri Santi 
(Cesare Aretusi ) — 136 Fanciullo a mezza figura (scuola del 
Coreggio) — 137 Due busti di fanciulli che ridono (Parmigia- 
nino) — 138 Sacra Famiglia (idem) — 139 Ritratto del calzolajo 
di Paolo 111 Farnese ( Schidone )— 1 40 La Natività di Gesù, 
■addormentato in mezzo a tre Angeli (schizzo molto stimato del 
Coreggio) — 141 La Madonna col Bambino (Schidone) — 442 
Ritratto d'un fanciullo a mezza figura (Parmigianino) — 144 
Irene, vedova Cristiana, medica le ferite di S. Sebastiano (Schi- 
done) — 145 L'adorazione de'Magi (Cesare de Sesto) — 150 Un 
manigoldo annunzia alle donne la strage degli Innocenti (Schi- 
done) — 151 La visione di S. Romualdo ( Francesco Mola) — 
160 Ritratto a mezza figura del sarto di Paolo IH Farnese (Schi- 
done ). 

SALA V. 

173 La Santa Vergine presenta il Bambino a S. Giovanni e 
S. Pietro Martire ( Lorenzo Lotto ) — 174 Ritratto muliebre a 
mezza figura, e sopra lo stemma di sua famiglia con la seguen- 
te iscrizione in lettere gotiche : Io. Blanc. Bonsig. de Bonsig. 
I. V. D. VX. Sapìenlis. Suo. Treceleber. M. CCCXIJI ( scuola 
fiamminga ) — 175 Ritratto a mezza figura di Antonello Principe 
di Salerno in abito di pastoie ( Giorgio Barbare Ili detto Gior- 
Celano—Vol V. 30 



— 230 — 

gwne ) — 176 Supposto ritratto di Anna Bolena a mezza figura 
(Fra Sebastiano detto del Piombo) — 177 Gesù alla colonna 
( Giacomo Palma il vecchio) — 180 Gesù alla presenza di Erode 
( Andrea Schiavoné) —181 Sacra Famiglia con altre ligure (Gio- 
vanni Bellini) — 182 1 Re Magi (Benvenuto Tisi da Garofalo) 
— 184 Ritratto a mezza figura d' un Principe della Famiglia 
Borbone , l'anno 1526 ( Vincenzo Catena) — 188 La Cena di 
Emmaus ( scuola di Tiziano) — 189 Gesù circondato dagli Apo- 
stoli e dalle turbe , benedice i pani ed i pesci. Veduta in lon- 
tananza della Badia di Montecasino innanzi alla quale S. Bene- 
detto cori monaci del suo Ordine ed uno stuolo dei poveri, ad 
imitazione del miracolo del Salvatore moltiplica i pani con la 
sua benedizione. Il Bassano sopra questo schizzo eseguì il gran- 
de affresco che oggi ancora si ammira nel Refettorio di Monte- 
casino ( Leandro da Ponte detto il Bassano ) — 190 La Madon- 
na col Bambino ( Giacomo Robusti detto il Tintoretto ) — 193 L'A- 
dorazione dei Magi (Fedele Galizia anno 1610)— 194 La Madon- 
na col Bambino, S. Nicola di Bari, S. Rocco ed altri Santi, fi- 
gure di severo stile e mirabili per l'espressione (Bartolommeo 
Vivarini anno 1465) — 195 La Santa Vergine col Bambino ed uà 
Santo Vescovo in ginocchioni (Dosso Dossi) — 196 La Madonna 
col Bambino e S. Girolamo (dello stesso) — 197 La Madonna 
col Bambino seduto, ed a lato due Santi monaci (Aloisio Vivarini 
anno 1485) — 198 Ritratto maschile a mezza figura, vestito di 
rosso ( scuola di Bellini ) — 200 Mosè salvato dalle acque ( Pao- 
lo Veronese) — 201 il Centurione innanzi a Gesù ( schizzo di 
Paolo Veronese) — 202 Deposizione di Croce ( Giacomo Palma 
il giovane) —207 Ritratto d'un gentiluomo veneziano ( Giaco- 
mo Bobu&li detto il Tintoretto ). 

SALA VI. A DESTRA 

208 Veduta della chiesa della Madonna della Salute in Vene- 
zia ( Antonio Canale, detto il Canaletti ) — 209 Veduta di Vene- 
zia dal Canal Grande ( idem ) — 210 La stessa chiesa della Ma- 
donna della Salute da un altro punto (idem) — 211 II palaz- 
zo dei Dogi e la Piazza di S. Marco (idem)— 212 Veduta del 



— 231 — 

Gran Canale col palazzo detto delle Colonne ( idem ) — 2 1 3 Ve- 
duta del Gran Canale, ove si scorge la chiesa degli Scalzi (id) 
— 214 Veduta della Città rimpetto al Ponte di Rialto (idem) — 

215 Veduta del Gran Canale con la Torre dei Leoni ( idem) — 

216 Chiesa di S. Giovanni e Paolo (idem) — 217 Veduta della 
Città presa da Ripa degli Schiavoni (idem) — 218 Veduta del- 
la chiesa della Salute da altro aspetto (idem) — 219 Veduta 
della Casa dei Turchi sul Gran Canale ( idem ) — 220 II Bambi- 
no in braccio alla S. Vergine con S. Francesco d' Assisi in ado- 
razione. Dall' altro lalo V Annunziata ( Annibale Caracci ) — 221 
Ritratto di vecchio barbuto ( Francesco Torbido ) — 223 Suppo- 
sto ritratto della moglie di Tiziano vestita di nero ( Tiziano Ver- 
cellio ) — • 225 Ritratto a mezza figura del Cardinale Bembo ( Pao- 
lo Veronese ) — 226 Ritratto a mezza figura di Giulio Glovio 
( Domenico Teoscopoli ) — 234 La resurrezione di Lazzaro. Schiz- 
zo del gran quadro che vedremo nella Galleria dei Capi lavori 
( Giacomo da Ponte detto il Bussano ) — 234 Ritratto virile a mez- 
za figura vestito di gramaglie ( Giorgio Barbarelli detto Giorgio- 
ne)-— 236 Ritratto di un Cardinale ( Tiziano) — 237 Gesù ac- 
compagnato dagli Apostoli ( Tintoretto ) — 238 Cappuccino a 
mezza figura ( scuola Genovese ) — 1239 S. Francesco d' Assisi 
( Girolamo Muziano) — 240 Ritratto di Giovanni d' Austria ve- 
stito all' eroica ( Tintoretto ) — 312 II martirio di S. Lorenzo ( Gi- 
rolamo Santacroce) — 244 Alessandro Farnese vestito all'eroi- 
ca ( Tiziano ). 

SALA VII 

Veduta di una parte del Vaticano, ove Carlo III Borbone, scor- 
tato dai Grandi di Spagna , si presenta a Papa Benedetto XIV 
Lainbertini ( Giovan Paolo Pannini) — La Sacra Famiglia, co- 
nosciuta sotto il nome della Madonna del Passeggio ( si crede 
di Raffaello ) — 279 Gesù appare a S. Maria Maddalena sotto 
le sembianze di Giardiniere ( Cav. Francesco Vanni) — 280 Sa- 
cra Famiglia. Si crede che questo quadro appartenga alla pri- 
ma maniera di Raffaello, quando era alunno di Perugino — 281 
La Madonna col Bambino fasciato ( Carlo Maratti ) — 283 Ritrat- 
to a mezza figura del Re Amodeo di Sardegna nella prima sua 






— 232 — 

gioventù ( Antonio Raffaele Mengs ) — 284 L' Eterno Padre in 
mezzo a' Cherubini (Pietro Perugino) —286 Carlo Hi di Borbo- 
ne in mezzo a numeroso corteggio nella piazza di S. Pietro a 
Roma ( Giovan Paolo Pannini) — 287 Le celebri Mime del Tem- 
pio di Giove Statore a Roma ( Pannini) — 288 Ruine di Archi- 
tettura; riscontro al precedente. 

SAIA DE' CAPI LAVORI 

335 Testa d' uomo al naturale (Giovan Bellini)— 336 Sileno 
ebbro ; quadro magnifico segnato così : Iosephus y Ribera Hi- 
spanus Valentin, et Aeademicus faciebat Parthenope 1626 — 337 
La Maddalena a mezza figura ( Tiziano Vercellio ) — La Madon- 
na con S. Girolamo, e sotto due divoti , committenti del qua- 
dro ( Giovanni Palma il vecchio) — 247 Veduta dell'antiteatro 
Flavio coli' arco Costantino ed altre rovine ( Giovan Paolo Pan- 
nini ) — 260 Sacra Famiglia ( Federico Barocio ) — 262 La Ma- 
donna col Bambino e S. Giovanni ( Pietro Vannucci detto il Pe- 
rugino) — 264 L'Assunta assistita dagli Angeli. Si crede che 
la figura stante dietro S.Pietro sia il ritratto dell'autore ( Ber- 
nardino Pinluricchio ) — 265 La Madonna col Bambino ( Raffael- 
lo Sanzio da Urbino) —266 Testa della S. Vergine ( Giambatti- 
sta Salvi da Sassoferrato) — 267 La Madonna col Bambino con 
i Magi ed altre figure (Pietro Vannucci detto il Perugino) — 
268 Testa di S. Giuseppe ( scuola di Raffaello) — 269 La Madon- 
na col Bambino e S. Giovanni (forse di Andrea del Sarto) — 
271 Cristo portato al sepolcro (Copia di Raffaello)— 27 Z La Ma- 
donna col Bambino e S. Giovanni (scuola di Raffaello) — 275 
Ritratto a mezza figura di Papa Urbano IV ( idem ) — 276 S. 
Gisuseppe fa il suo mestiere di falegname , mentre il Bambino 
spazza la bottega, e la Madonna è occupata nel cucire (Giambat- 
tista Salvi da Sassoferrato) — 277 Ritratto forse della ( madre 
di Raffaello ( scuola di Raffaello) — 339 La Natività di Nostro 
Signore (Alberto Durer) Si trova segnato del suo monogram- 
ma AD. con la data Anno Domini 1512 Facta, che si legge sul 
cornicione del monumento — 340 Magnifico paesaggio , dove si 
vede la ninfa Egeria con altre figure ( Claudio Gelee , detto il 



— 235 — 

Lorrain) — 341 II mistico matrimonio di S. Caterina ( Antonio 
Allegri detto il Correggio). Questo piccolo quadro deve stimarsi 
come una delle più accurate e più rare opere di questo gran- 
de artista — 342 Ritratto di Papa Paolo III Farnese a mezza fi- 
gura (Tiziano) — 343 Bramante mostra una pianta di architet- 
tura al Duca di Urbino ( Andrea del Sarto ) — 344 L' Angelo Cu- 
stode protegge 1' innocenza dalle insidie del Demonio ( Domenico 
Zampieri detto il Domenichino 1615 ) — 345 La Carità (Birtolom- 
meo Schidone)—Zi& La S. Vergine conosciuta sotto il pome della 
Zingarella o Madonna del Consiglio (Antonio Allegri detto il Cor- 
reggio) — 347 Amore disteso a terra in un sito romantico (Schi- 
done) — 348 Ritratto in piedi di Filippo II Re di Spagna (Tiziano) 
—349 La Madonna col Bambino (Bernardino Luino) — 350 Ritrat- 
to di giovane donna (Purmigianino) — 351 La resurrezione di Laz- 
zaro, riputato capo lavoro di Giacomo da Ponte — 352 S Bene- 
detto assistito da due Angeli ( studio del Coreggio ) — 359 S. Gi- 
rolamo (capo lavoro dello Spagnoletto ) — 354 S. Giovan Batti- 
sta io mezzo agli Angeli (Coreggio ) — 3S5, 356 La Coronazione 
della Vergine in Cielo. Sono due belle copie che Annibale Ca- 
rocci eseguì sugli affreschi del Coreggio che si trovavano nella 
tribuna della chiesa di S. Giovanni di Parma, la quale fu poi 
demolita per ingrandirsi il Coro — 357 S. Giovanni Evangelista 
circondato da Angeli ( studio del Coreggio ) — 358 S. Benedetto 
assistito da Angeli (idem) — S. Girolamo e S. Giacomo della 
Marca che invocano la protezione di S. Michele in favore di 
Bernardino Turbolo e di Anna de Rosa, nobili napolitani, dalla 
divozione dei quali fu fatto dipingere questo quadro ( Simone 
Papa ) — 360 La Madonna eòi Bambino e molti Santi ( Antonio' 
Solario detto lo Zingaro) L'artista ha rappresentato sotto le 
sembianze della S. Vergine Giovanna II d' Angiò, sua protettri- 
ce, sotto quelle della donna in piedi dietro S. Pietro , la figlia 
del celebre pittore Colantonio del Fiore ; ed egli stesso si è ef- 
figiato sotto i lineamenti dell' ultima figura posta all' estremità 
del quadro dietro S. Aspreno — 361 La S. Vergine col Bambino 
che dorme (Antonio Allegri detto il Coreggio) — 362 La Sacra 
Famiglia ( Parmegianino ) — 363 La città di Parma simboleggia- 
ta da Minerva, tiene lo stemma di Alessandro Farnese ( idem ) 



- 234 - 

Vista cosi bella macchina, a sinistra vedesi una bella strada 
tutta imbrecciata , nella quale sta di fronte la chiesa e mona- 
stero di monache dedicato al glorioso Martire S. Potito. 

Questo è degli antichi che sieno nella nostra ciità , avendo 
di fondazione 1200 e più anni, perche venne fondato dal San- 
to Vescovo Severo dentro della città , e proprio nella Somma 
Piazza, dove oggi si chiama il largo d' Avellino , come fu det- 
to. Essendo poi divenuto angusto il luogo al concorso delle 
donzelle nobili , che desideravano divenire spose di Gesù Gri- 

— 364 Sacra Famiglia; quadro stupendo (Sebastiano del Piom- 
bo) — 366 II giorno del Giudizio: copia perfettissima tratta dal 
celebre originale di Michelangelo, dipinto a fresco nella cappel- 
la Sistina a Roma (Marcello Venusti) — 367 Ritratto di Pao- 
lo HI Farnese ( Tiziano) — 368 Sacra Famiglia. Quadro dei più 
stimati di Raffaello, non meno che i seguenti— 369 Ritratto di Papa 
Leone X seduto ed assistito dai Cardinali Luigi dei Rossi e Giu- 
lio dei Medici in piedi (1). Qui lo stile di Raffaello è più largo e 
grandioso, il pennello più morbido ed il colorito più fuso e più 
animato — 370 Sacra Famiglia conosciuta sotto il nome della 
Madonna del Gatto ( Gulio Romano ) — 371 Ritratto a mezza fi- 
gura del Cavaliere Tibaldeo (Raffaello) — 372 Ritratto del Car- 
dinale Passerini ( idem ) — 373 Stupendo ritratto di Cristoforo 
Colombo ( Parmegianìno ) — 374 S. Maria Maddalena a mezza fi- 
gura ( Guercino ) — 375 La Pietà ( Annibale Caracci) — La Tra- 
sfigurazione di Nostro Signore sul Tabor. Si legge sopra un car- 
tello il nome dell' autore Johannes Rellini — 377 Nostro Signore 
sul Calvario s'incontra con la Veronica (Polidoro da Caravag- 
gio) — 378 Rinaldo negli incantati giardini di Armida (Agosti- 
no Caracci ) — 379 Gesù morto e pianto dalle Marie, da Nico- 
demo e S. Giovanni (Benvenuto Garofalo) — 380 L' Assunta con 
S. Giovan Battista e S. Catterina (Fra Bartolommeo della Porta) 

— 381 La Resurrezione di Nostro Signore ( Antonio Raggi) — 
382 Ercole al bivio tra il vizio e la virtù ( Annibale Caracci ). 

(\) È nota poi la disputa se sia questo una copia del consi- 
mile che sta a Firenze , o quello una, copia di questo, fatta dal- 
lo stesso Raffaello. 



— 235 — 

sto con Breve di Papa Paolo V venderono il vecchio monaste- 
ro al Principe di Avellino, e col prezzo di quello comprarono 
nell' anno 1615 questo luogo che era un deliziosissimo palazzo 
e giardino del già fu Vincenzo Capece; ed avendolo accomoda- 
to a forma di clausura, vi si portarono e cominciarono ad am- 
pliarlo comprando la casa del Marchese diPretacatella,che era 
dove oggi vedesi la chiesa ; comprarono ancora il bel giardino 
del già fu Fabio d'Anna, ed ivi fabbricarono il monastero che 
si estende fin sopra il palazzo del Principe di Leporano, che né 
più allegro, né più comodo, né più dilettoso per gli ampi giar- 
dini veder si può, ancorché non in tutto terminato. 

Si è principiata col modello e disegno di Marino nostro ar- 
chitetto la presente chiesa, della quale ne sta già finita la nave 
maggiore con alcune cappelle ed un ampio coro , nel quale si 
ofiìzia , vedesi adornata di belle dipinture , quelle che stanno 
d' intorno della chiesa , in tavola , che esprimono la vita di S. 
Potito, che stavano nella soffitta dell' antica chiesa venduta, so- 
no opera del nostro Tesauro , che cominciò a dipingere quan- 
do la dipintura principiò a dare nelle buone mauiere : il qua- 
dro che sta nell' altare maggiore nel quale sta espresso il mar- 
tirio di S. Potito è opera di Nicola di Simone ; il quadro dove 
sta espresso S. Benedetto in gloria, nella prima cappella dalla 
parte dell'Evangelo, è opera di Andrea Vaccaro; il quadro nella 
cappella che segue , dove sta espressa la Santissima Tergine, 
che da il Rosario a S. Domenico e ad altri Santi, è Opera del 
nostro Giordano. 

Nei pilastri fra le cappelle vi sono alcuni quadrucci d' Anto- 
nio Solario detto il Zingaro. Dentro la prima cappella dalla 
parte dell' Epistola, nel muro laterale a destra quando si entra 
vi è una tavola , nella quale sta espressa la Visitazione della 
Vergine a S. Elisabetta, stimata del nostro Andrea di Salerno, 
nella quale la Vergine è ritratto della moglie bell'ultimo Prin- 
cipe di Salerno, ultima della casa Villamarina , il S. Giuseppe 
è ritratto del Principe , la S. Elisabetta è un eunuco antico di 
questa casa, ed il S. Zaccaria è ritratto di Bernardo Tasso , io 



- 236 - 
quel tempo segretario del Trineipe , e padre del nostro gran 
Torquato. 

In questa chiesa vi è una ricchissima supellettile e partico- 
larmente di paleotti , e fra questi uno nel quale sta espresso 
con Y ago la Creazione del Mondo, opera del nostro Francesco 
Bonelli famoso ricamatore , ed in questo lavoro vi spese molti 
e molti anni ; 1' Eterno Padre però non è dello stesso, perchè, 
essendo stato prevenuto dalla morte , lo lasciò imperfetto. Ha 
bellissimi argenti, e fra questi una statua intera al naturale che 
rappresenta S. Potilo , opera di Gennaro Monle : vi si conser- 
vano insigni reliquie , che per brevità si tralasciano. Queste 
monache sono tutte nobili ; vivevano nel principio della loro 
fondazione sotto la Regola di S. Basilio , poscia si arrollarono 
a quella del Padre S. Benedetto. 

CEaccsa «li §. Potato 

Usciti dal gran palagio degli Studi , volgeremo a dritta per 
ascendere la rampa di S. l'olito che dà nome alla contrada. 
Notate il primo palazzo che s'incontra anche a destra; quell'or- 
nato prospetto , quelle belle proporzioni che si osservano son 
pensiero del nostro pittore Solimena , che con le mercedi che 
ritrasse dall' arte sua , nella quale fu operosissimo , edificò a 
se ed a' suoi questa bella abitazione , passala dappoi in potere 
di altri proprietari. 

A' capo della rampa sorge la chiesa di S. Potito. Per visitar- 
la dovete oltrepassare la corta scoverta che le si apre davan- 
ti. Al vedere nell'ingresso un soldato in sentinella e tutta di sol- 
dati ingombra la strada, sareste indotto a .giudicare quella essere 
piuttosto una caserma. £d in realtà non vi apporreste al falso, 
perchè quartiere di un reggimento di fanteria è addivenuto il 
monastero delle Suore , che prima furono Basdiane , e poi Be- 
nedettine, e le quali, come narra il nostro autore, comperarono 
questo luogo eminente nel 1615, dove trassero da un loro con- 
ventuolo che sorgeva all' Anticaglia presso il palazzo del Prin- 
cipe di Avellino , a cui , come abbiamo a- suo luogo cennnto 
io vendettero , mercè un Breve di Papa Paolo V". Quel piccio 1 



— 237 — 

convento , fondato già in remoti tempi dal nostro Vescovo S. 
Severo , avrebbe dovuto rispettarsi con riverenza religiosa. Ma 
il compratore credè meglio d' incorporarlo nel suo palagio. 

L' architetto della prima fondazione di S. Potilo fu il Mari- 
no, al quale i moderni daran luogo tra i più valenti , se si vor- 
rà giudicare dalla bellissima pianta , dal pronao a doppio por- 
tico , le cui volte son sostenute da pilastri isolati ; e dall' aver 
sollevata la chiesa sopra una commoda gradinata a due ale, pia- 
nerottoli e tese. 

Fu rifatta verso il 1780 con disegni dell' architetto Giambat- 
tista Broggia, il quale la decorò di bella copia di ornati a stuc- 
co di miglior disegno che non solevan fare gli architetti del 
passato secolo. 

Il quadro del massimo altare , che come leggiamo nel testo, 
rappresenta il martirio del Santo titolare, è fattura di Niccola 
de Simone; le tele laterali sono del nostro Gaicinto Diana y che 
vi figurò alcuni fatti mirabili della vita del Santo. 

Nella cappella dal lato del Vangelo, il quadro della B. V. del 
Rosario è opera di Luca Giordano. La tela del S. Benedetto 
coli' altra in seguito dov'è effigiata Nostra Signora , con giù S. 
Antonio da Padova e S. Rocco , sono del pennello di Andrea 
Vaccaro. 

Nelle cappelle di contro , la S. Geltrude è di buona mano 
ignota , e la Concezione è un dipinto di Luigi Volpe. 

Nella Sagrestia si deve notare una Vergine, con diversi Santi, 
che implora dal SS. Sacramento la liberazione dal fuoco delle 
Anime del Purgatorio. Ad un lato si vede un bellissimo S. Ni- 
cola , opera del secolo decimosesto, dall'altro lato sopra una 
tela è effigiato N. S. che chiama S. Matteo , il quale di buon 
grado abbandona il suo banco da pubblicano , presso cui son 
due usurai. Ma quel che quivi di maggior pregio si osserva è 
una Madonna delle Grazie , dipinta in un quadro gigliato d'oro 
secondo la maniera del decimoquinto secolo, a' cui lati piegan- 
si alquanto in atto di adorazione quattro antichi confratelli 
della nobile famiglia Caracciolo , delineali egregiamente con 
rara verità di colorito ; ed a' piedi del dipinto ondeggia a cupi 
Celano — Voi V. 3t 



— 238 — 

Prima di passare avanti, diasi notizia di questo luogo, dove 
anche si vede la casa dei signori Poti , al presente del 6Ìgnor 
Luca, ottimo Avvocato. Era questo un pezzo di collina scosce- 
sa, e chiamata veniva la Costigliola, che da questa chiesa prin- 
cipia, e arriva fin sotto il giardino dei Frati Cappuccini , e ti- 
rando giù termina ai Studi : fu comprato per mille ducati da 
Fabrizio Carafa , il quale vi fabbricò un suo casino , essendo 
stata osservata per aria perfettissima ; vi si cominciò a fabbri- 
care , ed ora rende di censi alla casa Carafa da tre mila scudi 
annui. 

Ora passata la chiesa e monastero di S. Potito viene la chie- 
sa dedicata a S. Giuseppe , servita dai Padri Chierici Regolari 
Minori detti di S. Maria Maggiore , quali vi hanno una como- 
da e dilettosa casa. Questi Padri nell' anno 1617 , raccolte dai 
Napolitani molte limosine comprarono da Francesco Carafa un 
palazzo dove aprirono una piccola chiesa ; col modello poi e 
disegno del cavalier Cosimo se n' è principiata una molto vaga 
e nobile, e di già ne sta perfezionato un terzo, dove i Padri al 
presente fanno le loro sacre funzioni con grande utile ed edi- 
ficazione di questo quartiere. La casa dalla parte di mezzogior- 
no ha bellissime vedute. 

colori un lago di fuoco entra cui alcune Anime purganti levan 
le braccia in espressione di preghiera. 

Di presente questa chiesa e divenuta Congregazione degli 
uffiziali dei Banchi delle Due Sicilie , i quali la governano con 
molto decoro. 

Chic»» di S. Giuseppe de' Vecchi 

In Capo della strada che prende nome di S. Potito si osser- 
va una chiesa dedicata anch' essa al Patriarca S. Giuseppe col 
titolo distintivo de 1 Vecchi. Fu lodalo disegno del Cav. F ansa- 
li et recato al fatto nel 1617 , quando la vollero edificata i PP. 
Chierici Regolari Minori col danaro raccolto per elemosine. Al- 






- 2S9 — 

forche il nostro Celano pubblicava questa sua opera nell' anno 
1692 , la fabbrica trovavasi perfezionata per una terza parte , 
ed in questa i Padri facevano le sacre funzioni; perciò non po- 
tè descriverla come forse avrebbe voluto. Attualmente neppur noi 
possiamo farlo , trovandosi in istato di piena rifazione per la 
cupola altissima che minacciava di rovinare, e che con ingente 
spesa si è dovuta ricostruire sopra archi rifatti con tutta solidità. 
Diremu non pertanto che la forma della Ghiesa è a croce gre- 
ca , e che vi sono da ammirare le belle proporzioni e il gran- 
de effetto di ampiezza in picciolo spazio. 

Nella cona sopra il maggior altare , e in una delle due cap- 
pelle grandi della crociera, la tela della Sacra Famiglia; e quel- 
la su cui è rappresentato l'Arcangelo Michele, che scaccia dal 
Cielo gli Angeli rubelli , son pregiali lavori di Santolo Cirillo: 
ìì S. Francesco Caracciolo è di mano di Antonio Sarnelli , di- 
pinto al 1771 , come è scritto a pie di esso. 

Delle cappelle minori la più ornata è quella dedicata a S. An- 
na, una cui statuetta in legno vedesi in una nicchia sull'alta- 
re. Al lato del Vangelo si legge questa memoria : 

DEO . TRINO . ET . UNO 

SACELLDM . ANTE . HAC 

SUB . DIVAE . ANNAE . FIDE . AUSPICIISQCJE 

NUNC . DEMUM 

EX . LARG1TATE . CLERICOR . MINOR . REGULARIUM 

COLLEGU . SANCTI t 10SEPHI 

SIBI . HEREDIBUSQUE . SOIS . CONCESSDM 

VOTIS . ETIAM . ANNUENTE . DEIPARA 

FOELIX . M1NEUS . 1URECONS.ULTU5 .^NEAP. 

D1CAVIT . DITAV1TQUE 

ANNO . C. MDCCLXUI. 

Sul pavimento avanti la porta d' ingresso della chiesa vedesi 
una lapide sepolcrale , ornata di marmi commessi , in cui si 
legge : 

D . . M . 

ET . V1TAE . ET « M0RT1S . MEMQR • UT . PAR . ERAT 



. — 240 — 
Tirando più avanti , e girando a destra, si vedono il mona- 
stero e chiesa dedicata a S. Monaca. Fu questo circa gli anni 
1624 instituito da alcuni devoti Napolitani per Conservatorio 
da chiudervi le loro figliuole ; essendo cresciute per alcune gen- 
tildonne che vi si rinchiusero , si ridusse neir anno 1646 in 
clausura , e vivono da riformate sotto la regola di Sant' Ago- 
stino. 

NON . MINUS . SUAE . QUAM . SUORUM . V. !. D. 

D. FELIX . MINEUS . DUM . AEDES . IN . PR0XIMA. 

HUIC . TEMPLO . AREA . A . FUNDAMENTIS 

EXCITABAT 

HANC . ETIAM • MORTIS . D0MUM . S1BI . D. MC0LETTAE 

CARAMANlCAE . Y . DUAL . DUALES 

CONIUGI . AMANT1S. 

SUISQUE . OMNIBUS . DOCUMENTO . PERPETUO 

•'.'.: PARANDAM . CURAVIT 

AN. SAL. MDCCXXXV. 

Presentameli te la chiesa è servita da una congregazione di no- 
tabili che han somma premura di portare a termine le rifazio- 
ni della medesima. 

Congiunto alla chiesa v' ha un Conservatorio per ricovero di 
Oblate e casa per educarvi gentili donzelle. Ne fu il fondatore 
Francesco Criscuolo nel 1825, ma non fu aperto che nel 1832, 
sotto il titolo de\V Immacolata Concezione di Maria e dell' Ar~ 
cangelo Gabriele. È pure addimandato Monte della dottrina cri- 
stiana. La famiglia che vi è raccolta si compone di sette obla- 
te, sei educande, nove o dieci ritirate, e due converse. Vivono 
in perfetta comunità, osservando le stesse regole del Conserva- 
torio dei SS. Bernardo e Margherita. Nella scuola interna 1 , assai 
bene ordinata, le fanciulle imparano a leggere e scrivere, l'a- 
ritmetica, la lingua italiana, la geografìa e tutti i lavori donne- 
schi. Ci ha pure una scuola esterna gratuita. 

Chlsa di S. Monica 

Continuando il cammino verso borea, pel vico detto di S. Mo- 
nica , s' incontra a sinistra una chiesa intitolata appunto a quo- 



— 241 — 
Poco da questo distante , girando nel vico a destra , vede s 
un altro monastero di monache dedicato a S. Margherita e S 
Bernardo , questo fu principiato da Camilla Antinoro vedova 
di Ottavio Capece, essendo che, morto, il marito, tocca da Dio 
si era disposta d' impiegare 1' aver suo nella fondazione d' un 
monastero dove si fosse potuta chiudere ; ma nou riuscendo 
questo luogo confacente al disegno di Camilla ; ed essendo na- 
ta differenza tra le figliuole del Conservatorio di S. Margherita 
e Bernardo , fondato presso la chiesa di S. Maria della Stel- 
la, perchè alcune volevano vivere in clausura, altre nello sta- 
sta Santa che fu madre al dottissimo Vescovo d' Ippona. Fu fon- 
data con un monastero da alcuni Napolitani l'anno 1624, per 
collocarvi le loro figliuole , e che venne ridotto in clausura nel- 
F anno 1646 (1), sotto la Regola di S. Agostino. 

Sull'altare maggiore vedevasi un quadro con la B. Verginee 
sotto S. Monica e S. Agostino, lavoro di Nicola Malinconico. 

Venuta la soppressione dei monasteri in tempo della militare 
occupazione francese , la chiesa restò profanata ; né fu riaperta 
al culto che nella reintegrazione degli istituti Religiosi. Sono 
scorsi appena quattro lustri da che la restaurarono con archi- 
tettura romana ; ed attualmente con gran decoro è governata 
da una famiglia di religiose claustrali. 

Il dipinto sull'altar maggiore, che rappresenta la Madonna del 
Rosario, è opera d' ignoto autore, ma pregevole per vivacità di 
colori e per fantasia di composizione. 

Addossato ad una parete laterale vedesi un S. Tommaso, opera 
lodata del secolo decimosettimo. 

Nella piccola sagrestia è degno di attenzione un Cristo morto 
| nel quale è ammirabile la notomìa de' muscoli ed il colorito di 
} grande effetto. Ma ciò che vi si serba , e che vorrebbe esser 
| messo in grande onore, è una eccellente tavola del decimosesto 
secolo , su cui è lavorato da insigne , ma non conosciuto mae- 
stro il martirio di S. Biagio. 



(i) // Carlelti a pag. 250 noia invece l'anno 1645. 



— 242 — 
to che si trovavano, che peto dopo molti contrasti vennero in 
accordo, e fu che ventidue di esse figliuole che volevan la eia- 
usura si prendessero dal detto Conservatorio 23 mila scudi, ed 
andassero a fondar la clausura dove loro fosse piaciuto ; e cosi 
comprarono da Camilla Antinoro questo luogo, e circa 1 anno 
1646 vi si chiusero,e cambiando titolo alla chiesa, che era del 
Sacramento, l'intitolarono SS. Margarita e Bernardo ; la chie- 
sa è piccola, benché sia principiata la grande, ed in detta chie- 
sa vi è un quadro dove sta espressa la Vergine Concetta , ope- 
ra del nostro Gio. Antonio d' Amato. 

Chiesa de' Santi Bernardo e Margherita 

Nella strada di rincontro a S. Monica , parallela a quella di 
S Potilo , e che addimandasi di S. Giuseppe de' Nudi, poco ol- 
tre a sinistra calando vedesi una chiesa, picciola sì ma di bello 
aspetto , intitolata a' Santi Bernardo e Margherita. Il Conserva- 
torio di donzelle che vi era annesso ebbe un' origine che dir si 
potrebbe politico-religiosa , perciò, sulle tracce del testo ripor- 
tato di sopra , ci piace epilogar la storia della sua fondazione 
di questo Pio luogo che , nel giro di quarantaquattro lustri , 
andò soggetto a svariate vicende. : :■■■> 

Nel primo terzo del secolo decimosettimo le fanciulle raccolte 
in un Conservatorio dello stesso titolo, che vedesi ancora presso 
la Parrocchia di Fonseca, insorsero in due bande: 1 una voleva 
che si stringesse a clausura il Conservatorio : 1 altra sosteneva 
il mantenimento dell'ordine antico. Ne fu fatto gran rumore ; 
di guisa che le proteste ed i lamenti giunsero ai piedi del Som- 
mo Pontefice. Il quale , considerando la disparita delle inten- 
zioni e i danni dei continui piati tra le donzelle in d.scordia , 
a quelle di più timida coscienza, concedette un Breve pontificio 
di poter professare la Regola di S. Francesco. Ebbero le altre 
ricorso al magistrato per esser mantenute, come narra il Sigi- 
smondo (1), nella libertà loro, in vigore dei capitoli del re b no. 

(0 Descrizione di Napoli e suoi borghi - \m - tomo terzo, 
pag. 92. 



- 245 — r.~* ~ 7 

Ed eccovi 1 J autorità regia e la chiesastica in contrasto , intanto 
che le due fazioni altamente reclamavano i loro diritti. Pareva 
la lite molto difficile ; ma bene librate le ragioni delle parti , 
fu definita con gli antichi mezzani partiti e con la più persua- 
siva delle sentenze, il danaro. Cioè a ventitre donzelle che bra- 
'mavano la clausura furono assegnati ventitre mila ducati, col- 
1' obbligo che fossero andate altrove a fondarsi da sé un mona- 
stero , e alle altre fanciulle fu data la facoltà di rimanersi nel 
loro libero Conservatorio. Le ventitré comperarono questo luo- 
go in cui ci troviamo , che già era monastero col titolo del 
SS. Sacramento, edificato nel 1634 da Camilla Antinoro, vedo- 
va di Ottavio Capece ; e vi si rinchiusero nel 1646 , cangiando 
il titolo della chiesa in quello dei SS. Bernardo e Margherita. 
Liete e soddisfatte , restaurarono non poco la chiesuola , ed al 
pittore Giannuntonio d' Amato allogarono il quadro sul mag- 
giore altare, che rappresenta l'Immacolata Concezione di Maria 
con S. Bernardo e S. Margherita. 

Fecero lavorare 1' altro con la SS. Triade , S. Gennaro , S. 
Francesco d'Assisi , S. Nicola di Bari e S. Chiara da un alun- 
no del So limetta, che si chiamò Michelangelo Schilles. 

Ma queste Religiose non sapevano che sovente i propositi del- 
le madri non sono mantenuti dalle figliuole. Difatti, non guari 
dopo, il loro monastero non sempre fu ne più Chiusura , né 
manco Conservatorio; perciocché prese nome di collegio, do- 
ve stanziavano quattordici oblate ed olio converse. Aboliti i 
Monasteri , fu convertito in Padiglione ossia alloggiamento di ve- 
dove di militari. 

Da ultimo è grato il notare che 11 Rev. Niccola Capece -Galeo- 
ta e l'Abate Filippo Ventapane, Cavalieri del Sacr. Mil. Ord. Ge- 
rosolimitano, impegnati a promuovere la gloria dell Ordine al qua- 
le appartengono , non che il vantaggio dei fedeli , interessaro- 
no mimo, e Revmo. Monsignor de Simone Ordinario della Chiesa 
. di S. M. Del Popolo e Real Casa Santa degli Incurabili, Confes- 
sore del defunto Monarca Ferdinando II e Cavaliere anche egli 
dello stesso Ordine, ad ottenere 1' edifizio dell' abolito Monaste- 
ro per professarvi le Regole di sì eccelsa religiosa istituzione. 
Alle istanze di questo Prelato, S. M. il Re Francesco Secondo, 



— 2U — 

felicemente regnante, si è degnato concedere ai petenti tutto il 
fabbricato con la rispettiva chiesa, avendone preso possesso nel- 
lo scorso anno 1859 con la festività di S. Giovanni Battista. In- 
di in sito opportuno hanno aperto uno Spedale pei Sacerdoti 
che cadessero infermi, il quale per le assidue cure che si pre- 
stano a coloro che vi sono ammessi e per decenza non è al 
certo inferiore a qualunque altro stabilimento di tale sorta. Cre- 
diamo intanto non superfluo ricordare in- succinto al curioso 
lettore le storiche vicende di un Ordine cotanto insigne e va- 
lorosissimo difensore della Cristiana Religione. 

Neil' anno 1048 alquanti crociati ( alcuni aggiungono di Amal- 
fi ) fabbricarono in Gerusalemme una chiesa denominata Santa 
Maria Latina, cui uniron di poi un convento , e più tardi uno 
spedale, sotto l'invocazione di S. Giovanni Battista, per racco- 
gliere e curare i pellegrini, togliendo i fratelli a ciò deputati il 
nome di Ospedalieri. Nel 1099, Gerardo, rettore dell' Ordine se- 
parò costoro dai religiosi di S. Maria , formando un Ordine a 
parie sotto il nome di S. Giovanni Battista e con la Regola di 
Agostino. Il quale ordinamento, volgendo l'anno 1113, fu con- 
fermato con Bolla di Papa Pasquale II. Nel 1118 succeduto a 
Gerardo Raimondo Dupuy , ed eletto gran maestro , dettò gli 
statuti, i quali furono approvati da Calisto II nel 1120. Gli 
Ospedalieri vennero allora divisi in tre classi : i nobili , volti a 
combattere gl'infedeli, i sacerdoti deputati al culto, ed i fra- 
telli serventi, il cui debito era di seguitare i signori alla guer- 
ra. Ed appunto in quella stagione di tempo cominciarono le 
onorevoli imprese dell'Ordine, onde ebbe cotanta gloria. 

Nel 1189 gli Ospedalieri furono costretti a lasciar Gerusalem- 
me e ritirarsi nella fortezza di Mazart nella Fenicia , che nel 
1285, abbandonarono per recarsi m S. Giovanni d' Acri, in cui 
furono vinti nel 4291 dal Sultano di Egitto. Insino ali" anno 1509 
stettero in Cipro, poi in Rodi*, anche città perduta per essi nel 
1522 dopo ostinata e gloriosa oppugnazione -, ed in Malta final- 
mente nel 1530 , dove ebbero a tenersi fermi contro le forze 
ottomane nel 1565. I Francesi nel 1G98 se ne impadronirono ; 
ed il Gian Maestro allora con buona parte di Cavalieri, già com- 
pjigni agli Inglesi nei travagli dell'assedio, trassero in Trieste j 



- 245 - 

comunque in processo di tempo, cioè nel 1802 , venisse nel trat- 
tato di Amiens novellamente restituita ali 1 Ordine 1' isola men- 
tovata , la quale rimase non pertanto in dominio francese per 
altre guerre suscitate di poi; sicché nel 1803 i Cavalieri gerosoli- 
mitani riunironsi in Messina, dove il prescelto dal Pontefice a Gran 
Maestro Tommasini e buon numero di Bali e Cavalieri celebra- 
rono solennità di risorta Signorìa , eleggendo gli uffizi. Di poi 
per via di mare su splendido naviglio, e con magnifico convo- 
glio fu 1' Ordine ridotto in Catania , fra grandi speranze colà 
concepite e più grandi disinganni ricevuti , sì per cambiate co- 
stituzioni, e sì per migliorata civiltà. 

Oggidì la Russia ha la protezione dell' Ordine, il quale è di- 
viso in cinque classi : Cavalieri di giustizia — Cappellani con- 
ventuali — Serventi d' armi — Preti, fratelli d' obbedienza — Do- 
natarii — Delle quali le tre prime costituiscono \i triumvirato. 

La decorazione è una croce biforcata di smalto bianco orlata 
di oro, coronata ed accantonata con gigli, pendente ad un na- 
stro nero che i Cavalieri sono obbligati di portare al lato sini- 
stro del loro abito. I Cavalieri Professi la portano di stoffa bian- 
ca senza corona o altro ornamento. E ciò basti al nostro pro- 
posito senza andar per le lunghe. 



Chiesa di S. Giuseppe de' Radi 

Eccoci alla chiesa di S. Giuseppe dei Nudi che dà nome al- 
la prossima strada ed alla collinetta circostante. La fondarono 
nell'andato secolo, in onore d'una grande opera di carità, al- 
cuni Napolitani degli ordini degli avvocati e dei mercadanli per 
uffizio di una loro Congregazione che aveva titolo della Divina 
Provvidenza e del Patriarca S. Giuseppe. Fecero fare V architet- 
tura della Chiesa a Giovanni del Sarto, il quale dai ghirigori e 
dai cartocci die' a conoscere che non era certo discendente da 
quel famoso Andrea del Sarto pittore alunno di Raffaello da 
Urbino. Pure ebbe senno di fare intagliare nel fregio del cor- 
nicione queste solenni bibliche parole : 
• 

NUDUS ERAM ET COOPERUISTI ME 

Celano — Voi. V 32 



- 246 - 
Neil interno, a destsn di chi entra, trovasi questa leggenda : 

IESU . CHR1STO . SERVATOMI 

QUI . SE . NUDUM . VESTIRI . DIXIT 

IN . NUDO . PAUPERE 

SODALIC1UM . HOC . 1NST1TUTCM 

A . QUO 

NUDI . QUOTANNIS . COOPERIANTUR 

ET . TEMPLUM . A . FUNDAMENTIS . ERECTUH 

DIVO . IOSEPHO 

DICATUM . ANN. MDCCVI. 

LAURENTIO PALOMBA — IANUARIO DE RISO 

DYNASTE CARPINONIS — N1COLAO BRANCACCIO 
SODAL. PREFECTO — AUGUSTINO FA1A — DOMINICO 
MA SE LI. A — V. V1RIS — DOMINICO ORSINO A SECRETIS 

Ed a sinistra in una simile lapide si legge : 

TEMPLUM . ET . ARAM 

DEO . OPT. MAX. 

ET . DIVO IOSEPHO . TUTELARI 

CAIETANUS . PERRELLIA . VENTAPANIS 

SODALIUM . NOMINE . DE . SUA . PECUNIA 

DEDIC. CDR. 

PHILIPPO . VENTAPANE 

DINASTE . S. PETRI . SODAI. 1CII . PRAEFECTO 

DOMINICO . M. BRANCACCIO — ANDREA PICIOCCHI 

VINCENTI© . M. VITOLO — EMMANCELE TOMEO 

V. VIRIS 

N1COLAO • DE . URSO . A . SECRETIS 

DEDIC. III. NONAS . MAR. ANN. MDCCLXXXVI. 

A . NICOLAO . ROSSETTO . EPISCOPO . BOVIANO 

CAUTAMQUE . UT . XIII . KAL. SEPT. QUOTANNIS . DIES 

DED1CATION1S . AGERETUR. 

Il quadro dell' aitar maggiore allusivo alla caritatevole opera 
di questa pia Congrega, è fattura di Domenico Mondo. La tela 
della Nascita di N. S. è o^era di Girolamo Starace. E 1' altro 
quadro rappresentante S. Margherita da Cortona uscì dal pen- 
nello di un anonimo cavaliere che prendea diletto dell'arte del- 
la pittura. 



— 247 — 

____ 

Questa congregazione adunque ha per istituzione di vestire i 
poveri nudi. Nel tempo passalo la dispensa degli abiti facevasi 
due volte 1' anno, cioè il Natale e il dì di S. Giuseppe : ora si 
fa solo nel giorno della festa del Santo titolare della chiesa : e 
ciò con grandissima pompa , suolendo assai spesso intervenir- 
vi S. M. il Re, qual perpetuo Superiore della Pia Sodalità e con 
lui tutta la Real Corte. In quel dì gli abiti fatti sì da uomo e 
sì da donna, secondo le condizioni dei bisognosi acuì sono de- 
stinati \ vengono in bella mostra parati ad incitamento del pie- 
toso cuore dei Napolitani. 

Ancora il Sommo Pontefice regnante si piacque d' intervenire 
in questa^hiesa largo di benedizioni e di caritatevoli portamen 
ti : dV'^wM i. confratelli vollero farne ricordanza agli avvenire con 
questa 3avÓI| di marmo che sovraimposero all'uscio della sa- 
grestia pr$éj& il massimo altare dal lato dell' Epistola : 

PIO . IX . PONTIFICI . MAXIMO 

qEOD . I . KAL. DECEMBRIS . ANN. MDCCCXLIX. 

HOC . RFGIUM . SODALI T1UM 

SANCTITATE . AC . MAIESTATE . SUA . COMPLEVERIT 

ET . COMITATE . PLANE . ADMIRABILE 

VESTES.NDDAE.EGESTATI . PARATAS.SUAQDE.MAND.BENEDICTAS 

PAUPERIBUS . GENCA . PROVOLDTIS . IPSE . PORREXERIT 

SODALES . IMMORTALI . BENEFICI . OBSTRICTE 

LAPIDEM 

PERPETUUM . GRATI . ANIMI . MONUMENTUM 

PONENDCM . CURAVERE. 

Reale Stabilimento di S. Francesco di Sale* 

Uscendo all' ampia strada dell' Infrascata , ove si tocca la 
piazza di S. Efrem Nuovo , pria di salire la così detta Rampa 
del Monastero dei PP. Cappuccini di quel nome , ci è d' uopo 
ritornare al muliebre Stabilimento di S. Francesco di Sales, che 
a pag. 769 del precedente volume di quest' opera promettemmo 
descrivere , e che nel 29 gennaio 1860 , ricorrendo la festività 
del suo Santo titolare e tutelare , venne con grande solennità 
inaugurato. 



- 248 - 

11 nostro Celano ci ha narrato i' origine, la fondazione e l'u- 
so cui da principio fu addetto questo Pio Luogo , che attual- 
mente, dopo la S.Casa degl' Incurabili ed il Reale Albergo dei 
Poveri, è il più grandioso della nostra Metropoli. Certo è che 
posteriormente , per circa altri cento sedici anni , il Monastero 
delle Claustrali Salesiane si tenne in fiore e sempre in buon 
concetto presso la popolazione; lino a tanto che colpito dal de- 
creto del 26 maggio 1808, fu compreso, al pari degli altri , nel 
vortice della soppressione quasi generale dei Luoghi Pii. Per quel- 
la fatale ruina le monache furono tramutate in S. Marcellino ,: 
donde a' 25 aprile del 1829 passarono nei monastero di Donnal- 
bina , perchè il Pie Francesco Primo volle destinare S. Marcel- 
lino a 2.° Educandato Regina Isabella, per la coltura delle gio- 
vanotte napolitane di civile condizione. 

Rimasto vóto ii 'monastero, delle Salesiane, n'ebbe cura' per 
alquanti anni il R. Demanio, finche per governativa disposizio- 
ne del 5 gennaio del 1814 venne aggregato al Real Albergo dei 
Poveri. 

A quell'epoca l'amministrazione di questo grande Stabilimen- 
to era affidata al Commendatore D. Antonio Sancio, funzionario 
assai operoso e /dante. 11 quale volendo trar profitto dalla salu- 
brità di quel sito, divisò di stabilirvi una infermeria , special- 
mente per le donne dei Reale Albergo affette da rachitide. 

Così stetter le cose fino a tanto che per comando del prelodato 
Monarca fu l'edilizio destinato. a pubblico Manicomio, novello sta- 
bilimento benefico che reclamato dall'universale , avrebbe viep- 
più illustralo la nostra Capitale. Ma l'attuazione restò priva di 
effetto , perchè la Medica Facoltà riconobbe quel luogo come 
d' aria troppo attiva e conseguentemente affatto contraria alle 
infermità di tal sorta. 

Fu allora che , per volere di Re Ferdinando Secondo di feli- 
cissima ricordanza, restò l'edilìzio destinato, siccome era per l'in- 
nanzi, alle inferme dello slessso Reale Albergo. Migliorata in se- 
guito la condizione delle recluse per le aggiunzioni fatte a quel- 
l'immensa fabbrica , quando non si ebbe più d' uopo dei piani 
terreni per uso di dormitorii; quando al morboso pallore suben- 
trò il colorito naturale sui volti di quelle misere figlie della 



— 249 — 

indigenza, e quando per la fugata umidità delle mura, anche la 
rachitide poco a poco disparve, pur sarebbe l'edifizio rimasto vóto, 
il Cav. Felice Santangelo , successore del Sancio nell' uffizio di 
Soprintendente non fosse stato dalla Sovrana munificenza auto» 
rizzato a formare una nuova Pia Casa a sollievo della mendicità, 
e propriamente per le giovanette nubili , di buoni costumi ed 
appartenenti a civili ma bisognose o sventurate famiglie. 

Così nel giugno dell' anno 1839 si die mano all' opera con 
tutto quello zelo e quella attività che tanto onore ed encomio ha 
richiamato sul Revdo Sacerdote P. Maestro D. Antonio de Magi- 
stris per lo immegliamento delle fabbriche , delle arti e della 
disciplina. Ma l'incremento maggiore di esse è dovuto a S. A» S. 
il Marchese di Vasto e Pescara D. Alfonso D'Avolos ora Soprin- 
tendente dello Stabilimento ; il quale dal 1844 in avanti ripo- 
nendo nelP attuale Rettore De Magistris la sua piena fiducia , 
h.in saputo insieme in sul principiare del 1860 condurlo a com- 
pimento. 

Sorge l'edifizio impertanto tra la Cesarea e la Villa de Majo in 
uno dei più bei punti di vista di Napoli con colossali proporzio- 
ni , e cinto al nord-ovest da ben disposto giardino. Maestosa si 
offre allo sguardo la prospettiva per bellezza di disegno, e per 
eleganza di architettura di romano stile acconciamente adattala 
all' uopo , con due ingressi ben disposti che richiamano 1' ac- 
cordo generale, disegno dell' architetto e direttore dell'opera 
Alfonso Bologna. 

Spaziosi e del pari eleganti sono i due vestiboli che seguono 
questi ingressi. Nel principale di essi veggonsi tra studiati ac- 
cordi decorativi alcuni bei dipinti ad olio che esprimono simbo- 
li della vita del Santo protettore dello Stabilimento, eseguili dal 
professore onorario del Rea! Istituto di Belle Arti Luigi Stabile. 

Nelle pareti laterali van .situate dne grandi tavole di marmo 

con iscrizioni dettate dal chiarissimo signor Canonico Gaetano 

Barbati, le quali contengono il cenno storico dello Stabilimento 

medesimo, e della sua solenne inaugurazione. Nella prima si legge: 

ELEIC . UBI . COEL1 . CLEMENTIA 

AC . LOCI . AMOENITATE • COMMENDATISSIMCM . EXTABAT 

COEKOBIUM . A . SALESIANA . FAMIL1A . FUNDATUH 



- 250 — 



AB . ANNO . S. K. MDCXCIII 

PER . INGRAVESCENTICM . TEMPORUM . VICISSITUDINES 

HOSP1TIUM . TUTANDAE . PUELLARUM . INNOCENTIAE 

REGALI. PROVIDENTIA.FACTUM.EST.PERFCGIUM.AC.PRAESIDlUM 

RUDE . DIU . HDMILE . ANGCSTUM . ABNORME 

DONEC . FERDINANDl . II . MUNIFICENTE . INCOMPARABILI 

PRISCO. SQDALLORE.DETERSO.LAXAT1S.H1NC.1LLINC.SPATIIS 

A.FUNDAMENTIS.VELUTI.EXCITATCM.ET.AD.NORMAM.EXACTUM 

FRONTE . LACD . HORTO . AMBDLATIONIBDS . 1NSTRCCTCM 

NOVA . D1SCIPLINARUM . FACTA . ACCESSIONE 

TANTAM . IN . AMPLITUD1NEM . AC . SPLENDOREM . EXCREVIT 

UT . QUOD . ANTEA . PAUCIORIBUS . 1MPAR 

NUNC . MILLE . ET . BIS . CENTDM . PUELLIS . COLLIGENBIS 

PERCOMMODDM . EVASERIT . DOMICIL1UM 

OPUS . AUGURATO . FERDINANBO . lì • REGE 

SUSCEPTUM . AC . PENE . PROFLIGATUM 

AUSPICE . FRANCISCO . II . PATERNAE . VIRTUTIS . AEMULATORE 

OMNI . EX . PARTE . ABSOLUTUM . EST . A. R. S. MDCCCLX. 

Di rincontro è V altra : 

I) .0 . M . 

ET . DIVO . FRANCISCO . SALESIO 

SACRUM . HOC . DOMICILIUM 

PRO . CONFLUENTE . MULTITUDINIS . OPPORTUNITATE 

PUBBLICAE . UTILITATI . INGENTI . MOLIMINE . RESTITUTUM 

OMNIGENOQUE . QUA . LATE . PATET . CULTU . EXORNATUM 

CHRISTIANAE . PIETATIS . MONUMENTUM . ET . DECUS 

AUSPICATISSIMA . DIE . RECURRENTE 

IV . INANTE (SIC) KAL. FEB. MDCCCLX. 

CUNCTIS . ORDINIBUS . PLAUDENTIBUS . DEDICATUM . EST 

FRANCISCO . II • UTRIUSQUE . SICILIAE . REGI . P. F. A. 

PRO.SCA.IN.CHRISTl.PACPERCULOS.CBARITATE.AC.MUNIFICENTIA 

VII . VIRI . CURATORES 

PHIL1PPUS . PELUSO . METROP. ECCLESIAE . CANONICUS 

TITUS . BERNl . EQUES . COMMENDATARIUS 

PHIL1PPUS . PUCCI . ET . EUSTACHIUS . ROTONDI 

QUORUM . ALTER . DUX . ALTER . TRIBUNUS . MILITUM 

AL0YS1US.ANDREASSI.MARCHI0.FL0RINDCS.DE.GI0RGI0.EQEES 

QUIQUE . IMPRIMIS . ORDINI . CURATORUM . MIRIFICE . PREESt 
ALPUONSCS . AVALOS . PRINCEPS . SERENISSIMI^ 



- 251 - 



EQUITE . ACHILLE . ROSICA 

AB . 1NTERIORIBCS . REGNI . NEGOTUS . DIRIGUNBIS 

NEC . NON . A . SANCTIOR1BUS . FRANCISCI . II. REGIS 

CONS1LIIS . ABSTANTE 

OPERE . AB . UMBILICUM . PERBUCTO 

STUDIO . ET . INDUSTRIA . ANTONII . M. DE . MAGISTRIS 

HOSPITII . MODERATORIS 

PRAE.LAETITIA.GESTIENTES.LAPIBEM.FACTI.MEMOREM.P. 

ET.NUM1NI.MAIESTAT1QUE.EIUS.VENERABUNBI.GRATDLANTUR. 

SUB CURA ALPHONSI BOLOGNA ARCH. 

A sinistra di questo vestibolo sono situati il parlatorio , la 
sala di udienza e due officine, eoa elegante semplicità decorati. 
Di fronte alla porta d'ingresso è la chiesetta di antica costru- 
zione, oggi per intero rinnovata e dipinta. È dedicata alla Regi* 
na dei Martiri , e segna 1' anno 1840. Ha la porta fiancheggia* 
ta da due colonne di stile egiziano con questa leggenda sul fre* 
gio del cornicione : 

TRICLIN1UM QUONDAM, NUNC TEMPLUM NOBILE SURGIT 
UT DOMUS HAEC SEMPER PRAESTET AMICA BAPES. 

TERRENIS EPDLIS AEGRUM TOM CORPUS ALEBAT 
NUNC ANIMAE AB VITAM FERCCLA SACRA PARAT. 

L'Atrio interno ha nel centro un giardinetto di fiori e nel 
perimetro un porticato, sopra del quale evvi spazioso loggiato, a 
cui fan corona le nuove ed antiche fabbriche dei piani superio- 
ri simmetrizzati ed uniformemente abbelliti. Sul vertice del la- 
to di fronte è situato un orologio. La facciata dell' edilizio pre- 
senta una serie di ventotto finestre per ognuno dei cinque pia- 
ni. La capacità del vecchio edilìzio era per cinquecento cinquan- 
ta alunne , ora il nuovo può contenerne mille e dugento, come 
si ha dall' iscrizione anzidetta. 

In quanto al morale, la esecuzione del regolamento discipli- 
nare è affidata a due Suore della Carità , e alle Suore del Pio 
Luogo nel numero di 80 che disimpegnano le funzioni di pre- 
fette delle camerate e di maestre. Le alunne si esercitano nel- 
le arti donnesche e specialmente nei ricami in oro ed in bian- 
co che possono sostenere la concorrenza di quelli d' ogni altro 



- 252 — 

Tirando avanti ed Usciti nella strada maestra , vedesi la sa- 
lita alla divota chiesa dei Padri Cappuccini ; ma prima di sa 
lini, a destra, vedesi un bel monastero e chiesa. Come si dis- 
se Camilla Antinora avendo venduto il primo luogo del suo 
monastero alle figliole di S. Margherita e Bernardo, comprato 
questo luogo più ampio e vistoso , qua si trasportò nell' anno 
1646 e vi fabbricò una polita chiesa dedicandola al Santissimo 
Sacramento. Il già fu Gasparo Reumer, Fiamingo, uomo ric- 
chissimo, divoto a questo luogo e divotissimo della Beata Ma- 
ria Maddalena dei Pazzi , avendo promossa la sua canonizza- 
zione, e desiderando che in Napoli vi fosse una chiesa alla San- 
ta dedicata, operò col consenso delle monache e Breve del Som- 
mo Pontefice Clemente X che questa chiesa di monache Carme- 
litane fosse intitolata S. Maria Maddalena dei Pazzi del Sacra- 
mento ; ed a questo effetto dotò il monastero di larghissime 
rendite, lasciandoli molti suoi famosi palazzi e tutto il mobile 
che vi si trovava, del quale i quadri solo valutati venivano in 
60 m. scudi. 

La chiesa sta tutta posta in oro, dipinta a fresco dal Bena- 
sca ; nel coro nuovamente fatto vi stanno collocati molti buoni 
quadri dell' eredità suddetta. Quello che sta rièlV aitar maggio- 
re , dove sta espressa S. Maria Maddalena con molte figure , è 
opera di Luca Giordano, come anche alcuni quadri delle cap- 
pelle : vi è un bel tabernacolo , o custodia , di pietre preziose 
Jigate con rame dorato : vi sono buoni argenti e nobile supel- 
iettile : il monastero si sta facendo di nuovo, e già se ne vede 
fatta la maggior parte. 

stabilimento della Capilale. Da ultimo , vi s' insegnano i primi 
rudimenti di lettere e quelli di musica, la quale suol dare del- 
le alunne talmente istruite nell'arte, da meritare nei monaste- 
ri delle proviocie del regno, in caso di richiesta superiormente 
riconoseiuta ed approvata, le piazze franche nella qualità di mo- 
nache coriste. 



— 253 - 

Si può salire al convento ed alla chiesa dei Frati Cappuccini 
dedicato all' Immacolata Concezione , ma generalmente si dice 
di S. Jefremo , in modo che ha dato il nome a questa parte di 

Chiesa di S. Maria Maddalena de 7 Pazzi 

o del SS. Sacramento 

Tornando indietro verso la piazza di S. Efrem Nuovo ( o Je 
frem , come dice il nostro autore), sulla dritta, della medesima 
strada dell' Infrascata è una chiesa intitolata a S. MadJalena 
dei Pazzi. Come dicemmo, Camilla Anttnoro fondò un monistero 
intitolato al SS. Sacramento ; ma le Suore, del 1646 passarono 
qui ad abitare , comprandone il- luogo. Gaspare Romer , uomo 
assai divoto di S. Maddalena de' Pazzi , avendone promossa [a 
canonizzazione, ottenne da Papa Clemente X che la chiesa assu- 
messe il titolo del nome della sua Santa. Fu quindi tutta di- 
pinta a fresco dal Cav. Benasca: ma oggi vedesi ridotta in così 
pessime condizioni, che la fanno di aspetto lurido e misero 
con poco decoro dei divini uffici. 

11 quadro del maggior altare , dove è figurata la Santa tito- 
lare con S. Teresa del Gesù nel piano inferiore, e nell'alto la 
B. Vergine del Carmine in gloria, la quale addita a quelle San- 
te un gruppo di Angeli che sostengono il SS. Sacramento , è 
opera eccellente di Luca Giordano ; del cui ferace pennello son 
pure i dipinti delle cappelletto di S. Elia e della Sacra Famiglia 
della Vergine. Erasi cominciata Ja fabbrica di una nuova chiesa 
intorno alla metà del passato secolo con disegno dell'architet- 
to Giuseppe Astarila] ma non essendone le Suore contente, re- 
stò sospesa. 

Questo ancora è uno dei monasteri che dal decennio della 
militare occupazione francese a questa parte è destinato ad uso 
delle milizie di terra. Le quali ne han fatto un loro secondo 
spedale, capace di circa trecento infermi. Negli scorsi anni eia- 
vi disparere se lasciar lo si dovesse per turarvi le consuete in- 
fermità , o cangiarlo in corsìe pei soli infermi oftalmici. An- 
che questo militare stabilimento è mantenuto con somma cu- 
ra e regolarità disciplinare. 

Celano — Voi. V. 33 



- 254 - 
borgo, o questo nome Y ha sortito in questa maniera. Il primo 
convento che fondarono questi Frati in Napoli, fu nella chiesa 
di S. Eufebio, dal volgo detto S. Jefremo , sito nella parte più 
romita del Borgo dì S. Antonio , ed i Frali si chiamavano i 
Padri di S. Jefremo , ed i stessi Cappuccini quando andavano 
alla questura dicevano fate bene ai Padri di S. Jefremo: aven- 
do poscia fondato un altro convento in questo luogo , si prin- 
cipiò dal volgo a dire i Padri di S. Jefremo Nuovo, e cosi è ri- 
masto il nome. 

La fondazione poi fu in questo modo : avendo fondato come 
si disse questi buoni Frati il primo convento presso la chiesa 
di S. Eufebio , ma avendo bisogno di una infermeria , il luogo 
non riusciva comodo perchè sta situato quasi dentro di una 
valle con aria non totalmente perfetta. L' accreditata bontà del- 
la vita dei Frati e l'esatta povertà che professavano s'avevano 
acquistato tutto 1' affetto dei Napolitani ; quali saputo il biso- 
gno che avevano dell' Infermeria non fecero mancare in abbon- 
danza le limosine , ed avendo eletto i Frati questo luogo, Gio. 
Francesco di Sangro Duca di Torre Maggiore e Principe di 
S. Severo , che vi aveva un casino con una villa di delizie , li 
donò il suolo, e D. Francesca Carafa moglie di Fabrizio Bran- 
caccio, grande Avvocato di quei tempi, contribuì grandi limo- 
sine , in modo che nell' anno 1570 fu atto ad essere abitato ; 
ma per verificare e.far veder Cristo Signor Nostro che promi- 
se al suoi fedeli che avranno il tutto quando possederanno 
niente , continuò tanta limosina a non render bisognosa la lo- 
ro volontaria povertà , che oggi si vede il più grande e co- 
spicuo convento che abbia quella Religione. Vi è una Infer- 
meria non solo per lutti i Frati della Provincia , ma ancora 
delle altre , quando i Frati han di bisogno dei rimedii in 
Napoli, come dei bagni ed altri, essendo capace di duecento in- 
fermi. 

La chiesa porta con sé la solita politissima povertà , che al- 
1ro non spira che divozione : vcdesi adornata dai diversi qua- 
dri lasciateli dai loro divoti, e ve ne sono di Gio. Battista della 



— 2S5 — 
Lama, di Silvestro Buono , e molti dipinti ad azione di notte, 
s timati opera di Matteo Tornar Fiammingo, il quale, per 
ispendere il giorno con gli amici ed a ricreazioni, si riduceva 
a dipingere nella notte, in modo che quasi tutte le opere sue 
sono in questa maniera. Vi sono molte insigne reliquie che 
per brevità si tralasciano di notare , potendosi vedere nei lo- 
ro cataloghi. Si può vedere il convento ricco di amenissimi 
giardini : in questo si ricevono tutti i Cappuccini che per affa- 
ri della Religione vengono in Napoli, in modo che per Io più 
vi stanziano da duecento Frati. L' infermarla già detta è pur 
troppo bella, la maggior parte delle celle di questa godono del 
mezzogiorno , con vedute dal letto medesimo e di mare e di 
campagna. Vi è una farmacopea nella quale non manca quan- 
to può dar di rimedio la medicina ; vi si vede una polizia ed 
attenzione che dà nell' eccesso. 

Vi è anche una famosa libraria lasciata al convento dall'eru- 
ditissimo Gio. Battista Centurione , nobile Genovese. Questo 
grand' uomo mandò diversi letterati per il mondo raccoglien- 
do libri reconditi, e fra questi D.Antonio Clarelli,uomo di gran 
letteratura che fu Lettore pubblico nella nostra Università. Vi 
sono molti buoni manoscritti ; si vede però in qualche parte 
sfiorata. 



Chiesa e Convento di S. li! freni Nuovo 

■ 

Ecco che siam giunti dove a sinistra comincia la larga stra- 
da della Salute. Pria di ascendere la rampa che conduce alla 
chiesa dei PP. Cappuccini , fa d' uopo rammentare che questa 
strada fu così addimandata per una di quelle felicissime figure 
rettoriche che la plebe, senza saper di lettere , suol fare assai 
meglio dei retori. Sino al cadere del decimosesto secolo que- 
sto luogo era denominalo il Torricchio , da una piccola torre 
baronale che sorgeva dalla sommità della contrada, come a guar- 
diana delle circostanti campagne. L'aria campestre, il sito emi- 
| nenie , la posizione difesa da venti boreali, il lieto sguardo nel 



- 256 — 

— -— . 

sole di levante e la vicinanza della città furono invito ai medi- 
ci perchè ivi mandassero i loro convalescenti a restituirsi in 
buona salute. Andiamo alla salute , gridava il popolo sollazze- 
vole e bevitore ; ed in breve tratto vi si allogarono anche co- 
loro che essendo sanissimi di. presente, spn nondimeno solleci- 
ti a trovare nuovi puntelli da perpetuar la sanità ; e sono i 
ricchi e le villeggiatura. Onde è che nelle nostre memorie an- 
tiche trovasi fatta menzione di casine e giardini di molti baro- 
ni, come il Bruzzano , il Monteleone, il Cellamare, il Giovinaz- 
zo, il Nocera, ed altri molti, ai quali successero per varietà di 
fortuna i fondaci e le bilance dei mercatanti. Da ultimo am- 
pliandosi più e più la città, e massimamente dopo le costruzio- 
ni Caroline a Capodimonte , le fabbriche alla Salute spesseg- 
giarono sì da farne un borgo ed in breve tempo quasi impe- 
dire il bello aspetto e le magnifiche prospettive onde la con- 
trada era altra volta lodala. 

Nel capo inferiore impertanto di questa strada sorge il Con- 
vento e la chiesa di S. Efrem Nuovo. La chiesa veramente è inti- 
tolata alla SS Concezione : ma i Napolitani diconla di S. Efrem 
Nuovo per distinguerla da quella di S. Efrem Vecchio , che è 
un antico cenobio cui visiteremo ne! quartiere di S. Carlo al- 
l' Arena. Efrem, o Jefremo, è corrotta voce del nome Eufebio, 
a cui era dedicata la vecchia chiesa or citata , dove pur era e 
c'è un convento di Cappuccini. Costoro adunque desiderosi di 
avere un' Infermarla sopra alcun colle di purissima aria e bello 
aspetto, posero occhio alla contrada della Salute. E qui ebbero, 
come ci racconta il nostro autore , donata da Gianfrancesco 
di Sangro Principe di S. Severo una Casina ed una villa, duve 
dettero mano alla fondazione dell' opera la mercè di larghe 
limosine fatte 'loro da Fabrizia Carafa moglie di Fabrizio Bran- 
caccio, entrambi di nobilissime famiglie principesche napolitane. 
Così verso il 1570 fu il luogo capace di essere abitato dai Fra- 
ti, ed oggidì è il più bel conveuto del loro Ordine, dove ci ha 
una corsìa sufficiente a contenere beoydugento Cappuccini in- 
fermi. 

La chiesa non ha altri ornamenti che quelli semplicissimi e 
modesti che sono in uso fra'Cappuccini. sful proposilo fa d'uopo 



— 257 ~ 



avvertire , che questa fu pressoché interamente distrutta da un 
incendio che vi scoppiò in febbraio dell'anno 1840, e che non 
rispettò altro, che la sola statua della Madonna, del Brasile, così 
delta perchè di là mandata in Napoli dai Missionari Cappuccini. 
Ma, mercè la pietà e munificenza di Re Ferdinando II, non che 
1' opera del Municipio , il sacro edilìzio, scorsi appena quattor- 
dici mesi , più bello e decorato risorse, come si legge nella la- 
pide marmorea situata a fianco della porta d'ingresso : 

• 

» .0 . M . 

TEMPLCM . HOC 

VIRGINI . IMMACULATAE . DICATUM 

ET . AB . IOANNE . MASTELLONIO . EPISCOPO . VESTINO 

CONSECRATDM . ANNO . MDCLXI 

CCM . NDPER . INCENDIO . CORRCISSET 

MIRO . DEIPARAE . VIRG1NIS . BASIL1ENSIS . PRODIGIO 

ET . FERDINANDO . II . SICILIARCH . REG1S . P . F . A. 

PIETATE . ET . MUN1F1CENTIA 

VIX . QOATrjORDECIM.ELAPSIS . A . CONFLAGRATANE . MENSIBUS 

AMPLIORI . AREA . EXTRDCTCM 

ET . SPLEND10RI . CCLTC . EXORNATUM 

PH1LIPPUS . S. R. E . PRESBYTER . CARD . 1DD1CE . CARACCIOLO 

ARCHIEPISCOPI^ . NEAPOLITANCS 

SOLEMM . R1TU . CONSECRAVIT 

DIE . XX . MENS1S . 1CN1Ó . MDCCCXLI. 

Per siffatto disastro furono perduti i dipinti a fresco nella sof- 
fitta, attribuiti a Filippu Andreoli. Nella terza cappella a sinistra 
restò illesa eziandio la statua di marmo lavorata dal Sammartino, 
scultore dell' ultima metà del secolo passato , la quale rappre- 
senta il Sanio di Assisi abbracciato al tronco della Croce. Die- 
tro l'altare maggiore sono alcune tele, che esprimono un S;in 
Francasco in eslisi innanzi al Bambino Gesù, ed un S. Antonio 
da Padova ; non che un Cristo alla colonna ed una Coronazione 
di Spine , lavoro del tedesco Giovanni Slomer. 

In questa chiesa solitaria , ma assai frequentata , anche per 
la devozione che si ha per una statua della Madonna detta del 
Brasile , scese nel sepolcro una delle piii alle e nobili inielli- 
gerze napolitano . Se andate trovando uua sola pietra ohe ne 



— 258 - 
lisciti da questo convento , si veggono alle spalle di detto 
luogo molti belli casini per delizie dei nobili, come del Princi- 
pe di S. Severo, ora della Famiglia Carafa dei Duchi di Bruz- 
zano , della Famiglia Grisoni antichissima nobile del Seggio 
di Nilo , dei Duchi di Monteleone Pignatelli , ora della Fami- 
glia Brancaccio, benché queste case abbiano perduto la veduta 
del mare toltale dall' altezza dell' Infermeria dei Cappuccini. 

ricordi il nome , farete opera vana. Se si fosse trattato di uri 
qualche uomo di Stato , o di guerriero di grado superiore , si 
sarebbe voluto evocar dalla tomba un Giovanni da Nola o un 
Girolamo Santacroce per rizzargli il monumento ed incidervi 
il nome del borioso defunto; ma colui che è qui sotterrato non 
ebbe pingue e magnatizia cuna da meritarsi un avello istoriato 
con gonfie leggende spesso di non vere virtù. L'Abate Antonio 
Genovesi non aveva mestieri d'un marmo e d' un' epigrafe per 
mandare il suo nome a' tardi nepoti : le opere sue filosofiche 
e d' economia pubblica , e non meno la riverenza nostra per 
lui , han fatto immortale 1' uomo che splendeva eminente nella 
plejade dei valorosi che fecero illustre il cadere del secolo de- 
cimottavo. 

SS. Cuore di Gesù 

Usciti da S. Efrem Nuovo, e volgendo per là strada della Sa- 
lute s' incontra a sinistra il Ritiro del SS. Cuore di Gesù, sotto 
la cui protezione ora pur si trovano non poche povere figliuole 
dei morti dal colera degli anni 1835 e 1836 raccoltevi dalla pie- 
tà di Maria Cristina di Savoja^ amatissima Regina, la cui cara 
e santa memoria viva si serba nella mente e nel cuore dei Na- 
politani. C'erano per 1' innanzi ritirate oneste giovanette , le 
quali ricevettero queste orfane addolorate figlie della sventura 
coir amor di sorelle : eran quelle ventuna oblata , cinque edu- 
cande e cinque converse , ed a ciascuna era assegnato ventun 
carlino al mese. Esse intendono tutte al lavoro, e vivono in per- 
fetta comunità, sotto la Regola dell* istituto francescano della 
rigida osservanza. Le altre poi sono cinquanta mantenute e go- 
vernale a spese di Casa Reale. 



— 259 — 

È pure da dar notizia di quel che si trova nella strada elio 
va su verso della Montagna detta della Salute, per la chiesa e 
convento dei Francescani Riformati che vi sta di questo titolo. 

In questa strada vi sono bellissimi casini di diporto , e fra 
questi a destra vi è il dilettoso casino del nostro gran lettera- 
to Gio. Battista della Porta , ed in questo luogo compose la 
maggior parte delle immortali sue opere , e più su vi aveva 
una famosa villa che finora si chiamante Due Porte. 

Più avanti dalla stessa mano vedesi un nobilissimo casino 
fabbricato dal Duca di Giovinazzo e Principe di Cellamare del- 
la casa del Giudice , che ora gode della nobiltà nel Seggio di 
Capuana, e veramente è degno d' esser veduto , e per la strut- 
tura e per gli adornamenti dei quadri che vi sono. 

Più avanti vedesi la chiesa di S. Maria della Salute dei Fra- 
ti Riformati di S. Francesco: ha questo aggiunto per Y aria sa- 
lubre che vi è in questo luogo, che si dà dai medici per rime- 
dii agli ettici. 

Questa chiesa venne fondata col convento dalle elemosine 
degli abitanti , e particolarmente di Benigno de Ruberto e di 
Marco Pepe, gli eredi del quale poco lungi da questa chiesa vi 
hanno un casino ed una villa degna d' essere veduta , e per le 
delizie delle vedute e per la nobiltà della coltura. 

Questo luogo anticamente chiamavasi Torricchio , per una 
Torre che vi era. Si è data questa notizia, perchè se vi si vuo- 
le salire non sarà in vano la salita per la bellezza di questo 

luogo. 



Chiesa di S. Ilaria «Iella Salate 

Un'altra chiesa ed un altro convento pongon termine alla stra- 
da che porta , come dicevamo, il nome di S. Maria della Salu- 
te. Nel 1586 i complateari edificaron la chiesa , e chiamaron al 
.Convento i Frati Agostiniani. Di poi nel 1621 Benigno di Rober- 
to e Marco Pepe, a nome di tutti gli abitanti del quartiere, Io 
concedettero a' Francescani Riformati. La chiesa ebbe una re- 



— 260 — 
Or tirando dai Cappuccini giù si arriva di nuovo agli Stu- 
di, ed a sinistra vedesi un Dellissimo stradone imbrecciato che 
va su alla chiesa della Madre di Dio dei Frati Carmelitani 
Scalzi detti di S. Teresa , ed è questa delle belle che ! sieno in 
Napoli. 

staurazione alla metà del secolo passato , ed ultimamente vi si 
fece pure qualche opera. Sul maggiore altare si vede una sta- 
tua di marmo rappresentante la Vergine Maria sedente col Bam- 
bino in braccio. Nella cona sono alcuni depositi in marmo de'Na- 
varretto , Marchesi della Terza. 

Il quadro in cui son figurati S. Francesco, S. Antonio ed un 
Santo Vescovo , è del pennello del Massimo. Si vede nella cap- 
pella di S. Antonio, sul muro destro , un'ornata tavola sepol- 
crale, che porta intagliata questa leggenda fatta nel 1707 dal 
l\ Francesco Eulalio Savastano, dotto Gesuita. 

D . O . M . 
IN . HOC . SACELLO 
UBI . IAMPRTDEM . SACRO . LUSTRATA . BAPTISMATE 
AB . 1LLDSTR1S . AC . REVEREND1S . DOMINO 
D .MARCO . ANTONIO . ATTASSIO 
EPISCOPO . SARNENSI 
SCPERNAE . GRATIAE . RENATA . FUERAT . AD . V1TAM 
V1RGIN1DS . SITDS . EST . C1VIS 
QUINQUENNE . PDELLAE 
ARDENTIBCS . EXT1NCTAE . PABULIS 
ANNAE . SVEVAE . ROSAE . DE . AMBROSIO 
QUISQUIS . ES . EIDEM . AD . FLORES 
QUAE 
INGEN1UM . GERENS . SUPRA . AETATEM 
IN . IPSO . V1TAE . FLORE 
DEFORMATOS . PRUDENT1AE . AC PIETATIS 
REPRAESENTAVIT . FRCCTUS 
AMANTISSIMI . PARENTES 
D . ANDREAS . CASIMIRUS . DE . AMBROSIO 
D . HIPPOLITA . BRANCIA 
IN . ACERBISSMO . DOLORE . SOLATIUM 
LAP1DEM . HUNC .SUI . AMOR1S . TESTEM 
P.P. 
ANNO . AERE . CHRISTIANAE . MDCCVII . 



— 261 - 

La fondazione di questa chiesa e convento fu in questo mo- 
do. Neil' anno 1602 predicò nella chiesa della Santissima An- 
nunciata, un tal Fra Pietro Carmelitano di nazione Spagnuolo 
stimato di una vita veramente religiosa ; con la sua predica- 
zione si affezionò molti divoti Napolitani , dai quali raccolse 
una quantità di ampie limosine,econ l'aiuto del Reggente Mar- 
tos, comprò pel prezzo di docati quattordicimila duecento ot- 
tantacinque un gran giardino col suo palazzo di piacere dal 
Duca di Nocera , e nel detto palazzo vi accomodò una piccola 
chiesa col convento , nel quale è per la buona ed esemplare 
vita dei Frati, e per la delizia del luogo ricco di deliziosi giar- 
dini, vi cominciò ad essere gran concorso , e con questo gran 
limosine e legati per la fabbrica, con le quali fabbricarono col 
modello, disegno e direzione di Gio. Giacomo di Conforto la 
presente chiesa , che né più bella , né più allegra desiderar si 
può ; sta poi nobilmente abbellita : V altare maggiore è una 
delle più belle cose che sia in Italia, comprarono questi Frati 
una bellissima custodia dalle monache di S. Ligorio, alle qua- 
li era costata con la direzione del P. Cangiano Teatino, da po- 
co men che diecimila scudi , e la tolsero per ridurre 1' al- 
tare alla benedettina , e col disegno di Dionisio Lazari fecero 
che mutasse forma , dandoli più altezza , ed accrescendola di 
colonne , vi fecero gli scalini, i piedistalli tutti di pietre pre- 
ziose , di lapislazuli , d' agate , di diaspri ed altre , uniti tutti 
con rame dorato, ed un paleotto , dove vi sta una prospettiva 
d'un tempio di bassorilievo , tutto di pietre preziose e rame 
dorato , opera che quando nelle solenni festività si scuopre , 
chiama la curiosità di molti ad osservarla, come cosa unica e 
maravigliosa; e perchè la Regola di S. Teresa vieta ai Frali di 
tener suppellettili d' argento, han fatto i candelieri , i vasi ed 
i fiori di rame dorato con lavori che forse non han pari : si sii 
ma che in questo altare cosi compito vi siano stati spesi óa 
100000 scudi. 

Hanno ultimamente compito tutto 1' altare con le due porle 
laterali del medesimo lavoro di pietie preziose , che apporta 
Celano —Voi. V. dì 



- 262 - 

maraviglia ai riguardanti, sì per la quantità delle pietre , co- 
me ancora per la grandezza delle dette pietre che vi si veg- 
gono. 

I quadri ad oglio che stanno nel coro sono opera d'un Fra- 
te laico dello stesso Ordine. 

La cappella di S. Teresa , che sta laterale a questo altare 
dalla parte dell' Evangelo, è delle opere belle che siano uscite 
dall' ingegno e direzione del Cavalier Cosimo. Le dipinture a 
fresco che in essa si veggono son del Cavalier Massimo; dietro 
della tavola, dove da Gio. Balducci sta espressa Santa Teresa, 
che si cala giù, vi si conserva una statua d' argento intiera al 
naturale di S. Teresa, cavata da quella di marmo che fece il 
Cavaliere nell'altro convento di Chiaia. Nelle cappelle vi sono 
molti buoni quadri dei nostri napolitani dipintori ; nella sa- 
crislia , benché si stia fabbricando la nuova che viene dietro 
del Coro, vi sono molti famosi quadri, e fra questi una Depo- 
sizione del Signore dalla Croce, opera forse delle più belle del 
nostro Andrea di Salerno : vi è una molto ricca e nobile sup- 
pellettile per i sacri ministeri. 

Quando la Madre Santa Teresa fu acclamata protettrice di 
Napoli, che però la sua statua con la reliquia si conserva nel- 
la cappella del R. Tesoro, e quando se li dette il solenne pos- 
sesso, i Frati per no.i poter adornar la chiesa di drappi, l'ador- 
narono di carte intagliate e lumeggiate con ori falsi , e perchè 
per la novità dell' apparato si rese curioso, i Frati ve 1' hanno 
Lisciato. 

II convento poi è magnifico per quanto comporta la Regola,, 
e delizioso, perchè sta tutto circondato di' ameni giardini. Vi 
souo famose logge di fiori , e forse delle più belle di Napoli. 
Vi è una famosa libreria in tutte sorte di scienze accresciuta 
con diverse eredità e legati dei devoti , e fra questi il Canoni- 
co Gallacini vi lasciò la sua che non era disprezzabile, ed ulti- 
mamente il Regente de Marinis , che lasciò i Padri eredi del 
suo avere, vi uni la sua che in materia delle facoltà legali non 
aveva a chi invidiare. 



— 263 — 

Chiesta e Monastero di $. Teresa 

Tornando indietro per la medesima strada dell' Infrascata , 
c : imbatteremo nuovamente nel Palagio degli Studi o del lleal 
Museo , che tanto lungamente ed a ragione ci ha trattenuti. Uà 
quel punto , voltando verso borea , ci troveremo su la strada 
di Santa Teresa , che ora è ampia e di picciola salita , mentre- 
che intorno al 1810 si vedeva angusta ed erta per modo che la- 
sciava quasi in un fosso il lato cccidentale di queir edilìzio. A- 
van-zundo , poco più oltre , vedesi posta sopra capo al cammino 
la chiesa , da cui la strada prende il nume. 

Vi si ascende per una scalinata a due braccia , 'di pietra ve- 
suviana e ben alta , tagliata a t'orza nella grossezza dell' antico 
terrapieno; e dopo aver lasciato in mezzo alle scale la farma- 
cia, che i Frali Teresiani tengono com'è antico costume di molti 
monasteri della nostra città , si verrà all'ultimo riposo dove le 
due braccia della scala si riducono ad una , e qui sappi es- 
sere stata un tempo la piazza innanzi la chiesa. Sicché , guar- 
dando a rimpetto e da lato alla parte di sopra , la si troverà 
quasi a livello della cima delle case di terzo appartamento } 
e sopra di queste alquanto indietro si scorgono addossate al- 
tre case con i loro due o tre piani , le quali , sembra che di- 
cano: noi fummo un tempo nella commuuioue della strada sot- 
toposta , ed ora ci troviamo sì in alto , che sotto ci hanno ca- 
vato un grandioso e lungo cavone , adorno di case che non 
hanno sbocchi di dietro e sono come la crosta al ripieno della 
terra. Ora a tanta altezza , e con sì poco spazio non si può 
mirar bene il prospetto della chiesa , il quale per altro non è 
di notevole bellezza : ma potremo ben avvederci , che la porta 
è fiancheggiata da due non piccioli fusti di colonne di verde an- 
tico , non frequenti a trovarsi di quella perfezione e grandezza. 

La chiesa nell' interno si presenta all' occhio bianca di stuc- 
co , non molto grande , ma ridente per la rilevante volta. An- 
ticamente esser doveva più splendida, quando decorata di un al- 
ta soprastante cupola , veniva di colà a ricevere immensa luce 
sulla crociera, che ora è alquanto più cupa non ostante il bian- 
co delle mura. Quella cupola che quasi per altezza e forma , 



* ' — 264 — 

rassomigliava all' altra di S. Maria degli Angeli a Pizzofalcone, 
della quale si è ragionato nella descriziona di quella chiesa , 
da quattro lustri dietro dovette togliersi , perchè l'Architetto 
Giovangiacomo di Conforto , che nel principio del secolo deci- 
mosettimo la disegnò e diresse, non si avvide che il sovrabbon- 
dante peso ad edifizio di moderata grandezza , dovea far verifi- 
care 1' adagio che il soverchio rompe il coperchio ; e di fatti la 
cupola dopo due secoli si venne screpolando, che gli archi dai 
quali veniva sorretta , non potendo più tenerla , cominciavano 
a cedere , sicché fu forza porvi un coverchio più piccolo , che 
fu la scodella. Questa per verità è molto bassa, ed anche di 
fuori quando 1 * la si va a vedere, offre un aspetto così tozzo, 
che quasi sembra non esservi, l'are che il secondo architetto 
avesse voluto , pel troppo porsi al sicuro , correre all' estremo 
opposto -, e dove il primo , per dare sfogo al suo genio , volle 
far mostra di ardimento e sveltezza , l' altro ha dato prova di 
pusillanimità. 

Entrando nella chiesa , vedesi a dritta di lato alla porla un 
sarcofago con un mezzo busto di uomo vestito da cavaliere, dai 
capelli naturalmente arruffati e rigonfi. Egli è il Reggente Do- 
nato Antonio De Marinis , che fu detto If evangelista dei feu- 
di, pel nobilissimo comento che fece alle consuetud ; ni feudali , 
come ben dimostra l'iscrizione, tutta secentista, che non cre- 
diamo inutile qui riportare : 

D . o . M . 

THERESIAE . DIVAE . IMPERIO 

ACERRIMAE . PESTIS . VICTORI 

1UST1TIAE . VINDICI . CASTIMONIA . DOGE 

f GERMINO . SAPIENTIAE . TESTE . CLAMANTE . PRAELO 

ET . COETUS . CEO . MARIS . VIRTUTUM 

PRAECLARISSIMO . HAEREDl 

DONATO . ANTONIO . HINC . DE . MARINIS . INSCRIPTO 

QUI . lUDEX • PHAESES . ET . REGIS • A . LATERE . REGENS 

PRUDENTIAE . CALAMO . GESSIT . RElPURLiCAE . GESTA 

HOC . MARMOR . CONTINENS . MARE . PLURA . NON . CAPIT 

THERESIA . EX . VOTO . IIAERES . IIANC . TEX T . CORONAM 

ANNO . MDCLXV1II 



— 265 — 

E poiché siamo a questo , volgiamoci dall'altra banda della 
porta , ed all'altro sarcofago fermiamoci per alquanto ad osserva- 
re , se questa seconda iscrizione non sia ella piena di dignità e 
tristezza in quel concetto gradualo della polvere , dell' ombra , 
del niente. Non potendo non esserne mossi, abbiam voluto qui 
riportarla : 

d . o . m . 

AH I NOS . MISERI . QUID . AGIMUS ! FALLIMUR 

MORIMCR . VORAT . OMNIA , TEMNJS 

CRAS . FORSAN . FIES . PULV1S . ET . UMRRA . NlHIL 

VIRTOTIS . MONUMENTICI . SOLUM . REMANET 

OCTAVlUS . PATRITIA . GENTE . GUINDaTIUS 

M1SERRIMAE . SORTIS . HUMNlUM . NON . IMMEMOR 

TRAE . CETERIS . ATAVORUM . SARCOFAG1S . MORTALlBUS . UN.VERSIS 

HOC . SUB . GELIDO . MaRMORE . V1VUS . CLAMlTAT 

ANNO . REPARATAE . SALUT1S . MDCL1I. 

Questo sarcofago è fra gli altri il solo di meo retto disegno 
che si ritrovi in questa chiesa di quelli che sono con i mezzi 
busti di marmo uscenti in cornici rotonde , e che veggonsi con- 
dotti con una finezza e compimento che non vi si potrebbe ag- 
giunger di più. E se gli andremo un per uno considerando, tro- 
veremo in picciolo spazio espressi quella grandiosità e quello sfog- 
gio delle cose del seicento, senza esser punto vizioso; che la 
scuola delle arti si fa brutta nel meschino e nel leccato , piut- 
tosto che nei forti concetti alimentati dallo spirito di voler far 
mostra quanto ella può di sentito e di rilevato. 

11 cenotafio moderno che è da Iato della prima cappella a drit- 
ta della navata , con la iscrizione italiana , sembra per Io con- 
trario tutto quanto freddo , ancora che si fosse voluto anima- 
re con la immagine dell' addolorata signora espressa in basso- 
rilievo presso al letto di suo marito ; e I' architetto quantunque 
abbia cercato in qualche modo attenersi alla foggia pompeana, 
non è punto riuscito a dare molta sveltezza ed efficacia al suo 
compimento. Questo cenotafio è di Giuseppe Maria Ajerba d'A- 
ragona , Principe di Cassano, morto agli otto di Luglio 1837 con 
l'infermità del coltra, che non potendo perciò esser quivi sep- 



I 



— 2G6 — 

pelli to. gli fu dall'affettuosa moglie Maria Riario Sforza dei Marchesi 
di Corleto , fatta ergere onorata memoria in questa prima cap- 
pella alla dritta , dedicata a S. Niccola di B «ri , il cui quadro 
è una molta esatta copia qui posta in tuono dell' originale che 
era di Mailia Preti, il quale ebbe stile forte e severo. 

Nelle altre capppelle più innanzi dall' istesso lato, quella che 
segue, dedicala a S. Anna dalla famiglia Anastasio, ha tutte le 
dipinture fatte da Giuseppe Marnili , autore pesante e di non 
buon colorito*, ,1' altra appresso ha sull'altare il quadro di S. 
Giovanni della Croce, opera con molta franchezza condotta da 
Luca Giordano; gli affreschi di questa cappella sono bellissimi, 
e certamente delio stesso Giordano. Neil' altra, che è l'ultima, 
prossima alla crociera , vedesi il quadro della Visitazione, di no- 
bilissime ligure e di un colorito assai vivace ed ameno , lavoro 
di Fabrizio Sanlafede, sebbene l'insieme della composizione per 
l'atteggiamento di talune delle figure stesse, come dicono alcuni, 
non sia molto da lodare. Delle quali pitture non sappiamo per- 
chè non abbia parlato il nostro Celano. 

In quest'ultima cappella è pure una iscrizione del rinomato 
nostro giureconsulto Gaspare Capone, la quale dichiara il patro- 
nato , e il dritto alla sepoltura delia sua famiglia , conceduto- 
gli dai Frati dell' Ordine; eccone il tenore: 

GASPARE . CAPONIO . N . F . NEAPOLITANO 

CAUSSARUM . OL1M . PATRONO 

NUNC . XIV . VIRO . A . REGHS . CONSDLTATIONIBUS 

QUOD . AEDEM . DOMUM . C4LLEMQUE . PROPINQUUM 

AD .ARAM . OLYMPICAM . SPECTANTIA 

COENOBITIS . SDB . TUTELA . D1VAE . THERES1AE 

GRATUITO . OPERE . ENIXE . VINpiCAVERIT 

DEIN . BENEFACT1 . MEMORES 

LOCUM . SEPULTURAE . AC . PATRONATUM - SACELLI 

QUI . SUOS . ET . POSTEROS . SEQUERENTUR 

IN . PERPETUUM . DEDERE 

ANNO . A . C . M . MDCCGXXVI . 

Nei due laterali della prossima crociera veggonsi due gran- 
dissimi quadri che occupano tutto 1' alto del miro , il cui di- 



— 267 — 

pinto sembra a sfioccalura di colori gettali alla buona e non 
senza una particolare destrezza; essi sono ambedue di Giacomo 
del Pò , e I' uno , cioè quello a sinistra , rappresenta un vene- 
rabile Frate dell'Ordine , che con un Crocifisso in alto sta in 
mezzo alla battaglia de' Principi Cristiani contro ai Luterani nel- 
le parli di Germania. Mostra 1' altro il prossimo passaggio della 
Sacra Famiglia in un battello per le acque forse del Nilo , tutte 
ripiene (fi erbe e fogliami ed alberi da allietare la vista. 

Non s' immagini alcuno di trovare qui quel preziosissimo al- 
tare maggiore col suo ciborio che vi era un tempo , il quale è 
passato nella cappella del palagio del Re. Temporaneamente a 
quel prezioso altare si è surrogato altro di legno; però, di breve 
a quest'ultimo ne verrà sostituito uno di marmo , che si sta la- 
vorando secondo il disegno e colla direzione dell'architetto Nicola 
Stassano. 

Neh' alto del coro in fronte al riguardante vi è il gran quadro 
che fu opera di queir istancabile pittore Paolo de Malteis , rap- 
presentante Santa Teresa ad un canto che vede in estasi e la Ver- 
gine la quale dà il manto del Carmelo ad Eliseo : pare opera 
non molto bella pel colorito , non trovandosi in essa bastante 
finezza. 

Nei due Iati di questo quadro osservansi egualmente grandis- 
simi dipinti che sono di un Frate dell'Ordine: quello a dritta è 
la Nascita di N. Signore con moltissime figure d'intorno tutte as- 
sai bene distribuite, e l'altro a sinistra rappresenta I' arrivo dei 
Magi al presepio. Questo stesso Frate dipinse anche altri somi- 
glianti grandiosi quadri del martirio di S. Gennaro neIJa chiesa 
di S. Teresa in Torre del Greco ; nei quali è più forza di stile, 
ma meno esattezza e venustà di forine e fine/za di colorito , di 
quello che ne mostrano questi due , nelle cui figure , e special- 
mente in quelle dei Magi e del loro seguito , si vede abbia vo- 
luto imitare la foggia di (ito. Vincenzo Corso, nostro valente di- 
pintore, per esser tutte magnifiche e ben disposte. Osservasi so- 
lo nelle mezze tinte una cert' ombra come di fumo che quasi 
appanna talune bellezze, il qual uso era inerente come si sa quasi 
naturalmente alla foggia del dipingere di questo artista religio- 
so , che tutto occupava il suo tempo a bene dell Ordine cui ap- 



— 268 - 

partenne. Per verità se V occhio vuole , come suol dirsi , an- 
che la sua parte , debbonsi queste due opere reputare belle e, di 
molto merito per I' acconcia distribuzione delle moltissime ligu- 
re che vi si comprendono , e per la giusta gradazione che con- 
servano nella prospettiva , non meno che per la forza di luce 
serbala , che a preferenza si mostra nel quadro a dritta. 

N'dle due cappelle laterali all' aitar maggiore , in quella dal- 
la parte dell'Epistola è una nobile figura di S. Giuseppe con un 
Bambino per mano , che pare di bellissima scuola •, e in quella 
dalla parte del Vangelo, fatta con disegno del Cav. Cosimo. Fan- 
saga , sono figure di stucco dorato che rappresentano cariatidi 
o immagini di schiavi sostenenti il cornicione della picciola cupo- 
la dal nostro Gelano molto lodata, e che per verità atteso la stret- 
tezza del luogo , riesce opera alTascinata e carica di ornati. Vi 
è inoltre il quadro della Santa Istitutrice dell' Ordine che pare 
opera di Giovanni Batducci , e dicesi essere stata presa dal ri- 
tratto fattole da Frate Giovanni della Miseria in Ispagna. 

Non si aspetti alcuno di trovare dietro a questo quadro la 
statua d' argento di figura naturale della medesima Santa , ca- 
vata da quella di marmo dello stesso Fansaga, che era nel Con- 
vento dello stesso Ordine a Chiaja , ora detto S. Teresella , co- 
me lo stesso Celano ci fa sapere; perocché questa per le vicen- 
de del tempo è sparita , ed invece ve n' è una di carta pesta 
assai malamente condotta. Non sarà inutile il notare che il pre- 
sente quadro di S. Teresa , di cui si è ragionato , rappresenta 
la Santa in piedi, dove il Celano dice che era la Si ti la che ca- 
lava dall' allo ; il quale , se pure non è quello stesso che anti- 
camente vi era e che il Celano avrà forse malamente indicato , 
sarà slato pel suo merito tolto e recalo altrove. 

Sotto la volta dell' altare di questa cappella osserviamo quel 
picciolo colorilo a fresco tanto vivave , di figure quasi ter/igne, 
rappresentante la SS. Triade: è lavoro dello Scansioni, che era 
solito adoperare quella grande vivezza nel dipingere i manit del- 
le sue ligure , sopra tutto negli a fresco. 

Innanzi di uscir dalla chiesa , giova notare nell' ultima «■ap- 
pella a sinistra , di laio alla porta di entrata quella tela della 
Immacolata Concezione ; ella è certamente della scuola del £o- 



— 269 — 

limena. E qui non può farsi a meno di ammirare la gentile iscri- 
zione latina , posta sotto ad una. umetta di marmo nel muro 
da canto di quest'ultima cappella, per un fanciullo di sette ore, 
tanto desiderato da' coniugi Matteo Ferrante Marchese di Ruffa- 
nò , e Maria Antonia sua moglie ; può tenersi come esempio di 
buono stile lapidario : 

■ 

N1C0LAO . INFANTI . DESIDERAT1SS MO 

AB . UTERO . AD . SEPULCRUM 

SEPTIMA . VIX i EXPLETA . HORA 

ABREPTO 

URNAM . DOLOR1S . TESTE-M 

MATTHEDS . FERRANTIUS . R0FFAN1 . MARCHIO 

ET . MARIA . ANTONIA . MELZI . DE . ERIL 

M0EST1SSIMI . PARENTFS 

CONTRA . VOTUM 

FILIOLO . DOLCISSIMO 

PONENDAM . CURARUNT 

(? •• VI . IDDS • I4NUAR. 

AERAE . CHRISTIANAE . MDCCLXXVII. 

Di sopra alla porta della chiesa dalla parte di dentro è altro 
quadro del Giordano, rappresentante S. Teresa ferita dall'Angiolo, 
ma non è certo gran cosa. 

Non s abbia a credere che entrando ora alla sacristia avessi- 
mo a trovare il rinomato quadro di Andrea di Salerno, rappre- 
sentante la Deposizione , che , come si è detto , fu recato aglj 
Studi; invece vi è una bella antica tavola con la Vergine e due 
Santi da lato posti in campo d'oro , opera certamente del se- 
colo decimoquarto , di quelle dei tempi prossimi a Colantonio 
del Fiore: è collocata ora sopra la porta della saletta per la qua- 
le si passa nella sacristia. Ed in questa salelta medesima vi so- 
no due tele , cioè la Nascita , e l' arrivo dei Magi , di non 
molta grandezza, che diconsi esser del pennello dello Stanzio 
ni , delle quali due, una per fermo pare fosse sua, ed è quel- 
la precisamente della Nascila ; la seconda sembra appartenere 
lilla scuola di Andrea di Salerno. Va' altra opera nella sacri- 
Celano — Voi F. 3o 



— 270 — 

stia depna di esser notata è un Cristo con la croce in dosso , 
dipinto dal Buonaccorsi detto altrimenti Pierin del Vaga, opera 
squisitamente finita , poco meno del naturale. In una fascia , 
«he quella bella immagine ha di traverso sul petto, è scritto a 
cifre longobarde Ave Crux Sancta. 

Questo monastero è delizioso dalla parte interna essendo sta- 
to un tempo casa e giardino di delizia del duca di Nocera, com- 
perato poi nel 1602 per ducati quattordici mila dugento ottan- 
tacinque per opera di un predicatore fra Pietro Carmelitano che 
dette origine a questa casa. Nel giardino fu negli scorsi anni 
trovato un sepolcreto greco-romano che si estende molto in den- 
tro , incominciando dalle spalle del prossimo Museo ; e fu ar- 
gomento di una dotta memoria del Giustiniani. Il Romanelli 
che lo vide, dice esservisi rinvenuti vasi fittili, taluni dei qua- 
li belli ed eleganti , ed uno di nobil forma fu riposto nel Mu- 
seo. Nella bocca dei cadaveri si rinvennero antiche monete na- 
politano col toro a volto umano e con la greca iscrizione neo- 
folilon. Le tombe o urne speciali erano ripostele un su le altre. 
All' epoca dei Romani essendosi seguitato ad usare dello stesso 
sito per luogo di pubblico sepellimento, i tegoli di ogni urna o 
loculo non erano si grandiosi Cume quelli più antichi de'Greci, 
ma piccioli assai , bassi e gretti , posti di sopra agli antichi , 
e spesso questi essendo stati spogliali e tolte via le ossa vi si. 
erano collocati i nuovi cadaveri; onde in molti sepolcri di gre- 
ca costruzione non furono incontrati altri vasi o monete che 
quelle dei tempi romani , ed i vasi specialmente erano roizis- 
simi e mal formati. È da credere, che gente povera fosse po- 
steriormente quivi seppellita , la quale non curando la santità 
del deposito, secondo che la reltgion loro dettava , s' indussero 
a disturbare Je ossa degli antichi trapassati. 

Un tempo la libreria che questi religiosi avevano , era ric- 
ca assai e di gran pregio pei libri lasciativi dal canonico Gal- 
lacini e dal dottissimo Reggente de Marinis , della cui sepol- 
tura nella chiesa abbiam fatto menzione ; i quali libri poscia 
nella soppressione dell' Ordine per grandissima parte furon ri- 
posti nella graude biblioteca denominata Borbonica , e gli al- 
tri venduti. 



— 271 — 

Palazzo «le Principi di C imitile 

Ritornando alia strada di S. Teresa fatta animata e popolo- 
sa per le belle abitazioni che vi sono state fabbricate , si os- 
servii in alto il grandioso palagio dei Principi di (umilile, anti- 
camente dei Duchi di Atri , opera di Carlo Vanvilelli , fi- 
gliuolo del rinomato Luigi , non dispregevole per la massa de- 
gli ornati che presenta , ma affasciata molto e ridondante , che 
sente della esorbitante e viziosa scuola che l'aveva preceduta. 
Questo palagio, divenuto ora tanto superiore alla strada, non 
si può vedere comodamente , e I' occhio Io scorge di filo , sic- 
ché pare non avesse sua giusta posa , dove per contrario è as- 
sai bene inteso ed assettalo sopra di sp. Per salvare questo edi- 
lìzio , che pure è un monumento di arte , si è recato alla sot- 
toposta strada un picciol ridosso che segue immediatamente al- 
la chiesa, e destramente si è accordato col rimanente del cam- 
mino. Si accede ora a questo palagio per la strada denominata 
la Stella. 

Il Principe di Cimitile sin dai teneri anni invaghito degli stu- 
di bibliografici, ebbe in mente di formare una scelta e prezio- 
sa collezione di libri , la quale riunisse le più utili opere , che 
alla greca letteratura , ed alla latina servono di fondamento e 
sussidio, volendo fosse anche corredala di tutto ciò che formar 
potesse lo scopo delle curiose ricerche e dell' ammirazione de- 
gli amatori , specialmente per la squisita splendidezza degli 
esemplari. È riusciva al Principe di condurre a buon termine 
il suo disegno : talché poco rimane a desiderare a chi visita la 
sua biblioteca, ove le più insigni ed utili edizioni antiche e mo- 
derne dei classici e dei filosofi greci e latini sono state raccol- 
te, e veggonsi ordinatamente disposte con quel gusto ed elegan- 
za che può ricercarsi maggiore. Tra gli esemplari impressi in 
membrana primeggia il Plinio dell' Harduino in 5 volumi in fo- 
lio : e tra le cose rare , molte antiche edizioni del secolo deci- 
moquinto, e specialmente la famosa Bibbia del Moravo, la geo- 
grafia del Berlinghieri, 1' architettura militare del Marchi ( Bre- 
scia 1599 in fol. ) ; un antico codice di scelte poesie italiane , 
tra le quali son talune ancora inedite; il processo originale del- 



— 272 — 

Osservato questo cosi bel tempio e convento , si può tirare 
avanti nella piazza della chiesa di S. Maria della Verità dei 
Frati Scalzi Agostiniani ; e nell' entrarvi si veggono due stra- 
de, quella a destra va nella chiesa di S. Maria della Stella dei 
Frati Minimi di S. Francesco di Paola, della quale nel fine di 
questa giornata uè daremo notizia , per quella a sinistra si va 
al già detto convento deiFrati Cappuccini; ed in questa strada 
vi si veggono molti casini antichi , per ricreazione dei nobili , 
come dei marchesi della Gioiosa di casa Caracciolo , della fa- 
miglia Guindazzi ed «nitri che dicemmo di sopra. 

Vedesi a sinistra di questa piazza la bella chiesa di S. Ma- 
ria della Verità col suo ampio convento dei Frati Scalzi Ago- 
stiniani , della quale daremo qualche notizia circa la sua fon- 
dazione. 

Anticamente era questo luogo molto solitario e deserto ; vi 
era una chiesetta intitolala S. Maria dell'Olivo, ed una picco- 
la abitazione dove sene stava un fraticello da romito. 

Molti nobili spagnuoli che vivevano Religiosi sotto la Rego- 
la del Patriarca S. Agostino, vedendola alquanto rilasciata cir- 
ca l'osservanza, cercarono di ridurla alla esaltezza primiera, e 
cosi si fecero vedere scalzi, tosi e con abiti riformati, ma ric- 
chi di una divota povertà. Uno di questi buoni Frati detto Fra 
Andrea Diez, giunse in Napoli, e capitò nel convento di S. Ago- 
slino. Il modo dell' abito che spirava divozione invogliò molti 
di quei Frati d'imitarlo nel vestire, ed anche di abbracciare il 
modo di vivere, come di perfetto Religioso e vero figlio del di 
loro gran Padre S. Agostino; che però il P. M. F. Ambrogio 
Staibano, F. Andrea Foglietta, Fra Andrea di S. Giob ed altri 
vestiti d' abiti rozzi ed umili come quelli del P. Fra Andrea 
Diez, e spogliandosi d' ogni cosa e ponendo in comune quanto 
avevano , avuto in concessione la già detta chiesuccia di Santa 

la congiura di Macchia, ed ancora molti altri manoscritti ador- 
nano ed arricchiscono questa preziosa collezione, che come tale 
è da riguardarsi per la utilità letteraria. 



- 273 - 

Maria dell'Oliva, e stimando il luogo atto per Frati eremitani 
di S. Agostino, raccolte dalla pietà dei Napolitani molte limo- 
sine , vi fabbricarono un piccolo convento. Per 1' esemplarità 
della vita che menavano fu questa nuova congregazione appro- 
vata dal P. Generale dell' Ordine ; indi la Santa memoria dì 
Papa Clemente Vili avuta certa contezza delle virtù e fervore 
di spirilo di detta congregazione , non solo la confermò , ma 
volle chiamarsene istitutore , dotandola di molte grazie, come 
dai Brevi apparisce , e da questo tempo , che fu circa I' anno 
1598, si principiò a dilatare per quasi tutta l'Europa. 

La bontà di questi Frati inlenta tutta all' aiuto delle anime, 
e particolarmente nelle scuole che fondarono della mortifica- 
zione , obbligò la tenerezza dei Napolitani a desiderar la loro 
santa pratica. La chiesa però era angusta : non mancarono li- 
mosine con le quali fu non solo la chiesa, ma anche il conven- 
to ingrandito nella forma che ora si vede. Fu principiato col 
modello, disegno ed assistenza di Gio. Giacomo Conforto, che 
poi edificò quelli dei Frali Scalzi Carmelitani , come si disse , 
emendando in quella alcuni difetti conosciuti in questa ; altro 
ora non vi manca che la cupola : vedesi tutta posta in istucco 
ben lavorato. 

Nel maggiore altare vi sta collocata la divota ed antica im- 
magine , col titolo di S. Maria della Verità ; nel cappellone 
della Croce dalla parte dell' Epistola , dedicata a S. Nicolò da 
Tolentino , il quadro che vi si vede è opera delle studiate e 
delle prime del nostro Luca Giordano ; quella che sta nelf al- 
tro cappellone, dalla parte dell'Evangelo, e del nostro Giusep- 
pe Manilio, della prima maniera che usava. Dalla parte dell'E- 
pistola il quadro dove sta espresso S. Tommaso de'Villa Nova, 
è similmente del Giordano ; l'ultima cappella della famiglia 
Schipano, dedicata al glorioso S.Francesco di Paola, tutte le di- 
pinture che ella ha, così ad oglio come a fresco, sono de! pen- 
nello del cavalier Mattia Preti , detto il Calabrese. Il quadro 
che sta nella cappella dirimpetto a questa è dello stesso. 

Vedesi un pergamo che forse è dei più bjlli che in questo 



- 274 - 
genere sieno in Napoli; egli è tutto di legname radice di noce, 
e considerato bene , vedesi come la natura sa scherzare nelle 
piante medesime , vedendosi in esso figurine, piante, paesini , 
animalucci che paiono fatti col pennello: questa fu opera di un 
tal maestro Agostiuo , e l'Aquila che sta di sotto fu opera di 
Gio. Conti. 

Vi è una bellissima Sagristia con gli armarii tutti di noce, 
nobilmente intagliati da un Frate Laico di questa congregazio- 
ne, con varie storiette di basso rilievo. Vi si conservano in que- 
sta molte insigni reliquie, e sono : 

Un pezzo del legno della Croce in forma di Croce che è po- 
co meno d' un palmo ed è un' oncia largo. Una Spina della Co- 
rona del Redentore ; una parte d'osso della destra di S. Gio. 
Battista , un altra di S. Stefano Protomartire , di S. Giacomo 
Apostolo, di S. Luca Evangelista; una particella della veste di 
porpora posta per ischerno al Redentore , ed anco della veste 
bianca ; una parte del cingolo della Vergine ; una parte della 
corda di S. Gio. Battista ; il pollice della destra di S. Anna. E 
queste reliquie pervennero in questo modo ai Frati: 

Un giovane chiamato Selim, figliuolo di Maumet lmperator 
dei Turchi e di Elena Paliologo , tocco da Dio , sen fuggi dal 
padre circa gli anni 1611 , si portò in Roma e ricevè il santo 
Battesimo , e fu chiamato Francesco Ottomano ; la madre di 
nazione greca avendo avuto notizia della risoluzione del figlio, 
f inviò per un Sacerdote Raguseo le già dette Reliquie con le 
sue autentiche. 

Essendo questo signore per cagion di curiosità capitato in 
Napoli circa 1' anno 1625 , si affezionò a questi Frati ; in una 
notte, come si raccontava dai vecchi Frati di questo convento, 
vide in sogno la madre S. Monica che li diceva : partecipa que- 
ste tue reliquie a questi miei fratelli , mostrando due Frati di 
quest'Ordine; e detto questo, spari. Alzatosi dal letto il matti- 
no, e ruminando il sogno si fece alla finestra della sua camera, 
e vide passar due Frali che andavano questuando , e li raffi- 
gurò per quelli che nella notte aveva veduto in sogno , per Io 



- 275 - 

che donò ai Frati le reliquie suddette, delle quali dai Frati se 
ne conserva l' autentica ed istrumento di donazione , stipulato 
ai 25 di agosto del 1625. 

Vi è ancora un' altra Reliquia di S. Tommaso da Villanuo- 
va donata ai Frati da D. Giovanna Francipani della Tolfa Du- 
chessa di Gravina, madre dell' Eminentissimo Cardinale di San 
Sisto Ursino , ora degnissimo Arcivescovo di Beuevento. 

Il convento poi è molte allegro , ha molte amene vedute e 
giardini , ed è capace per centinaia di Frati : conserva ancora 
una comoda libreria. 

Chiesa di S. Ilaria della Verità 

Lasciato il palazzo Cimitile , giunti allo sbocco della strada 
della Stella, entra remo verso tramontana in quella di Materdei, 
ed indi volgeremo a sinistra per visitare la chiesa che s'intitola in 
S. Maria della Verità, chiamata comunemente S. Agostino degli 
Scalzi, col qual nome è più conosciuta. Ci hanno un convento 
alcuni Frati di S. Agostino Riformati, introdotti presso di noi il 
18 giugno 1592 da P. Andrea Diez, che da Spagna dove nacque 
qui portò la riforma. Si vuole che l'abito usato da loro fosse della 
vera forma di quello onde si ammantò 8. Agostino , quando ai 
tempi di Arcadio ed Onorio imperatori si ritirò nei deserti del- 
l'Africa, poco appresso seguito da centoventidue romiti. Nel 1599 
Papa Clemente Vili approvò questa riforma spagnuola , confer- 
mata e privilegiata dappoi da Paolo V nel 1613 e 1620, da Ur- 
bano Vili nel 1631 e 1636, e da Innocenzo X nel 1646. 

Il convento e la chiesa furono cominciati coli' opera di Frate 
Andrea da S. Giovanni, e con le limosino dei Napolitani, sui di- 
segni del nostro architetto Giangiacomo Conforto nell'anno 1600. 
Sopra la porta maggiore del tempfo fu apposta questa leggenda 
nell' anno che venne aperto ai divini uffici : 

TEMPLUM . S . MABIÀE . VERITAT1S 

VERAE . DEI . MATUIS 

A . DISCALCEAT1S . OHDlNlS . EBEMUARUM . DlVi . AfGUSTlM 



— 276 — 

EXT RU CIUM 

MOX . INTERIORI . OPERE . GRAPHITE . EXORNATUM 

NE . Q01D . PRORSUS . AD . DECUS . DEESSET 

IPSIMET. PP . ENIXE . CURANTIBUS 

ANTONIUS . DE . PEZ20 . SDRRENTINUS . ARCHIEP1SCOPUS 

SACRO . RITO . SUB . INNOCENTIO . X • CONSECRAV1T 

PR1DIE . KAL . FEBRUAR11 . ANN . SAL . MDCLUI . 

Nella prima cappella a destra , della famiglia Schipano , ve- 
desi un dipinto del Cav. Calabrese, rappresentante un S. Fran- 
cesco di Paola ; ed i laterali con un S. Girolamo ed un S. Ni- 
cola da Tolentino sono dello stesso pennello. 

Nella seconda cappella intitolata a S. Gennaro vedesi sopra 
una mensoletta il ritratto in marmo del nostro onorando giure- 
consulto Michele Vecchione, e sotto una lapide con questa epi- 
grafe : 

MICHAELIS . VECCHIONI 

D1V1NARUM . HUMANARUMQUE . LEGUM. SCiENTlA . ET . LITTERIS 

INTER . 1LLDSTR10RES . NEAPOLITANI . FORIS . ADVOCATOS . ADCENSENDl 

QUI . MUNERIBUS . VARUS 

• N • SDPREM1S . S1C1LIAE . CISFRETANAE . TRIBUNALlBUS . PERFUNCTUS 

ED1T1S . V0LUMINIBUS . TUEND1S . PRAESERTIM . REGUS . 1URIBUS 

ABST1NENTIA . 1NTEGRITATE . DOCTRINA 

ENITUTT 

V1X1T . ANN . LXIV. 

OB11T . PRID . NON . FEBR . ANN . MDCCC. 

CAROLUS . PARENTI . OPTUMO . P. 

Nella terza cappella seguente , il S. Tommaso da Villanova è 
una delle pregiate opere di Luca Giordano. 

Dopo l; altare del Crocifìsso allargasi la crociera della chiesa; 
sull' altare a destra vedesi della medesima mano un altro S. Ni- 
cola da Tolentino , e 1' osservatore potrà da sé in buona con- 
giuntura fare il confronto sopra un simil subbietto tra il pitto- 
re napolitano ed il calabrese. Dall'altro lato, la tela con S. A- 
gostino è di Giuseppe Marnili. 

Su le mura del coro son dipinti due quadri coli' Annunzia- 



- 277 - 

zione e la Visitazione della B. Vergine, che son fattura di Gia- 
como del Po, ed ancora la Natività di N. S. e 1' Adorazione dei 
Magi, immaginose e vaste composizioni di Andrea d'Aste» 

A' lati dell' aitar maggiore si debbono notare due sepolcri in 
marmo , del passato secolo , con medaglioni su cui rilevansi i 
ritratti di due personaggi che vi sono deposti. Una di tali memo- 
rie fu innalzato nel 1720 dalla pietà del nipote a Fra Celestino 
Labonia Vescovo di Montemarano : e I' altra nel 1760 fu fatta 
scolpire dal nipote e dal fratello in ricordanza degli alti uffizi so- 
stenuti in vita da Marcello Papiniano Cusano , che morì Arci- 
vescovo di Palermo. 

Nella cappella di S. Monica, sul quadro che rappresenta que- 
sta Santa vedesi pure effigiata la Madonna della Consolazione 
detta della Cintura. 

S' ignorano gli autori dei dipinti nella cappella di S. Anna ; 
ma nell' ultima il quadro che rappresenta S. Maria di Costanti- 
nopoli, con S. Rosalia, S. Giuseppe, S. Gennaro e S. Rocco, è 
lavoro del Calabrese ; e fu fatto per voto dopo la feroce peste 
del 1656. 

II pergamo fu intagliato in radice di noce da Giovanni Con- 
ti, ed è uno dei più belli delle chiese napolitane. 

Sono del pari da ammirare in sacristia gl'intagli de' begli ar- 
madii con bassirilievi denotanti varie azioni della vita di S. A.* 
gostino e di S. Monica, che furono lavoro di grande pazienza e 
abilità d' un Fratello laico di cui non abbiam potuto rintraccia- 
re il nome. Nella quale sacristia, entrando, vedesi sopra la porta 
I antica tavola di S. Maria della Verità , che era dapprima sul 
massimo altare: ed a sinistra vuoisi mirare una gran tela dei' 
primi anni del secolo decimosettimo, dove è figurato un Cristo 
in croce quanto il vero. 

Fra questi Frati nella metà del passato secolo fiorì per l'ora- 
toria sacra il P. Ignazio della Croce. La sua eloquenza e la pie- 
tà che ispirava lo rendettero celebre ; ed anche noi a perpe- 
luarne la memoria , qui riportiamo 1' epitaffio onde fu onorato 
il suo sepolcro presso i gradini dell'altare nella grande cap* 
pella della crociera dalla parte del Vangelo : 

Celano ~ Voi. V 36 



- 278 - 



EGNATII . A . CUCCE 
♦ DISCALCEATCEM . DIVI . AUGCSTINI . SACERD0T1S 
P1ETATE . DOCTRINA . MODESTIA . AD . MI R ACCLUSI 

INTER . SCOS . ORNAI ISSIMI 

ELOQCENTIA . VERO . ET . SACRARUM . L1TERARCM 

SCI ENTI A 

CUM . PAUCIS . AETATIS . SCAE . COMPARANDI 

EAQUE . GRATIA . INTER . SUMMOS . CONCIONATORES 

ET.REG1I.NEAPOLIT. LYCEI . PRIMARIOS . PROFESSORES . RELATI 

EHEU . CINERES . HEIC 
IOANNES . 10SEPH . A . CRUCE . EIUSDEM . ORDINIS . SACERDOS 

GERMANCS . FRATER . MINOR 
* 1NCONSOLAB1LIS . CONDÌ . VOLC1T 

ANNO . AERAE . CHRISTIANAE . MDCCLXXXIIII. 

Neil' uscire di questa chiesa, al lato destro della porta, dalla 
parte interna , vedesi in una nicchia un busto in marmo più 
grande del vero. Notate V altera espressione del capo, egli abiti 
principeschi che usava la nobiltà sul cominciar del secolo pas- 
sato. Eppure l'aria fastosa del defunto non si accorda con P u- 
millà dei sentimenti di questa brevissima epigrafe che vedesi 
intagliata sotto dell'urna: 

lOSEPn . ROVIGNO . UMBRIATICI . MARCHIO 

IN . AV1TAE . PIETATIS . MONDMENTDM 

ET . FCGACIS . V1TAE . SERIS . NEPOTIBUS . DOCCMENTCM 

Dall' opposto lato anche presso la porta è un monumento di 
modesta architettura che il Marchese di Pescara e di Vasto fe- 
ce innalzare nel 1674 a suo figlio D. Buonaventura d' Avolos 
d' Aquino, che morì in detto anno Frate Agostiniano Scalzo. Ad 
esprimere in brevi sensi la caducità dell' umana vita , vediamo 
ripetute nell'epitaffio quelle parole: Pulvis Umbra Nihil , che 
già notammo nella chiesa di S. Teresa incise sul sepolcro di 
Ottavio Guindazzi. 

Da ultimo, sul pavimento della grande nave, e propriamente 
al centro di esso , evvi 1' antica sepoltura dei monaci con que- 
sta iscrizione : 



— 279 — 

Osservato questo luogo , si può tirare avanti e si trovano 
nel fine di questa piazza due strade, quella a destra tira verso 
la S. Annunziata, detta V Annunziatela di Fonseca, parocchia 
di questo quartiere ; quale fu fabbricata a proprie spese dal 
Cardinale Decio Carafa; poscia è stata rifatta a spese di paroc- 
chiani : dicesi a Fonseca, perchè questo era un territorio del- 
la mensa Vescovile , e da questa fu conceduto a censo a Ugo 
Fonseca, e dagli eredi di questo fu succensuato a diversi quan- 
do si principiò ad abitare questo quartiere , che fu dopo t in- 
venzione della Sacra Immagine di S. Maria della Sanità, come 
a suo luogo se ne darà notizia. L' altra strada a sinistra va 
nell' altra parte del borgo detto di Mater Dei. 

Passata questa strada, a sinistra vedesi il palazzo fabbricato 
dal gran Filosofo e più volte Protomedico Mario Sciupano, che 
sepolto ne sta nella cappella da lui fondata nella detta chiesa 
di S. Maria della Verità ; quest' uomo versato in ogni scienza 
e pratichissimo nelle lingue araba e greca , non seppe elige- 
re aria più perfetta di questa in Napoli per la sua abitazione. 
A questo famoso letterato drizzò tutte le sue lettere Pietro 
della Valle mentre pellegrinava per 1' Oriente ; ha lasciato 
molte opere scritte, ed in verso ed in prosa, né volle darle al- 
la luce mentre viveva, dicendomi un giorno mentre lo esorta- 
va a non privar la repubblica letteraria di queste utili conso- 
lazioni: No, amico, il mondo che corre è fatto pur troppo go- 



DISCALCEATI . FRATRES . AUGUST1NIANI 

QUORUM . DUM . V1VERENT 

INDIVISA . FUIT . ET . UNANIMIS . CARITAS 

IUNCTIM . HEIC . QUOQUE . NaCTÌ 

COMMUNE . IN . PACE . CORISTI . REQUIETORIUM 

ECCE . NUNC . IN . POLVERE . DORMIUNT 

EXPECTANTES . BEATAM . SPEM 

TU . QUI . LEGIS 

ALTERNA» . IN . CURISTO . REQUIEM 

AN1MABUS . PIENTISSIM1S 

ADPRECARE. 



i 



— 280 — 
loso, non brama che saporosi intingoli, però lascio queste mie 
cose ai miei eredi , acciò che se loro venisse in capriccio di 
mandarle alle stampe , io non possa sentirne le censure , e gli 
affezionati miei potranno aver motivo di difendermi con dire 
sono parti pupilli di Mario. 

In questa casa vi si conserva una erudita libreria, e fra gre- 
ci ed arabi. 

Passata questa casa , veggonsi due altre strade , quella a de- 
stra va alla parrocchia suddetta e cala poi alla strada dei Ver- 
gini , e quella a sinistra va alla chiesa di Mater Dei , servita 
da Frati Serviti. Chiamasi Mater Dei a differenza della Madre 
di Dio dei Frati Carmelitani Scalzi. Venne questa chiesa fon- 
data nell'anno 1585 da un Frate Agostino de Juleis napolitano 
dell'Ordine dei Servi di Maria ; ma perchè nella fondazione 
non era che una piccola cappella , ed il convento non era ca- 
pace che di due Frati , dal Maestro Gio. Battista Mirto dello 
stesso Ordine , fu ampliata la chiesa nella forma che si vede, 
ed il convento ridotto ad abitazione formata per quantità di 
Frati. 

Passata questa strada , vedesi il Conservatorio dedicato a 
Santa Agata eretto dalla comunità degli Orefici ed argentie- 
ri, e vi chiudono le loro figliuole quando vogliono essere spo- 
se di Gesù Cristo, e mantenuto viene dalla stessa arte. 

Chiesa ParroccliIaSe di S. Alarla Mater Dei 

Visitata l'ampia ed ornata chiesa degli Agostiniani Scalzi , 
volgendo verso borea, troveremo l'altra luminosa e ben mante- 
nuta di Mater Dei, che dà nome al colle ed alla contrada. L'ori- 
gine della sua costruzione rimonta all'anno 1585, come ricava- 
si dall' Eugenio (1) : ma dai PP. dell' Ordine dei Servi di Maria 
fu al 1777 rifatta nella forma che si vede. Avvenuta la soppres- 
sione degli Ordini monastici, e convertito il sacro edifìzio ad uso 



(1) Nap. sacra pag. 602. 



- 281 - 

profano, ebbe a soffrire quei guasti che sogliono essere la con- 
seguenza di luogo e totale abbandono. Di fatti fu tolto dall'al- 
tare maggiore il quadro che rappresentava laB. Vergine in glo- 
ria, e sotto S. Agostino e S. Gregorio Papa, non che i due la- 
terali rappresentanti due Santi dell'Ordine, opere di Ferdinan- 
do Cipolla, del quale era pure il Crocifisso nella cappella della 
Crociera dal lato dell'Epistola. Sparì eziandio il dipinto di Ma- 
ria Addolorala , uscito dal pennello del Solimena : nò più si 
veggono i laterali di Paolo de Matteis , esprimenti Gesù che si 
licenzia dalla Madre, e la Deposizione dalla Croce. La stessa 
sirte ebbero alcune tele di Lorenzo de Caro , fra le quali una 
Sacra Famiglia , situala dove oggi è 1' Annunziata del nostro 
Maldarelli, unico quadro da considerarsi in tutta la chiesa. 

Trovandosi il soppresso monastero addetto in sulle prime ad 
uso di Caserma di soldati e quindi a Padiglione delle vedove 
dei militari, fu la chiesa noi 1842 per Sovrana concessione ria- 
perta al divin culto, e con l'approvazione dell'Emo. Cardinale 
Arcivescovo intitolala a Maria SS. dell' Amore. Coi mezzo di ab- 
bondanti limosine e per le cure del Sacerdote napolitano D. Fi- 
lippo d'Antonio, che vi faceva da Rettore, e di altri pii collet- 
tori, vi furono fatti considerevoli immegliamenti fino al 1852, 
tempo in cui trovavasi ancor priva di molte cose indispensabili, e 
con ispecialità di convenevoli suppellettili sacre. Vacata in quel» 
l'anno la Parrocchia dell'Annunziatela a Fonseca per la morte 
del Parroco titolare Riccardi, piacque al zelantissimo Cardinale 
Arcivescovo Ria rio Sforza, per ragioni ben viste ed affacenti alla 
cura delle anime, e previo Sovrano Beneplacito, di dividere in due 
la troppo estesa Parrocchia di Fonseca, ed erigere in nuova Par- 
rocchia questa chiesa della Madonna dell'Amore coll'antico titolo 
di Materdei. Nel dì 31 agosto del detto anno 1852 , dopo tutte 
le canoniche legalità di concorso e le formalità consuete , da- 
vasi il possesso al nuovo e primo Parroco di essa Reverendo 
1>. Vincenzo Nardo , Confessore napolitano. 

L' lllmo. e Rmo. Monsignor Vescovo Raffaele Serena , Cano- 
nico Presbitero del Duomo di Napoli, volle dotarla mediante una 
partila d' iscrizione sul Gran Libro di annui ducati trecento , 



- 282 - 

cioè dugento per congrua parrocchiale, e cento per la quotidia- 
na Messa del Parroco, eccettuando \e sole Messe prò populo. 

Degno di sommo encomio è il Rdo. Parroco Nardo per l'ope- 
rosità e lo zelo che appalesò a prò' della chiesa , affin d' ottenere 
dall'Emo. Corpo della Città di Napoli il ristauro delle fabbriche 
e la riduzione di esse ad uso di Parrocchia, mancandovi il Batti- 
stero, la Custodia pei Sacri Olii ed il Sacro Ciborio nel massimo 
altare, oltre ad alcuni quadri nelle cappelle, e quant' altro torna 
superfluo di qui notare. Basterà dire, che ottenute le somme ne- 
cessarie, ogni cosa in brevissimo tempo fu posta in opera con 
saggio risparmio e col maggiore possibile ornamento. Al che 
contribuì del pari con lodevole premura il noto architetto Giu- 
seppe Nardo , fratello del prelodato Parroco. 1 sei altari , cioè 
il maggiore, i due della crociera e quelli delle tre cappelle mi- 
nori sono di marmo', scolture di semplicissimo, ma ben eseguito 
disegno. Spaziosa e decorata è la sacristia, dove è un altare anche 
di marmo. La chiesa è servita con la più zelante esatte/za, ed 
ha preso posto tra le migliori parrocchiali della Metropoli. 

Palazzo Medici oggi del Marchese di S. Giovanni 

Uscendo dalla chiesa di Materdei , vedesi di prospetto il pa- 
lazzo che fu della famiglia Medici di Giugliano, passato per di- 
ritto testamentario all' attuale Marchese di S. Giovanni Cavalier 
D. Vincenzo Bianco. Fu edificato verso la fine del secolo deci- 
mosesto , ma nel susseguente venne ingrandito ed immegliato. 
Per le cure e pel genio dell'attuai possessore figura tra i migliori 
della contrada. Pochi palazzi di Napoli vantavano come quello 
di Medici una scala più bellamente e comodamente formata in 
picciolo spazio con grandi riposi , e decorati nelle volte di af- 
freschi e di altri ornamenti. 

Neil' appartamento abitato dal Marchese meritano essere con 
attenzione osservati tra i migliori quadri i seguenti : Una Sacra 
Famiglia dipinta sopra tavola di palmi due meno un quarto per 
uno e quarto dell'immortale Raffaello Sanzio da Urbino — Idem, 
sopra tavola di un palmo per otto decimi, di Schidione — Idem, 
sopra agata sardonica di Pietro Buonaccorsi , detto Pierin del 



- 283 - 

Vaga — ■ Assassini che arrestano una carrozza di viaggiatori, di- 
pinto sopra rame di palmi due meno un quarto per un palmo 
e sette decimi , di Wuovermanz — Tre grandi dipinti che rap- 
presentano, cioè, la Decollazione di S. Gennaro — il Ricco Epu- 
lone — 1' Assassinio di Ammone , usciti dal pennello del vaio- 
roso Mattia Preti, detto il Cav. Calabrese, quadri di molto pre- 
gio, dei quali parla il De Dominici — UnS. Francesco di Paola 
di grandezza quanto il vero , dipinto sopra tela da Salvator Ro- 
sa — Un Lot di Lanfranco , di grandezza uguale a quello delia 
Decollaziooe di S. Gennaro — Vi si osservano eziandio molti di- 
pinti di buona scuola , fra quali un Salvatore ed un'Addolorata 
di Carlino Dolce — Una Sacra Famiglia, di Berettini, ed altri di 
scuola Romana e Veneziana. Quel nobile appartamento non man- 
ca infine di una scelta biblioteca. 






Chiesa e Ritiro di S. Raffaele 



Questa chiesa fu la prima in Napoli ad essere intitolata all'Ar- 
cangelo Raffaele, nell'anno 1759. Venne edificata su i disegni del- 
l' architetto Giuseppe Astarita con la prossima casa per rinchiu- 
dervi donne che avessero voluto lasciare il vivere disonesto ; e 
vi erano mantenute mercè le limosine dei Napolitani. Questo isti- 
tuto di beneficenza luminosamente dimostra quanto fosse gradi- 
to a Dio il pio proponimento di alcuni zelanti Sacerdoti % fra 
quali il Canonico Marco Celentano , ed il Canonico Michele Li- 
gnote, fratello del fu Presidente della R. Camera D. Pietro, an- 
tesignano di questa grand'fopera e precipuo benefaltore di essa. 
Bastò il loro esempio per dare un grande impulso all'inarriva- 
bile pietà dei Napolitani che colle facoltà loro accorsero alla co- 
struzione di questo sacro edilizio, sulla porta del quale alla via 
di fuori si legge : 

TEMPLUM . AUGUSTUM . OBSEQUIUM . IN . ARCHANGELUM 

RAPHAELEM . DIVAMQ. MARGIIERITAM . CORTONENSEM 

QUO . MULIERES . A . PECCANDI . DEFORMITATEM 

AD.POENITENDCJM . VITAEQCE.HOiNESTATEM.AMPLECTENDAM 

PRONAS.AMBORUM. PATROCINIO. EXCITENT.ATQUE.TUTENTUR 

VrRORUM . QCORUNDAM . P1ENT1SS1MI . SUB . TUTELA . AC . FIDE 



I 






- 284 - 



CARDINALIS.SERSALIS.P0NTIFIC1S.NEAP0UTANÌ.C0NSTRUENDUM 
CURAVERUNT . ANN. MDCCLIX. 

Il dipinto sul maggiore altare che figura I' Arcangelo Raffae- 
le in aria e sotto alcune Suore in atto di orare, è lavoro della 
scuola del Bonito, di cui è il quadro della cappella dalla parte 
dell' Epistola , rappresentante S. Margherita da Cortona. 11 di- 
pinto dell'Addolorata è di un discepolo di lui. Nel pilastro che 
sostiene la piccola cupola dalla parte dell'aitar maggiore in 
corna Evangelii, evvi una grande scarabattola chiusa a lastre di 
cristallo, nella quale sta riposta la statua dell'Arcangelo col pic- 
colo Tobia , che richiama , specialmente in ottobre di ciascun 
anno , numeroso concorso di fedeli. ( 

Attualmente nel pio luogo, tra le donne tornate a virtù , so- 
no unite anche vedove ritirate ed oneste giovanette , sotto la 
regola dei PP. Serviti. Vi si contano circa sessanta tre oblate e 
sessantuna educanda, a ciascuna delle quali sono assegnati car- 
lini ventiquattro al mese. Si esercitano ii\ vari lavori propri del 
loro sesso, e per particolare profitto di ciascuna, e per lo am- 
masuamento delle così dette recluse interne , le quali v' impa- 
rano anche a leggere e scrivere. 

Chiesa dell' Immacolata Conce ziouc a Matcrdcì 

Accanto del R. 1 Educandato di Maria SS. Immacolata del qua- 
le appresso diremo, è la chiesa coli' attiguo Conservatorio sot- 
to lo stesso titolo. Fu fondata dal P. Pepe, Gesuita, nel 1743 per' 
alcune povere donzelle , che da lui adunale allogò in una casa 
presa a pigione dal Principe di Ruttano •, ma avvenuta la sop- 
pressione dei Gesuiti, il Re le pose sotto I' immediata sua pro- 
tezione, dandole per amministratore un magistrato togato. Fat- 
to Governatore e direttore spirituale di questo pio luogo il Sa- 
cerdote I). Domenico Maria Ventapane, Canonie»; della Metropo- 
litana chiesa di Napoli , si die egli <ion tanto '.zelo a dirigerlo, 
che in breve tempo divenne uno dei ragguardevoli RUiri dì don- 
zelle della Città, e certamente il più utile per avervi introdotta 
anche la scuoia normale per loro istruzione. Attualmente il Con- 



— 285 — 

servatorio è ampio e ben tenuto, e conta circa cinquanta obla- 
te e molte alunne. 

La chiesa, di semplice ma ben eseguito disegno, ha sei cap- 
pelle con altarini di marmi commessi , e quadri di mediocre, 
pregio, d' ignoti autori. I migliori sono una Sacra Famiglia ed 
un S. Lazzaro nella seconda e nella terza cappella a dritta. Sul 
maggior altare fregiato di begl'intagli anche marmorei è una nic- 
chia con dentro una statua della B. V. titolare e tutelare del 
luogo j adorna di corona ed aureola stellata di argento , lavoro 
di buon autore del passato secolo. 

Di lato allo stesso altare son due monumenti sepolcrali; quel- 
lo dal Vangelo fu posto in memoria di Carmine Ventapane, fi- 
glio di Francesco, che fu governatore del Conservatorio , morto 
a marzo del 1772 , e sepolto in S. Efrem Nuovo. Ma per ispe- 
ciale concessione vennero le sue ceneri trasportate in questa 
chiesa nell' anno 1813 , come si ha dalla leggenda sottoposta al 
medaglione nel quale è scolpito di mezzo rilievo il busto del 
defunto. 

Dalla banda dell' Epistola è un monumento quasi di pari di- 
segno, innalzato a Monsignor Domenico Maria Ventapane , figlio 
di Carmine, patrizio milanese, che da Canonico, come dicevamo 
più innanzi , del nostro Duomo, fu Vescovo di Teano , Prelato 
domestico, Assistente al Soglio Pontificio , e Governatore dello 
Stabilimento in parola, ed il quale morì a luglio del 1830, sic- 
come leggesi nella lunga iscrizione incisa sulla faccia del basa- 
mento. 

Presso l'altare della cappella a destra sul pavimento è la se- 
poltura gentilizia della nobile famiglia Serra dei Duchi di Cassa- 
no, con questa epigrafe : 

JOSEPH . SERBA . DUX . CASSANENSIUM 

HOC . SEPDLCRDM . SIBI . SD1S . UXORI . B. M. ATQUE . AGNATIS 

PARAVIT . ANNO . SALUT1S . MDCCCXXXHJ. 

UT . QUI . VITAM . 1UNCTIM . SEMPER . VIXERUNT 

IUNCTI . QUOQUE . POST . MORTEM . QUIESCERENT . IN . PACE 

QUI . LEGIS 
DORMIENTIUM . ANIMABUS 
BONAS . PRECES . PRECARI. 

Celano — Voi. V. 37 



— 286 — 

H?alc Bi'dcicmulnto di Maria SS. Immacolata 
a 8. Efrcm Nuoto 

Fra i grandi Stabilimenti di educazione femminea che tanto 
onorano la Capitale è il Real Collegio della Concezione nella 
strada S. Raffaele, capace di centocinquanta alunne, meglio ad- 
dimandato Reale Educandato di Maria Santissima Immacolata a 
S. Efrem Nuovo. Fu questo sovranamente approvato con Real 
Decreto del 4 di giugno 1850 , ed aperto al 1 novembre dello 
stesso anno. Non è da dire con quanta premura ed instancabile 
operosità si fosse adoprato a fondarlo Monsignor D. Raffaele 
Carbonelli dei Baroni di Letino , Vescovo di Retsaida , perchè 
qualunque encomio sarebbe di gran lunga inferiore alle lodi che 
gli sono meritamente dovute. 

Il quale Regio Educandato nella parte religiosa e disciplina- 
re dipende dal Cardinale Arcivescovo di Napoli , facendo parte 
del detto Real Ritiro e Collegio-, ma nella parte patrimoniale 
ed amministrativa ha preso novella forma , perciocché in forza 
del detto Real Decreto è stato annoverato tra gli Stabilimenti 
di prima classe di questa Capitale, e governato secondo le nor- 
me del Real Decreto del 14 settembre 1815, cioè invece di avere 
tre Amministratori , ha un Soprintendente di nomina Sovrana , 
un Governatore di nomina dell' Emo. Cardinale Arcivescovo di 
Napoli, ed altri due Governatori di nomina Ministeriale: L'Edu- 
candato dipende esclusivamente dal Ministero dell'Interno , e per 
la parte patrimoniale ha uno stato-discusso quinquennale So- 
vranamente approvato , dandosene annualmente conto alla G. 
Corte dei Conti. E volendo il Re Ferdinando II di f. m. dare 
a Monsignor Carbonelli una prova di sua benevolenza e sodisfa- 
zione, degnavasi con altro R. Decreto del dì 8 Luglio del detto 
anno 1850 proporlo ai governo dello Stabilimento qual precipuo 
fondatore di esso , congiuntamente agli altri fondatori Cav. D. 
Giuseppe Genovesi, e D. Luigi Tramontano. E questo medesimo 
governo col ridetto decreto dei A giugno ebbe ordine di formo- 
lare i regolamenti del novello Educandato , i quali approvati 
con altro Decreto dei 7 settembre son resi di pubblica ragione. 
L'Educandato vien nell' interno governato da due Suore del- 



— 287 — 

la Carità di Regina Goeli, come Direttrice e Sottodirettricc : le 
alunne debbono essere , conforme sono , di civile condizione , 
a preferenza figlie d'impiegati civili o militari :'la loro età non 
minore di anni cinque , non maggiore di dieci per restarvi in 
educazione sino agli anni venti : il pagamento è fissato a du- 
cati sei mensuali; la istruzione è abbondante in arti donnesche, 
e più che sufficiente nella parte scientifica. Lo Stabilimento tro- 
vasi oggidì in crescente prosperità , perchè coi mezzi di ben 
condotta economia le alunne vi sono allevate in ogni maniera 
di morale-religiosa-istruttiva educazione. Opera insigne impertan- 
to è questa , gradita a Dio ed alla società , e meritamente an- 
noverata tra le migliori di cui va ricca la nostra Capitale. 






Chiesa di S. Gennaro de' Cavalcanti 



Alle spalle del Conservatorio dell' Immacolata è la chiesa di 
S.Gennaro de' Cavalcanti , col congiuntovi Conservatorio, la 
cui origine è la seguente. Quando avvenne la terribile eru- 
zione del Vesuvio nell' anno 1631 , il Cardinale Buoncompa- 
gno fondò nel Tesoro di S. Gennaro una Congregazione di lai- 
ci col titolo di quel Santo , principale patrono della città. Tra 
le opere pie che costoro intrapresero fu quella di andare racco- 
gliendo le donzelle povere e pericolanti , e riporle in una casa 
che in quel tempo tolsero in fìtto nel quartiere Capuano. Que- 
sto Conservatorio nel 1641 ebbe in dono da Barlolommeo d'A- 
quino de' Principi di Caramanica, un suo palagio a Montoliveto, 
dove passarono ad abitare le buone fanciulle, fabbricandovi una 
chiesuola. Ma nel 1750 , essendone cresciuto il numero , non 
fu più capace il luogo: onde comperalo qui uno spazio di fer- 
ra, vi edificarono la chiesetta col Conservatorio, entrandovi 
[nel 1752; ponendo del fatto questa memoria sul fronte della 
chiesa : 

D . . M . 

QUOD ANNO A PARTD VIRGINIS MDCXLI. D. BARTOLOMEUS DE 

| AQUINO CARAMANICI PRINCEPS ORPIIANIS PDELLIS AD ESTRDEN- 

DCM HOC ORPHANOTROPHION DOMUM PUOPIUAM IN REGIONE MON- 

X1S OLIVEH RARO LIBERALITATIS EXEMPLO DONAVERAT , NUNC 



— 288 - 

POST CENTtf M ET AMPLIUS ANNOS ADAUCTO EARUM NUMERO HUNC 
LOCUM AMOENITATE SPATIISQUE LATIORIBUS COMMODIOREMCHRI- 
STO DOGE ET AUSPICE CIIR1STO FACTA EST SOLEMN1S MIGRATIO. 
ANNO A PARTU VIRG1NIS MDCCLII. 

In chiesa si vede sull' altare un dipinto del Cav. Massimo, 
rappresentante S.Gennaro in aria che difende la sottoposta Cit- 
tà di Napoli dall' incendio del Vesuvio. Evvi pure sull' altare 
dalla parte dell'Epistola una beila infialine su tela, niente spre- 
gevole, d'ignoto autore ; ma i Francesi che nel decennio mar- 
cavano con bollo di cera di Spagna tutt'i quadri buoni, forse per 
portarli via , non dimenticarono questo. Nel Conservatorio , ol- 
tre le arti donnesche si coltivano anche le lettere e la musica. 
Sono le oblate circa diciassete , le educande tredici , ed undici 
le converse. Monacandosi o passando a marito , ricevono esse 
un soccorso per legato del Canonico Rummo. 

Tcresiane della Torre del Greco 

• 

Due altri istituti di beneficenza ci restano a notare nell'ame- 
na contrada di Materdei , cioè quello delle Teresiane della Tor- 
re del Greco, e l'altro di S. Maria della Purità degli Orefici. Il 
primo di essi è situato alle spalle del Convento degli Agostinia- 
ni Scalzi in sito elevato dal quale si gode della bellissima ve- 
duta di buona parte del golfo Partenopeo. Distrutto nel 1794 
dal Vesuvio il monastero che una Religiosa Teresiana avea fon- 
data a Torre del Greco nel 1685 , qui vennero le recluse che 
ivi erano, raccogliendosi nella casa che oggi abitano , e che a 
poco a poco immegliata, ora è addivenuta commoda e tenuta con 
somma decenza. Vi si osserva la Regola di S Teresa, e non 
vi si ricevono che civili donzelle. Conta nove oblate e quattro 
converse. Nella chiesetta non v* ha cosa da notare. 

Santa Maria della Purità degli Orefici 

Tornando sulla strada di Materdei pel vico Medici, e tirando 
giù verso l'apice dell'Imbrecciata della Sanità, s'incontra un 
Conseivatorio con una chiesetta a cui dettero fondazione gli 



— 289 — 

orati e gli argentieri napolitani nel 1600, per collocarvi le proprie 
figlie, lasciando otto posti gratuiti per le più indigenti ; e v'ia- 
stituirono anche un monte che provvede a maritaggi. Vi si con- 
tano ai presente circa ventuna oblata , e qualche educanda. 

La comunità degli orefici segue a pagarti vo lontariamente 
ogni anno a prò di questo Conservatorio la somma di ducati 
ottocentosessanta, ed a tale presta/ione dà il nome di scopigli^ 
perciocché è un reddito che proviene dalla spazzatura delle loro 
botteghe. 

Chiesa de' SS. Bernardo e argherita a Fonseca 

Scendendo di lato al palazzo Scognamiglio , per la strada S. 
Margherita a Fonseca , si avranno a vedere moltissime case e 
grandiose , non senza qualche giardino nel mezzo. Or è da sa- 
persi che tutto questo spazio intersecato da parecchie strade che 
portano il nome di Fonseca, cume anche buona porzione dei luo- 
ghi adiacenti, non erano, poco più di due secoli sono, che terre 
coltivale , che Ugo Fousega concedette a censo per abitazioni , 
sicché è ora nobil parte della città. In questi dintorni fu la ca« 
sa del protomedico Mario Sohipano, tanto onorevolmente men- 
zionato dal nostro autore-, e nel fondo della strada che comin- 
ciammo a percorrere troverem di lato la chiesa dei SS. Ber- 
nardo e Margherita , detta comunemente dal popolo 5. Mar- 
gheritella a Fonseca. Iti origine nella Contrada di Porto erano 
sotto la prolezione di S. Bernardo raccolte donne vedove a vita 
ascetica io una casa con una chiesetta conceduta dall'abate Fabio 
Lanario nel 1585. Essendo angusto il luogo, un pietoso Giovan 
Pietro Morso, cappellaro di professione , comprò questo suolo e 
fondò la chiesa; alla quale lasciò tal legato, che l' istituto è pas- 
sato a ricevere non più vedove ma giovanette, che vanno a mo- 
nacarsi sotto la regola di S Francesco, ond'è ora un Conser- 
vatorio la cui famiglia si compone di 22 persone tra monache e 
novizie. 

La chiesa conserva di fuori ancora 1' antico aspetto tutto 
campereccio senza Diuno regolare diseguo; l'ingresso le sta da 
lato, ond' è che sembra più piccola di quella che veramente è: 



— 290 — 

se ella non è bruita , sembra almeno che non abbia alcun no- 
tevole architettonico pregio. 

Nel maggior aitate è un bel quadro della B. Vergine in glo- 
ria con S. Francesco d'Assisi e S. Bernardo d'ignota mano. 

Alle prime due cappelle dalla parte del Vangelo è la Vergi- 
ne coronala con S. 'Francesco e S. Domenico nel disotto: dal- 
l'altra banda è la Vergine a pie della Croce, amendue di P-iolo 
de Matteis. Nelle rimanenti cappelle ve n'ha uno di S. Gennaro 
della scuola del S >limena\ l'altro della Vergine delle Grazie con 
S. Agostino e S. Monica è fattura di Giacomo Cestaro , e 1' ul- 
timo, S. Francesco svenuto per estasi, è di Nicola Malinconico. 

i 
Chiesa dell' Anuanziatclia 

> 
Poco lungi verso ponente alla strada Fonseca è 1' Annunzia- 
tela piccola chiesa parrocchiale fondata dal Cardinale Decio Ca- 
rafa nel 1617, che per essere quasi di niun conto, basta averla 
accennata. 

Ponte della Sanità 

Ci è d' uopo allontanarci per poco dal testo , ed invece di 
scendere alla sottoposta valle per la così detta Imbrecciata alla 
Sanità, percorreremo là strada nuova di Capodimonte, comin- 
ciando dal descrivere il gran ponte comunemente detto della 
Sanità , perchè la sua gigantesca mole sovrasta a 1 tempio di 
questo nome. Or sì grandioso passaggio fu fatto per riunire ad 
un solo livello la collina di S. Teresa , e quella a rimpetto , 
divise anticamente per la grande valle sottoposta, ed avere così 
una strada più commoda e più diretta alla Casina regia di Capo- 
dimonte , alla quale prima del 1810 si accedeva per la via del 
Crocifisso di iato alla chiesa di S. Severo Massimo , che, ripida 
e scontorta com' era, ritiene tuttavia il nome di Strada vecchia 
di Capodimonte. È poggiato questo ponte sopra sei piloni, due 
de' quali sono piantati dentro della parte distrutta del monastero 
della Sanità. Di questa grandiosa opera è d'uopo qui riportare 
alcuni particolari aneddoti che non dovrebbero dispiacere agli a- 



— 291 — 

malori delle patrie cose. Nell'anno 1810 Foccupator militare fran- 
cese volle con la minore spesa possibile una via più agiata di quella 
che vi era per accedere al palazzo di Capodimonte. L'abilissimo 
nostro ingegnere Gioacchino Avellino molto destramente ne trac- 
ciò una, che dal cavone di S. Gennaro dei Poveri condur dovea 
verso quel regio sito. Ma poco tempo dopo d'essersi compiuto o 
per dir meglio abbozzato questo nuovo sentiero, il Ministro 
Miot, con l'opera del capo di Ripartimento del Ministero del- 
l'Interno Cav. Francesco Carelli, uomo di svariata letteratura e 
di non ordinaria acutezza d' ingegno , che molto gli pareva in- 
tendersi di architettura , vagheggiò e fece attuare un nuovo di- 
segno di strada da lato al palazzo dei Regi Studi in avanti, ch'è 
appunto quello che orasi vede. Niun precedente concetto di ar- 
chitetto valente , grandissima celerità, ingenti spese non pre- 
vedute, pericoli di ruina poscia riparati con non poco incom- 
raodo del pubblico ; questi furono tutti gli accidenti dell'ardi* 
mentosa opera quasi militarmente eseguita. 11 solo architetto Ni' 
cola Leandro in certo qual modo aiutava F opera, e gli fu per- 
messo di progettare ed eseguire i sei grandi archi sulla valle , 
che sono ora denominati i ponti della Sanità. Di poi dalla Di- 
rezione dei Ponti e Strade fu il Cav. Carlo Malesci designato a 
rilevare il progetto, siccome fece , mancando quello dell' intera 
strada , e principalmente di tutti i lavori tino allora non com- 
piuti : e per la premura che portava il Ministro delle Finanze , 
fu egli lodato per aver saputo ricorrere ad alcuni trovati pieni 
più di maestria che di grandiosità di arte. Di sua esecuzione fu 
il di sopra del ponte e con esso le piazze nei due laterali ; il 
resto venne dalla detta Direzione portato a compimento sul pro- 
getto del detto Malesci. 

Giardino Ovale 

F la fondo della via , dopo lasciato il ponte anzidetto , acco- 
standosi al ridosso della collina, è un giardino ovale , che in- 
torno a sé raddoppia il cammino ed ha indietro una scala che 
vien rimpetto a colui che va. Ha questa scala graziosi riposi nel 
mezzo ad uso di pubblica ricreazione : e lunga ed alta com'es- 



— 292 — 

sa è , va ad incontrare la strada carrozzabile che pel lato si- 
aistro del detto giardino ovale , voltasi con leggera salita fin 
«ala sopra. Molto decorosamente e con simmetrici e bassi edi- 
lizi i; r è ornato il dintorno dell'ovale, ed un grazioso torrio- 
ni* è presso la scala la quale forma delizia insieme e commodo 
sii viandanti a piede. Ancora nel lato sinistro trovasi nella fila 
delle fabbriche una graziosetta chiesuola dedicata a S. Maria 
delle Gnazie. 

Casino del Marchese Ruffo 

• 
Ora tralasciando noi la scala, e battendo la detta strada car- 
lo/zzabile a sinistra dell' ovale, troveremo la Casina del Marche- 
se Ruffo , molto amena pep la sua ridente situazione ; e prin- 
cipalmente è bello a riguardar quivi nel fondo di un cancello , 
un edilizio di forma gotica che tra l'abbattimento di taluni sa- 
lici ehe gli si piegano innanzi, sembra offrire il contrasto della 
gloriosa industria del pensiero umniio, che s'innalza nel mez- 
zo- alle angosce della tempestosa natura bruta e selvaggia. Il 
muro della tenuta che costeggia la strada è di un bel bugna- 
to e nella svolta di sopra fa elegante il cammino a rimpettn 
de:! pubblico terreno coltivato a giardino pensile dall' altro la- 
to. Né vogliamo dimenticare una laconica leggenda che è da 
presso al detto muro su piccol marmo \ la quale principalmen- 
te farebbe bisogno riporla in assai luoghi per la poca cura di 
conservare ciò che riesce fra noi di pubblico decoro. Per quan- 
to breve altrettanto armonica e concettosa parrà al primo veder- 
si nel sito in che è collocata : Tutatur et ornat , ecco tutto il 
severo concetto che essa contiene. 

"Villa della Regina Isabella 

Venendo fin sopra al villaggio di Gapodimonte , the da non 
molli anni è qui sorto, passiamo ad osservare la vdla della Re- 
gio» Isabella , cosi denominata dell'eccelsa posseditrice di es- 
sa, di felice ricordanza. Prima del 1831 apparteneva alla fami- 
glia del Duca del Gallo , Marzio Mastrilli , che nel 4809 nveala 



- 293 - 

falla edificare con disegno del Nicolini , architetto scenico va- 
lorosissimo , il quale perciò le diede un aspetto molto pittori- 
co. Vi si accedeva per lungo ed ampio viale, e tutta la posses- 
sione d' intorno, che passava le cento moggia , era stata quasi 
affatto ad amenità formata; ma gli eredi di esso Duca aveanla già 
interamente ridotta ad utile coltura. Venuta in detto anno 1831 
in potere della P»eal posseditrice, fu nuovamente ornata da capo 
questa vaga parte della collina di Capodimonte. Perciocché tutto 
fu scompartito a bosco, a villa, a giardino, secondo le naturali 
disposizioni che presentava , essendo che niun altro sito della 
collina presenta sì grande varietà di piani, di viali, di scoscese 
e di valli che naturalmente s'incrociano, s'attraversano e fra- 
stagliano in mille modi fra loro. A tanti naturali pregi 1 T arte 
sopraffece natura; e l'incantevol luogo fu pieno di una immen- 
sità d' alberi d' ogni maniera , viti , pini , pioppi, salici, e gran 
numero di piante esotiche, ed infinite specie di fiori i più rari 
e speciosi che l' industria del giardinaggio avea sapulo trovare. 
Innanzi alla facciata tolti furono non pochi alberi che impe- 
divano la veduta sopratutto della sottostante città, che di quivi 
scorgesi nella forma più ridente che mente umana possa mai 
immaginare •, invece vi fu fatto assettare nel dinanzi un giardi- 
netto ellittico molto vagamente disposto. La casina è fra le al- 
tre cose ammirevole per la difficoltà della costruzione; essen- 
dovi stato bisogno di contrapporvi a sostegno un maro costrutto 
con molto ardimento ad archi e contrafforti per mantenere il 
sottoposto terreno. 

Ad una banda dell' appartamento di pian terreno è ancora 
collocato un ricco Museo di preziosi oggetti , importanti sì al- 
la storia naturale, che a quella delle arti. Grande numero di va- 
si italo greci , e poscia preziosa raccolta di animali morti, fra 
quali ricca serie d' uccelli e d' insetti mirabilmente apparec- 
chiati. Inoltre curiosa e singoiar raccolta di utensili ed armi del- 
le selvagge popolazioni d' America , e gran numero di altri in- 
gegnosi lavori di quelle contrade. Vi fa compimento una col- 
lezione di auliche monete , autonome y famigliari , imperiali , 
in oro, in argento ed in bronzo , disposte in ordine alfabetico-, 
fra le quali la maggior parte di rarissimo pregio e di perfet- 
Celano—Vol. V. 38 



i 



- 294 — 

ta conservazione. Non è da tacere una tavola di bronzo dell'an- 
tica Pesto con la latina iscrizione, che è la memoria della pro- 
posta fatta dai. consoli di eleggere a loro protettore il cittadino 
Elpidio, che non prima fu intesa nel foro, che tutti ad una voce, 
riconoscenti e devoti alla virtù di quell'uomo generoso, vol- 
lero che così fosse. Le rimanenti sale del medesimo piano sono 
a dovizia ricolme di eccellenti quadri , fra' quali è una Sacra 
Famiglia di Leonardo da Vinci, che sebbene non al tutto com- 
piuta , è tal pregevole lavoro di quel dilicato artista, che tro- 
vasi già divulgato per le incisioni in rame che sene son fatte. 
Di eguale dimensione è un altro quadro di simil soggetto, ope- 
ra vaghissima di Andrea del Sarto per composizione e vivacità 
di colorito. Ma quello che più muove l'ammirazione degli os- 
servatori infatto di pitture che qui sono serbate è una Cleopa- 
tra a mezza figura al naturale, nell'atto di avvicinarsi al seno 
1' aspide velenoso che dovea liberarla dalla vergogna del trion- 
fo la quale le preparava I' ambizioso emulo di Antonio ; opera 
mirabile dell'animato pennello del Correggio. Altri molti dipin- 
ti di età e stili diversi , tutti ricercati con isplendidezza e con 
gusto , veggonsi nel resto delle stanze , che lungo sarebbe di 
venirle un per uno memorando. Fra le suppellettili del rima- 
nente della Casina sono da notare alcuni intagli dorati della Gi- 
na , ed*un armadio composto con bellissimo accordo di lavori 
di bronzo dorato e di finissimi quadri in ismalto della fabbrica 
Reale di Sevres , dono del Re Carlo X di Francia. Non manca- 
no altri doni diversi di Sovrani e Principi Reali, fra quali mol- 
tissimi ritratti di Re , Regine e Principi , per vincoli di sangue 
legati all'augusta posseditrice. Per quanto è a nostra notizia 
fu tutto lascialo in testamento ad un signore della famiglia del 
Balzo , ma poscia per accordo particolare si ritenne e si ritie- 
ne tuttora dalla Real Corte di Napoli. 

• 

Rea! Palazzo di Capodiinoute e sue delizie 

- 
Passiamo ora a vedere l'altra bella opera sopra il medesimo 
colle, quasi a cavaliere di Napoli , che non meno di quanto 
già è slato dello altrove dovrà parere maravigliosa , e la qua- 



— 295 — 

le , come il lettore si avrà puranco immaginato , è il Real Pa- 
lazzo di Capodimonte. 

Fecene il disegno 1' architetto Medrano di Palermo nel 1738 , 
e ne fu data la direzione ad Angelo Carasale , que' medesimi 
che l'anno innanzi avevano costrutto il Teatro S. Carlo. Ai no- 
ve di settembre di quell'anno con solenne pompa, secondo i 
tempi , fuvvi dal Re Carlo HI gittata la pietra fondamentale. La 
forma dell' edilìzio è quadrata e di grande solidità pei massi di 
pietra ohe vi furono posti a disegno per tutte le mura del pa- 
lazzo* 

Di sopra ad un grosso cornicione che correva intorno a tutto 
l'edilìzio erano un tempo delle piramidi , con in cima globi di 
pietra, che producevano un effetto non poco animato secondo il 
gusto ancora predominante del passato secolo. 1 piperai ed i 
travertini di grave mole che servirono all'edilìzio, essendo delle 
cave di Pianura , terra posta di là della montagna di Posilipo 
presso PozìuoIì , e del monte di Gaeta , ebbero con immensa 
fatica ad essere condotti sulla vetta del monte allora priva in 
tutto di una commoda ed ampia strada. I soli due lati cioè 
1' orientale , lungo di seicento palmi, ed iì meridionale di tre- 
cento quindici , furono ai tempi di quel Re compiti ; gli altri 
due lati erano solamente pervenuti al primo piano. E rimase- 
ro in tal modo sino all' anno 1833 quando da Re Ferdinando li 
di f. m. fu fatto dare opera perchè venissero a compimento. 

Il suo ordine è dorico, grave e pesante siccome si conveniva 
all' uso di Museo, cui fin da principio fu l'edilìzio destinato. 

Vi si recarono in fatti tutti i quadri della Casa Farnese , ve- 
nuti qui per retaggio materno di esso Re Carlo , e gli oggetti 
antichi trovati in Ercolano, e la raccolta numismatica e i cam- 
mei antichi , ed i libri della Reale biblioteca , ed altri preziosi 
oggetti di belle arti , che pur vennero ad arricchire la città di' 
Napoli in vigore di detta successione. Era perciò questo luo- 
go di continuo visitato da tutti i forestieri; ed il La Lande nel 
suo viaggio in Italia descrive tali oggetti a quel tempo colassù 
collocati, che ora tulli veggonsi nel Real Museo, giusta quanto 
innanzi si è detto. 
È memoria che tosto elevate le grandi mura di cinta incomin- 



— 296 — 

ciarono manifesti sogni di crollnmènto , e si dovctlero perciò 
fare grandiose sostruzioni. Credesi da taluno che ciò fosse av- 
venuto per le grotte onde quel monte veniva perforato, ma 
ciò riman solo rome un sospetto degli scrittori prevenuti dalla 
credenza delle città sotterraneo , di rhe si avrà occasione di 
ragionare nella descrizione delle catecombe. Agli estremi dei 
due lati maggiori , cioè quello ad oriente e V altro contrappo- 
sto , sporgono due avancorpi che formano come quattro anti- 
chi torrioni quadrati posti ai quattro lati dell'edificio, ed i quali 
montano fino a tutta I' altezza di esso eh' è di ben cento e sei 
palmi. Cinque grandi archi aperti in questi due lati salgono si- 
no al cornicione del primo piano, i tre di mezzo posti a rincon- 
tro , insieme con altri soli due che veggnnsi negli altri due 
lati dell' edifizio, si corrispondono tutti fra loro e vanno a con- 
correre ed incrociarsi nel grande cortile che è nel centro. 

11 primo ordine di balconi nel numero di cinquantasei , di- 
stribuiti , diciannove per ogni lato maggiore , e nove per cia- 
scun lato minore, sono congiunti mercè d'una ringhiera di ferro 
che gira tutto all'intorno. Essi sono alti venti palmi e larghi otto, 
ed appartengono agli appartamenti reali. Sovrasta un secondo 
ordine di finestre di egual numero , attinenti alle stanze delle 
persone della Corte; e di sotto al primo grande appartamento 
evvi altro piccolo piano interrotto e posto fra gli archi delle 
entrate. 1 pilastri, le ante , i capitelli, i cornicioni e l'attico 
soprapposto sono di piperno sì per tutti i lati del prospetto e- 
stemo, e sì per I' interno dei tre cortili traversali ond' è perfo- 
rato l' edifizio ; i quali cortili posti a parallelo , ed eguali nella 
dimensione fra loro , comunicano per un capace portico , del- 
l' ampiezza di diciassette palmi che trascorre per tutti i lati. 
Erasi dall'architetto immaginato doversi collocare la scala mag- 
giore del palazzo nel cortile del centro, il che avrebbe tolto non 
poco di grandiosità all' insieme di tutti gli sfondati che vaga- 
mente si corrispondono. Onde Ferdinando II, che, similmente ai 
due cortili già fatti, volle compiere il terzo, corresse la mala 
incominciata opera , e lece porre la scala nell'ultimo cortile 
verso settentrione situandola ad un lato di esso. Questa ampia 
gradinala tutta di marmi principalmente presi dalle Calabrie e 



- 297 - 

da Mwiidragone , cominciando da un solo braccio e quindi a- 
prendosi e biforcandosi , conduce al Reale appartamento ed al- 
la Cappella fatta edificare per gli esercizi di culto di tutta la 
Corte. 

Di vaghezza e novità riguardevoli sono le due altre scale ri- 
volgenti a spira in uno spazio esagono e concentriche, che sono 
ned' estremo opposto del palazzo , e salgono infino all' ultimo 
piano. 

II grande appartamento del Re comprende cinquantacinque 
stanze di non ordinai ia dimensione, delle quali quasi il terzo 
furono costrutte nel compimento or fatto del palagio. Tutto 
quello che si appartiene a decorazione e ad ornati di questo ap- 
partamento è stata opera di Re Ferdinando li ; avendolo nelle 
mura rinnovato ed arricchito di preziose supellettili f e bellissi- 
me opere in tela di celebrati artisti napolitani e stranieri. Po- 
chissimi quadri vi lasciò degli antichi , che volle destinarlo a 
raccogliere pitture moderne di gran pregio , e più specialmen- 
te quelle della scuola napolitana vivente, e dei regi pensionati 
di Rema. Fra le poche opere degli antichi noteremo soltanto , 
siccome cose d' industrioso concetto e di rara bellezza due tele 
di Carlo Maratta , 1' una rappresentante Gesù Cristo che risa- 
na il cieco nato, e l'altra la Piscina mirabile. Nell'uno dei 
più grandi saloni, che risponde all'altro dal lato opposto, lun- 
ghi amendue di centododici palmi per quarantasette , sono 
conservati i ritratti della famiglia de' Borboni , che figurano Re 
Carlo III e la moglie Amalia di Valburgo , Re Ferdinando Pri- 
mo e Maria Carolina d' Austria , Re Carlo IV di Spagna con 
la Regina Maria Luisa, Re Francesco Primo e la Regina Isabel- 
la. E dipoi ne* lati minori dello stesso salone in grandi compo- 
sizioni sono Francesco Primo in mezzo alla numerosa sua fami- 
glia , e Ferdinando Primo con la detta sua consorte in mezzo 
altresì ai loro figliuoli effigiati in graziosi atteggiamenti , amendue 
opere di Angelica A'uvffmann, che dipingeva alla maniera di Raf- 
faello Mengs; ed in quest' ultimo quadro si ha da ammirare non 
poco la vaghissima composizione ed il vivo e ridente colorino. 
La sala a rimpetto, destinala alle feste di ballo , è ornata di 
suolo marmoreo e di colonne. Due altre sale j di meglio che 



I 



— 298 - 

sessantadue palmi in quadrato , giova di porre all' ammirazione 
di chi ama le belle arti. Son quelle decorate di opere valoro- 
se. Neil' una è Pericle in atto di visitare con Aspasia i mira- 
bili lavori del Partenone mostrati loro da Fidia ; e Tolomeo 
Filadelfo, che continuando l'opera paterna, accoglie i nuovi 
tesori per arricchire la biblioteca Alessandrina , e fra questi i 
libri della Bibbia fatti voltare per suo ordine in greco ; amen- 
due grandi dipinti l'uno del Cumuccini , l'altro del Lindi \ co- 
me pure Aaron- al Raschid , quinto Califfo degli Abassidi, rap- 
presentalo in atto di ricevere omaggio delle opere famose dell'an- 
tichità fatte da lui tradurre in lingua araba ; ed il ristauratore 
dell' imperio d' Occidente Carlo Magno di Francia , proteggitore 
degli studi del medioevo/che accoglie dotti italiani, chiamati a 
dettar lezioni nella città capitale del suo impero; similmente la- 
voro dei due soprannominati autori : e trovansi riposti tutti e 
quattro a rimpetto in una di esse sale , quasi per onorare la 
memoria di quei celebri proteggitori delle lettere e delle arti. Nel- 
V altra sala poi sono da vedere la bellissima tela del Benvenuti, 
contenente la liberazione di Betulia , i cui abitanti si prostrano 
innanzi alla sopravvegnente Giuditta, e che è opera originale, fat- 
ta prima dell'altra esistente in Arezzo, nonché quella dell' ZZa- 
yez nella quale è figurato Ulisse che già sbattuto dalle onde 
ed accolto ospitalmente nella reggia dei Feaci , si discopre ai 
circostanti nel piangere che fece , come prima intese celebrare 
dal cieco Demodoco i maravigliosi fatti della guerra troiana. 

Dopo questi quadri dei principi della moderna pittura italiana, 
vuoisi qui pure osservare un dipinto di Camillo Guerra, che è un 
Giulio Sabino con Eponina sua donna e '1 resto di sua famiglia, 
che gran tempo stato nascosto per salvarsi dall' ira di Vespasia- 
no, vien finalmente dai pretoriani sorpreso; la quale composizio- 
ne è piena di molta vivezza. 

In altre stanze sono. tele effigiate, appartenenti ai nostri ar- 
tisti , delle quali crediamo opportuno di memorar solo le se- 
guenti : Il poeta Ossian sedente accosto a Malvina ed al fanciul- 
lo Oscar , del medesimo Guerra ; Diomede vincitore nella cor- 
sa , che balza dal cocchio con l'ottenuta palma, di Camillo de 
Vivo -, due istorie d'Atala , nell' una delle quali è rappresentata 



- 299 — 

morente, nell'altra è condotta al sepolcro, di Natale Carta; 
due viandanti che rimuovono i rami per leggere V iscrizione di 
un uomo quivi sepolto , il quale vivendo piantò gli alberi colà 
intorno a refrigerio dei passeggieri , soggetto tratto dall' idil- 
lio del Gesner , di Filippo Marsigli. Ed oltre a questi , sono : 
del Morani , un Erode da S. Giovanni Battista ripreso dell'a- 
more portato alla Erodiade , opera molto vigorosa e di non or- 
dinario effetto ; del nostro valoroso Manometti , Cassandra di- 
velta a forza dal tempio di Minerva dov'era fuggita per cam- 
par l'ira di Aiace; del De Napoli , Prometeo atterrito in ve- 
dere agitarsi la vita nella sua statua di creta; del Bonolis la 
infanzia di Bacco; e di Giuseppe Oliva, Manlio giovanetto , mi- 
nacciante con lo stile in pugno il Tribuno Marco Pomponio , 
perchè lasciasse costui l'accusa incominciata contro del padre 
di esso Manlio, per averlo fatto vivere colposamente in campa- 
gna senza la debita educazione che ad uomo nobile si conve- 
niva. La figura del Pomponio spicca quasi fuori del quadro -, Io 
spavento dalle minacce è scolpito sul volto del tribuno. Di poi 
tutte generalmente le sale sono abbellite di vaghi fregi eseguiti 
dai piuori Gennaro Bisogni e Salvatore G<usli, e dagli scultori 
Gennaro Lucia e Giuseppe Culi. Fra le molte novità quivi ripo- 
ste sono da osservare talune colonne di granito orientale nella 
sala della Regina e delle tavole di legno pietrificato, non meno 
che diversi arazzi mirabilmente istoriati della fabbrica dei Go- 
belins, e moltissime altre cose ammirevoli che sarebbe impossi- 
bile di venir tutto ricordando. 

Real Bosco di Capoti ini onte 

■ ■ 
Il descritto edilìzio sorse in sito a preferenza eletto da Re 
Carlo 111 tra per la squisita salubrità dell'aria, trovandosi sopra 
a collina di mediocre altezza , e tra per lo commodo che quivi 
meglio che altrove gli si offeriva di poter avere opportunità di 
caccia proprio vicino alia città, piacendosi egli assai di quell'eser- 
cizio. 

Ma prima di venire ad osservare il bosco, giova notare, come 
innanzi al cancello del suo principale ingresso, sorge ridente in 



* 300 - 

nobilissimo silo , una casa compiuta non prima dell'anno 1828, 
e fin d'allora denominata de' Principi , perchè destinata ad es- 
sere abitazione de "figliuoli del Re. Lasciata la quale, immettia* 
moci nel dello bosco, che dal prelodato Re Carlo con poderi acqui- 
stati ne' dintorni , fatto più regolare e più bello , fu a dovizia 
fornito di innumerevole quantità di lepri, di conigli, di capri, 
di cervi , esclusi i cignali per la vicinanza alle abitazioni della 
città. Tutta quanta fin d'allora fu questa caccia intorno intorno 
murala per la custodia degli animali, comechè di circuito fosse 
circa quattro ci* 1 le nostre miglia. A quei tempi il sito era vera- 
mente da caccia, fitto ed intrigato di piante, che non dava alcun 
luogo a passaggio , dove ora che questo antico Regio Museo è 
divenuto elegante Casina di molta splendidezza, ancora il bosco 
si è tramutato a luogo di diporto , essendo stato il suo aspetto 
cangiato e renduto commodo e praticabile da Ferdinando B-. Il 
quale per aver fatto aprire un' ampia strada interna accosto del 
muro di cinta, ha reso il bosco al lutto praticabile. Cinque am- 
plissimi viali fin da principio percorsero il bosco , ed ebbero , 
siccome ora , cominciameuto da una molto bella piazza circo- 
lare-, i quali viali divergendo fra loro si dilargano ad intarsiarlo 
tutto quanto. Mire vie laterali I' intersecano. Il viale di mezzo 
corre a dirittura per quasi un miglio , e gli alberi che lo co- 
steggiano gì' incurvati rami intralciando datino sembianza di ma- 
raviglioso stradone che invita il maravigliato passaggiero a percor- 
rere al rezzo di sì bella e pomposa grotta. Gli altri quattro viali 
sono guerniti tutti dal doppio lato di folti alberi tagliati a fog- 
gia di mura altissime e verdeggianti, che par di vedere la forza 
portentosa dell' arte che costringe la natura e la fa serva della 
sua spesse volte strana volontà. Pel primo di questi cinque 
stradoni che muove verso settentrione si viene alla chiesa dedi- 
cata a S. Gennaro, fondata da Carlo e destinata a Parrocchia 
degli abitanti ed artefici che a quei tempi popolavano il bosco, 
come si b gge in una lapida sulla facciata : 

D . O . M . 

AC . DIVO . IANUARIO . EPISCOPO . MARTIRI 

REGNI . PATRONO . PRAESTANT1SS1MO 

CAROLrS . UTRHJSQUE . SIC1LIAE . ET'. H1ERCSALEM . REX. 

J«EC . PIETAS . OPI FlCtCM . SUORDM . IIE1C . INTER . NEMORA 



— 301 - 

LONGICS. AB. URBE . ATQCE . A . RELIGION1S.CCLTU.FRIGESCERET 

AEDICDLAM . HANC . ERIGENDAM . CURAVIT 

DEDICA V1TQUE . AN . SAL . MDCCXLV. 

La forma della chiesa è ellittica ; il quadro del maggiore al- 
tare è del Solmena , e rappresenta S. Gennaro. Di lato sono 
due statue, l'una di S. Carlo Borromeo e l'altra di S. Amalia; 
rimpetlo a queste sono altre due somiglianti di S. Filippo e di 
S. Elisabetta. Semplice e modesto è tutto l'edilizio come quello 
che era destinato a gente campereccia e dedita a lavori mer- 
cenari. 

Quasi dirimpetto la chiesa sorge la tanto celebrata fabbrica 
delle porcellane , passata poscia , come dicemmo , di qui nel 
distrutto edilìzio al lato destro del R. Teatro di S. Carlo , ove 
ora è giardino e prateria ; dalla quale si avevano tali perfetti 
lavori , che i nostri Sovrani ne regalavano con grande onore ad 
altri Principi, assai prima che consimili lavori di Francia fosse- 
ro venuti nella stima in che ora sono. Tennesi questa fabbrica 
non per amor di lucro , ma tutta per sovrana magnificenza , e. 
fu perduta ed abolita con le vicende dell' anno 1807 , quando 
dallo straniero si era già incominciato a pensare di doversi ira 
sportare altrove quanto di più bello ed ammirevole si trova 
fra noi. 

Non molto lontano alla medesima chiesa altro ricinto ed altra 
casa si mostrano, destinati da Carlo ad alimentarvi fagiani, cac- 
cia assai pregiata ed uccelli che prima avea fatto nutricare nel- 
l'isola di Procida e nelle campagne di Cajazzo. 

Altri minori edilìzi sono in questo ameno bosco , ma giova 
memorar solamente, siccome di maggior importanza , Y Eremo 
e la casina denominata della Regina. 

Fu questa fatta edificare da Re Ferdinando 11 , ed ebbe com- 
pimento non prima del 1840. È d'un sol piano, ma bellamente 
distribuita, e con molta leggiadria adornala. Per più volte è ser- 
vita di riposo a Principi stranieri , chiamati quivi a sollazzo di 
caccia , e fu pure ravvivata da giolive feste serali dai cavalieri 
e dame della Corte. 

L'Eremo poi , ovvero Ospizio, venne innalzato per volontà di 
Ferdinando Primo, bisavo dell' odierno Augusto Monarca , nel- 
Celano — Voi. V. 39 



— 302 — 

ì anno 1819, ed ebbelo il fondatore in tanta singolare predile- 
zione, che spesso vi si recava ad intrattenersi conversando fra i 
Religiosi che vi erano, lontano per poco dalle sue sovrane gran- 
dezze. Tale edificazione principalmente avvenne perocché narra- 
vasi come in quel sito fu un tempo una chiesa dedicata a Nostra 
Donna del Carmine , ed era ciò confermato dall' esservisi sot- 
terra rinvenute ossa umane -, sì che indussesi quel Principe a 
voler quivi medesimo vedere edificata novella chiesa , che fu 
molto ben intesa e graziosamente assettata da lato alle celle dei 
Religiosi Cappuccini, i quali. in principio furono quattro Sacer- 
doti , due laici ed un terziario , ma ora v' è di più un altro 
Sacerdote per meglio adempire ai doveri degli uffici divini se- 
condo la mente del fondatore, e per essere così stato disposto 
da Re Ferdinando suo Augusto nipote. Questo luogo è distret- 
ta clausura, se non che per ispecial concessione della santa me- 
moria di Pio VII , due volte in ogni anno rendesi al popolo di 
ambo i sessi accessibile, e sono il 15 agosto sacro all'Assunzio- 
ne della Vergine, ed il 23 novembre dedicato a S. Clemente, di 
cui le reliquie sono in quella chiesa conservate. In questi due 
giorni, gente di ogni condizione ed età corre dalle vicine terre 
e più- che mai dalla città Capitale a riempiere d'infinita festa 
quel delizioso soggiorno. L' interno di tutto quel bosco è ravvi- 
vato dal concorso indicibile di carrozze, cavalieri e pedoni : ed 
è bello e meraviglioso contrasto la foggia del luogo, acconcia a 
solitudine e ritiro , col pieno concorso di tatì.to popolo che 
ravviva di novella vita quei viali destinati ad essere ordinaria- 
mente solitari e taciturni. La svariata fisonomia delle querce , 
dei salici, dei castagni, dei tigli , del cipresso e dell'elee, che 
festosamente si allegano avvicendando le fogge e il diverso mo- 
do come esse si succedono , nell' alternata e festosa disposizio- 
ne dt giardini e valli e colline , ornate spesso di fontane e di 
statue , ed i terreni a praterie , a bella posta lasciate, rendo- 
no tale apparenza di bellezza che non vi è più picciolo angolo 
del bosco, dove l'arte non mostri quanto è valuta a crescere 
1' eccellenza di quel sito , a cui serve di coperchio il più puro 
e lucido orizzonte che mai si possa forse trovare nel mondo. 
Il bosco , oltre alla glande entrala prossima al palagio, ne 



- 303 - 
Da questo luogo si principia a calar giù per bello stradone 
che chiamasi l' imbrecciata della Sanità , atteso che per questo 
si cala alla Valle della Sanità.* Nel principio di questa calata 
veggonsi due strade ; quella a destra va al conservatorio di S. 
Margherita e Bernardo (1) , ed ebbe la sua fondazione da Gio. 
Pietro Morso: questi con l'arte di far cappelli e berrette si ac- 
cumulò un capitale di cento cinquanta mila scudi, e non avendo 
figliuoli , cercò di tornarli a quel Signore dal quale ricevuti 
li aveva; che però fondò nel quartiereo rione di Porto presso 
la strada dell' Olmo un Conservatorio per quelle vedove che 
saper più non volevano di sposo umano , ma dedicarsi a Dio 
Sposo Divino ; poi riuscendo quel luogo angusto e poco ame- 
no per non aver molt' aria , comprò questo sì bel giardino ed 
ivi fondò la chiesa ed una commodissima abitazione , con ob- 
bligo che vi fossero ricevute e sostenute dodici figliuole po- 
vere senza dote, che, desiderose di servire al Signore dentro 
di un chiostro, mezzi non avevano per eseguirlo, che però lo 
dotò di scudi cento mila. V amenità del luogo e la comodità 

ha pure altre quattro ; delle quali una è sulla slessa spianata 
della collina, l'altra è verso il cammino dei Ponti Bossi , e due 
altre su quello che conduce a Miano. 

A luogo di tante delizie era necessario che da parecchie ban- 
de vi fosse stato comodo 1' accesso. Maraviglioso principalmente 
è 1' ampio stradone coronato di platani, che mena al gran ponte 
ultimamente fatto sul vallone che va verso I' Arenacela, il quale, 
oltre al pericolo tolto ai miseri viandanti per il gran torrente 
di acque che in caso di pioggia accoglieva , è venuto decoro- 
samente a metter capo ad una delle più belle vie che altri ima- 
ginar possa. E si è da dire renduta bella questa contrada per 
le opere che in tutto un secolo vi si sono fatte , che transitan- 
do per essa sembra piuttosto essere in un immenso giardino d'o- 
gni maniera ravvivato, che sur un colle solitario e boscoso come 
ai tempi di Carlo III. 

(1) Vedi pag. 289. 



- ao4 — 

ecero che molti dei nostri primi cittadini vi collocassero le 
loro figliuole , onde in breve si vide popolatissimo; e per de- 
gni rispetti alcune di molto spirito volevano che il luogo stret- 
ta e regolata clausura si rendesse , altri si apposero volendo 
che si mantenesse in libertà di semplice conservatorio; per lo 
che si divisero e si formò il monastero, come si disse , di San- 
ta Margherita é Bernardo. 

Dalla sinistra poi si va nella parte più amena del quartier di 
Materdei. 

Calata V imbrecciata, vedesi un bello stradone con un qua- 
drivio. Questa era V antica valle della Sanità ; ora quella che 
va a destra dicesi strada di S. Maria della Sanità , quella a si- 
nistra di S. Maria della Vita , come appresso se ne darà noti- 
zia : quella strada che sta al di rimpetto dell'imbrecciata dice- 
si strada di S. Gennaro : per questa ci incammineremo alla 
chiesa a questo Santo dedicata, per ivi osservare molte antiche 
curiosità, e nel salir in detta chiesa vederi a sinisira una chie- 
setta detta Santa Maria della Chiusa , dove fu ucciso il Beato 
Nicolò eremita, come se ne diede notizia nella chiesa di San- 
ta Resti tuta, dove il detto Beato sta sepellito. 

Giunti alla chiesa di S. Gennaro , ove avremo notizie forse 
le più curiose che aver si possano , e da queste venire in co- 
gnizione della magnificenza ed antichità della nostra città, co- 
me appunto disse 1' eruditissimo P. Giovanni Mabillon dell'Or- 
dine Benedettino , che nelf anno 16P5 si portò in questa no- 
stra città per avere erudite ed antiche notizie, e che da me fu 
menato in questa chiesa. 

È da sapersi che erano costume e leggi inviolabili dei Gen- 
tili, così greci, come latini, e di altre nazioni, di non sepellire 
i cadaveri dei loro defunti dentro delle città ; ma stabilivano 
fuor delle mura un luogo cheCimiterio chiamavano, cioè dor- 
mitorio, che tal suona in greca favella cimiterio, e questo era 
luogo sacro e veneratissimo, in modo che il disumare un osso 
di morti , o violare il luogo era delitto capitalissimo, anzi per 
la loro venerazione si rendeva sicurissimo asilo dei rei , né a 



- 30t> - 
comprobar questo adduco quìi autorità d' antichi scrittori, es- 
sendo pur troppo noto agli eruditi. 

La nostra Napoli essendo una , e forse la più famosa, delle 
città italo greche , osservò le leggi, costumi e riti di quell'A- 
tene dalla quale traeva origine. Ebbe i suoi famosi Teatri , 
Ginnasi e Terme; volle anche per costruirla città perfetta ave- 
re il suo cimitero , e qui lo costruì un miglio distante dalla 
città , e cosi ampio e maraviglioso che solo può dire di non 
superare le più rinomate catacombe di Roma , perchè quelle 
diedero sepoltura a tanti gloriosi Martiri, ma che del resto non 
sono equiparabili, come si vedrà 

Or questo costume non solo fu osservato in Napoli, in tem- 
po che ella era totalmente greca, ma anche nei tempi dei Ro- 
mani e dei nostri primi cristiani. 

V erano in questo luogo antichissime memorie in marmo e 
greche e latine , essendo poi stato conceduto dopo vari casi 
questa chiesa al governo dei popolari, questi ignoranti di cosi 
preziose antichità , volendo rifare il pavimento , si servirono 
di questi marmi per listelli, facendoli segare in modo che og- 
gi dagli eruditi non si può vedere il suolo della chiesa senza 
lacrime , vedendolo seminato di lettere , né da quelle si può 
cavare cosa alcuna : se ne sono serviti anche per coverchi di 
cisterna , come ne apparono certi frammenti in greco. Ma si 
passi avanti , poiché rammemorare tal fatto non si può senza 
lacrime. Evidentissimo si è che dai nostri primi cristiani sia 
stato questo rito osservato. 

Finite le persecuzioni della chiesa in tempo di Costantino 
il Grande, designando il nostro S. Severo di trasportar il cor- 
po del Santo Martire Gennaro, da Marciano in Napoli; perchè 
introdurre non lo poteva nella città, presso di questo cimitero 
fece cavar nel monte un luogo a forma di chiesa , come si ve- 
drà, ed ivi lo collocò , per lo che chiamato viene cimitero di 
S. Gennaro o S. Gianuario ad Corpus , o S. Gennaro ad Foris, 
e da questo tempo cominciò questo luogo ad esser divotamen- 
te frequentato dai Napolitani ; perchè prima si chiamavano 



- 306 — 
Tombe , Casatombe , Catombe , Catarcainbe , Città dei morti, 
Grotte dei morti e Cimiteri ; qui anche furono sepelliti Santo 
Agrippino che visse circa 1' anno 120 , S. Lorenzo Vescovo di 
Napoli che Dell' anno 726 passò a miglior vita , S. Giovanni 
similmente nostro Vescovo nell' anno 849 , S. Attanasio nel- 
l'anno 872 , e S. Gaudioso nemmeno potè esser sepellito nel 
Monastero da esso fondalo , ina nell' anno 453 fu sepolto in 
questo cimitero ; similmente S. Nostramio Vescovo , e le mo- 
nache medesime del monastero istituito dal detto S. Gaudioso 
in questo cimitero si sepellivano , come se ne sono trovate le 
memorie in questo cimitero ; quando poi si sia principiato a 
sepellire i cadaveri dei cristiani nella città perchè alcuni scrit- 
tori stimino che fusse nell'anno 452 (1) in tempo di Leone Im- 
peratore, come si legge nella costituzione 53 che comincia Mea 
quidem sententia ; ma io non ardisco affermarlo , perchè per 
molta diligenza che m' abbia fatto in tutte le chiese e partico^ 
larmente nelle più antiche, come quella di S. Restiluta e di S. 
Gaudioso , cioè 1' antica che sta inclusa dentro del monastero, 
non vi trovo memoria se non dall'anno 1300, e se nella nostra 
Cattedrale si vede il sepolcro di Berardino Caracciolo Arcive- 
scovo di Napoli, morto nell' anno 1262, è da considerarsi che 
questa memoria fu posta dopo da Giovanni Caracciolo suo ni- 
pote, dove espresse il tempo della morte solo , e non di quan- 
do vi pose la detta memoria , oltre che nel tempo della morte 
dell'Arcivescovo non vi era la chiesa in questa forma, né vi si 
fa menzione d'essere stato qua trasportato da altro luogo questo 
onorato cadavere ; quando poi dico sian state trasportate den- 

i. 

(1) Q <esV epoca è erronea , perchè Leone cominciò a regnare 
nel 457 , e poi fino al 476 imperarono in Italia gli Imperatori 
(f Occidente, e dopo di essi i Re Odoacre, Teodorico eie, insino 
alla riconquista fattane da Giustiniano. Queste contrade non eran 
dunque nel 452 soggette a Leone. Se poi invece di questo Impe- 
ratore fosse S. Leone Papa , altura cesserebbe /' errore di ana- 
cronismo , perchè questo Pontefice viveva appunto nel 452. 



— 807 — 

tro della città nostra i corpi dei Santi Vescovi, non se ne può 
discorrere che per tradizioni e conghietture. Mi resta bensì di 
dire che si concedeva talvolta la sepoltura a qualche cadavere 
nella città, ma per ordine espresso del Magistrato, a chi fatto 
aveva qualche egregia azione a favor della patria , come se ne 
sono vedute le memorie. Ora essendo assentatissimo che que- 
sto sia stato 1' antico cimitero di Napoli, e prima di dar noti- 
zia delle sue forme e grandezza diamola della chiesa. Avendo, 
come si disse , fatto cavare dentro del monte una chiesa , che 
era come una grotta ampia , ed ivi collocatovi il corpo di San 
Gennaro, la divozione dei Napolitani cominciò a renderlo fre- 
quentato, e tanto più che spesso vi si portavano i Vescovi col 
Clero ed ivi divotameute celebravano , e circa gli anni 873 S. 
Attanasio nostro Vescovo , presso di quella eretta da S. Seve- 
ro vi fabbricò questa che ora si vede, benché in altra forma, e 
vi eresse un monastero sotto la direzione dell' Abbate , perchè 
la chiesa fosse stata di continuo officiata e fu conceduta ai mo- 
naci Benedettini che stavano immediate soggetti all' Ordinario. 
Il motivo di fabbricare questa nuova chiesa fu perchè essendo 
stato tolto nell'anno 817 il corpo del Santo dal Principe di Be- 
nevento , la chiesa era rimasta quasi in abbandono , e i corpi 
degli altri Santi Vescovi, che vi stavano, senza quasi venerazio- 
ne. Si trova memoria che questi monaci Benedettini 1* avessero 
servita fino all'anno 1445 , trovandosi in questo tempo Abate 
del monastero di S. Gennaro ad Foris Nicolò da Napoli. 

Fu questo monastero poi lasciato dai monaci, né si è potu- 
to saper la cagione, restò quasi in abbandono , e di già le fab- 
briche del monastero ed anche della chiesa per non essere abi- 
tate andavano in ruina. Nell'anno 1468 il provvido Cardinale 
Oliviero Carafa vi fondò una confraternita di laici sotto la 
protezione del Santo, con un ospedale pei poveri infermi della 
peste, e questo fu eretto nel vecchio monastero dei Benedetti- 
ni. Questa confraternita tu fondata da nobili e dal popolo, ma 
perchè non potè aver sussistenza , perchè di rado si confanno 
questi due generi, lo stesso Cardinale concedè solo alla piazza 



- 308 - 

del popolo e la chiesa è il monistero , col peso di presentare 
all'Arcivescovo due porci e due castrati in ogni anno, in rico- 
gnizione del diretto dominio, che poscia fu transatto in duca- 
ti undici in ogni anno, e si stabilì che i governatori si eligges- 
sero da quattro piazze popolari , cioè da quella di Capuana , 
della Sellaria , di S. Giovanni a Mare e del Mercato ; e questi 
Governatori erano obbligati ad intervenire ai Sinodi , quando 
si facevano. Questi con molte limosine ristaurarono la chiesa, 
e per rifare il pavimento si servirono, come si disse, dei mar- 
mi dove ne slavano intagliate preziosissime iscrizioni e me- 
morie, cosi nella chiesa come nel cimitero , come se ne vedo- 
no te lettere in diverse parti del pavimento. 

D. Pietro Antonio d* Aragoua Viceré di Napoli, circa gli an- 
ni 1669 , pensò di fondare un ospedale per tutti i poveri che 
andavano mendicando per la città , così uomini come donne , 
e dopo di molti pareri elesse questo luogo , che nelf orrenda 
peste dell' anno 1656 servi per lazzaretto degli appcstati nel 
principio, poiché nel mezzo tutta la città fu lazzaretto. Con li- 
cenza del Sommo Pontefice Clemente Nono T ottenne dal Car- 
dinale Arcivescovo Innico Caracciolo, ed avendolo accresciuto 
di tutte quelle fabbriche che nuovamente vi si veggono , vi 
chiuse da seicento tra poveri e povere, e di questi famiglie in- 
tere miserabili. Ma con la partenza del Viceré vennero anche 
a mancare le limosine e le sovvenzioni alle quali s' erano tas- 
sati molti cittadini e Religiosi che cotidianamente facevano li- 
mosine ai poveri; cosi 1' opera è in parte cessata, né vi si veg- 
gono che alcuni poveri ed un conservatorio di donne misere. 

Nella porta che dal cortile si va a questa chiesa vi si veggo- 
no due belle colonne di marmo giallo antico , e la porta è di 
bigio similmente antico. La chiesa mostra d' essere stata tutta 
dipinta di maniera antica, ma dall' umido trapelato dalle mu- 
ra stanno tulle le dipinture guaste. In questa chiesa vi si con- 
serva il dito indice che dal carnefice fu mozzato a S. Gennaro 
(juando ii fu troncato il Capo. 

A deslra di questa chiesa entrando Yedesi una porta per 1; 



- 309 - 
quale si va ai cimiteri, dei quali vo' dar contezza , quando da 
me osservati vennero nell'anno 1643* e di quel che oggi veder 
sì può. 

Nell'useire dalla delta porta vedesi incavato nel monte, che 
è della pietra nostrale, facile ad essere tagliata , una volta che 
mostra d' essere stata dipinta ed ha qualche vestigio d'un roz- 
zo musaico di quei tempi. Vi si vedono le reliquie di uu alta- 
re , e dietro di questo una sede Vescovale della pietra dello 
stesso monte , e questa fu la chiesa eretta a S. Gennaro da S. 
Severo. Consecutiva a questa ve n è un'altra eretta dai Napo- 
litani al nostro Vescovo e Protettore S. Agrippino ; più su ve 
n' è un' altra che mostra similmente essere stata dipinta con al- 
cune lettere intorno, che finora legger si ponno , ed in questa 
vi è tradizione che vi fussero stati sepolti S. Gio. e S. Attana- 
sio , con altri Santi. 

S' entra nel cimitero tutto a volta incavato nel monte della 
stessa pietra ; egli è a tre ordini 1' un sopra 1' altro con diver- 
si latiboli nei lati delle volte maggiori , che formano un quasi 
laberinto , in modo che camminandovi sopra senza guida , si 
porterebbe rischio di non ritrovar più la via. Questi latiboli 
poi slimo che sieno state sepolture gentilizie ; perchè alcuni 
si veggono adornati di dipinture , ed i locali che stanno nelle 
mura stan fatti con ordine e pulitezza. Tutte le mura stan pie- 
ne di loculi incavati nel monte, dove si collocavano i cadaveri 
che si otturavano o con pietre ben lavorate dello stesso monte 
o con tegole di creta cotta, come quelli di Roma. Vi trovai un 
latibulo di questi che non aveva altri loculi che due palmi in 
tre di latitudine ed un palmo d' altezza , dallo che argomentai 
che questi fussero destinati agi' infanti. 

Nel piano delle volte vi sono quantità di sepolture ed alcu- 
ne profonde e capaci ognuna di più e più cadaveri. Di passo 
in passo vi sono alcuni occhi per i quali da sopra vi penetra 
lume. Il primo ordine arriva fino alla chiesa della Sanità, che 
anticamente era uno degli aditi di queste catacombe , come si 
dirà appresso. 

Ltlurw — Voi V 40 






— 310 — 

Queste dalla parte d' oriente arrivavano fino alla chiesa di 
S. Eufebio, detto S. Efremo vecchio dei Frali Cappuccini, che 
era uno degli altri aditi di questo cimitero, e questa lunghezza 
si misura in due miglia a dirittura , perchè se vi si vogliono 
porre i rami che dall'una parte e 1' altra vi si veggono, sareb- 
be altra misura; dalla parte di mezzo giorno tira fino a S. Ma- 
ria della Vita , e sotto del monte va sino a Santa Maria della 
Salute. Quello che poi ho veduto io in età di diciannove anni 
è questo: 

Avendo il Cardinale Oliviero Carafa costituito questo luogo 
per Ospedale degli appestati , nell'anno 1516 nel quale vi fu 
una fiera peste in Napoli , che durò per molti anni , in questo 
luogo si curavano gì' infetti , e quelli che morivano in questo 
cimitero si sepellivano. Finito il contagio si murò la parte do- 
ve erano stati sepolti gli uccisi dalla peste , e cosi questo luo- 
go restò in abbandono ed impratticato ; nell' anno 1619 essen- 
domi stato detto che 1' antico muro che lo chiudeva era anda- 
to giù, e che vi si poteva entrare, con quel desiderio che ho io 
sempre nutrito di saper le cose della mia patria , mi ci portai 
con tre amici , con i quali , ancorché sconsigliali dal Sacrista 
della chiesa che era mio carissimo, vi entrammo con quattro 
creati con lampioni ed intorci, e con una guida che v' era pri- 
ma entrala; per quattro ore continue caminammo, osservando 
tutto, arrivammo fino al cimitero della Sanità per la volta di 
sotto, per quella di sopra passammo la chiesa e convento di S. 
Severo; poscia trovammo una macerie di pietre e terra che ci 
impedì il passare più avanti. Osservammo in un braccio di 
questo che stava dalla sinistra bellissimi locali adornati di di- 
pinture e con qualche poco di pulito mosaico. V erano molte 
iscrizioni greche , per quanto potemmo conoscere da due let- 
tere che scovrimmo , perchè erano tutte coverte di durissimo 
nitro, in modo che non si facevano leggere. Trovammo un lo- 
culo ancora coverto da pietre dell' istesso monte tagliate a mi- 
sura, aperto, e vi trovammo un cadavere intero nelle ossa , e 
lino con r denti , con una laminata di piombo , nella quale vi 



— 311 — 
stavano intagliate a lettere goffe grandi Pirrotlus C. X. , che 
volevan dire, credo io ; Civìs, o Chrisilanus Neapolitanus. 

In una parte di questa grotta a sinistra vi era un fonte ton- 
do di dieci palmi in circa di diametro cavato nel suolo e bene 
incrostato. In questo vi calavano distillate dal monte alcune 
acque ; la volli in ogni conto assaggiare, e la trovai fredda ed 
ottima al gusto. In tutto quello spazio che si camminò vi con- 
tammo undici spiracoli. Non vi trovammo grandi ossa di ca- 
daveri appestati , perchè credo che sepelliti li avevauo nella 
fosse del piano , che da noi non si poterono osservare. Quan- 
do v'entrammo erano i sedici di febbraio, e in dette catacom- 
be v' era pochissimo fresco. Le volte , per quanto potemmo 
giudicare , potevano avere d' altezza da venti palmi in circa , 
la latitudine non era eguale. Le .volte poi dei rami erano alcu- 
ne più alte altre più basse. Usciti stanchi ma consolati , per 
aver osservata una tanta antichità, avevam risoluto di entrar 
vi di nuovo per cavarne quelle iscrizioni che vi stavano e per 
osservar l'altra parte che tira verso S. Maria della Vita : ma 
da mio padre mi fu caldamente proibito, atteso che pochi gior- 
ni dopo dall' altra parte della chiesa vi era un fosso , per lo 
quale si poteva entrare in una parte delle catacombe che tira- 
no verso S. Maria della Vita ; vi furono da un contadino visti 
entrare sei uomini , ed essendo passati due giorni non erano 
stati visti uscire, che però il contadino ne diede parte alla Vi- 
caria, la quale vi mandò i suoi ministri , che entrativi e cam- 
minato un pezzo, li trovarono che stavano cavando per trovar 
tesori, e furono tutti arrestati. Questo è quanto ho veduto io 
nell' anno 1649. 

Ora se ne può vedere uni parte di quello che ho descritto , 
e vi va del tempo per osservarla; l'altra da una gran maceria 
di pietre e terra portatavi dalle acque calate per uno spiracolo 
sta impedita. Questo è quanto si può aver di notizia di questi 
cimiteri che simili non si veggono in Roma, avendoli osserva- 
ti quasi tutti. 






- 312 — 

Ho fatto ancora altre osservazioni dalla parte di S. Eufebio 
su questa materia, ed a suo luogo se ne darà notizia. 

Questo si stima 1' adito maggiore di questo cimitero ; per- 
chè qui S. Severo cavò la chiesa di S. Gennaro. 

Chiesa ed Ospizio di S. Gennaro de' Polcii 

Lasciando per poco il delizioso sito di Capodimonte dove tra 
non molto torneremo per descrivere il fteal Osservatorio Astro- 
nomico, e calando per I» ampia scala di centocinquanta scalini, 
c'immetteremo nella strada del Gavone di San Gennaro de' Po- 
veri che costeggia l' antica via carrese del Monastero della Sa- 
nità, vicino a cui vedesi parte del giardino pensile e delle fab- 
briche di quel monastero che sono nella parte di sopra. Notia- 
mo in prima , che tutto il fato di essa che guarda occidente 
è ocupato da abitazioni che prima non vi erano ; essendo che 
a'tempi del nostro autore vi si vedeva ancora 1' antica chiesuo- 
la di S. Maria della Chiusa ed una grotta vicina, di cui or ora 
terreni parola. 

Tralasciando la chiesa di S. Vincenzo , che qui appresso pur 
descriveremo, uopo è fermarci innanzi all'Ospizio di S. Gennaro, 
dove nell' interno è una chiesa, Ja cui origine è questa. Da la- 
to di essa, siccome pur ora sussiste, era l'apertura delle grotte 
ad uso di sepolture, le più grandi che si trovino in tutta que- 
sta valle dai nostri Greci denominata degli Eumelidi; ed in es- 
sa apertura S. Severo Vescovo fece costruire una piccola chie- 
sa, nella quale depose il corpo di S. Gennaro Martire , quando 
da Marciano fu in Napoli trasportato. In questa medesima chie- 
setta furon sepolti i Vescovi S. Lorenzo, S. Agrippino, S. Gio- 
vanni ed altri. Quivi da Montecassino fu pure trasferito il cor- 
po di S. Attanagio dal Vescovo Attanagio juniore. Questa chie- 
sa o antico antro racconcio da S. Severo , noi 1' andremo a ve- 
dere quando avrem ragionato di tutto 1' ospizio e parlerem del- 
la catacomba che immediatamente vi seguita. 

Verso il terminare del nono secolo S. Attanagio fabbricò qui- 
vi presso un monastero conceduto da lui ai Padri Benedettini , 
ed uno spedale vi fu pure collocato dipendente da popolani del- 



— 313 - 
/ 

la città. D 1 ordine di Sisto IV per dissensioni avvenute , furono 
intorno all'anno 1476 tolti quivi i monaci, ed il monastero abo- 
lito venne aggregato alio spedale, il quale pur esso nel progresso 
del tempo, come avvien sempre delle migliori istituzioni, cessò 
di essere. Poscia dal Cardinale Arcivescovo Oliviero Carafa l'in- 
tero comprensorio fu conceduto al Seggio dei Popolo con l'ob- 
bligo di presentare un' offerta ogni anno a lui ed ai suoi suc- 
cessori, e fu stabilito che se n'eligessero i governatori da quat- 
tro piazze popolari, cioè di Capuana , di Selleria, di S. Giovan- 
ni a Mare e di Mercato. 

Nella peste del 1656 questo luogo servì di lazzaretto e cimi- 
tero, e fu allora che la città di Napoli fece voto per mezzo dei 
Deputati Sanitari di fondare nuovamente uno spedale pei po- 
veri che andavano accattando. Mentre si 'discuteva se quello fosse 
opportuno luogo per tale opera, il Viceré D. Pietro Antonio d'A- 
ragona, a ridurre i molti accattoni che vide nella Capitale, pen- 
sò egli di apparire come esecutore primario del voto; e manife- 
stato il suo desiderio di voler fondare un ospizio , indusse le 
sopraddette quattro piazze popolari a donare a bene di questa 
nuova opera le rendite ed il luogo di cui avevano esse cura e 
governo. L' alienazione fu convalidata con Breve di Clemente IX 
nel 1669, e ne venne affidato il governo all'Eletto della piazza del 
Popolo con altri sei deputati ; e d' allora innanzi fu questo luo- 
go detto di S. Gennaro dei Poveri. Onde veggiamo nella faccia- 
ta di questo edifizio ai due lati le statue non intere di S. Pie- 
tro e S. Gennaro, sotto la cui protezione fu posto V Ospizio, nel 
mezzo quella del Bambino Ke Carlo li di Spagna, e sotto di que- 
sta il mezzo busto d'esso D. Pietro Viceré con la iscrizione che 
riportiamo ì 

CAROLO . II . REGE 

TEGENDAE . ALENDAE . INOPIAE 

1NSESS1S . VIS (SÌC) OBSESSIS . DO MI BUS 

TOTA . IAM . UBBE . PALANTI 

HOSP1T1DM . HOC 

D. D. PETRI . ET . lANUABU . NOMINE . SACRUM 

TUTELA . AETEBNCM 

1NST1NCTA . MAGMFICENTIAE . AUSPICIO . PIETATIS 

D. PETRUS . ANTONIO* . KAYUCNDUS . FOLCII . DE . CARDOSA 



— 314 



OHM . DE . ARAGONA 
DUX . SEGORBIAE . EMPORI AROMQCE . COMES 
PROREX 
POSD1T . TRAD1DITQ0E . CORANDIJM. 
POPOLO . PARTENOPEO 
LOCI . PRAEFECTI 
NE . TANTO . POSTERITAS . PRIVETOR . EXEMPLO 
HOC . STATOERE . AETERNITATI 
MONOMENTOM 
ANNO . SAL. HOM. MDCLXX. 
Noi siam quasi indotti a credere, che questo primo grande e 
specioso cortile che troviamo all'entrare, fosse opera antica, sì 
per lar forma semplice che esso presenta, e sì perla moltissima 
somiglianza di architettura con quella della chiesa ; onde ma- 
lamente taluni credono che fosse stato edificato nel 1669. Ci 
fermiamo vieppiù in questa opinione soprattutto perchè nella 
iscrizione qui dinanzi non si parla di alcuna costruzione , essen- 
do che il posuit, tradiditque voglion dire che fondò I' ospizio e 
diedelo a governare, non che lo avesse materialmente edificato. 
Ancora vien ciò dimostrato dalla scala che vi è nel fondo per 
passare all'altro cortile, che non è costrutta nel mezzo, ma dal- 
la banda destra di chi entra nell' uno dei due medii archi dei 
quattro a rimpetto che furono chiusi , e che prima facevan se- 
guilo e simmetria cogli altri dei fianchi. Diciamo ciò perchè ap- 
punto questa parte è stata non ha guari rimodernata, sostituen- 
do a detta scala ad una salita, altra a due braccia più grandio- 
sa-, ed anche la porta di antica costruttura con i suoi ornati, di 
marmo si viene però a collocare direttamente nel mezzo. Alla 
quale opera intesero con tutto desiderio e zelante premura i 
governatori del Pio Luogo. Questo grande primo cortile, di bel- 
lissimo aspetto , è nientemeno che lungo nella sua aia media 
trentuna canna di dieci palmi 1' una , e dieci canne meno due 
palmi largo. È spalleggiato da un portico con triplice ordine di 
archi sovrapposti , largo palmi dodici e tre quarti , computata 
pure la spessezza dei pilastri. V arcata di sotto è assai alta con 
archi a tutto sesto, sicché si fa all'occhio molto elegante e ri- 
levata. Sulla porta a rimpetto per ove si passa da questo pri- 
mo al secondo cortile è pure la seguente iscrizione : 



— 315 — 

FERDINANDO . I. 

REGNI . CTRITJSQUE . SICILIA E . REGI . MUNIFICENT1SSIMO 

PUBBL1CAE . FELICITATA . CONSERVATORI 

QCOD 

INSTANTE . HARCHIONE . DONATO . TOMMASI 

1NTERNAE . TOTICS . REGNI . REI . MINISTRO . INCOMPARABILI 

HOC . TEMPLCM . ET . HOSPITIUM 

VETCSTATE . INOPIA . SQDALORE . OBSOLETA 

IN . MELIOREM . CULTDM . RENOVANDAM . MANDAVIT 

V1RGINCMQCE . ET . PACPERDM . FAMILIAM 

PRAEDI1S . ACXERIT 

AC . PATERNA . FOVEAT . BENEVOLENZA 

FRANCISCUS. GAETANO. DE. ARAGONA. ORDIN1S.H1EROS.EQUES 

MARCHIO . PHIL1PPCS . SESSA 

ET . IOSEPHCS . BDONOCORE 

VIRI . CDRATORES 

GRATI . ET . OBSEQDENTIS . ANIMI . ERGO 

AETERNITAT1S . MEMORIAM . POSCERE 

A. R. S. HDCCCXVIII. 

Questo secondo cortile, che credesi essere stato. l'antico chio- 
stro dei Padri Benedettini, or ora molto modificato per le ope- 
re fattevi ai due lati a comodo del monastero, era non ha gua- 
ri dalla banda dritta la sepoltura delle Suore: e in tale congiun- 
tura, essendosi cavato all'angolo settentrionale nel sito d'innan- 
zi all'antico campanile , si è avuto occasione di vedere, come 
a quattro palmi di sotto al suolo attuale, eranvi archivolte an- 
tiche dipinte a fresco alla foggia di quelle altre dipinture che 
sono nel cielo all'entrata delle catacombe di cui fra poco si par- 
lerà. Perchè è chiaro che un tempo il piano era molto più al 
di sotto. E vieppiù ci confermiamo in questa opinione, in quan- 
to che , essendosi dovuio rompere nel davanti d<l!a porta d'in- 
gresso ov' è stata ora fabbricata la grandiosa scala a doppia sa- 
lita, si è veduto in un sito di esso un comiuciamento di doppio 
cuneo d' ordine gotico di bellissima scorniciatura. Onde si dee 
tenere che questi due cortili erano un dì a livello , e non sap- 
piam dire sicuramente , se il campanile incominciasse allora da 
queir antico sottoposto piano che ora trovasi interrato - T sicché 
sarebbe riuscito assai alto e sfasato. Il certo e. che ora non se 



316 



ne vede altro che la cima, e porzione del piano prossimamente 
sotto posto*, perchè occupato nei lati da fabbriche di poi fattevi, 
forse dall' Arcivescovo Innico Caracciolo verso la fine del seco- 
lo decimosesto , quando vi chiuse , secondo rapporta il nostro 
autore, seicento fra poveri e povere, e tra questi famiglie inte- 
re di miserabili. La cima di esso campanile è acuminata , e po- 
sta sopra un ordine di stretti archi assai allungati, opera ec- 
cellente del decimo secolo. Qui poi segue un passaggio coveilo 
fregiato di fuori da un arco di pietra vesuviana; ed in esso, nei 
due muri laterali , sono sei picciole composizioni di fii-urc ter- 
rigne che rappresentano i fatti del martirio di S. Gennaro e al- 
cuni miracoli di lui, le quali furono eseguite da Andrea da Saler- 
no, che poco ora conservano della loro antica bellezza , essendo 
guaste e bistrattate pei pessimi ristauri e per le indiscrete punte 
e sgraffia ture, che uomini ignoranti dèi pregio di quelle opere vi 
hanno apportato. Nel centro dell' arco di copertura è una im- 
magine di Dio Padre, che ritiene moltissimo della foggia di quel- 
li del Sanzio, comechè ancor' esso storpio dai fiacchi colori dei 
ristauri. 

Da questo transito salendo pochi ampli scalini , sopra cui è 
ian bell'arco antico di maimo bigio, si accede ad un terzo an- 
tico atrio alquanto più piccolo dell' antecedente. Nel quale era- 
no un tempo due grandi colonne di marmo giallo antico , <\i 
cui si dice che poscia tolte, furono inviate in lspagna negli ultimi 
tempi del governo vicereale. In fondo di questo è la porta della 
chiesa, fornita di un piccol pronao - , nella quale entrando, ve- 
dremo il tempio essere costrutto a tre navi, partite da quattor- 
dici pilastri, con mezze colonne di travertini addossate loro ne- 
gl'interni, sulle quali poggiano archi di pieno centro. Ed è da no- 
tare che l'antipenultimo arco della parte di dentro è pili stretto 
degli alni , vedendosi in tal modo praticato altresì nelle altre 
chiese di quel tempo, come potrebbesi osservare nell'ampia Cat- 
tedrale di Cerace , posta sulla riva del Jonio nella provincia di 
Reggio. Le tre navate fan termine al presbiterio , che si eleva 
con gradini dal suolo, e nel cui fondo è l'abside sferica con ai- 
co di mattoni sostenuto da due colonne antiche, di pardfglio , a 
capHelli banchi di ordine corintio similmente antichi. In me,:- 



— Si7 — 

zo ad esso arco è posto il presente altare ; dova dalla banda 
di dietro sopra alquanti scalini ce n' è un altro , che è V an- 
tico primitivo, ed a quanto che sembra, fu della prima costru- 
zione dell' abside. Così fat>a foggia di chiesa è di stile romano 
bizantino della seconda età, siccome è da credere che fosse pur 
tale il primo ampio cortile già innanzi descritto •, perciocché a 
chiunque sia pratico degli edifizi che ancora rimangono nella 
città di Costantinopoli, parrà di vedefe in esso quel medesimo 
triplice ordine di archi , e quella foggia , e quelle medesime 
proporzioni che si scorgono essere nel Serraglio della Reggia di 
colà. Onde è da ritenere che sia di quella prima età della nostra 
architettura. Nella quale opinione maggiormente ci rifermiamo, 
dacché qualora fosse stata opera eretta ai tempi che lo stabili- 
mento dei poveri colà avvenne , cioè circa due secoli fa , non 
sarebbesi, secondo la boria di queir età, mancato di dirlo nella 
iscrizione che è in fronte alla porta d' entrata. 

Ma ritornando col nostro ragionare alla chiesa < non si vorrà 
da noi tralasciar di notare che la nave maggiore è molto più 
larga dell'ordinario in rispetto alle, due laterali; di che altro 
simigliaste esempio trovasi nella Basilica Bizantina di S. Clemen- 
te in Roma, e nella cennata chiesa di Gerace , nelle quali non 
erano altari minori nei due laterali siccome in questa di S. Gen- 
naro dei Poveri. Perocché quelli che son ora furonvi certamen- 
te aggiunti nei secoli di poi. Ed è bello il riportar qui la opi- 
nione di taluno il quale credette doversi ad un certo obblio in 
che cadde negli andati tempi questo sacro luogo, l'essersi così 
conservato nell'antica sua foggia, che altrimenti sarebbe stato 
come a tutte le altre chiese è avvenuto, rifatto e.rammode<na- 
to con lavori di stucco e copiose modanature secondo lo sfre- 
nato uso degli artisti dei due prossimi andati secoli , nei. qua- 
li l'architettura religiosa di stile bizantino , gotico e lombar- 
do a sesto acuto tenevasi barbara e sconvenevole , ed andavasi 
però da per tutto quasi rabbiosamente distruggendola e rimutan- 
dola. L'antichità dell' edifuio ha fatto da più di due secoli scom- 
parire le dipinture a fresco che vi erano. Ora ci è invece l'ab- 
side con una grandiosa composizione della coronazione della 
Vergine in Cielo , lodevolmente dipinta sullo stucco da Pte- 
Ce1ano-~ Voi. V. 41 



— 318 — 

irò Malinconico ,, di cui sono pure le due molto accurate com- 
posizioni sopra muro del Martirio S. Gennaro , ai due latera- 
li del presente aitar maggiore, e un'altra figura a fresco pres- 
so al muro sinistro dalla banda della porta , rappresentante un 
Salvatore , di sotto al quale è scritto Petrus Maiinconicus gra- 
to animo 1772. 

Nel primo altare a dritta è un bel quadro grande sopra di 
antica tavola , che molto mal ridotto conservavasi nelP interno 
dèlio Stabilimento e poi fatto quasi tutto diligentemente ristau- 
rare e rifare , che rappresenta al naturale il sotterramento del 
S ; gnor Nostro. E da quello che si può scorgere da due sole te- 
sto che han potuto essere interamente conservate, essa fu opera 
eccellente del scolo decimoquinto, quando i duri contorni ve- 
nivano ad essere sostituiti dalla morbidezza e compagnia delle 
ombre , che ragionevolmente doveano a rammorbidir le figure. 
Più innanzi dalia stessa banda è un altro altare, dove si ha da 
vedere un paliotlo in bassorilievo di marmo bianchissimo, mol- 
to ben condotto , che è un S. Gennaro giacente in abiti ponti- 
ficali, sotto del quale è scritto : 

DIVO IANCARIO URBIS REGNIQUE PATRONO PRIMAM HAC IN 
CRYPTA ECCLESIAM, QUAM SANCTUS SEVERUS NEAPOL1TANUS AN- 
TISTÉS IN SALUTIS HUMANAE SAECULO D1CAVIT, IBIQUE SANCTIS- 
S1MT MARTYRIS COKPUS E PDTEOLIS TRANSLATUM PROPRIIS CON- 
I3IDIT MAN1BDS ARA ERECTA REST1TUIT IACOBUS CARD. CANTEL- 
MDS ARCHI EP. NEAP. ANNO DOMINI MDCCI. 

E notisi che questo marmo , come la iscrizione medesima fa 
vedere, fu primitivamente posto sotto l'altare dell'antichissima 
basilica (di cui ragioneremo in visitare le vicine catacombe) e 
dà non molti anni poi qui collocato per meglio tenerlo espo- 
sto alla venerazione dei fedeli. 

Venuti ora dietro all' altare maggiore nel fondo della tribuna 
o abside come da noi e stata designata , avremo da scorgere 
i tre gradini dinanzi al vecchio altare , tutti rattoppati e co- 
perti di marmi franti , che sono pezzi di antichissime iscrizio- 
ni e memorie, le quali avevano coperte le sepolture nelle cen- 
nate catacombe, e che con assai poca lode dei governatori del- 
le piazze popolari, quando rifecero con le elemosine la chiesa, 



— 319 — 

furon fatte porre per tutto il suolo di essa. Di sopra poi a que- 
sto altare è una composizione in marmo di mezzo rilievo infis- 
sa nel muro, che secondo alcuni è opera di Pietro degli Stefa- 
ni , tutte figure di circa tre palmi. Nel mezzo è Nostra Donna 
seduta col Bambino , e ai due lati S. Benedetto primo fonda- 
ture dell'Ordine Benedettini), e S. Sossio Martire; nel centro è 
il salvatore dal busto in sopra, in alto di benedire ; nel piani» 
di sotto veggonsi in piedi due Abati dell' Ordine, ma da taluni 
creduti S. Gennaro e S. Severo , che in abiti pontificali racco- 
mandano due Monaci di quell'Ordine stesso, i quali ginocchioni 
in atto di adorazione sono loro d' innanzi; e nei due estremi allo 
stesso livello di queste figure inferiori sono Santa S .olastica e 
un'altra Santa, forse Santa Candida, poste amendue sopra due 
piccioli antichissimi capitelli di ordine ionico racconci loro di- 
sotto in forma di basi. Il che fa vedere che sono state queste 
figure qui in antico rattoppate nel muro, dopo essersi staccate 
dal loro insieme , di che facevano parte ; il quale insieme al- 
trove dovette essere in prima collocato. 

Nella sacrislia evvi pure un bel marmo , di cui ora si fa uso 
per fonticello di acqua da dare alle mani, che sembra aver do- 
vuto essere un tempo prospetto di custodia ; il quale per esse- 
re bellissimo non par conveniente lasciarlo inosservato. Esso è 
una scoltura finissima , rappresentante un prospetto di sacro 
edifizio in basso rilievo. Ai lati della piccola porticina son due 
Angioli in piedi in atto di adorazione , e di sopra all' interno 
arco pure in bassorilievo un S. Giovanni Battista similmente in 
piedi, molto decorosamente disegnato. Finissimi sono gì' intagli 
e squisiti gli ornati di che tutta la tavola è fregiata, rappresen- 
tanti specialmente fiori , e frutta, e monili , e cornucopie , che 
fanno beli' armonia a vedere. 

Restaci solo a dire dell' ultimo dei due altari laterali dalla 
banda sinistra, nel cui davanti è un paliotlo di vivacissimo co- 
lorito tutto fatto a foglie ed a fiori tramezzati , che potrebbesi 
assomigliare alla vivezza di un traslucido ricamo a velluto che 
quasi così sembra al primo vederlo ; ma per verità esso non è 
altro che una soda tavola di materia da porcellana, o altra sor- 
ta di durissima pastiglia ; di tal che è gran danno che quasi si 



- 320 - 

sia perduta la memoria di questa specie di lavori. Qualora altri 
percotesse con un ferro in un lato di esso, troverebbero esser* 
sì sodo da superare assai più in durezza il marmo cui in quel 
modo si è voluto sostituire. Il resto di un tale altare è ornato 
tutto con lastre di quella medesima materia. 

Dentro di questa chiesa anticamente furono sepolte assai no- 
bili persone della nostra città , le cui memorie ora più non si 
veggono; e specialmente vi furono le tombe dei Duchi; fra le qua- 
li giova riportare quella dell' infelice Stefano, che fu ucciso nei 
portici della Stefania per opera e mandato di Sicone Principe 
di Benevento nel cominciar del nono secolo. Era qui tumulato 
col seguente epitaffio che in forma acrostica compone nei capi- 
versi e nelle lettere finali il suo nome ed il titolo, che voglion 
dire Sleyhanus Consul. Fra le diverse lezioni che gli storici del- 
le nostre cose riportano, ci piace scegliere quella ultima di Giu- 
seppe Fusco, che con molta critica in una sua opera (1) ha ri- 
portate tutte le varianti , eleggendo fra esse la più corretta e 
plausibile: 

S Sabae cum facinorihus invasit me horror morlis S 

T Tellus in pulverem redacta, caro mea quievit T 

E Expectans venturum meum de coelis factorem cum fide E 
P Promissionis resurrectiowsque sustinens diem , ut josep P 
H Haec christi martyr Ianuari, deposco ut per te meis delie- 

tis ignoscat Sabaoth H 
A. Attendite quid mundi mihi profuit misero gloria A 

N . Nunc dormiens sileo, baptismi habens fiduciam tamen N 
U Vehementer conjux deflet, et moerens luget me diu U 

S Sodales Etenim mei cuncti me sunt obliti vivenles S 

C Cum ex illis sit nullus qui sentenliam evadul hano C 

Omnis ergo maledictus, cujus cor recedit a deo 

N Nec ullus salvabitur vivens, nisi dei crebro invocarit nomen N 
S Sed dei genitrix virgo mentis me luere tuis S 

U Ut aeterni examinis die a perpetuo eripiar interitu U 
L Laetarique cum sanctis merear, dum ad indicandum ve- 
nera Emmanuel L 



(\) Dichiarazioni di alcune iscrizioni pertinenti alle Catacom- 
be di S. Gennaro de" Poveri 1839 pag, 35. 



— 321 — 

Requìescit hic Sùephanus Dux et Consul 
Vixit annos arxxiv. Obiit xvi mensis mai ind. vii 

Scd et ejus conjux cum viro Teodori neap. f. ponitur hic. 

■ 

Tra i frammenti che il eh. Fusco andò osservando dei raol-' 
tissimi rottami di marino che sono ancora nella sacrestia vec- 
chia al lato dritto del maggior altare , non mancò di riportar 
nel detto suo lavoro alla pagina 36 un brano di questa lunga 
epigrafe del Duca Stefano, onde è chiaro che veramente quella 
lapida esisteva. 

Ancora non sarà inutil cosa trascrivere altra vetusta iscrizio- 
ne in carattere longombardico, che in questa chiesa era, attinen- 
te alla sepoltura di un antico Abate e trascritta intorno ad una 
tavola, nel cui mezzo a bassorilievo stava l'immagine del mor- 
to con abiti pontificali ; la quale tutta franta e raggruzzolata 
insieme, vedesi posta all'entrare delia catacomba vicino ad uu 
masso a perpendicolo. Essa è così : 
■ 

ANNO DOMINI HIC REQUÌESCIT VENERABILE ET HONB- 

STUS FBATER ATHANASICS PRIOR HU1CS MONASTERII , QDI FIERI 
FECIT C1BOBIDM SUPER ALTARE, ET ARCUM MARMOREO! , 1TEM 
ET CUORI , AD HONOREM DEI ET BEATI IANUARII , ET AD REMIS- 
SIONEM PECCATORUM SUORUM. ANIMA EIUS REQUIESCAT IN PACE 
AMEN. 

Da qui si scorge come un tempo doveva essere il ciborio sul- 
l' altare maggiore , che ora manca del tutto,, non potendosi in- 
tendere che tale fosse quella composizione di figure di marmo 
nel centro dell' abside. Anzi è da credere che forse quegli era- 
no pezzi d'ornamenti di esso ciborio <:olà posteriormente inca- 
strati nel muro , mancando pure Y arco di marmo sull'altare. 
Onde conchiuderemo che eccetto la forma generale della chiesa, 
qualcuna rilevante modifica ha dovuto avvenire nei particolari 
di essa. 

Nel terzo pilastro ed in quello di rincontro della navata gran- 
de della chiesa veggonsi due memorie lapidarie sormontate cia- 
scuna da corrispondente medaglione con mezzo busto a basso- 
rilievo di due benefattori del Pio-Luogo, cioè a destra di un Marcq 



- 322 — 

di Lorenzo , ed a manca del giureconsulto Filippo Mazzocchi , 
mancato ai vivi nel 1799. 

Ricorderemo eziandio che in gennaio del 1850 il Regnante 
Sommo Pontefice Pio IX, in occasione del suo trattenimento in 
.Portici, ebbe la degnazione di visitare e benedire questo santo 
Luogo con le contigue catacombe; e che volendo i Governatori 
prò tempore di esso eternarne la memoria, situarono presso !a 
porta d'ingresso del tempio, dalla parte interna, incisa in bian- 
ca pietra la seguen.le iscrizione :, 

QUOD . ANTEHAC 

A . PLERISQUE . V1RIS . PRINCIPIBUS 

REG1BUSQUE . FACTUM 

FERDINANDO . II . BORRON10 . UTRIDSQUE . SICILIAE . REGB 

PIUS . IX . PONTIFEX . MAXIMUS 

AB . EXTREMA . ECCLESIASTICARUM . IUXTA 

CIVIL1UMQUE . RERUM . PERTURBATIONE 

NEAPOLIM . CONCEDENS 

UT . SATIS . SUAE . FACERET . RELIGIONI 

PRIMCS . ROMANORUM . PONTIFICCM 

AL1QUOT . S. R. E. STIPATUS . CARDINALIBDS 

XIII . CAL. IANDARII . MDCCCL 

APOSTOLICA . MAIESTATE . HUC . SE . CONTULIT 

INVISERE . CRYPTAM 

ANTIQUITDS . CHRISTIANORCM . PERFOGIUM . ET . CONDITOR1UM 

IN . QUAM . DIVCS . SEVERUS . ANTISTES . NEAPOLITANOS 

ANNO . A . CHRISTO . NATO . CCCLXXXVI 

ECCLESIA . A . FCNDAMENTIS . EXTRDCTA 

BEATI . IANUARI . EPISCOPI 

PRAECIPDI . NEAPOLITANORUM . PATRONI 

VENERANDUM . INTULIT . CORPDS 

POST . MARTYRIDM . EX . MARCIANO . NEAPOLIM . TRANSVECTUM 

1TAQUE . LOCUM . TOT . MEMORIIS . ADGDSTCM 

NUMINE . PRAESENT1AQUE . SUA . AUGUSTIOREM . REDDIDIT 

EXINDE . SENIBUS . PUELL1SQUE . HIC . DEGENTIBUS 

PONTIFICIA . BENED1CTIONE . EXHILARATIS 

D1SCESS1T . ADMIRANDUM . AETATIS . SUAE 

REL1NQUENS . EXEMPLUJkl 

GUBERNATORES 

NE . POSTERITAS . TANTI . DECORIS . ESSET . NESC1A 

LAPIDEM . POS U ERE 



— 323 — 



NOMINA EORUM QUI PONTIFICEM HONORIFICE EXCEPERE 
SALVATOR MURENA IN INTERIORIBUS REGNI NEGOTIIS DIRECTOR. 
EQUES CAROLUS CIANCICLLI PROV1NCIAE PRAEFEGTUS. 
EQUES ANTONIUS CARAFA EX NOIAE DUC1BCS SYNDICUS ANNI IL- 

LIUS. 

NOMINA ASS1DENT1UM LOCI GUBERNACULIS 
MARCUS DE SIMONE IN MAGNA RATIONUM CURIA CONSILIARIUS. 
NICOLAUS PASSANTE IN CURIA CRIMINALI IUDEX ET EQUES, COM- 

MENDATAR1US INCLITI ORDINIS DIVI GREGORII MAGNI. 
ANTONIUS MADDALONI DEMAN11 ADMIMSTRATOR GENERALIS. 

Per amore di brevità trasandiamo alcune altre leggende di 
minor conto. 

Descrivendo questa chiesa, ci siamo strettamente attenuti al- 
le osservazioni fatte sopra luogo Ma dopo il volgere di tanti 
anni , quantunque non fossero mancati , secondo il bisogno , i 
necessari lavori di mantenimento, pure faceva d' uopo di pron- 
ta e generale rifazione. La quale attualmente si sta eseguendo 
con premurosa attività, cosicché , rispettata l' antica architettu- 
ra, ripulite , restaurate ed immegliaie le opere di scollura e di 
pittura , vedremo tra non molto questo sacro .e memorabile edi- 
ficio tornare all'antica primitiva bellezza , di che si terrà conto 
nel primo Supplemento di questo nostro lavoro. 

Vivono ora in tutto il luogo di sopra descritto circa quattro- 
cento vecchi disadatti affatto alia fatica , eccetto quella di ac- 
compagnare , portando alcune banderuole e coperti di bruni 
mantelli nei funerali, i cadaveri dei defunti; e secondo le facoltà 
lasciate sono dai parenti di questi ultimi in maggiore o minor 
numero chiamati, come lo sono in numero presso che stabilito, 
dalle diverse Congregazioni laiche, corrispondendosi all'Ospizio 
somme proporzionate. E questi sono alloggiati in gran parte nel- 
le stanze del primo ampio cortile. 

Nel sesondo poi e nel terzo sono donne dì età provetta ed anche 
giovani collocate in due Conservatorii ; nel primo ci ha di oblato 
circa centosette, e di recluse settantasetle; e nell'altro son pres- 
soché novantadue oblate e quarantaquattro recluse, salva sempre 
qualche variazione. 



— 324 — 



Catacombe (1} 

Per una porta che è al principio del muro della banda drit- 
ta all'entrar nella chiesa già innanzi descritta, si va alle tanlo 
rinomate Catacombe , sopra la quale porta leggesi la seguente 
iscrizione : 

D . O . M . 

SACRCM . HOC 

DIO . TENEBRIS . ABDITUM 

NCNC . ARIS . ILLUSTRATUM 

FACIBUS . DIVINO . CULTUI . ARDENS 

ANTRDM 

CIVES . ADORATOSI . ACCDRRITE 

FLOIUIM . CUMDLOS . SPARGITE 

HINC . OL1M . POSCTT 

D1VDS . SEVERUS . NEAPOL1TANAE . URBIS . PATRITIOS . ANTISTES 

APTO . ADORANDOMI . SECESSO 

VETOSTAM . LAPIDIBOS . EXTROCTAM . SEDEM 

COI 

PERACTORCM . ANNOROM . SEVERITAS 

SEVERI . VENERATA . SPECOM 

* PEPERCIT 

NOPER . AOTEM 
AD . SACELLI . FORMANE . REDACTCM 
SAXOROMQOE . FRAC-MINIBUS . RESTAORATOM 
DIVO . IANOAR10 . MARTYRI 
PARTENOPEAE . CIVITATIS 
INTER . CAELICOS . PATRONOS . ANTESIGNANO 
HOIOS . COENOBII . PRAEFECTI 
OBSEQ0ENTISS1MI 
P. P. 

(1) Vedi Cesare d'Engenio, Nap. Sacra pag. 623 a 630 — Car- 
letti, Topog. di Nap. pag. 323 a 328 —Giuseppe Galanti pag 75 
e seg» — Lorenzo Giustiniani a png. 102 Scovrimento di vn se- 
polcro greco romano — Giuseppe Sigismondo art. Catacombe — De 
Vorto, Guida per le catacombe di S. Gennaro dei Poveri, Napo- 
li 1839 — Napoli e sue vicinanze voi. 1, pag. 292 e voi, 2, pag. 
289 — Guida storico descrittiva pag. 685 e seguenti. 



- 325- 



FRANCISCUS DE ANNA , DUX CASTRIGRANDINIS POPULARIS OR- 
DINIS TRIBCNCS , V. I. D. BALDASSAR PISAXUS , CAROLDS ANTO- 
NIUS MASTELLONDS, SILVESTER FERRARIUS, NICOLADS LAETITIA, 
NICOLAUS DORANTE, FERDINANDA ZEULA, ANNO A VIRGINIS PUER- 
PERIO MDCC1I 

Neil' uscir fuori verso oriente , si trova immediatamente a 
rimpetto un alto terrapieno con alberi piantativi sopra ; e fat- 
ti alquanti passi , per uno stretto cammino tra il muro della 
chiesa e la detta altezza, incominciasi a vedere un antico foro 
praticato nel tufo sottoposto. È questo il primo vano che pre- 
sentano le catacombe, sulle quali molte inverisimili cose sono 
state dette da taluni autori delle topografiche descrizioni della 
nostra città. Ma certo è che tutti quasi si accordano nel dire , 
come esse altro non èrano che cavamenti nelle rocce ad uso di 
sepolture che da tempi antichissimi diceansi ipogei e cripte e 
cimiteri, essendovene delle simiglianti in Roma in Siracusa e al- 
trove delle quali si faceva uso pure di prigioni e di pubblico 
cimitero. ( 

Nei primi secoli del cristianesimo il nome generalmente di 
catacombe destava 1' idea religiosa delle tombe dei Martiri , es 
sendochè in esse venivano pur questi sotterrati , come special- 
mente in quelle di Roma. Onde la pietà dei credenti fece di tut- 
ti questi simigliami luoghi un santuario, ancora perchè serviro- 
no spesse volte di rifugio ai perseguitali della vera Fede, i quali 
ricorrendo in lai remoti asili , vi trovavano la loro sicurezza 
per la inviolabilità della quale le nazioni de' gentili onoravano le 
tombe dei loro trapassati. Ed è da tenere con assai fondamento 
che le cappelle cristiane e gli altari che si veggono fatti in tempi 
più recenti in questi ipogei, sieno di quell'età quando gl'impera- 
tori, avendo conceduta la pace alla chiesa, incominciava la Rei.'* 
gione ad esser pubblicamente ricevuta ed abbracciata, ed i fedeli 
a venerazione dei Martiri quivi sepolti vi si congregavano a cele- 
brare i misteri sulle venerate ossa di quell . Ed ecco in qual modo 
avrem noi da ritrovarvi antichissime memorie gentilesche greche, 
più recenti romane e moltissime cristiane; che sono le tre grandi 
epoche della storia umana, cui i popoli delle Dostre contrade ven- 
nero a mano a ma ho tutte per intero sperimentando. 
Celano— -Voi V, 42 



— 326 — 

L' Eugenio nella sua Napoli Sacra ritiene che i Cristiani fab- 
bricassero ed aprissero presso i pubblici cimiteri alcuni luoghi 
per aver rifugio dalla persecuzione degl' infedeli , riducendosì 
quivi pure ad abitare ed esercitare anche le secrete lor pratiche 
religiose. 11 che ragionevolmente viene smentito soprattutto dal 
Sigismondo, dicendo, parer cosa impossibile di poter quelle di- 
moie essere stale acconce a rifugio, non potendo avvenire che 
si fossero tanto secretamente potuto forare in sì ampio modo 
le viscere del monte, senza che indizio alcuno non ne fosse ve* 
nulo a' loro persecutori. Certa cosa si è che queste rinomate 
grotte non sono state ad altro uso aperte ed allungate e forate 
nei vani versi in cui le scorgiamo , che per collocarvi cadave- 
ri ; e dopo le molte investigazioni e dimostrazioni fattene dal 
rinomato Canonico Commendatore Andrea de Jorio, vuoisi sen- 
za tema di errare, tenere per certo che non mai la loro primi- 
tiva origine è stata quella di averne voluto cavar pietre ad uso di 
fabbricare, per quindi nel foro praticato collocar cadaveri da in- 
terrare. Perciocché egli ha fatto ad evidenza vedere , come la 
foggia che tengono i minatori delle cave ad uso di pietra è as- 
saissimo diversa, essendoché sempre si sono industriati d'inca- 
vare per modo il suolo, da ottenere colla maggiore solidità del 
monte la più grande quantità di pietre che loro poteva mai riu- 
scire ; il che appunto non si scorge essere avvenuto nelle ca- 
tacombe. Oltre a questo argomento di fatto provveniente dal- 
l'arte, ve n' è un altro da aggiungere tutto di storica cer- 
tezza ; il quale è che questa contrada denominata ai tempi dei 
Greci la valle degli Eumelidi, era antichissimamente il sepolcreto 
della città. Onde pare che a quei tempi fosse prevalso il desi- 
derio negli abitatori di esser sepelliti nella pietra della lor ter- 
ra natale, e che questa antica valle composta in gran parte del 
piede del soprastante colle di Capodimonte, può designarsi sic- 
come il centro della necropoli partenopea, li che si scorge 
por chiaro dalla descrizione che si farà, di altre simili grot- 
te mortuarie che sono nella chiesa di San Severo e in quel- 
le della Sanità, di S. Maria della Vita e sue vicinanze , e sotto 
il giardino dei Teresiani menzionato di sopra; ed ora aggiun- 
giamo che nel vico Lamatari, presso la detta chiesa della Sani- 



— 327 — 

ti e sotto quella dei Vergini sono state pure rinvenute delle si- 
miglianli tombe , ed anche sotto Sant' Efrem vecchio ve u' ha 
un'altra, che quasi erano di determinate famiglie, laddove quel- 
la dal vico dei Lamatari, qui prossimamente memorata, secon- 
do le aggiustate osservazioni di valenti uomini, veniva designata 
col nome di tomba degli Eunostidi. 

È poi vero , come da taluno arditamente si è creduto , che 
tutte queste catacombe avessero avuto comunicazione fra di lo- 
ro , e che inoltre dilungandosi sotterraneamente per molte mi- 
glia , giungessero ad essere cammini sotterranei di lunghe e 
secrete comunicazioni tra città e città , e che in tempi anti- 
chissimi popoli interi vi abitassero , dopo di aversele a tale 
uopo cavate per guardarsi dagl'incendii continuati cui davano 
luogo i vicini vulcani di tutta la regione dei campi detti perciò 
Flegrei ? Questo sogno, che tale si vorrà chiamare, non merita 
neppure di venire in discettazione, e 1' abbiam voluto qui sola- 
mente enunciare per dichiararne assolutamente l'assurdità, seb- 
bene da certuno fosse stato con molta sofìstica erudizione so- 
stenuto. Ed abbiamo in contrario la osservazione di fatto della 
loro costruttura, che cioè ciascuna di esse termina in determi- 
nati luoghi, e che queste che ora veniamo ad esaminare, le qua- 
li sono più complicate e lunghe delle altre, non sono certa- 
mente così sterminate da aver potuto servire a tal uso. 

In Italia son pure altri simiglianti sepolcreti , siccome quelli 
di Orchia e Castel d' Asso (l) , e quegli di Canino e di Cor- 
neto (2) , i quali vanno posti dai dotti come vecchie civili reli- 
quie dell' Etruria media. Certo pare, che questi primitivi cava,- 
menti fossero di queir età, quando presso di noi costituitesi già 
le famiglie in un certo vincolo di comunanza , la pietà filiale 
compiva 1' ultimo atto di una meno incolta ed agreste umanità 
col coprire pietosamente della benefica terra i corpi degli e- 
stinti genitori. L' uso della combustione dei corpi , prevaluto 



(1) Vedi Ragionameati d' Orioli pubblicati dal eh. Jnghirami. 

(2) V, Istituto archeologico di Roma. 



— 328 — 

specialmente nei romano costume , non molto fu tenuto in vo- 
ga fra noi, che, greci di costumanza e di origine , seguitammo 
principalmente i' antico modo, essendo ben conosciuto che dei 
greci cadaveri , dieci sopra cento erano combusti , e di quelli 
romani, fra cento, soli dieci n'erano seppelliti. Neil' Asia mino- 
re, nella Licia ( le cui tombe ed antichità recentemente scoverte 
furono descritte dal dotto Giuseppe Placente nella Scienza e Fede) 
nell' Arabia Petrea, nell' Egitto, ne.lP Etruria marittima, a Malta, 
a Gozo, e perfino nell'isola di Teneriffa, sonovi simiglianti roc- 
ce traforate a modo di gallerie e di celle , che servirono negli 
antichissimi tempi a sepolture, e sono perciò da considerare co- 
me le più grandi orme monumentali impresse dai primi popo- 
li che menaron vita stanziata e civile. E sembra che l'errore 
di taluni, nell' aver creduto che questi luoghi fossero stati abi- 
tati da gente viva, sia proceduto da che tali opere, essendo dei 
tempi patriarcali, quando i capi delle famiglie e delle tribù era- 
no padri, sacerdoti e reggitori di esse, avessero fatto nella pie- 
tà dei loro discendenti durare la tradizione che anche dopo la 
morte i loro antenati giovar poteano alle città ed agli uomini 
assistendoli e proteggendoli , secondo i disegni della Suprema 
Provvidenza. E forse questa medesima opinione, ed anche qual- 
cun' altra più misteriosa , ha fatto simigliantemente tenere che 
le nostre catacombe fossero abitate. 

Conveniamo dunque con gli ultimi investigatori di questo no- 
bil monumento , che si ampio cavo è stato il sepolcreto della 
città, onde in esso tanto gran numero di tombe. Dall'eurit- 
mia che presentano , e nella grave foggia con la quale sono 
state cavate , mostrano di non essere meno antiche di quelle 
d' Italia e di Asia menzionate di sopra , sebbene alcune di es- 
se di aspetto più recente appartengano ai romani tempi. Le 
quali cose avremo da distinguere nel venirle fuggevolmente os- 
servando, siccome n'è conceduto dall'indole di questo nostro la* 
voro. 

Entriamo ora a vederle. Da prima le loro aperture verso oc- 
cidente sono poco discoste dal muro orientale formante il lato 
dritto della chiesa. U gran foro cavato nel monte che innanzi 
tratto ci si presenta, è l'antica Basilica nella quale fc fama che 



- 329 - , 

fosse stato deposto il corpo del martire S. Gennaro, trasporta- 
to con solanne pompa e festa da Marciano, ove di nascosto do- 
po il martirio fu dai suoi seppellito. Nell'alto della sua entrata 
vedesi una cavità, che fu parte di antico foro o spiraglio ad uso 
di luce ingrediente, da cui la basilica veniva illuminata. Alquan- 
ti buchi che vi sono indicano, che quando fu rotta la parte dì 
avanti per acconciarvi la fabbrica vicina, vi furono collocati tra- 
vicelli incrocicchiati per procurarvi una qualche benché gretta 
chiusura. Nel corso di questo foro vedesi dipinto a fresco sul 
sodo del monte un Salvatore di forma colossale con l'una mano 
benedicendo secondo il rito greco, e con l'altra tenendo un li- 
bro apeito sul quale stanno scritte le seguenti parole: 

EGO SUM 

. LUX lUU 

NDI Ql'IS 

EQU1TUR ME 

JN ARULAM 

TE ... . 

Ai due lati di minor grandezza sono a lui presso effigiati due 
Angioli con turibuli in mano, dei quali sotto quello a sinistra, 
essendo caduta una parte d'intonaco, apparve altro più vecchio 
intonaco con questa iscrizione in buoua parte distrutta : 

.... fui .... con . . v 

NIE . . . TIS : REQUIEM ! AKIMIS = 
VESTRIS ; IUGUM i ANIMIS ■...,. STE ....... 

FEST )J( 

Per la qual cosa fin da ora avvertiamo che in tanta lunghez- 
za di tempo, più d'una volta alcuni luoghi delle catacombe fu- 
rono intonacati e dipinti , e spesso sopra memorie gentilesche 
furono apposte le Cristiane, e spesso ancora sopra le stesse me 
morie cristiane altre simiglianti e più recenti ne vennero a suc- 
cedere, siccome si vede ora in questo esempio che a bello stu- 
dio non abbiam voluto intralasciare. 



- ttò - 

Questa basilica adunque che ora stiamo a vedere è di figura 
lunga rettangolare con soffitto quasi che di niuna volta , com- 
posto dell' istesso masso, e discendendo dolcemente verso il fon- 
do dove molto però diviene più basso. Tutta la volta è dipinta 
a fresco con lunghe strisce, di vario colore e simmetricamente 
acconciate, e, con alquante picciole figure che il tempo ha oscu- 
rate. 

11 Pelliccia (1) ritiene essere tale dipintura del decimo secolo. 
Neil' interno vi è un altare di fabbrica di tempi molto poste- 
riori, e sotto di questo altare fu posto la prima volta il paliot- 
to di marmo con l'immagine di S. Gennaro giacente e vestito 
in abiti pontificali con la iscrizione di sotto, paliotto che è stato 
descritto quando osservammo il secondo altare dalla .banda drit- 
ta della chiesa. Questo altare unitamente alla lapida fu posto 
nell'anno 1701 dal Cardinale Giacomo Cantelmo, Arcivescovo di 
Napoli. È da notare una sedia di pietra, restata nella grossezza 
del monte che fu la cattedra di dove gli antichi Vescovi inse- 
gnavano la dottrina ai fedeli : è simigliante a quella di S. Gau- 
dioso che vedremo essere in una delle cappelle della chiesa 
della Sanità. Innanzi a questa sedia, come dai ruderi compren- 
desi, esser dovea dietro al presente altare, altro più basso anti- 
co altare a forma di quelli dei primi tempi della chiesa , lun- 
go di sette palmi, non più largo che quattro , dal quale il Ve- 
scovo con la faccia verso la soglia, sia che in piedPsia che se- 
duto operasse le cose sacre , poteva essere senza fatica veduto 
dall' adunato popolo. 

Nell'intonaco dell'antico rottame evvi a color rosso dipinta 
una croce con raggi dalla parte di sopra già distrutti dal tem- 
po, e nel disotto a belli caratteri scritto Lux Mandi. È opinio- 
ne del prefato Canonico de Jorio nella sua opera delle Catacom- 
be, che quest' ultimo sfondato in che sono gli altari , dove si 
sgorge una certa differenza di taglio e d' incavo, sia stato fatto 
quando un tal vano si volle acconciare dai Cristiani a forma di 



(1) Dissertazione. De Coemeterio seu Catacumba neapolit. pa- 
gina 130. 



— 331 — 

basilica, e che in tempi puramente gentileschi questa scala fos- 
se stata più breve di quel che ora si vede. Alcune imma- 
gini di Santi sono all'intorno di dentro a nicchie e cavi pra- 
ticati nel lato specialmente diritto, nei quali furono anticamen- 
te posti cadaveri di Cristiani. In una di esse ( si noti modestia 
della prima gente cristiana) sotto a due immagini di Santi, for- 
se S. Pietro e S. Paolo, che si tengono essere stati dipinti non 
prima del nono secolo, è scritto : 

Volum Solbimus (sic) Nos Cujus Nomina Deus Scit. 
e più giù una croce con greche sigle negli angoli, significanti : 
Gesù Cristo vince. 

In altra nicchia, da lato a figure di Santi pure vestiti con abi- 
ti vescovili , leggesi nel fornice in caratteri bianchi : 

P 

O.(sic) 
A 
U 
L 
U 
E notisi qui tolta già via la S finale che in parte rende duro 
e sibilante l' idioma latino , e quella lettera intramessa , la 
quale era il modo come a quei tempi dovevano certi aver pre- 
so a pronunziare a bocca piena talune sillabe ; il quale esempio 
si potrà ancora recentemente trovare nel volgo dell'antichissi- 
ma Alina, città del distretto di S. Germano e rinomata a' tem- 
pi dei Sanniti, quando costoro presero a contrastare a Roma la 
preminenza che questa voleva esercitar sull' Italia. Una grande 
quantità di ossa si scorge proprio dall' istesso lato al principio 
della entrata ; ed è da sapere che esse appartengono ai morti 
nel tempo della peste , essendo stato tutto il prossimo luogo 
usato allora a lazzaretto. 

Alla banda sinistra della descritta basilica vedesi l' antico 
passaggio ad una sala, o grande vestibolo , più ampia ed alta, 
di figura quadrangolare, il cui lato esteriore è la metà meno di 
quello interiore a rimpetto ; la quale anticamente uscendo più 
innanzi , fu pure mozzala nel davanti per la vicina costruzione 
della chiesa. 11 soffitto è ancora come V antecedente, se non che 



— 332 — 

in luogo dì scendere obliquamente verso il di dentro, come nel- 
la basilica, qui si solleva pianamente verso il fondo. All' entra- 
ta di questo vestibolo o pronao è raccolta la lapide sepolcrale 
dell'Abate Attanasio, di cui ci è occorso parlare nel fare men- 
zione dei frantumi delle iscrizioni adoperati a lastricare il suolo 
della chiesa, avendo , nel parlare di ciò , riportata la leggenda. 

In fondo di detta sala è una porta , e di sopra a questa uno 
sfondato, all' angolo sinistro un'apertura , e due piccole nicchie 
a pianterreno con immagini a fresco di Santi. Il suolo , se ben 
si guarda , è tutto composto di tanti muricciuoli nel masso del- 
la stessa pietra tagliata, che lasciano fra loro dei lunghi spazii 
di sette palmi per due e mezzo; entro ciascuno dei quali sono- 
si rinvenuti 1' un sopra 1' altro per mezzo di tegoloni traversali 
postivi a separamento, da tre fino a cinque e pur sette cadave- 
ri collocati. I tegoloni erano segnati co' marchi delle fabbriche, 
alcuni dei quali con cifre , altri con lettere come quelli che 
veggonsi designati nella V. Tavola della citata opera del de Jo- 
rio. 11 cielo di questa sala è dipinto a grosse strisce scompar- 
tite intorno a figure circolari nel mezzo , quasi tutti conformati 
a foggia di cassettoni, nei cui riquadri si veggono collocate fi- 
gure di animali molto ben disegnati. 

Da quelle che ora si scorgono, sonvi due anitre insieme, un 
cervo saltante, una foca, un irco ed una capra terminanti a -tri- 
tone , un toro ed una capra insieme , una sirena di quelle im- 
maginate essere nelle nostre contrade fuori del capo di Miner- 
va , una pernice , due teste umane insieme distinguenti pei 
doppi profili, ed altre molte che 1' edacità del tempo non ha vo- 
luto serbar illese. 

Ma che sono esse mai quella porta con lo sfondato di sopra 
e quell' apertura all'angolo sinistro qui innanzi accennate, ver- 
rà a taluno vaghezza di sapere, il quale senza prendersi la pre- 
mura di andare ad infreddarsi in queste spelonche, vorrà por 
avventura chiaramente concepire da questo nostro scritto il mo- 
do come cotali grotte procedono ? 

La porta di mezzo, gli diciamo , immette al grande ambula- 
cro, che così chiameremo, dopo l'esempio di altri, i viali o sfoa- 






— 333 — ~*" 

dati che verremo visitando, che va a livello di questa prima 
sala o pronao dove ci troviamo : il quale ambulacro è assoluta- 
mente dritto. Lo sfondato superiore è un passaggio nel monte 
praticato sopra P arcotrave di essa porta, in modo che sì rivol- 
ge a due prossime scale laterali , una al tutto palese , 1' aitra 
alquanto più nascosta sita nel cominciare di detto ambulacro , 
cavato non perpendicolarmente, ma da lato e di sopra il livello 
del primo, posto prossimamente ed a piano del pronao. L' aper- 
tura poscia situata nell' angolo mena ad una delle piccole grot- 
te laterali, che non molto s 1 avanza ; essa è della foggia delle 
altre che verremo descrivendo. Laonde è chiaro che due sono 
le lunghe principali grotte o viali sotterranei } l'una laterale e 
superiore dove si accede con scale •, V altra sottoposta e segui- 
tante prossimamente il descritto pronao. Diciamo ciò con apposita 
osservazione, soprattutto ad avvertenza di coloro che avendo per 
avventura in mano 1' antica guida del nostro autore , fossero per 
attenersi strettamente a quelle situazioni ch'egli descrive; percioc- 
ché allora non potette egli chiaramente, come ora riesce, veder- 
le, essendo in parte murate ed interrate e chiuse da non po- 
tersene fare alla spicciolata un'idea chiara e distinta. 

Ora dunque questo primo ambulacro o viale inferiore che corre 1 
da occidente ad oriente, non è più lungo di circa 300 palmi na- 
politani, né più alto di 30, e nell'ultimo suo terzo interno an- 
cora meno. La volta è quasi che niente convessa ; tutto è tu- 
fo di sotto e di sopra ; nel suolo loculi di sette palmi per 
due e mezzo , come nella prima sala , ma coperti di molto 
terriccio: nei laterali tante cavità dell' istessa dimensione, le 
une sopra le altre situate con gf interni sfondati da riporvi i 
cadaveri. Ordinariamente quelle prossime al suolo spesso con- 
formate a nicchie, con dipinture di Santi , di pavoni , di giarre 
di fiori, o d'immagini togate virili e femminee, tutti loculi di ca- 
daveri. Anticamente ognuna era guardata da lastre di marmo , 
o larghi tegoloni incastrati nelle aperture, per impedir che ma- 
no sacrilega si accostasse alle ossa quivi dormienti. Ad ogni 
determinato spazio sono delle grotte laterali ; quale alquanto 
più alta, quale più bassa, quale più lunga e quaF altra più 
corta, ma tutte quante forate ad angoli retti. Qualcuna antica- 
Celano — Voi. V. 43 



- 334 — 

mento era difesa da cancelli, come dai segni si osserva, per es- 
ser forse tomba particolare di famiglia. In talune ramificazioni al- 
tre di queste interne laterali ce ne ha, pure incrociale ad angoli 
retti; fra le quali voglionsi notare due poste a sinistra dell'am- 
bulacro che descriviamo , 1' una verso il principio della lunghez- 
za massima di palmi 130, e di 100 nelle grotte traversali, luo- 
go denominato il labe rinto,. che era destinato a seguitarsi a ca- 
vare : l'altra di palmi 110 non così complicata. In alcune par- 
ti sono degl' incavi sottostanti, dove, per mezzo di piccola fen- 
ditura nel suolo da poter entrare appena un uomo con un ca- 
davere, scendesi in alcune piccole cave inferiori con volta natu- 
rale di pietra, intorno alle quali veggonsi similmente loculi. 

Principalmente voglionsi osservare questi sottoposti cavi per 
la simmetria che essi presentano anche a coloro che a mala 
pena sono iniziati nelle grazie della gentile forma architettoni- 
ca. Dalla parte di mezzogiorno rasente la lunghezza di questo 
primo ambulacro già descritto , se ne rinviene un altro che 
lo costeggia con piccola irregolare curva , e che si separa da 
esso per mezzo di sodissimi piloni di pietra, nella cui spessez- 
za son pure loculi da ogni banda , e diramazioni specialmente 
nell'ultimo terzo bastevol mente lunghe. In fondo di due grot- 
te ovali poste dallo stesso lato di mezzodì vedesi la così detta 
stanza quadrata o della colonna, la quale è di qualche rilevanza. 
Essa è di forma quasi quadrilatera , sagliente in alto come im- 
buto quadrato capovolto , la cui cappa si va stringendo nell'al- 
to per mezzo di ridossi fatti a scaglioni diversi, e termina in un 
buco altissimo che forando tutto il monte lasciava scorgere anti- 
camente il cielo. Nel centro del suolo è una colonna alta qua- 
si cinque palmi , le cui fattezze sono come quelle che qui in 
Napoli usiamo di lava vesuviana per riporre ad ornamento in- 
nanzi ai portoni. Essa ha una ebraica iscrizione di nove brevis- 
simi versi, nel cui alto è scritto : 

Il Sanchez nella sua Campania sotterranea la interpetrò 

Priapo 
Il suo cedro solleva ( o indovina ) 



— 335 — 

La spelonca nelV abitazione 

degli amici 

La scienza nel cuor generoso 

ed in essa la giustizia 

La quale versione, siccome altri giudiziosamente ha pure os- 
servato, pare alquanto confusa, e nei tre concetti di cui è com- 
posta moslrerebbesi assai dissonante e di ninna lega , come di 
chi si sforzasse a cavar fuori aforismi, che appena potrebbero ora 
convenire ai voli di taluni ingegni romanzieri che lasciansi tras- 
portare da tutto ciò che sente di troppo immaginoso. Gli antichi 
tempi classici a quanto ne sembra, non mai ebbero di simi- 
gliami esempi ; né coi tempi barbari tali specie di concelti fecer 
gran prò, essendoché la semplicità e 1' unità del pensiero nasce 
spontaneamente senza bisogno di precetti. Ma non perciò inten- 
diam noi di negare al Sanchez, come già al Bocchini , che toc- 
cò lo stesso argomento , 1' elogio di molta erudizione. 

Miglior divisamento invece crediamo esser quello di attenerci 
alla interpretazione fattane da Giuseppe Fusco nella dotta sua 
Dichiarazione delle iscrizioni di S. Gennaro de' Poveri , e che 
da lui tradotta riesce in questi sensi : 

Neil' angustia del cuore mi starò a piangere le tenebre che 
sorgono. 

Intiepidita è la scienza della preghiera, dono maraviglioso del- 
l' uomo giusto. 

Letta ed interpetrata in siffatto modo l' iscrizione, è certamen- 
te di un senso religioso cristiano, che s' accorda con la lingua 
in che è scritta, la quale dai seguaci della Fede nostra veniva 
più che mai studiata ed intesa. Difficilissimo a dire è il tempo 
in che venne scritta, perocché né dai caratteri, né da altro se- 
gno se ne può alcun che suspicare. Potrebbe solamente cre- 
dersi che sia stata probabilmente fatta in tempo che qualche 
scisma violento affliggeva la Chiesa. E se vorremo star alle con- 
getture di taluni , ciò potette essere quando verso la metà del 
secolo ottavo per due anni venne a dimorare nelle catacombe 



- 336 — 

il santo Vescovo Paolo Secondo, contra del quale erasi gridato 
l'esilio da tutti i persecutori, amici dell'Iconoclasta di Costan- 
tinopoli. Il qual Paolo stette quivi fuori della città e nella ba- 
silica o chiesa di S. Gennaro , che già abbiamo osservata , ed 
eresse il battistero col suo triclinio per amministrare il Sa- 
cramento del Battesimo nei giorni stabiliti. Come si vede , il 
dotto Fusco, nella interpetrazione da noi ritenuta, ha del tutto 
trascurata la parola priapos del primo verso in carattere greco. 
Nella quale cosa non ci pare che avesse malamente operato ; pe- 
rocché quella voce doveva essersi trovata scolpita quando negli 
antichissimi tempi gentileschi dell'epoca greca, fu elevata in pri- 
ma la colonna che significava il nume di quel nome. E però è 
da credere che questo luogo sia stato un gretto tempio dedicato 
alla natura animale produttrice. Ed in ciò mi pare di vedere la 
prisca filosofia naturale nascosta sotto il velo religioso del coperto 
mito degli antichi. Rimane solamente da disaminare come si po- 
tè poscia indurre il posteriore autore a porre disotto a profana 
dottrina la sua cristiana leggenda; ma di ciò veramente non è da 
farne gran caso , che i nostri antichi della seconda età non fu- 
rono cerio si schifiltosi nell' abborrire e tenere al tutto scanda- 
loso ( tolti però gli abusi ) Padoprare alcuni miti e simboli gen- 
tileschi, come simboli cristiani. Della quale consuetudine trova- 
si anche lungamente discorso , e provata pure con monumenti 
patrii, dal mentovato Giuseppe Placente, nelle sopraccitate effe- 
meridi. Tipo di quest' uso di tirar le favole mitologiche ad in- 
terpetrazioni morali e sublimi, trovasi ancora nel poema di Dante 
e negli scritti di altri autori. Così dunque potè avvenire che co- 
lui il quale volle far incidere l'iscrizione nella lingua santa, non 
si dette molta premura di radiare quelle parole che già nella 
colonna trovò impresse. Non vuoisi del resto negare che alcuni 
abusarono di tale commischiamento. 

Ora ritornando alle catacombe , saliremo per una di quelle 
due scale che sono allato alla porta, e ci troveremo nella lun- 
ga grotta o ambulacro di sopra, che non è certamente così fo- 
rata a dirittura e sì regolatamente architettata. Lunga nel suo 
diametro di 360 palmi , con rivolto nel suo estremo dalla ban- 
da di greco di altri 100 palmi, e traversata in questo brac- 



- 337 - 

ciò da due ampli viali » tutta quanta insieme ci si presenta più 
larga, più libera, più spaziosa e di rem più grave. Colonne e pilooì 
maestosamente lasciati nel mezzo, ampi spiragli di luce , volte 
magnifiche ed arrischiate per la molta depressione che presen- 
tano , pesante aspetto ed ingegnoso , che nel transitarvi per lo 
mezzo pasce la mente colle immagini della più remota gente. 
Ella è certamente dei tempi della pelasgica civiltà, quando l'u- 
mano intelletto cominciò a sviluppare il suo pensiero nelle ope- 
re parlanti dell' arte , senza che la scrittura avesse preso ancor 
luogo di storia. E veramente questo incavo grandioso sembra 
dire al pensiero : qui i nostri antenati han disegnato nella ter- 
ra che la pietà verso gli estinti è uno dei più solenni atti del- 
la umana natura religiosa e civile ; ecco il tempio della vetusta 
credenza dell'immortalità, la vita futura legasi al rispetto dei 
morti; onorate il concetto dei primi uomini, essi lessero questo 
primo culto nello stesso loro animo , e I' appresero dalle reli- 
giose tradizioni ; e libera e semplice è pure 1' architettura ehe 
qai si scorge. Non vi si trova del monotono e dell'oppressivo 
come nell' ambulacro inferiore , che fu certo del tempo della 
romana potenza; e però vi parrà bello di transitare per lo ron- 
zo di essa, che l'occhio vi si conforta di una certa posa ed uua 
dilettosa varietà, uel vederle spesso un poco voltare e rompe- 
re la presa direzione con modo dilicato. 

Qui pure sono grotte laterali ma meno lunghe furonvi an- 
cora sepolti corpi di cristiani. S' incomincia dal vedere un pro- 
nao , che è pure rotto nel di fuori come gli altri due per col- 
locarvi le mura della chiesa , ma a più alto livello di quelli. 
La volta di questo pronao è sorretta da due piloni , tra quali 
esce uno spiraglio di conica figura ; e quando nel 1832 fu aper- 
to vi si osservavano chiaramente le dipinture della volta , ora 
a stento apparenti in tempi umidi qnando V intonaco si rende 
più fresco, e però ricorriamo per una maggiore chiarezza e pre- 
cisione alle opere di coloro che ebbero allora la diligenza di 
attentamente osservarle. Entro dello spiraglio anzidetto è di- 
pinta la Vergine in foggia colossale con due Santi ai lati. Più 
oltre poi e proprio sull'adito del prossimo dietrostante ambu- 
lacro, scorgesi un riquadro , dove sono dipinte tre donne coi} 



- 338 - 

capelli divisi alla greca, coverte di tunica corta senza le mani- 
che , che loro si aggiusta per via di nodi sulle spalle , ignude 
sono perfettamente le altre parti del corpo: intesa l' una a col- 
locare lapidi o pietre su di un piccolo edilìzio , e le altre due 
a trasportarle da lungi. Vicino a questo, verso il lato dritto, ve- 
desi,'simile riquadro, nel quale evvi dipinto albero poco fronzu- 
to, in mezzo ad un uomo e una donna del tutto nudi, eccetto 
le parti che il pudore richiede di celare , le quali sono coperte 
di foglie. Sono, a quel che ne pare , queste figure, alcune sto- 
riche , alcune simboliche di credenze e dottrine , secondo il co- 
stume dell' antichità , d' ascondere talvolta i pensieri sotto a 
quei segni misteriosi. Queste dipinture , dice il de Jorio nel- 
la citata opera , meritano di essere osservale , sì per gli or- 
namenti, che pel disegno e pel dipinto, perchè danno non dub- 
bio argomento della maniera onde fiorivan le arti presso di noi. 
Egli nondimeno, che benissimo il potea fare tra per l'intelligen- 
za che n' aveva e per la recente scoverta dei vivaci colori, non 
si brigò di dire qual' epoca veramente potessero esse segnare. 
Onde non è dato a noi ora di indovinarla, essendo i colori qua- 
si che assolutamente spariti. Questo pronao è pur quadrangola- 
re , bislungo e molto più stretto di fuori che nell' interno e ri- 
pieno di loculi. 

Dopo breve transito vedesi il principio della catacomba di 
molto allargato , e per uno sfondato dalla banda dritta si va 
ad un picciolo braccio laterale, che è posto sopra il comin- 
ciare del grande inferiore ambulacro o grotta già descritta , 
e si affaccia nel primo pronao a questo contiguo , per queir a- 
pertura che è superiormente alla porta già designata. Pare che 
questa prima ampiezza della grandiosa catacomba che stiamo 
a vedere si fosse dovuta pure acconciare dai Cristiani per sa- 
cre cerimonie ; di tal che vi si trovano presso alle mura im- 
magini di Santi, fra' quali alcuni che benedicono con la destra 
secondo il rito latino : ed in detto picciolo ambulacro che, co- 
me si è detto, affaccia sulla porta inferiore , essendo stato fru- 
galo la prima volta nell' anno 1839, di sotto ad altri loculi for- 
mati di pietre e cemento , si trovarono i più antichi cavi nel 
monte, profondi sì che contenevano inlino a cinque cadaveri} e 



- 339 — 

tutti , che insieme erano più di cento , situati col volto verso 
oriente. Molti di essi aveano la testa appoggiata su guanciali 
di camamilla o di alloro , ed uno fu trovato con lucerna di 
creta posta sul petto , un altro con anello di bronzo al dito. 
In alcuno dei loculi erano semi di pesche , avanzi di noci e 
conchiglie , come pure si rinvenne in altro loculo nel principio 
della catacomba , scoperto alla stessa epoca , il quale era an- 
cora guardato con lastra di marmo. Può esser che quelli fos- 
sero resti di pranzo funebre, solito a farsi innanzi di rinserrare il 
cadavere nella sua cella. I loro tegoli di divisione avevano ezian- 
dio i loro marchi. In un sito del medesimo piccolo ambulacro 
erano iscrizioni graffite, come si può vedere anche in altre parli 
delle catacombe , con nomi greci. Verso 1' entrata di esso è un 
recipiente incavato nel tufo detto volgarmente lavatoio di Santa 
Candida -, e forse che in essa usavasi alcuna cerimonia di la- 
vanda. 

Tornando ora nelF ambulacro grande, altre pitture scorgiamo 
a dritta, poste nelle nicchie presso la terra che non occorre de- 
scrivere : e lasciate addietro due colonne di tufo nel mezzo , e 
poi due pilastroni che sostengono la grande volta , facciamo 
solo menzione di una cella nel cui fondo sono due mezze fi- 
gure , 1' una muliebre , 1' altra virile con toga e una mazza con 
gigli nella man destra. In mezzo a queste è una fanciulla con 
tunica rossa , pendenti agli orecchi, e monile al collo. 

Le tre figure hanno le seguenti iscrizioni situate di lato alla 
faccia nel seguente modo : 

ìlar (testa) ias vix. an. xlv. et m ... 
ands (testa) 

NONNOSA (testa) VJX. AN. Il M. X. 

Dappresso a questa in un altro loculo è dipinto a mezzo bu- 
sto un' immagine vestita di rosso con le braccia e palme aper- 
te, ed ai lati piccioli candelabri con candele accese. Ai due la- 
ti della faccia leggesi : 

HIC REQDIESC1T (testa) PROCULUS 



— 340 - 

■ 

Dopo oltrepassato un altro pilone nel mezzo . volgendo nella 
grande traversa laterale, si potranno in aleuni degl'infiniti locu- 
li di essa vedere altre figure e dipinti ; e vi si scorgono i no- 
mi di una fanciulla Enicaziola, di una Cominia, di una Ritalia 
la quale ultima è così posta con la sua^ iscrizione: 

RITALIA (testa) IN PACE 

Ai due estremi di questa leggenda son due libri aperti, pog- 
gianti alle dita delle mani spiegate di essa figura , in uno dei 
quali si legge : 

Joannis Marcus 
nelt' altro solamente è scritto 

Matlias (sic) 

E qui non si vuol trascurar di notare la costumanza dei tem- 
pi , che le indicazioni delle famiglie rendeva indifferenti e non 
curate. Di tal che ciascuno , nella perenne testimonianza che 
render dovevano tali funerarie iscrizioni , veniva designato col 
solo suo nome , senza più. E seguendo a girare pei latibuli ed 
i loculi di questo piede di ambulacro, veggonsi altre dipinture 
e vani che per brevità trasandiamo 5 e ritornando addietro 
facciam notare come tutta la grossezza dèi tufo laterale è cava- 
ta agrotte minori e loculi tramezzati, siccome in tutte le al- 
tre bande esiste. 

Tornando nuovamente verso If entrata, avremo da vedere alla 
sinistra un non molto profondo ambulacretto traversale, il cui 
fondo ha una specialità di coslruttura con un poggio lascialo a 
petto d' uomo, sopra il cui piano sono loculi posti in modo con 
due passaggi laterali, come a spaventare colui che trovavasi a ri- 
guardare nel tenebroso cavo dal piano sottoposto. Esso sembra 
la cattedra della morte , e pare che non a caso fosse stato così 
costruito; perocché nel fondo del piano superiore è un sedile lun- 
go nell'alto. Chi sa se a' tempi molto più antichi qualche na- 
scosto rito qui si fosse venuto a adempire? Per la maggior pre- 
cisione di questo singolare luogo, ed in grazia di coloro ai qua- 
li nascerà desiderio di voler visitare le catacombe, diciamo che 
esso h posto nel latibolo alla banda sinistra nella medesima di- 
rezione del detto lavatoio di S. Candida, alla profondità di circa 



- 341 - 



venti palmi, e sognato nella tavola II della Guida del de Jorio 
col num. 28. Solo ci resta a notare che alla medesima banda 
siui&tra nel lato settentrionale del pronao osala, di cui nel prin- 
cipio della descrizione di questa superiore catacomba ragionam- 
mo, hannovi dei latiboli che mettono in ambulacro minore, che 
il de Jorio prese in parte a cavare-, nel quale ,: secondo narra 
questo erudito archeologo , sarannoci da osservare parecchie ri- 
levanti cose intorno alle nostre antichità cristiane ed alle dot- 
trine di paleografia e di belle arti. Esso è nelle pareti e nella 
volta del sodo tufo tutta dipinta a fresco allo stesso modo del 
vicino pronao, con loculi anche cavati nel suolo e vestiti di ce- 
mento e di calce , suddivisi da mattoni ed assai elegantemente 
eseguiti. Non è certo da tralasciar di dire che l'interno di que- 
ste casse sepolcrali era pure fatto a pennello con iscrizioni nei 
lati, di cui riportiamo solamente queste quattro più intere delle 
otto che il de Jorio rinvenne. 

SENOC 

ErTTHXC 
OTEL.KOrNAOC 
$HAEIK.IGCIMA 
ZOrAEIA 
TABEIANOC 
CABEINA 
THIHOAIG 
Dalla banda settentrionale delle sopraddette catacombe ce n'è 
un'altra più piccola , detta di Scaramuzza, a forma di cava di 
pietra , la quale si cercò di poi adattarla ad uso di catacom- 
be; la cui pianta fu rilevala dall'egregio giovane Giovanni Vin- 
cenzo Fusco, e conservata nella ricchissima miscellanea del Ca- 
nonico de Jorio, ora acquistata dalla biblioteca del Real Museo 
Borbonico (1). 

Di questa catacomba tralasciamo di ragionare , avendo già , 
per quanto la natura di quest'opera comporta , detto alquan- 



ti) Onori funebri renduli alla memoria di Salvatore e Giovan 
Vincenzo Fusco, f>og. 306, noia 126. 

Celano — Voi. V 44 



- 342- 
Più sopra di questa chiesa vi è un luogo detto la Conocchia 
a cuniculus , come dice il Pontano , che v' ebbe un' altra sua 
villa che stava presso di quella che fu del nostro degnissimo 
Canonico Paolo Garbinati Vescovo titolare di Nabucen , ed in 
questo luogo vi sono deliziosissimi casini , e qualche vestigio 
antico di opera Iaterica , che ha dato motivo a molti sciocchi 
tesoristi di fatigarvi con la zappa. 

to minutamente delle due maggiori ; il che potrà bastare, non 
solo ad appagare la curiosità del lettore, ma ancora a fargli 
concepire una esalta idea di ciò che esse contengono , e di 
quello che veramente han potuto essere , senza fermarsi alle 
molte stranezze che sopra di esse sono state spacciate, soprat- 
tutto per quanto riguarda la loro estensione e le possibili co- 
municazioni a luoghi lontani , dove dalle misure accennate si 
scorge che la | iù lunga non va oltre a trecento palmi , e pro- 
priamente termina sotto V alto dulia strada nuova di Capodi- 
monte. 

Ora venendo fuori dallo Stabilimento di S.Gennaro dei Pove- 
ri e percorrendo la via che le vien d innanzi, noi incontreremo 
a sinistra la salita , coA detta Rampa del Ponte di Capodimon- 
te, sotto la quale è ora una cappelluccia di pubblica divozione. 
In questo sito e poi internamente era un tempo la cappella di 
S. Maria della Ch'usa, detia per innanzi del Circolo , vicino a 
cui, secondo si narra, fu un t< mpo una gtotticella, che si avea 
per sua stanza eletta il Beato Nicolò Eremita, ed in cui fu egli 
ucciso da un servo della Htgina Maria , a nome Perotlino , per 
Io quale era solita mandaigli elemosine (1). 



(i) Il corpo di questo Bealo recalo procesdonalmenle in S. Re- 
Stituta fu sepolto sotto un altarino da presso all'antichissima cap- 
pella di S. Maria del Princìpio , e propriamente nella cappella 
della famiglia rf' Amato. Avvenne questo insto fallo nel 1310, 
come dall' iscrizione che quivi si legge , e come diffusamente il 
nostro autore ha narrato. Vedi Voi. 2.° di quesC opera , pagine 
208 a 219 — 255 - 259. 



— 343 — 

Or da questa cosi curiosa chiesa è tempo di tornare alla 
strada o valle della Sanità, ed in entrarvi , calando da S. Gen- 
naro, a destra vassi alla chiesa di S. Maria della Vita. 

Questo era uno degli aditi nel cimitero di S. Gennaro , e 
prendeva il nome da una cappella dedicata a S. Vito , eretta 
dai fedeli presso dell' adito predetto , che però chiamavasi di 
S. Vito, e di detta cappella se ne veggono le vestigia con alcu- 
ne dipinture e musaico ; dietro del maggior altare vi si vede 
ancora una parte del cimitero con i suoi loculi nelle mura che 
tirano verso quello di S. Gennaro , e da questa parte si po- 
trebbe andar più avanti, ma sta otturato con gagliarde mura ; 
e qui vo dare una curiosa notizia , ed è , che fuori di questi 
pubblici cimiterii ve ne erano altri piccioli d' intorno, e credo 
bensi che fussero di famiglie particolari. Nell'anno 1673 , ta- 
gliandosi poco lungi da questa chiesa un monte per farne pie- 
tre da fabbrica , trovossi una porticella , alta quattro palmi e 
lata due e mezzo, coverta di grosse lastre di ferro , e fermata 
con un forte catenaccio , stimandosi che dentro vi fusse qual- 
che tesoro, se ne diede parte alla Regia Camera. Vi calarono 
due ministri di quel Tribunale, la fecero aprire, e vi trovarono 
una stanza ricavata nel monte medesimo , lunga venti palmi - 
lata quattordici ed alta sedici. Aveva d' intorno tra uguale di- 
stanza dodici urne di creta per parte incastrate nel muro , al- 
cune vuote , altre piene di ceneri. Nel muro di mezzo vi era 
una nicchia tutta lavorata di stucchi che erano dal tempo cosi 
induriti che sembravano marmo , in modo che dopo di più e 
più colpi di una grossa chiave non potetti cavarne una scheg- 
gia, 

Dentro di questa nicchia vi era un vaso di vetro bianco alto 
un palmo e mezzo , tondo , e la tondezza aveva due terzi di 
palmo di diametro, stava coverto con un cappello similmente 
di vetro ed era pieno di ceneri, e questo vaso fu portato al si- 
gnor Marchese d' Astorga allora Viceré. 

Avanti di questa vi si trovò un' altra stanza più grande di 
questa , dipinta tutta con molli arabeschi a fresco , e yì si ve- 



— 344 — 

devano espressi molti augellini che parevano miniati , e cosi 
spiritosi che altro loro non mancava che il volo , e, quel che 
più mi diede ammirazione , stavan così freschi che parevano 
dipinti il giorno antecedente ; vi era nel mezzo una mensa di 
pietra, ed intorno i sedili a modo di lettisterni , e tanto la ta- 
vola, quanto i sedili stavano tutti aspersi di minio: e credo ben 
io che fusse il luogo nel quale dai Gentili in ogni anno si face- 
va la funzione di portare il cibo ai morti. Nelle mura di detta 
camera vi erano alcune urne ma vuote, stava anco chiusa con 
una gagliarda porta. 

Questo luogo, quando conservar si doveva come la più bel- 
la cosa che si fusse potuta osservare , da quella canaglia igno- 
rante fu guasto, perchè vi andavano molti virtuosi galantuo- 
mini ad osservarla , ed io essendo andato per farla disegnare 
per porla in rame , trovai che . 1' aveano già quasi minata , in 
modo che mi caddero le lacrime, essendo certo che questa era 
sepoltura in tempo dei Greci. 

Ma torniamo alla chiesa di S. Maria della Vita , e per dare 
qualche notizia della fondazione. 

Neil' auno 1577 Frate Andrea Vaccaro napolitano dell' Or- 
dine Carmelitano con altri suoi compagni , desiderando di vi- 
vere nell' osservanza della sua regola , cercarono di avere un 
convento ritirato ; che però vedendo che i Frati Domenicani 
avevano poco lontano fondato il convento della Sanità , dise- 
gnarono di fondare il di loro convento in questo luogo, che 
in quei tempi era remoto e solitario. Che però ottenuta la già 
detta cappella di S. Vito e comprato da Ottaviano Suardo il 
territorio dove la detta cappella situata ne stava, fabbricarono 
la presente chiesa e il convento nell'alto del territorio ; e per- 
chè i Domenicani avevano dato il titolo alla loro chiesa di S. 
Maria della Sanità, perchè questa valle era detta della Sanità, 
essi che la principiarono nella cappella di S. Vito , la vollero 
intitolare S. Maria della Vita, ed anche il fecero, come scrive 
il nostro Eugenio, per non discostarsi molto dalla parola Vi- 
to. Ora questa chiesa, ancorché non molto magnifica , è molto 



— WS — 
devota e molto frequentata. Sta ricca di argenti e di nobili ap? 
parati, e tuttavia si va raodernando al meglio che si può , es- 
sendoché sta situata sotto di un monte. Il chiostro poi è gran- 
de, magnifico ed insieme delizioso. 

Chiesa di Santa Ilaria della Vita 

Lasciando per alquanto a man dritta il estrone di S. Vincen- 
zo, volgeremo a ponente verso la chiesa di S. Maria della Vita 
che fu anticamente cappella dedicata a S. Vito , a cui grande 
divozione da antico tempo ha avuto il popolo napolitano, ricor- 
rendo al suo patrocinio quando qualcuno sia sventuratamente mor- 
sicato da cani rabbiosi, onde chi vi farà attenzione , avrà corto 
da trovare che in molti* paesi prossimi alla capitale , sono fuori 
dell' abitato chiesette dedicate a questo Santo. Questa cappella 
altro non era che P antro di una delle solite grotte cavate ad 
uso di cimiterio , essendone questa contrada ripiena per in co- 
modità del masso altissimo che alla scoperta presentata'. Vttle- 
vansi anticamente di essa le vestigia Con alle pareti dipinti a mu- 
saico , e dietro al maggior altare gli scavi dei loculi ove i '-ada- 
veri erano stati un tempo interrati. Fu creduto che questo antro 
altresì avesse avuta comunicazione con il cimitero di S. Gennaro 
dei Poveri; il che finora pare impossibile a sostenersi per quello 
che circa le catacombe abbiamo osservato di sopra. Poco disco- 
sto dal detto antro di S Vito nel!' anno 1673 , in occasione ili 
uo taglio fatto nel m mie per cavare pietre, fu sfondato quello 
specioso sepolcro di famiglia riportato nel testo, decorato di lu- 
cido stuc<o come quello di Pompei , che avea sembianza dell» 
durezza del marmo , e nel quale eran dipinti a fresco ornali e. 
rabeschi con molti uccelli di vivacissimi colori. 

Avendo i Frati di S. Domenico richiamata la divozione dei 
popolo alla saera gì otta avvenne che nell'anno 1577 il Frale 
Carmelitano Andrea Vaccaro napolitano ebbe concesso da Otta- 
viano Suardo il territorio entro cui era la cappella, e fabbrica- 
tovi un convento, pose alla chiesetta che vi fece il titolo di S. 
Maria della Vita; è questa, perchè fosse senza umidità, non wn- 
ne appoggiata al masso; e peiò la «appi Ila si vedeva dentro de} 
chiostro ti livello del piano iìr p •: nc< s'rui'r.si una pò ampia. 



— 346 — <****%< 

• 

chiesa che è quella che ora vedesi, fu abbassato il suolo, e la 
grotta o cappella restò nell' alto dentro del masso. Fino aiprin- 
cipii di questo secolo sulla porta di questa nuova chiesa era la 
seguente lapida riportata dal Sigismondo : 

Pietatis ac magni ficentìae Octaviani Suardi e Bergomantium re- 
gulis fundaloris teslem olim pusilum lapidem anno 1577, ut idem 
religionis, fideique pariter siet, Annae Mariae Suardae Guevurae 
castri Airolae ducis V. Sabin<anensium corniti, unicae superstite 
€X vetustissima f umilia in praeslandis Prosperi abavi largita- 
tibus, Fralres Carmelitae resti luendum curaveruni, jusque adeo 
Guevaro Suardis posteris quaesitum agnoverunt. 
Anno AIDCGXLVI. 

Dopo la soppressione degli Oidini Religiosi , questa bella e 
grande chiesa restò spoglia e abbandonata, ed il prossimo mo- 
nastero fu ridollo poi a fabbrica di porcellana-, ma ciò non per- 
tanto l'edilìzio quasi diruto andava da giorno in giorno sempre 
più in ruina. Nei 1836 quando il morbo asiatico travagliava questa 
Città, fu comperalo dall'Amministratore del Real Albergo de'Po- 
veri per ricoverarvi i miseri. Riedificato quindi in breve tempo 
venne aperto ad accogliere in separati luoghi donne ed uomini 
vecchi, e quei che per cronici malori eran obbligati^ non usci- 
re di letto. Ora s' intitola Reale Stabilimento di S. Maria della 
Vita, nel quale sono riunite , oltre al numero di cento, donue 
vecch'e e giovani affette da croniche malattie, e vengono assistite 
dalle Suore della Carità, che si distinguono pel loro zelo ed ope- 
rosità degni di encomio. 

Il governo del Pio Luogo è affidato al degnissimo Commenda- 
tore Tito Derni Consultore di Stato, sotto i cui auspicii va prò* 
sperando in ogni branca di amministrazione interna. Le recluse 
che possono occuparsi a qualche cosa si addicono per conto 
proprio a donneschi lavori. Vi si coltiva con successo la musi- 
ca vocale e strumentale ; si bada molto all' istruzione elementa- 
re delle fanciulle, ed anche alla declamazione, esercitata spesso 
colle accademie che in giorni di grandi festività sogliono tener- 
si nelle sale dello Stabilimento. 



— 3ì7 — 

Neil' altra parte poi vedesi il famoso tempio e convento di 
S. Maria della Sanità , ed ebbe questo nome per la causa che 
si dirà appresso. 

Questo era uno degli aditi già detti al cimiterio , ed è tanto 
vero che dal cimitero di questa chiesa , la porta del quale sta 
nella parte dell' Epistola del maggiore altare della chiesa di 
sotto, si può andare fino alla chiesa di S. Gennaro. E qui vo- 
glio scrivere un caso grazioso. Il P. Maestro Fra Tommaso 
Manzo, che ha lasciato di se fama di un'ottima vita, trovando- 
si maestro dei Novizi, un giorno li menò per curiosità veden- 
do il cimiterio; arrivarono fin presso la chiesa di S. Gennaro, 
e qui ordinò ai Novizi che avessero detto un Deprofundis per 
le anime di coloro che erano stati colà sepelliti ; quei giovani, 
per ubbidire , ne dissero uno solennemente cantato. Fu ascol- 



La chiesa è a croce latina , e vi si stanno rimettendo tutte 
quelle cose che la decenza del sacro culto richiede. 

Merita di essere osservata nel cappellone a sinistra una magni- 
fica tela di S. Sebastiano barsagliato , ancor semivivo , cui una 
pietosa giovane donna sta a medicare con penna intinta nel bal- 
samo una ferita di freccia al braccio sinistro , mentre un' altra 
iu piedi tiene il vasello del balsamo nelle man ; . Le due princi- 
pali ligure sono bellissime, e soprattutto il S. Sebastiano è ma- 
ravigliosamente illuminato in un grande scuro per l' ombra 
dell' albero che gli va alla faccia ed al petto, dove il rimanen- 
te del torso in iscorcio e gli arti inferiori sono trattati con una 
vivezza ed industria di colorito che risaltano quasi dal quadro. 
Non ci è riuscito sapere 1' autore di sì pregevole lavoro. 

Neil' ultima delle tre cappelle a dritta è una tela antica con 
la Beata Vergine, S. Francesco d'Assisi e S. Giovanni Battista. 
Erano nel ricinto di questo monastero due Congregazioni di 
laici , Tona di S. Maria del Carmine , e 1' altra del SS. Sacra- 
mento, nelle quali esercitavansi varie opere di pietà. Quella del 
Carmine venne a finire, essendosi abolito il monastero, e l'altra 
è passala col titolo di S. M. del Rosario, affianco alla chiesa 
della Sanità che ora descriveremo. 



- 348 — 
feto il canlo da alcuni por uno di quei spiragli che vi stava- 
no ; usti una voce che erano state sentite le anime dei morti 
de! cimiterio cantare il Deprofundis , e già vi cominciava il 
concorso del popolo, onde per iscrupolo il Maestro pubblicò 
il fatto come passava, e d' allora in poi fu dai Frati fatto im- 
pedire con un muro la comunicazione di questa parte con 
quella. 

bell'anno 453 ai 18 di ottobre passò in Cielo S. Gaudioso, 
Vescovo di Bitinia, nel monastero dal detto Santo fabbricato , 
dove ora si vede quello delle monache di questo titolo , come 
sì disse; e perchè non poteva essere sepellito nella città, fu il 
suo cadavere portato nel pubblico cimiterio , e sepellito con 
qualche specialità da questa parte , perche li fa fatta un' urna 
di marmo , con ornamenti a musaico con i' iscrizione che così 
dice : 

HIC REQUIESCIT IN PACE S. GAUDIOSUS EP1SCOPUS , 
QUI V1XIT AN'NIS L VS DIE VI KALÈNDAS NOVEM- 
BRE CON .... DICT. VI. 

Vi fu anche sepolto S. Quovultdeo , Vescovo di Cartagine , 
compagno di S. Gaudioso, che mori un anno dopo della morte 
del suo Compagno ; ma prima di questi Santi vi fu sepolto S. 
Nostriano nostro Vescovo , il quale mori circa gli anni 451, e 
S. Gaudioso passò a miglior vita negli anni 453 , ed in questo 
adito vi fu cavata una chiesetta nel monte e dedicata alla San 
tissima Vergine. 

La fama della Santità di Gaudioso impresse negli animi dei 
Napolitani una gran divozione, in modo che spesso frequenta- 
vano il sepolcro del Santo, e per intercessione di questo impe- 
travan dal Signore grazie infinite , e particolarmente nelle lo- 
to infermità , in modo che chiamato venne questo luogo la 
Valle della Sanità, perchè, come si disse, gì' infermi che vi ve- 
nivano , per intercessione del Santo , tornavano sani , e cosi 
ebbe questo nome , e non come altri dicono per la salubrità 
dell' aria; essendo che non poteva essere tanto perfetta in una 
valle. Era questo luogo mollo solitario ed » «col lo , uè venir 



— 349 — 

vi si poteva dalla città , che per una strada che principiava 
dalla porta di S. Gennaro, e cosi appella vasi perchè da questa 
si veniva alla chiesa a questo Santo dedicata, oltreché dai gen- 
tili cosi greci come latini venivano proibite le abitazioni pres- 
so dei cimiteri , perchè col traffico non fusse stata disturbata 
la quiete ai morti. Biciamo più, tutte le case che in detto bor- 
go si vedono principiarono a fabbricarsi dall' anno 1580 , e la 
imbrecciata suddetta non ha più che 75 anni che è stata fatta. 
In tutto questo luogo non vi si vede vestigio d' antico se non 
dei cimiteri. 

E nell'anno 1685, nella casa di Francesco de Mari, non lon- 
tana dalla chiesa della Sanità , vi si trovò un luogo di cimite- 
ro con molte urne, che stimasi essere state d' Epicurei per una 
iscrizione che vi si trovò sopra una delle già dette urne che 
cosi diceva : ; .. 

STALL1US ..GAIUS . SEDES . HAURANUS . TUETUR 
EX . EPIGUREIO . GAUDI . VIGENTE . CHORO. ' 

Sopra delle altre urne , vi erano alcuni nomi scritti in gre- 
co. Ho voluto dar questa notizia , per dimostrare che questo 
luogo altro non serviva che per cimiterii. 

Crebbe tanto questa divozione a 5. Gaudioso , che questo 
luogo chiamato veniva la chiesa di S. Gaudioso ad Corpus, e 
serviva per istazione divotissima di Napolitani , in modo che 
vi venivano a celebrare i Vescovi nostri; e di fatto vi si tro- 
vò la sede Vescovale di pietra , quando si fece la presente 
chiesa , ed in essa al presente si conserva ; essendo poi sta- 
to trasportato il corpo di San Gaudioso nel luogo da lui 
fondato dentro della città ed il corpo di S. Quovultdeo , e 
nella chiesa di S. Gennaro all'Olmo il corpo di San Nostria- 
no : quando però vi fussero .stati trasportati non vi ritrovo 
scrittura che possa farlo scrivere con certezza. Vogliono al- 
cuni de' nostri scrittori che i corpi de' Santi Gaudioso e Quo- 
vultdeo fussero stali trasferiti dentro le mura della città nel 
Celano— Voi. V. 45 



- 350 — 
V anno 770. È bensì da avvertirsi che portandosi ogni anno il 
Vescovo col suo Capitolo napolitaoo a celebrare nella chiesa 
di S. Gaudioso ad Foris, si mantenne questa consuetudine nel 
monastero di S.Gaudioso, e fin al tempo del Concilio di Tren- 
to vi si portava il Capitolo , al quale le monache davano un 
pranzo dentro del monastero. 

Essendo poi stati tolti da questo luogo i già detti corpi San- 
ti , e principiandosi a sepellire i cadaveri battezzati dentro 
della città , restò in abbandono nò più venne frequentato , 
in modo che la chiesa che stava in questo adito del cimitero, 
venne in tutto sotterrata e tolta affatto alla memoria degli uo- 
mini restando coverta di frutici e di spine , si compiacque la 
Divina Provvidenza di manifestarlo di nuovo , ed in questo 
modo. 

Pofcs'edevasi questo luogo da un tal Clemente Panarello , il 
quale per sua delizia vi piantò un giardino, e per renderlo più 
commodo vi fabbricò due camere e proprio sull'atterrata chie- 
sa. Fu dagli eredi di Clemente venduto ad un tal Cesare che 
1' arte esercitava di spadaro ; questi, volendo ampliar la casa, 
scoverse la chiesa, e credendola grotte, non ostante che dipin- 
ta vi si vedeva l' Immagine della Vergine ed altri Santi , volle 
servirsene di cantina , ed avendo localo Cesare queste camere 
ad uno chiamato Giosuè , questo fé tornare la chiesa da canti- 
na stalla. 

A dieci di novembre dell' anno 1569 fu una terribile tem- 
pesta che portò seco un quasi diluvio d' acque che precipito- 
samente calando in torrenti dalla montagna ruinavano quanto 
da loro s' incontrava, e tra i danni che apportarono nel borgo 
che allora si dicea dei Vergini impetuosamente buttarono giù 
le case di Cesare, facendole servire di sepolcro allo stesso Ce- 
sare ed alla moglie,che morti rimasero sotto le ruinate stanze, 
e fracassando le mura del giardino quasi lo spiantò. Succede a 
Cesare un suo nipote; questi imitando il zio rifece le stanze e 
servissi di nuovo della chiesa per cantina ; ma fu questi puni- 
to da Dio con una infertilite che lo induceva a strapparsi le 



— 351 — 
dita dai piedi, ia modo che arrabbiatamente mori. L' erede di 
questo essendosi impossessato del luogo, avvedutosi della san- 
ta Immagina, fece al meglio che si potè nettare il luogo , e vi 
trovò una parte dell' antico altare, ed anche scopri 1' iugresso 
al cimiterio; fece nel mezzo del giardino una straduccia per la 
quale dalla strada pubblica si fosse potuto andare alla grotta , 
dove stava l' Immagine , e nei giorni di festa stava accattando 
da chi passava per potervi mantenere di continuo una lampa- 
na accesa. Cominciò con questo il luogo ad esser venerato, e si 
degnava il Signore Iddio di concedere molte grazie a chi veni- 
va a riverire l' Immagine della sua Santissima Madre , per lo 
che crebbe il concorso, e col concorso le limosine e la divozio- 
ne, in modo che gli abitanti delle terre convicine si portaro- 
no dall'Arcivescovo Mario Carafa , e lo supplicarono a voler 
dar loro licenza di farvi celebrare una Messa il giorno. 

L' Arcivescovo commise ad alcuni dei suoi Canonici il visi- 
tare questa chiesa ; vi si portarono questi, e bene osservando- 
la stimarono essere stata chiesa dell' antico cimiterio; e tanto 
più si confermarono nel di loro giudizio, quando entrati nelle 
grotte vi trovarono molte memorie di antichi sepolcri , e par- 
ticolarmente in quello dove era stato sepolto S. Gaudioso vi 
si trovò una sede Vescovale ed alcune croci nel muro , alla 
greca, per Io che giudicarono essere stata consacrata dagli an- 
tichi Vescovi ed anco officiata ; riferito il tutto all' Arcivesco- 
vo, concedè che vi si celebrasse la Santa Messa. Accrebbe que- 
sto maggiormente la divozione, e si per visitare la Sacra Im- 
magine , come anche per la curiosità di vedere ia grotta , in 
ogni tempo vi era gente , ed in molto numero. Poco dopo fu 
conceduta 1' amministrazione di questo Santo Luogo ai Frati 
Predicatori, i quali sino all' anno 1577 altro non vi facevano, 
che dir la Messa e qualche esercizio spirituale. 

Essendo poi succeduto all' Arcivescovo Mario Carafa il Car- 
dinale d'Arezzo , vedendo che questa divotissima chiesa era 
di continuo frequentata , la concedè di nuovo al P. Maestro 
Fra Antonio Camerata napolitano e ad altri Frati suoi tom- 



- 352 - 
pagni con che avessero dovuto riconoscere in ogni anno 
1' Arcivescovo di Napoli con una intorcia di cera ed una pal- 
ma, e mancando fussero rimasti privi della concessione. 

Era incognito il titolo della chiesa , fu supplicato il Cardi- 
nale a darglielo, mentre un giorno il detto Cardinale d'Arezzo si 
portava a diporto per questo luogo , pensando che titolo dare 
doveva alla chiesa , Gio. Antonio Pisano famosissimo filosofo 
e medico di quel tempo , nostro napolitano , ed eruditissimo 
anticario, si era portato ad osservare a minuto 1' antichità che 
si erano trovate in questa chiesa, e nell'uscire s'abbattè nel Car- 
dinale dal quale era molto ben conosciuto , ed avendolo salu- 
tato , fu con molto affetto risalutato dal Cardinale , e dopo di 
averlo interrogato di varie cose, il Pisano ebbe a dirgli : V.S. 
Illustrissima venga spesso a diporto in questo luogo , perchè 
dai nostri buoni antichi chiamato veniva la valle della Sanità; 
rispose il santo Cardinale : Messer Giovanni Antonio , non a 
caso Dio 1' ha menato qua ; pensavo appunto al titolo di que- 
sta chiesa , e mentre che lei mi dice cosi, voglio che sia chia- 
mata S. Maria della Sanità: e fatto nello stesso tempo a sé ve- 
nire i Frati, loro disse: voglio che sia il titolo di questa chiesa 
S. Maria della Sanità. I Frati , per questo oltremodo contenti, 
cominciarono a pubblicarlo per Napoli , e tanto fu il concorso 
che bisognò far nuove strade, una delle quali fu quella che ab- 
biam detto dell' Imbrecciata , e tante furono le limosine e le 
oblazioni , che in breve col modello , disegno ed assistenza di 
Fra Giuseppe Nuvolo, laico dello stesso Ordine,si diede princi- 
pio alla presente chiesa e convento, che sono dei più belli che 
abbiano i Frati in Italia, e la dedicazione fu nello stesso anno 
1577 nella seconda Domenica di Quaresima. 

Ora l' ingegnoso e bizzarro architetto di questo Tempio in- 
clinava a comporlo ovato , come si veggono molti edifici i in 
Napoli, ed in questa forma compose questo. Ha questa chiesa 
cinque navi , ma situate in modo che inchiudendovi le volte 
maggiori della croce , formano un ovato perfetto , che è una 
delle più vaghe bizzarrie che veder si possa nel!' architettura: 



— 3153 - 
vi si vede una cupola cospicua, se non per l'altezza, per la lar- 
ghezza; ha quattordici cappelle fuor delle cappelle della croce; 
vedesi la stravaganza dell' aitar maggiore che sta situato in al- 
to, ed in esso vi si sale per due stravaganti scale, che dall' ar- 
chitetto furono fatte di fabbrica , ma avendole ultimamente i 
Frati voluto fare di marmo , non I' hanno potuto accertare di 
quella perfezione e bellezza delle prime, benché vi avessero 
speso migliaia di scudi: sta situato in questa forma su l'antica 
Volta della chiesa, ancorché in qualche parte rifatta, e questo 
fu fatto dall' architetto con molto giudizio , primo per conser- 
vare la venerata memoria dell' antica chiesa senza muover la 
miracolosa Immagine dal suo antico luogo , secondo per ap- 
prossimare il Coro ai dormitori*! dei Frati , che stanno quasi 
al piano con la sommità delle volte della chiesa. 

E da sapersi che la chiesa antica stava incavata in un mon- 
te come quella antica di S. Gennaro e dentro di una valle, che 
tale si conosce, essendosi osservata la collina dei Scalzi per la 
quale a questa chiesa si cala, e la salita poi che da questa si fa 
alla chiesa di S. Gennaro ed alla Conocchia, e cosi se 1' archi- 
tetto far voleva il convento al piano della chiesa , li sarebbe 
stato di bisogno spianare il piede del monte , con una spesa 
grande, fatica e tempo , e dopo tutto questo 1' edifìcio sarebbe 
rimasto in un fosso ; che però di seguo di fare il Chiostro nel- 
la parte più elevata lucida e di buona veduta che sta sopra la 
chiesa , e che da questa per iscale coverte si fusse calato al 
coro che al possibile al chiostro 1' avvicinò. Or questo altare 
è tutto di finissimi marmi. Vi si vede una statua della Vergi- 
ne similmente di marmo cavata al possibile dalla dipintura 
originale , e fu fatta per sua divozione da Michelangelo Nac- 
carino , e questo divoto scultore vi deputò tutti i sabbati a 
lavorarvi, ed in questo giorno, dopo confessato e comunicato, 
prendea gli scalpelli. 

Vi è una custodia grande e maravigliosa tutta di cristallo di 
monte e rame dorato , e dentro mostra un altro piccolo taber- 
nacolo dilicatamente lavoralo, sostenuto da quattro statue che 



- 354 — 
figurano Angeli di rame dorato ; questa fu opera di un Frate 
laico dello stesso Ordine, detto Fra Azaria nostro napolitano , 
unico mentre visse in questa sorta di lavoro ; vi sono dodici 
candelieri, sei grandi e sei mezzani, similmente di cristallo di 
monte, ligati con rame dorato e fatti dallo stesso Frate; faceva 
i torcicri, ma restarono imperfetti per la morte dell'artefice in 
tempo della peste. 

Dietro di questo altare vi è il Coro , nel quale i Frati cala- 
no da sopra. Sotto di questo altare vi è l'antica chiesa dei Fra- 
ti detta la Sacra Grotta , nella quale per molti gradi vi si cala 
da tre parti, una è di fronte che sta fra le scale per le quali si 
sale all' altare maggiore , le altre sono laterali a delta Sacra 
Grotta, e vi si conserva la S. Immagine dalla parte del Vange- 
lo, ed è cosa di maraviglia il vederla dipinta sopra del monte 
medesimo che di continuo si mantiene umido ; aggiungasi di 
essere stata per tanto tempo sotterrata e si mantiene vivace 
nei suoi colori. 

Nella parte dell'Epistola vi è una porticella per la quale , 
come dissimo, si andava dentro dei cimiteri di S. Gennaro, ed 
oggi i Frati se ne hanno serbata una parte per cimitcrio pro- 
prio , ed in questa vi si vede dove fu sepolto San Gaudioso e 
altri Santi , e nell' anno 1570 , che questo sacro luogo ritornò 
alla vista degli uomini , vi si trovarono varie iscrizioni e me- 
morie, e fra le altre questa che in detto luogo si conserva , e 
che qui riporto per mostrare come in quei tempi si parlava, e 
credo bene che fusse stata favella volgare , e lo ricavo dagli 
scritti di Messer Giovanni Villano, e pure questi scrisse da Ro- 
berto in questa parte. 

Credo quia Redemplor mens bib'U , et in nobissimo die de terra 
sascilabit me, et in carne mea videbo Dominum meum , ego Basi- 
tine (ìlius silibundi, e Gregoria Coniu. . . vus dumirem in man- 
dalum ip&orum, malus homo apprehendit me, et porlabil ine in ri- 
bum , et occhil ine mortem crudelem in infantiate meae annorum 
dwdecim ind. quartadecima mensis magi die viecsima sexla. 



- 355 — 
In questa sacra grotta vi sono dodici altari di marmo, ed in 
ognuno di essi si conserva il corpo d'un Santo Martire, e nel- 
f aitar maggiore vi si conserva il corpo di S. Antero Papa e 
Martire, tralascio di notare i nomi degli altri perchè si posso- 
no leggere dove si conservano. La volta di questo luogo sta 
tutta stuccata e dipinta. 

Nella chiesa poscia i quadri che si vedono sono dei seguen- 
ti artefici. 

La tela dove sta dipinto S. Tommaso che riceve il cingolo 
della castità è opera del nostro Pacecco de Rosa, ed in questa 
cappella vi si conserva la sede Vcscovale , che , come dicem- 
mo, fu trovata nelf antica chiesa. La tela dove sta espressa la 
Santissima Annunciata è del nostro buono Gio. Berardino Si- 
ciliano, ed il quadro nella cappella di S. Biagio è opera del 
nostro Agostino Beltrano , detto Agostinello. Il quadro dove 
sta espresso S. Pietro Martire è di Gio. Balducci, quello delle 
due Sante Caterine, d'Alessandria e da Siena, è del pennello di 
Andrea Vaccaro. Tutti gli altri delle altre cappelle sono del 
nostro Luca Giordano. I quadri che sono nei due cappelloni 
della croce fra quei famosi ornamenti di legname dorato quel- 
lo dove sta espresso il Santissimo Rosario è di Gio. Berardino 
Siciliano, 1* altro dove sta espressa la Circoncisione del Signo- 
re è di Gio. Vincenzo Forlì. 

Si sta oggi, col diseguo e direzione di Dionisio Lazzari, po- 
nendo insieme un pulpito di marmo degno d' essere veduto. 

Si può passare a vedere la sacristia similmente in forma 
ovale ma divisa in ott' angoli e ricca di bellissimi apparati e 
preziosi argenti in molti candelieri , vasi e fiori , i già detti 
candelieri di cristallo di monte, una croce della stessa materia 
alta palmi sei , un' altra minore che si colloca sul confalone , 
un Reliquiario similmente di cristallo che chiude una Spina 
della Corona del Siguore , una Pisside , un Calice ed altri or- 
namenti d'Altare tutti di cristallo di monte. Vi si vede anco- 
ra un maraviglioso Ostensorio , vedesi un Noè d' argento che 
sostiene sulle spalle 1' Arca tutta d' oro , e su questa una cqj 



- 3S>6 — 
Loroba che col ramo d'olivo che porta forma una Pisside, e su 
questa vi è collocata la Sfera dove si pone 1' Eucaristia, simil- 
mente d' oro e tempestata di diamanti di fondo : ha d' altezza 
questa macchina tre palmi. In questa Sacristia si vede ancora 
nn gran Reliquiario con molte reliquie insigni e fra queste tre 
corpi interi di S. Martiri, la Testa di S. Felice, il Manto di S. 
Caterina Martire, una costa di S. Caterina da Siena, di S. Do- 
menico e di S. Maria Maddalena. 

Mei lato di questa Sacristia vi è un' altra allegra ed ampia 
stanza detta il S. Tesoro , dove d' intorno in molti caselli or- 
jaati di marmo, vi si conservano le statue con le Reliquie dei 
Sciiti Martiri, i Corpi dei quali si conservano nella S. Grotta 
sotto gli altari già detti ; queste statue hanno tutte le loro te- 
ste; di argento e si portano in processione nel giorno della se- 
conda Domenica di maggio: questo Sacro Tesoro ha la sua por- 
ta maggiore nel primo chiostro. Dalla Sacrestia si esce nel già 
detto chiostro, composto in forma ovata da Fra Giuseppe , e 
per 1' architettura è degno d' essere veduto. Sta tutto dipinto 
a; chiaro oscuro, esprimendovi molte azioni grandi che si leg- 
gono negli annali di questa Religione ; questa sorte di dipin- 
tura è di sgraffilo fatta dal nostro Gio. Battista di Tizo, unico 
m Napoli in questa maniera , come anche unico fu , non dico 
solo' in Napoli , ma ardisco dire in tutta l' Italia , in dipingere 
Teatri comici, in modo che in pochi palmi di scena facea com- 
parire lontananze stravagantissime che ingannavano la vista 
di tutti. 

In questo chiostro vi è una Farmacopea che non ha in che 
cedere a quella del convento di S. Caterina a Formello ; vi è 
quanto finora si può trovare di rimedio nella medicina, baste- 
rai dire che fu posta in piedi da Fra Cataldo Caporeo , che in 
tjuesto mestiere non ebbe pari , come attestano molte opere 
mandate alfe stampe; è degna d'essere veduta, avendo sino un 
liei giardino di semplici. 

Vi si vede ancora una famosa stanza per la congregazione 
del Rosario , che può passare per una pulitissima chiesa. Da 



- 357 - 
questa per una scala, che se fusse finita si potrebbe passar per 
le più belle d' Italia, perchè vi si può salire comodamente in 
sedia , a cavallo ed anche alla moderna in calesso. Ha cento 
cinquanta gradi , ma ampi e fatti con tanta arte che è di moto 
appena sensibile non che fatigoso. 

Si passa al chiostro maggiore ctìe ha tutti e quattro i venti. 
Ha commode stanze per più di duecento Frati ; ha cinque dor- 
mitorii 1' uno sopra Y altro verso la parte d' oriente uniti agli 
archi del chiostro ; altri minori che vanno a terminar in una 
gran loggia per la ricreazione , che dà una pur troppo bella 
prospettiva, e nel mezzo dei dormitorii che in questa parte si 
veggono vi è la cappella dei Frati infermi, ed in essa vi è una 
tavola dove sta espressa la Santissima Vergine Annunziata , e 
questa col disegno di Michelangelo Buonarroti fu colorita da 
Marcello del Busto suo discepolo. 

Vi è una commodissima e ben servita infermeria ; vi è una 
acqua che sorge preziosa e fresca; vi è un Cenacolo o Refetto- 
rio che è dei famosi che veder si possano , sta dipinto da 
diversi artefici e particolarmente da Giovanni Balducci ; vi 
è ancora una famosa libreria in ogni sorta di scienze , vi so- 
no due globi celesti e terrestri che simili in grandezza non 
abbiamo in Napoli; han poi giardini grandi e famosi con ogni 
sorta di delizie , e questo luogo è forse il più bello ed ii più 
commodo che abbiano i Frati Domenicani. Si fa conto che in 
questa chiesa e convento vi siano stati spesi da cinque cento 
mila scudi, tutti pervenuti dalle limosine dei nostri pii cittadi- 
ni; e veramente seconda il Signore questi buoni Frati, che so- 
no della Provincia del Regno, i quali vivono in una esatta os- 
servanza ed in comune, e fino dall'anno 1583 che ebbero que- 
sta chiesa loro assegnata , vi hanno fatto veder fiorite serhpre 
non solo le lettere , ma tutte quelle virtù che possono costi- 
tuire un buon Religioso , in modo che molti morti sono con 
fama di perfettissima vita , come il R. M. Fra Marco Maffeo 
da Marcianisi, il P. Fra Gio. Leonardo Fusco, Fra Raimondo 
Rocco ed altri. 

Celano— Voi. V. iG 



— 358 - 

difesa e Convento di S. Maria della Sanità 

Dopo lo Stabilimento della Vita ci volgeremo a levante e pas- 
sata appena la gran mole del ponte della Sanità , entreremo a 
vedere quella originale chiesa di tal nome, che ha innanzi una 
larga piazza di figura irregolare, e che fu edificata sul disegno 
« con la direzione di Frate Giuseppe Nuvolo , dell' Ordine dei 
PP. Predicatori, che ne furono in possesso per più di due se- 
coli. Il nostro autore si è diffusamente versato sull' origine del- 
la fondazione di essa , sul titolo che le fu dato dall' Emo. Car- 
dinale Arcivescovo d'Arezzo, e sulla magnificenza dell'attiguo 
convento, reputato il più commodo e delizioso di quanti n'aves- 
sero in quel tempo i Domenicani. Onde , per non ripetere le 
medesime cose, accenneremo che quel bizzarro ingegno di Fra 
Nuvolo, valoroso architetto dell' età sua, levò la pianta dell'am- 
pio monastero , ed inchinevole alla forma degli altri suoi edili- 
zi eretti in Napoli, volle che ovale fosse la chiesa, ovale la Sa- 
crista , ovale il cortile. Farmacopea da lato a questo chiostro 
in piano ; altra nobilissima cappella da lato alla sacristia *, cin- 
que grandi dormitori! di sopra da contenere dugento Frati ; in- 
fermeria con la cappella corrispondente ; scala spaziosa ed am- 
pia di cencinquania scaglioni alta a salirvi con dolce pendìo ; 
Congregazione del SS. Rosario di fianco al chiostro*, cupola nel 
centro della chiesa ; deliziosi giardini all' intorno; tutto ciò co- 
stituiva l' aggregato del Sacro edilìzio, ritenuto ai tempi del no- 
stro Celano tra i migliori da vedere. 

Il foro dell' antica chiesuola era nel fìtto del monte ; biso- 
gnava lasciare di essa la memoria e V integrità, ed appropriar- 
la alla nuova. L' architetto ha saputo interamente conservarla ; 
riponendovi di sopra il maggior altare ed acconciandovi due brac- 
cia di scale ripieganti un poco di dentro. Nel mezzo di queste 
scale è stato con bella simmetria conservato in parte V antico, 
ti monastero appoggiasi al monte ed anche lo ealca. I dormito- 
rii sono situati di sopra , ed a paro del coro dietro all' altare 
maggiore posto sì in alto ; vi è la scala coperta per accedervi; 
il chiostro più grande in luogo elevato ed arioso è di bellissima 
vedala; tutto questo formava un edilìzio spazioso e rinomato. Ma 



— 559 — 

di tutto ciò che qui abbiamo descritto non rimane ora che una par- 
te, per le ragioni che si verranno accennando con la maggiore 
possibile brevità. 

Neil' entrare in questa grande chiesa, ella parrà breve, per lo 
altare che viene di sopra a rimpetto, e perchè anche il diame- 
tro più lungo del suo ovale è posto a traverso , così compor- 
tando il luogo di lato alla strada. Ha cinque navi parallelle che 
s' intersecano con altrettante trasverse*, quella di mezzo è la mag- 
giore, siccome pure è l'altra trasversale che fluisce nei due gran- 
di cappelloni: una bella cupola nel mezzo, cui otto cupolini im- 
mediatamente circondano. Di dentro però riesce assai variata , 
per lo grazioso intersecarsi delle molte picciole navi che si suc- 
cedono in tutti i versi. 

Nella prima cappella a dritta è un quadro di S. Nicola in al- 
to , sostenuto da Angioli, e sotto S. Ludovico Beltrando e San- 
to Ambrogio ; lavoro bellissimo del Giordano , di un colorito 
franco e maraviglioso. 

Nell'altra è la tela di S. Pietro Martire, dotta e vivace com- 
posizione di Agostino Beltrano. 

Il S. Vincenzo che predica al popolo , nella cappella appres- 
so è altresì del Giordano, nel quale quadro è da notar la gran- 
de varietà di fisonomia nel popolo ascoltatore , e Io sfondato 
lontanissimo nel centro della composizione, che fa veder quan- 
to ingegnoso fosse quell'egregio pittore. 

Di lato all' altare dalla parte dell' Evangelo è una ricca sca- 
rabattola in cui mirasi la statua del Santo , grande quanto il 
vero, per la quale il popolo napolitano ha grandissima divozio- 
na. E per .verità le grazie che questo nostro gran Protettore 
giornalmente dispensa ai devoti che con fervore ricorrono alla 
sua intercessione sono innumerevoli, bastando dare uno sguar- 
do ai tanti oggetti votivi, di argento, di oro e di gioielli di che 
è arricchita la scarabattola , come pure ai dipinti appesi ai pi- 
lastri ed alle pareti della cappella esprimenti le svariate quali- 
tà delle grazie , e nei quali si leggono le iniziali V. F. G. A. 
cioè Votum Fecit, Gratiam Accepit. 

Scorgesi nel seguente cappellone la Beata Vergine del Rosa- 
rio , amplissimo dipinto di numerose ligure , fatto da Bcrnar- 



— 360 — 

dina Siciliano , ' singoiar distributore negli insiemi grandiosi, 
nei quali riusciva più che mai dotto ed intelligente : bellissimi 
sono tutti i quadretti d' intorno frammessi nella larga cornice 
che rappresentano i principali misteri del Signor Nostro e della 
Vergine, e quello lunghissimo di sotto dov'è S. Domenico che 
predica alla presenza del Pontefice ; scena dilicatamente con- 
dotta. 

Poi è S. Caterina d'Alessandria, ed appresso lo sponsalizio di 
S. Caterina, amendue di Andrea Vaccaro con buono accordo di 
tinte. 

Veniva inoltre la tela di S. Pio V ; ingegnosa composizione 
presentante un gruppo di succedentesi figure di molti Santi, ben 
piramidato; opera del Giordano, ora assai mal ridotta e posta senza 
cornice nel muro rimpetto alla sacristia. In questa cappella, che 
fu di diritto padronato della casa Mariconda, e quindi abbellita e 
dotata da Suora Maddalena della stessa famiglia, che vestiva l'abi- 
to delle Terziarie di S- Domenico, si legge in bianca pietra sul 
pavimento innanzi all'altare questa iscrizione che per la sua 
specialità riportiamo : 

SOROR . MAGDALENA . MARICONDA 
PROFESSA . TERTIUM . HABITUM . PRAEDICATORUM 
DUM . VIVERET 
ULTIMA . VOLUNTATE . AERE . PROPRIO 
UIC . HANC . HOC 

SEIPSAM . ICONAM . SACELLUM 

TUMULARI . EXORNARI . DOTARI 

MANDA VIT . POST . MORTEM 
QUAM . OBIIT . Ili . KAL. MART. MDCCIII. 

Rimane 1' altro dipinto dello stesso Giordano nella cappella 
appresso, rappresentante S. Domenico Soriano, dov'è la Vergi- 
ne figurata in sembianze divine e con ameno colorito , mentre 
le tre altre figure son fatte con minor luce, e quasi adombrate; 
così i grandissimi artisti sanno sacrificare le parli , per far ri- 
saltare ciò che deve servire all'efficacia dell'insieme. 

Tralasciamo per poco la cappella antica sottoposta all' altare 
maggiore , à\ quale per due scale di marmo si accede , e tro- 
vasi circondato da ottanta stalli di fino intaglio , e d' assaissi- 



- 361 - 

mi fregi e figurine, sì da potersi ben paragonare per isquisitezza 
di arte a quello che è in S. Severino , chiesa di già descritta. 
Di sopra al coro ci ha in fondo una statua di marmo, che è la 
Vergine seduta coi Bambino in braccio, opera del eh. Michelan- 
gelo Naccarino, che, come nota il nostro autore, la lavorò per 
sua divozione nei giorni di sabbato. La graziosa custodia di cri- 
stallo di rocca è quella stessa indicata nel testo ; ma i dodici 
candelieri di questo aitar maggiore oggi più non sussistono. 

La doppia scala di marmo, qui sopra accennata , fu fatta dai 
monaci un secolo e mezzo dopo la fondazione, nella quale non fu 
serbata del tutto la foggia di quelle antica costruitavi dal primo 
architetto e che dicesi fosse meglio accordata. Tanto queste scale 
quanto il grandioso pulpito di marmo (che è presso ad uno dei 
pilastri sostenente la cupola ) che fu eseguito con disegno di 
Dionisio Lazzari, architetto della vicina chiesa di S. Severo, non 
istanno in piena armonia con la corretta maniera e più sobria 
dei moderni , per lo soverchio sfoggio e gravezza che hanno 
quantunque non mancassero di certa magnificenza. 

Di poi nella prima cappella appresso all' altare maggiore vi 
è un Crocifisso di legno con la Beata Vergine sotto alla Croce. 
In questa cappella sta sepolto il corpo del Venerabile Frate Gio- 
vanni Leonardo Fusco, nativo di Lettere, che fioriva nel comin- 
ciare del secolo decimosettimo, al quale pia ricordanza assegna 
non pochi miracoli, come si poteva scorgere dai non pochi og- 
getti votivi appesi alle mura ; la iscrizione è in basso al lato 
dritto nella cappella nella forma seguente : 

HIC . QUIESCIT . CORPUS . P. F. IO A. LEONARDI 
FUSCO . DE . LITTERIS . ORD. PRAED. 

ODIIT . XII . FEB . MDCCXXI. AETATIS . 41. 

Nella cappella seguente è il quadro di S. Tommaso d' Aqui- 
no che riceve il cingolo della purità ; tavola bellissima di co- 
lorito assai vivace e di bella esecuzione. Le fisonomie hanno 
uà certo che di squisito e di giovanile. Solo si osserva una 
qualche inesattezza di prospettiva, nel collocamento poco esat- 
to della porta dipinta di lato , con entro una donna spaven- 
tata cho fugge. Ma l! azione è bellissima nella rappresentao- 



- 362 — 

za del Santo, che, nobilmente scontorto, mostra la maraviglia, 
cui sente del cingolo che gli hanno apposto bellissimi Angioli 
d'intorno tutti io graziosa situazione distribuiti. Questo quadro 
è di Pasquale Francesco di Rosa, detto comunemente Pacecco, 
e vedesi lavorato con diligenza, dovendosi porre a paragone con 
tanti grandi e rinomati artisti che avevano dipinto nelle altre 
cappelle della chiesa. - 

In questa medesima cappella è dal lato del Vangelo fissata in 
una piccola nicchia incavata nel muro una sedia vescovile di pie- 
tra di tufo rozzamente e pesantemente scolpita , gran documento 
di modestia e di esemplarità delle antiche semplici costumanze 
dei confessori di Cristo, che coi soli costumi santissimi tirava- 
no i cuori all'amore superno, e crescevano il gregge dei cristiani. 
Sopra di essa sedia si legge : 

EPISCOPALIUM . FUNCTIONUM 

SEDES . QUAIVI 

S. NOSTRIANDS . NEAP. ANTISTES 

S. GAUDI OS US . BYTINIAE . EP1SC. 

ALIIQUE . PRAESULES . IN . ANTIQDIS 

1IIS . CHRISTIANORUM . COEMETER1IS 

DECORARUNT 

Dopo la sagrestia segue l'altro cappellone con la larghissima 
tela della Circoncisione del Signore , opera di Vincenzo Forlì , 
pittore pieno di sentimento e grandioso. Le sue figure sono co- 
lossali e a grandi scuri: il Bambinello solamente e molto naturale. 

L'Annunziata nella cappella seguente è di Berardino detto il 
Siciliano, quadro, come sembra, non compito dell'ultima mano, 
onde pare fatto a musaico. Nel suolo ci è questa iscrizione, che 
per essere semplice e bella, abbiamo voluto riportare : 

GRATIANUS . ODORISIUS . ET . 1ULIA . MELARLA 

CONIUGES . UNANIMES 

NE . QCOS . FIDES . CONIUNXERAT . FUNUS . DISIUNGERET 

H1C . IN . SACELLO . EXCITATO . ET . DOTATO 

TUMULI . SIBI . LOCUM . POSTERISQUE . DELEGERUNT 

ANNO . DOM. MDCXX. 



— 363 — 

Nella cappella appresso è pure un' altra loia del Giordano 
ad onore di S- Giacinto , gruppo assai ben piramidato di quat- 
tro grandi figure, di cui la Vergine col Bambino in braccio, non 
molto bella, ma di squisita positura serve di apice*, S. Giacinto 
è da lato che riceve uno scettro dalla Vergine, e S. Rosa ed al- 
tra Suora Domenicana dall'altro, che si letiziano col piccolo Ge- 
sù. Tutte queste immagini che sono di prima distanza staccansi 
maravigliosamente da un bello e lontano sfondo che è campo 
ad edifizi molto leggermente trattati. Il Giordano coloriva con 
franchezza e senza leccatura, avendo il fine ultimo innanzi agli 
occhi , dell' evidanza e dell' effetto , onde fu artista maraviglio- 
so. Egli non finiva molto dilicatamente le sue opere , ma ef- 
fettuava , direm così , il pensiero da lui concepito ; fu gran- 
de e ricco inventore ; ebbe l'arte maravigliosa di distribuire le 
parti della composizione nel modo che più riusciva vantaggioso 
alla illusione, perchè si vede di continuo piramidare aggruppa- 
re, dividere, sfondare, e sempre con destrezza somma , varietà 
e simmetria invidiabile. 

Di poi si vede nell'ultima cappella in mezzo a ricca cornice 
dorata il quadro di S. Biagio fra due Santi in piedi, capolavoro 
pel colorito e per la severità del disegno di Agostino Bellrano, 
e di Anna di Rosa sua moglie. La figura del Santo ha di sopra 
un piviale aggruppato dinanzi, che veduto a luce direbbesi cosa 
vera e rilevata. La gloria di Angioli che cinge intorno lo Spirilo 
Santo che sta sopra, è di un finito e di una delicatezza indicibile. 
Le grandi cose vogliono essere studiate e vedute attentamente per 
ammirarne le bellezze , di tal che se qualcuno non s' interni a 
considerar questo quadro, non gli parrà di vederlo sì bello co- 
me qui è stato descritto. Anna di Rosa detta Annetta di Massi- 
mo , era figliuola di un fratello di Pacecco di Rosa , dall'infan- 
zia nominata Annella , diminutivo che sempre ritenne. Fu im- 
palmata dal Beltrano condiscepolo di Pacecco nella scuola del 
Cav. Massimo Stanzioni. Lo sciagurato marito , spinto da fiero 
impulso di gelosìa , fu 1' uccisore della propria consorte one- 
stissima ed innocente. La quale avea così bene appresa I' arte 
del dipingere , che io essa era riuscita eccellente ; ed aiutava 
pure il marito nelle sue opere , come in questa del S. Biagio. 



- 364 - 

II De Dominici nella sua Storia de'Pittori voi. 3,pag. £S9 e seg. 
narra lo circostanze di quel tristo fatto dopo del quale il Del- 
irano scomparve dalla città ne più se n' ebbe novella. Sull'al- 
tare è un' edificietto di marmo entro cui è la Vergine del Buon 
Cimelio, e sopra vi sono quelle statuette di bronzo a getto bel- 
lissime, che facean certamente parte del ciborio di sopra all'altare 
maggiore di cui abbiamo ragionato. 

G?a torniamo per poco presso alle scale del massimo altare. 
Stando nel centro della chiesa, all'aspetto di quell'ampio cavo qua- 
drilatero sottoposto e della gran volta che gli è di sopra ed il cui 
jsuoIo è molto inferiore al piano nel quale lo spettatore si tro- 
va, s'immagierà questi di vedere a se d'innanzi quell'antica spe 
Ione», ritiro dei Cristiani, poscia grotta selvatica ingombra dalla 
terra e dalle alluvioni, indi antica chiesetta ritornata al culto e fi- 
nalmente parte di vaga chiesa, conservata sì garbatamente dal- 
l'ingegno accorto dell' addottrinato architetto. È oscura, non ha 
luee, serba ancora una tinta di vetustà; ma se s'affissa ben l'oc- 
chio nell' interno , ella apparrà elegante nei bellissimi dieci al- 
tari di marmo che sonovi dai due lati , e nell' altare maggiore 
staccato nel mezzo , dietro cui è un coretto elegantissimo , co- 
steggiato da due grandi colonne di verde antico di maravi- 
glioso fusto ed interissime, con in mezzo tutte di marmo cinque 
nicchie benissimo accordate di sobrio disegno, che fan prospet- 
to di sopra. In quella media e nelle due ultime esser dovevano 
tre statuette , cioè il Redentore e due Santi Domenicani , ora 
tolte e logorate dal tempo e dall' umidità ; e nelle altre due che 
fiancheggiano quella di mezzo è a destra l'antichissima immagine 
dipinta nel sodo del monte, cioè la Vergine seduta col Figliuo- 
lo nel seno , dell' altezza delle figure così dette terzigne , ed a 
sinistra un S. Domenico fattovi eseguire dai Fiati. 

Scendesi in questo cavo, che un tempo venne chiamato la sa- 
cra, grotta, per un'amplissima scala ch'enei davanti e che per- 
corre tutta la sua lunghezza, e da due altre inferiori scale pro- 
vegnenti dalle cappelle laterali. Evvi a dritta di questa scala 
una lunga iscrizione , che parla delle sante indulgenze , e di 
s»tto antico marmo con cai alteri dei tempi alquanto bassi che 
ilice : 



— 365 — 



PATRICI 

PÀTRICIUM DOMUS HAEC AETERNA LAUDE TUETUR 

ASTRA TENENT ANIMASI C A ETERA TELLUS BABET. 

REQUIEVIT IN PACE SUB CONS. 

Che certamente indica la tomba di un tale Patrizio e della sua 
casa, il quale se la fece in vita, e poscia non vi fu segnato l'an- 
no della sua morte indicato dai consoli secondo 1' antico roma- 
no costume, perchè forse non fu in quel sito sotterrato , ovve- 
ro 1' ebbero a trascurare i suoi eredi. Questa e 1' altra iscrizione 
greca, situata di rincontro, furono certamente rinvenute quando 
venne fondata la chiesa e cavata la interrata catacomba nel 1577. 

Alla sinistra poi la lunga iscrizione che veggiamo , la quale 
incomincia : In sacra crypta vetus christianorum coemeteriwn 
sanclorumque latibolum ec, contiene in breve l'istoria della grot- 
ta e della fondazione della chiesa ; e fa inoltre sapere che nel 
1616 Padre Timoteo Casella Vescovo di Marsico e Frate dell Or- 
dine fecevi recare undici corpi di Santi Martiri che sono distri- 
buiti uno per altare, nelP ordine seguente: S. Fortunato — 
S. Liberato — S. Ortepio — e S. Almachio negli altari laterali 
alla dritta; S. Antero Papa nel maggior altare ; e negli altri cin- 
que minori contrapposti : S. Eugenia — S. Benedetto — S. Ciril- 
la — S. Venanzia e S. Messalina. 

Ognuno di tali Santi, eccetto quello nel mezzo, ha un' effigie 
in azione con altre figure fatte a fresco sopra ciascun altare , 
e son tutte di buona mano di quel tempo. 

Sotto della detta lunga iscrizione ce n' è un'altra greca cava- 
la nella catacomba, e piena di abbreviature , che letta da valo- 
roso letterato e voltata in italiano, dice : 

Qui giace Paola di Paolo Suddiacono 

Figliuola che visse in pace anni 4 

Mesi due. Riposò nel V giorno avanti 

Le cai. di giugno. 

Questa lapida è della stessa pietra ed antichità dell' altra che 
sta a rimpetto, di cui abbiam qui sopra parlato. 
Verso l'angolo a dritta, in fondo a questa sacra grotta, havvi 
Celano — Voi V. & 



— 366 — 

una porta, e sopr'essa una iscrizione che incomincia: Eot Car- 
dinali Baronio in martyrologio, la quale non è altra cosa che la 
testimonianza presa dalle opere di questo dotto nostro concit- 
tadino, di Sora di Campagna, di aver veduto ai suoi tempi l'ur- 
na di S. Gaudioso. Il qual passo tradotto in nostra lingua suo- 
na così : 

Vidi il sotterraneo cimitero di S. Gaudioso nei subborghi di 
Napoli dive ancora, fra altri nobili monumenti di antichità , si 
conserva la iscrizione già quasi smozzicata, sebbene per Vanti- 
cìnta multo oscurata (che è quella appunto riportata nel testo) 
Questo, profugo di Africa quando era viva la persecuzione fero- 
ce eccitata dall'Ariano Genserico Re dei Vandali se ne venne in 
Napoli. 

Entriamo adunque per questa porticella, ed eccoci dinanzi una 
grotta bassa con altre laterali, tutta cavata nel tufo, tanto dimo- 
stialrici della poco curanza che di sé avevano coloro che vi si ri- 
coveravano per amore di perfezione di spirito. Voi vi sentite pie- 
no di una santa compunzione che vi fa ammirare quegli uomini 
venerandi, i quali si vennero in questo antico cimitero a ritirare col 
proponimento magnanimo di opporsi alla corruzione di quel mon- 
do allora tanto nel costume scaduto e desolato di morale , es- 
sendovisi sopraggiunte la barbarie e la crescente ignoranza. Ev- 
vi a rimpetto di questa prima grotticella, che è quasi quadrata 
con alquante immagini nel masso d' intorno , forse rifatte sullo 
antico, un cavo a foggia di nicchia rotonda, sulla cui chiave nel 
fronte leggesi in musaico a chiarissime lettere , ma interrotte e 
frante nel terzo verso, le parole riportate appunto dal nostro au- 
tore. Di sotto alla nicchia è una vasca di fabbrica entro cui è 
il corpo di S. Gaudioso , con innanzi un altare anche di fab- 
brica. 

Alla dritta poi è un' altra simile grotta con eguale nicchia e 
vasca, sepolcro di altro Santo , e nel cielo è un Salvatore co- 
lossale dipinto come quello di S. Giovanni in Fonte , in S. Re- 
stituta nel Duomo ; e nei quattro angoli della volla , in cerchi 
rinchiusi gH emblemi dei quattro Evangelisti , che non sembra- 
no opera molto antica, siccome pure sono gli affreschi d'intor- 
no. Dall'altro lato è buona parte di catacombe, nel cui fondo 



— S67 — 

è un antico aliare sfabbricato , come dicesi , da un ricercatole 
circa venti anni sono , il quale credeva doversi sotto trovare 
cose di gentilesca credenza , sapendo che queste grolle pi ima 
del Cristianesimo erano pure esistenti. Lungo questo antro nel 
fìtto dell'attuai parete, tra i loculi di sepoltura che vi si veg- 
gono ed i piccioli ambulacri, orribil cosa a mirarsi, sono teschi 
e spesso anche interi scheletri incastrati alcun poco nel masso, 
e compiti sulla parete con pitture a fresco , indicanti ora per- 
sone di uomini o di donne vestiti, ed ora un' immagine di morte, 
secca e spolpata. Resta solo da notare che uno degli ambulacri 
volgente ad occidente è conformato in modo che vi si discen- 
de , e pare che per mezzo di esso siavi la comunicazione alle 
catacombe. 

In questo luogo era situala quella lapida della quale ci par- 
la il nostro Celano : Credo quia Redemptor meus bibil ecc. e che 
forse potrebbe trovarsi di sotto ai frantumi dei vecchi intonachi 
che in taluni loculi si osservano. Certo è che quella iscrizione 
ha un costrutto proprio italiano ; e per essa si può chiaramen- 
te scorgere come il latino parlato dai terrazzani delle diverse con- 
trade d'Italia erasi già modificato nel costrutto volgare , onde si 
preparò in tutto la nostra lingua. Per mostrarlo più chiaramente 
proveremo di dire quelle stesse parole voltandole in italiano nel 
modo proprio come giacciono, e si vedrà uscirne la forma pu- 
litissima e quell'armonia dilicatissima del miglior secolo del par- 
lar volgare : Credo che il Redentor mio vive, e nel novissimo dì 
di terra risusciterammi, e nella mia carne vedrò il Signor mio. 
Io Basilio figliuolo di Silibundo e Gregoria coniuge di lui, men- 
tre andava per mandato di essi ì un mal uomo afferrommi e per- 
tommi nel rivo, e diedemi morte crudele nell' infanzia mia di an- 
ni dodici. Quartadecima indizione , del mese di maggio il giorno 
vigesimo sesto. Manca dell' anno e deli' Imperatore regnante ; ma 
se pure vorrebbesi sopra di essa congetturare, ella è cosa fatla 
poco prima o poco dopo del mille dell Era volgare. La memo- 
ria della indizione la fa essere dopo del quattrocento; 11 buonis- 
simo latino in che si vede dettata, e la forma che si accosta a 
una lingua che poscia effettivamente si stabilì, ci costringe a te- 
nerla dell' epoca designata. 



— 368 — 

Lasciando la grotta , entriamo nella sagrestia, la quale è ot- 
tagona, o meglio, come dicemmo, ovale. Evvi nel mezzo rimpet- 
to alla porta d' entrata un' antica tavola assai larga che rap- 
presenta S. Domenico , il quale dispensa a numeroso popolo le 
corone. Il Sigismondo rapporta esservi una tavola con S. Tom- 
maso nel!' atto che sta insegnando sulla cattedra. Non saprem- 
mo dire se questo autore avesse errato nel designare la rappre- 
sentanza del quadro , che ci par molto difficile per la grande 
varietà che le figure di queste due diverse composizioni dove- 
vano contenere, essendo che tra quelli che erano a sentire la 
dottrina di S. Tommaso non potevano esservi donne, le cui im- 
magini si trovano nel quadro che ora esiste. Onde è da credere 
che quel quadro pel suo pregio fosse stato di qui tolto , ed in 
sua vece ripostovi l'altro che ora si vede. 

Dal lato d* occidente per una piccola porta si può osservare 
l'antica cappella del tesoro, tanto vantata per la sua bellezza e 
il compimento di ornati, che già ora è stata guasta e distrutta, 
perchè per circa una quarta parte occupata da uno dei piastro- 
ni del ponte soprastante ; e gli affreschi bellissimi che vi erano 
dal cornicione in su , collocati in ampi quadri con grosse cor- 
nici di stucco dorato, siccome pure era conformato il resto del- 
la volta, si veggono, eccetto due o tre , già tutti conquassati e 
malconci. Quello che sussiste per intero fra le ruine è di ottimo 
disegno e colorito vaghissimo, e rappresenta tra molti Angeli una 
Martire ed una Vergine, la quale è S. Rosa. Prossimamente alla 
porta della medesima sagrestia evvi 1' altro picciolo cortile ova- 
le , similmente stato ingombro dai piloni del ponte e intorno a 
cui ancora sono le dipinture a chiaroscuro di Giambattista di 
Tito che fioriva in sul cominciare del secolo decimosesto ; il 
quale fu sì eccellente scenografo, che le tele da lui dipinte era- 
no di maravigliosa illusione. Egli fu quasi unico nella foggia di 
dipingere a chiaroscuro sullo stucco fresco, nel quale dopo aver 
tratteggiato gli scuri, servendosi del bianco dell' intonaco per 
i chiari , con un istrumento forse di ferro simile ad un bulino 
calcava taluni tratti nei contorni delle membra e della fisono- 
mia, ed altri segni per lungo e per traverso tirava, come quei 
che soglionsi incidere sulle lastre di rame nei luoghi dove si vo- 



- 3G9 - 

gliouo le ombre, e così a piccioli! distanza si veggono ligure , 
cornici, ornamenti, e fogliami in bellissima foggia condotti. 

Per entro a questo chiostro si va alia grande antica scala sì 
dolce e piana, volgentesi per alquanto sopra sé stessa in forma 
quadrilatera, che poscia essendo stata incontrata da uno dei gran- 
di pilastri del ponte è restata rotta ed impedita. La scala per 
la quale ora i Frati di S. Pietro di Alcantara , che oggi hanno 
dimora in quel Convento , scendono alla chiesa è posta al torto 
interno di uno di quei cinqne dormitori! che nella massima paia- 
te sono restati annientati con quasi tutto il gran chiostro sape- 
riore appoggiato per intero sopra del monte ed il cui suolo è sialo 
occupato dalla piazza circolare che segue al ponte. 

La cappella dei Frati infermi, che era in questa parte superio- 
re, nel cui altare trovavasi la tavola della Vergine Annunziata 
disegneta dal Buonarroti e colorita dal suo discepolo Marcello 
Busto, è insieme con questo quadro sparita. E l'altra cappella del 
Rosario col famoso Refettorio dipinto tutto quanto a fresco da» 
primi artisti del tempo , e specialmenle da Giovanni Balducc % 
sono egualmente stati rovinati. Una nuova magnificenza è vena- 
ta a distruggere l'altra più antica ; così il mondo si rifa sem- 
pre e si rinnovella , e delle cose passate non rimane altra esi- 
stenza che quella della memoria degli uomini , che rende pe- 
renne tutto ciò che di per se stesso è caduco ; o che la man» 
medesima dell'uomo si fa ad annientare. Chi Vuol poi acqui- 
stare una giusta idea della prisca grandezza di tutto l'edilìzio del 
monastero vada dalla banda occidentale del ponte, e vegga l'an- 
tica strada carrese con da Iato parte dell' antico monastero, ora 
cangiato in private abitazioni , ed il giardino pensile che è ac- 
costo ad una parte del fabbricato , le quali cose tutte trova nsi 
al principiare della strada denominata Gavone di S. Gennaro da 
noi già osservato. 

Usceudo dalla chiesa e tornando alquanto addietro , nel pas- 
sare di sotto al ponte per la strada che ancora conserva il no- 
me di Arena alla Sanità , ritroviamo assai prossimamente alia 
chiesa stessa la Congregazione del SS. R'Sumo, mollo piccola, 
che ha la porta alla strada , e fu qui collocata posciachè venne 
abolito il monastero di S. Maria della Vita di cui si è l'alia men- 
zione. 



- 3"0 — 

Chiosa e Ritiro della Immacolata Concezione 
e S. Vincenzo Ferrcri 

È questo un Ritiro di donne che ne accoglie circa dugento 
cinquanta, la cui pietosa istituzione ebbe cominciamanto dal tan- 
to rinomato Padre Gregorio Maria Rocco, uomo indefesso, ama- 
to dai Principi, il quale spese la vita in opere benefiche e nel 
disciplinare con le sue parole e pietose industrie quei così det- 
ti lazzaroni, tanto rinomati , di cui la storia degli avvenimenti 
nostri più volte ha dovuto ragionare. 

Questo buon Frate Domenicano fu inventore delle molte lan- 
terne che, prima che la città fosse più regolarmente e conve- 
nientemente illuminata , andava ponendo nei più oscuri e soli- 
tari luoghi in tempo di notte ; le quali lanterne faceva mante- 
nere innanzi ad immagini , per impedire i malefici frequenti che 
vi si commettevano , servendo così alla Religioue ed alla socie- 
tà. Onde ancora veggiamo l'affresco fatto porre all'arco inter- 
no della porta di S. Gennaro con la leggenda a divozione del 
Padre Rocco. Fra le molte buone opere che questo Religioso 
fece in sua vita , è pur da noverarsi l'aver raccolto nel 1736 
un buon numero di fanciulle civili , per lo più orfane e sprov- 
vedute di umano sussidio ; e sotto la protezione della Vergine 
Immacolata e S. Vincenzo, vestitele di abito color turchino , le 
alimentava ed educava con le limosine , tenendole in una ca- 
sa posta nel borgo di Chiaia. Fu suo proponimento di farle 
decentemente educare, e venute a convenevole età, si fosse lo- 
ro assegnata picciola dote per pessare a marito, ovvero per col- 
locarsi, in qualche monastero. Concorse all'opera Padre Ludo- 
vico Fiorillo Frate dell'istesso Ordine, onde il Ritiro trovossi me- 
glio aumentato e provveduto. Il Cardinale Spinelli, allora Arci- 
vescovo di Napoli, veduta la pia opera sì bene avviata , provvi- 
de il luogo di rendite, e posevi a protettore il Canonico Nicola 
Borgia, poscia Vescovo, che dette le regole alla pia Casa. E per- 
che non si abbia a perdere la memoria di questi prolettori e 
benefattori insieme di sì bella istituzione, riportiamo alcune leg- 
gende che sono di sotto a taluni ritratti in tela nella sagrestia, 
dalla cui lettura si può scorgere quali furono quei magnanimi 
che con largizioni, oltre al protettorato;, beneficarono il Ritiro. 



- 371 - 



HOC . PDELLARUM . PARENTIBUS . ORBARUM . COLLEGIUM 

DE1PARAE . VIRGINI . SINE . LABE . CONCEPTAE 

IOSEPH . SPINELLI . S. R. ECCLESIAE . CARDINNLIS 

ATQUE . NEAPOLITANAE . ECCLESIAE . ANTISTES 

INGENTI . ANIMI . PIETATE . FONDA V1T . AC . PROPRIO . AERE 

REDDITIBUS . AOXIT. 

D. ANTONICS . DE . AGOSTINO 

CONGREGATIONIS . PIORUH . OPERARIORUH 

IIC1CS . COLLEGII . BENEFACTOR 

XAVERIUS . CAN . BORGIA 

nUIUS . COLLEGII . PROTECTOR . ET . BENEFACTOR. 

Dal borgo di Chiaia passarono poscia le giovanette a qui di- 
morare nell' anno 1750, essendosi comperato il luogo da Filip- 
po Grassi ove era un' antica cappella rurale detta S. Maria di 
Nazaret, e vi fu adattato il monastero come ora si vede. Furon- 
vi raccolte alla fine del passato secolo fino a trecento giovanet- 
te ; ora, insieme con le oblate , sono circa dugento cinquanta , 
come abbiam detto di sopra. Nel divieto degli acquisti delle ma- 
ni-morte (come i giureconsulti e gli economisti di una certa 
scuola si son piaciuti di addimandare le costumanze religiose e 
i luoghi di pubblica beneficenza ) fu da Re Ferdinando IV ec- 
cettuato questo Pio Luogo. 

L' architetto Bartolommeo Vecchione fece la chiesa di regolare 
disegno ad una sola nave, dedicata a S. Vincenzo , la quale sor- 
ge come a custodia di quante vittime della peste del 1 650 riu- 
scì riporre sotto al cimitero scavatovi prima che fosse costrutta. 

La tela del maggior altare rappresenta il Santo titolare e tu- 
telare , che raccomanda alla Vergine in alto alcune sottoposte 
orfanelle : è opera del Bardellini niente spregevole. 

Ritiro dell'Addolorata e Sacra Famiglia 

Ritornando ancora verso la chiesa della Sanità , troveremo a 
rimpetto il Vico dei Lamatari, nel quale incontrasi in prima il 
Ritiro sotto il titolo dell' Addolorata e Sacra Famiglia , dove si 
è recentemente fabbricata una chiesa che ha la porta alla stra- 
da dell' Arena della Sanità. In questo Luogo Pio , fondato nel 
1812 da Domenico Coppola a dal Parroco Stellati , vivono ver- 



— 372 — 

Usciti da questa chiesa vi si veggono molte strade tutte ben 
popolato di nobili palazzi ed altri edificii,che tutti tirano ver- 
so la strada dei Vergini; ma noi prenderemo il cammino a sini- 
stra per sotto la chiesa , dove si può arrivare ad una strada 
che va su, detta Pirozzo : da dove prenda questo nome finora 
noni si è potuto sapere. Su di questo luogo vi sono casini de- 
liziosissimi, e particolarmente quello della casa Garafa. In un 
lato di questa strada vedesi 1' antichissima chiesa di S. Severo 
servita dai Frati Minori Conventuali. 

Qui anticamente era 1' altro adito al cimiterio, e vi era una 
chiesa dedicata al Salvatore. Ed è da sapersi che ogni adito al 
cimitero avea la sua chiesa cavata nell' istesso monte, credo io 
iatrodotte dai Cristiani per usare i soliti riti de'fedeli prima di 
sepellire i cadaveri. Il nostro Vescovo S. Severo qua si ritira- 
va ad orare, e per certa tradizione si ha, ed anche per due an- 
tiche scritture , che questa fosse una possessione di S. Severo 
che fu della casa Carmignana ; e da antichi istrumenti si ha 
che da questo luogo fino alla chiesa dei Vergini diceasi il cam- 

gint ed orfane popolari in comunità, sotto le regole di S. Filip- 
po Benizi : conta circa 22 ubiate e 30 educande , sostenendosi 
in parte col frutto dei loro lavori, e con ciò che giornalmente 
la religiosa famiglia riceve dalla pubblica carila. 

Regina del Paradiso e S. Antonio di Padova 
alla Sanità 

Altro istituto di Beneficenza e di vero amore del prossimo è 
quello sotto il titolo che riportiamo e nel quale vivono in comu- 
nità perfetta circa sedici oblate, sotto le Regole del Terz' Ordi- 
ne di S. Francesco d'Assisi , e dell' Istituto di S. Chiara. Oltre 
i lavori donneschi a cui intendono per proprio lucro , ammae- 
strano attualmente le orfane di genitori morti col colera, le quali 
ammontano a circa quarantadue. Questo Ritiro fu fondato nel 
1810 dal Padre Antonio Jannone ; ed oggi è intitolato Casa di 
educazione per le orfane del colera. 



— 373 — 
po dei Carmignani, e finora questa onoratissima famiglia che 
nei tempi andati, come si disse, aveva un Staggio a parte e poi 
fu unito al Seggio di Montagna, possiede molte ville ed abita- 
zioni poco da questo luogo lontane, dovedicesi Capo di Mon- 
te e queste sono antichissime di questa casa. . u j 

Vogliono alcuni dei nostri scrittori che questa chiesa fosse 
stata fondata da S. Severo medesimo dentro del monte , ed é 
probabilissimo, e per non trattenerci nelle notizie. Qui elesse 
il Santo la. sua sepoltura. Passò nella gloria eterna nell' anno 
397 e qui fu sepolto, compiacendosi il Signore di compartire 
molte grazie ai Napolitani per sua intercessione. Vi si vide uii 
gran concorso , in modo che la chiesa . di S. Severo chiamata 
venne, come fino a questi nostri tempi. Fu poscia trasportato 
nella chiesa di S. Giorgio Maggiore , come dicemmo, e qui vi 
restò T Arca di marmo dove riposò, e vi furon intagliati 1 se- 
guenti distici: ;ifJiiu.'i 
I ovob , figduh cJ 

Saxum quod cernis supplex venerare viator 
Hic diu quondam jacuerunt membra Severi 
e l' altro 

Hospes sparge rosas tumulo da ihura Severi 
Anlisles magnus conditus hic fuerat. 

Trasportate le reliquie del Santo altrove , restò questo luo- 
go in abbandono come gli altri di questo gran cimitero. Colla 
occasione dell' edificazione della chiesa di Santa Maria della 
Sanità dalla pietà dei Napolitani fu nell' anno 1573 restaurata 
e dall' Arcivescovo Mario Carafa conceduta ai Frati Minori 
Conventuali. Ma essendo ora rifatta dai fondamenti, è di bene 
dare qualche notizia della sua antica struttura. 

Era questa a modo di una grotta, parte della quale stava ri- 
cavata nel monte e parte aiutata con fabbrica, credo fatta nel- 
1' anno già detto : aveva nella parte dell'Evangelo V adito al 
cimitero, quale stava otturato con un muro, e ueli'aniìu 1GG0, 
essendo caduto il detto muro , vi entrai e vi camminai per un 
Celano — Voi. V. 4S . 



— 374 — 
pezzo, in modo che arrivai fino a quel luogo dove era arriva 
lo la prima volta che vi entrai dalla parte di S. Gennaro. 

In questo luogo fece S. Severo quel si stupendo miracolo di 
risuscitare un morto, e fu in questa maniera : 

Un povero uomo da bene, per alcune sue infermità andò al 
bagno e si fece imprestare dal bagnaiuolo un uovo di gallina ; 
ritiratosi in casa oppresso dall' infermità si ridusse agli estre- 
mi, ma prima di spirare lasciò ordinato alla moglie e figliuoli 
che avessero reso al bagnaiuolo ciò che li doveva , senza dire 
la specialità del debito. Il buono bagnaiuolo saputo ciò chiede- 
va una somma di monete , e portata la causa in giudicato fu 
condannata la moglie ed i figliuoli a pagare quello che chiede- 
va il creditore , e che non avendolo da soddisfare fussero i fi- 
gliuoli astretti a servirlo. La povera donna con i suoi pupilli 
ricorse dal Santo , del quale il morto marito era stato affezio- 
nato : promise il Santo Vescovo <T aiutarla ; e cosi col Clero e 
con molti del popolo ei si portò in questa chiesa , dove fatto 
venire il bagnaiuolo, il Giudice, la vedova ed i pupilli, ordinò 
in nome di Gesù Cristo al defunto che venisse a dichiarar ciò 
che al bagnaiuolo doveva. A questo comando fatto in nome di 
Chi tutto può, animatosi di nuovo il cadavere usci dal cimitero 
ed attestò altro non dovergli che un uovo ; fatto questo, disse 
il Santo se rimaner voleva in vita; no, gli rispose , ma ti pre- 
go che con le tue orazioni m' impetri dalla divina misericor- 
dia che presto m' ammetta nel numero dei Beati , e ciò detto , 
tornò al suo luogo. A si gran miracolo il popolo lapidar vole- 
va il mentitore, ma dal Santo medesimo fu salvato. Le ossa di 
quell'uomo si conservano in un'antica urna di marmo, e per- 
chè quest' urna stava mal ridotta, Paolo Tasso Canonico napo- 
litano divoto del Santo vi fé' porre la seguente memoria in 
marmo nell' anno 1573. 

Sepulcrum ubi Sanctus Severus Amicum, cui fìlios uxoremque 

falso aereque indebito balncator in jus vocaveral, ut veruni diccret 

ad vitam revacavit Paulus Tassus V. 1. D. Canonìcus Neapolita- 

i Ms divi cullor, ne tanti miraculi memoria evertatur, pie restituii 

nano Domini MDLXXJH. 



— 375 — 
Neil' anno 1681 vollero i Frati rifare dalle fondamenta la 
chiesa, come l'han ridotta in fine, ancorché non in lutto puli- 
ta, col disegno ed assistenza del sig. Dionisio Lazzari, ed è riu- 
scita molto bella , e questo ingegnoso architetto si è servito e 
per mura e per pilastri dello stesso monte che vi ha trovato. 
Le urne, cosi del morto risuscitato, come quella dove fu collo- 
cato il corpo di S. Severo, le han collocate sotto del pavimen- 
to della chiesa avanti delf aitar maggiore , e sopra vi si vede 
un cancello ben lavorato di ottone con una picciola mezza sta- 
tua di S. Severo delle stessa materia. L' ingresso al cimitero 
vedesi dalla parte dell' Evangelo e proprio dentro la parte su 
della quale ha da situarsi l' altro luogo per 1' organo , benché 
ora stia con un muro a" avanti ; dalla stessa parte in un altra 
cappella vi è un' altro ingresso. Il convento e commodo e qua- 
si tutto cavato nei monte. 

Chiesa di S. Severo 

Invece di continuare il cammino per la strade dell'Arena del- 
la Sanità, verso quella dei Vergini, il nostro autore ci conduce 
ai Pirozzi per additarci l'antichissima chiesa di S. Severo, che 
abbiamo in prima da osservare dalla banda di dietro. Notisi co- 
me ella si compone in gran parte , e nelle mura di cinta e nei 
grossi pilastri che sostengono la cupola fino ad altezza ordi- 
naria , dello stesso monte , sicché 1' architetto Dionisio Lazzari 
tirando partito dall'acconcezza di quella pietra ad esser como- 
damente lavorata , la fece tagliare in quella foggia che il dise- 
gno richiedeva , risparmiando grandemente la fabbrica , e fa- 
cendo di manco delle fondamenta che naturalmente si trovava- 
no legate nella spessezza e solidità della rocca. Fu anticamen- 
te tenuto esser questa chiesa uno dei quattro aditi per ove si 
entrava negli antichi cimiteri di Napoli , detti comunemente le 
catacombe, delle quali non ha guari si è ragionato *, ma per ve- 
rità egli si vuol dire che fusse stato un particolare e separato 
incavo ad uso di antiche tombe , nel principio del quale eia 
un' antichissima cappella intitolata del Salvatore. In essa, come 
in solitario luogo , si ritirava ad orare ii Vescovo S. Severo. Il 



- 376 ■ - 
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sito, ove era allora questo picciolo edilizio, appartenne alla ve- 
tustissima famiglia Carminano, da cui vuoisi che il Santo Vescovo 
discendesse, essendo che tutta la contrada sottoposta alla collina 
sino alla chiesa dei Vergisi, dicevasi negli antichi tempi il campo 
dei Varrwgnani. Tanta fu la nobiltà di questa famiglia, che. come 
•ibbiam narrato nei precedenti volumi di quest'opera, formava un 
sedile a parte, il quale fu poi riunito a quello di Montagna. Ora 
il Santo in tale cappella , fatta a guisa di spelonca nel monte , 
volle che fosse deposto dopo la sua morte, che avvenne nel 397 
dell'Era volgare -, e per la divozione indie il popolo lo ebbe fu 
d' allora quella cappella addimandata di S. Severo. Ma il suo corpo 
essendo stato posteriormente trasportato nella chiesa di S. Gior- 
gio della regione di Forcella, restò la cappella abbandonala e 
cessò a poco a poco il concorso dei devoti *, onde in parte ro- 
vinò. N«l 1573 in occasione d' essersi edificata la vicina chiesa 
della Sanità, 1' Arcivescovo Mario Carafa avendola con muri ri- 
storata, la concedette ai Frati Francescani Conventuali , che vi 
edificarono il convento dalla parte d' oriente , che fu in buona 
porzione incavato nel monte , e tennero in tal modo la chiesa 
per un secolo ed otto anni ,. quando con disegno dell'architet- 
to Dionisio Lazzari, fu da essi lilialmente ridotta in tegolaie 
forma siccome oggi si vede. Essa non è molto elegante nel pro- 
spetto , ed ha sulla porla la seguente iscrizione : 

10ANNES . MARIA . CARMINIANUS . HIEROSOLYiMITANI 

ORDIKIS . EQUES . BEATO . SEVERO . NEAPOL1TANORUM 

ANTISTITI . GENTILI . SDO . ET . CARMINIANAE . GENTIS 

VALVAS . AERE . PROPRIO . GOST1TDENDAS . CCRAV1T 

Di dentro la chiesa è a croce greca , grandiosa e soda con 
proporzionata cupola, ed. otto altari in altrettante cappelle, non 
compreso il maggiore. 

i; ordine architettonico è il corintio, col quale è anche con- 
dotto il frontespizio. Allato al massimo altare dalla banda del- 
l' Epistola eravi fin dal principio di questo secolo l'entrata alla 
catacomba , ancora visibile , siccome ci assicura il Sigismondo 
parlando di essa chiesa , e nella quale il nostro autore dice di 
essete entrato. Altro ingresso parimente alla catacomba offri- 



- 377 — 

va una cappella dalla stessa banda a sinistra di chi entra , che 
è la terza delle laterali, dedicata all' Immacolata Concezione, ora 
ancora aperta. Assicura I' autore della Glùtei storico descrittiva 
che anni sono per curiosità di taluni vi fu cavalo, e vi si trovò 
un altare di fabbrica e >rt muti che presentano teste di Vescovi 
f.lte a musaico. È da notare che il suolo di questo antro cava- 
to è molto inferiore a quello della chiesa. 

Di questa or ragionando , osserviamo in prima che il quadro 
sul maggior altare è mollo rilevante per la storia della pittura ; 
rappresenta la Vergine in alto e di sotto in piedi S. Francesco 
d'Assisi eS. Severo con due altri Santi Vescovi, figure maggiori 
del naturale graziosamente atteggiate e con grande semplicità e 
maestria, di stile correttissimo, e pare non fatto ad olio. Non è 
molto abbondante di ombre, ma è di bellissimo colorito , e ri- 
traggo assai di quel preciso delle figure di Antonio Solario, to- 
me sono nei preziosi affreschi di costui posti nel chiostro di S- 
Sevèrino. Noi ignoriamo chi sia stato l'autore di si bel lavoro, 
de! quale gli altri scrittori patrii non hanno saputo dare rag- 
guaglio. 

Prima di allontanarci dalla crociera egli è da sapere che an- 
ticamente sotto alpavimento della chiesa, avanti I' altare mag- 
giore , esisteva un vóto guardato da un cancello di ottone ben 
lavorato con una mezza statua di S. Severo dello stesso metal- 
lo, ove era I' urna in che prima si conservava il corpo di que- 
sto Santo con quella iscrizione riportata nel testo : Sepulcrum 
ubi Sanctus Severus, ecc. Onde si vede che questa fu fabbrica- 
ta sopra una parte del cavo dove ai tempi del Santo era sepol- 
to un tale di nome Amico , che fu risuscitato dal Santo slesso 
per confessare il vero suo debito verso di un bagnainolo, il qua- 
le perseguitava la vedova ed i pupilli per una immodica som- 
ma che asseriva essergli dovuta. Ora invece le ossa di quel de- 
funto che parlò sono conservate aliato alla porta di entrata a ma- 
no manca in una grande nicchia in forma di cappella, entro cui 
è la statua del Santo Vescovo sedente, fatta di grosso stucco, co- 
lorata ed indorata, con la iscrizione che segue, e che a tal mi- 
racolo allude : 

. Ibi» effoisahriq 



— 378 - 



I) . O . M . 

DIVI . SEVERI . ANTIST1T1S . NBAP0L1TANI 

TEMPLO . NOVETUR . ERECTO 

UT . OSSA . DEFUNCTI 

SUO . NCTU . AD . VITAM . REVOCATI 

IN . VETCSTATEM . SERVENTUR 

HIC . POST . TOT . SAECDLA 

PATRES . CONVENTCS 

AD . AETERMTAT1S . OMEN 

P. P. 

In questa medesima chiesa alla sinistra della saletta che im- 
mette alla sagrestia è l'Arciconfraternita di S. Antonio di Pado- 
va, graziosa chiesetta di non molta luce e piena di ornali. Il 
quadro del Santo titolare, che è al maggiore altare, è una tela 
antica bellissima e molto da pregiare , per la robustezza delle 
tinte e forza di disegno. Ancora il piccolo quadro di S. Liborio 
che sta da lato nello stesso muro è assai lodevole, e pare dello 
stesso autore, che dipinse il S. Gregorio, il quale è in una del- 
le cappelle del SS. Crocifisso di cui si terrà parola. Tutta que- 
sta chiesetta è colma nei due lati di piccoli quadri posti sim- 
metricamente in bei parallellogrammi e cunei, racconci con arti. 
iìzioso disegno nella parte superiore agli stalli dei Fratelli, e che 
furono unitamente a quelli che stanno all'altare maggiore rega- 
lali dal confratello Benedetto Santoro, rivendugliolo del passato 
secolo che teneva bottega alla calata Orticello, e son tutte gra- 
ziose dipinture, fra le quali un S. Michele Arcangelo dell'altez- 
za delle figure terzigne : non è facile del resto indicarne gii au- 
tori. 

I Frati Conventuali sloggiarono, son molli anni, da questo con- 
vento, il quale è ora ridotto a Conservatorio di povere orfanelle. 

Cfilesa e Casa della Congregazione detta del Cinesi 

- . 

Salendo per di lato alla chiesa di S. Severo , andremo per 

un' erta ad incontrare 1' altra delta volgarmente dei Cinesi. £ 

in questo sacro edili/io un monastero, dove ha stanza una Con- 

gregaziqne di Preti secolari , sotto la protezione della Sacra Fa- 



- 379 — 

miglia di Gesù , che è il titolo ancora della chiesa. Questa Con- 
gregazionefu fondata nella Chiesa di Dio dal Venerabile Sacerdote 
Matteo Ripa, e prima con decreto del 1725 da Papa Benedetto XIII, 
e di poi con Lettere Apostoliche del 1732 da Papa Clemente XII 
approvata. Il primario ed essenziale scopo del suo istituto siedi 
aver cura e governo di un Collegio di Cinesi , Indiani e uomini 
di ogni altra nazione infedele, e di un Convitto di giovani di qua» 
lunque si sia nazione cattolica , ed istruirli nei costumi e nelle 
scienze con uniformità di sentimenti e di dottrina per rendere quei 
del Collegio buoni e profittevoli Missionari nelle loro infedeli re- 
gioni ; e quei del Convitto buoni e idonei Ecclesiastici nei loro 
rispettivi paesi. I collegiali sono mantenuti a tutte spese della 
Casa. I convittori a spese loro. I Pr»:ti congregati che del Col- 
legio e del Convitto han la direzione ed il governo contribuisco- 
no al proprio loro sostentamento . e sono obbligati a spendere 
tutta la loro opera in prò e servizio della comunità, non già a 
libito ma a disposizione dell'obbedienza per maggior gloria di Dio 
e per sostegno ed aumento della grande Opera della propagazione 
della Fede. Papa Benedetto XIV, applicando al Collegio una con- 
grua rendita , vi ha renduti stabili sedici luoghi di alunni , otto 
Cinesi, Indiani e di altre tali nazioni orientali asiatiche, e due Al- 
banesi , due Serviani , due Bulgari e due Vallacchi , o di altre 
genti soggette alla Porta Ottomana*, ed il tenerne maggior numero 
dipende dalla disposizione della Consulla della Casa , la quale 
deve pesatamente regolarsi colle rendite , che per mezzo della 
fervorosa pietà dei fedeli vorrà la Divina Provvidenza far concor- 
rere alla conservazione e dilatamento dell' ardua sì, ma profitte- 
vole impresa. 

La chiesa fu apeita nel 1729, non molto bella per la cupola fat- 
ta nel mezzo della croce quasi a semivolta grandemente ammattita 
che la rende di poca luce. È nondimeno essa chiesa bastevolmente 
grande, ed assai pulitamente tenuta. Ha nel dinanzi un atrio cbe 
la fa ridente, siccome è il resto della Casa, per l'eminente sito 
dove trovasi collocata. Il suo fondatore è sepolto a piedi del- 
l' altare maggiore con la seguente iscrizione: 

D . O . M . 
HIG . UCEr . CORPUS . MATTHAEI . RIPAE 



- 880 — 

QM.POST.XV1I.IN.ORIENTE.AD.CHRISTI.FIDEM.PROPAGANDAM 

INSOMPTOS . ANNOS 

1X.ECROPAM.CINENSES.ALUMNOS.AD.APOSTOLICUM.MINISTERIOM 

FORMANDOS . PR1M0S . ADVEXIT 

ET . CONGREGATIONEM . ATQUE . COLLEGIUM 

SANCTAE . FAMILIAE . IESU . CIIRISTI 

US . ERCDIEND1S . BENEDICTO . XIII 

AC . CLEMENTE . VII . PONTIF. MAX. 

APPROBANT1BUS . 1NSTITUIT 

DEMUMQUE . CURSU . CONSUMATO . AC . FIDE . SERVATA 

EODEM . QUO . NATUS . ERAT . DIE . XXIX . MENSIS . MARTII 

EVOLAVIT . AD . DOMINUM 

A. D. MDCCXLVI . AETATIS . VERO . SUAE . LX1V. 

I quadri ad oglio sono di Antonio Sarnelli , sebbene il Sigi- 
smondo dica essere di Gennaro La Mura, fratello di France- 
schiel/o , giacché in quello all' aitar maggiore che rappresenta 
tutta la Sacra famiglia in alto e due alunni cinesi di sotto, che 
furono i primi quivi condotti , opera ben intesa che ritrae mol- 
to di quelle di Luca Giordano, sta giù scritto Antonio Sirnel- 
li 1769: l'altro della cappella a dritta t che ha in alto la Ver- 
gine, con S. Teresa e S. Filippo ai di sotto, porta lo stesso no- 
me e l'anno 1792 5 e quello a sinistra , che è I' Ascensione del 
Signore , è segnato dallo stesso artista con l'anno 1793. 

Non si vuol trascurare di far qui memoria delle quattro sta- 
tuette terzigne di rame fuso a massiccio, lavorate solo nell'aspet- 
to d'avanti, e poste nelle quattro nicchie in alto ai pilastri della 
imperfetta cupola anzidetta, rappresentanti S. Giuseppe, S. Gioac- 
chino, S. Anna e S Elisabetta, le quali per verità non son gran 
latto belle, né vennero acconciamente piantate; del resto elle fu- 
rono eseguite sopra i disegni del Silimenu. 

Nella sacrestia son molti beli' quadri , fra! quali uno nobilis- 
simo che rappresenta l'arrivo dei Magi al Presepio ,. di palmi 
cirta sette per sette , della scuola di Andrea da Siierno, re- 
galato alla chiesa da uno della famiglia Borgia stato alunno del 
collegio , avendone poscia fatto porre una copia nella sua cap- 
pella gentilizia che è nella chiesa dt S. Giovanni Maggiore della 
nostra città. È notevole la graziosa scena di questa pittura e i* 



— -381 — - 

Tirando avanti a sinistra, passato il convento suddetto veg- 
gonsi due strade, per quella a sinistra si va su a Capodiraonte 
e nel principio della salita che anche è carrozzabile , vedesi la 
amenissima villa dei Padri Gesuiti del maggior Collegio, dove 
in ogni mercordì ed altri giorni vi si portano i Padri a ricrea- 
zione, e nella parte di sotto di detta. villa che guarda la città , 
nel maggio del 1610 cadde una gran parte di monte che minò 
molte case che li stavano di sotto , e tra le ruine vi restò una 
quantità di gente morta. •* 

Dirimpetto a questa dalla destra vi è un bellissimo casino 
della casa Gavaniglià, che gode nella piazza di Nido, e termina- 
ta la salita nel piano detto Capodimonte, si veggono molti de- 
liziosi casini con le loro ville di diversi nobili, ed un conven- 



Bambolino ripiegato sopra se stesso che di su le gambe della Ver- 
gine colla sinistra afferra la cima del vaso che gli viene offerto 
dal Magio dinanzi a lui inchinato , che è cosa affatto poetica e 
capricciosa. 

r HÌQ li')*) 

Di Matteo Ripa fondatore del Pio Luogo egli vi è un ritratto 
nel salone del monastero , che lo fa vedere al naturale seduto 
su di una sedia a bracciuoli con quattro giovani d'Asia intor- 
no cui egli insegna con un libro aperto fra mani: è di stile sì mor- 
bido e tanto ben colorito che pare opera dei migliori nostri ar- 
tisti. Venne questa tela eseguita da Giovanni Scognamiglio ver- 
so il terminare del passato secolo, di sopra una maschera di ce- 
ra di esso Ripa , e con l'assistenza del Borgia , stato alun- 
no e poscia Padre del monastero, molto intèndente di pittura, 
sì che poi ne fece egli medesimo una bella copia in miniatura 
che si conserva nella sagrestia. È da notare che il valente di- 
segnatore e dipintore Paolino Girgenti , diede a questo quadro 
un'ultima mano, apponendovi una certa patina di scuro per de- 
terminarvi meglio le ombre ; e per tal modo seppe fare che il 
quadro prese una tal quale faccia di antico" che lo U molto 
pregevole. 

Da lato poi alla porta della chiesa è una Confraternita sotto 
il titolo di S. Maria dell'Assunta, posta in luogo assai basso , 
e di mollo inferiore alla piazzetta esteriore. 

Celano ■— Voi. V 49 



— 382 — 
to di Frati Minori Conventuali dedicato a S. Francesco. Que- 
sto riconosce la sua fondazione da Fabio Rosso , nobile della 
piazza della Montagna, benché poi sia stato ampliato nella for- 
ma che si vede dalle limosine dei fedeli. 

Poco lungi da questo luogo a destra vi è una cisterna anti- 
chissima detta Toscanella, capacissima d' acque , e cosi fredde 
che appena la bocca le può soffrire , né è possibile che calan- 
dovi un vaso frangibile vi possa durare un'ora senza spezzarsi 
per lo freddo, e qua spesso si portava il Cardinal Filomarino 
di gloriosa memoria. 

Da questo luogo di Cabodimonte si puole andare al delizio- 
sissimo casino , fabbricato dal già fu Regente Miradois , poi 
posseduto dalla casa Capecelatro dei signori Duchi di Sia- 
no, e ultimamente passato alla casa d'Onofrio, cittadino napo- 
litano , per via di vendita. Di questo casino, che adornato si 
vede di qualche statua antica, vedesi tutta la nostra città, in 
modo che osservar se ne può l' intero sito; ed in questo casino 
con piU brevità di cammino vi si può salire dalla parte della 
Montagnola , come si vedrà appresso. Si son date queste noti- 
zie che vanno con questo Borgo. 

Reale Osservatorio Astronomico 

Calando dai Cinesi, il nostro Gelano ci guida a sinistra per la 
salita di Capodimonte affine di additarci il deliziosissimo punto di 
veduta di Mtrudots, dove presentemente è la Specola. Eccoci per- 
tanto a descrivere questo importante scientifico istituto # in cui 
tutto è degno d' esser notato. 

L'erta su cui elevasi l'Osservatorio Astronomico fu nel secolo 
decimoseslo chiamato di Miradois. Pretesero taluni che così fosse 
detta da una corruzione delle voci spagnuole M>ra to.lus, perchè 
da quel silo, come affacciandosi da cattedra o piccionaia di an- 
tico anfiteatro, si ha il maraviglioso aspetto della ciuà sottopo- 
sta, dei suoi colli a ponente e tutto il mare di fronte. Nulla di 
tutto ciò j la denominazione di questo luogo ha altra origine. 

in sul cominciare del detto secolo il Marchese di Miradois , 



- MS - 

Reggente della gran Corte della Vicaria fece edificare su questa 
collina nobile palagio ornato di statue nella corte e nei giardi- 
ni ; più tardi fu venduto ai Capecelatro ; quindi a casa d' Ono- 
frio , e da ultimo a diversi altri signori l'ultimo de' quali, fu il 
Principe di Riccia^ ed il casino appellavasi con tal nome quan- 
do divenne Osservatorio , che tuttavia dicesi a Miradois dal co- 
gnome del primo fondatore di detto palagio. La Specola poi , la 
cui latitudine è di 40* SI' 47", e la longitudine 47 1 41" in tempo, da 
quella di Parigi, o sia di 11' 55' 15" in arco, sorge sur un pog- 
gio di tufo a cento cinquanta metri dal livello del mare. Ne fu 
promotore Federico Zuccari, il quale trovò disadatti al fine della 
scienza il sito della torre a S. Gaudioso, e quello presso al Mu- 
seo, dove sin dal 1791 eransi gettate le fondamenta di altro Os- 
servatorio. Sopra i disegni di questo astronomo alquanto varia- 
ti dal P. Piazzi , il Cav. Stefano Gasse architettò P edificio. Il 
quale dtstendesi in faccia al mezzogiorno con nobili ed eleganti 
forme , rivestito all' esterno di travertino di Gaeta a bozze , ed 
ornato di vestibolo dorico. 

Entrati per esso , vi trovate in una grande sala illuminata dal- 
l' alto , la cui volta è sostenuta da colonne di marmo di Carra- 
ra, e decorata di stucchi ; il bassorilievo rappresenta Urania se- 
guita da Cerere in atto di coronare Ferdinando I, alla cui lode 
sono incisi alcuni versi che dicono averlo quel Re fondato nei 
1819. La sala è accomodata ad uso di biblioteca , e vi si os- 
servano due globi dell' Adams , uno dei maggiori cannocchiali 
acromatici del Reichenbach e del Fraunhofer , ed un telescopio 
a riflessione dell Amici. 

Nella parete a borea una porta mena ad una scala a lumaca, 
onde si ascende a piccola torre dove è un equatoriale collocato 
sopra la sommità di gran pilastro cilindrico fondato sul masso 
della collina. A manca della sala è una galleria nella quale si 
trovano i più degli strumenti portatili e parecchi cannocchiali. Si 
passa indi ad altra sala illuminata da due finestre astronomiche 
in direzione del meridiano, dove si vede un circolo ed un can- 
nocchiale meridiano con i loro oriuoli a pendolo : 1' uno tra due 
colonne di granito rosso orientale, e I' altro tra due colonne di 
granito cinericcio anche d'Oriente, tutte distaccate dal pavimen- 



— 384 — 

to, fondate sul masso del colle e là congiunte con pietra di la- 
va e grosse fasce di ferro. 

Delle due porle nel muro ad occidente, l'una introduce in 
una torre nel cui mezzo è un gran pilastro pur dal masso sor- 
gente, a sostegno dei circoli ripetitori, l'altra mena alla scala, 
onde alla torre si ascende. 

Ritornati nella biblioteca, e passando all'altro braccio dell'e- 
dificio ad oriente, trovate altra galleria acconcia a serbare ulte- 
riori strumenti a mano. Tra questi trovansi montati gli apparali 
magnetici del Gauss, coi quali vengono osservati i dati relativi 
al magnetismo terrestre, cioè la declinazione, l'inclinazione e la 
densità. Indi segue altra stanza per gli strumenti meridiani si- 
mile a quella mentovata nel braccio d'occidente : in fondo alla 
quale un uscio dà adito ad altra scala a lumaca , che gira e si 
connette eziandio ad un gran pilastro di sostegno ed un secon- 
do circolo ripetitore sopra un' altra torre ad oriente. 

Dei numerosi strumenti della scienza onde è provveduta la 
Specola noteremo solo i principali. Opera del Reichenbach e del 
Fraunhofer è il maggior cannocchiale a rifrazione, nel quale la 
lunghezza del foco dell'obbiettiva è di metri 3, 02, e l'apertu- 
ra di centimetri 17', 5. esso ha per gli oggetti celesti tre mu- 
te di oculari semplici, onde quelli sono ingranditi 550, 800 , e 
1100 volte circa ; cinque mule di oculari composti del succes- 
sivo ingrandimento di circa 130 volte. Ancora un micrometro 
filare dello stesso autore, ed un altro del Gambay, atti a misu- 
rare le più piccole distanze negli spazi celesti. Due cannocchia- 
li acromatici del Dollond, dei quali l' obbiettiva del maggiore ha 
metro 1, 63 di foco , e centimetri 9 e 7 di apertura; e quella 
del minore ha metro 1, 20 di foco, e centimetri 9, 03 di aper- 
tura. Aggiungasi un cannocchiale di Benchi , uno del Nairne e 
del Blunt., un cercatore di comete del Cauched. 

Dei microscopi a riflessione vuoisi nominar prima uno di me- 
tri 6, 05 di foco, costrutto dal celebre Herschel ; ancora un al- 
tro dell' Amici il cui specchio ha metri 2, 70 di foco, e centi- 
metri 18 , 02 di apertura , ed è costruito alla maniera newto- 
niana , e corredato di sei oculari semplici di vario ingrandimento 
da 170 a 400 volte circa. 



- 3855 - 

Segue in ordine di grandezza un teloscopio del Sorth, lavoralo 
al modo del Cassegrain , e fornito di micrometro obbiettivo.^ b 

Oltre le grandi macchine goniometriche stabili, l'Osservato- 
rio possiede un circolo ripetitore di 35 centimetri di diametro, 
i nonii del quale suddividono sino a quattro sessagesimali ; un 
teodolito ripetitore dello stesso diametro e della stessa capaci- 
tà, se non che sull' asse di esso è formato un semicircolo per 
le a'tezze , fornito di due nonii che suddividono ad uu minuto; 
un teodolito astronomico di centimetri 245 di diametro, ed un 
settore equatoriale del Sysson. 

Ancora vi è dovizia di ottimi oriuoli a pendolo, fra' quali vo- 
glionsi notare quello dell' Arnauld , un altro non men perfetto 
del Grimalde e del Johnson, e i due del Reichenbach e del Beri- 
houd. Compie il corredo delle macchine misuratrici del tempo 
uu cronometro del Breguet a scappamento libero che batte i 
mezzi secondi ; ed un apparecchio cronografo del Perrelet. 

E ciò basti, troppo prolisso riuscirebbe far parola degli stru- 
menti minori. Onde aggiungeremo soltanto , che Capo dell'Os- 
servatorio è un astronomo direttore, da cui dipendono un astro- 
nomo in secondo, un assistente e un macchinista. Gli alunni d'A- 
stronomia sono ammessi quando sieno già dotti nelle matema- 
tiche , almeno sino al calcolo infinitesimale, e nella meccanica. 
Ogni due anni sono sottoposti a sperimenti di studi, e chi vi si 
dimostra più valoroso è premiato con medaglia d' oro. 

• 
Ritiro di S. Maria Maddalena 

Discendendo dalla via del Presepe ci è d' uopo notare come 
essa è tagliata in gran parte nel vivo del tufo da tempi molto 
remoti , e come verso il secolo decimosesto cominciossi a fab- 
bricarvi su senza far fondazioni alle case, perchè impiantate sul 
sodo del colle ; e qua e là vorrete anche notare le grotte lascia- 
te da antichi tagliatori di pietre, e il metodo che usavano a ca- 
varle ; le quali grotte oggidì sono quasi raffazzonate ad abitazio- 
ni, ed in una di esse havvi la più grande delle nostre fabbriche 
di nerofumo. All'angolo di una cappella intitolata a S. Maria 
della Furila vedesi un bassorilievo figurante l'Annunziala , che 



— 386 — 

pare sia lavoro del prefalo secolo sestodecimo e eh? facesse parte 
d' un triltico disperso: è un» di quelle reliquie dell'arie che si 
dovrebbero custodire con diligenza. 

Ancora più giù a manca è la ouota chiesa detta di 5. Mad- 
dalena, posta precisamente al principio della strada dei (Cristal- 
lini , con un couventuolo nel quale, in forza di caritative sov- 
venzioni del defunto R^ Ferdinando Secondo e dei Napolitani , 
proclivi sempre a secondare le opere, pie , sono raccolte quelle 
infelici donne che amano ricondursi sulla via del buon costume e 
che si addimandano le pentite. Sopra il maggior altare di questa 
chiesa, di regolare e leggiadra pianta, vedesi una tela del no- 
stro Michele di Napoli , esprimente una visione della Santa li- 
tolare, con un coro di Angioli bellissimi, i quali con i suoni ce- 
lesti rallegrano le amaritudini della sua penitenza. Il Ritiro sen- 
sibilmente ampliato dall' annessione di alcune abitazioni adia- 
centi, di novello acquisto, è nello stato di crescente prosperità 
per lo zelo e l' efficacia dei suoi governatori. 

Chiesa del SS. Crocifisso e della Vergine Addolorata 

Dai Cristallini riescesi alla strada dei Vergini ; ma costretti a 
seguire le orme del nostro autore, volgeremo nei vicoli a dritta 
per visitare la chiesa del Crocitisso. La quale fu nel 1S49 eretta 
con danaio di Francesco Volpicella: essa è molto ridente, quan- 
tunque posta in sito che non poteva ricevere altra luce che dalla 
parte di sopra. Edi ordine ionico, condotta con buono stile dal - 
1 architetto Guglielmo Dura, ricca di begli ornati a stucco con 
una cupoietta quadrangolare poggiante da due lati sopra quattro 
colonne, poste due da ciascuna banda, che per essere assai no- 
bilmente sfusate ed eleganti di forma crescono vaghezza alla 
chiesa. 

Nelle laterali cappelle sono due pregevoli quadri antichi di 
ignoto autore ; quello a dritta figura uu S. Francesco d' Assist 
con un Frate da lato, e quello a sinistra un S Gregorio Tauma- 
turgo nobilmente seduto, di luce bellissima che lo fa vigoroso 
e risplendente. Le Suore che sono in questo monastero seguo- 
no la Regola di S. Francesco , ed è Ritiro contenente sessanla- 
quattro donne Ira Suore e donzelle. 



— 387 — 

Per f altra strada passato il convento di S. Severo a destra 
si va alla strada dei Vergini. È questa ricca di coramodissime 
abitazioni, ed ognuna ha il suo giardinetto : chiamasi questa 
strada di S. Maria a Secola, cosi detta dal volgo; ma dir si do- 
vrà S. Maria a Sicula, e questo nome il prende da un Collegio 
di donzelle delle più civili della città , ed ebbe questa fonda- 
zione : • . 

Un Napolitano propose alla città di darle una rendita di più 
migliaia di scudi , se di queste reudite gli dava seicento scudi 
annui per fondare un Conservatorio di donzelle ben nate , ma 
povere ; la Città volentieri glie lo promise, e stipulato propo- 
se il jus prohibendi della neve senza alterare i prezzi e senza 
farla mancar mai, ed infatti oggi rende da 12m. scudi in ogni 
anno. Il buon uomo con la rendita concedutali fondò questo 
Collegio nella chiesa di S. Maria a Sicula , nella regione For- 
cellense, presso la chiesa di S. Nicolò a D. Pietro, o alle Ter- 
me , come si vide nella terza Giornata , e fu questa chiesetta 
fondata e dotata nell' anno 1275 da Leone Sicola nobile della 
piazza di Forcella, che fu gran Protonotario del Re Carlo Pri- 
mo d'Angiò, e vi fu fondata una Confraternita. Fu questa chiesa 
in somma venerazione presso dei Napolitani e dei Re Angioini. 
Col tempo poi per i molti edifìci che vi furono fatti d' intorno 
la divozione cessò , e di questa chiesa ne fu beneficiato il Ca- 
nonico Gio. Pietro Carafa, che poi fu Sommo Pontefice nomi- 
nato Paolo IV. 

Or qui venne fondato il Collegio già detto; ma perchè l'aria 
non si rendeva giovevole, né dilatar si poteva, mutarono luo- 
go ed in questo sito comprarono alcuni palazzi, e vi si trasfe- 
rirono, dove con le dovute licenze ricevouo oggi donzelle con 
la dote, e vivono sotto la Regola della Santa Madre Teresa , e 
con tanta esemplarità , che non hanno in che cedere ad ogni 
più osservante monastero di clausura: si dilettano queste buo- 
ne Suore, per non vedersi in ozio, di molte cose, e particolar- 
mente di piegar cambraie in modo che lavori più politi e deli- 
cati di questi non ho veduti in Italia. 



- 388 - 

b a onvn?. .8 ih ohi — - Itit&tq- tbùil 

Chiesa di Santa Maria Ante «atonia 

■■ 

Poco più oltre, battendo la strada di S. Maria Ante Saecula, 
posta- rimpetto al palazzo dei Priucipi di Presiedo, per essa si 
novera a destra la chiesa di tal nome , riposta nell'angusto an- 
tro di un portone, piccola e quasi formala a croce, ma bastevol- 
mente luminosa. Vivono nel Conservatorio ad essa chiesa con- 
tiguo Suore sotto la Regola di S. Teresa", di numero circa ven- 
totto. 

11 titolo di questo tempio si lega molto stranamente all'ori- 
gine di esso , della quale benché il nostro autore abbia fatto 
cenno, pure a noi piace di compendiarla. 

Nell'anno 1275 Leone Sicola nobile della piazza di Forcella, 
e poscia gran Protonotario di Re Carlo 1 d' Angiò, volle di suo 
danaro fondare una piccola chiesa presso l'altra detta di S. Ni- 
cola a D. Pietro, ora S. Nicola dei Caserti, governata dai Padri 
Dottrinarii, che pure era stata edificata da Permeila sua figlia, 
come si disse nel Voi. 3. di quest'opera ; ed in essa detto no- 
bile Leone aveva ragunata una congrega di nobilissima gente , 
fra cui furono ascritti di nome Carlo, Ladislao e Giovanna Se- 
conda , che ogni sabbato ebbero la divozione di andar quivi a 
visitare 1' immagine di una Vergine molto miracolosa. Fra le 
altre istituzioni che furono in questo sacro luogo , era un col- 
legio di nobili donzelle povere, già precedentemente fondato 
e mantenuto col ritratto del jus proibitivo della vendita della 
neve. Essendosi creduto che l'aria di quella contrada non riu- 
scisse molto salutare alle giovinette , fu scelto questo luogo , 

detto la valle della Sanità, ed invece di S. Maria Sicola, dal no- 
li 

me del fondatore, fu la chiesa denominaia S. Maria ad Saecu- 
/a, che era 1' antica posta nella piazza di Forcella , ora , come 
notammo, Congregazione dei paratori nel vicolo di tal nome, e 
poscia col trasporto qui fatto del pio luogo venne addimandata 
S. Maria Ante Saecula, siccome abbiano veduto scritto a capo 
di questa strada. L'epoca di essa chiesa ricavasi dall' epigrafe 
che è sulla porta, scritta cosi : 



389 - 



SANCTAE . MARIAE . AD . SAECULA 

I . SAECULORUM . UEGIS 

ANTE . SAECULA . D1LECTAE . MATRIS 

IMMUTATO . LOCO . AC . NOMINE . SICOLA 

UT . PaTRONAM . IN . SAECULO 

DIAM (sic) SORT1RENTUR . IN . SAECULA 

VIRGINES . CARMELITAE . DISCALCEATAE 

ANNO . DOMINI — COLLEGIUM — MDXXII 

P.P. 

Solamente è da avvertire come più non si ricevono donzelle 
povere in questo luogo, bensì giovani oneste, dotate dalle loro 
famiglie, essendoché l'istituto venne a mutarsi per la necessità 
che il provento pubblico della neve fu altramente applicato. 

Sul maggiore altare è una tela regolarmente eseguita, rappre- 
sentante la Vergine in gloria con vaghi Angioletti , e S. Agnel- 
lo Abate e S. Aspreno Vescovo s opera di Nicolò Lokel di Si- 
mon Pietro, fatta nel 1655. 

Sul comunichino, a dritta di chi entra , è un grande quadro 
del Solimena che figura la Sacra Famiglia, il quale non è felice- 
mente accordato nei suoi poco bei colori , tanto che si crede- 
rebbe non essere cosa sua. 

Il quadro dell'altare a rimpetto presenta S. Teresa in estasi 
coronata dagli Angeli , pittura molto ben intesa ma di un colo- 
rito assai forte , che si accosta alla severa scuola del Cav. Ca- 
labrese. Nella sacristia sono molti piccioli quadri, ed una S^nta 
Cecilia e una S. Caterina di figure al naturale e di stile morbido 
e di bellissimo colorito. 

Palazzo Sanfclice 

Calando pel vico Imbrecciala , o pel vico Cangiani S. Maria 
Antesaecula, si esce alla strada dell'arena della Sanità, a destra 
della quale presso il palazzo del Principe di Presicce,. incontra- 
si quello del fu Cav. Ferdinando Sanfelice , che ha due porto- 
Di, sul primo dei quali si legge : 

FERDINANDCS . SANFELICIUS . PATR. NEAP. 
OB . EXIMIAM .LOCI . SALUBR1TATEM 

Celano — Voi V. 50 



— 390 — 



HASCE . AEDES . AB . SOLO . EXC1TAV1T 
IDEM . OPER1S . CCRATOR . 1NVENTOR 
ET . DOM1NDS . ANN. SAL. MDCCXXVHI. 

La parola inventor certamente si vuol riferire ad una capric- 
ciosa scala a doppio ovale ripartita , la quale mena al primo 
piano nobile. La prima entrata non è sì grandiosa, come sem- 
bra poscia il rimanente di essa nel suo superiore sviluppo, do- 
ve si fa manifesta la bizzarria dell' ingegno di quell' operoso ar- 
chitetto. Essa per verità non riesce guari commoda e sicura per 
colui che vi ascende, avendo i gradini dovuto necessariamente, 
per seguire 1' obliquila dei muri , esser fatti a sbieco , come è 
proprio delle scale a lumaca, di tal che quella sua invenzione non 
è molto da lodare riguardo al fine; ma per la novità del capriccio 
architettonico che egli seppe trovare attira la curiosità dell'os- 
servatore. Ancora è da vedere il cortile che figura un paral- 
lelogrammo con gli angoli arrotondili , molto semplice ed alle- 
gro, con due picciole scale poste ne' due lati interni dalla ban- 
da di fuori. Questo edilìzio , che attualmente si appartiene al 
sig. Marchese di Lucilo D. Francesco Capecelatro, ora serve di 
padiglione o alloggiamento a vedove di militari. 

Passando all' altro portone trovasi simigliantemente sopram- 
messa questa iscrizione : 

FERDINANDCS . SANFEL1CIUS 

PARTITIDS . NEAPOL1TANUS 

AEDES . NOB1L10RI . OPERE 

RESTITUII . DILATAV1T . ORNAVIT. 

E non riuscirà certo fuor di proposito il dire, che tanto que- 
sta, che Y altra iscrizione posia sul portone precedente, furono 
composte dal rinomato nostro letterato Matteo Egizio , autore 
della erudita e profondissima opera de Baccanalibus. Di poi sul 
pruno arco dell' androne v' è dipinto a nero su lo stucco : 

ANNO IUB1LEI MDCCXXVHI. 

Onde pare da qu«ste due iscrizioni, che la prima parie dell'e- 
dilìzio fosse da lui falta dalle fondamenta, e questa solo racconcia, 



— 391 — 

Per questa strada si arriva alla grande strada di S. Maria 
dei Vergini. Questo luogo anticamente fu detto il campo dei 
Carmignani perchè era territorio di questa famiglia; dicesi og- 
gi dei Vergini, perchè nell'anno 1326 dalla pietà dei Napolita- 
ni vi fu fondata una chiesa con questo titolo , e con questa 
chiesa un commodo ospedale per i poveri infermi. Neil' anno 
poscia 1334 dalle famiglie Carmignani e Vespoli, che in questo 
luogo abitavano, fu conceduta con le sue rendite ai PP. Cruci- 
feri con patto di dovervi mantenere 1' ospedale: mancando poi 
le rendite ed essendo stati fondati nuovi spedali, fu questo dis- 
messo ; essendo poi dal Sommo Pontefice Urbano Ottavo stata 
annullata la Religione dei Crociferi , dal Cardinale Gesualdo 
nella chiesa vi fu collocata la parrocchia che stava appoggiata 
nella chiesa della Misericordia, e le rendite e 1' abitazione dei 
Padri furono addette ed applicate al Seminario di Napoli. 

Essendo succeduto al Cardinale Filamarino il Cardinale Ca- 
racciolo, nel principio del suo governo volle introdurre in Na- 

avendovi apposta la scala (che è a foggia di quella del palazzo 
dello Spagnuolo , di cui or ora diremo). Il modello di queste 
scale fu poscia imitato da altri architetti del tempo, oode mol- 
tissime se ne scorgono simigliatiti io altri edilìzi della città. 

In questo secondo palazzo, ora appartenente ai signori D. Pielio 
e D. Vincenzo dei Marchesi Vigo, ci sarebbero cose maravigliose 
di arte da esaminare che per brevità si tralasciano ; fra le quali 
la galleria era tutta dipinta da Francesco Solimena, maestro dei 
Sanfelice, con paesaggi e varie figure rappresentanti alcune Vir- 
tù, secondo fuso di quei tempi. Nella camera della cappella pri- 
vata, che trovavasi in questo appartamento, eranvi quattro statue 
colossali di marmo che figuravano le quattro stagioni , e quat- 
tro bassorilievi anche di marmo, ed alcuni mezzi busti , opere 
della scuola di Giuseppe Sammarlino , le quali ora più non si 
veggono , essendosi riformate dall' architetto Cav. Flaminio Ali- 
nervini la galleria e le stanze ad uso più economico per cagion 
di lucroso guadagno dovendosi esse dare a pigione. La maggior 
parte di questo edilìzio è anche addetto a padiglione di vedove 
di militari. 



— 892 — 
poli i Preti detti della Missione , congregazione che fondata 
venne nell' anno 1626 dal Padre Vincenzo do Paoli, Francese. 
L' istituto di questi caritativi operarti nella Vigna di Dio è di 
portarsi nei luoghi delle ville e terre che scarse si veggono di 
aiuti spirituali , ed ivi coltivar la divina parola ed anche di 
dare gli Esercizi spirituali ai Preti ed ai secolari che li desi- 
derano ; ed a questi per otto giorni continui danno stanza ed 
ogni altra commodità , e per lo vitto non si spende che quin- 
dici baiocchi il giorno. Or , come dissi, avendoli introdotti in 
Napoli , li diede la casa che fu dei Crociferi , togliendola dal 
Seminario; ed al presente, avendola resa molto pulita e com- 
moda, con molta edificazione vi abitano. Non possono questi 
PP. aver chiesa pubblica , ma usano un privato Oratorio do- 
ve fanno i loro Esercizi. Lo stesso signor Cardinale li dotò di 
alcune rendite con la Condizione che dismettendosi la Congre- 
gazione, siano del Seminario. 

Chiesa Parrocchiale di S. Ilaria dei Vergini 

. : 

- 

Allo sbocco della strada dell'Arena della Sanità incontrasi 
l'altra assai spaziosa detta dei Vergini. Questa valle , estremo 
labbro di antico cratere vulcanico,, secondo il Breisluk , altra 
volta chiamavasi , come anche nota il nostro autore , il Campo 
dei. Curmignano , essendo territorio della 'famiglia di tal come. 
Dei Vergini era detta in generale tutta la contrada , ed era un 
borgo della città sin che questa non fu partita in dodici quar- 
tieri nel 1780. Quel nome , pretese il Mar torelli dover essergli 
venuto da che nei tempi greci qui poteva aver abitato una fra- 
tria o congregazione di. uomini che vivevan lontani dalle donne 
facendo professione di castità. La fratria degli Eunostidi ed il 
luogo di lor dimora furono vólti a riso dagli emuli del valen- 
tuomo ; ma col fatto egli ne fu l'indovino. Perciocché al 1787 
lavorandosi in an sotterraneo presso la chiesa dei Vergini , si 
scoperse un antichissimo sepolcreto , e si trovò che appartene- 
va agli Eunostidi. Impallidirono i detrattori dell'autor della Tnecà 
calumarla, il quale ne avrebbe avuto gioja grandissima, ma egli 
eia già morto. 



— 393 — 

Nell'anno 1326 , come Ieggiam nel testo , la pietà napolii*- 
na edificò una chiesa intitolandola in Santa Maria Jet Vergimi, 
con uno spedale per gì' infermi poveri. Otto anni appresso luna 
e l'altro furono dati a governo ai Padri Crociferi, che erano Sa- 
cerdoti uniti in congregazione, di origine romana, i quali dice- 
vansi di S. Cleto Papa, e prima portavano sempre in mano una 
croce di argento ; il vestito loro era di color bigio , mutato in 
azzurro da Papa Pio II furon indi da Urbano Vili soppressi. 
La chiesa venne dal Cardinale Gesualdo destinata a parrocchia, 
e la casa e le rendite furono assegnate al Seminario di Napoli; 
fino a tanto che il Cardinale Innico Caracciolo, introducendo i Sa- 
cerdoti della Missione, concedette la casa a questi Padri. La chie- 
sa è tuttavia parrocchia. Per lo definito Domina sull'Immaco- 
lato concepimento di Maria fu nell' antipassato anno posta nel- 
la nicchia sovrastante alla porta una buona statua dì marmo 
grande quanto il vero, che rappresenta Ja Vergine, scolpita da 

Francesco Liberti e Giuseppe Pirolli, e sotto leggesi questa iscri- 
zione : 

VIRG1NI . JMMACULATAE 
CUI 
AEDES . EST . SACRA 
DEFINITO . DOGMATE 
A . PIO . IX . PONT. MAXIMO 
DE . EIUS . PRIMAEVA . SINE . LABE . CONCEPTD 
QUOD 
TOTCS . TERR.4RUM . ORBIS . ESPECTABAT 
MARMOREO! . SIGN'CM . AD . RELIGIONIS . TROPAEOM 
ATQDE . PIETATIS . SIGNIFICATIONEM 
P. 31ENNILLO . PAROCHUS . UNA . CUM . PAROECIA 
PONENDUM . CCRAVIT . A. D. MDCCCLV1II. 

La chiesa è ad una sola nave con piociole cappelle laterali 
(le quali avevano prima un maggiore sfondato), tutta re- 
staurata con molta valentia. Sull'altare maggiore si vede an- 
cora l' immagine della Regina delle Vergini } sopra un canapa 
gigliato con intorno molte rappresentazioni di titoli che la di- 
vozione dei credenti e la Chiesa han dato alla Madre del Signo- 
re. Opere del cadere del secolo decimo settimo di assai scarso 
pregio artistico veggonsi su gli altari minori : e non ci è altro 



— 394 — 

che una memoria messa da Carlo, Giuseppe e Gennaro Gastaldi 
alla loro diletta madre in questa casta e severa torma : 

A . P . ù 

ANGELAE . C1MINIAE 

IN . KE . DOMESTICA . CURANDA . LIBERISQ. EDCCANDIS 

MATR1FAMILIAS . OPT1MAE 

V1X. ANN. LXXXVI. M. XI. D. VI. 

CAROLUS . IOSEPHDS . ET . 1ANCARIUS . CASTALDI 

F1LII . COERENTISSIMI . PP. 

QUOD . PUERI . EXTINCTO . FDIMDS . TDA . CURA . PARENTE 
DEBEMDS . TIRI . SI . QUID . FU1MUS . AUT . ERIMDS. 

Ed ancora voglionsi leggere sopra le pietre delle varie anti- 
che sepolture parrocchiali le brevi e gravi sentenze che vi sono 
intagliate; tra cui è da notar questa: 

DE UTERO AD TUMULUM 

Sopra un'altra fossa leggesi questo bel pensiero cristiano : 

OPORTET MORTALE HOC 
1NDUERE IMMORTALI TATEM 

Son degni eziandio di essere osservati nella sagrestia due di- 
pinti; uno raffigurante la Vergine trionfatrice del Drago; e l'al- 
tro S. Pasquale Baylon, endrambi di sconosciuto pennello. Indi- 
cheremo da ultimo tre belli armadi di noce, lavoro di un secolo 
e mezzo fa , e che meriterebbero più accurata manutenzione. 

Dall' atrietto innanzi la sacristia traggesi ad una Congregazio- 
ne di laici nominata della.SiS. Concezione ; e sull' architrave del- 
la porta del loro vecchio sepolcreto leggonsi incisi questi con- 
fortevoli versi del ili della Sapienza : 

VISI SUNT OCULIS 1NSIPIENTIUM MORI 
HI AUTEM SUNT IN PACE 

llonaslcro ile' Vergini 

L'edilìzio che è contiguo alla chiesa descritta chiamasi dai Na- 
politani il Monastero de'Vergini, perchè fu, come abbiati) detto, 
1' ospedale fondato dalla loro pietà , e poi casa dei Crociferi ; 
del quale assai scarsa ed incompiuta menzione fanno tutti i 



— 395 — 

nostri scrittori. Dai primi anni dell' Arcivescovo Innico Carac- 
ciolo la posseggono i Preti della Missione , nobilissima e vera- 
mente zelante corporazione istituita nel 1626 da S.Vincenzo dei 
Paoli , di nazione francese. 

È principalmente ufficio di codesti Padri l'andar d'attorno 
pel regno e fuori , dove più scarsi sono gli ajuti spirituali , 
e seminarvi la dottrina della Fede : ed in questo apostolato so- 
nosi segnalati molti valenti nell'antica Congregazione , e molti 
eziandio dei nostri ce ne ba adesso nella nuova , avendo fatto 
gran lavoro evangelico per le prossime e lontane parti degl' in- 
fedeli in Asia, in Africa e in America. Così come per fuori, 
è di regola loro attendere a tali uffici anche nei luoghi nostri 
dove han casa ; e però debbon fare esercizi di spirito partico- 
larmente a' sacerdoti ordinandi , ai parrochi della diocesi , agli 
ecclesiastici che i Vescovi voglionvi mandare a ciò , ed anche 
ai secolari d' ogni condizione che han divozione alla casa. In 
tal tempo altri vi coabitano , mercè lievissima retribuzione , in 
ragguaglio al signoril trattamento che ne ricevono ; altri pos- 
sono andarvi ad udir solamente le prediche. Vedete che sì per 
gli ordini diversi delle persone , e sì per la varietà degli eser- 
cizi i Padri han bisogno di più oratorii, e molti ce ne ha nel- 
la casa. 

La quale è assai vasta, rallegrata dal sole e dall'aria, ed ha 
quattro piani , benché non fosse affatto compiuta ; pregi non 
minori sono i larghi portici e i corridoi superiori, ed un bellis- 
simo giardino. Maravigliosa è la rettezza di essi e delle stan- 
za , delle scale , degli oratorii , e di tutto , dove ogni cosa è 
forbita , lucida e spirante odore di pulitezza e idea di vera no- 
biltà , unita a grande semplicità , anzi povertà nelle suppellet- 
tili delle private stanze. Ne' piani inferiori abitano i Padri, e 
ci hanno diversi uffizi ; nel quarto sono raccolti gli studenti 
e per uso loro e dei Padri evvi una copiosa biblioteca , dove 
oltre le opere teologiche, filosofiche o letterarie di gran pregio, 
sono serbati assai libri di scienze tìsiche, di geografia, di viag- 
gi e di lingue forestiere. Nella casa non v' ha chiesa esterna , 
non essendo della regola averne di fuori ; ma quelle che si 
aprono dentro sono belle cou alcuna bellissima. 



— 396 - 

E questa è quella che s' incontra nel primo portico a sini- 
stra 7 ii cui disegno e d' invenzione di Luigi Vanvilelli. E di 
l«tg^iadra pianta ellittica, con nove altari di marmo ed una va- 
ga eupoletta, e tutta ornata di bellisimi stucchi: vien' essa illu- 
innata in quel raro modo che mentre l'occhio vede tutto, non 
è offeso dalla luce. Fu aperta al divin culto l'anno 1788. 

•La tela del maggior altare è di mano di Francesco la Mura, 
e rappresenta S. Vincenzo dei Paoli con figure simboliche del- 
le missioni straniere. Nelle cappelle di mezzo le dipinture figu- 
ranti la Sacra Famiglia , e S. Francesco Sales , che presenta a 
S. Vincenzo de' Paoli la S.Francesca Fremiot de Chantal, fonda- 
trice dell' Ordine della Visitazione, sono del pennello di Severi- 
no Galanti , con sua sottoscrizione e data del 1758. 

Nelle cappelle minori meritano attenzione le tele dove sono 
espressi i Santi Angeli,, la morte di S. Giuseppe, e il Crocifisso, 
lotte pitture non dispregevoli d'ignoto autore del passato secolo, 
tra cui l'ultima ci sembra molto bella. Gli altri due grandi quadri, 
entrando in chiesa, l'uno rappresenta Nostro Signore che dà la 
missione del mondo agli Apostoli è pur d'ignota mano; e l' altro 
a destra, che figura con molta immaginativa e franchezza la con- 
versione di S. Paolo , è opera di Giovanni Samelli. 

Dalla sacristia si va all' interna Congregazione per gli eser- 
cir.! dei chierici , a cui precede una maniera di atrio, dove so- 
no appese molte pitture , tra le quali havvene alcune di non 
jscarso pregio ; e da lodare ci sembrano due belle architetture 
con paesetti in fondo. 

Nella chiesa V unica tela sull' altare di marmo rappresenta 
Maria Vergine Assunta al Cielo con gli Apostoli intorno alla 
t mba. Nel pavimento si veggono alquanti marmi mortuarii di 
i lustri benefattori della casa. 

Nella scala maggiore si vogliono notare alcuni grandi quadri ed' 
uno grandissimo che denota la Resurrezione di Nostro Signore. 
L* due dipinture della Coronazione di spine e della Flagellazione 
alla colonna son da osservare per la copia di cognizione anatomi- 
che onde il non conosciuto autore secentista fa sfoggio. Nel fondo 
d'un ambulacro di questo piano, veggonsi non a lume conveniente, 
che s.are dovrebbero a miglior posto, qua tire tele di buonissima 



— 397 — 



mano , che rappresentano simboli del Vangelo, non a forma di 
beatitudini ma di parabole ; e ci è chi dà pane a' poveri , ve- 
stito al nudo , chi visita l' infermo e i carcerati ; dove son da 
notare le fogge degli abiti , e le acconciature delle teste , per 
le quali avrai da reputarle non ispregevoli opere de' primi anni 
del secolo decimosettimo. 

Neil' oratorio pei Padri infermi , che anche in questo ordine 
si vede, è degno da notare il quadro dell'altare, che rappresenta 
una moderna adorazione di Angioli ad una antica testa di Ecce- 
Homo con in allo 1' Eterno Padre d'ignoto autore. 

Di poi salendo agli ordini superiori , nell' ampio oratorio per 
gli esercizi degli ordinandi , havvi sul vago altare di marmo 
una grande tela figurante una Sacra Famiglia , ed è del pen- 
nello di Paolo de Majo con sottoscrizione e data del 1740. De- 
gno è pur di nota il ritratto del Santo fondatore dell' Istituto. 
In altro oratorio osservasi inoltre una tela del secolo decimo- 
settimo sul marmoreo altare , che figura eziandio la Sacra Fa- 
miglia ; ed un' altra più moderna dove con larga fantasia è di- 
pinta 1' Assunzione di Maria al Cielo. Infine degnissima d' es- 
sere visitata è la sala detta di conversazione , che invece dir si 
dovrebbe della gratitudine *, perciocché dentro di essa i Padri 
han raccolto sospesi alle pareti i ritratti, da buoni pennelli, dei 
benefattori della casa, tra cui vedesi a figura intera quello del- 
l'Arcivescovo lnnico Caracciolo che douò a PP. il luogo descritto. 

Palazzo dello Spaglinolo 

Rirapetto alla detta congregazione dei Vergini conviene osser- 
vare un prezioso modello di cose architettoniche nell' interno 
del cortile di quel grande palagio di borrominesco stile denomi- 
nato dello Spagouolo , perchè appartenente un tempo a ricco 
proprietario di quella nazione , oggi a diversi condomini , fra' 
quali a Francesco Costa negoziante e fabbricante di cera. Po- 
trai accorgertene dalla postura aerea della scala che ad ogni 
arco situato nel mezzo ti pare che si vada a distendere da la- 
to , come le ali aperte di un falcone valente per appoggiar- 
si con le due punte ai vani laterali degli appartamenti , i cui 
Celano — Voi. V. 51 



— 398 m 
Segue alla già detta chiesa deiVergini un'altra di S.Aspremo. 
Vien questa servita dai PP. Ministri degli Infermi da noi detti 
delle Crocelle. Furono questa chiesa e casa fondata nell' anno 
1633 con le sostanze del P. Fabrizio Turbe] i dello stesso Or- 
dine , e serve questa casa per collegio di studenti ; ora è per 
Noviziato, e la casa che fu comprata era del Marchese d' Alto- 
bello della casa Carafa, nipote del Sommo Pontefice Paolo IV, 
che poi passò alla famiglia di Capua. E trattandosi del Santo 
al quale la chiesa dedicar si dovea, vollero i PP. che il Signo- 
re gliel' avesse dato ; che però posti in una urna molti nomi 
di Santi , invocato primo il Signore , cavarono S. Aspremo ; e 
veramente fu divina disposizione, mentre che essendo stato il 
primo Cristiano, il primo Vescovo , e possiamo dire il primo 
Santo napolitano , non vi era una chiesa particolarraenta de- 
dicatagli. 

ornati intorno alla soglia , grandiosi e ripieni , fan posa e com- 
pimento alla sveltezza della scala. Ed è da notare che quel fer- 
vido ingegno dell'architetto Sanfelice nell'imaginare quella bel- 
la forma sagliente ed assettata , non ebbe riguardi , secondo 
sua usanza, ai troppi ornati del tempo : perocché la semplici- 
tà dell'idea concepita, senza punto divagarlo, fecelo esattamen- 
te rimanere al concetto , trascurando tutto quel soverchio che 
si voleva allora concedere all' apparenza. Onde si veggono le 
colonne sostenenti quelle niaravigiiose ali di gradinata, gen- 
tili e sfusale , e senza affascinamento [di sorta. Ma non per- 
tanto può dirsi che questo pezzo di edifizio manchi di orna- 
menti , dei quali invece nelle volte sottoposte a ciascuna tesa 
ve n'ha dovizia e graziosamente accordati, a simiglianza di un 
bellissimo arazzo. 

(Sàie su di $. Aspreno 

Pria di trarre alle alture pel supportico di Lopez, visitiamo te 
chiesa eli S. Asprigno con I' annesso Colleggio dei Padri Ministri 
degli lofermi, da noi detti delle Crocelle per la croce rossa che 



— 399 — 

-_ 

a liste portano sul petto della tunica nera. Come abbiamo dal 
testo, la casa venne nominata collegio degli studenti , ed ora 
è noviziato , e fu fabbricata con una picciola chiesa nel 1653 
a spese del P. Fabrizio Turboli della stessa congregazione, com- 
perato che ebbe un palagio che fu in origine del marchese Al- 
tobello , di casa Carafa, nipote di Papa Paolo IV°. Su la porta 
del chiostro , che è ancora l'antico si legge in marmo : 

COLLEGIUM 
CLERICORCH . REGULARIOM . MIMSTH AXT1U.M 
INFIRM1S 
DIVO . ASPRENATI . DICATUM . 

La chiesa che questi Padri Crociferi avevano , era picciola , 
oscura e sottoposta alla strada \ ma soccorsi dall' insigne pietà 
dell' egregio letterato e matematico Antonio Monforle , ebbero 
agio di por mano alla nuova verso il 1760. Tempo innanzi ne 
avea fatto un disegno il Cav. S (infelice con le consuete sue biz- 
zarrie in forma stellare; ma sia per la spesa o per altro , r o- 
pera fu data all' arch. Luca Vecchione , diretto da Bartolommeo 
suo fratello. Ora il sacro edilìzio è a forma di croce latina, am- 
pia , alla , ad una nave , e con proporzianata cupola. Vi si 
ascende da una scala a due braccia , e su la porta leggesi in 
una lastra di marmo : 

ANTISTITI . ASPRENATI 

PRINCIPI . IN . HAC . URBE 

CRISTIANI . NOMINIS . PROPAGATORI 

PATROXOQUE . PRAESENTISSIMO. 



Ebbe la chiesa tal nome per sorte , essendo uscito quello di 
S. Aspreno da un'urna dove gli antichi- Padri avean gettato i 
nomi di molti Santi : e bene ciò avvenne , come osserva il no- 
stro Celano , perchè a tale nostro primo Vescovo , e forse pri- 
mo dei Santi Napolitani non c'era dedicato verun sacro edifizio. 
Per tutta la chiesa son sette altari; onde acconciamente si leg- 
ge dipinto sul grande arco della crociata questo primo versetto 
del XXVlìl dei Numeri. 

AEDJFIC4 HIC Uiai SEPIE*! AltAS. 



— 400 - 
Dirimpetto a questa chiesa ve n' è un' altra intitolata S. Ma- 
ria delle Misericordia. Di questa chiesa non si sa altro che da 
molto tempo si governa da cinque governatori , e di que- 
sti uno si elegge dalla piazza di Montagna, essendo questo luo- 
go della regione di detta piazza , e gli altri si eliggono dal 
quartiere di gentiluomini che vi abitano. Questa chiesa poi 
nell' anno 1585 pei stessi abitanti del borgo fu ampliata e vi 
fondarono uno spedale per i poveri Sacerdoti infermi , ed al- 
loggiano per tre giorni continui anche Sacerdoti pellegrini. 
Questa chiesa fu concessa al P. Gaetano Tiene , ora ascritto 
nel Catalogo dei Santi , quando con i suoi compagni venne a 
propagare il suo Istituto in Napoli. 

Il quadro dell'aliar maggiore , che figura il battesimo di S. 
Aspreno fatto dal Principe degli Apostoli, con la Fede plauden- 
te in aria, è di Domenico M<,ndo\ e del costui pennello son pu- 
re il quadro della grande cappella all'Epistola , dove e rappre- 
sentala la morte di S. Giuseppe , la tela della seguente cappel- 
la, che denota S. Lucia in vìsita al sepolcro di S. Agata, e il 
quadro all'ultima cappella dallo stesso lato in che figurasi l'io- 
contro di S. Carlo con S. Filippo Neri. 

1 due dipinti delle due mmori cappelle dal lato del Vangelo, 
uno che rappresenta Maria Pastorella divina e l'altro una Cala- 
ta di N. S. dalla Croce con la B. Vergine irVeouta , son lavoro 
di Francsco Murra. Il quadro di S. Camillo de Lellis è antico 
di non ben conosciuto autore, ma ristaurato da Paolo di Majo. 
Ancora sugli altari delle cappelle si veggono alcuni quadri mi- 
nori , e sono bellissimi , e ci sembra del secolo decimoquinto 
un' Annunziata di puro disegno e di vivaci colori. Voglionsi an- 
che notare una Madonna del Carmine con sotto S. Aspreno e 
S. Candida seniore , ed una Madonna delle Grazie , che se non 
è del Minimo „è d' alcuno de' più valenti della sua scuola. 






— 401 — 



Chiesa di S. Maria delta. Misericordia 

Nella prossima strada detta fuori porta S. Gennaro trovasi la 
chiesa di S. Maria delle Misericordie , sulla cui porta e la se- 
guente iscrizione, la quale vogliamo trascrivere che essendo essa 
dipinta su Io stucco , potrebbe il tempo disperderla : 

MAIUAE . MISERICORDIARCM . MATRI . DICATUM 

QUASI . ASCET1CAE . OL1M . BENEDICTINAE 

TOM . BEATCS . CA1ETANDS 

CORAMUMS (sic) ACCITU . NEAPOLIM . DIGRESSUS 

PIE . CASTEQUE . COLUERUNT 

UT . TERRAE . MOTUS 

ANNO . SUPERIORE . LUCE . DONAE . ANNAE . SACRA 

LABEFACXAM.PRAEFECTI.SODALIIII . REFICIENDAM.EXORNANDAM 

CURARUNT . A . D . MDCCCVI . 

Questo edilizio ha aggregalo a sé un ospedale dei Sacerdoti in* 
digenti , mollo pulitamente e con assai cura governato ; ricevo 
per tre gicrni i Sacerdoti pellegrini , ed è diretto dalla Con- 
gregazione di nobil gente della città sotto il titolo della Ver- 
gine delle Misericordie, fondala da S. Gaetano , il quale venen- 
do di Venezia , posesi ad abitare in una stanzetta di sopra al- 
l' antica chiesetta ora sotterrata per cagione delle molte allu- 
vioni che ricolmarono gran parie dello spiazzo presso a quell'an- 
tica porta della città. Sicché ora la stanzetta del Santo posta nel- 
l' interno della sacristia è quasi al livello del suolo della strada; 
essendosi tìu da quell'epoca riedificata una nuova chiesa sopra al- 
l'antica, la quale poscia fu pure guasta dal tremuoto cotanto me- 
morabile nel giorno di S.Anna dell'anno 1806, come la iscrizione 
dice ; onde venne rifatta dai governatori della congregazione. 

Entriamo a considerare questa chiesa nel di dentro , che al 
prospetto nulla ci è da osservare, e veggasi com' ella è piutto- 
sto lunga ma lieta e diligentemente sollevata che ti pare una 
festa. Se si guardano con alquanta diligenza quei grossi fregi e 
frastagli che sono fra 1' una cappella e l'altra , e che tengon 
luogo di finte colonne , si avrà a dire che sebbene fossero di 
stile capriccioso e sfoggiato come quello del secolo decimose- 
sto , pure trovansi così bene accordati che danno diletto a ve- 
derli. 



- 402 m 
Nell'altra parte di questa chiesa a destra quando si entra do- 
po il vico che la tramezza, vi e. un'antichissima chiesa dedicata 
aS- Antonio: questa fu una ricca abbadia, poi fu data in com- 
menda a diversi Cardinali e Prelati. Ora non so se vi si direb- 
be Messa , se presso di questa chiesa non vi fosse un Conser- 
vatorio di donne del mondo, sotto il titolo di S. Maria Succur- 
re Miseris. Venne questo luogo fondato dalla Principessa di 
Stigliano, dalla Marchesa di Bracegliano, da Maria Caracciolo 
e Dorotea del Tufo: queste si di vote Dame, vedendo che mol- 
te lasciar volevano le laidezze del mondo nelle quali immerse 
giacevano, fatto fra di loro un cumulo di limosine, compraro- 
no nel!' anno 1613 per settemila scudi questa casa che fu del- 
l' antica famiglia Marzano, e qui nell'anno 1616 le racchiuse- 
ro, avendole prima per due anni mantenute in una casa deutro 
Napoli. Vivono regolarmente, vestono f abito di S. Francesco 
e sono governate da Laici. Siamo diffusi in questo per dar no- 
tizia intera di questa strada, che più volte è stata maltrattata 
con molto danno dai furiosi torrenti di acqua piovana , che 
sono calati dai monti vicini , e fra gli altri quelli del 19 no- 
vembre dell' anno 1569 che rumarono in questo Borgo molte 
e molte case. 

Nel maggior altare è un antico quadro rappresentante il SS. 
Sacramento con molti Dottori di sotto che scrivono, e par della 
scuola di Luigi Siciliano. 

Chiesa di $. Antonietta 

Appresso , dopo pochi passi dalla stessa banda , osserviamo 
quel torrione, che non si sa se sia ceppo di fabbrica , torso di 
castello o che altro: ha le colonne fasciate pesanti nell'insieme, 
un non molto grande cornicione, niente compito neh' ordine su- 
periore che è muro gretto-, esso è la chiesa d\S. Marta Succurre 
Atiseris , che esce fuori a tamburo nella strada dei Vergini. 
Neil' interno ti parrà alquanto più disarmonica e sconcia del di 
fuori , per la imperfetta figura ovale schiacciata alle punte , e 



— 403 — 

Dalla parte della chiesa di S. Maria dei Vergini vi sono 
molte strade per le quali si va al borgo della Montagnnola, e 
dicesi cosi perchè situato vedesi sopra di una amenissiraa col- 
lina. 

Vi si può commodaraente andare dal vico che dicesi il Sup- 
portico di Lopes, perchè qui vi è la casa fabbricata dal già fu 
Reggente Diego Lopes spagnuolo; e giunto al palazzo della fa- 
miglia Palma dei Duchi di S. Elia , girando a sinistra princi- 
pia la Montagnola: e veramente luogo è questo dei più ameni, 
dei più deliziosi , e di un' aria salutifera che sia nella nostra 
città, in modo che i Governatori della Santa Casa ed ospedale 
della Santissima Annunciata, avendo venduto Y ospedale della 
convalescenza , che stava nel quartiere di Montecalvario , ai 
confrati della Concezione, per ivi fondarvi un Conservatorio, 

i 

senza forza o armonia. Yien lodata da taluni la forma intema 
di questa chiesa, ma il cuore non induce a poterlo fare. E non 
desterà meraviglia il sapere che è disegno di quel bizzarro Cav. 
Fermando Sanfeìice il quale non potè compire la facciata che 
forse stranamente pure avrebbe fatta. 

Questa chiesa non senza ragione vien ora denominata di S. 
Antoniello per essere stata anticamente dedicata a S. Antonio 
con una ricca badia data indi in commenda. Essendo di poi ca- 
dente , quattro nobili dame , che per la beli' opera è necessa- 
rio rinominarle , la Principessa di Stigliano , la Marchese di 
Bracigliano , D. Maria Caracciolo , e D. Dorodea del Tufo, po- 
sta insieme grossa somma e comperata quivi, come nota il no- 
stro Celano, nel 1613 una casa dalla famiglia Marzano , vi rac- 
colsero dopo tre anni molte donne di libera vita, le quali presero 
1' abito francescano , e vissero consacrate a Dio. A poco a poco 
andò mutando quella bella istituzione, ed ora sotto lo stesso abito 
sonovi ricevute gentili donzelle. Come poi fu posto in alto il di- 
segno del Sanfeìice che visse nel corso del secolo decimottavo, ti 
basterà sapere che la chiesa fu rifatta con danaro dal Marchese 
Magnato quivi entro sepolto , che morì nel 1729 , come dalla 



lapida in mezzo della chiesa si scorge. 






- 404 - 
come se ne die notizia nclF antecedente Giornata, con la con- 
sulta dei più famosi medici non seppero trovare aria più per- 
fetta e confacente a rifare i convalescenti che questa. 

Che però camminando su ed arrivati nel primo quadrivio 
nella strada che va più sopra trovasi il già detto spedale della 
convalescenza, che per l'amenità del luogo e per la veduta che 
egli ha , cosi di marina che di campagne e di colline , e sopra 
tutto dello stesso borgo che di sotto li forma un teatro grazio- 
sissimo di case , è degno di essere osservato. In questo vi si 
rifanno tutti i convalescenti, così lasciati dalla febbre o cura- 
ti dalle ferite, e vi si trattengono fin che dal medico è cono- 
sciuto necessario. Sono trattati con ogni attenzione e carità, né 
loro manca cosa alcuna. 

Mantiene anche la Santa Gasa in questo luogo un sempli» 
ciario o erbulario o pure orto dei semplici; e veramente deve 
la nostra città ai pii Governatori della detta Santa Casa qual- 
che obbligo per aver supplito a quello che fu intermesso per 
la partita del Viceré D. Pietro Fernandez de Castro Conte di 
Lemos, il quale aveva designato di fare questi orti nei giardi- 
ni presso dell' Università pubblica , che noi chiamiamo Studi 
pubblici ; e veramente pareva sconvenevole che ad una città 
così magnifica vi mancassero questi orti così necessari i alla 
medicina. Sta questo situato con ogni diligenza ed attenzione 
a faccia d' Oriente, diviso in più aiole per dividere la qualità 
delle erbe: ve ne sono al presente da settecento specie la mag- 
gior parte pellegrine, e stanno con ogni attenzione ed assisten- 
za del dottor fisico Domenico di Fusco, giovine di ottima eru- 
dizione e studiosissimo in queste materie, dal quale si aspetta 
un trattatino di coltivare le erbe forastiere nei nostri terreni, 
per le esperienze che egli ha latto in quest' orto e che tuttavia 
sta facendo. 

Da questo luogo , fino che si arriva alla casa già detta del 
Jyliradois, sotto della quale vi si vede un teatro simile a qual- 
lo che sta sotto il convento di S. Onofrio di Roma, dove da 
una Pasca all'altra vi si portano i nostri Padri dell'Oratorio 



— 405 — 
a fare i loro Vespertini nei giorni festivi e dopo dei loro ser- 
moni vi fanno rappresentare da ragazzi spiritosi molte azioni 
spirituali: come dissi, sino a questo luogo, vi si veggono mol- 
ti e molli deliziosissimi casini e giardini con vedute , per dire 
cosi , di terrestri paradisi. 

Del quadrivio già detto , la via che si vede a sinistra cala 
alla strada dei Vergini; per quella a destra ci incammineremo, 
©camminati pochi passi si veggono a destra il famoso mona- 
stèro e chiesa di S. Maria della Provvidenza ; né sia dei miei 
paesani chi mi chiami parziale in descriverlo , perchè ebbi il 
fortunato onore d' esserne stato il primo Protettore , e di es- 
sersi aperto in tempo mio , percui penso di dar notizie di tut- 
to quel che vi è di bello. 

Il pio Giovan Camillo Cacace per le sue rare virtù e sape- 
re arrivò ad essere dal nostro gran Monarca delle Spagne as- 
sunto alla toga di Presidente della Regia Camera , e poscia a 
quella del Supremo Collaterale Consiglio e di Reggeute della 
Cancelleria. Era questo grande uomo ricco di beni ereditarli, 
che arrivavano al valore di duecentomila scudi , quali accreb- 
be e con le sue fatiche nell' avvocazione, e con la parsimonia 
fino alla somma di cinquecentomila scudi. Visse celibe e cosi 
continente che comunemente si stima che fosse andato vergi- 
ne alla sepeltura come nacque. Era cosi amico del celibato , 
che a tutte le sue parenti che monacar si volevano non solo 
dava la dote che bisognava , ma eommode sovvenzioni vitali- 
zie. Fu gran custode della modestia del corpo , in modo che 
fuor delle braccia e dei piedi non vi fu persona che poteva di- 
re d' averne veduta parte che vien coverta dalla veste. 

Fin dalla gioventù ebbe in pensiere di fondare un monaste- 
ro per donzelle nobili e civili che avendo desiderio di consa- 
crare a Dio la loro verginità in un chiostro decente alla loro 
condizione, non potevano eseguirlo per mancamento di mezzi. 
E per ultimo , avendo egli disposto per ultima sua volontà 
la fondazione di quest'opera , cominciò a maugiare in piatti 
di terra; ed essendoli stato detto perchè non voleva usar quer 
Celano — • Voi. V. '62 



— 406 — 
li d'argeuto, avendone quantità , rispose , che consumar non 
dovea quello che aveva destinato per le donzelle sue future 
figliuole, che collocar dovea per ispose di Gesù Cristo. 

Passò a miglior vita f quest'uomo così dabbene, toltoci dalla 
peste nell' anno 1656 dopo di avere ricevuto con divozione in- 
dicibile il Santissimo Viatico. Si lessero le sue testamentarie 
disposizioni , nelie quali lasciava erede di tutto il suo avere, 
così mobile come stabile , il futuro monastero da fondarsi con 
]e forme e condizioni in dette disposizioni esposte , lasciando 
eredi tìduciarii ed esecutori di questa ultima sua volontà i pii 
Governatori del Monte della Misericordia, incaricando a que- 
sti l'erezione del monastero. Questi buoni signori, per eserci- 
tare gli atti della loro innata puntualità , venduto all' incanto 
il mobile, che era di considerazione , e fra questo una libreria 
che era delle famose di Napoli, e ricuperati cinquantamila scu- 
di in contanti, che la Corte aveva voluto all' impronto per ri- 
mediare i mali che faceva la peste, cominciarono ad osservare 
dove commodamente potevano fondare il monastero , ed in 
questo si fatigò molto tempo , perchè non si trovava luogo 
confacente. 

Era qui un Convento di Frati Riformati Conventuali di San 
Lorenzo, detti di S. Lucia , come nel trattar di questa chiesa 
si disse nell' antecedente Giornata, con la sua chiesa intitolata 
S. Maria dei Miracoli, edificato con le limosine dei pii Napoli- 
tani nell* anno 1616 in questo territorio conceduto ai Frati 
dalla famìglia Vivaldi. 

Essendo poi stata questa Riforma dismessa , restò questo 
luogo in abbandono , e decaduto alla Camera Apostolica. Os^ 
servato dai signori Governatori questo luogo per il silo com- 
modo e per 1' aria perfettissima , lo comprarono dalla stessa 
Camera Apostolica per lo prezzo di ducali 15 m., del qual de- 
naro ne fu rifatto il palazzo della Nunziatura, ruinato, con le 
altre case nel tempo della peste ; e qui nòli' anno 1)662 si die 
principio al nuovo monastero; e per farlo a misura della gran- 
dezza del cuore di chi ne aveva pensiero , vi si fa'iigò fino al- 



— 407 — 
1* anuo 1675 eoa la spesa sino a quel tempo di cento sessanta 
mila scudi. Reso atto a potervi chiudere le donzelle, fu nel me- 
se di luglio dai signori Governatori soleunemente consegnato 
al Cardinal Caracciolo, Arcivescovo, il quale volle che vi fusse 
venuta per educatrice e guardiana Suor Maria Agnese Carae- 
ciola,sua sorella,che allora si trovava Abadessa nel monastero 
della Trinità, giacché il pio Fondatore avea ordinato che que- 
sto vivesse con quella Regola alla quale soggiaceva il già det- 
to monastero della Trirità, e con la Caracciola vi venne anco- 
ra Suor Anna Fortunata Bologna ed uua Conversa. 

Essendo poi stato solennemente benedetto ai 20 del detto 
mese di luglio dello stesso anno , vi si chiusero le già dette 
monache con motte donzelle, e con Breve del Sommo Pontefi- 
ce Alessandro Settimo fu dichiarato clausura. 

La Madre Caracciola essendo venuta con gli occhi assuefat- 
ti alle commodità e pulizie del monastero della Trinità , volle 
rendere questo in quella forma , ed a ciò fare vi si spesero 
altri cinquantamila scudi , inclusa la erezione del Campanile. 
E per dar qualche notizia della specialità di questo luogo: 
Fu fatto col disegno, modello ed assistenza del nostro France- 
sco Picchiatti. Ha due chiostri, il primo è del Noviziato , che 
era il vecchio dei Frati ; il secondo è nuovo con nove archi 
ben larghi in quadro , ha tre ordini di dormitori l' uno sopra 
1' altro da due lati; nell'altro che sta dalla parte del Coro, vi è 
una famosa ed allagra infermeria; nel quarto lato che guarda 
Oriente ed il mare , vi è una gran loggia di ricreazione ; tutte 
le officine non si possono desiderare né più commode , né mi- 
gliori. 

Vi è una tromba che tramanda con gran faciltà le acque fi- 
no al tetto : ogni capo di dormitorio ha il suo fonte , e simil- 
mente il refettorio , la cucina e le stanze per la bucata e dove 
si ammassa il pane. 

Se questa macchina veder si potesse , al certo che si rende- 
rebbe maravigliosa ; basterà dire che a camminarlo tutto , e 
non. adagio, non vi bastano tre ore : ma ben si può argomea- 



— 408 - 
tare la sua grandezza dall' osservarlo dalla parte di S. Anello, 
o dalla parte dì S. Carlo. 

Sta poi tutto adornato di dipinture uscite dai pennelli del 
più diligenti giovani che abbiamo. 

Si dirà che la chiesa non corrisponde alla grandezza del 
monastero ; è vero , perchè i signori Governatori del Monte 
vollero che 11 architetto si fosse servito delle mura della chie- 
sa vecchia. Ma in rifarle ed in ridurle nella forma che oggi si 
vede vi si spese tanto che sarebbe stato bastante a farne un'al- 
tra dai fondamenti, e più grande e di miglior forma : in ogni 
maniera, per chiesa di monache, né più pulita né più ricca si 
può trovare. 

L' altare maggiore con i due cappelloni della croce son tut- 
ti di marmi mischi e bianchi con statue e colonne di affricano, 
bizzarramente disegnati da Gio. Domenico Vinaccia , e posti 
con ogni diligenza in opera da Bartolommeo e Pietro Ghetti , 
fratelli Carraresi. 

Vi è un baldacchino di rame dorato che costa due mila scu- 
di; il pavimento è tutto di marmo ben commesso, bianco, ne- 
ro e pardiglio. b» olla ni 
I cancelli che riparano le cappelle sono tutti di ottone finis 
simo, e per lo lavoro non hanno pari. 

Vi sono due bizzarrissimi vasi per V acqua benedetta , dise- 
gnali dal Vinaccia ed intagliali dal Ghetti , in un marmo che 
sembra alabastro. Gli organi, fatti da Andrea Basso, per la bon- 
tà e per la bizzarria degli ornamenti intagliati e posti in oro 
non hanno a chi cedere. 

Per le dipinture , la cupola a fresco è del Cav. Benasca <»il 
quadro dell' aitar maggiore, dove vedesi la Trinità , la Vergi- 
ne e S. Giuseppe con alcune monache sotto , ed i ritratti del 
Reggente fondatore naturalissimo , della madre e di Giuseppe 
di Caro suo zio, sono del pennello del nostro Andrea Vaccaro. 
Il quadro del cappellone dove sta espressa l'immacolata Con- 
cezione con alcuni Santi di sotto è opera del nostro Luca Gior- 
dano ; e 1' altro dalla parie dell' Epistola è del nostro Andrea 



— -109 — 
Malinconico, del quale sono ancora tutti gli altri quadri che sì 
veggono per la chiesa, fuori che quello della cappella dei Cro- 
cifisso , che è del pennello di Francesco Solimena, e lo lece ìtt 
età di 23 anni; ed in questa cappella vi si conserva 1* antica e 
miracolosa Immagine della chiesa vecchia detta S. Maria dei 
Miracoli,perchè oggi la chiesa detta viene S.Maria della Prov- 
videnza , titolo postovi dallo stesso pio fondatore. 

Per la suppellettile poi è di bisogno veder la chiesa eoo la 
occasione di qualche festa, per veder polizie non in altre chie- 
sa vedute: oltre dei candelieri grandi e mezzani, e vasi per li 
scalini primi e secondi, vi son candelieri e vasi di fiori in ab- 
bondanza per tutte le cappelle , tutti di argento ; vi sono due 
gran putti fermati sopra certi cartocci , e due torcieri , simil- 
mente d'argento, del Vinaccia, che simili per lo lavoro non so 
ne veggono in altre chiese. Si fa conto che di argenti ve ne 
siano da quarantamila scudi in circa. Gli apparati poi danno 
in eccesso , essendo la maggior parte di delicatissimi e ricchi 
ricami d'oro, lavorati tutti dalle stesse monache. I tappeti per 
le scale degli altari, ricamati con bizzarri disegni di seta , per 
la bellezza e grandezza non se ne veggono simili , e questi in 
brevissimo tempo sono stati lavorati dalle monache. Vi sono 
anche gli apparati delle mura, le portiere similmente ricama- 
te ; i paleotti mostrano quanto può dare di buono e di ricca 
stravaganza il ricamo. La biancheria poi non si può pareggia- 
re se non a quella del monastero della Trinità. Viene questa 
adornata da merletti màravigiiosi, cosi d' oro come di filo , e 
tutti similmente travagliati dalle monache ; infine non vi è co- 
sa in questa chiesa che non abbia del singolare, e tanto più re- 
ca stupore che tutta questa roba sia stala fatta in soli undici 
anni. 

Fu questa chiesa consecrata solennemente dal Cardinal Ca- 
racciolo nell' anno 1677 come nella memoria in marmo si leg- 
ge, che sta su la porta di dentro, che da me fu dettata alla buo- 
na e così dice : 



— 410 — 
Templum hoc 

Joannis Camilli Cacaci i Regii Collateralis Consiliarii , ac Re- 
giam Cancellariam Regcntis. 

Proprio, ac pergrandi aere fundalum , 

Ab Eminentissimo , ac Reverendissimo Archiepiscopo Cardinali 
Caracciolo solemni rilu consecralum, ac Virgini Mairi Ululo Pro- 
videntiae fuil dicalum. 

Anno Domini M.DC.LXXVII. Prima Sacrarum monialium 

magistra, alque Antistite, quam vulgo Guardianam vocanl, Sorore 

Agnete Caracciola ejusdcm Eminenlissimi 

Germana. 

luJ T»q «ixnubuoil 

E nel di fuori sopra la porta dell' atrio si legge la seguente 

memoria anche da me dettata : 

i 

Maximo Deo 

Virgini Mairi litulo Providentiae , Angelis Sanctisque omnibus 
Templum hoc dicalum. 

Joannis Camilli Cacacii Regii Collateralis Consiliarii , ac Re- 
giam Cancellariam Regenlis , pia volunlale , ac per grandi aere , 
una cum hoc Augusto Caenobio ad ejus animae fideliumque suf- 
f ragia fundatum, dotatum, alque ex asse haeres. 

: 

Post ejusdem obitus 
A Gubernaloribus Sacri Misericordiarum Montis fiduciariis 
haeredibus inchoalum, anno Domini MDCLXII. 

Complelum , ac tradilum Eminentissimo , ac Reverendissimo 
Cardinali Caracciolo Archiepiscopo Neapplilano , cui commen- 
datum 

anno MDCLXXV. 

Ha questo monastero 14m. scudi di rendita in circa , e da 
CO monache coriste, oltre delle converse , che menano vita di 
Serafine in terra , con una esattissima osservanza della Regola 
del Terz* Ordine di S. Francesco ; e volle il pio testatore che 



-4,1- 
questo monastero avesse due Protettori, cioè un Canonico na- 
politano e che non sia nobile di Piazza , eletto dal nostro Ca- 
pitolo , il quale ha da essere confirmato dall' Arcivescovo , e 
non volendolo confirmar senza causa possa esercitar senza con- 
forma ; 1' altro un prete onorato del Clero, ed ordinò che fusse 
eletto così. I signori Governatori del Monte della Misericor- 
dia nominano tre soggetti, si presenta questa nomina all'Arci- 
vescovo, e da questo se ne elegge uno , e che non trovandone 
alcuno capace di questi tre , debbano i Governatori far nuova 
nomina. 

Col voto poi di questi due Protettori e della Guardiana si 
ricevono le donzelle, ed essendo tre voti diversi si abbiano a 
bussolare , ed in caso di altre differenze si ricorra immediate 
all'Arcivescovo. 

II modo poi di ricevere le donzelle è questo : Il padre e la 
madre, fratelli, o altro parente della donzella dà un memoria- 
le alla Guardiana, esponendo che ha una figliuola, o sorella o 
nipote nominata NN. che desidera viver da Religiosa in un 
Convento claustrale, e perchè non vi è modo da poterla collo- 
care in un monastero decente alla propria nascita, prega a vo- 
lerla ammettere in questo, avendo i requisiti ordinati dal pio 
Fondatore ; e sotto di questo han da scrivere il luogo dove 
abita. La Guardiana sotto dello stesso memoriale scrive : i si- 
gnori Protettori faccian grazia di fare le loro diligenze e rice- 
vere i requisiti. I detti Protettori separatamente 1' un dall'al- 
tro visitano la giovane per osservare se sia sana di corpo, che 
non abbia difetto , o di cecità o di zoppaggine , e se sia atta a 
leggere ; poscia s' hanno da informale secretamente dai vicini 
e conoscenti delle qualità della giovane , e con che modestia 
ha menato la vita, e delle qualità del padre , e se da questo o 
dai fratelli è stata esercitata arte alcuna o mercatura ; poscia 
hanno da ricevere le fedi di esser nata da legittimo matrimo- 
nio , del battesimo , una fede del Capitano dell' Oltina e più 
cospicui Complatearii , come la casa della donzella ha vissuto 
sempre onoratamente e con decoro, e che non ha forza da pò- 



- 412 - 
ter collocare le sue figliuole in un monastero decente alla sua 
condizione, e questa fede l'hanno da fare i cinque o sei di quel 
Seggio dove questa famiglia vedesi ascritta; e un* altra fede di 
vila e costumi dal Padre Spirituale della donzella. 

Fatte tutte le diligenze, e ricevute le dette fedi ogni uno dei 
Protettori separatamente fa il suo voto scritto , e sigillato lo 
invia alla Guardiana , quale se vi avesse cosa in contrario , lo 
avvisa ai Protettori , acciocché possano fare nuove diligenze. 
Non essendovi poi difficoltà , si fa dai Protettori e Guardiana 
lina certificatoria al signor Arcivescovo , come la N. N. aven- 
do lutti i requisiti è stata ricevuta; ed in virtù di questa 1' Ar- 
civescovo dà licenza che possa entrare. Couvoca poi la Guar- 
diana in capitolo le monache dalle quali vien ricevuta. Le pri- 
me però che entrarono, entrarono col voto solo dei Prolettori, 
e dtlla Guardiana. Queste poi professando non ponno fare ri- 

nancia a beneficio dei parenti. 

* 

"" »qJO 

Chiesa de' Miracoli 

i 

Primo Educandato Regina Isabella Borbone 

Passando al lato opposto della strada tra la casa dei Padri 
della Missione ed il Collegio dei Padri Crociferi trovate il Sup- 
portici) di Lopez, e questo attraversato , mirate prima a de- 
stra il palazzo già edificato dal Reggente Diego Lopez Spagnun- 
lo , che dette nome alla contrada: esso e quasi abbandonato al 
tempo ed alle sue ingiurie, e quindi innanzi di svoltar Tango* 
lo a dritta , potete alzar gli occhi verso altro palazzo della fa- 
miglia Palma dei Duchi di^ S. Elia , anch' esso in pessime con- 
dizioni di vetustà , ma il cui buono stile d'architettura del se- 
colo decimosettimo si vede ancora dall'arco dell'uscio da via, 
dalla distribuzione dei vani di luce , e dalle loro mostre. 

Dopo alquanto andare vi trovate al Largo dei Miracoli. Pren- 
de la piazza titolo dall'edilizio che vedete a destra ; il qua- 
le anche nella sua origine dimostra 1 inesauribile pietà dei Na- 
politani ; tanto ditl'usamenente descritta dal nostro Celano. Non 
pertanto a risparmiare al lettore rineommodo di tener solt' oc- 



— 413 — 

chio 1' originale , cercheremo di epilogar Je cose principali co- 
sì della chiesa che dell' Educandato , del quale or ora dovrem 

discorrere. 

Tra le migliaja di vittime cadute nel furiar della peste del 
1656, fu Giovan Camillo Cacace, che pel suo sapere ebbe toga 
di Presidente della Real Camera della {Sommaria. Era uomo 
d' intemerato costume , e benché non propenso alle doone , 
mostravasi nondimeno verso di esse molto misericordioso. Se 
ne udiva che voleansi monacare , non solo dava loro la dote , 
ma ve le incitava con larghe sovvenzioni vitalizie. Quando fe- 
ce proponimento di fondare , dopo la sua morte , un monaste- 
ro per fanciulle povere e civili , prese a mangiare iu piat- 
telli di terra, risparmiando per sempre quelli di argento , di 
che ne avea in gran quantità. Ed a coloro che di ciò gli fa- 
cean nota , rispondeva : non dover egli consumare quello che 
assegnato avea per le donzelle sue future figliuole , che dedi- 
car si dovevano a Dio — Così queir uomo dabbene e pio s' ad- 
dormiva nel Signore ; ed i governatori del Monte della Miseri- 
cordia , esecutori testamentari , raccolsero il grandissimo re- 
taggio , di cui vi dirò solo che entrarono a farne parte ducati 
cinquantamila , dovuti al defunto dalla Regia Corte , che tolti 
gli avea in prestito per rimediare a' mali cagionati dalla peste. 

Così, prestamente dettero mano alla Chiesa dei Miracoli , in- 
titolandola a S. Maria della Provvidenza, col monastero in que- 
sto sito dove sorgeva una chiesetta ed un conventuolo di Fra- 
ti Riformali Conventuali , sopra un terreno a questi conceduto 
per limosina dalla famiglia Vivalda. Ma al tempo della nuo- 
va chiesa , il vecchio sacro edilìzio già era stato posto in ab- 
bandono da' Frati (dismessi dal Papa) e decaduto alla Came- 
ra Apostolica , da cui lo compiarono i Governatori del Monte 
per ducali quindicimila , col qual danaro fu rifatto il palazzo 
della Nunziatura con altre case rovinate dall'inondazione cagio- 
nata da dirotta pioggia , come si disse nel 3'. Volume di que- 
st' opera : al 1662 fu posta la prima pietra, e al 1675 era com- 
piuto il sacro luogo con la spesa di ducali cento sessantamila. 
Le dette memorie, ed alcun'altra di poco conto si leggono nelle 
Celano — Voi. F. 53 



- 414 - 

due epigrafi dettale dal nostro Celano, com'egli diceva, alla buona 
e riportate nel testo. 

L' opera fu fatta col disegno e la direzione del nostro arch. 
Francesco Picchiatti , ed occupò uno spazio quadralo , di cui 
ogni lato comprende seicento dei nostri palmi. Quantunque il 
monastero verso l'anno 1820 fosse stato confortato con alquan- 
te opere nuove , pure si rimane quello che era ; cioè ha due 
entrate, una ad occidente ed è la nuova, l'altra a settentrione 
ed è 1' antica. 

Al 1807 fu traslocata in questo luogo una Gasa d' educazione 
di nobili fanciulle che era in Aversa , detta Casa Carolina , 
ed amministrata da un governatore col nome di Presidente. 
Nel 1829 si piacque di assumerne la direzione S. M. la Regina 
Isabella, e dette il suo nome alla Casa , che volle chiamare 1°. 
Educandato Regina Isabella Borbone. Ella , capo supremo , un 
soprintendente , un segretario e pochi altri ufficiali minori ne 
fecero il governo economico ; 1' educativo fu affidato a maestri 
e maestre in ogni ragione letteraria , di belle arti e di virtù, 
donnesche. Vi furono accolte tigliuole di nobil gente , sia per 
prosapia , sia per altri uffizi dello Stato, sino esclusivamente a 
quelle di Baroni , Tenenti-colonnelli , Giudici di tribunali , da 
scendere alle fanciulle dei negozianti di ragione e dei ricchi 
possidenti che possono essere raccolte nel 2°. Educandato del- 
lo stesso nome in S. Marcellino, del quale abbiam tenuto pro- 
posito a suo luogo. Classi, studio, concorsi, premii, disciplina, 
tutto è regolato con molto ordine e zelo. Vi sono le donzelle ri- 
cevute da sei a dieci anni , ed una volta uscite, non rientrano 
più. Se alcuna è richiesta in moglie , può solo esser veduta 
nell' appartamento della direttrice , alla presenza de' parenti o 
congiunti ; e fatti i propositi del matrimonio , deve uscire dal 
luogo. 

L" edilìzio , di cui gran parte guarda mezzodì , ha purissima 
e lieta 1' aria , estesa e pittoresca la veduta. 

La porta a borea conduce ad uno dei due chiostri, ed è l'an- 
tichissimo dei Frati Riformati: la porta a ponente mena al chio- 
stro della fondazione del Cacace. Quella da una parte ha la 
chiesa , le stanze delle serventi, la cucina e nei superiori ordini 



— 415 — 

l' infermeria e il quartiere delle maestre. L' altro contiene giù 
gli uffici, un bel giardino d'agrumi , i parlatorii , il refettorio « 
le cattedre , dette classi ; e su , un teatro, una sala dove si la- 
vora di refe, la casa della Diretrice , e l' appartamento che si 
assegnò la Regina. In cima a tutte le sale e agli ambulacri corre 
un vastissimo terrazzo da passeggio con una prospettiva maravi- 
gliosa. Le alunne sono circa 140, e 78 tutte le persone impiegate. 
Sopra l'arcotrave della detta ultima porta vedesi in marmo 
una memoria del 1820, che qui riportiamo, sia perchè va can- 
cellandosi dal tempo , e sia perchè amiamo farvi notare il vol- 
gare che già usavasi a far leggende: 

PER LA GLORIA IMMORTALE 

DI FERDINANDO I. RE DEL REGNO DELLE DCE SICILIE 

DALLE CUI PROVVIDE CURE QUESTA R. CASA DEI MIRACOLI 

ALLA PIÙ UTILE E GENEROSA EDUCAZIONE 

DI ONESTE DONZELLE FU DESTINATA 

IL DUCA D. NICOLA DI SANGRO PRESIDENTE DI ESSA 

PROMOSSI OGNI MANIERA DI LAVORI E STUDI DONNESCHI 

INTRODOTTI GLI ORNAMENTI DELLE LETTERE E SCIENZE 

ALL' INGEGNO DEL GENTIL SESSO AGGUAGLIATE 
Olrt-" 

E LE REGOLE DI CRISTIANA E MORAL DISCIPLINA 

IN BUON ORDINE DISTRIBUITE 

L' INTERNA E L' ESTERNA FORMA DELL' EDIFIZIO 

A SOLIDITÀ ELEGANZA E MAGNIFICENZA MAGGIORE 

HA PROCURATO RIDURRE. 

• 

La Chiesa , benché piccola , è assai bella , e riccamente de- 
colata di buoni marmi. 11 pavimento è uno dei primi che qui 
fuiono lavorati a marmi commessi in bianco, nero, e pardiglio. 

Vogliale ancora notare i cancelli che riparano le cappelle mi- 
nori che sono di ottone lavorato con molta industria. 

Son pur degni di attenzione i due bellissimi vasi dell' acqua 
benedetta, disegnati dal Vinaccia ed intagliali dal Ghetti ; e sì 
ancora gli organi sontuosi lavorati da Andrea Basso , egregio 
maestro di tal arte al suo tempo , i quali per la finezza degli 
intagli j e la diligenza dell'abbondevoie doratura si debbono ave- 
re in gran pregio. 



116 - 



L'aitar maggiore con le due prandi cappelle della crociera , 
e le due statue e colonne di aflricano , furon con molta fanta- 
sia disegnati da Gio. Domenico Vinaccia, e posti diligentemente 
in opera da Bartolommeo e Pietro Ghetti fratelli carraresi. Il so- 
lo baldacchino di rame dorato costò due mila scudi. 

Per le dipinture la cupola è lavoro a fresco del cav. Benasca; 
e ci sembrano non del suo stile, ma di mano più corretta tut- 
ti gli altri affreschi sotto agli archi delle cappelle tra' quali 
ce ne ha di parecchi bellissimi. La tela del massimo altare, in 
che è espressa la Santissima Trinità con la Beata Vergine e 
S. Giuseppe ed alcune monache giù, con i ritratti del Reggen- 
te Cacace fondatore , della madre e di Giuseppe di Caro suo 
zio , uscì dal pennello di Andrea Vaccaro. L' Immacolata Con- 
cezione con alcuni Santi ai suoi piedi, quadro della grande cap- 
pella a lato del Vangelo, è opera di Luca Giordano ; ed il San 
Michele dirimpetto al verso dell'Epistola è di Andrea Malinco- 
nico, di cui son quasi tutti gli altri dipinti che si veggono per 
la chiesa, a riserba di quello che si eleva nella cappella del Cro- 
cifisso, il quale fu colorito dal Solimena , quando avea 1' età di 
ventitre anni. In questa cappella si vede tuttavia l'antichissima 
immagine di S. Maria dei Miracoli, opera di eccellente ma ignoto 
artefice della fine del secolo decimosesto. 

E ciò basti a dare un' adequata idea di questo nobilissimo 
Stabilimento destinato a dare alle giovanette una educazione ac- 
concia alle esigenze delle famiglie, e proporzionata ai progressi 
del secolo. È finito quel tempo , dice un eh. nostro scrittore 
sulla pubblica istruzione , in cui poco si pensava a formare la 
mente ed il cuore delle fanciulle, sicché. appena le avresti vedu- 
te occuparsi dei lavori dell' ago, della danza e della musica. Son 
passati quei giorni quando, anche dopo gli eloquenti consigli del 
patetico Fénélon , le Duchesse medesime scrivevano senza orto- 
grafia, e nissuna cameriera sapeva leggere. Oggi si tiene univer- 
salmente che quelle creature cui dobbiamo la vita naturale, ab- 
biano ad essere anche tali insegnatrici , che coi primi baci ac- 
compagnino i primi rudimenti religiosi e letterari, imprimendo- 
li nell'animo nostro con quella amorevolezza ineffabile che non 
potremmo da nessuno istitutore aspellarci. Epperò dovendo esse 



— 417 — 

compiere questo santo ufficio , bisogna che vi si trovino prepa- 
rale per tempo con istruzione modesta insieme e compiuta , iu 
guisa che gli studii non sian loro balocco e pericolo, ma dove- 
re e salvezza. 

Per un aggregato di saggi provvedimenti , e, che più è, per 
le amorevoli ed incessanti cure di S. M. la Regina vedova , gli 
Educandati dei Miracoli e di S. Marcellino , nonché quello del- 
l' Immacolata Concezione sono divenuti tre modelli, degni d'es- 
ser proposti all' imitazione dell' universale. 

Chiesa de' SS. Giuseppe e Teresa 

i 

Di contro alla chiesa dei Miracoli, dopo un breve andare, vol- 
gendo a destra, vi trovate a pie di una lieve salita. L' altra via 
che vedete di fronte è una scorciatoia che chiamasi di Miradois, 
e conduce alla Specola astronomica già descritta. L'erta aggiun- 
ge ad un bellissimo poggio, sul quale fino all'anno 36 del pas- 
salo secolo vi fu una casa di convalescenza pertinente allo spe- 
dale degl'Incurabili. A quel tempo la comprò lo Sparano, Sa- 
cerdote napolitano, con denaro raccolto dalla pietà dei fede- 
li. Vi fece una chiesetta col titolo dei SS- Giuseppe e Teresa , 
ed un piccolo Conservatorio dove si chiusero alcune monache , 
che non avevan chiesa propria e casa ed apperlenevano a civili 
famiglie; esse vi osservarono la Regola di S. Teresa come la rifor- 
mò la Venerabile Madre Serafina da Capri. Dopo il riordinamen- 
to delle comunità ecclesiastiche , il P. Matteo Capano verso il 
1822 raccolse con elemosine un buon numero di oneste fanciul- 
le, e le pose qui dentro a lavorar di spola, intitolando a Maria 
Addolorata il nuovo Ritiro. Oggi vi sono in circa trenta cinque 
oblate , ventuna educanda e dieci ritirate. 

Chiesetta che dicono di S. Gaetano 

Discesi al pie di questo poggio, tì conviene mettervi nel lun- 
go vico dei Miracoli , e giunti al suo capo d'oriente , scendere 
a destra pei gradini della strada Saponara , dove in sul prin- 
cipio allo slesso lato trovale la picciola chiesa dedicala a Sin 



18 - 



Gaetano, la quale oggidì si regge con le comuni liraosine , e vi 
è congiunto un Ritiro di oneste donzelle con una famiglia di 
circa ventiquattro persone. Allorché venne edificata verso la me- 
tà del secolo decimosesto da Ottavio Capece, questi la intitolò a 
S. Nicola Vescovo di Mira, ed allora fu posto sopra 1' ornato al- 
tarino di marmo una buona pittura esprimente 1' Immacolata 
Concezione di Maria con in cima 1' Eterno Padre , ed a lato un 
S. Nicola ed un S. Gaetano. In una nicchia dalla parte dell'E- 
vangelo vedesi un busto muliebre in veste monacale , con una 
maschera di cera in viso , la quale per tempo che ne è corso , 
ha preso tal colore che ti sembra un volto di persona interna- 
ta e disumata *, sotto vi è scritto : 
■ 

HIC . IACET 

CORPUS . ANNAE . SERAPHIAE . CINQUE 

EIUSQUE . ASPICE . IMAGINEM 

OBIIT . DIE . 18 . 8BRIS . 1819. 

Ad un lato interno della porta leggesi questo marmo di fon- 
dazione : 

' . 

D . O . M , 

NICOLAI . M1RENSI . EPISCOPO 

1NNOCENT10 . X . POST. MAX. ANNUENTE 

CARDINALI . PHILOMARINO . NEAP. ARCHIBP. 

APOSTOLICI . LEGATI . MUNERE . FUNGENTE 

SACELLUM » HOC . A . FUNDAMENT1S . EXC1TATUM 

IN . SUAE . MONUMENTAI . OBSERVANXIAE 

D. OCTAVIUS.CAP1CIUS 

EX . ANIMO . D1CAV1T 
£11 Kit ì .„ 

DIE . 16 . APRILIS . AN. SAL. IICM. MDCLVI. 

I 

Poco più appresso, sotto le case dei signori Aiello vedesi una 
cappelletta serotina, non ha guari fondata dal sacerdote Saverio 
Riccardi, ed intitolata al Cuore di Maria. Ma non è di alcun va- 
lore , quanto ad arti, il quadretto moderno che pose sull'alta- 
re. Sopra la porta si legge questo distico di alcun che stentala 
composizione : 

QUI CUPIT EXURI DIVINO PECTUS AMORE 

CORDE SUO HIC URIT CORDE MARIA DEO. 



— 419 - 



< blesa di Santa Maria a' Lanzatl 

Nel vicolo a cui fa angolo il palazzo dove è la prefata cappel- 
la , vedesi un' altra chiesuola addimandata S. Maria a' Lanzati , 
forse dal nome degli antichi padroni delle case dove è edifica- 
ta , e che la fecero per commodità propria e degli abitanti di 
questa contrada, povera una volta di tempii. Oggidì è governa- 
ta a cura della famiglia Ajello , succeduta agli antichi posses- 
sori. 

È una leggiadra cappelletta rotonda , dipinta con decoro , ed 
ha un beli' altarino di marmo: vi sorge sopra una tela del secolo 
decimosettimo , rappresentante la Concezione della B. Vergine. 
Su i pilastri della piccola cona sono attaccati due copiosi reli- 
quiari ; ed intorno intorno vedi appesi medaglioni e quadri in 
buono stile, ed a mezzo busto, di Santi protettori, e di Gesù e 
di Nostra Donna sotto vari titoli. Ma quello che è da ammirare 
io questo sacro luogo è a manca 1' oratorio privato dei signo- 
ri della casa , il quale ha le pareti interamente intonacate di 
dipinti, tra cui ve ne ha molti di ottimi autori e rari per ma- 
teria e dimensioni. Pria di tutto è da attendere ad una grande 
tela , dove in larghe proporzioni è raffigurata la decollazione di 
S. Gennaro nella piazza di Pozzuoli : opera pregevolissima per 
correzione di disegno, tono di colore e sagacissima compostezza 
nei gruppi. Ancora si deve avere in gran lode un S. Bartolom- 
meo di bellissima espressione e di grande studio sul nudo, che 
è lavoro da appartenere a buon autore anche del secolo deci- 
mosettimo ; e per grandezza si fa notevole altresì un S. Dome- 
nico in adorazione della Vergine Maria che sembra del pennello 
di autore delio stesso secolo. Ma di opere di autori antichi ce n'è 
qui buon numepo •, ed a vostro beli' agio potete farne argomento 
di studio e di ammirazione per la cortesia dei padroni del luo- 
go. A questa magnifica raccolta di eccellenti lavori di pittura 
su legno, su rame e su tela, si deve aggiungere anche il deco- 
ro di elette cornici intagliate, e di quelle che ormai si fan mol- 
to rare , di ebano , di tartaruga e legni forestieri a grandi e 
molte gole, listelli e tondini. 
• 



— 420 - 

Avute le notizie di questo Sacro Luogo, si può tirare avan- 
ti , ed a sinistra si veggono alcuni vichi tutti bene abitati , e 
per quesli si va alla casa della convalescenza degli infermi che 
escono guariti dallo spedale della Pace , che è un luogo molto 
ameno e pulito con una comoda chiesuccia , dove di continuo 

vi stanno due Frali dell'Ordine dei ben Fratelli. 



La Pacella alla Montagnola 

■ 

Ora è d' uopo ritornare indietro , e pervenuti che sarete sul- 
1' allo , notate che i vicoli di rincontro e di traverso traggono 
tutti sn pei colli della contrada , la quale or s'appella la Mon- 
tagnola per la sua configurazione , or dei Cerojuoli per 1' indu- 
stria ohe si fa in lavorar la cera in torchi e candele, ed or in- 
fine della Pacella ber una bella casa di convalescenza che vi ha 
lo spedale della Pace, amministrata dai Frati di S. Giovanni di 
Dio. In questo spedaletto altra volta i detti benemeriti Padri go- 
vernavano* un Sempliciario, quando la Università napolitana non 
ancora aveva pensato di fare un Orto Botanico ber 1 ammaestra- 
mento degli alunni, ed era riuscito vano il disegno di formarne 
uno presso il palazzo degli Studi, dove aprivansi le cattedre dei- 
Accademia al secolo decimosettimo. L'orto della Pacella, a quel- 
la stagione che più fioriva per le cure dell' abilissimo dottore 
Domenico Fusco, contava circa settecento specie diverse, la mag- 
gior parte esotiche, come nota il Celano. 

Poco prima in tal luogo ebbero i Padri dell' Oratorio, da noi 
detti Girolamini , una casa di campagna per ricreazione autun- 
nale ; dove tra gli altri passatempi facevano in un ben accomo- 
dato teatro rappresentare alcune commediuole e drammi spirituali 
da giovanetti molto vivaci ; e il più delle volte eran sacri oratori/, 
vegliarci dire azioni di Santi cantate con musica di ottimi autori. 

Ritiro di S. Francesco Saverio 
a S, Ilaria degli Angeli alle Croci 

Alquanti passi oltre la Pacella vedesi il Ritiro di S. France- 
sco Saverio , fondato nel 1802 da Pietro Cioflì , Napolitano , ed 
arricchito di lasci da pietosa donna , che fu S'irà di Marino , 



- 421 - 

Girando per l'ultimo vico a sinistra si entra in un'altra par- 
te di questo Borgo, detto di S. Maria degli Angeli per la chiesa 
di questo titolo che poco lungi si vede. 

£ questa un' allegrissima chiesa accompagnata da uno alle- 
gro Convento dei Frati di S. Francesco, fu questo edificato con 
le limosine dei Napolitani nell' anno 1581 dai Frati dell'Os- 
servanza, poscia nel Pontificato d' Urbano Vili assegnati allì 
Riformati dello stesso Ordine. 

Circa poi gli anni 1639, Fra Gio. da Napoli, Ministro Gene- 
rale dell' Ordine, e carissimo per lo suo valore e sapere al si- 
gnor Duca de Medina de Las Torres, allora Viceré del Regno, 
in modo che i più importanti negozi passavano per le mani di 
detto Frate, questo avendo un genio particolare a questo Con- 
vento con ampie limosine avute dai primi Baroni del Regno e 
da Bartolo in meo d' Aquino » per le mani del quale passava il 
tesoro del nostro Re, ridusse col disegno ed assistenza del ca- 
vai ier Cosimo la chiesa nella forma che oggi si vede , toglien- 
dole quella divota povertà che adornava una chiesa di Rifor- 
mati, e riedificò quasi dai fondamenti il Convento con una va- 
ghissima forma. 



la quale può perciò esserne tenuta come vera fondatrice. Og- 
gi è molto provvidamente amministrato , e rinchiude orfanello 
ed altre fanciulle ben nate che vivono in comunità, e vi si at- 
tende alla pubblica educazione. Della scuola interna parteci- 
pano ancora le giovanetto che son fuori , e vi s' insegna gram- 
matica , storia , geografìa , non meno che il ricamo , il lavoro 
dei fiori, ed altro. Ma quello che più monta sono istruite nei 
mestieri casalinghi donneschi, senza certi metodi di disorbitante 
educazione, che ordinariamente non sogliono riuscire giovevoli. 
Attualmente vi sono due oblate, una ventina di educande e sei 
converse. Sull'entrata del Ritiro leggesi questo salutare invito : 

AUMTE F1LIAE AUDITE ME 
TLHOREM UOMINI DOCEBO VOBIS. 

Cdano— Voi. V. 54 



— 4*2 - 
V altare maggiore è tutto di fini marmi bianchi e pardigli, 
Vedesi in esso una statua che rappresenta la Vergine , è di le- 
gname, e vi fu posta per modello, dovendo venir di marmo e 
di mano del cavaliere ; ma restò sbozzata perchè mancò il Pa- 
dre F. Giovanni. 

Sotto dell' altare vedesi Un Cristo morto, di bassorilievo in 
marmo, dagli intendenti molto stimato. Questo fu opera di Car- 
lo Fansaga , figliuolo del cavaliere. 

Dalla parte dell'Evangelo , nel cappellone, vedesi una vaga 
custodietta di pietre azzurre ol tramarine , e le due statue che 
vi si vedono sono state fatte col modello del cavaliere. La sta- 
tua del Crocifisso con tutte le altre statue in legno che si veg- 
gono per le cappelle sono opera di Fra Diego di Palermo, Fra : 
te di quesl' Ordine , che mori con fama di una esatta bontà di 
vita. 

11 Signore ligato alla colonna, di légno, che sta nel cappello- 
ne dalla parte dell'Epistola, fu fatto col modello del cavaliere, 
dovendo venire di marmo. Vi sono nei lati di detti cappelloni 
due Reliquiari ricchi di insigni reliquie , che qui non si regi- 
strano per non allungarci , potendosi sapere dai cataloghi che 
vi stanno. 

Vi è un pulpito di marmo bianco e pardiglio, che per la biz- 
zarria del disegno forse non ha pari in Napoli. Viene questo 
sostenuto da una grande aquila in atto di volare , e fu questo 
modellato dal detto cav. Cosimo, e l'aquila fu fatta di mano sua. 
Vi è 1' atrio della chiesa che d' avanti ha un bellissimo stra- 
done per lo quale si cala alla strada maestra, fatto aprire dallo 
stesso F. Giovanni. 

Sopra di quest atrio vi sta situato il choro , sostenuto da 
molte colonne d' antico granito che furono della chiesa di San 
Giorgio Maggiore. Nel fìnestrone del coro che guarda lo stra- 
done vi è una statua di marmo che rappresenta S.Francesco, e 
questa stimata viene delle più belle opere che avesse fatte il 
cavaliere. Questa facciata doveva venire abbellita da un biz- 
zarro campanile dalla parte dove è la porta dei convento , da 



— 423 -- 
un orologio dall'altra dello stesso disegno , e qui dovevasi si- 
tuare una famosa libreria, come si può argomentare dalle fon- 
damenta; e di già erano cominciati a venire una quantità di li- 
bri da diverse parli, ma per la morte del Padre , come si dis- 
se, furon rivenduti per alcuni bisogni del Convento. 

Essendo stalo rifatto il chiostro, i primi signori della nostra 
città per loro divozione il vollero far dipingere , e si divisero 
un' arcata per ciascheduno , come si può vedere dai nomi e 
dall' armi che vi stanno: fu locata quest' opera a Belisario Co- 
renzio, e fu questa 1' ultima opera che egli fece; ma essendo in 
età di anni 85, fece egli i disegui, e poi coloriti dai suoi allievi 
■é andava di sua mano ritoccando ; vi fece tutte di suo pugno 
due istorie, che è il Natale del Signore, e la fuga della Vergine 
in Egitto, per dimostrare, credo io , la sua perfezione, benché 
in età decrepita, essendo che queste due cose paiono delle pri- 
me che egli fece. Su le porte delle celle del nuovo dormitorio, 
in ogni una vi è un ovato, ove è collocata una testa di un San- 
to della stessa Religione col suo mezzo busto , lavorati dal ca- 
valiere in pietra dolce, e poi imbiancati con uno stucco mistu- 
rato che le fanno apparir di marmo. 

Questo chiostro e dormitorio vengono poi cinti da amenis- 
simi e fertili giardini, e tanto questi quanto 1' atrio della chie- 
sa sono la delizia dei Napolitani divoti e ritirati che non ricer- 
cano spassi dove è calca , essendo che qua vengono a ricrearsi 
ed a prender fresco nei giorni estivi, ed a goder del sole nello 
inverno ; e veramente è questa una delle belle uscite che abbia 
Napoli dalla parte di terra per chi non ha carrozza. Da questa 
chiesa per vie ombrose nell' estate si può passare al Convento 
dei Cappuccini vecchi , ma di questo se ne darà notizia nella 
seguente giornata. 

_— 

Chiesa di S. Ilaria degli Angioli alle Croci 

Per qualunque di questi vicoli , traendo ad oriente , riuscite 
sulla grande spianata di S. Maria degli Angeli alle Croci. Oggi 



— 424 — 

è Parrocchia, avendo finto di esser succursale di quella dei Ver- 
gini. Per 1' innanzi fu chiesa e convento dei Frati Osservanti di 
S. Francesco; e poi dei Riformati dello stesso Ordine. Venne i! 
sacro luogo, come nota il nostro autore , edificato coli' elemo- 
sine dei Napolitani al 1581; e quindi per largizioni di Bartolom- 
meo d'Aquino ed altri cavalieri della città fu riedificato con di- 
segno del Cav. Cosimo Fansaga al 1639 in quella magnifica for- 
ma che vedete, ed in quel tempo stesso fu dalle fondamenta 
edificato il convento. 

Nel nobile prospetto della chiesa, quantunque di stile bastar- 
do, e propriamente nel finestrone di mezzo che corrisponde al 
coro , vedesi in marmo una statua di S. Francesco del mede- 
simo Fansaga. I due puttini sopra i due vani laterali alla por- 
ta dimezzo erano dello scarpello del medesimo autore; ma uno 
ne fu involato , e poscia rifatto da altro artefice. Il Coro che 
sta immediatamente sopra al grande vestibolo è sostenuto da 
molte colonne di granito in bellissima simmetria disposte , le 
quali , come ci dice lo stesso Celano , appartennero già alla 
chiesa di S.Giorgio Maggiore. Su la porta della Chiesa si legge: 

ANGELORCM . REGINAE 

SEBAPBICAE . PROL1S . OBSEQUIM (sic) 

TEMPLUM . AEDESQUE 

D . D . 

Ad un lato dell'atrio si vede intagliata anche in marmo que- 
st' altra storica leggenda : 

ANGELORUM . REGINAE 

TEMFLUM 

A . REV . PRE . IOANNE . A . NEAPOLI 

MNRO . GENLI . TOTIUS . ORDINIS . S . P . 

FRAKC . A . FUNDAMENTIS . ERECTUM 

ET . AB . 1LLMO . ET . REVMO . DNO . D . 

DOMINICO . DIRETTI . EPISCOPO 

ACERRARUM . SOLEMNI . R1TU 

CONSECRATCM . DIE . XXIV . MENSIS 

NOVEJUDR1S . MDCCXXVI. 

La chiesa è a forma di croce latina , ad una sola nave ; ma 
le cappelle han comunicazione fra di esse , e sono architct- 



- 425 - 

late tulle ad un modo. I Santi nelle dieci cappelle , il Cro- 
cifisso e le altre imagini che si veggono nella chiesa ricor- 
dano lo stile dei primitivi Francescani di non aver) dipinti , 
ma scolture , e furono opere di un laico dell' Ordine per nome 
Fra Diego da Salerno. 11 nostro autore ci ha parlato diquant'al- 
tro merita essere osservato in questo sacro edifizio; perciò sen- 
za replicare cose superflue, noteremo che gli affreschi nel chio- 
stro, allogati in origine a Belisario Corenzio e coloriti dai suoi 
allievi, benché oggidì tutti ritoccati, non cessano di essere im- 
portanti per la storia blasonica delle famiglie illustri Napolitane. 
Questo bel silo sino al cader del passato secolo fu assai pre- 
diletto dai Napolitani, ed il chiostro e l'ampio atrio della chie- 
sa erano , al dire del nostro Celano , la delizia delle divote e 
ritirate persone che non cercavano spassi dove era calca ; es- 
sendo che qua sopra venivano a ricrearsi, ed a prendere il fre- 
sco nei giorni estivi, ed a goder del sole nel verno. Lo spiazzo 
e il grande stradone alberato che scende all'ampia strada di Fo- 
na furon pure opere compiute in quel tempo col danaro dell'ele- 
mosina. 

Collegio e Scuola Yctcrciioria 

11 Convento di S. Minia degli Angeli testé descritto ora de- 
stinato alla scuola di veterinaria. Questa maniera di medica di- 
sciplina fu empiricamente usata presso di noi sino al 1796, quan- 
do fu creata una scuola convenevole con un direttore ed un 
maestro di mascalcìa, già mandati sei anni innanzi a Parigi per 
appararvi i nuovi trovati e le recenti teoriche, nello scopo spe- 
zialmente di ammaestrar coloro che dei cavalli dell'esercito do- 
veano prender cura. Pure non prima del 1815 può dirsi di aver 
essa cominciato a ricevere tal regolare ordinamento , da farla 
emulare da tutte le altre d' Italia e salire in fama ed onore. 

Componesi oggidì di un Direttore il quale regge 1' istruzione 
teoretica e pratica degli alunni che son raccolti nel collegio, 
ed ha cura dell' orto per le piante necessarie alla veterinaria , 
della prateria , dell' espedale degli animali e della farmacia ; di 
un Rettore il quale intende al governo della scuola, alla disci- 
plina ed a' costumi degli studiosi , e per ciò dipende dal Pre- 



- 426 - 

siderite della Pubblica Istruzione ; di sei Professori , che inse- 
gnano col Direttore le matematiche elementari , la fisica e la 
chimica farmaceutica , 1' anatomia , la fisiologia , l' isippogonia, 
il trattato delle razze , la botanica , lì agricoltura , l'igiene , la 
patologia x la terapeutica , la medicina pratica , la materia me- 
dica , la chirurgia teoretica e pratica , la medicina legale vete- 
rinaria. Ci ha pure un istruttore di ferratura , un aiutante di 
clinica , due prefetti , di cui uno fa da cappellano e vi celebra 
ogni giorno la Messa , e 1' altro che accompagna al passeggio 
gli alunni e bada ad essi nelle stanze. 

Ammirevole è questo Stabilimento soprattutto per 1' ampiez- 
za del fabbricato e per 1' amenità del sito. Oltre le vaste stalle 
che vi trovi, in cui tra gli altri raccolgonsi dai vari reggimen- 
ti , tutti i cavalli presi da infermità contagiosa, havvi una Sala 
per le dissezioni zootomiche; due gabinetti, uno patologico con 
molli e singolarissimi pezzi , ed uno di preparazioni anatomi- 
che del cavallo ; una raccolta di minerali , di strumenti ceru- 
lei, di macchine per le dimostrazioni fìsiche e chimiche , e di 
molti ferri ordinari e patologici che servono di modello e di- 
mostrazione delle lezioni intorno alla ferratura ; ed una biblio- 
teca altresì ricca tra le altre opere di molte scritture veterina- 
rie , che si vanno tuttodì pubblicando ad ammaestramento di 
quei giovani. 

Il mantenimento di tale utile istituzione fra noi è a carico 
del Governo per una parte , e delle province di qua dal Faro 
per un' altra , le quali mandano ciascuna i propri alunni pen- 
sionari trascelti dagli Intendenti , dopo un esame ed una spe- 
cie di concorso: non pertanto il Collegio accoglie anche giovani 
studiosi a lor proprie spese , sien pure stranieri. 

L'istruzione che vi ricevono si compie nel giro di quattro an- 
no. Essa è regolata, siccome di sopra dicevamo , dal Direttore, 
il quale, assistito da un consiglio detto d' istruzione , composto 
da lui , da tutti i professori delia scuola, e da due tra' più ri- 
putati medici o cerusici della città , esamina i disegni e le mo- 
dificazioni spettanti all' insegnamento delle scuole , alle prati- 
che in cui dovranno esercitarsi gli alunni , al buon reggimen- 
to dell' ospedale , alla conservazione ed accrescimento delle va- 



- 427 - 

rie raccolte che servono allo studio ; ed il tutto poi sommel- 
te al giudizio del Presidente dell' Università. Qnesto Consiglio 
procede colle norme prescritte da apposito regolamento. 

Per Sovrano volere codesto Collegio è al presente come il 
semenzajo , donde escon fuori i veterinari! dei varii reggimenti 
dell' esercito , e quelli che col nome di provinciali, distrettuali 
e comunali, secondochè sono destinati a'servigi delle province, 
dei distretti , o dei comuni, hanno l'ufficio di vegliare sulla sa- 
nità degli animali domestici , e tenere nei capoluoghi altresì 
una scuola per ammaestramento dei giovani maniscalchi. 

Beai Orto Botanico 

A manca , in sull' uscire dal cennato edilizio , la via si al- 
7 unga piana ad un punto della rivolta , in fra di cui dichi- 
nando trae in una piccola valle. A mezzodì costeggiasi la parte 
pi ù alta del nostro Orto-Botanico , di cui diremo, a settentrio- 
ne vedesi alcun vicoletto abbellito da abitazioni che i Napolita- 
ni usano per casine , e dove i nostri medici mandano d'ordina- 
rio i loro infermi di mal di petto *, i! che ha sparsa intorno di 
quel luogo ed eziandio di quelle case una mala voce , che le 
rende quasi disabitate , mentre luogo e case sarebbero de- 
lizia e salute per le belle vedute e l' aperta aria di quel colle. 
Sventura che in un paese così civile si abbia a perfidiare nella 
plebea opinione del contagio della tisichezza, senza voler com- 
prendere che gli uomini son partiti in innumerevoli famiglie co- 
me i generi di tutti gli altri animali ; e siccome ci son razze 
bionde , nere , con occhi cervoni a cilestri , con denti più o 
meno coloriti , così ci ha pure di razze dove certi morbi sono 
specialità di famiglia , quali la gotta , l'ernia, la palpitazione , 
la salsedine , il mal di petto e simili. E notate che qui i più, 
dicono che il mal sottile acquisito, cioè venuto per crapule, per 
intemperata vita , per malattie carnali , non è contagioso ; ma 
quello è appiccaticcio che spontaneamente sorge in giovane pet- 
to senza alcuna cagione : errori sopra errori , creati da paure 
e da difetto di logica e di opportuni sperimenti, autenticati dal- 
l' ignoranza di taluni esercenti V arte salutare. Ma lasciando per 



- 428 - 

\ m mmmm 

ora di visitare la chiesa di S. Eufebio ( più conosciuto sotto il 
nome di S. Efrem Vecchio) coli' annesso convento di Cappuc- 
cini , di cui a suo luogo si dirà , entreremo a descrivere il R. 
Orto-botanico , dove solo il giorno delle domeniche ha accesso 
il popolo perchè possa passeggiare lungo i suoi viali. 

In fatto di botanica, l'orto è di recente fondazione, ma antico 
era fra noi il culto alla scienza, le cui condizioni fecero assai splen- 
dide presso di noi il Colonna, V Imparato e il Maranla. Ampia 
fede ne fanno i nostri antichi scrittori ed altri autori contempo- 
ranei, quali il Ghinio, il Giusio, il Savino e il Dodoneo, che a quei 
sommi botanici Napolitani dichiaravano di andar debitori di non 
poche piante , lor inviate in Francia , in Germania , in Olanda 
da' giardini di Napoli. Fra questi per antica celebrità il primo 
luogo vuoisi assegnare all' orto botanico di Gio. Vincenzo Pi- 
nelli, che nel 1535, sortiva i natali da nobili genitori genovesi 
qui tramutati. Dell'importanza e rarità delle piante che si col- 
tivavano in quel giardino fa testimonianza l'applaudito Trattato 
dei semplici che il Maranta , venticinque anni più lardi , inti- 
tolava allo stesso Pinelli. Ed era pur circa quel tempo che Gio. 
Battista della Porta a dispendi e cure non guardava per arric- 
chire la sua villa alle Due Porte di belle piante, e farla degna 
dei pomposi elogiche ad essa si prodigavano. 1 giardini di que- 
sti due valentuomini fiorivano tra il 1550 e il 1600, e presso a 
questo periodo soltanto, cioè circa il 1545, potete trovare noti- 
zia dei giardini di Pisa e di Padova , mentre che fuori d' Italia 
appena qualche altra città di simili sussidi lo studio della bo- 
tanica confortava. 

Un po' di lato ai giardini di della Porta , ma nel verso del 
villaggio dell' Arenella in una bellissima villa, che il nome del 
possidente dava alla contrada, il padre e il tìglio Donzelli, poco 
inoltrato il decimosettimo secolo , presero a coltivare una pre- 
ziosa raccolta di piante. La riputazione del giovane in ispecia* 
iità fu sì tosto e bellamente diffusa, che il governo della Santa 
Casa dell'Annunziata l'invitò a dirigere l'orto dei semplici che 
nel 1682 piantar fece , come dicemmo , alla Montagnola. Que- 
sto piccolo giardino ben può dirsi aver presso noi suggerita la 
prima idea di un'orto botanico pubblico, perchè il Donzelli al- 



— 429 — 

la cura delle pianto accoppiò il pubblico insegnamento, che io. 
due dì ogni settimana di primavera e d'autunno dava ai gio- 
vani alunni di medicina. Convien ricordare che poco dopo , il 
botanico Domenico di Fusco coltivò in questo giardino sino a set- 
tecento piante esotiche. 

Dismesso quindi quest' orto , saliva in fama il giardino che 
prima il Conte di Chiaramonte , e poi il figlio di lui , Principe 
di Bisignano, piantar facevano nella lor Villa alla Barra. Il vec- 
chio prof. Pelagna ne illustrò le piante , e allora il giovane 
Tenore ne pose a stampa due copiosi cataloghi. Poco di poi l'e- 
sempio seguitavano il Duca di Gravina nella sua famosa Villa di 
Bellavista in Portici, ed il Poli che nel giardino di Tarsia pres- 
so alla sua dimora molte preziose piante riuniva , le qua- 
li , donale da lui più tardi all' Orto botanico , ancora veggonsi 
figurare tra le più annose. E tacer non dobbiamo le copiose se- 
rie di piante esotiche che prima i due Cirillo Nicola e Santo , 
e di poi il più giovane dottissimo Domenico coltivar facevano 
nel giardino della lor casa a Ponlenuovo. Ricco delle esotiche 
piante non meno che della indigene era l'orto cirilliano , che 
coi viaggi del celebre uomo, e con quelli dei suoi alunni , tra 
quali primeggiava il Nicodemo, tal grido di rinomanza aggiunse 
da meritarsi elogi universali. Nelle quali copiose raccolte di pian- 
te nei giardini privati già si vedeano begli ed apparecchiati i 
primi germi di un orto botanico pubblico , che finalmente fu 
presso a fondarsi nel 1792 nell' Albergo dei poveri , coli' in- 
tendimento di farlo servire anche all' istruzione agraria. Ne 
veniva data la cura al Cav. Plunelli , ed all' arch. Francesco 
Maresca. Ma il 1799 e gli anni appresso colle lor luttuosissime 
procelle dispersero ogni proposito. Pure il vecchio Petagna, prò 
littando del trasferimento delle cattedre dell'Università in Mon 
teoliveto, allora avvenuto, quivi ottenne un picciol giardino pei 
ridurlo ad orto botanico d' istruzione. Con le piante del Poli 
ed altre ottenute dalle generosità di solerti cultori della scien 
za , la prima nuova scuola botanica poteva dirsi compiuta , ed 
il Tenore ne divulgava il catalogo per le stampe. Nel 1806 ri- 
tornate le cattedre all' antica lor sede nel Salvatore , e volen- 
dosi addire Monleolivelo a mercato di commestibili , si ritornò 
Celano — Voi V. 55 



— 430 — 

al divisamente» di un pubblico Orto Botanico. Enel 1809 ne furon 
gettate le basi nel luogo dove ora il vedete , dovendo servire in 
pari tempo alla botanica ed alla agricoltura. Architetto dell'opera 
fu Giuliano de Fazio, direttore scientifico il Tenore', e venne aperto 
al pubblico studio il 18 di quel maggio. Più tardi nel breve re- 
gno di Francesco I. ne fu rifatto in robusta forma il basamen- 
to , e datovi 1' ingresso come lo è al presente , essendo prima 
di lato sulla salita di S. Maria degli Angeli. 

Comprese le terre destinate a semenzai ed alle coltiva/ioni da- 
te in appalto , l'Orto Botanico occupa un'estensione di ventisei 
moggia antiche , distribuite in questo modo : Scuola linneana 
per I' istruzione primaria. Scuola delle famiglie naturali per lo 
studio generale della scienza. Viridario, ossia Albereto disposto 
secondo le famiglie naturali. Fruticeto distribuito allo stesso mo- 
do. Diverse coltivazioni di piante d' ornemento. Due grandi se- 
rie a scalinate per le piante dilicate e bulbose da coltivarsi in 
vasi ad aria aperta. Altre simili per quelle che passano il ver- 
no nei ricoveri assegnati. Recinto per le seminagioni annualu 
Queste coltivazioni occupano lo spazio di circa moggia venti. Le 
altre sei sono occupate da semenzai, da piantonai, e depositi di 
piante moltiplici o riservate a colture ortensi. Il mantenimento 
di queste coltivazioni e la spezie dei prodotti che se ne hanno 
sono dati in appalto con un annuale estaglio che fa parte della 
dotazione dell' Orto. 

Per le piante che non soffrono il rigore del verno vi sono due 
editìzii che presso di noi col favor del sole suppliscono al bi- 
sogno delle vere stufe. Un apposito terreno trovasi designato 
per edificarvi una stufa secondo i nuovi metodi , per quel- 
le speciali serie di piante tropicali che ne hanno assoluto biso- 
gno. Non manca la coltivazione di piante acquatiche per mezzo 
di grandi vasi o di vasche con acqua , che ivi si attinge a set- 
tanta palmi di profondità con una tromba idraulica mossa dal- 
la forza di un cavallo. 

Nella sala delle pubbliche lezioni in questi ultimi anni sono 
stati allogati gli armadi per 1' erbario , per una nascente biblio- 
teca e per la raccolta di disegni tratti dal vero delle piante 
rare che van fiorendo nel nostro giardino. Il catalogo generale 



— 431 — 

Calando per lo stradone che sta avanti della chiesa si arriva 
alla strada maestra detta di Santo Antonio , ma dal volgo det- 
ta S. Antuono. 

Scrivo queste voci popolari perchè se un forastiere vuol do- 
mandare per sapere qualche strada, se la dimanda con la voce 
propria e civile a qualche popolare r non saprà rispondere , 
come per ragion d'esempio : se uno domandasse ad un uomo 
della plehe, dov' è la strada di S. Antonio ? risponderà a Ghia- 
ia, perchè in quella contrada è una chiesa dedicata a S. Anto- 
nio e la strada per la quale vi si va dicesi salita di S. Antonio. 
Or vedano come si fa concetti delle nazioni. Essendo andato la 
prima volta in Roma , un Romano odiava i Napolitani perchè 
strapazzavano i forastieri, ed interrogando in che? mi rispose 
che avendo interrogato un artrggiano dove era la chiesa di S. 
Antonio , mi mandò sopra Posillipo , e dopo di una gran fati- 
ca mi fece perdere una giornata , e soggiungendoli quale chie- 
sa di S. Antonio domandava ? di Vienna, mi replicò. Allora io 
soggiunsi, figliuol mio vivi ingannato; 1* arieggiano non t' in- 
gannò, se tu avessi detto dove è la strada di S. Antuono, ti sa- 
rebbe stato detto dove ella era , ma dicendo di S. Antonio , 
sempre s' intende dal volgo per quello da Padova. 

Or calati per lo stradone ci incamineremo a destra , ed in 
prima vedesi il delizioso giardino della casa dei Caraccioli dei 
Signori Principi di Forino , che sta avanti del Ponte nuovo , 
che fu fatto sul fosso circa 1* anno 1630 per aver commodità le 
case di questo Borgo di entrar dentro, della città , con brevità 
di cammino , essendo che per prima vi avevano da entrare a 
per la porta Capuana o per quella di S. Gennaro. 

Camminando più avanti si arriva alla muraglia , e proprio 
dove termina quella di travertini di, piperno principiata dal Re 

delle piante di quest'Orto giunge al numero di dodicimila, e si 
vende stampato con una carta topografica ed opportune diluci- 
dazione 



— 432 — 

Ferdinando I, che sta a sinistra sotto il convento di S. Gio. a 
Carbonara, e da questo medesimo luogo principia la muraglia 
dell' ultima ampliazione fatta dall' Imperator Carlo V, essendo 
Viceré D. Pietro di Toledo. 

Strada Foria 

11 nostro autore invece di condurci verso settentrione al Con- 
vento dei Cappuccini a S. Efrem vecchio, o verso mezzogiorno 
alla chiesa di S. Antuono, ci fa ritornare ad occidente verso gli 
studi per chiudere la sua settima Giornata al punto della re- 
centemente demolita porta di Costantinopoli. 

Noi pertanto uscendo dall' Orto Botanico per la porta latera- 
le che immette nell' ampio viale di S. Maria degli Angeli , di- 
scenderemo alla grande strada di Forìa. Fu detto viale erto ed 
alberato , altra volta frequentatissimo dal popolo , quando non 
ancora si erano aperte le nuove vie di S. Teresa e del Campo. 
Ora pur vi trae a sollazzo, ma in poco numero ed in cer.te de- 
terminale stagioni ed ore del giorno , ed al declinare del sole 
in tempo di state. Il lato ad occidente, già per l'innanzi dove sco- 
sceso e dove ingombro di casipole, da un trent'anni in qua si va 
decorando con belle palazzine, ed oggi vi è stato portato a ter- 
mine un cospicuo palazzo, da' cui varii ordini è deliziosa l'am- 
pia veduta che si gode , e soprattutto dalle terrazze in cima. 
Forma 1' angolo della strada verso lo stesso lato a ponente la 
vecchia casa dei signori de Franchis con architettura di poco 
più di un secolo fa. Ciò che è da vedervisi èia chiesetta di fami- 
glia aperta anche al pubblico culto. La chiamano dal nome de- 
gli antichi padroni, i quali in realtà l'intititolarono Santa Ma- 
ria Addolorata, ed in quella maniera di pergamena a stucco spie- 
gata sopra la porta ne ^significarono il titolo con queste parole 
poste come in bocca della dolorosa Madre che sopra vi è di- 
pinta : 

KON EST SIMILIS SICBT DOLOR MEDS 

Ci sono dentro tre altari di marmo: sul maggiore è la Ver- 
gine trafitta dalle sette spade, se non ben disegnata, buonissima 
di espressione e di colorito. All'Epistola havvi una divota e no- 



— Aòò — 

bile immagine di S. Maria del Buon Consiglio , ed all'Evangelo 
è una tela, entro cui si scorge una figura di uomo quasi nudo, 
di statura quanto il vero , con in mano un' accetta da troncar 
legna , ed in fondo è disegnata una fornace che manda fumo : 
rappresenta un Santo Eremita dell' Ordine Camaldolese. 

Ma pria di trarre direttamente alla chiesa di S, Carlo all'Arena 
convien discorrere della strada Foria che a giusto titoto richia- 
ma la nostra attenzione. 

Tra la Riviera di Chiaia e Toledo si alza rivale la bella stra- 
da di Forìa. Fate che se ne compia in tutl,o la decorazione ed 
allora, se non prima, sarà seconda fra le più belle contrade del- 
la città. Certamente in nessun' altra si trova tanto spazio ed a- 
ria, e tanta commodità da aprir mercati , far feste ed esercizu 
militari, e cento altre cose. Questa strada, la più larga di tut- 
te , dall' angolo del Real Museo sino al termine, dell' Albergo 
dei Poveri, del quale diremo a suo luogo, è lunga un miglio e 
un settimo, dove si lega all' amenissima via del Campo. Se non 
che non corre sempre in linea diritta come quella che si con- 
torce con leggiera svolta verso Porta S. Gennaro da Costantinopo- 
li, da un lato ; e dall' altro da S. Carlo all' Arena sino all'im- 
boccatura dei Vergini. 

La varietà dei nomi che nella sua lunghezza assume deriva 
dalle fabbriche che in varii tempi visi son fatte: solamente dai 
pini annosi che ingombravano anticamente lo spazio fuori la 
Porta S. Gennaro, e che furono segati nel 1730, il luogo si chia- 
mava e si chiama il Largo delle Pigne. Da Costantinopoli tiran- 
do a ponente la strada addimandasi dei Regi Studi ; giù da Por- 
ta S. Gennaro sino all'angolo di Poutenuovo si appella di S. 
Carlo all' Arena ; quindi di Foria e da ultimo di S, Antonio 
Abate e di S. Giovanniello ; e intendetene bene il perchè: Fo- 
ria è una corruzione di Forino , nome del feudo principesco di 
casa Caracciolo, la quale nel secolo decimosettimo edificò in que- 
sta contrada un palagio con bellissimi giardini, dei quali ne av- 
vanza un solo , dove la maestranza napolitana suole ancora nei 
dì festivi prender diletto al giuoco delle palle. 

Tutta la strada, come di leggieri potete ravvisare, era una vol- 
ta 1' antico pomerio oltre il muro settentrionale dopo 1' amplia- 



- -434 — 

snqne aragonese e spagnuola. Ma non pensate che di qui alcol- 
li fosse stato deserto. Diciamo invece che i subborghi di que- 
sta regione hanno origine più remota di tutti gli altri ; e gli 
JSumelidi che dettero nome alla prossima valle della Sanità fan- 
no argomentare che il luogo fosse abitato fin dai tempi primi* 
tivi della nostra città. Ciò pure dimostra la, dimora che presso 
j Vergini avevan preso gli Eunosttdi ; i quali erano una fratria 
q congregazione di uomini del paganesimo , come altrove si è 
detto. Se non che sembra certo che non mollo lieta esser do- 
veva la contrada, come quella che indicava la via dei trapassa- 
ti, essendo per quei lievi poggi il maggior sepolcreto della città, 
a sufficienza già descritto. 

Quasi tutti gli edifizi che lungo questa strada vedete , pochi 
hanno una data al di là di un secolo; i quali sono architettu- 
ra interamente dello Scht antarelli e dei suoi alunni. Innanzi che 
Carlo 111 vi desse la prima mano, era frequentata solo da colo- 
ro che nei prossimi borghi abitavano i, e quantunque fosse l'uni- 
ca via donde i forestieri che non vengono da mare entrano nella 
città , pure si è veduta sino al tempo dell' occupazione militare 
sempre in pessimi termini. Quel governo la rettificò in molti pun- 
ti, colmò alcuna parte del vallo di cinta , e volle piantata pu- 
re una villetta per pubblico passeggio, dove oggi è mercato dei 
commestibili presso Porta S. Gennaro ; la quale dura ancora nella 
nostra memoria col nome di Villa dei pezzenti, come la chia- 
mò per derisione il dovizioso volgo che abitava Chiaia e Toledo. 

Considerando quest' ampia e bellissima strada dall'angolo orien- 
tale del palazzo degli Studii , 1' osservatore ha dinanzi una fila 
di alti candelabri di ferro fuso che in cima alle due braccia scar- 
tocciate e piene di foglie , portano due grossi fanali a gasse, 
onde la sera sembra sì vaga ed avvivata da una quantità di lu- 
mi risplendenti e chiari. Coloro che ricordano questo sito non 
più che un quarto di secolo addietro , vi diranno che la sua 
compita bellezza è venuta ad acquistarla quando tutta la fi- 
la dei decorosi magazzini, che nel solo pianterreno percorrono 
alla diritta, dal tenimento della S, Casa degli Incurabili fino a 
Porta San Gennaro, cessarono di essere , come prima, grotte 
sformate, ad uso di segar i marmi, essendovisi invece sostituite 



— 435 — 

Dirimpetto a questo vedesi a destra la chiesa e monastero 
dedicato al glorioso S. Carlo, Questa nell' anno 1602 fu prin- 
cipiata da Silvestro Cordella napolitano, e fu terminata con le 
limosino che pervenivano a Giovanni Longo , Canonico della 
nostra Cattedrale, come Rettore di detta chiesa. Vi furono in- 
trodotti i PP. Cisterciensi detti di S. Bernardo. 

Ora questi buoni monaci vi hanno fabbricato Un commòdo 
monastero e tuttavia vassi ampliando ; principiarono da molti 
anni col modello e disegno di Fra Giuseppe Nuvolo , Domeni- 
cano, nel Iato della strada maestra una chiesa in forma ovata , 
e di già vedesi in piedi tutto il primo ordine; resterebbe ad al- 
zarvi la cupola, ma per la morte dell' architetto vi si incontra 
qualche difficoltà per la larghezza, benché più larga sia quella 
di S. Sebastiano. 

In questa chiesa vi si conservano molte insigni reliquie , 

botteghe da caffè e di varia specie di negozianti e venditori di 
generi coloniali, carta ed altre mercanzie, e fra queste anche il 
bello, sebbm piccino teatro la Purienope , il più ben costrutto 
ed ornato fra quelli di ordine inferiore. 

Fu edificato or sono appena sette lustri. L' architetto seppe 
trarre dall' angustia del luogo sì buon partito, che riuscì il mi- 
gliore fra' teatri popolari che adornano la città. In esso sono 
tre ordini di palchi ed una commoda platea ; le decorazioni e 
gli ornamenti imitano quelli del teatro massimo della Capitale. 
Vi rappresentano alternativamente compagnie di prosa e di can- 
to due volte al dì. 

Dall'altro lato che guarda il mezzogiorno del Largo delle Pi- 
gne è la strada delle Cavaiole, delta così per esservi in antico 
tempo venute ad abitare le famiglie di quei della Cava, che 
eran soliti nella città a lavorare di fabbrica ed altro. Nel pun- 
to ove termina questa strada dalla parte di oriente abitò nei 
principi! di questo secolo Antonio Sementini , uno dei primi 
collaboratori e scopritori dell' allora nascente scienza chimi- 
ca ai tempi di Lavoisier e dello Chaplal, e tenne in casa, dove 
pure quella scienza insegnava, una buona raccolta di macchine 
e strumenti non così frequenti allora a vedersi. 



- 4M - 
e particolarmente del Cuore, della Carne e del Sangue di San 
Carlo Borromeo, di S. Bernardo, di S. Anna e di varii San- 
ti Martiri* 

Chiesa di S. Carlo all' Arena 

Lasciando per poco il monastero di monache del Rosariello, 
dove ritorneremo ne 11' avviarci alla Stella, sulle orme del no- 
stro autore, convien far sosta alla chiesa di S. Carlo all' Arena. 

Fu dessa fondata nel 1602 da Vincenzo Cordella-, vi si offi- 
ciava da un Rettore, il quale con pubbliche limosine la compì. 
Venne indi verso il decimo anno di quel secolo conceduta ai PP. 
Cisterciensi, i quali la rifecero in più ampia forma dalle fonda- 
menta con disegno ellittico di Fra Giuseppe Nuvolo Domenicano. 
Furon sette gli altari, e sette i dipinti sopra di essi; pel maggiore, 
un S. Carlo di autore romano ; al lato del Vangelo, nelle due 
prime cappelle, un S. Carlo in adorazione della B. Vergine col 
Bambino in collo, ed una Nostra Signora con S. Gennaro, San 
Benedetto e S. Scolastica , del pennello dell' arch. Ferdinando 
JSenfelice , ( che pur pittore si era ) e li lavorò per divozione : 
nell'altra cappella si vedea un Angelo Custode d' ottima fattura 
della scuola del Massimo. 

All'Epistola, la prima cappella aveva un S. Bernardo, di Lui- 
gi Ganzi; la cappella di mezzo un S. Nicolò di Bari , di Ono- 
frio Avellino; nell'ultima era un S. Antonio di Padova, d'incerto 
autore. In una restaurazione , in sul cominciar del secolo pas- 
sato, quando cioè fu voltata la cupola, a cui non giunse il va- 
lente Frate architetto perchè colto dalla morte, i monaci posero 
in marmo ad uno dei Iati interni questa leggenda : 

d. o. m. 

TEMPLUM HOC IN HONOREM DEIPARAE AC SANCTORUM 
CAROLI ET BERNARDI ABBATtS EXCITATUM 1PSA DIE 

D. BENEDICTO MONACHORUM PATRI 

PR0PRI1QUE CISTERCIENSIS ORD1NIS EXORDCO SACRA 

ABBAS AC MONACHI EIUSDEM 

TEMPLUM AVITAE NEAP0L1TANAE P1ETATI 

rUBBUCAE F1DELIDM RELIGIONI EXPOSUERE 

ANNO IUBILAEI 1700. 



- 437 — 

Al 1792 fu il convento abbandonato dai monaci. Vi si vole- 
vano introdurre le donzelle del Conservatorio del SS. Cuore di 
Gesù : ma le vicende politiche di quei tempi impedirono ogni 
buon proposito , e nel luogo cessò il culto divino , facendo- 
si invece servire ad alloggiamento di soldati. Ciò accadde verso 
il 1806 quando fu mestieri assicurare le fabbriche murandone a 
grossezza la porta principale e tutti i finestroni. Dopo trent'an- 
ni si pensò a restaurare il sacro edilìzio. Il colera che mena- 
va fra noi fierissima strage , mosse la città nostra a ricorre* 
re a S. Carlo , e cosi per voto fattogli , con grandissima spesa 
venne riaperta la chiesa ai divini ufficii ed il monastero Cister- 
eiense al pubblico insegnamento gratuito : e la notizia dell' as- 
soluta promessa mandossi ai posteri con queste parole intaglia- 
te nel fregio del cornicione : 

DIVI CAROLI TEMFLCM CHOLERAE MORBO LIBERATI 
REST1TUERUNT EX VOTO MDCCCXXXVU. 

E primariamente ci è grato far onorevole menzione, a tribu- 
to di meritata lode , di S. E. Rma. Monsignor Carbonelli dei 
Baroni di Letino, Vescovo di Betsaitfa e Consultore distato, il 
quale die ogni sua opera ed interpose appo S. M. Ferdinando II 
di f. m. ogni sua possibile mediazione perchè venisse restau- 
rato questo tempio. Né si limitò solo a tanto, ma sopravvegliò 
efficacemente ai lavori, ed amministrò con singolare zelo ed ac- 
congimento le somme assegnate a quell'uopo dalla Sovrana Mu- 
nificenza. 

Fu V opera affidata in concorso al nostro arch. Francesco de 
Cesare, il quale non è da dire le difficoltà che ebbe a superare 
per gli strapiombi delle pareti, per le squarciature dell'ellittica 
volta, per le lesioni di tutti gli archi delle cappelle , e per gli 
altri gravissimi danni che l'edilìzio sofferti avea dal tempo e dal 
mal governo che ne fecero diverse soldatesche straniere. Come 
vedete dal prospetto, fu adottato lo stile dell'architettura greca; 
e la porta d'entrata, nei capitelli corintii sulle colonne di gra- 
nito orientale, nella cornice con antefisse, nel sopraornato a pa- 
diglione vi ricorda il monumento di Lisicrate in Atene, o come lo 
chiamano la Lanterna di Demostene: i gradini stessi per cui si 
ascende alla chiesa son lavorati in quella guisa che si vede nel gran 
Celano — Voi. V 56 



438 



tempio di Pesto , e nrll' altro di Sieste in Sicilia. I due bassi 
rilievi laterali sono lavoro del nostro scultore Vincenzo Anniba- 
le, e rappresentano uno S. Carlo che comunica gli appestati 
del contagio che per sei mesi infestò Milano sua patria al 1608 
e l'altro lo slesso Santo Arcivescovo che distribuisce ai poveri 
il prodotto della vendila del suo Principato di Oria. Entrambi 
costarono ducati dugento. 

Entrati nella chiesa, per certo sarete dolcemente colpito 
dalla forma, dalla novità delle pitture , e dell'aitar maggio- 
re, dai marmi e da tutto. La figura di essa è ovale , descritta 
con otto centri, e cinta da sei cappelle, oltre la cona : è lunga 
palmi 118 nel suo asse maggiore , palmi 93 nell'asse minore , 
oltre il fondo delle cappelle; ed è alta nel suo mezzo sino al po- 
lo della scodella palmi 124. Il pavimento è lavoralo in marmo 
di Montegargano, raggiato di marmo bianco, con compartimen- 
ti e fasce di marmo bianco e pardiglio : e nel mezzo vi è com- 
messo un ovato simile alla figura della chiesa , fregiato con 
liste partitive di giallo di Verona , rosso di Francia , verde di 
Calabria ed alabastro , oltre il marmo bianco ed il pardiglio 
delle fasce. Le mura sono intonacate di stucco lucido a colore 
di marmo di Mondragone tra riquadri imitanti il marmo bianco: 
lo stucco dei pilastri è condotto al colore che ha il marmo 
detto giallo di Siena : e i pilastri delle cappelle sono di scaglio- 
la ad imitazione di marmi diversi. I quali pilastri si alzano so- 
pra nobile zoccolatura di marmo pardiglio delle vere forme del- 
l' architettura greca, la quale non ammette ordini sopra piedi- 
stalli, che in questa chiesa , restando esposti a rompersi nelle 
cornici , sarebbero rimasti nel presbiterio sepolti per metà , e 
con la loro altezza avrebbero oppresso le parti laterali al gran- 
de altare. Tutte queste opere di assodamento e costruzione di 
ogni sorta , inclusa la esterna copertura metallica della volta , 
valsero la somma di ducati 37,853. Ora volgete lo sguardo in 
alto e vogliate considerare come sia nobilmente decorata la vol- 
ta ellittica della chiesa. 

È ripartita in otto grandi costole ed altrettante picciole. Nel- 
le prime, sia dagli animali simbolici, e sia da altri indizi vi è 
facile il conoscere i quattro Evangelisti ed i Profeti Geremia , 



— -439 — 

Isaia, Daniele ed Ezechiele. In ciascuna delle eoslole minori è 
dipinto un Angelo , il quale porla in mano una tavoletta , su 
cui è scritto un motto attinente al Profeta , o all' Evangelista 
che segue. Sull'alto, dove è un Profeta prosternato con la fac- 
cia per terra, vedesi l'Eterno Tadre sedente a'iali dei simbolici 
animali dell'Apocalisse; e dappertutto è bellissima aria, e nubi 
e leggiadri Angioletti. Queste dipinture appartengono all' imma- 
ginoso ed elegante pennello di Gennaro Maldarelli, il quale fi- 
gurò ancora a tempera il soprapporta interno che rappresenta 
1' apoteosi di S. Carlo : e per tutto ebbe compenso di ducati 
4475; nella quale somma si comprende altresì il lavoro d'orna- 
to, ma non la doratura, che in uno costò ducati 2176. Tut- 
ti gli ornati a chiaroscuro chiusi in cornici di gesso Intaglia- 
te e dorale son pensiero dell' architetto , e fattura di Angelo 
Cimmino. L' esterno della volta è ricoperto di lamine di zinco 
collocate in acconcio modo per impedire gli effetti della dila- 
tazione di tal metallo. 

L'aitar maggiore con novissimo concetto assai ben riusci- 
to , alzasi con tutto il presbiterio sopra un basamento di mar- 
mo , e vi si ascende per due gradinate a' lati : innanzi , il pa- 
vimento è di marmo a scacchiera ; il limite è chiuso da pa- 
rapetto di ferro fuso a color di bronzo con ornamenti dorati , 
e fregiato da due piedistalli di marmo , sopra cui elevansi due 
candelieri di forme pompeiane pur di ferro fuso e coloriti a brou 
zo ed oro. 11 dossale dell' altare è arricchito di agate , diaspri, 
lapislazzuli e porporine: delle medesime pietre è decorato il ci- 
borio, il quale sembra che faccia basamento alla croce. Il Cristo 
che su questa vedete inchiodato è maraviglioso lavoro della no- 
stra scuola di scoltura del secalo decimosesto, e fu scolpito, in 
marmo da Michelangelo Naccarino* 

V organo dietro l'altare è stupenda opera di Giovanni Fa- 
vorito , e quando suona vi par di udire un' intera orchestra , 
con trombe , flauti , oboe , ottavini , fagotti , e quanti altri 
strumenti potete pensare; e costò per la parte strumentale sol- 
tanto ottocento ducati. I quattro modelli di gesso che gli fan- 
no ornamento son di mano del nostro scultore Gennaro Aveta. 

Sull' altare della cappella , dalla parte dell' Epistola , presso 



— «440 — 

alla porla alzasi la tela del professore Cav. Giuseppe Mancinel- 
li , rappresentante S. Carlo che impartisce il Secramenlo della 
Cresima ad un giovane appestato; dipinto maraviglioso per cor- 
rezione di disegno, per verità di colorito e di espressione , non 
che per accuratissimo e minuto studio del vero ; e bene n' eb- 
be il pittore , come vuoisi , ducati mille. 

Segue la cappella di mezzo dov'è una nicchia che dee rice- 
vere un lavoro di scoltura. Neil' ultima cappella vedesi S. Giu- 
seppe da Calasanzio risuscitare un fanciullo, con popolo e grup- 
po di discepoli per dinotare il Santo fondatore delle Scuole 
Pie ; bellissimo quadro di Gennaro Maldarelli condotto eon 
larghezza e vivacità di fantasia , e con molto effetto di chiari e 
di omhre. 

Dalla parte del Vangelo la prima tela presso l'aitar maggio- 
re figura un S. Gennaro sopra nubi che fa dono al povero d' un 
pannolino intinto nel proprio sangue : è lavoro di Michele Fog- 
gia con molto studio sopra il vero , dove è eccellente la com- 
posizione delle figure, l'attitudine e l'espressione devota del 
poverello , e l' insieme veramente chiesastico del dipinto. Nella 
cappella di mezzo si vede anche una nicchia in cui si dovrà col- 
locare altra opera di scalpello. 

Ultimo quadro , anche fra'più pregiati , è il S. Francesco di 
Paola di Michele di Napoli , nel quale è sorprendente l' idealità 
dell'Angelo che annunzia al Santo la parola del Signore; il quale 
Angelo splende in mezzo ad una luce direni quasi meteorica , 
che ti ricorda i più nobili e singolari colori della Divina Com- 
media. Questi altri tre dipinti costarono in tutto mille e cinque- 
cento ducati. 

Anche il pulpito è notevole in questa chiesa per nuovo dise- 
gno : la scaletta onde vi si ascende è nascosa in una porticina; 
il podio , la spalliera , le colonnette di lato , e il picciol bal- 
dacchino son condotti a filetti d' oro, con ornamenti dorati; ed 
in mezzo ad una bene imitata ametista circondala da ornati d'o- 
ro leggesi il motto Evangelium fra una corona di palma , sim- 
bolo di pace. Questo pergamo , non che i confessionali , i ge- 
nuflesso™ , i banchi ed alcun altro lavoro di legno costarono 
in uno ducati 1986. 



— 441 — 

Ài lati interni della porta del tempio veggonsi due lapide di 
marmo in una delle quali leggesi la storia della consegrazione 
della chiesa, e nell'altra si vede intagliala questa leggenda det- 
tate dal dotto nostro canonico Lucignano : 

MtHtHxA'iA^ VETUS • TEMPLUM 

DIVO . CAROLO . BORROMEO 
UM . OL1M . NUNCUPATUif 
.?#•»■.. MAGNAQCE . POPL'Ll . FREQDEM'IA . AUGUSTUM 

MOX . AtDll'M . SQUALORE . BT .JRUINOSIS . HIAT1BUS 

DESUCTUM 

NEAPOUTANA . CIV1TAS 

ASIATICAE . LUIS . EXiTlO . SERVATA 

N1T1PIORE . CULTU . INTER1US . EXTERIUSQUK . RENOVA TUM 

PATRONO . PRAESENTISSIMO 

AC . PUBUCAE . P1ETATI . POSUIT 

EX . VOTO 

ANNO . B . S . MDCCCXXXVU • 

A lato della chiesa sorge la Casa dei PP. Chierici Regolari del- 
le Scuole Pie, i quali sono entrati al governo di quella. A loro 
spese ne intra peserò l'intera ricostruzione, distribuendone al mi- 
glior modo le parti sia per gli usi loro, e sia per un Collegio 
che vi hanno capace di circa 14Q convittori. Il medesimo architetto 
de Cesare diresse quest'altra opera, che costò circa ducati venti- 
quattromila, evi disegnò il prospetto che vedete, il quale quan- 
tunque fosse di una fìsonomia affatto singolare per le linee , le 
proporzioni e gli ornati, non ha certo il sembiante di un mo- 
nastero. 

Ora i benemeriti Religiosi hap già fatto sei classi nella pub 
blica Scuoia, la prima delle quali è esercitata col metodo lan- 
castriano, e nel Collegio si vanno educando circa 107 convittori. 

Uscendo da questo sacro edifizo , vedesi di rincontro il nuovo 
mercato dei commestibili, che è compreso nel quartiere Vicaria. 
Fu disegno di buona scuola di Giuseppe Settembre; ma la par- 
te interna venne riformata e condotta dal poc' anzi nominato 
arch. de Cesare. Certamente è il più adatto di tutti i mercati 



- 442 - 

che furono fatti nell'anno 1844, perocché quello dei Bei fiori 
ai Fiorentini è angustissimo a ricettar gente , I' altro di Tarsia 
fu con migliore divisamene convertito ad altro uso; e il terso 
di Forcella per la sua piccolezza rimase sempre deserto. 

Quartiere Militare di S. fitto, a Carbonara 

Rasentando questo lato di Foria, merita di essere osservato il 
grandioso palazzo che di rincontro alla descritta chiesa torreg- 
gia, edificato con esorbitante spesa si da renderne esausto il pro- 
prietario, e non ha guari decorato con buona scuola dallo stesso 
operoso arch. de Cesare. 

Comincia in seguito la novissima e bella strada, in termini 
di perfezionamento , addimandata della Pietatella, da una pros- 
sima chiesa di tal titolo e che va a congiungersi con 1' altra lar- 
ghissima e ben decorata di S. Giovanni a Carbonara. Indi se- 
gue a levante il nuovo quartiere di soldati dello stesso ultimo 
nome , atto a contenere due reggimenti di fanteria , nel quale 
sono stati abbattuti i merli delle torri aragonesi, e sopra le tor- 
ri stesse se ne sono edificate altre con cornici merlate assai più 
grandi delle inferiori , il che fa un peso incomportabile alla vi- 
sta. La caserma che è tra le torri sarebbe per sé grandioso 
edilìzio', ma quelle enormi masse laterali la schiacciano e la fan 
sembrare meschina. 

La nuova slrada in costruzione che ad essa si apre a lato , 
corre sui fossi di cinta all'antica muraglia, che vannosi ricol- 
mando: dirigono tai lavori il Cav. Luigi Giura e Pasquale Fran- 
cescani. Il palazzo che ne forma capo, e che abbiam veduto sor- 
gere sotto i nostri occhi in men di due anni è stato costruito 
sopra semplice ma elegante disegno. 

Cappella dell' Addolorata a Pontcnuovo 

Dato uno sguardo al palazzo dei Principi di Forino, sulla stra- 
da di Pontenuovo convien visitare una cappella sotto il titolo 
dell' Addolorata. Fu questa da non conosciuto architetto ben ri- 
cavata da alcuni spazt irregolari del suolo, ed è illuminata con 



- 443 - 

nuovo effetto di luce, prodotto dalla necessità. Dei Ire altarini, sul 
maggiore sorge dipinta una mezza figura ellittica della Vergine 
dei Dolori; al Vangelo l'Immacolata in mezzo a S. Gennaro e ad 
un altro Santo; ed all'Epistola un Transito di S. Giuseppe: ope- 
re del secolo decimosettimo di artisti non indicati dai patrii scrit- 
tori. Ma ciò che merita maggiore importanza, è una tavola con 
la mezza figura d' un Cristo portante le Croce , sopra campo 
dorato , che è raro dipinto di valente artista del secolo deci- 
moquarto , di cui egualmente ignoriamo il nomee 

Segue il palazzo fondato da circa un secolo e mezzo , e ri- 
masto tuttora incompiuto, appartenente al Principe di Ripa Fran- 
cone , dove godeansi di liete vedute e dilettosi giardini. L' an- 
golo di contro è formato dal palazzo dei memorabili Cirillo , 
cioè Giuseppe, lume del Foro Napolitano , e Domenico , splen- 
dore della nostra scuola medica. Del lustro e della fama di quel- 
la famiglia resta ancora la ricordanza del luogo di lor culla , 
dove tutto essendo stato mandato in rovina , solo si serba lo 
stemma della testuggine sotto la volta dell'atrio, e questa moz- 
za sentenza nella zona per metà cancellata : OIK02 APJ2T0E. 

Teatro S. Ferdinando 

Fu edificato nel 1791 dall'arch. Camillo Liondi con poca felice 
scelta del sito , come quello che è prossimo ai borghi dove il 
lusso del centro di Napoli non peranco ha fatto gran prova. Po- 
sto all'uso di compagnie comiche eventuali, ha corso varia fortuna 
con prose, musiche, giuocolari e funamboli. Oggidì è aperto agli 
amatori delle scene da compagnie di canto e di prose che le 
Domeniche vengono dalla Fenice o da S. Carlino, e talvolta an- 
che da Fiorentini. Ma ciò che molte sere lo rende numeroso e 
folto sono le compagnie dei dilettanti filodrammatici, delle quali 
qui abbiamo parecchie e assai valenti. 

E il quarto teatro in ragione di ampiezza , ma il terzo circa 
all'architettura ; e si vuol molto lodare per l'ornamento di un 
vestibolo a cinque grandi archi, per gli spaziosi corridoi, per le 
facili gradinate, per la comodità dei palchetti, e soprattutto per 
la forma della sala il cui disegno è di tanta giustezza che né il 



444 



più accomodato all'uso, né il più elegante qui trovi, oltre il mas- 
simo teatro. Il palco scenico è di dimensioni capaci d'ogni spet- 
tacolo, non esclusi i balli. Corrono tredici larghi palchetti intor- 
no a'cioque d' ordini ond'è decorato, e dalla, porta della platea al 
proscenio allungansi quindici file di sedie, oltre 1' orchestra. Gli 
ornati del teatro dimostrano alcun poco i danni dei tempo e 
della mancanza di esercizio in che fu tenuto per molti anni. 

Chiesa di S. Maria della Purificazione 
e S. Gioacchino 

Oltrepassato appena il quadrivio di Pontenovo incontrasi la 
chiesa col Conservatorio intitolato S. Maria della Purificazione 
e S. Gioacchino. È conosciuto il sacro luogo col nome delle 
Monacello a Pontenuovo; e furono orfanelle vaganti per la cit- 
tà, rincbinse poi in questo asilo nel 16S4, coll'obligo che tuttavia 
si osserva dalle oblate , di vestir I' abito del Terz' Ordine di S. 
Francesco. Oggi vi si chiudono ancora giovanette desiderose di 
gentilmente educarsi ; ed in tutto sono una cinquantina. 

La loro chiesetta fu rifatta nel 1753 , e ne posero memoria 
in questo marmo :- 

ANGDSTUM. ET . VETUSTATE . DìU. SQUALENS 
* SACRAR1DM 

LAXATIS . SPATllS . ET , MARMOREA . AEDlCDLA 

DEIPARAE . GRAT1ARUM • POSITA 

ELEGANTI . TECTORIS . OMNlQOE . CDLTIT 

10SEPHUS . BELLOTT1DS . T . M . 

MAGNlFlCENTfCS . EXPDCAV1T 



SUA . ET . COLLATIC1À . PECUNIA 
MAGNlFlCENTfCS . EXPDCAV1T 
AN . MDCCL1U . 

È una bella chiesuola , lieta di molta luce e nitidezza , con 
tre altari di marmo. Sul maggiore è una tela con S. Gioacchi- 
no e S. Anna ed in alto un coro di Angeli. All'Epistola è il 
Transito diS. Giuseppe, ed al Vangelo una Vergine con S. Gen- 
naro ed altri Santi al basso : tutte opere non dispregevoli dei 



— 44ÉS — 

Su della muraglia a sinistra vi si veggono giardinetti ed 
edifici che son delle case che stanno da dentro. 

Vedesi la piazza che sta d' avanti la porta di S. Gennaro, 
che , come si disse , stava , prima cVella nuova ampliazione , 
più in dentro, in questa piazza vi si vende ogni sorta di com- 
mestibile per commodità dei cittadini. 

Tirando più avanti fuor delle dette mura vedesi il famoso 
stradone detto di fuori la porta di S. Gennaro , o delle Pi- 
gne, ed a destra si veggono famosi palazzi ed un gran Con- 
servatorio dedicato alla Santissima Vergine del Rosario ; e 
dicesi delle Pigne perchè fino all' anno 1638 vi erano avan- 
ti della chiesa due antichi alberi di pigna, rimasti quando fu 
dilatata la strada, ed erano della Città; furono poi tagliati ad 
istanza delle monache, perchè scuotendosi al vento facevano 
scuotere la chiesa. 

Questo Conservatorio fu egli fondato nell'anno 1630 con 
la direzione del P. M. F. Michele Torres dell' Ordine dei Pre- 
dicatori, che poi fu Vescovo di Potenza, ma dal danaro per- 
venuto dai Fratelli della Congregazione del Santissimo Rosa- 
rio, eretta nel cortile di S. Domenico , col quale si comprò in 
questo luogo una casa, che era dell' antica famiglia Sicula e 
dei signori Mascabruni ed altri, ed il detto Padre vi pose per 
capo ed educatrice la propria madre. Poscia la pietà di Gaspa- 
ro Romuer, Fiammingo, eresse dai fondamenti il nuovo Con- 
servatorio, dove spese da 40m. scudi lasciatili dallo stesso Ga- 
sparo : vi hanno di già eretta una vaghissima chiesa , benché 
non terminata nella facciata , col disegno e direzione dell' ar- 
chitetto Arcangelo Guglielmelli. 

In questo Conservatorio non si ricevono ora che donzelle, 

passato secolo. Appresso alla sacrislia vedesi il piccolo oratorio 
con un altarino di marmo su cui si alza una tela con la Ma- 
donna ed i SS. Antonio e Francesco da lato ; e veggonsi pure 
due quadretti ellittici con le figure dell'Iacee Homo e dell'Ad- 
dolorata di corretto e vivace pennello del secolo decimosettimo. 
Celano — Voi V. ' 57 



— 44G - 
e le monache vivono sotto la Regola del P. S. Domenico mol- 
to esemplarmente. Era prima governato da Padri Domenica- 
ni, ora sta soggetto all'Arcivescovo, il quale vi costituisce un 
Canonico per Protettore. 

Passato questo luogo , vedesi un' ampia strada che va alla 
chiesa e convento di S. Maria della Stella, che dà il nome a 
tutta questa parte di Borgo. 

La fondazione di questa chiesa e convento fu nel modo se- 
guente. 

Chiesa del Itosarlello al Largo delle Pigne 

Ritornati a Feria , e salendo fino alla porta di S. Gennaro , 
poco lungi da questa e propriamente dalla banda ad essa op- 
posta, troveremo la chiesa del Rosariello col monastero di mo- 
nache dell'Ordine Domenicano , che fa angolo alla strada della 
Stella. La chiesa non è sì pesante, come la si crederebbe dalla 
prospettiva per cagione di quella grossa statua di stucco posta- 
vi nel mezzo in un grande arco sfondato \ ma certa cosa è che 
nell' interno è fatta regolarmente a croce con la cupola nel 
mezzo. Derivò questo sconcio dalla gravità che si propose nel- 
l'idearne il disegno l'architetto Arcangelo Guglielmelli, il quale 
sembra che avesse in parte raggiunto il suo scopo. 

È qui un monastero di monache Domenicane, che , come ci 
racconta il Celano , fu dapprima fondato dal Padre Torres , 
di quell'Ordine, nel 1630 per via di elemosine quando presso a 
poco furono tagliati gli antichi pini che ne occupavano il sito 
dando così il nome allo spiazzo. Da Ritiro che esso era di gentili 
donne , che furonvi in principio collocate, venne tramutato co- 
me ora è a monastero , o meglio Conservatorio, per volontà ed 
a spesa di Gaspare Romer, ricco Fiammingo, che fece edificare 
da capo la chiesa e la massima parte del monastero. Vivono in 
questo luogo circa quarantasei persone. 11 Sigismondo nella sua 
descrizione di Napoli dice che all' aitar maggiore era il quadro 
delia Vergine del Rosario del Giordano , e che i due laterali 
erano di Onofrio Avellino; ma invano ora si cercherebbero per- 
chè ne furono tolti. 



- 447 - 

N^ir uscire dall' antica porta di S- Gennaro dall' anno 1501 
Vi era una eappelletta con una divotissima Immagine detta 
S. Maria della Stella , e si compiaceva il Signore di concedere 
per mezzo di questa molte grazie ai fedeli, in modo che vi ve- 
nivano molte limosine, ed Orlando Caracciolo Canonico napo- 
litano lasciò che di continuo vi t'osse stata la lampana accesa. 
Avendo D. Pietro di Toledo da far le nuove mura, fu rimos^ 
sa la Sacra Immagine dal suo antico luogo nell' anno 1553 e 
collocata dentro la chiesa di S. Maria della Misericordia; ma 
non comportando i devoti complateari che questa miracolosa 
Immagine non avesse la sua propria casa , accumulate molte 
limosine ed essendo stato consegnato dalla città un luogo poco 
più su le Pigne, già dette, in camino della cappella occupata , 
presto edificarono una chiesa , dove con solenne processione 
vi fu trasferita ; e per far che eoa pyi attenzione fosse ser- 
vila , dall' Arcivescovo Decio, Carafa fu conceduta ai Frati 
Minimi di S. Francesce da Paula : crebbe tanto la divozione 
che incapace si rendeva la chiesa al concorso; che però i Frati 
con le limosine adunate nell'- anno 1587 diedero principio alla 
chiesa, che oggi si vede, e ad un commodissimo convento che 
è dei belliche sono in questo borgo*, han fatto per ultimo alla 
chiesa una vistosa facciata di piperni e bianchi marmi. In 
questa chiesa sta sepolto Luigi Riccio che dal Canonicato fu 
assunto alla chiesa di Vico Equense, uomo di gran lettere così 
legali come erudite, in modo che diede alte stampe motti vo- 
lumi, e nel pilastro del maggior altare a destra se ne vede il 
ritratto in una mezza statua di marmo. 

Nel lato di questa chiesa dalla parte della strada pubblica a 
destra, quanto si va su vedesi il famoso palazzo, ehe prima 
fu df»i signori Duchi di Maddaloni Carafa, poi passò a Gaspa- 
ro Romer Fiammingo, che molto l'ampliò ed abbellì, ed ador- 
nato lo teneva di più di 1500 pezzi di quadri tutti pre- 
ziosi e antichi e moderni, che valutati venivano per 8Qm. scu- 
di : lo lasciò con tutto questo mobile al monastero di Santa 
Maria Maddalena dei Pazzi del Sacramento; dal monistero poi 



— 448 — 
è stato venduto al Duca di Airola nipote del Cardinale Carac- 
ciolo. 

Seguendo il cammino vedesi un' altra parte di borgo detto 
le Cavaiole, e prese nome da una quantità di fabbricatori che 
>i abitavano , i quali la maggior parte erano della città della 
Cava. 

Dirimpetto a questa chiesa vedesi la porta di Costantinopo- 
li che prima dicevasi la porta D. Orso, come si disse, e qui fu 
trasportata da D. Pietro di Toledo. 

Ed eccoci di nuovo ai Studi pubblici, che abbiamo osservar 
ti nel principio di questa Giornata, e qui possono i signori fo- 
rastieri tornare a riposarsi nelle loro posate, perchè nella se- 
guente Giornata vogliamo andar a vedere il nostro Poggio- 
reale. 



Chiesa di Santa Maria della Stella 

Salendo la strada della Stella , troveremo dapprima il palaz- 
zo dei Principi di Sannicandro ; il quale non può dirsi architet- 
tonico, perocché manca di massa e di buona distribuzione nel- 
1' aspetto, quantunque avesse un portone ben ampio ed un cor- 
tile piuttosto spazioso , ma spoglio d' ogni sorta d' ornamento, 
essendovi soltanto una buona scala. Nel primo apprtamento v' ha 
una galleria tutta dipinta a fresco dal Solimena. 

A sinistra poi di questo palazzo , andando su per una piccola 
rampa, trovasi la chiesa della Madonna della Stella, che, come 
leggiamo nel testo, ebbe cominciamento da una immagine di tal 
nome, posta anticamente in una cappelletti all'uscire dalla Por- 
ta di S. Gennaro, la quale cappella fu fatta distruggere nel 1553 
dal Viceré Pietro di Toledo per edificarvi il nuovo muro di cinta 
della città , che ora più non si vede perchè occupato da botte- 
ghe ; e 1' immagine fu trasportala in S. Maria della Misericordia 
menzionata di sopra. 

Intanto dai divoti nel 1587 si fece fabbricare la chiesa di cui 
parliamo, con disegno di Camillo Fontana, la quale fu data ai 
monaci di S. Francesco di Paola. Essa ha il prospetto adorno 



- 449 - 

di piperno e di marmo, ma mostrasi pesante e di niuno svilup- 
po, principalmente alle parli superiori. Bella nondimeno vuoisi 
dire la scala coperta e di buona regola la soglia. L'interno, seb- 
bene basso alquanto, è bellissimo per un grande arco alla cro- 
ciera, il quale mostra tutto lo spazio posteriore con 1' altare e 
il coro aperto ed ameno , che ne par di vedere tutta la chiesa 
ad un sol colpo d' occhio, cosa assai pregevole nei grandi edi- 
lìzi, e che pel solito gli antichi cercarono di fare nei loro tempf. 

Oltre ad un quadro di buona mano, rappresentante la Vergi- 
ne e due altri S^nti ai lati, che è nell' ultima cappella a dritta 
prima della crociera , il quale sembra essere di Agostino Bel- 
trano, vi si veggono nel coro tre quadri del Cav. Farelli, figu- 
ranti quello a dritta il Giudizio della donna adultera, e l'altro 
il discacciamento dei venditori da presso alla porta del Tempio 
dove le figure generalmente di poco felice colorito sono tutte 
sforzate nei movimenti , non esclusa quella del Salvatore ; se 
non che , al dire dell' autore della Quida storico-descritti- 
va (i) , nella tela a dritta scappò di mano al dipintore una 
magnifica bellezza nella persona della donna adultera in piedi 
che tra le grazie affettate della sua mala condotta, e della pre- 
sente rassegnazione al giudizio dell' Uomo-Dio , centralizza il 
quadro per modo e dà tale istantaneo effetto all' occhio del ri- 
guardante, che di subito lo fa avveduto di tutta I' importanza di 
quella scena, la quale del resto è bene illuminata, e serve pe- 
rò a lei sola di maggior luce e risalto. Potrassi qui lodare il 
poco giudizio dell'artista, che d' altra parte non mancava di quel 
certo valore , onde garreggiò pure con i suoi contemporanei , 
perocché senza niuna critica pose in mano ad uno degli Ebrei 
una lente che s' accosta all' occhio per meglio assicurarsi della 
grave sentenza che, chinato in una positura poco decorosa, scri- 
ve col dito in terra il Redentore? Se noi sapessimo, non sarem- 
mo giammai per credere che il quadro a rimpetto è dello stesso 
Faretti, sebbene la figura di S. Francesco di Paola che è al di 
sotto, dimostra in parte che egli ìu il medesimo artista che lo 

^^^^^ 

■ 

(1) pag. 650. 



- 450 - 

dipinse. Ma certo è che la Vergine in allo è squisitamente con- 
dotta con una luce ed un colorito bellissimo, sì che ti pare essere 
^osa dello Stanziarli pel vivace trattamento dell' abito di quel- 
la bella figura, sebbene pare che in parte V avesse superato nel- 
le gentili fattezze di quel Bambinello che tiene libero da lato , 
che par cosa dilicatissima e quasi viva. La bellezza di questo 
quadro rallegra sì l'aspetto del coro alla vista di chi entra, che 
il di dietro dell' altare, il quale forma lo sfondo dell' edifuio , 
per esso si fa gaio ed animatissimo. 

La soffitta della chiesa è ammirevole, perchè ornata di casset- 
toni dorali di vigoroso disegno, che fanno molta bella gala, seb- 
bene anneriti dal tempo. In mezzo alla nave della chiesa fra es- 
si cassettoni è una tela bastevolmente grande che sembra usci- 
ta dal pennello di Giuseppe Spagnuolo, come si vede dalle fat- 
tezze e dalla distribuzione delle ligure, sebbene il colorito non sia 
della stessa vivacità delle altre opere di costui. Nel centro del- 
la croce è una gran tela di Giovambattista Caracciolo, detto co- 
munemente il Caracciolo , la quale figura la Vergine che pre- 
me la testa all' idra infernale , con altre cose allusive alla Santa 
Concezione, 

AloNtJMENTO DEL PRINCIPE DI S. NlCANDRO. 

Merita d'essere osservalo nel cappellone a dritta il nobilissi- 
mo sepolcro di Domenico Cataneo , Principe di Sannicandro , 
morto nel 1784, che fu ajo ed educatore di Re Ferdinando IV. 
Rappresenta questo avello , che fu opera dell' ingegnoso e gen- 
tile nostro Giuseppe Sammartinn , un vaso di porfido posto in 
amplissima e bene incavata nicchia, con avanti due figure mu- 
liebri in marmo. Una di esse in piedi tiene con la mano drit- 
ta un tronco mozzo di pianta giovane che le sta da Iato [e 
con l'indice dell'altra mano molto attesamente e con assai 
forza dimostra il ritratto a basso rilievo del Principe , quasi di- 
cesse : questi è colui cui fa data la cura di educare la giova- 
ne pianta. L'altra donna è seduta in terra all'altro lato, abban- 
donata affatto a sé stessa pel dispiacere \ con un atteggiamento 
sì proprio e passionato, che par si legga nella sua capriccio- 



— 451 — 

sa positura tutto queir abbandono al quale si è data. Sem- 
bra in questa composizione di scorgersi lo zelo in prima mo- 
strato dal Cataneo nel grave uflicio ricevuto , e la sua ritira- 
ta in Pietra-bianca , delle quali due cose fa fede la sottopo- 
sta iscrizione. La venustà dei visi di quelle due marmoree figu- 
re, l'acconciatura avvenente e non leccata dei capelli, e i nobi- 
li atteggiamenti e la cura ed eleganza come destramente sono 
stati i loro abiti condotti, e da ultimo quel finito che squisita- 
mente si fa vedere in esse, ci dicono che le son cose pregevo- 
li e degne di aversi a memoria nella storia delle arti, comechè 
non sien desse le sole in che l'artefice avesse in questa nostra 
città mostrala la sua altissima e maravigliosa valentia. Ecco 
l' iscrizione : 

DOMIMCO . BALDASARIS . F. CATANEO . SANNlCANDRENSIUM . PRINCIPI 

PATR1CIO . NEAPOLITANO . AC . GENUENSl . PORT1CDS . VETERIS 

MAGNATI , HISPANIARUM . PRlMAE . CLASS1S 

INTER . EQUITES . VELLERIS . AUREI . AC . DIVI . IANUARII . ADLECTO 

QD1 . POST . GESTA . LUCULENTISSIMA . MONERA . PCRBLICA 

A . REGE . CAROLO . EI . DELATA 

PRAETORAM . CRBANAM . HISPaMENS. LEGATIONEM 

DoMUS . AUGUSTAE i PRAEFECTURAM 

TDTELAM . REGIS • FERDINANDI . IV 

ATQUE • IN . E1DS . PUPILLARI . AETATE 

XVIRALEH . BEGNORUM . PROCUR-AT10NEM 

AULAE . MINISTERIIS . SPONTE . SUA . ABDICATIS 

TRANSMISSAQUE . AD . FlLIL'M . RE . FAMILIARI 

PRIVATUS . SECESSIT 

IN . PRAEDIUM . SDUM . SUBURBANUM • AD . LEUCOPETRAM 

UBI . SlBI • VIVENS . ET . RELlGIONIS . PROLIXAEQUE . IN . PACPERE3 

LIBERALITATIS . OPERIBUS . 1MPBNSIUS 

AC . LARGlUS . QUAM . ANTEa . VACANS . XII . ANNOS 

TRANQUILLA ATE . MAXIMA. TRADUXIT 

1BIQUE . ANNOS . NATUS . LXXXV . MENS. XI i DIES • XII. 

DECESSIT . IV . NON. DECEMB. ANN- MDCCLXXXII. 

MOX . INDE . TRÀNSLATUS . IN . URBEM 
HE1C . IN . GENTIL1TIO . SACELLO . CONDlTUS . EST 



PRANClSCUS. FILIL'S . ET. HAERES- COM . MOER0RE . Et . LACftYlMlS . P. 

AVE . 1NDULGENTISSIME . PATER . MIH1QUE . TUAE . UT 

EMENDAT1SSIMAE . VITAE . VESTIGIA . PREMAM . ADSPIRA. 

Uscendo di questa chiesa per la piccola porta rimpetto al de- 
scritto mausoleo, pare di non doversi trascurare una breve iscri- 
zione in marmo infìssa sull' arcotrave , che per la sua sempli- 
cità ed eleganza non riuscirà inutile di qui riportare : 

BALDASSAR. CATANEUS . S. NlCANDRI . PRINCEPS 

ATAVAE . PIETATIS 

NOVA . ERGA . MINIMORUM . ORDINEM . EDITURUS . ARGUMEN TA 

PdSTICOM . TEMTLO . AD1TUM . VETUSTATE . DETRITDM 

RESTITUIT . MDGCXXVI. 

; 

Chiesa di &. Marco Evangelista 

Dalla banda di dietro al palazzo Sannicandro a capo della stra- 
da Tagliaferri, sotto alla loggia dei signori And reassi, evvi la 
piccola chiesa col titolo della Vergine Annunziata , ed è una 
delle tante, in cui il nostro Clero intende all' opera pietosa che 
tra noi si addomanda delle Cappelle serotine , opera lodatissima 
pure dagli stranieri, e della cui istituzione ed utilità dottamente 
scrisse Raffaele Maria Zito. 

Passando poscia più sopra verso settentrione, nel vicolelto Gra- 
dini Sannicandro vedesi la Congregazione di S. Marco Evange- 
lista, un tempo dedicata a S. Antonio di Padova , i cui fratelli 
ora sono di ogni ordine , dove prima fu riunione dei tessitori 
di tela. Ognun sa come Un dal tempo dei Romani per vecchia 
costumanza di quei tempi , furono nella città nostra i colle- 
gi , con certi particolari loro statuti , ognuno preseduto da un 
capo o prefetto ; il quale , in quelli dove si esercitavano arti , 
aveva il carico di esaminare le opere ed approvarle nella loro 
bontà, siccome negli ultimi tempi praticavano i nostri consoli 
delle arti. Onde dalle iscrizioni rinvenute sappiamo esserci sta- 
ti i collegi dei sacerdoti, dei fabbri, che erano ferravi, falegna- 
mi) doratori ed altri, dei dentrofori , legnaiuoli e carbonai , de- 



,.., 



gli unguentari, dei saponari, dei marmorari , dei lanisti maestri 
dei miseri gladiatori, degli architetti , dei cavalieri, dei marini 
maestì-i di arte nautica, e di altri molti perduti nell'antichità, 
ma che certamente sussistettero. Ora V aver costoro nel proces- 
so dei tempi riguardato alle infermità e necessità di quei del- 
la medesima loro arte o del loro mestiere , ispirati dalla san- 
ta Religione Cristiana che sopravvenne, pensarono allo scambie- 
vole soccorso sì per le necessità del corpo, e sì per quelle del- 
lo spirito, e riunitisi in congreghe con chiese particolari, ebbe- 
ro origine le cappelle delle arti con amministrazioni particolari, 
di fondi lasciati dalla beneficenza dei cittadini ; e perchè spesso 
si congregavano per deliberare fra loro, furono poscia dette Con- 
gregazioni , e vestirono nelle pubbliche spirituali funzioni una 
divisa di umiltà, cioè un sacco con cingolo e mantello, appro- 
vati però dalle autorità ecclesiastiche che ne presero cura; 

Una di queste cappelle confermata a congregazione è quella 
che abbiamo qui ritrovata, la quale apparteneva , come abbiam 
detto , ai tessitori di tela. Essa era prima posta nella chiesa di 
S. Spirito di Palazzo già distrutta con la edificazione di S. Fran- 
cesco di Paola, e poscia passò qua non molti anni sono, come si 
scorge dalla bella ed elegante iscrizione latina, che è al muro 
alla banda sinistra della porta, la quale non sappiam fare ame- 
no di trascrivere per la sobrietà che vi si scorge : 

AEDES.SANCTI.MARCI.CONTRA.AUGUSTALE.IAM.AEQUATA.SOLO 

UT . ALIBI . POST . TOT . IN . PRISTINUM . REDIRET 

ISTANC 

PRTMUM • LABENTEM . 1NDECORATAM . DISERTASI 

D1VOQDE . PATAVINO . DICATAM 

L1NTEARUM . LI OTARIA E . QUE . NEGOTIATIONIS . COLLEGIUM 

ANNO . MDCCXCIV 

ST1PDLATU . IX . KALENDAS . HAIAS 

PRO . NOTARIUM . CAIETANUM . GRIMALDI 

PRO . IURE . SUO . ACQUISIVI!. 

Niente ci è in questo picciolo edilìzio da notare di bello e di 
artistico, se non che un' altra iscrizione , la quale distesamente 
ragiona di un secondo atto solenne dello stesso sacro sodalizio, 
Celano — Voi V. 58 



— 454 



quando cessato al tutto dalla forma delle antiche cappelle, ven- 
ne assolutamente a ridursi a Congregazione come quelle che ora 
sono, e nelle quali ordinariamente si hanno i suffragi dopo mor- 
te e il dritto ai funerali ed al seppellimento. 



Fine della giornata settima. 



ooooooooooooooooooooooooooooooo^ooo O OOOOOOOOO 






GIOMATA OTTAVA 



SOMMARIO 

Principia dalla Porta Capuana — per la via nuova si va al 
Poggio Reale — da questo luogo per la via vecchia si puoi vedere 
il Borgo di S. Antonio — ed aver notizia dei Cappuccini vecchi 
— indi, per la strada di S. Antonio , ridursi di nuovo alla Porta 
Capuana e qui terminare la presente Giornata, 



rieìY antecedente Giornata si andò per le colline ; ora andiamo 
per le campagne e per le nostre paludi : che però principiere- 
mo questa dalla Porta Capuana, la quale è la terza in ordine , 
principiando da quella del Carmine. 

Questa anticamente nella penultima ampliazione stava situa- 
ta poco prima d' arrivare al castello di Capuana , ora detta la 
Vicaria, come si disse. Fu qua trasportata da Ferdinando Pri- 
mo : e questa era la porta più grande e maestosa di Napoli ? 



— 456 — 

perchè per questa entrar doveva chi da Roma veniva. Vi si en- 
tra per ponte di fabbrica che sta sul fosso. Vedesi tutta adorna- 
ta di bianchi marmi , nei quali lavorati si vedono molti trofei 
di armi ed altre cose militari che formano un arco, ed il tutto 
fu opera di Giuliano da Maiano. Di sopra v' era la statua del 
Re Ferdinando Primo di mezzo rilievo ; ma nell' ingresso che 
fece il nostro grande Imperatore Carlo Quinto per questa porta 
di Napoli, nell' anno 1535 a'25 di novembre, quando fu rice- 
vuto in trionfo per aver domato il regno di Tunisi , fu tolto 
da sopra di detta porta il ritratto di Ferdinando e collocatavi 
l'insegna di Carlo Quinto in mezzo di due statue di Santi Pro- 
tettori , 1' una di S. Gennaro e 1' altra di S. Agnello , tutte di 
marmo. 

Usciti da questa porta, dentro del fosso veggonsi molti mu- 
lini , animati da un' acqua che chiamano nuova ; ed è curiosa 
la notizia. 

Essendo cresciuta di abitanti, né bastando i mulini delle pa- 
ludi e quelli dentro della citlà, il gran Monarca Filippo Secon- 
do cercò di far ripatriare 1' acqua antica di Serino in Napoli , 
per gli acquedotti fatti dai Romani, come appresso sì dirà; ma 
perchè vi correva a ciò fare una spesa di più milioni se ne so- 
spese l'esecuzione. Alessandro Cimminelli gran matematico dei 
uoi tempi, e Cesare Carmignano nobile della piazza di Monta- 
gna, che veramente fecero da Alessandro e da Cesare, si offerse- 
ro a proprie spese d'introdurre nella città un'acqua nuova, che 
servir potrebbe per un fiume. Fu presa dalle montagne , sotto 
la città di S. Agata dei Goti , trenta miglia distante da Napoli. 
Viene questa coverta per acquedotti fino alla terra di Maddalo- 
ni, dove si scovre , e , scoverta arriva fino all' osteria di Can- 
cello, e di qua se ne veniva per le falde dei monti di Cancello 
ed Avella, girava per'Cimitino e Marigliano, ed arrivata a In- 
cignano, villa vicino a Casalnuovo , imboccava dentro dei for- 
mali coverti , fino a Napoli , dove non solamente anima una 
quantità di mulini , ma anche forma vaghissime fontane : e si 
vide arrivare nella città ai 29 di maggio dell' anno 1629. 



— 457 — 

Neil' anno poscia 1631 la Serissima eruzione del Vesuvio, e 
con i tremuoti e con i diluvi di cenere e con i fiumi di acque 
che cacciò dalla spaventosa bocca, rovinò tutta 1' opera già fat- 
ta ; onde bisognò rifarla di nuovo , e per non renderla sogget- 
ta a simili accidenti, allontanarla dalla montagna. Che però , 
con ispesa grande dei già detti Cesare ed Alessandro , e col 
tempo di due anni e mezzo la fecero camminare per i piani 
dell' Acerra , ed imboccatasi nel già detto luogo Incignano, ed 
arrivata nel luogo presso il Salice, si divide in due condotti ; 
uno va alle fontane dì Medina delle cinque tele , e dà anche 
1' acqua a molti pozzi ; 1" altro viene ai mulini, ed i primi so- 
no questi, i secondi quelli di Porta Nolana, i terzi della por- 
ta del Carmine, e dopo questi, animando alcuni mulini per la 
faenza, sbocca al mare nel fine del fosso , sotto della fortezza 
del Torrione. 

S' affittano questi mulini 4100 scudi in ogni anno , e i detti 
Cesare ed Alessandro , oltre al beneficio del pubblico, donaro- 
no alla fedelissima città la metà dell' affitto e le acque per le 
fontane. 

Nella stessa parte vedesi la famosa strada di S. Antonio o 
S. Antuono, che vedremo nell' ultimo di questa giornata ; che 
ora vogliamo camminare per la strada diritta del Poggio 
Reale. 

A sinistra vedesi nel principio di questa strada una bella 
chiesa in forma quadra, con cinque cupole, dedicata a S. Fran- 
cesco di Paola , con un convento dei Frati Minimi , la quale 
ha una curiosa fondazione. 

Circa gli anni 1530 fu afflitta la nostra città da una peste 
crudele, ed avendo avuto notizia che nell' anno 684 Roma, per 
intercessione di S. Sebastiano , fu liberata da un' acerbissima 
peste che quasi disertata 1' aveva , fecero voto al Santo , se li- 
berati venivano , d' erigere ad onor suo una chiesa : ed infat- 
ti vedendosene liberi, per adempire il voto, nell'anno 1532 in 
questo luogo avendo fatto ammanire tutto il materiale e cava- 
re i fossi per le fondamenta, uscirono tutti i fabbricatori tutti 



- 4S8 ~ 

i manipoli e molti divoti , ed in un giorno innalzarono una 
piccola chiesetta, la quale fu governata per molti anni da una 
mastranza di Laici ; e questa diede il nome al Borgo, trovan- 
dola io in molli autichi istromenti chiamata di S. Sebastiano, 

Essendo poi stata questa chiesa , per le limosine dei fedeli , 
ampliata ed abbellita, fu data ad officiare ai Frati Minori Con- 
ventuali di S. Francesco, ai quali con le stesse limosine fa 
fabbricato un convento. 

Neil' anno poscia 1594 1' Arcivescovo Annibale di Capua la 
tolse ai Conventuali , e la concedè ai Minimi di S. Francesco 
da Paola con licenza di poter aggiungere al titolo di S. Seba- 
stiano quello di S. Francesco ; ma oggi è restato quest' ultimo 
essendo in tutto estinto quello di S. Sebastiano nella memoria 
dei Napolitani. 

Circa poi gli anni 1622 i Frati con le limosine dei Napolita- 
ni principiarono questa chiesa, quale per molti anni restò im- 
perfetta , mancandovi la cupola di mezzo ; nelf anno poscia 
1657 fu terminata con le limosine pervenute da coloro che a 
S. Francesco ricorrevano , perchè a sua intercessione fossero 
stati dalla peste liberati. 

In questa chiesa nella prima cappella dalla parte dell'Evan- 
gelo vi si vede l* immagine di S. Sebastiano , in tavola , e di 
S. Rocco ; e questa stava nella prima chiesa , le vestigia della 
quale si riconoscono sotto 1' altare maggiore. 

A sinistra, quando si entra in detta chiesa, vi è una strada, 
per la quale si andava al Poggio Reale , e dicesi la vecchia. 
Vengono chiamate queste strade degli Incarnati , e qui è di 
piacere il dar notizia da chi ricevè questo nome. 

Fabio della famiglia Incarnao , dal volgo detto Incarnato , 
un giorno giuocando con Ferdinando, allora Duca di Calabria 
e poi Re , guadagnò scudi settecento , che in quei tempi era 
somma considerabile. Non avendo il Duca da prontamente pa- 
garli , li diede questo territorio che era da cinquanta moggia. 
Fabio vi edificò una casa di ricreazione e vi fé' dilettosi giar- 
dini, passando per essi l'acqua che veniva nella città. Morto 



— 419 - 

Fabio e dagli eredi affittandosi i giardini con I' occasione della 
strada di Poggio Reale che d' avanti di questi stava, comincia- 
rono i Napolitani a venirvi a diporto , ed a poco a poco, per- 
chè in breve il vizio si ingigantisce , si cominciò a darsi in 
mille -scialacquatissime licenze, in modo che diede un adagio , 
ed era, quando si commetteva qualche scandalosa e laida azio- 
ne o pare si dicevano parole che non avevano dell' onesto , si 
diceva : questi creda di stare agi' Incarnati. 

Si cominciò questo lu^go a concedere a diversi ad annuo ca- 
none. E perchè il luogo dagli onorati Napolitani, per la mala 
fama concepita, era abborrito , restò un laido lupanare : ben- 
ché oggi per la Dio grazia sia quasi estinto , vedendosi abita- 
to da gente onorata e curiale. 

Or diamo qualche notizia della bellissima e dilettosa strada 
di Poggio Reale per la quale si seguirà il cammino. 

Giovanni Alfonso Pimentel , Conte di Benavente e Viceré 
del Regno, per alleviar la città nei travagli che in quei tempi 
accaddero, in conformità della grandezza dell' animo suo, cer- 
cò di dare ai cittadini occasione di delizie : che però circa gli 
anni 1603 apri questa nuova e deliziosa strada che a dirittura 
arrivasse fino a Poggioreale : è lunga e lata , in modo che vi 
ponno camminare dieci carrozze al pari. La fece piantare da 
una parte e 1' altra di alberi di salici , perchè con l' ombre lo- 
ro- avessero potuto difendere dai raggi del sole estivo chi pas- 
seggiar vi voleva ; e per accrescervi delizie da passo in passo 
vi fece godere di graziose fontane, che con i giochi e scherzi 
delle acque, allettavano chi vi si portava. Vi erano in queste 
nobilissime statue di marmo e antiche e nuove ; ma con diver- 
si pretesti ne sono state tolte ; ed essendo quasi restate disfat- 
te, furono ristaurate al meglio che si potè da D. Pietro d' A- 
ragona Viceré circa 1' anno 1669. 

Data questa notizia, diamo qualche cognizione di quel che si 
vede nei lati di questa strada mentre che per essa si cammina 
tino a Poggioreale. 

A destra vedesi un bel luogo murato che serve per orti di 



- 460 ~ 
erbe commestibili. Chiamasi questo il Guasto : ed ha questo 
nome sjno dal 1251 , e l'ebbe in quel tempo cosi : Corrado 
Svevo figliuolo di Federigo Imperatore primogenito della cru_ 
deità, avendo assediato strettamente Napoli devastò questo luo- 
go, che, per esser giardino e boschetto chiuso con mura d' in- 
torno, dove si conservano diversi animali, era la delizia' della 
caccia e dei Re. e dei Napolitani , e tanto più stando poco lon- 
tano dalla città. % » . 

Essendosi poi resa a patti la nostra città , fece diroccare le 
antiche e forti muraglie che erano fatte a quadroni di pietra : 
né questo al crudele bastò : .ordinò ai suoi Saraceni, dei quali 
si era servito nelV impresa,, che avessero ammazzati tutti quei 
cittadini che si stimavano atti alle armi. Quei barbari , mossi 
a compassione , invece" di eseguirlo , ne salvarono molti e 
molli. 

I Napolitani poi uscendo fuor delle mura, e vedendo queste 
luogo si bello desolato dalla barbarie tedesca e spagnuola , lo 
chiamarono il giardino guasto , e cosi finora questo nome ri- 
tiene, chiamandosi il Guasto. 

Fu conceduto poi questo luogo a Garlo Stendardo, nobile e 
prode cayaliero : questi il rifece, vi fabbricò un casino, e l'ar- 
ricchì di peschiere e di fontane. Per la morte di Carlo passò 
a Matteo suo fratello, e da Matteo a Marino suo figliuolo. Ma 
per essere stato questi convinto di fellonia, ricade questo luo- 
go al Fisco, il quale Y assegnò e vendè a diverse persone. Era 
egli di quaranta moggi inclusa questa parte dove oggi si vede 
la nuova strada, che venne alzata dal terreno che si cavò dal 
fosso delle muraglie e qui fu buttato. Il casino per varii acci- 
denti andò a male. Le fontane sono perdute, perchè 1' acqua è 
stata tolta dalle case vicine. Or , come si disse , non servono 
che per orti e stanno in molto prezzo. 

A sinistra si veggono molte case, edificate dopo che fu fatta 
la nuova strada e si dicono case nuove. Vi si veggono molti 
vichi che entrano nel quartiere degl'Incarnati e nel borgo di 
S. Antonio. 



— 461 — 

Nel fine di queste case vi è un luogo detto i Zingari, perchè 
fu assegnata per abitazione a questa razza di gente , per farla 
abitare fuori della città ; e quaranta anni sono ve ne abitava- 
no più di cento famiglie che avevano il di loro capo, e questo 
chiamato veniva Capitanio. 

S' arriva al quadrivio , e 1' ampio stradone che 1' attraversa 
chiamato viene 1' Arenaccia : per questo tutte le acque delle 
piogge che calano dalle montagne convicine , principiando da 
Àntignano, per la parte che guarda oriente, sen vanno al ma- 
re ; e molte volte 1' acqua è ella arrivata all ! altezza di otto pal- 
mi. Questo fin nell' anno 1625 fu il campo dei sassaiuoli arri- 
vando al numero di duemila. Sfidando un quartiere 1' altro , 
né potendosi rimediare in altro modo , in un mattino presero 
aelle proprie case da trenta capi sassaiuoli , e T inviarono di 
fatto in Galea , e così si tolse quella scandalosa briga : mi si 
diceva dai vecchi, che ve ne erano così bravi nel tirar di fion- 
da, che dove segnavano con 1' occhio ivi colpivano. 

Tirando più avanti , si vedono a destra le nostre fertilissi- 
me paludi, che coltivate danno ogni sorta di erba che può ser- 
vire al cibo umano, in tutto 1' anno e sono di ogni perfezione. 

Erano questi luoghi da prima incolti e selvaggi , e , per es- 
sere paludi, erano abbondantissimi di caccia, e particolarmen- 
te di quei volatili che godono dell' acqua. 

11 provvido Re Alfonso Primo , vedendo che dalla quantità 
delle acque paludose si generava una pessima aria , e partico- 
larmente nell' estate, le fece asciugare , facendo fare da parte 
in parte molti canali, dove fossero potuto calar le dette acque 
per andarsene al fiume , e con questo si resero atte alla col- 
tura. 

Dalla parte sinistra vedesi dopo qualche orto e giardino, lo 
ameno colle detto di Leutrecco, dal volgo però lo Trecco ; del 
quale se ne darà notizia nel ritorno che si farà da Poggioreale. 

Per questa strada vi si veggono bellissime fontane , e nel 
mezzo e nei lati.. Ma poco prima d' arrivare al Poggio a destra 

vedesi una cappellata intitolata S. Maria degli Orti, e fu eret- 

Celano —Voi. V. 59 



- 462 - 
ta in tempo che le dette paludi furono esiecate , e la maggiore 
parte di queste sono della Mensa Arcivescovile. 

Da questa parte si va ad un luogo detto il Guindazzello dal 
volgo detto lo Jannazziello, che prende questo nome da un ca- 
valiere che il fece di casa Guindazzo, nobile del Seggio di Ni- 
do. Quivi era un famoso giardino che nelle delizie ceder non 
poteva al Poggioreale ; ed essendo ragazzo , mi ricordo bene 
questo luogo in gran parte intero, con molte fontane, che con 
quantità di acque scherzavano ed un giardino grande d' aran- 
ci e stava ben coltivato. 

Essendo questo luogo passato alla casa Tocco dei signori 
Principi dell' Acaja , non istimando forse i' aria confacente ad 
una perfetta delizia, 1' hau ridotto ad utile, convertendo i giar- 
dini in orti di verdure e costrette le acque , non a scherzare , 
ma a fatigare , col muovere di continuo più mulini , in modo 
che se uè ricavano più migliaia in ogni anno. 

D. Giuseppe Tocco , che ne fu possessore , con la spesa di 
più migliaia di scudi, vi fece una cartiera : ma non riusci per 
la poco pratica degli ingegnieri. Oggi vi si vedono alcuni albe- 
ri d' aranci , ed un edificio bene istuccato e bene dipinto , con 
figure picciole , ma in molte parti guasto , dove sgorga un ab- 
bondantissimo capo d' acqua. , 

Arrivati a Poggio Reale è bene dar notizia del luogo , e con 
questo dell' acqua nostra. 

Dalle falde del monte di Somma dalla parte di mezzogiorno 
sei miglia distante dal detto monte sgorga un fonte ; e cammi- 
nando l'acqua per cammino coverto , si porta in un luogo det- 
to la Bolla, che sta in una possessione dei monaci Benedettini 
detta la Preziosa ; e dicesi Bolla, come vogliono alcuni dei no- 
stri scrittori, a buViendo, perchè col gorgogliare parche bolla. 

Arrivata a questo luogo, batte in una pietra angolare , e si 
divide in due parti, una esce scoverta e forma il fiume Sebeto 
del quale parleremo nell' ultima giornata. L' altra parte entra 
negli acquedotti e viene nella città, formando vaghissime fon- 
tane , ed empiendo per commodità dei cittadini quasi tutti i 



— 463 — 

pozzi della città che noi chiamiamo Formali. Quest'acqua vie- 
ne chiamata la vecchia a differenza della nuova che dicemmo. 
Vogliono alcuni dei nostri scrittori che sia antichissima ; deve- 
si credere però non esser così poiché gli acquidotti non hanuo 
struttura antica come quelli per la quale veniva 1' acqua da 
Serino, come diremo appresso nell' osservar le vestigia di que- 
sti. Ora quest' acqua dopo di cinque miglia di cammino arri- 
va a passare per questo luogo che chiamavasi il Dogliolo , a 
Dolio, perchè qui diramavasi per altre parti, e vi era una cap- 
pella che intitolavasi S. Maria del Dogliolo, e vi si faceva una 
solenne festa dai Napolitani nel giorno di Pasqua, come ho ri- 
cavato da un processo nel S. C. tra' creditori di Stendardo ed 
il Regio Fisco. Era questo luogo. come selvaggio , e paludo- 
so che arrivava sino al mare, ricco di cacciagione. Alfonso Se- 
condo, che della caccia molto si dilettava , qui volle edificare 
un casino di delizie , e fu la seconda casa che egli fece imper- 
fetta , come nell' antecedente Giornata si disse , e il volle fab- 
bricare alla reale ; che però fece venire da Firenze Giuliano 
da Maiano, architetto in quei tempi di gran grido ed esperien- 
za, e col disegno , modello ed assistenza di questo fu fabbri- 
cato ; e benché i signori forestieri possono osservare 1' archi- 
tettura , con tutto ciò voglio descriverla come da me fu osser- 
vata quarantacinque anni sono, non essendo oggi quel di pri- 
ma, per le tante sciagure accadute nella nostra città , e per la 
poca cura dei custodi. 

Circa gli anni 1483 fu questo edificato dopoché Alfonso tor- 
nò in^Napoli , avendo lasciata libera la città di Otranto dai 
Turchi che per più di tredici mesi 1' avevano dominata. La 
struttura è questa : Sono quattro torri bene intese , ogni una 
delle quali ha le sue Commode abitazioni , per ricreazioni e la 
sua scala ; queste comunicano 1' una con l' altra per ampie gal- 
lerie sul piano delle volte , appoggiate sopra colonne di mar- 
mo che hanno le loro basi nel cortile, che dai due lati ha set- 
te archi e da due altri tre che lo circondano : tutto Io scover- 
to di mezzo è una piscina con vari scalini per chi voleva più. 



— 4M — 
o meno bagnarsi ; ed io in tempo del Duca di Medina", 1' ho 
veduta piena di acqua e molto deliziosa si rendeva. Ha quat- 
tro porte avendo ogni facciata la sua. La fece di fuori e di den- 
tro dipingere da Pietro e Polito del Donzello fratelli ; e nella 
dipintura fece esprimere la congiura dei Baroni contra del Re 
Ferdinando suo padre. Quelle di fuori sono di già state dal 
tempo divorate ; quelle che stavano nelle torri nelle stanze su- 
periori a Cagione che le stanze sono state rifatte sono state tol- 
te via ed imbiancate. Nelle stanze inferiori che stanno al pia- 
no del cortile, ve ne sono rimaste alcune degne di esser vedu- 
te, perchè vi si riconoscono molti ritratti ed anche il modo di 
armare e le divise di quei tempi. Fra le volte degli archi e su 
le porte delle scale vi erano molti tondi ornati d' alcuni festo- 
ni e dentro molti ritratti di mezzo rilievo degli Eroi della Ca- 
sa di Aragona , di creta cotta invetriata , opera di Luca della 
Subbia, eccellente scultore fiorentino che inventò questo mo- 
do di cosi fare, e da tutti gì' intendenti venivano molto stima- 
te ; sono stati così rovinati a colpi di schioppo che appena se 
ne vedono i segni. 

Qua da dentro della città furono trasportate molte antiche 
statue di marmo , e particolarmente alcune , che dal credulo 
volgo venivano stimate superstiziose, e particolarmente quelle 
che adornavano 1' antica Porta Nolana, che il volgo ignorante 
credeva fatte per incanto da Virgilio per dare augurio di prospe- 
ro e di infelice fine nei negozi che nella città si venivano a trat- 
tare, come scrive il semplice e buono nostro Giovanni Villani. 
Ma poi da questo luogo sono state trasportate altrove. 

Per la porta poi che sta nel mezzo degli archi o delle volte, 
dalla destra, quando si entra nel già detto cortile, si entra nei 
giardini; nei quali oggi non vi si vede negli alberi di aranci , 
se non quel che li dà la natura , perchè l' arte ha lasciato di 
coltivarli e mantenerli in quel beli' ordine di prima. Vi sono 
abbondantissime fontane, ma tramandano acqua alla buona: e 
tutte queste sono stale rifatte dal Conte di Benavente I giuo- 
chi di acque che vi erano e che davano stupore ( perchè tanto 
nel cortile, quanto nei giardini , non vi era luogo dove chi vi 



— 465 — 
entrava poteva star sicuro di non essere all' improvviso bagna- 
to ) tutti sono andati via, essendo stati dalla indiscreta avidità 
d' alcuni tolti i condotti di piombo che stavano sotterra. 

In detti giardini vi è una loggia sostenuta da nove colonne 
di marmo con alcune stanze e colle officine nei lati necessarie, 
come di cucine, di dispensa ed altro. Avanti di questa loggia, 
vedesi una peschiera che occupa quasi due moggia di terra, 
circondata da sei gran fontane, quali colla stessa peschiera stan 
dissipate. 

Essendo io ragazzo in tempo del Duca di Medina de las Tor- 
res, Viceré, la vidi piena d' acqua , e vi si fece una bellissima 
pesca , avendovi posti i pesci ivi portati vivi dal mare in certi 
tini e botti piene di acque marine. E veramente fu vista mol- 
to dilettosa, perchè sembrava un piccolo mare e vi erano dieci 
vaghissime e ben adornate barchette. 

Alle spalle di detto casino vedesi l' acquedotto maggiore sco- 
verto, che nel mezzo ha come un tempietto di marmo : e que- 
sto era il Dogliolo antico e qui si dividono per diverse parti le 
acque. 

Appresso poi dei già detti giardini vi era il boschetto che 
arrivava fino al mare , copioso di cacciagione e riserbato solo 
al Re ; poi fu conceduto a diversi i quali lo hanno ridotto in 
orti di verdure. 

In questo luogo di continuo veniva a diportarsi Alfonso Se- 
condo ed il suo successore , benché poco avessero regnato , ed 
in quel poco con grandi travagli cagionati dai Francesi. Es- 
sendo poi passato il Regno al dominio del Re Cattolico , e da 
questo alla Serenissima Gasa d'Austria, sono stati i nostri Mo- 
narchi lontani dal Regno ; per lo che essendo restato questo 
luogo per comunale delizia dei Napolitani, e di ogni grado, ve- 
desi cosi male ridotto. Va il diseguo di questa cosi deliziosa 
casa in istampa in un libro degli edifici più belli dell' Italia. 

Dalla parte del cortile delle carrozze vi si veggono altre ve- 
stigia di amenissime fontane. 

Esciti da questo luogo , a destra vedesi la strada regia , per 



— 460 — 
la quale si va a tre provi ncie, come quelle di Puglia, di Bari, 
di Lecce, e fino al capo di Otranto per chi andar vi vuole per 
terra , che è viaggio faticoso ; ed ancora si va a molte delle 
nostre ville, che da noi si chiamano casali. 

Girando per tornare in Napoli, prenderemo il cammino per 
la strada vicina di questo luogo che sta a destra ed a vista del- 
la nuova sotto del monte detto di Leutrecco , e corrottamente 
'dal volgo lo Trecco. Ha questo nome , perchè essendo venuto 
questo Capitano francese alla conquista del Regno , ed aven- 
do strettamente assediata Napoli sicuro di prenderla , non la 
volle molto battere col cannone per non guastarla, vedendola 
cosi bella ; ma avendo rotto gli acquedotti , le acque si diffu- 
sero per la campagna, e corrotte infettarono in maniera l'aria, 
che si generò come una peste, che, ammorbando le genti, di 
strusse uon solamente tutto t esercito, ma ai 15 di agosto del 
1528 Io stesso Capitano che stava alloggiato su questo monte, 
che oggi è la calamita dei Camaleonti tesoristi : essendo che 
loro viene dato a credere con certe note da birbanti vagabon- 
di che in questo luogo i Capitani ed Officiali del già detto e- 
sercito vi avessero fatto nascondere, prima di morire, sotter- 
rare i loro denari, gemme ed argenti, e tanto più l'hanno per 
indubitato quanto che vi si è trovata a caso qualche cosa. 

Vi si vedono per questa strada alcuni casini che sono stati 
dei cacciatori regi come si è ricavato da alcuni istromenti in 
tempo degli Aragonesi in occasione di vendita. 

A destra di questa via nel piede dei monte vedesi una grot- 
te, da noi detta dei Sportiglioni , che è lo stesso che dire dei 
Pipistrelli : e credo che abbia avuto questo nome per la quan- 
tità di questi animali che se ne vedevano uscire e svolazzare 
d' intorno. Perchè questa grotta sia stata fatta, finora non si è 
potuto sapere. È lunga questa più di un miglio e mezzo, ed a 
dirittura arriva fin sopra Capo di Chino : circa la metà vi son 
due altre braccia , uno dei quali tira verso Poggio Reale ; ed 
ugualmente è lato circa trenta palmi. Fu questa destinata per 
sepolcro dei cadaveri infetti nell' ultima peste di Napoli ; ma 



— 467 — 

doq supponendosi che la strage avesse dovuto succedere cosi 
grande , non entrarono molto indentro a sepellirli ; che però 
da cinquantamila cadaveri in circa fu presto ripiena Ano al- 
la bocca , in modo che non potendosi far altro per non poter- 
vi penetrare più oltre, fu con un gagliardo muro turata detta 
bocca. 

Neil' anno 1680 un cotal uomo diede notizia alla Regia 
Camera, come in detta grotta stava ascosa una gran quantità 
di bombarde che furono dell' esercito di Leutrecco ; si fecero 
le diligenze e vi si calò per un buco fatto da un oste per aver 
guadagno, e fu in questo modo. 

Questo vigliacco calandovi vi aveva accomodato un campa- 
nello , e con una secreta cordella il faceva sonare da fuori; 
pubblicando che dentro la grotte si dava il segno delle ore 
Canoniche. Vi concorreva gran popolo per osservare se era 
vero , e con questo egli smaltiva gran roba dell' Osteria : da 
un bello umore fu scoverto l' inganno, e 1' autore ne fu mor- 
tificato. 

Coli' assistenza del Procurator fiscale e di un Presidente Ca- 
merale si camminò per più ore, e vi si trovarono una quan- 
tità di mangiatoie di legname, nelle quali ancora vi era paglia 
che toccata tornava polvere ; dallo che si argomenta che fosse 
servita per i cavalli di Leutrecco ed altri. Nel luogo dove di- 
cevasi di stare le bombarde , che stava nel braccio che tirava 
verso Poggio Reale, vi si trovavano gran sassi caduti dal mon- 
te, che per tagliarli vi voleva qualche tempo e spesa , e cosi 
per non farla non vi si fece altro. 

Essendo stati sepolti in questa grotta tanti cadaveri battez- 
zati la pietà dei Napolitani pensò per suffragio delle anime di 
fabbricarvi sopra una ehiesa. Un buon Sacerdote detto Gio. 
Lionardo Spavo con altri Gentilnomini cominciarono a que- 
stuare , e raccolte molte limosine vi fabbricarono si bella 
chiesa. 

Vi concorse ancora il divotissimo signor Conte di Pegna- 
randa Viceré con larghissime sovvenzioni ; ed oltre di aver 



- 468 — 

contribuito alla fabbrica, fece fare a sue spese i Calici e tut- 
ti gli Apparati che vi bisognavano, ed anche i quadri. Quel 
di mezzo, dove sta espressa la Vergine che cerca di rattene- 
re coi prieghi i fulmini nella mano del suo Figliuolo sdegna- 
to , è opera di Andrea Vaccaro ; i quadri che stanno nei cap- 
pelloni sono opera di Luca Giordano, fatti, con istupore del- 
lo stesso Viceré, in soli due giorni. Viene questa chiesa in- 
titolata S. Maria del Pianto ; ed ha una veduta avanti del- 
l' atrio forse la più bella che possa immaginarsi ; poiché ol- 
tre della città, vede sotto di sé tutte le paludi, che per la di- 
versità delle erbe vedonsi formare un arazzo : vi si vede an- 
cora tutto il cammino che fa il nostro Sebeto e quanti mu- 
lini anima. Se quest' aria fosse di tutta perfezione non vi sa- 
rebbe stanza di maggior delizia. 

Di continuo in questa chiesa vi sono tre Messe in ogni 
giorno, senza le altre votive , che ve ne vengono molte. 

Tutto questo monte è attinente alla villa di S. Pietro a 

Paterno, che noi chiamiam Gasale. 

; 

» 

In questa giornata il Canonico Celano dalla Porta Capuana ci 
^uida sino all'ultimo poggio , dove sorge il maggior cimitero 
della nostra Metropoli , dal quale per la vecchia strada e pel 
borgo di S. Antonio Abate ci riconduce al punto di partenza. 
Ma oh quanto diversa dalla sua è la descrizione che far ne dob- 
biamo; imperciocché nel giro di circa due secoli molte belle co- 
se degne di essere osservale per isventura disparvero $ ed altre 
invece di rinomata celebrità se ae ammirano, come quelle che di 
presente formano 1' ornamento della capitale , e come tali non 
possono non richiamare a giusto titolo l'attenzione dei viaggia- 
tori. Difatti indarno troveresti fuori Porta Capuana la chiesa di 
S. Francesco di Paola con le sue cinque cupole ; e molto me- 
no la piantaggine dei salici e le fontane che decoravano la stra- 
da di Poggio Reale, delle quali non rimangono che pochi mi- 
serabili avanzi. Tradizionale è oggi la ricordanza dei boschetti mu- 
rati tanto famosi per le cacce fattevi dai Ree dai cospicui nostri 



— 469 — 

concittadini, in quel luogo corrottamente addimandato il Gua- 
sto ; invano si cercherebbero le vestigia dei giardini e delle mol- 
te fontane del Guindazzello ; pochi ruderi soltanto con qualche 
traccia di pitture a fresco ci additano che quivi sorgeva la de- 
liziosa casina di Alfonso II detta Poggio-Reale, dove 1' architet- 
to Giuliano da Majano^ ed i pittori Pietro e Polito del Donzel- 
lo fecero bella mostra dell'esimio loro valore. Tutto oggi è mu- 
tato : ai rumori della Reggia è succeduto il cupo silenzio delle 
tombe \ ai divertimenti della Corte ed alle piacevolezze e gio- 
condità popolari sono subentrate quelle morali e serie conside- 
razioni che vieppiù ci convincono della umana caducità e della 
fugace nostra esistenza. 

Pertanto senza allontanarci dal perimetro tracciato nel testo, 
e tralasciando di parlare delle acque pubbliche potabili della 
città , delle quali si è diffusamente trattato nel 2° volume di 
quest' opera ( pagina 407 a 435 ) , ci faremo a discorrere i se- 
polcreti napolitani con quella brevità che potremo migliore e 
con V ordine seguente : 

Sepolcreti antichi — Camposanti odierni — Chiesa di S. Ma- 
ria del Pianto — Camposanto vecchio — Camposanto dei colerosi 
Camposanto nuovo — Opere del Comune — Opere dei Privati. 

Del sepolcreto degli Acatolici e del quartiere degli Incarnati 
si farà parola quando, di ritorno dai Poggi, entreremo nel Bor- 
go di S. Antonio Abate. 

Cappella della Madonna delle tre Corone 

Uscendo dalla Porla Capuana, troviamo a sinistra una cappel- 
letta edificata nel 1687 coll'anzidetto titolo della Madonna delle 
tre Corone. Suìl al tanno è un quadro di mediocre pennello che 
figura una B. Vergine. Vi si celebra la Messa nei dì festivi. 

Prigioni di S. Francesco di Paola 

Di rincontro all'indicata chiesuola è l'Ospedale delle prigio- 
ni che da noi chiamansi di S. Francesco. Fu in questo luogo, 
come si ricava dal testo , eretta una chiesa nel 1532 per voto 
Celano ~ Voi V. 60 



— 470 — 

dei Napolitani travagliati dalla peste dell' anno trenta di quel 
secolo edjnvocanti il nome di S. Sebastiano. Da prima la gover- 
narono laici, dipoi i Frati Conventuali, e da ultimo i Minimi di 
S. Francesco di Paola, il che fu al novantaquattro del secolo me- 
desimo. Costoro nel 1622 presero a farne una più grande , a cin- 
que cupole, che fu terminata trentacinque anni appresso. Vi si 
vedevano pitture bellissime e preziosi arredi ; ma dopo cento 
quaranta anni tutto andò a guasto e ruina. Nel 1792 1' edilizio 
venne tramutato in prigione soccorsale ed in ospedale pei carce- 
rati, a quale uso, anche tuttodì si regge, come si è detto a pag. 
400 e 401 del 2° volume di quest' opera. In un' ultima restau- 
razione si apposero due marmi dopo la prima corte scoperta t 
dei quali si vuole qui riportare quello che è più attinente alla 
storia : 

DOMUM . COENOBITARUM 

STJB . IlEGULA . DIVI . FRANCISCI . A . PAULA 

ANNO . II. S. MDCCXCII. 

A . FERDINANDO . I. 

IN . NOSOGOM1UM 

AEGROTIS . CARCERALI . COSTODIAE . MANCIPATIS 

CONVERSASI 

CURANTE . ALOYSIO . DE . MEDICIS 

MAGNASI . CURIAM . VICARIASI . REGENTE 

FERDINANDUS . II . P. A. F. 

IN . MELIOREM . ELEGANTIOREMQUE . FORMAM 

RESTITU1T . MDCCCXXXVIII. 

Innanzi a questo spedale sbocca la nuova via dei Fossi tutto- 
ra in costruzione. Si spera vederla lastricata della solita pietra 
vesuviana, in luogo dei ciottoli pesti dalle ruote , che oltre a 
renderla indecente per una grande Metropoli come questa , la 
fanno fangosa nei tempi umidi e polverosa nella state. La grande 
strada che vi si apre su la manca chiamasi del Borgo di San- 
V Antonio Abate , di cui fra poco diremo. Ci è d'uopo ora in- 
trattenerci alquanto diffusamente su la Necropoli partenopea che 
formerebbe materia di grosso volume in folio se in un serto so- 
lo aggregar si potessero tutte le bellezze storiche, artistiche ed 
epigrafiche che a dovizia vi si trovano sparse. Il miglior divi- 



- 471 - 

samento ci è sembrato quello di seguire le orme della Guida 
storico-descrittiva , che sul proposito nulla lascia da desidera- 
re (1). 

SEPOLCRETI NAPOLITANI 

Sepolcreti antichi. 

Napoli , siccome ogni altra antica città innanzi al tempo del 
Cristianesimo, pose le tombe dei suoi oltre il vallo di difesa, so- 
lo riserbando onorevol luogo nelle sue mura a chi per singola- 
ri ed egregie opere avesse bene ed altamente meritalo della pa- 
tria. Adatte a cimiteri furon pure trovate le grotte che i bisogni 
dell' edificare incavar fecero nelle nostre colline. Da ultimo nel 
sesto secolo già era fatto comune qui , come altrove , V uso di 
deporre i morti in terra santa, come si dissero i sotterranei del- 
le chiese accomodati a sepoltura. Oltracciò , nei tempi di gran- 
de morìa non bastando quei sepolcreti, tornarono in uso le ca- 
ve, e si ebbe talvolta anche ricorso ai fossi della città. * 

Di ciò che abbiamo detto si ha documento nelle tavole in- 
frascritte all'istoria, del Capaccio , delle quali il numero mag- 
giore è attinente ad uomini le cui virtù fecero meritar la tom- 
ba dentro le mura della città a voce di popolo , e per decreto 
dei decurioni ; ed ancora se ne ha prova dai sepolcreti di Mer- 
gellina, di Porta Nolana, della contrada dei Vergini , e di quei 
che sono alle spalle del Real Museo, dei quali alcuui furon ve- 
duti dai nostri antichi ed altri sono stati osservati da noi. 

E se nel terzo dei testé detti siti fu nel passato secolo rinvenu- 
ta la via dove apposita tomba si scorgeva assegnata alla Fratria 
degli Eunostidi, avverandosi una divinazione che, come già ab- 
biamo accennato , ne aveva fatto il eh. Iacopo Martorelli nella 
sua Theca calamaria , si vuule argomentare che ancora specia- 
li sepolture dovettero avere le nostre Fratrie : le quali, per ra- 
gioni politiche della città, erano ordini in che si distinguevano 
le famiglie dei cittadini , ora per ispeciali culti verso di un nu- 



(1) Pag. 949 e seg. 



— 472 - 

me proprio, ora per comunità di origini, ed ora per altre ragio- 
ni. Tali Fratrie si è potuto fin qui numerare a dodici , sia per 
notizia lasciatane dagli antichi autori, sia per marmi che lesse- 
ro i nostri maggiori, e che ora sono perduti, sia per monumen- 
ti ritrovati nei nostri ultimi tempi; e furono chiamate così : — 
degli Eumelidi — degli Artemisii — dei Ginei — degli Aristei — 
degli Agarresi — dei Panclidi — degli Gionèi — degli Eumidi — 
degli Antinoiti — degli Eunostidi — dei Partenopei — e dei Mo- 
psopiti (t). 

A queste distinzioni adunque si vuole apporre la quantità gran- 
de di sepolcri indicati dentro e fuori il pomerio della città. 
E potete notare che se dai marmi di Posilipo potè Fabio Gior- 
dano inferire essere stata ivi la dimora mortuaria dei Napolita- 
ni ascritti alla milizia navale , classiarii ; e se dall' isolata con- 
trada degli Eunostidi volle il MartoreHi argomentare la pros- 
simità delle loro tombe, ben possiamo giudicare che sì i sepol- 
cri di che parla il nostro Celano sino al secento in S. Maria della 
Vita, e sì quelli che furono notati in appresso sino a Gio. Vin- 
cenzo Fusco in S. Sofia, furono tutti sepolcreti distinti ad uso 
di ciascuna Fratria. E se a dodici giunsero le Fratrie napolita- 
ne, secondo che distribuiti erano i cittadini in Atene, forse ben 
si appone al vero chi assevera che in Napoli ci ebbero ad esse- 
re tante chiuse sepolcrali quante le Fratrie ; e ciò oltre le tom- 
be degli uomini illustri nella città, ed un comune sepolcreto 
della minuta gente nelle critte, che i bisogni delle fabbricazioni 
avevan fatto cavare sotto le colline a ponente ed a settentrione 
della città ; delle quali anche oggi si ammira quella che avan- 
za presso S. Gennaro dei Poveri, che, come si é veduto, è mol- 
to famosa. 

Ma più della ragione archeologica qui vale 1' argomento della 
mente. Se considerate da una parte l' istinto della proprietà e 
della vanagloria, e dall'altra I' orror che desta la fredda e mar- 
cescibile compagnia dopo la morte nei sepolcri comuni, di leg- 
gieri vi verrà fatto di giudicare, che le cittadinanze, o almeno 



(1) Vedi pag. 273 a pag. 290 del volume 1. di guest* opera. 



- 473 — 

/ • 

gii ordini e le classi in che sortosi in società raccolti e distin- 
ti gli uomini , han dovuto desiderare di assegnarsi una pro- 
pria tomba e separata. E bene e prudentemente le antiche leg- 
gi, secondando un naturai sentimento, seppero l'animo dei cit- 
tadini comporre ad alti e nobili affetti , concedendo a chi per 
eminenti virtù si fosse segnalato nella patria , unica ed ono- 
rata tomba in mezzo alle mura che fece illustri col suo valore. 
E sempreppiù dimorando in tal giudizio , vi avverrà di dedur- 
re che, cessate le antiche civiltà, gli uomini nondimeno hanno 
dovuto mirar sempre allo stesso scopo ; imperocché 1' umanità 
è sempre la medesima nel corso dei secoli e gli affetti suoi so- 
no immortali. Così , quantunque la Chiesa Cristiana fosse stata 
chiamata ed è madre comune, e come tale si avesse dovuto ri- 
cevere i corpi morti dei suoi figliuoli , pure non tutti volle- 
ro esser deposti alla rinfusa nelle parrocchie; onde che le cit- 
tadinanze cristiane fecero di moltiplicar grandemente il numero 
delle cappelle, ed affratellandosiMn distinte congregazioni e con- 
fraternite, trovarono nuovo modo di secondare l'ingenita ten- 
denza della mente umana : se non che per ti affetto cresciuto a' 
luoghi sacri, si ebbero a caro d'interrarsi negli ipogei delle cap- 
pelle, abbandonando 1' uso pagano di sepellirsi per le pubbli- 
che vie e le cave dei monti. 

Infine i nostri contemporanei non si smossero dai sentimen- 
ti dei loro più antichi progenitori circa l'abbonimento che ma- 
nifestarono ai sepolcreti comuni, che già nome avevano di cam- 
pisanti ; sebbene la polizia medica e la cresciuta civiltà sosten- 
gano esser nocivi gli urbani sepellimenti. E quando per una 
legge al 1836 fu aperto il nuovo grande cimitero dei Napolitani, 
e dovettesi obbedire a purgar gli ossuari delle parrocchie e del- 
le congreghe in città, non fu forse il medesimo istinto, la me- 
desima tendenza che recò ad atto la legge a proprio modo, in- 
cavando per le erte del Camposanto nuovo centinaia d'ipogei, 
innalzando qua e là innumerabili tombe, ed assegnando dapper- 
tutto loculi ed arche distinte ? 

Le catacombe a settentrione di Napoli , oltreché servirono di 
asilo a coloro che essendo entrati nella Fede del Divino Figliuo- 
lo di Maria n' eran perciò perseguitati a' primi tempi del Cri- 



- 474 — 

slianesimo, voglionsi certamente usate per luoghi di sepoltura 
pagana e cristiana, come fan giudicare i marmi greci e latini , 
sui quali non apparisce data di tempo che dall' anno 377 in poi. 
Le epidemie che a brevissimi intervalli scoppiarono , ed i con- 
tagi avvenuti nel decimoquinta ; decimosesto e decimosettimo 
secolo colmarono la grotta del colle a levante della nostra me- 
tropoli , dove si fu accampata 1' oste francese condotta dal ca- 
pitano Lautrec e dal cantabro Pietro Navarro : eppur quella ri- 
tornando poca ed angusta, fu ancora riempiuto il vallo aragone- 
se e spagnuolo fuori le mura a ponente ed a borea della città. 

Prima dunque dei camposanti le chiese ne facevano l' uffìzio, 
benché sinodi e concilii talvolta non permettessero sepoltura in 
quelle , fuorché per gente trapassata in concetto di santità. Chi 
in>rì fuori la comunione dei fedeli, per essere interdetto o ere- 
tico o empiamente vivuto e mancato ai vivi, giacque dapprima 
insepolto, o sotterrato nei campi profanamente ; dipoi fu man- 
dato alle arene al Ponte, come dicesi tuttavia dal nostro popò* 
lo. Eia colà a levante del ponte della Maddalena , un solitario 
recinto presso un luogo addimandato le Ire torri sul lido del 
mare, appunto dove fu murato il bastione di Vigliena. Ancora 
dopo alcun tempo, questi corpi di malvagi ebbero sepoltura ol- 
tre il Borgo della Sanità alle Fontanelle. E. per la gente d al- 
tra fede fu assegnato un piccolo cimitero a mezzodì dove rim- 
petto a S- Carlo all'Arena comincia il muro vicereale. 

Il nostro più antico Camposanto non rimonta che poco oltre 
la metà del decimottavo secolo , e fu opera di privata carità. 
Gli ipogei delle chiese madri e delle congreghe furon continuati 
ad usarsi come da prima, quantunque agli anni 1817 e 1828 si 
t'osse voluto fondare un, comun sepolcreto. 

Ma 1' opera, due volte cominciata, fu sempre impedita, peroc- 
ché la pratica antica erasi incarnata nelle nostre abitudini , e 
quella consuetudine era, collapprovazione della Chiesa, da tanti 
secoli invalsa tra fedeli, che con religiosa pertinacia cercaron di 
opporsi a quelle innovazioni. Pure superatisi i gravissimi osta- 
coli quanto men si credeva di compiere questo bisogno , corno 
dicevasi, della cresciuta civiltà, fu tale I' efficacia del comune di 
Napoli che nel trentasei di questo secolo si vide benedetta la 



- 475 - 

nostra necropoli, ed ornarsi di sì grandiose e splendide opere 
da ingenerar meraviglia in chiunque, consapevole delle pur re- 
centi opinioni, ha osservato in meno di cinque lustri, facendo- 
si della necessità virtù , prendersi in tanto affetto di amore e 
venerazione il comun sepolcreto , da alzarlo a paro coi più fa- 
mosi e tramutarlo in tempio di belle arti e di Religione. 

Murava ancora la città altro cimitero su la medesima via del 
Camposanto vecchio, di cui il colera spaventevolmente colmò in 
pochi mesi le fosse. Quel sepolcreto rimane perpetuo testimo- 
nio dell' operativa pietà che di noi prendeva il comune in una 
malaugurata stagione che le pubbliche faccende eran contraria- 
te da domestiche sventure e da universale spavento. 

Da ultimo si provvide alla gente di false credenze, e che per 
altre cagioni non potean dopo morte aver luogo nei campisan- 
ti ; sicché coloro i quali non erano cattolici ebber tenuto sta- 
bil sepolcro a manca di S. Maria della Fede ; ed a quei che im- 
penitenti trapassan di questa vita era assegnato un profano cam- 
po in un sito riposto a settentrione della città nella cupa di 
S. Efrera vecchio, dove con un nome che indica il frutto degli 
aranci forti , in vece di melangolo i Napolitani dicono cetran- 
gole Ile. 

CAMP1SANTI ODIERNI 

Contrada de' Campisànti. 

E alla linea dell'oriente della città, oltre 1' antica Porta Ca- 
puana, una via che per un miglio e mezzo corre dritto al luo- 
go dove altra volta sorgeva un palagio dei Signori Aragonesi , 
e che per loro, come dicevamo , fu addimandato Poggio-Reale. 
La via , secondo che procede innanzi, piglia vari nomi, ad es- 
sa già imposti o per alcun officio che visi compiva, o per nuo- 
vi casi ivi intravvenuti. Tal è il Vasto o Guasto-, contrada posta 
a destra in su 1' uscir dalla porta indicata, il quale nella sua 
corrotta voce ricorda il guasto e il danno che fece alla città 
Corrado di HohensiaufTen , figliuolo di Federico 11, quando pi- 
gliatala d' assedio nel 1253 , ne rovinò le mura : così il largo 
del Cavalcatolo, che già fu campo dove i baroni Napolitani man- 
davano a dimesticare e addestrare i ler cavalli a' torneamentt 



— 476 - 

ed al corso, e che ora vonebbesi dimandar piazza della giu- 
stizia , perocché ivi presso, e propriamente di contro alla Cro- 
ce , si dà compimento alle sentenze di morte. Ancora fu det- 
to Casanova il prossimo luogo, da un nobil palagio che vi edi- 
ficò Carlo II angioino, dove lungo tempo Visse, e al 1253 vi 
mori. 

Qui sono le basi del colle a levante jemale della città, e fa- 
tevi conto che le migliaia d' anni innanzi all'Era volgare, e pro- 
babilmente prima dell' età geologica del Vesuvio, qui correva il 
mare, il quale dovette rodere ed inghiottire tutta la parte del- 
la collina che volgevasi a mezzodì, e quindi ritiratosi, lasciò il 
poggio di erta salita, ed il piano ad assai dolce declive. Il col- 
le è avaozo di antico cratere vulcanico , nella sua maggior pro- 
fondità composto di tufo pomicioso molto gentile, e nelle parti 
superiori di strati di lapilli, pozzolane e sabbie. Sopra di que- 
ste, nel piano, si è cresciuto un discreto letto di terra vegeta 
bile, della quale il nostro agricoltore, giovandosi di una pratica 
dedotta dall' esperienza e da giudiziosa vicenda , rileva e man- 
tiene in grande onore 1' orticoltura napolitana. 

Dal ponte alla porta la via fu ampliata e rifatta verso il 1845 
dal nostro architetto Antonio Majuri. Sopra di quello il cam- 
mino si diparte in quadrivio. Da borea a mezzodì, dove già fu 
strada dei torrenti , ora è la nuova via alberata che dal ponte 
nuovo del Campo militare mena al Ponte della Maddelena, e nel 
traversar che fa le paludi, offre al viandante le più beli e vedu- 
te che sono all'oriente di Napoli : la quale opera fu fatta al 
1842 dall'architetto napolitano Giovanni Riegler. Da ponente a 
levante procede oltre la strada di Poggio Reale, alla cui entra- 
ta scontrasi il numero aureo o colonna milliaria della via con- 
solare delie Puglie. 

Presso Casanova, all'infuor della strada di Poggioreale, ce ne 
ha altre due nel verso di tramontana. La prima è la via vecchia 
dei Monarchi aragonesi, e 1' altra che segue è detta cupa di Lo- 
trecco, e mena al cimitero vecchio ed a quello dei colerosi. La 
quale cupa e la soprastante collina son dette così lino dal seco- 
lo decimosesto , e ricordano il campo dell'assedio e la morte 
di Odetto Muf. ^c, generale francese, nella state del 1528, quan- 



do mandato all'assedio dK Napoli tra le altre opere di danno che 
fece alla città ruppe gli aquidotti della Bolla che mandavano 
le acque dentro , mancandogli la preveggenza che l'acqua im- 
paludando nei piani sottoposti, avrebbe dovuto ingenerare alcu- 
na triste epidemia; come avvenne, e da cui fu tolto egli stesso 
ai 15 di queir agosto. 

Chiesa di S. Ilaria del Plauto 

Siccome il colle più ergesi, si dice del Pianto, da una chiesa 
della B. V. di quel titolo lassù fondata dalla pietà di Leonardo 
Spano ; dove Andrea Vaccaro dipinse nell' aitar maggiore la 
misericordia onde la Gran Madre Maria trattiene il braccio allo 
adirato suo Figliuolo, perchè non iscagiiasse i fulmini che strin- 
ge in pugno contro il popolo napolitano : e Luca Giordano, fa- 
cendo stupire tutti i maestri dell' arte e Napoli intera, disegnò 
e colorì in due soli giorni le tele della crociera , dove in una 
dipinse un Crocifisso con molti Santi patroni , e nell' altra ef- 
figiò in aria la Vergine e S. Gennaro in atto di far preghiera a 
Gesù, affinchè cessasse il flagello onde la misera città era tra- 
vagliata. In questa chiesa raccolse il fondatore e sepellì gran 
numero dei morti del fìerissimo contagio del 1656. 

Finalmente la collina prende il nome di Poggio Reale, quel- 
lo serbando che le venne imposto per le delizie di Alfonso li , 
di che avanzano pochi archi nel giardino d' un' osteria ivi pres- 
so, ed alcune finestre pipernine di poco soprastanti al livello 
della pubblica strada. 

CAMPOSANTO VECCHIO 

Innanzi al lft>2 era nel grande ospedale degli Incurabili, co- 
me sì disse nel 2" Volume di quest' opera, una profonda vora- 
gine che addimandavano la piscina, dove gettavansi alla rinfu- 
sa i cadaveri del pio luogo. Che danno questa rea pratica re- 
casse alla salubrità dell'aere non è chi non comprenda; per- 
ciò il governo della Santa Casa pensò di fondare un cimitero 
ad uso di essa. Gli animi di tutti ne furono commossi , e soc- 
Cetano — Voi F. 61 



— 478 — 

corsero largamente air opera il Re ed il Comune , onde si po- 
sero insieme queste offerte : 

Re Ferdinando IV largì .... ducati 4500 
1 Banchi pubblici dettero .... » 9300 

Altri luoghi pii » 570 

Questi doni che ascesero in tutto a ducati 14370 non basta- 
vano a condurre ad atto il pio proponimento ; laonde fu d'uo- 
po che lo spedale aggiungesse altri ducati 26130 per comporre 
ducati 40500 quanti se ne spesero per questa opera caritatevo- 
le, come è indicato nella leggenda a destra della porta. Si scel- 
se all'uopo un largo spazioso su la falda meridionale del colle 
di Lotrecco, proprio là dove il minuto popolo, trasformando a 
suo modo il cognome del Capitano francese , dice anche oggi 
Lo Tridece. I disegni furono fatti con severità di concepimen- 
to dall' architetto Fuga, che in men di un anno compì la chio- 
stra , alla quale non si è recata novità veruna nelle ultime ri- 
storazioni. 

Ingresso. L' edificio è posto sopra un piano alto, dove perve- 
nuto per due salite non difficili ai carri , potrete dilettarvi di 
una della più. incantevoli prospettive che le nostre contrade of- 
frono all' ammirazione del forestiere, guardando a mezzodì e ad 
oriente il verde piano degli orti, che par decorato di bellissimi 
e variati tappeti sino a S. Giorgio a Cremano, col bicipite mon- 
te sull'alto ; e poi il mare, ed i monti , e le isole lontane ; e 
ad occidente il folto e vario fabbricato della città coi suoi ca- 
stelli, le sue cupole, e le sue popolose ed amene colline. 

La forma quadrata interiore del cimitero riesce quadrangola- 
re all'esterno , perocché al lato occidentale, oltre l'ingresso , 
si dilunga un ampio vestibolo. La murazione è condotta a pi- 
lastri ed archi , ed i vani sono murati sin presso all' archivol- 
to ; e ciò sopra un basamento in cui si aprono le finestre fer- 
rate di alcuni sotterranei : le linee e gli ornamenti sono acco- 
modati ad uno stile molto severo. Ai lati del grande uscio leg- 
gonsi sopra due lunghe tavole di marmo le due epigrafi che 
scrisse in sua vita quel dottissimo uomo che fu il Mazzocchi. 
La prima discorre le ragioni, l'appartenenza, gli aiutatori del- 
l' opera, e non vi si si tralascia nemmen la misura dello spa- 



— 479 — 
zio occupalo in piedi francesi ; ed è questa : 

D . O . M . 

REGI! . NEAPOLITANI . 1NCCRABILIUM . NOSOCQMH 

COMMUNE . SEPUIXRETUM 

TOT . IN . CELLAS . DISPERTITUM . QDOT . EUNT . ANNI . DIES 

1DSSU . ET . LIBERALITATE 

FERD1NANDI . IV . UTR1USQUE . SICILIAR. REGIS 

P. F. POPDLORUM . AMORIS 

EXTRA . MOENIA . SUB . APERTO . COELO 

NE . QUID . EX . CONTINENTI . CONGESTO . CADAVERUM 

AFFLATUQUE . INDE . VENEFICO 

IMMENSA . ET . FREQUENTISSIMA . CIVITAS 

DETRIMENTI . CAPERET . PRAEFESTINATUM 

DCM . EXEMPLO . PRINC1P1S . PIENTISSIMI 

CENTUSSES . QUATERMILLE . ET . QUINCENTOS, 

JN . OPUS . REPRAESENTANTIS 

CERTATIM . COMMI-MA 

PRIORUM . URBIS . LOCORUM 

OPIMAM . QUAEQUE . SIMBOLAM 

CONTULERUNT 

PRAESTO . AD . OMNIA . INTERIM 

OCCURRENTE 

AMPLISSIMORUM . DELEGATI . ET . GUBERNATORUM . STRENUITATE 

ET . PRAEFERVIDO . STUDIO 

ITA . S1MUL . OPUS . COEPTUM 

ANNO . C1DI3CCL. XII . KAL. SEPT. 

IN . FRONTE . PEDES . CCXXXVIII. 

IN . AGRUM . PEBES . CCL1X. 

L' altra iscrizione a manca di chi legge nota i nomi dei go- 
vernatori della Santa Casa che proposero l'opera, e dell'archi- 
tetto che la fece, invitando da ultimo coloro ai quali pietà con- 
siglia di visitare le tombe di pregar pace agli estinti , con que- 
ste parole che si vogliono ripetere per onorare la memoria co- 
sì dell' insigne epigrafista , come dei pietosi uomini che questa 
opera di pubblica carità seppero promuovere e menare a fine : 

NOMINA . ASSIDEVI 1UM . GUBERNACULIS 
DOMUS . SANCTAE . INCURAB1LIUM 



— 480 



QUORUM . DUCTU . ET . PROVIDENTIA 

CAMPUS . HIC . SANCTUS . 1NCHOATUS . ATQUE . PBUFECTUS 

SPECTABILIS . DELEGATUS . HONUPHRIUS . SCASSA 

SUPREMAE . CAMERAE .REGALIS . CONSILIARIUS 

CUI . E . VI VIS . SUBLATO . SUFFECTCS . EST 

MARCHIO . ANGELUS . DE . CAVALCANTIBCS 

EIUSDEM . REGALIS . CAMERAE . CONSILIARIUS 

N1COLACS . DE . BONONIA . PALMAE . DUX 

CCR1AE . NILI . PATRICICS 

IOANNES . PIGNONIUS , DE . CARRETTO 

CCRIAE . MONTANAE . PATRICIUS 

FERDINANDUS . LATILLA . REGIUS , CONSILIARIUS 

SANCTAE . CLARAE 

FERDINANDUS . GEN1SICS . CAUSSARUM . PATRONUS 

10SEPH . CAL1FANUS . NEGOTIATOR . NEAPOL1TANUS 

JOSEP . MARIA . DEODATUS . NEGOTIATOR . EXTERUS, 

EQUES . FERDINANDUS . FUGA . DOMO . FLORENTIA 

REGIAE . MAIESTATIS . ARCHITECTUS 

EIUSDEMQUE , IUSSU . DIRECTOR , OPERIS 

HOSPES 

D1C . BONA . VERBA . ET . ANIMIS . PIE 

JN . DOMO . SANCTA . VITA . FCNCTORDM 

PRO . TUA . PI ETATE . BONA 

ET . SANCTA . PRECARE , 

Vestibolo — Innanzi alla chiostra sepolcrale precede una ma- 
niera di portico ad archi, cui fan luce sedici grandi finestre mu- 
nite di maglie di ferro. A dritta è una chiesetta modestamente 
decorata con un dipinto ad olio di Antonio Pellegrino, che rap- 
presenta la Beata Vergine delle Grazie con le Anime del Pur- 
gatorio ; ed a manca sono le stanze del Rettore del luogo. 

Chiostra — Di faccia entrasi nell' ampio recinto, di cui ciascun 
lato è lungo palmi trecentodieci. La costruttura è fatta ad ar- 
chi, e quelli che volgonsi alla metà dei tre lati chiusi son de- 
corati con tre grandi opere di pittura a fresco d' ignoto pennel- 
lo , in che son figurati un Calvario col Redentore in croce , 
una Deposizione dalla Croce , ed una caduta di Gesù sotto il 
grave legno di nostra salute. 

II solaio poggia sopra i grandi e massicci archi dell' ipogeo, 
il quale è una vastissima concamerazionc murata in forma da 



— 481 — 

comporre tanti tumoli quanti sono i giorni dell'anno ; e le gran- 
di lastre di pietra vesuviana che spiccano tra le minori onde è 
tutto smaltato il pavimento, sono appunto le bocche delle fos- 
se , e se ne numerano diciannnove in ogni lato per tutto lo spa- 
zio ; cosicché giungono a 361 -, e le altre cinque si aprono sot- 
to il vestibolo. 

Ogni sera cavasi una pietra sepolcrale, la mercè d' una grua 
o congegno adatto ad alzare e scendere pesi, e si calano nella fos- 
sa indistintamente tutti i cadaveri di gente povera che qui son 
mandati dalle Parrocchie e dagli spedali civili e militari. Solo 
da due anni gli Svizzeri d' eretica comunione che muoiono agli 
spedali, vengono sepelliti in un piccolo campo non anco murato 
a mezzodì dt questa chiostra. Ma costoro han sepoltura col me- 
todo d' inumazione, vai dire si allogano in fossi sette palmi pro- 
fondi nel terreno ; mentre i morti che vengono al Camposanto 
sono interrati col metodo della tumulazione , cioè ogni dì sono 
deposti in una fossa , la quale vien chiusa il giorno appresso 
con una pesante lastra vesuviana e sigillata con gesso e calci- 
na ; e non si apre più che l'anno seguente nel medesimo dì. 

CAMPOSANTO DE' COLEROSI 

Nell'anno nefasto dell' epidemia colerica tanto fu il numero 
dei morti che non parve bastante il vecchio cimitero. Si cominciò 
ad aprire larghe e profonde fosse sopra uno spazio di terreno poco 
soprastante al sepolcreto anzi descritto, e ben tosto fu uopo oc- 
cupare meglio che tre dei nostri moggi, tanto più che i super- 
sliti vollero serbati luoghi da parte per la pietà, la gratitudine 
e r amore dei lor cari estinti. 

La medesima via del Camposanto vecchio conduce a quello 
dei colerosi, che fu murato con disegno deli' architetto Leonar- 
do Laghezza. Due lapide di marmo commesse in altrettanti pi- 
lastri di pietra vesuviana , anzi che indicare con semplicità di 
parole convenienti alla solennità del luogo, l'origine e l'uso di 
esso, esprimono con concetti poetici e frasi ampollose, pensie- 
ri adatti ad indurre in errore l' intelligenza di chi non è schivo 
di visitare la dimora dei morti. Notate che la leggenda a destra 



- 482 - 
del viandante dice così : 

QUANDO L'ORRIDA MORTALITÀ* DALLE INDIE VENUTA 
IL BELLISSIMO GIARDINO D' ITALIA DISERTAVA 

VIETATO 

PER PROVVIDENZA DI FERDINANDO II. P. F. A. 

OGNI URBANO SEPPELLIMENTO 

ONDE L' AERE SALUBRE DELLA CITTA' CONTAMINAVASI 

QUESTO CAMPO 

IL MAGISTRATO MUNICIPALE 

A TOMBA DEL COMUNE ASSEGNAVA. 

Nell'altra a manca è detio il numero de' morti ed il tempo 
del morbo così : 

D1ECIOTTOMILA UMANE SPOGLIE 

CONSUNTE DALL' INELUTTABILE FLAGELLO 

APPARSO IL IH DI OTTOBRE MDCCCXXXV11. 

FURON QUI DEPOSTE 

TU CHE MUOVI ALLA MAGGIONE DEL PIANTO 

GUARDA IL TERMINE D'OGNI COSA MONDANA 

ED ALLE CENERI DEI TUOI FRATELLI 

PREGA REQUIE ETERNA. 

Furono queste leggende colpite da severa critica che si leg- 
ge nella Guida storico-descrittiva a pag. 958 e 939, e che ter- 
mina così : « Per le epigrafi del sepolcreto dei colerosi si do- 
« vea massimamente considerare che elle aveano a star in mez- 
« zo a quelle del Mazzocchi sul Camposanto vecchio ed a quel- 
<.< le del Taddei sul Camposanto nuovo che son due capilavori 
« dell' arte epigrafica ». 

Oltrepassati gli eleganti cancelli, s' incontra una facile erta, a 
cui il bosso e il mirto ornano i lati estremi. A mancina è una 
chiesuola disegnata dal Laghezza , con un altarino dì marmo 
bianco intarsiato di nero, e croce e candelieri di ferro fuso : in 
allo vedesi un Salvatore dipinto in tela da artista non noto del se- 
colo decimosettimo. Di Serafino Giannini sono i poco Iodati qua- 



183 — 



ri retti a fresco ; e di lui son pure i due dipinti similmente a 
fresco che si osservano nel campo. 

II quale da prima composto in due grandi scaglioni , e sul 
piano compartito in varie forme di aiuole, e dà a vedere negli 
spazi battuti con calce e lapillo le fosse comuni , dove depo- 
nevansi ogni sera le centinaia di morti. Quante virtù nascose 
ivi sotterra, a cui mancò, e tante volte per altrui iniquità, splen- 
dido uffizio nel mondo , o penna di facile lodatore che le ren- 
desse conte e celebratel Sotto quei lastrici giace ignorata la più 
operosa parte del clero napolitano , che confidata solo in Dio , 
affrontò con rara apostolica fermezza i pericoli del morbo ; e 
là, senza pietra che ne segni i nomi , riposa una soccorrevole 
schiera di medici, ed uno stuolo di minuto popolo , cui mosse 
nel lurido malore non disonesta idea di coglier fortuna, ma ca- 
rità di patria e di miseri fratelli. 

Una piramide tronca di marmo bianco con un' urna soprappo- 
sta anche di marmo ad intagli di falci e faci rovesce sorge so- 
pra la fossa di Domenico Cassini, lume di scienza e probità dei 
nostri tribunali, il quale visse cinquantotto anni, e morì a giu- 
gno 1837. Due anni appresso il degnissimo nipote erede gli fe- 
ce il monumento e v' intagliò nel marmo una leggenda latina , 
dove solo la gente letterata può aver notizia delle virtù di cui 
man mano si va così miserabilmente scapitando nel Foro, e che 
tutte erano raccolte nel cuore e nella mente dell' insigne avvo- 
cato defunto. 

Buona|compagnia alle ceneri del Cassini fa la spoglia morta- 
le di un altro valentuomo che fu molto lodato per severità di 
principii, e che mercè il suo valore giunse a reggere il Ministero 
della Guerra, da cui non tolse superbia e grandigia, ma discre- 
te facoltà che adoperò quasi tutte al bene ed all' incremento del- 
la sua patria che fu Trapani. Un tronco di colonna di porfido, 
sopra base di marmo d'Arezzo con in cima un vaso di mar- 
mo bianco indica la tomba di Giambattista Fardello, il cui so- 
lo cognome e niente altro si legge inciso con modestia nel 
tronco. 

Poco da queste urne discosto già è caduta in frantumi una 
tabella di legno, che indicava il luogo dove ebbe sepoltura V il- 



— bi- 
lustre colonnello Costa, le cui grandi virtù militari e civili Ma- 
riano d' Ayala compendiava in questa nobile e ca stigata epigrafe 
che il tempo va logorando : 

qui giace 

gaetano costa 

valoroso ed invitto soldato 

onesto cittadino 

la patria 

simigliane figliuoli sospira. 

Sul piano alto in fondo di un viale di cipressi, sorge un tron- 
co di colonna di marmo con un vaso funereo in cima ed un me- 
daglione a stiacciato rilievo, il quale rappresenta l'effigie del 
defunto Leonardo Morello, gentiluomo trapanese, colpito da mor- 
te nel trentotlesimo anno di sua vita ; e se laìlapide incisa dal 
dolente padre non è mendace, egli ebbe ad essere uomo di mol- 
te civili virtù: delle varie leggende che vi sono questa n' è una : 

ABBI PACE ANIMA BENEDETTA 

QUELLA PACE CHE IN TERRA È NEGATA 

ALLE ANIME PIÙ' GENEROSE E PIÙ' SANTE. 

Sotto la prossima cassa di marmo che porta finamente scol- 
pita una ghirlanda di fiori , riposa l'infelice giovanetta che fu 
Posqualina Guerra , mancata ai vivi a ventiquattro anni ; la 
quale 

NASCENDO TROVÒ IL PADRE MÒRTO 
EBBE IN AFFANNI SEMPRE LA VITA. 

e mentre nell' età dell' amore e della speranza , vagheggiando 
nel suo pensiero i più bei sogni della gioventù 

STENDEA LA PALMA A SPOSO GIOLIVO 
LA CALMA SUA NON ERA CHE IN QUESTA TOMBA. 

Più lungi a manca si vuole notare la modesta tomba in che 
dormono in Dio una madre ed un figlio , ambi colti i» un di 






- m - 






dalla stessa falce, ed a cui la tenerezza e fa pietà di Ire figli e 
fratelli posero una croce , e Giacomo Filioli scolpi questa leg- 
genda : 

A CATERINA GARGIULO 

VEDOVA DI GENNARO VACCA 

DONNA DI ANTICA PROBITÀ' 

SAGGIA NEL GOVERNO DELLA FAMIGLIA 

AMOREVOLE CO' PARENTI PIETOSA CO' POVERELLI 

LA QUALE SOL XVIIl ORE 

DOPO LA MORTE DEL SUO FIGLIUOLO MICHELE 

LE CUI CENERI QUI LE RIPOSANO ACCANTO 

COMPRESA DALLO STBSSO MORBO CHE DISERTÒ LE NOSTRE CONTRADE 

CESSÒ DI VIVERE A XXVII GIUGNO MDCCCXXXVll 

NELL' ETÀ' DI ANNI LXVI MESI III. GIORNI XII 

DOMENICANTONIO RAFFAELE E CHIARA SUOI FIGLIUOLI 

INCONSOLABILI DI TANTA SVENTURA 

CON MOLTE LACRIME POSERO QUESTO MONUMENTO 

Il ritratto che vedete in marmo, collocato sopra una colonna 
sorgente da nobili dadi, si appartiene a Michele Laudicìna , di- 
segnatore e scultore siciliano, ucciso dal morbo a soli ttentatre 
anni ; e se dal viso vuoi giudicar dell' uomo, nota che egli do- 
vette esser dotato di caldi spiriti ed aver mente immaginosa e 
ardita. 

Gli riposa d'appresso, come a riscontro di affinità d'ingegno 
Achille Arnaud) valentissimo artefice napolitano-, a cui i congiun- 
ti fecero fare splendida tomba, e vi scrissero questa elegante e 
dignitosa epigrafe, che allo stile sembra dettala dal Puoti : 

AD ACHILLE ARNAUD 

NAPOLITANO 

RARO D'INGEGNO MIRABILE DI VIRTÙ 

IL QUALE 

MENTRE NELL* ARTE D' INTAGLIAR LE MEDAGLIE 

A SE ED ALLA PATRIA 

PROCACCIAVA NOBILE FAMA 

PERCOSSO DAL NUOVO MORBO INDIANO 

NEL DI XX LUGLIO MDCCCXXXVll 

Celano — Voi. F. 62 






- 486 — 

À QUESTO MORTAL SECOLO 
VOLSE SEVERAMENTE LE SPALLE. 

Queste sono le più -cospicue tombe del sepolcreto dei colero- 
si, del quale ne avanza presso la via del Campo un buon trat- 
to non usato a fosse, ma racchiuso nel muro , certamente per 
dare una forma quadrata al terreno : e faccia Dio che resti sem- 
pre cosi. Nondimeno ancor si vede qua e là sotto i' ombra dei 
cipressi e dei salici alcun altro marmo di deposilo o di memo- 
ria, dove piange il marito 1' acerba perdita di incomparabil con- 
sorte, e la moglie la impreveduta perdita dell' uomo che fu sua 
difesa ed amore ; il padre lamenta i figliuoli che già mettevan 
fiore di alte speranze, e i figli non trovan conforto essendo man- 
cato loro il genitore che li guidava su la via della virtù t ma 
non ci avendo monumenti da richiamare l'attenzione del visi- 
tatore, si tralascia di mentovarli, ricordando che molti uomini 
che qui inavvertiti dormono il sonno della morte, ben avrebbe- 
ro meritato una pietosa leggenda , se la miseria e la sventura 
non fossero spesso compagne del cuore e dell' ingegno, e le ono- 
ranze non fossero talvolta unico retaggio di molta dovizia, o di 
antica nobile discendenza. 

CAMPOSANTO NUOVO 

Pria di entrar la nostra necropoli diamo ad essa alla lontana 
uno sguardo comprensivo. 11 suolo fin qui occupato, in lievi pog- 
gj, vallette e pianure, aggiunge la misura d' un settanta dei no- 
stri moggi di uso, ed è conterminato da alto muro. A destra e 
a manca è il sepolcreto dt coloro a cui 1' affettuosa famiglia com- 
però la fossa, e comprende uno spazio oltre a venti moggi. Sul 
colle a levante è il cimitero degli Ordini religiosi, che fa parte 
del suolo servito per le opere della città, le quali sono pianta- 
te sopra una superficie di meglio che quindici moggi. Sul ciglio- 
ne a ponente, dove comincia una larga spianata , son le tombe 
degli uomini letterati , al che furono conceduto due moggi e 
mezzo di terreno. Sorgono in mezzo due chiostre minori nelle 
quali va tumulato il popolo minuto. In cima si innalza la chie- 






— 487 — 

sa , ed appresso ad essa si dilarga il chiostro maggiore , nel 
cui centro grandeggia la statua colossale della Religione. 

Nel considerare le piccole chiese e le celle sepolcrali dì che 
decorosamente è sparsa la collina , e notando la varia architet- 
tura onde furono disegnate, e come si elevano sopra piante di- 
verse, non si faccia maraviglia del vario modo con che qui si at- 
tese al pensiero del sepolcro. Anche le tombe che d' intorno son 
poste, le arche, le colonne, le memorie e i monumenti di ogni 
maniera che i privati uomini innalzarono a sé , ai lor cari , ed 
alle famiglie loro, son pure di sembianze disparatissime. 

Ma questa varietà è appunto quel che rende bello ed ornalo 
il nostro cimitero: e ciò doveva di necessità intervenire, peroc- 
ché le facoltà, le condizioni diverse , e il molto vario pensiero 
degli artisti non consentivano una forma di tomba all' alta e 
me/zana fortuna , al guerriero , al magistrato e al mercatante. 
Oltracciò, alieni per indole, come sempre fummo, dall'imitazio- 
ne perfetta di altrui ed inchinati a fare a proprio talento per una 
speciale idea d' individualità che noi tutti naturalmente domi- 
na, dovemmo edificare dove un tempio ottagono, dove quadran- 
golare, ed usar qui l' egizia, la la greca, o la romana, o la go- 
tica architettura ; né in ciò facendo potemmo disporre le nostre 
opere in ordinanza, d'onde sarebbe derivata la monotonia del- 
la postura ancor più noiosa e spiacente. Quel che ricompone ed 
accorda ad unità ogni vario pensiere in un cimitero cattolico è 
la Croce che alta sorge in cima alle cupole , sul culmine dei 
triangoli, al vertice delle piramidi e fin sopra i marmi delle pie- 
tose leggende, la quale addita al forestiere che la napolitani 
necropoli è una e cattolica. 

Q?ERE DEL COMUNE 

Sul!' allo di un' ampia scalea di pietra vesuviana, e in mezzo 
a due spaziose chine, facili alle ruote, si apre la porta del Cam- 
posanto. Due robusti pilastri di severe forme fan vedere i pri- 
mi marmi letterali che s' incontran sul luogo. La gravità de'so- 
lenni pensieri cristiani, la decorosa semplicità dello stile , e la 
schietta purità delle antiche forme ricordano ai Napolitani che 



- 488 - 

quelle leggende furono fatte dal valoroso uomo che fu l'abate 
JEmmannuele Taddei: 

D . O . M . 

GENT1S . NEAPOLITANAE . SEPULCRETUM 

FERDINANDI . I . ET . FRANC1SCI . FIL. 

REGCM . SAPIENTISSIMORUM . PROVIDEiNTIA 

EXTRA . POMER1DM . IN . SUBBIALI . LOCQ 

INCHOATUM 

FERDINANDCS . II . P . F . A . 

OPERIBUS . A . SOLO . AMPLIATIS 

NOVO . COttU . DECORAnDCM . 1DSSIT 

jf • «E • QUIDAM . 1NTEREA . SALOS . ET . INCOLCMITAS.CIVIUai 

BETRIMENTI . CAPERET 

CLXXXVII . VIX . SUBSTRDCTIS . ETYPOGEIS 

MUROQUE . QUAQUAVERSOS . EXCITATQ 

ANNO . MBCCCXXXVI . 1NECNDE 

SOLEMNI . R1TU . DEDICAVI?. 

Ed a sinistra è 1' altra lapide su cui è narrato i' uso del luo- 
go con queste parole : 

a , p . fì . 

CIVIBCS . 1NC0L1S . ADVENIS 

QCOS . UNA . SANCTA ♦ CATHOLlCA 

CONIUNXIT . RELIGIO 

COMMDNE . SEPCLCRETUM 

REQUIESCENTE . OSSA . CONTCMCLATA. 

IN . PACE . P . 

KOS . SERIUS . OCYCS . VOBISCUM . ER101US 

UNA . SIMCL . REV1CTURI, 

VIA CRUCIS 

Oltre la casa del custode si dispiega a destra un gran viale 
in agevole erta, il quale per tortuoso cammino conduce all'atrio 
del tempio. A manca soprasta la collina, al cui piede acconcia' 
mente, sono state incavate una lunga serie di nicchie o loculi che 
il Comune vende per deposilo di privati -, e come vi si alloga 
un cadavere, si serra con una lastra di marmo. A dritta il sen- 
tiero domina il basso piano , dove non è occupato da cappelle 



— 439 - 

sodalizio o di famiglia e ci ha dei siti d' onde la vista corre di- 
lettosamente al mare ed al Vesuvio su le cime dei cipressi. I 
due cancelli di ferro raccomandati a pilastri di pietra vulcanica 
che incontransi poco appresso alla prima rivolta , fanno adito 
alle tombe dei privati. Le opere di pittura a fresco che si veg- 
gono lungo la via, furon fatte agli anni 1836 e 1837 da Genna- 
ro Maldarelli, e rappresentano in ligure tersine gli ultimi fatti 
della vita di Pi S. nella sua dolorosa gita al Calvario. 

ATR.10 DEL TEMPIO 

Sulla sommità del viale si dilarga in forma quadrangolare un' 
ampia spianata che è l'atrio del tempio. Addossati agli archi 
laterali delle chiostre minori sorgono molti sepolcri di famiglie 
napolitane. A destra nella prima cella designata dall'architetto 
Luigi Vitulo in gotiche forme, più veramente dicevoli allo stile 
veneziano, riposano le ceneri di Prospero Postiglione , abate o 
medico pratico riputatissimo. 

Segue con severo prospetto la casa mortuaria dei de Horatiis 
tutta di travertino, con disegno dell' arch. Gaetano Romano, e 
ne fu fondatore Cosimo , valoroso maestro di chirurgia e regio 
professore e direttore di clinica, il quale scese egli il primo ad 
abitarla, pochi mesi dopo aver veduto compita la sua opera ; e 
gli fu posta dagli amorosi figliuoli una bellissima leggenda che 
racconta in breve la vita, gli onori e gli uffa/i del eh. defunto: 
la quale fu dettata da quel castissimo scrittore che è Pietra 
Balzano, prima giudice e ora avvocato napolitano. Il ritratto in 
marmo del valentuomo è lavoro assai somigliante al vero e fi- 
nissimo di Tito Angelini. 

A lato è il sepolcro di Niccola Intonti, designato in istil ro- 
mano da Ercole Lauria : soltanto giù nell' ipogeo trovi una la- 
pida che narra i titoli del defunto e 1' ufficio che ebbe di Mini- 
stro Segretario di Stato della Polizia Generale. 

Si vede appresso la tomba di quel dovizioso mercadante che 
fu Domenico Benucci romano, con nobile disegno di Errico Al- 
vino, in travertino e stucco, e col busto in marmo che dà l'effi- 
gie del defunto. - 



— 490 - 

Il sepolcro di un altro mercatante sorge di costa tutto di mar- 
mo con modeste forme, architettato da Gaetano Furie, dove si 
vede un medaglione che ritrae il morto , che fu Giorgio Santo- 
ro , il quale a sé ed ai suoi apparecchiò 1' ultima dimora. 

Si vede indi la tomba di Pietro Pulii, aiutatore dell'indu- 
stria napolitana ; l'effigie sua scolpita sur un medaglione è 
opera in marmo di Tommaso Amaud , in mezzo a pietose leg- 
gende di Virginia, ornatissima e letterata figliuola di colui; e la 
cella fu disegno di Achilie Pulii altro suo figliuolo. 

Infine, bellissimo di forme, e lutto intagliato in bianchi mar- 
mi , è il sepolcro che segue di Leonardo Santoro , rinomatis- 
simo chirurgo napolitano , che ottenne in vita tutti gli offici 
ed onori a cui molti aspirano e pochissimi giungono: la fa- 
ma assai lodi fa del suo valor pratico nell' operatoria ; ma la 
scienza non possiede neppur una nota che fosse stata scritta dal 
valentuomo. Tutta T opera d'architettura fu disegno di Luigi 
Vilulo, e la scoltura col verissimo ritratto in marmo del defun- 
to , è molto fino e pregiato lavoro del Persico nobilissimo ar- 
tista napolitano,. 

Di rincontro sorge in istile egizio con ricco e minuto disegno 
(V ornati la tomba della famiglia Borrelli, architeitala da Giusep- 
pe Nardi', in essa è da vedere specialmente una statua di don 
na che giace , intagliala con molto valore da Gennaro de Gre-, 
scenzo. 

Viene poi il sepolcro di romani modi della famiglia Patrizio, 
con disegno dell' arch. Carlo Parascandalo. 

Indi la cella, di grave stile toscano, di casa Dalbono, archi- 
tettata da Michele Ruggiero, il cui lavoro, di quadro fu fatto da 
Gaetano Lamberti, e l'intaglio da Costantino Bighencomer. 

11 Municipio ha fatto in quella stessa fila edificare una tomba, 
con disegno d'Achille Catalano, al commendatore Antonio Sancio 
che fu Intendente della Provincia di Napoli, e molto zelante per 
1' opera di questo sepolcreto. 

Vedesi poi la cella funebre preparatasi da Stefano Trincherà; 
e da ultimo il sepolcro della famiglia Longobardo, dove non pare 
del tulio osservata la semplicità della casa dei morti: ne fu are b. 
Gaetano Romano, 



— 491 — 

Tempio — La scalea onde si ascende al tempio è a Ire ripia- 
ni e novera cinquantaquattro gradini: al primo piano svolgesi in 
due ale, ed al secondo manda quattro rami, due alla chiesa, e 
gli altri ad altrettante porte minori della grande chiostra. É la 
chiesa della forma d' un vasto rettangolo di palmi 98 nella lun- 
ghezza e 73 nella larghezza; se non che presso l'aitar maggiore il 
lato piegasi in curva per formare una cona. La quale con avve- 
duto e ragionevo! pensiero fu innestata alla forma quadrangolare 
del tempio; né si ha da tenere come singolare o arbitrario il dise- 
gno di essa, o che faccia mala lega e disarmonia col resto del- 
l' architettura , imperocché di ciò trovi esempi numerosi negli 
antichi templi, e soprattutto son da ricordare il delubro di Gio- 
ve Tonante, edificato da Augusto a Roma, il tempio della Pace 
che di cone ne ha tre, innalzalo anche a Roma da Vespasiano, 
ed il tempio del Sole a Balbek. 

Due ordini di doriche colonne sostengono la volta piana, ri- 
partita e decorata a cassettoni, e da sopra di essa la luce pe- 
netra nel sacro edifizio da tre grandi lucernari . Sul secondo or- 
dine delle colonne corre pei tre lati della chiesa una maesto- 
sa tribuna da dover servire ai primi magistrali dello Stato nel- 
le solenni funzioni della commemorazione dei morti. Ai lati più 
lunghi apronsi due porte ; quella a destra mette in sagrestia , 
d' onde per agevole scala montasi alla tribuna : quella a sinistra 
conduce nella cappella gentilizia di casa Santangelo ; da ambe- 
due si riesce nel portico della chiostra maggiore; ciò essendo 
stato previdente consiglio, affinchè i sacerdoti uscissero in pro- 
cessione al coperto il di che la cristianità celebra la ricordanza 
dei defunti. Questo tempio oggidì si va portando a compimento 
e viene splendidamente ornato di marmi e di stucchi intagliati. 
Sopra quattro altari marmorei, in altrettante tele Camillo Guer- 
ra ha dipinto la Deposizione di N. S. dalla Croce ; Filippo Mar- 
sigli, la Risurrezione ; Francesco Oliva, Cristo alla Colonna ; e 
Vincenzo M 'orarti il Calvario ; infine, sul massimo altare si ve- 
drà sollevato il marmoreo gruppo della Pietà, lavoro eccellente 
di Gennaro Cali. 

Chiostra maggiore — Perchè su la vetta del colle si fosse po- 
tuto ottenere un largo spazio in piano, fu mestieri innanzi tut- 



- 69? - 

_____ 

lo abbattere un alto ciglione, ricolmando netla linea di levante 
invernale, una valle profonda di settanta palmi ; ed a contene- 
re le terre sì che non facessero frane, si costruì una catena, o 
muro massiccio'', alto nella maggiore elevazione quanto il bur- 
rone, e lungo palmi dugento. Volendosi cavar maggior prò di tale 
fabbrica, ed a più conforto di essa, fu stretta da altri tre mu- 
ri a forma quadrangolare. Così lo spazio ha forma di rettango- 
lo nella lunghezza di palmi quattrocento ottantaquattro, e quat- 
trocento nella larghezza. E lungo i Iati di esso si distese un 
portico di ordine dorico greco, largo palmi dieci, e sostenuto, 
nelle linee di maggior lunghezza, da trentuna colonna, nel lato 
meridionale da sedici, perciocché in fronte alla metà sorge la 
chiesa ; e nel lato di borea, ov' è V ingresso superiore, le colon- 
ne aggiungono il numero ventidue ; le quali si elevano dal suo- 
lo palmi ventuno sopra un diametro nell' imoscapo di palmi 
quattro. 

In mezzo di questa chiostra isoleggia una statua enorme di 
donna, di cui non è maggiore verun altro nostro lavoro di scol- 
tura. Le sue grandi dimensioni la dichiarano a primo aspetto 
opera, come oggidì dicono, monumentale, e in tal pregio voglio- 
no tenerla sia per la grandezza sua , che per le gravi e severe 
forme onde ebbela concepita e condotta l'artefice. È alta pal- 
mi diciotto , e sorge sopra una base quadrata di palmi sette e 
un terzo, ed alla palmi dieci. Le due tavole a basso rilievo mo- 
strano a manca 1' Angelo che verrà nel dì del Signore a richia- 
mare in vita gli estinti ; e a destra Io scudo della città che ne 
pagò la spesa in ducali dodicimila, senza contar tre altri mille 
ducati per trasportarla dall' officina dell'artefice ed allogarla qui. 
II piedistallo poggia da ultimo sopra uno stibolato quadrato , 
di cui 1' altezza è palmi quattro e mezzo, eia lunghezza di ogni 
lato di palmi ventisei , e vi si ascende per cinque gradini. Ciò 
fu disegno e lavoro in marmo di Tito Angelini ; e volle la cit- 
tà fra le altre dimostrazioni di lieta accoglienza fatte ai dotti 
Italiani ragunati in Napoli in settimo Congresso, che fosse solen- 
nemente benedetta in presenza loro. Ai lati si leggono queste 
due iscrizioni di Bernardo Quaranta : 



- 



— 493 — 



ECCE . EGO 

ÌESU . CHR1STI . RELIGIO 

APER1AM . IN . SONO . TUBAE 

SEPCLCRA . VESTRA 

UT . DORMIENTES . IN . PULVERE 

EXC1TENTUR . IN . VITÀM . AETERNAM 

PALMAM . GLORIAE 






SUB . CRUCIS . SIGNO . RECEPTDRI. 



FERDINANDO . II . BORBONIO . REGNANTE 

ORDO . POPULUS . QUE . NEAPOLITANUS 

QUO . 1URA . PIORUM . MAN1U.Ì1 

SANCTIORA . IN . CHRISTI . TUTELA FORENT 

SEPULCRETUM 

ANNO . N . S . MDCCCXXXVI . DEDICATUM 

HANC . MARMOREA . STATUA 

EXORNANDUM . CURAVERUNT. 

Chiostre Minori - La piazzar di là del maggiore ingresso del- 
la chiostra or descritta si dilunga a'suoi lati in due viali di fa- 
cil pratica alle ruote , dei quali il primo a mezzodì è tuttora 
impedito dalla collina. L' altro , costeggiando il lato orientale f 
lascia vedere le bocche dell 1 ossuario comune, con disegno d'I- 
gnazio Rispoli , e più innanzi circoscritto uno spazio di mezzo 
moggio e palmi centosessanta , sul quale intendesi a disegnare 
il sepolcreto delle claustrali di Napoli , coli' opera dell' arch* 
Gaetano Faszini. Cappelle sepolcrali di Confraternite , d' ogni 
stile e forma , fanno ordine e riscontro con le mura di fronte. 
Finalmente si perviene agi' ingressi delle chiostre minori. Na 
fece il disegno I' architetto Maresca al 1817 , e sono due chiu- 
si, lungo i quali corre un parete ad archi murati fin sopra i capi 
dei pilastri; que' chiusi hanno innanzi un vestibolo, entro il qua- 
le da un lato ci ha una cappella , e dall' altro una stanza per 
i servigi del luogo. Presso le pareti di essi veggonsi,molte 
splendide tombe , in cui riposano le ceneri di Napolitani chiari 
per valore nelle scienze , nella guerra e nei cornerei. 
Celano — Voi V -63 



m 494 — 

Voglionsi notare , nella chiostra a levante , la Lelia forma 
ci 1 avello sul tipo del cinquecento, nella quale ò deposto Pietro 
Ruggiero , le cui sembianze Tito Angelini scolpì in un meda» 
gliene , e gli fece la leggenda il chiarissimo Saverio Baldacchi- 
ni ; e tutto è disegno del valente architetto Michele , figliuolo 
del defunto , il quale alzò qui la tomba anche all' egregia sua 
madre, con uno stile bellissimo , ritraendo le più caste e di- 
cevoli forme sepolcrali trovate da solenni antichi maestri , eoa 
una composizione di linee ed invenzione di partiti di raro pre- 
gio. L' intaglio fu fatto da Francesco Zaccagna, le teste dei che- 
rubini son lavoro di Tommaso Solari , e V egregio pittore Do- 
menico Morelli rappresentò a colori su la tavola d' ardesia la 
defunta in atto di adorazione innanzi la SS. Triade. 

Si vede ancor qui dentro la tomba che Errico Catalano dise- 
gnò a suo padre Domenico, in una nicchia allogandone l'effigie 
intagliata dal de Crescendi. 

Nella chiostra a ponente son da vedere i due veramente cri- 
stiani sepolcri del Sanchez de Luna , e del generale Ischudy , 
architettato quest'ultimo dal pralodato nostro Michele Ruggiero, 
il quale ammise il lavoro di quadro e d'intaglio a Pietro Vanelli 
romano , ed a Tito Angelini il finissimo ritratto del defunto. 

A lato di questa tomba sono apparecchiati due loculi per ri- 
cevere le spoglie mortali di Emmanuele Smith da Bellicon , e 
del Cav. Gabriele Quattromani , e di costui è appunto la non 
breve epigrafe che su quella si legge. 

Bella e splendida è l'altra tomba del dotto giureconsulto lat- 
ta , opera pur essa del Ruggiero, né si vuole trasandar l'altra 
che la famiglia , coi disegni di Guglielmo Turi , pose a Carlo 
Forquet , delle cui esimie virtù nella ragion dei traffichi non 
è alcuno di noi che non porti ricordanza, quale è serbata a'ni- 
poti in questa epigrafe dettata dal Taddei: 

ALLA MEMORIA DI CARLO FORQUET 

UOMO DI ANTICHI COSTDMI DI FORTE INGEGNO 

ESEMPIO DI CIVILI VIRTÙ 

PIO INTEGERRIMO BENEFICO 

LA CONSORTE ED I FIGLIUOLI 

QUESTO MONUMENTO INCONSOLABILI PP. 



— 495 — 

'NelP area spaziosa, lunga palmi dugentotrè e larga palmi cen- 
lovenlitrè , si aprono ottanta fosse in ciascuna chiusa , dove i 
cadaveri son seppelliti col metodo della tumulazione ; vai diie 
che ogni sera se ne apre una , ed allogativi i morti del gior- 
no per mezzo della grua , si suggella con pesante lastra di pie- 
tra vesuviana , meglio assodata da tenace cemento. Alla metà 
dei tre lati ciechi Gennaro Maldarelli dipinse a fresco alcuni 
fatti della Passione di Gesù Cristo. 

Convento — A lieve pendio dirimpetto al tempio un largo via- 
le guida ad un picco! convento , disegnato dall' arch. Leonardo 
Laghezza , e conceduto a quattordici Cappuccini , cui son com- 
messi gli officii religiosi del Camposanto. II convento costruito 
alla maniera gotica, sorge sopra un piano lungo palmi dugento- 
diciassette, largo palmi cento. Nel secondo ordine, oltre alle cel- 
le che apronsi in un ampio corridoio , v' ha un' officina ad uso 
della Delegazione de' Campisanti , ed un oratorio privato per le 
divole pratiche di que' Monaci, il quale soprattutto merita d'es- 
ser veduto. Fu composto con i marmi di un' antica cappella , 
che già fu della famiglia Palo, nel secondo chiostro di Mon- 
teoliveto. L'arco intagliato da gentilissimi rabeschi, i due qua- 
dretti laterali , e la gran tavola sopra 1' altare , dove ad altori- 
lievo è figuralo N. S. allorché apparve a due Discepoli in Em- 
maus , son opere di grandissimo pregio di Giovanni da Nola. 

Nicchie — In faccia ai muri che incontransi in questo poggio, 
come pure nella parete di cìnta , osservansi molte marmoree la- 
pidi , soprapposte a loculi intagliali nella fabbrica , e sono 
eziandio di conto della città. D-' ordinario ne fanno acquisto 
quelle famiglie di privati che per tenerezza verso alcun loro 
estinto , braman meglio che il cadavere sia tumulato che mes- 
so sotterra. 

Sin qui le opere del comune, le quali furono disegnate e di- 
rette dagli architetti Luigi Malesci e Ciro Cuciniello , e vi si 
volle adoperato con grande profusione il marmo e il travertino 
senza contar le altre pietre naturali ed artefatte di minore im- 
portanza. 



- 496 - 

OPERE DEI PRIVATI 

Sepolcreti degli uomini illustri — Su i poggi inferiori a ponen- 
te si allarga un campo assegnato a ricevere le umane spoglie 
di chi per egregie opere bene meritò della patria. Il forestiere 
che udì la voce, o lesse lodando le opere dei nostri chiari con- 
cittadini , sarà lieto di salutare il marmo che ne raccoglie gli 
avanzi. Sul confine di questo sepolcreto una piramide quadran- 
golare di marmo porta in un medaglione , scolpito da Gennaro. 
Cali , Y effigie di Girolamo Ruffo. 

A Stefano Gasse, francese, architetto ed ingegnere di raro va- 
lore, il quale col consiglio e l'esempio avanzò maravigliosamente 
V arte appo noi, le sorelle alzarono un monumento su i disegni 
dell' amato discepolo Luigi Angiolo , e Gabriele Quattromani 
v' iscrisse : 

QUI RIPOSANO LE CENERI 

DI STEFANO GASSE 

ARCHITETTO EDILE 

CHE PER RARA ECCELLENZA DI ARTE 

E PER SEVERA PROBITÀ 

OTTENEVA 

L* AFFETTO DEL SOVRANO LE INSEGNE DEL MERITO CIVILE 

L' ESTIMAZIONE LE LAGRIME IL DESIDERIO 

DEI CITTADINI 

Alle virtù non comuni della mente e del cuore di Niccolò 
Zingarelli, illustre continuatore della scuola degli Scarlatti , dei 
Porpora, dei Cima rosa , si richiedeva ben un'elogio nel severo 
e casto stile di Basilio Puoti, il quale sotto alle mute sembianze 
del defunto, intagliate d&W Angelini ed all'opposto Iato del se- 
polcro scrisse queste leggende : 

1 

QUESTA È L' EFFIGIE DI NICCOLÒ ZINGARELLI 

DOTTISSIMO MAESTRO DI MUSICA 

1 SANTI SCOI COSTUMI E L'iNGEGNO 

CHE LO SCALPELLO NON POTEA RITRARRE 

RISPLENDONO NELLE IMMORTALI SUE OPERE 

NACQUE IL DÌ 4 DI APRILE DEL 1752 

CESSÒ DI VIVERE IL DI 5 DI MAGGIO 1837. 



— 497 — 
2 

NICCOLÒ ZINGARELLI 

FU PER ARTE DI MUSICA E PER LETTERE CHIARISSIMO 

IL MALVAGIO ESEMPIO DEL SECOLO 

CHE NON POTÈ MAI SVOLGERLO DALLA SANTA ONESTÀ 

MAI NON LO SVOLSE DAL RITRARRE IL BELLO 

IN CASTI S04VI ED ITALIANI ACCORDI 

LA MODESTIA ED IL DECORO MIRABILMENTE IN LUI CONGIUNTI 

IL RITENNERO DALLA VILTÀ E DALL' ORGOGLIO 

LA PIETÀ INVERSO DIO l' AMORE DEI PROSSIMI 

LA CARITÀ COI POVERI 

IL FECERO GRATO A DIO ED AGLI UOMINI 

LA SUA MORTE 

FU DA' CITTADINI E DA' FORESTIERI COMPUNTA 

CHE DEI CHIARI UOMINI 

TUTTA LA TERRA È PATRIA E SEPOLCRO. 

Francesco Petrunti fu lume della chirurgia napolitani , spen- 
to da crudelissimo morbo di cuore nel meglio che più parea 
risplendere per virtù di animo e d'ingegno. Fu egli caro a'suoi 
alunni , e 

I DISCEPOLI 

INCONSOLABILI DI TANTA SVENTURA 

PIETOSAMENTE SU I LORO OMERI 

QUI PORTARONO A SEPPELLIRE 

IL CARISSIMO LOR MAESTRO 

Tal pietoso e nobile ricordo, fu, ad incitamento di virtù, fat- 
to con grande lode tra le altre epigrafi dal medesimo Puoli, che 
la memoiia dell'illustre trapassato serbò in questi modi: 

FRANCESCO PETRUNTI NATO IN CAMPOBASSO 

E MORTO QUI TRA NOI DI LV ANNI 

FU ECCELLENTE MAESTRO IN CHIRURGIA 

E DI SÌ PIETOSO ANIMO 

CHE PARVE MANDATO DA DIO IN SOCCORSO DEGLI INFERMI 

TENENDOSI PELLEGRINO DI QUESTO MONDO 

LE PROSPERITÀ E LA FAMA MAI NOL FECERO LEVARE IN SUPERBIA 

LA SPERANZA E LA FEDE 

NON GLI FECERO TEMERE LA MORTE . 



Ì98 — 



A pie di questi sepolcri , sopra un ciglio di colle , riposano 
le ossa di uno scrittore altamente benemerito della patria geo- 
grafia e della storia particolare delle nostre province. Fu que- 
sti Giuseppe Del Re , a cui Giuseppe nipote pose, la tomba e 
questa nobile iscrizione : 

GIUSEPPE DEL RE 

DI CUOR GENEROSO DI ANIMO COSTANTE 

FU CARO AGLI UOMINI 

CHE 1NSTRUÌ CON LA PAROLA 

CARISSIMO ALLA PATRIA 

DELLA QUALE I FATTI PASSATI 

NON MENO CHE LA PRESENTE FORTUNA 

A STUDIO SPONEVA 

PERCHÈ PIÙ PROSPEREVOLE E GLORIOSA 

SI RIFACESSE NEI POSTERI. 

Perchè fra le tombe (ìi questi valenti uomini non troviamo 
pur l'arca, ove riposa Raffaele Liberatore, che tanta fatica du- 
rò nelle italiane lettere? E perchè trovasi ella nei lato opposto 
della collina? Ivi la moglie e le figliuole incavarono nella rupe 
uno speco e sotto 1' effigie dall' amato estinto incisero queste 
parole : 

A RAFFAELE LIBERATORE 
UOMO D' ILLIBATA PROBITÀ DI MOLTE LETTERE ' 
MODESTO BENEFICO DECOROSO 
IL CUI FECONDO INGEGNO E I FATICOSI STUDI 

DETTERO ALL' ITALIA 

OPERE COMMENDARE PER ESIMIA DOTTRINA 

E FORBITEZZA DI STILE 

NELLA CUI MORTE AVVENUTA A DÌ XI GIUGNO MDCCCXHII 

* LVI. DELL' ETÀ' SUA 

SEGNI SINCERI DI ONORE E DI COMPIANTO MOSTRARONO 

QUANTO SIA CARA A TUTTI LA VERACE E PUDICA SAPIENZA . 

Cappelle delle Congreghe — Le Confraternite che sin qui han- 
no edificato chiese e cimiteri sul Camposanto aggiungono il nu- 
mero di centotrenlasette , e ne mancano ancor trentasetle per 
compiere il numero di 174, quante son tutte nella Citta. %orse 
la minor parte han preso luogo nel portico della chiostra mag- 
giore , lungo il quale la città ha costrutto cento cappelle , vo- 



- 499 - 

lenrto assegnarle a questo uffizio , ciascuna per mille ducati. 
In ogni chiesetta , per una botola con cateratta di marmo , fa- 
cile agli usi mortuarii , si discende a un ipogeo , lungo palmi 
diciannove ed accomodato nel fondo o ripostiglio di ossa. Son 
le cappelle del portico tutte d' una forma e figura , intonacate 
di stucco e decorate nelle pareti a bugne leggere con la volta 
ornata a cassettoni: pure qualche Congregazione, invece di una 
ha fatto acquisto di due chiesette, tra per nobiltà sua , che 
per lo numero grande dei suoi confratelli. Hanno voluto deco- 
rarle internamente in vario modo: onde osservansi altari, qua- 
dri ed altri arredi d' ogni foggia, di ogni stile, e di misura di- 
versa ; sicché fan pure documento della singolarità ed origina- 
lità che sono peculiari qualità dell'ingegno dei Napolitani. Da 
ultimo , ad ogni cappella è assegnato all'aperto uno spazio ret- 
tangolare di terreno, che qui diciam giardinetto^ ad uso di sep- 
pellire i morti. 

Le cappelle sparse nel campo sorgono sopra ogni punto nel- 
la necropoli con tal varietà di disegno , che non mai puoi dir 
1' una eguale e somigliante all'altra. Il nome loro trovasi d'or- 
dinario inciso nel fregio del cornicione , quando alcuna lapida 
laterale non faccia altrimenti. 

Fra le chiesette edificate con forme greco-romane , che tutte 
meritan lode, si vogliono nominare quelle di S. Anna dei Lom- 
bardi , disegnata dall'architetto Davide Vunotte ; di S. Antonio 
di Padova architettata da Gaetano Romano , e di S. Francesco 
dei Cocchieri fatta per opera di Luigi Catalani. Tra le gotiche, 
di cui ce ne ha molte di stile niente lodato, non vuol esser ta- 
ciuta per ragion di pregio quella costrutta dall'arch. Fausto Ni- 
colini per la confraternita diS. Maria della Vittoria, e la cappella 
detta dello Stallone su i disegni di Pietro Spasiani. Ma Ira quante 
chic-re e cappelle sono nella nostra necropoli si alza al primo 
onore per ragionevol concetto di piante per armonia di par- 
ti , per isceltezza di forma, per esatta imitazione d'un tipo, e 
per eccellente esecuzione, quella che l'architetto Fvancesco 
laull fece per la congrega della Scala Santa. Se egli merita lo- 
de per avere giudiziosamente imitato le svelte e semplici forme 
del tempio di Ercole a Core , vuol essere ancor più lodato per 



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Ja bella e nuova decorazione di loculi esterni a tetto , i quali 
danno speciale qualità al suo nobilissimo edificio , si che può 
altrimenti essere stimato che per cappella mortuaria. 

Celle e Tombe dei Privali — Più giù della romilica collinetta, 
e su i poggi che declinando a ponente innalzansi di contro a 
quella , notasi un numero di sepolcri ed avelli considerevole. 
Con tutte le cappelle questi monumenti sommano più che mil- 
letrecento , pruova evidentissima del favor grande ond'è riguar- 
dato 1* egregio provvedimento del Camposanto , e della venera- 
zione the qui si ha al sacro culto delle tombe. Oltracciò , sia 
a levante, sia a ponente , offre il terreno una gran quantità di 
luoghi distinti, segnati soltanto d'una piccola croce , ne' quali 
avendo la famiglia composto in eterno riposo alcun suo caro 
defunto , forse attende tempo o miglior ventura per elevargli 
su la fossa una grata memoria. 

Tra le celle sepolcrali meritano special nota quella che 1' ar- 
chitetto Gaetano Genovesi disegnò per la casa De Angelis -, la 
tomba che , imitando i sepolcri di Pompei , Michele Ruggiero 
architettò per l